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sabato 21 febbraio 2009

Il festino degli orrori


Qualche giorno fa riflettevo se inserire o meno questa notizia. Ero parecchio disgustato dall'epilogo della vicenda di Eluana e mi sembrava in un certo senso di mancarle di rispetto.
Sono passati dei giorni, la polemica si è smorzata, ed è venuto il tempo di far luce su un altro particolare scabrosissimo legato alla morte della ragazza.

Forse non tutti sanno che la sera della morte, l'avvocato degli Englaro ha organizzato un sontuoso banchetto di ringraziamento.

Una donna è morta da poche ore, uccisa per altro in modo barbaro e cosa fa l'avvocato Giuseppe Campeis...pensa bene di offrire una suntuosa cena di ringraziamento ai giornalisti.
Ringraziamento?! Per cosa? Naturalmente per la vittoria ottenuta!!
Una vera e propria festa, con tanto di brindisi, andata avanti fin quasi all'alba...
A cosa si è brindato, mi domando?
Alla morte...

Capite cari fratelli e sorelle, si brinda alla morte procurata come niente fosse, con disinvoltura e naturalezza, quasi a dire "che male c'è". Si uccide e si festeggia, come fanno in certi clan camorristici, come fanno alcuni spietati assassini... Ma nessuno dice niente, tutto è lecito, tutto è "legale".

Ma dove stiamo andando a finire?

Il Signore abbia misericordia di noi!

venerdì 20 febbraio 2009

Ermanno lo storpio ed Eluana


Raccontiamo attraverso la penna di Rino Camilleri qualche tratto della vita di sant'Ermanno lo storpio o il "rattrappito", così chiamato per via delle vistose deformità che gli rendevano difficile perfino lo star seduto su un'apposita sedia.

"In un mondo pagano egli sarebbe stato, senza esitazione di sorta, lasciato morire all’atto stesso della nascita. I pagani d’oggi, soprattutto quando si dica loro che il piccolo Ermanno era uno dei quindici figli, dichiareranno che non avrebbe mai dovuto nascere; se poi diventano ancor più razionali, affermeranno che un simile aborto avrebbe dovuto essere eliminato senza dolore. E lo ripeterebbero con calore ancora maggiore quando aggiungerò che i competenti di novecento anni fa lo dichiararono anche‚ deficiente." Martindale scrive intorno al 1950.
E noi cosa diremmo?...

“Che cosa fecero quei poveretti ancor sommersi in quelle che abbiamo la faccia tosta di chiamare le ‘tenebre del medioevo’? Lo mandarono in un monastero e pregarono per lui.”

P.s. Sue sono le due bellissime preghiere mariane Salve Regina e Alma Redemptoris Mater!


Ermanno lo storpio ed Eluana, due diverse modalità di accoglienza

di Rino Cammilleri

Il Sussidiario

giovedì 12 febbraio 2009

Quando nacque, nel 1013, suo padre, il conte Wolfrat di Altshausen, lo prese come una punizione divina. Ermanno, infatti, fu detto «il contratto» perché era conciato, tanto per fare un esempio, come Michel Petrucciani, il famoso pianista jazz da poco scomparso. Uno sgorbio di natura, un disabile così disabile da sembrare non un uomo ma un tralcio contorto. Eppure, come Petrucciani, si rivelò un genio.
Si fece monaco benedettino nell’abbazia di San Gallo e poi a Reichenau, diventando un maestro di portata mondiale che papi e imperatori facevano a gara per incontrare. Per l’ecletticità delle sue opere fu chiamato miraculum saeculi e anche doctor marianus (per aver musicato il Salve Regina e l’Alma Redemptoris Mater). La sua disabilità non gli impedì di viaggiare moltissimo e di scrivere un numero stupefacente di trattati in ogni disciplina. Inventò anche un nuovo modo di notazione musicale e uno rivoluzionario per la storiografia (cioè, «scientifico», come lo si fa oggi). Morì a quarantadue anni nel 1054 e fu beatificato dalla Chiesa.

Il suo è solo un esempio tra i tanti che potremmo addurre per affermare che ogni vita (ripetiamo: ogni) è degna di essere vissuta. L’individualismo utilitaristico agnostico di origine illuminista che l’edonismo ha reso ormai di massa (potentissimamente aiutato - anzi, indotto - dai massmedia) ci spinge a dividere il nostro prossimo in due categorie, la seconda delle quali è costituita dagli «inutili». Chissà perché questi ultimi vorremmo trattarli peggio dei «dannosi», di cui le galere sono piene.
Il suicidio, caritatevolmente assistito o meno, era vietato nei tempi cristiani non solo perché immorale dottrinalmente parlando, ma anche per un motivo più spiccio: piaccia o no, siamo tutti sulla stessa barca e a nessuno è consentito “chiamarsi fuori”, perché costringerebbe un altro a remare per due.

Il recente «caso Eluana» ha visto non pochi sepolcri imbiancati chiedere, a giochi fatti, rispettoso silenzio. Invece lo grideremo sui tetti fino a farli diventate sordi, imitando il padre di Eluana che ha fatto di tutto per anni affinché il suo caso avesse risonanza mondiale. Si può comprendere, certo, la disperazione. Ma non il “contagio” volontario di essa. La vita non è un giocattolo, che quando non mi diverte più lo butto via. La vita è un compito, serio e severo, che si può svolgere anche stando immobilizzati su un letto. A Hollywood tutti vogliono fare le parti assegnate a Brad Pitt e pochi quelle di Danny De Vito. Tuttavia, il secondo ha più Oscar del primo. Perché quel che conta, nel dramma dell’esistenza, non è la parte che fai ma come la fai.

martedì 10 febbraio 2009

Affermazioni di alcuni politici sul caso Englaro


Carissimi è il tempo di tirare le prime somme di questi giorni intensi che ci hanno visto schierati in prima fila in questa battaglia contro la cultura morte.
Questa mattina ho letto un articolo di p.Tiziano Repetto che ha confermato la nostra ipotesi...daltronde era piuttosto evidente che dietro questa vicenda si nascondesse lo zampino del demonio. Il maligno gli avrebbe rivelato, ieri pomeriggio, nel corso di un esorcismo che Eluana sarebbe morta per via del suo diretto coinvolgimento nella vicenda.
Ci crediamo, lo abbiamo visto e continuiamo a vederlo...

Pensate che già da oggi sarà reperibile il libro del padre di Eluana, che sembrava non aspettare altro per lucrare sulla vicenda... Si intitolerà in modo ingannevole "La libertà e la vita", che con la storia Eluana non ha niente da spartire dal momento che è stata costretta a morire!
E menomale che aveva detto di restare in silenzio!!! Menzognero fino alla fine.

Diabolica è stata la dinamica della morte di Eluana...diaboliche sono state le parole di alcuni politici.

Non tutti però, ringraziando Dio, si sono assoggettati alla mentalità di morte dimostrando di aver conservato una coscienza piuttosto lucida. Per questo vi invio alcune affermazioni raccolte da don Tullio che ripecchiano il nostro modo di vedere la vicenda.


Borghezio: omicidio di stato

"E' ora di chiamare alle loro pesantissime responsabilita' i numerosi 'dottor morte' che, anche da altissime cariche, hanno consentito questo omicidio di Stato". Lo afferma Mario Borghezio, eurodeputato della Lega, dopo la notizia della morte di Eluana Englaro.

"Berlusconi - aggiunge - ne ha il preciso dovere, ma anche il diritto, perche' e' stato l'unica alta autorita' istituzionale ad essersi comportato, nel caso Eluana, da uomo di Stato degno di un paese cattolico".

Quagliariello (Pdl), è stata ammazzata

"Eluana non e' morta ma e' stata ammazzata". Lo ha detto alzando la voce al Senato il vice capogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello sollevando le proteste dell'opposizione. "Noi - ha aggiunto Quagliariello - non ci stiamo".

Berlusconi, grande rammarico

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha appreso "con profondo dolore" la notizia della morte di Eluana Englaro. "E' grande il rammarico - dice-che sia stata resa impossibile l'azione del governo per salvare una vita".

Gasparri, polemico con Napolitano

"Non e' il tempo del silenzio. Qualcuno ha sbagliato il comunicato". Lo afferma il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, al termine della conferenza dei capigruppo, leggendo la nota del capo dello Stato sulla vicenda Eluana.

Finalmente alcuni politici dicono la Verità. Bravi!

D. Tullio

P. S. Avete letto le assurdità che Fini, Veltroni, D’Alema e gli ex DS hanno scritto sul caso Englaro? Su internet ho trovato delle affermazioni di questi personaggi, della Bindi e ....terribile a dirsi , anche dell’arcivescovo Casale , affermazioni veramente assurde e di estrema ignoranza . Teniamo conto anche di queste affermazioni quando votiamo!!

lunedì 9 febbraio 2009

Arrivederci Eluana!



Te ne sei andata all'improvviso, mentre l'Italia, il tuo Paese, diviso in due continuava a parlare di te. C'era chi pregava e sperava e chi aspettava che la tua vita si spegnesse...Se potessi parlare ora chissà cosa diresti ai tuoi carnefici, ora che i tuoi orizzonti si sono dischiusi verso l'eternità.

Sei morta tra atroci sofferenze in una stanza buia, sorvegliata a vista, come una detenuta.

Hai rantolato, ti sei contorta, eppure nessuno ha fatto nulla.
Assistevano al macabro spettacolo, aspettando...

Ho letto che quando si sono accorti dell'ultima crisi hanno chiamato un anestesista...Perchè?
Non ti sembra ipocrita Eluana, un anestesista per cosa? Non eri forse già morta per loro?
Se avessero voluto salvarti di certo non avrebbero staccato il sondino!
Dicevano che eri morta e nel frattempo ti inettavano massicce dosi di anridolorifico...forse che i morti soffrono? O forse non eri morta? No che non lo eri! Vivievi e comprendevi, vivevi e soffrivi e non potevi comunicare il tuo dolore...

Avevi sete e nessuno ti ha dato da bere!

Almeno, riflettevo quest'oggi, a Gesù sulla croce i suoi aguzzini gli allungarono una spugna imbevuta d'aceto...a te neanche quella, sono passati direttamente alla lancia, alla lancia dell'odio che ha trafitto le tue mute speranze, spezzando la tua vita ...

Un anestesista ti si è avvicinato.... perchè? Per provare a rianimarti?

Non avrebbe avuto senso...forse perchè assistesse sadicamente al tuo ultimo rantolo, per informare chi alla notizia della tua morte avrebbe stappato la bottiglia e brindato alla vittoria dello stato laico e della Costituzione. Complimenti!

Brindate, esultate sepolcri imbiancati! Assassini. Osannate colui che vi è padre, l'omicida fin dal principio. Lui gode ogni qual volta si spegne una vita, sopratutto se indifesa...proprio come avete fatto e state facendo voi. Cosa ci avete guadagnato? Onore, diritti?
La morte, solo la morte avete ottenuto, la morte di Dio, del vero Dio della vita nei vostri cuori!

Bravi!

E quest'Italia mi dovrebbe rappresentare?

Misericordia di noi Signore, Misericordia di noi! Perdona il nostro Paese, perdona i nostri governanti ciechi e guarda alla fede di coloro che fino all'ultimo hanno sperato e pregato.
Pietà di noi!



Eluana rantola...fatica a respirare, ma nessuno fa niente!


Eluana rantola...e nessuno fa niente per aiutarla. I sostenitori dell'eutanasia dicono che non avrebbe sofferto e allora perchè gli vengono somministrati degli anti-dolorifici? E se come afferma il padre Beppino sarebbe morta 17 anni fa, perchè rantola? Un morto non rantola, un morto non si contorce dal dolore!
Leggete e ascoltate fratelli....

tratto da Il Giornale

articolo di Gabriele Villa

Un rantolo. È incredibile il rumore assordante che può fare un rantolo quando si è costretti ad ascoltarlo in una stanza illuminata, come un camposanto, soltanto da un luce fioca. Un lumino al neon che fa giusto scorrere brividi nelle ossa. È difficile, nella penombra angosciante di questa stanza della «Quiete» di Udine, far finta di non sentire quel rantolo. Eluana Englaro sta morendo.
E ogni istante che passa è un istante che l’allontana sempre di più da quel letto di legno chiaro.

Il respiro di questa giovane donna, in stato vegetativo da diciassette anni, da ieri è soltanto un raccapricciante, disperato, segnale di un essere umano che chiede aiuto. Che chiede acqua. Che invoca, disperatamente invoca, una qualsiasi forma di nutrimento che le consenta di arrivare al capolinea di questa grama storia con la dignità che sarebbe dovuta e riconosciuta ad un qualsiasi condannato al patibolo. È strano, ma si potrebbe ben dire, anche se può sembrare assurdo, che il protocollo di morte sottoscritto dall’équipe di volontari con atto notarile voglia far passare Eluana Englaro per una malata terminale. Voglia appiopparle, per ragioni di convenienza, questo viatico. Per turare le falle che si aprono nelle coscienze. Per far finta di non vedere le sacche degli elettroliti, cioè le sacche della sopravvivenza, che sono lì a portata di mano. E, maggior ragione, far finta di non accorgersi che Eluana non è attaccata ad una macchina per respirare.

Perché quel rantolo, quel respiro, che ieri è cominciato a diventare sempre più affannoso, segnala al mondo, una volta di più, che in quel letto, recuperato non si sa ancora bene con quale osservanza delle procedure amministrative all’istituto geriatrico la «Quiete», non c’è solo e semplicemente un corpo ma, al contrario c’è ancora una vita. Alla deriva, certo, ma pur sempre una vita da rispettare. Ieri l’équipe del professor Amato De Monte è entrata in azione con i sedativi. Sedativi per far fronte agli spasmi, per difenderla ma soprattutto per difendersi dall’orribile spettacolo di un corpo che comincia, piano piano, per quei riflessi condizionati che nessuno sa spiegare, ad assumere una posizione fetale. Ha cominciato a contrarsi il corpo di Eluana. E le sue gambe hanno cominciato ad avvicinarsi al petto per via di contrazioni incontrollabili che somigliano in tutto e per tutto al preludio di attacchi epilettici.

E il suo corpo, macchina perfetta come ogni corpo che circola per le strade di questo mondo, ha cominciato a domandare altrove quei liquidi che non ha più, che non le vengono più dati per sentenza. Quei liquidi che possono, o meglio potrebbero, consentirle ancora di tirare avanti per qualche tempo. Quanto tempo di «quel qualche tempo» è difficile ovviamente saperlo. Per dirla scientificamente da ieri pomeriggio, se vogliamo essere dannatamente precisi nel tardo pomeriggio di ieri, Eluana è entrata in uno stato di ipotensione. Che significa ridotta pressione sanguigna. Che significa, per essere ancora più espliciti, l’inizio del punto di non ritorno di qualsiasi funzione renale. Quindi al di là del rapporto dei carabinieri dei Nas che alla «Quiete» hanno annusato puzza di irregolarità e al di là dei minuetti linguistici di cui ieri ha dato ampia prova il governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Tondo, è un dato di fatto che, da oggi, le condizioni di Eluana Englaro cominceranno ad imboccare una strada di problematica reversibilità.

Mentre leggete queste righe il problema della sua funzionalità renale sarà già un problema serio. Ovvero sarà già un’insufficienza renale a tutti gli effetti in grado di provocare un primo blocco renale. Vero è che in un qualsiasi ospedale «normale», ma non certo alla «Quiete» che è poco più di un parcheggio per gente in attesa di traghettare nell’aldilà, all’insufficienza renale si potrebbe far fronte con la dialisi. Ma per Eluana, condannata a morte senza possibilità di appello non è prevista una rimonta verso la vita. Non è prevista la dialisi. Non è prevista, chiariamolo una volta di più, qualsiasi forma di intervento terapeutico che vada oltre il mero, semplice e sconfortante monitoraggio. Come, per intenderci, se al posto di medici e infermieri ci fossero dei notai. In camice bianco, certo, ma pur sempre e solo dei notai chiamati a ratificare e a registrare, alla moviola dell’orrore, questo andamento lento. Verso un inesorabile capolinea.

Deciso, o per meglio dire imposto, da una squadra di manovratori della vita altrui.


Ascoltate il Commento alla Stampa del Giorno di padre Livio

http://www.radiomaria.it/archivio_audio/popup.php?id=1737&browser=0



L'appello di Bob Schindler a Beppino Englaro


tratto da IlSussidiario.net

Caro Signor Englaro,

Mi presento: sono Bob Schindler, il padre di Terri (Schindler) Schiavo.

Malgrado noi veniamo da due continenti diversi con differenti culture, abbiamo molte cose in comune. Entrambi siamo padri ed entrambi abbiamo avuto dallo stesso Dio il dono dei figli. Nel mio caso tre. La nascita di Sua figlia e di mia figlia Terri non sono solo accadute, sono state un atto di Dio.

Mi ricordo di quando mia figlia Terri era bambina e di come ero orgoglioso dei commenti della gente su quanto fosse carina. Fui altrettanto orgoglioso quando fece i primi passi e disse le sue prime parole. Lo stesso orgoglio mi ha accompagnato per tutta la sua adolescenza fino a quando è diventata una persona adulta.

Entrambi abbiamo una figlia che ha sofferto gravi danni cerebrali e io so molto bene quali profondi effetti questo può causare alla persona colpita e alla sua famiglia. Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore. Tuttavia, vi è una differenza. Sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana, io non ho potuto far nulla per Terri.

Quando mia figlia Terri subì il trauma cerebrale, le promisi che le avrei fatto avere le cure appropriate. Ho fallito. Ho combattuto senza successo i tribunali e suo marito per poter intervenire nel suo trattamento e riportarla a casa. Ciò non è accaduto e oggi io sono afflitto per il mio fallimento, perché ha portato alla sua morte.

La mia famiglia e io siamo addolorati per la perdita di Terri e io in particolare lo sono per il modo in cui lei è stata messa a morte. È morta per fame e sete.

Questo tipo di morte è crudele e barbarico. I sostenitori dell’eutanasia Le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore. Sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che è falso. È di gran lunga la morte più dolorosa che un essere umano possa sperimentare. Questa è la ragione per cui accade sempre nella più stretta riservatezza, al riparo di testimoni e cineprese.

Se Lei ha intenzione di fare questo a Sua figlia, Le consiglio di prepararsi a come soffrirà. Verrà ridotta a pelle e ossa. Gli occhi usciranno dalle orbite. I suoi denti diventeranno sporgenti in un modo abnorme e i suoi zigomi si ingrandiranno. Non c’è bisogno che Le dica altro, sua figlia soffrirà in un modo incredibile.

Mia figlia sembrava un detenuto di quelli che si vedono nei documentari sui campi di sterminio nazisti. Negli ultimissimi giorni della sua vita, quando chiesi che i media potessero essere testimoni della sua morte, mi fu negato. Non voglio che nessun altro muoia in questo modo.

Dio ha dato a Lei e a me la responsabilità di insegnare principi morali ai nostri figli e di tenerli fuori dalla cattiva strada. Far morire di fame e di sete Sua figlia è lontano da ciò che Dio desidera.

Bob Schindler Sr

domenica 8 febbraio 2009

Una lettera da padre a padre



Una lettera da padre a padre. E' stata anticipata questa sera dal Tg1 la lettera che Bob Schindler, padre di Terri Schiavo, ha inviato al Beppino Englaro. Verrà pubblicata domani su ilsussidiario.net

Ecco due frasi davvero eloquenti:
"I sostenitori dell'eutanasia le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore: sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che e' falso. E' di gran lunga la morte piu' dolorosa che un essere umano possa sperimentare"
"Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore - continua il testo di Schindler - Tuttavia, vi e' una differenza; sua figlia e' ancora viva, la mia non piu'".

Qui sotto potete vedere il servizio del Tg1





L'intervista di Enzo Jannacci



Una testimonianza che fa davvero riflettere. Per la serie, un ateo con il sale in zucca!

Dal Corriere della Sera del 6 febbraio 2009.

articolo di Fabio Cutri

Caso Eluana, parla l’ateo Jannacci: allucinante fermare le cure «La vita è importante anche quando è inerme e indifesa. Fosse mio figlio mi basterebbe un battito di ciglio»
« Ci vorrebbe una carezza del Nazareno» dice a un certo punto, e non è per niente una frase buttata lì, nella sua voce non c’è nemmeno un filo dell’ironia che da cinquant’anni rende inconfondibili le sue canzoni. Di fronte a Eluana e a chi è nelle sue condizioni — «persone vive solo in apparenza, ma vive » — Enzo Jannacci, «ateo laico molto imprudente», invoca il Cristo perché lui, come medico, si sente soltanto di alzare le braccia: «Non staccherei mai una spina e mai sospenderei l’alimentazione a un paziente: interrompere una vita è allucinante e bestiale».

È un discorso che vale anche nei confronti di chi ha trascorso diciassette anni in stato vegetativo?
«Sono tanti, lo so, ma valgono per noi, e non sappiamo nulla di come sono vissuti da una persona in coma vigile. Nessuno può entrare nel loro sonno misterioso e dirci cosa sia davvero, perciò non è giusto misurarlo con il tempo dei nostri orologi. Ecco perché vale sempre la pena di aspettare: quando e se sarà il momento, le cellule del paziente moriranno da sole. E poi non dobbiamo dimenticarci che la medicina è una cosa meravigliosa, in grado di fare progressi straordinari e inattesi».

Ma una volta che il cervello non reagisce più, l’attesa non rischia di essere inutile?
«Piano, piano... inutile ? Cervello morto ? Si usano queste espressioni troppo alla leggera. Se si trattasse di mio figlio basterebbe un solo battito delle ciglia a farmelo sentire vivo. Non sopporterei l’idea di non potergli più stare accanto».

Sono considerazioni di un genitore o di un medico?
«Io da medico ragiono esattamente così: la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa. L’esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque. Decidere di interromperla in un ospedale non è come fare una tracheotomia...».
Cosa si sentirebbe di dire a Beppino Englaro?
«Bisogna stare molto vicini a questo padre».
Non pensa che ci possano essere delle situazioni in cui una persona abbia il diritto di anticipare la propria morte ?
«Sì, quando il paziente soffre terribilmente e la medicina non riesce più ad alleviare il dolore. Ma anche in quel caso non vorrei mai essere io a dover “staccare una spina”: sono un vigliacco e confido nel fatto che ci siano medici più coraggiosi di me».
Come affronterebbe un paziente infermo che non ritiene più dignitosa la sua esistenza?
«Cercherei di convincerlo che la dignità non dipende dal proprio stato di salute ma sta nel coraggio con cui si affronta il destino. E poi direi alla sua famiglia e ai suoi amici che chi percepisce solitudine intorno a sé si arrende prima. Parlo per esperienza: conosco decide di ragazzi meravigliosi che riescono a vivere, ad amare e a farsi amare anche se devono invecchiare su un letto o una carrozzina».

Quarant’anni fa la pensava allo stesso modo?
«Alla fine degli anni Sessanta andai a specializzarmi in cardiochirurgia negli Stati Uniti. In reparto mi rimproveravano: “Lei si innamora dei pazienti, li va a trovare troppo di frequente e si interessa di cose che non c’entrano con la terapia: i dottori sono tecnici, per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti”. Decisero di mandarmi a lavorare in rianimazione, “così può attaccarsi a loro finché vuole”... ecco, stare dove la vita è ridotta a un filo sottile è traumatico ma può insegnare parecchie cose a un dottore. C’è anche dell’altro, però».

Che cosa ?
«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».

La legge è fatta per l'uomo...

Le spighe strappate


[23]In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. [24]I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?». [25]Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? [26]Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». [27]E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! [28]Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».


(Mc. 2, 23-27)

Chi ha ostacolato il diritto alla vita di Eluana in nome di norme formali, fossero pure quelle costutuzionali, forse ha dimenticato che la legge è fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge. Farisei! Questo avete dimostrato di essere...
Vale anche per voi il monito di Cristo:

[13]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci [14]. [15]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi. [16]
Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati.

[24]Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! [25]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza.
[26]Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!
[27]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.
[28]Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.

(Mt 23, 13-15,24,26-28)

Altri, in simili circostanze, hanno scelto di salvare l’uomo, non le norme.
Così è stato, tra gli altri, per il re Baldovino del Belgio, che nel 1990 abdicò dal trono per non firmare la legge sull’aborto, e per il granduca Henry di Lussemburgo che, nel dicembre scorso, si rifiutò di firmare una legge volta ad introdurre l’eutanasia nel suo paese.
La tradizione del nostro Paese, ci induce a sperare che chi più di tutti lo rappresenta non resti insensibile al grido degli italiani che si leva potente in questi giorni, per strappare Eluana da una morte iniqua.
Oltre alla Grazia che dal cielo assiste la sua vita, osiamo sperare in una grazia umana che le può essere concessa da chi, per volere di Dio e del popolo, amministra supremamente la giustizia umana. Non è forse questo, quello della grazia ai condannati dal potere giudiziario, una delle prerogative del Capo dello Stato?

sabato 7 febbraio 2009

Il caso di Eluana Englaro. Uccidete le vostre anime


Il bellissimo articolo di Mario Palmaro pubblicato sul numero di Gennaio de "IlTimone"

IL CASO DI ELUANA ENGLARO. UCCIDETE LE VOSTRE ANIME

Vogliono la morte per fame e per sete di una donna ancora viva. Ma voglio soprattutto togliere all’umanità il tempo del pentimento e della conversione. Ecco perché lo fanno.


La vicenda di Eluana Englaro aggiunge un tragico tassello al mosaico messo insieme in questi decenni dalla cultura della morte. Sarà bene scavare più in profondità in questa storia, alla ricerca del meccanismo che rende così efficace l'azione dei nemici della verità e della vita.
Il caso-Englaro può essere scomposto in una serie di elementi fondamentali. Li elenchiamo secondo un ordine che ne mette in luce la progressione cronologica e psicologica:

a) la non casualità dell'intera vicenda;

b) il disorientamento morale dell'opinione pubblica;

c) lo stravolgimento dei principi dell'ordinamento giuridico;

d) l'abolizione della sofferenza e della morte come tempo di conversione;

e) l'odio per la Chiesa. Mentre i primi elementi sono i più visibili, gli ultimi sono spesso non dichiarati e, anche per questo motivo, poco riconoscibili dall'opinione pubblica.

a) La non casualità dell'intera vicenda Dobbiamo partire da una constatazione: un caso come quello di Eluana Englaro non è il frutto del susseguirsi di coincidenze casuali, ma il prodotto di un disegno ben preciso, che risponde a una strategia lucidissima.
La causa scatenante è - questa sì - un evento imponderabile. Nel caso specifico: una bella e giovane ragazza che subisce danni gravissimi a causa di un incidente stradale. Anche il dolore del padre e di quelli che la conoscevano è del tutto normale e comprensibile, oltre che condivisibile. Fin qui, nessuna congiura, nessun complotto. Ma di fronte a un padre che imbastisce un'azione giudiziaria che dura 16 anni in molteplici gradi di giudizio, che scrive libri sull'argomento, che scatena insomma una vera e propria campagna mediatica, in presenza di tutto questo siamo di fronte a una svolta ideologica.
Lo scopo perseguito non è più quello - certo già erroneo in sé - di ottenere la morte provocata della propria figlia. Lo scopo diventa un altro. Si cerca di ottenere l'affermazione di un principio valido per tutti: chiunque si trovi in una condizione identica o analoga a quella di Eluana deve avere il diritto - a norma di legge - di morire.

b) il disorientamento morale dell'opinione pubblica È del tutto evidente che il caso Englaro ha prodotto un certo disorientamento della gente comune. Lasciando pure da parte quanti hanno già una posizione pro-eutanasia, vicende come questa producono un senso di smarrimento, di paura, di confusione anche fra coloro che sono in buona fede o che addirittura sono contro l'uccisione pietosa. Le certezze vacillano e gli argomenti del "nemico" sembrano a un tratto persuasivi, pieni di buon senso. Si diffondono frasi del tipo: "in una situazione del genere, meglio farla morire". Questo clima è paragonabile all'indebolimento che rende un corpo umano facile preda di una malattia virale. Lo stesso accade al corpo sociale, una volta che le sue "difese immunitarie" morali siano minate dal tarlo del dubbio e della paura.

c) lo stravolgimento dei principi classici dell'ordinamento giuridico Il caso-Englaro è diventato, per l'appunto, un caso giudiziario, attraverso il quale si vogliono raggiungere alcuni obiettivi nel campo del diritto:
1. stabilire che il fondamento dell'atto medico è la volontà del paziente: se un malato rifiuta le cure, anche salvavita, bisogna lasciarlo morire;
2. stabilire che la volontà del malato può essere desunta anche da affermazioni e stili di vita attribuibili al paziente prima della sua malattia;
3. a causa della aleatorietà di questo ultimo criterio, si punta a introdurre la legalizzazione del testamento biologico, cioè un documento scritto che provi in modo certo la volontà anticipata del paziente;
4. affermare l'idea che far morire qualcuno astenenendosi dal curare è diverso dall'uccidere somministando un veleno;
5. affermare che esistono patologie che sono sicuramente irreversibili, e che questa irreversibilità richiede un cambiamento nelle scelte terapeutiche;
6. confondere alimentazione e idratazione con delle terapie, facendo in modo che esse possano essere sospese lecitamente, così come si può sospendere una terapia ritenuta inutile o sproporzionata;
7. affermare l'idea che la qualità della vita può ridurre o addirittura eliminare il dovere di curare un malato incosciente, per cui non solo le persone in stato vegetativo, ma anche pazienti in coma, con danni cerebrali gravi, malati di mente, neonati, potranno essere assimilati al caso di Eluana, e "lasciati morire";
8. legalizzare l'eutanasia, eventualmente chiamandola in un modo diverso.

d) l'abolizione delle sofferenze e della morte come tempo di conversione Vogliono provocare la morte di Eluana sostenendo che la ragazza é ormai ridotta a un vegetale, che non capisce nulla e non avverte ciò che le accade. Vi sono molti dubbi che le cose stiano davvero così. Ma concediamolo per un momento. Se così fosse, allora non sarebbe Eluana ad avere bisogno urgente di essere uccisa. Chi infatti è incosciente non desidera nulla, né in bene, né in male.
Sono quelli che le stanno intorno che vedono, pensano, soffrono, piangono. Ecco emergere una verità terribile: i pazienti come Eluana devono essere eliminati perché costituiscono uno scandalo insopportabile per quelli che stanno bene, per i familiari, per il personale medico, per la società intera. La modernità ha convinto milioni di uomini che si può vivere benissimo senza Dio, senza Chiesa, senza giudizio, inferno e paradiso. L'impostura regge fintantoché le cose vanno bene: il portafoglio è pieno, la giovinezza regala vigore, gli affari vanno bene. Quando però il vento della sorte gira, l'uomo scopre tutta la sua solitudine e la sua debolezza. La malattia e la morte rappresentano il culmine di questa drammatica presa di coscienza. Per questo motivo, il capezzale di un malato, e ancor più di un moribondo, sono il luogo dove da secoli molte anime si riconciliano con Dio, chiedono di confessarsi, ricevono il viatico. Testamento biologico ed eutanasia sono due potentissimi antidoti alle grazie che la sofferenza porta con sé. Bisogna convincere l'uomo moderno a "scegliere" la morte prima che egli possa fare i conti con la sua coscienza.

e) l'odio per la Chiesa Chi si sta prendendo cura di Eluana Englaro? Le suore Misericordine fondate dal beato Luigi Telamoni. Questa donna, bisognosa di cure e di amore, è affidata ai cattolici.
Questo fatto rende ancor più insopportabile l'intera vicenda. Là dove c'è un uomo che soffre, là c'è la Chiesa, là c'è Cristo. Bisogna dunque colpire - e colpire duro - proprio in quel luogo: si elimineranno in un solo colpo il problema del soffrire, e il problema del credere. La rettitudine delle suore che accudiscono Eluana è intollerabile: dimostra con i fatti ciò che è giusto e possibile fare di fronte a una malata così, e a una sofferenza simile. Il silenzio di Eluana diventa eloquente più di molti discorsi: dice che anche un corpo immobile può diventare occasione di santificazione per tutti quelli che se ne prendono cura. Ecco spiegato perché questa eminente forma di carità deve essere impedita dalla "cultura laica", da un diritto capovolto, da una medicina che ha rinnegato Ippocrate.
Ecco perché una donna - che ha trovato chi si prende cura di lei - deve essere "tolta di mezzo con ingiusta sentenza".

IL TIMONE – Gennaio 2009 (pag. 12-13)


venerdì 6 febbraio 2009

La poesia di padre Livio dedicata ad Eluana


DEDICATA A ELUANA

Eluana, piccolo fiore
Tu sei la prediletta
al cuore del Signore.

Tace la tua voce
mentre sei distesa
sul legno della croce.

La tua luce splende
nella notte oscura
di un mondo che non comprende.

Il tuo cuore è una sorgente
che emana amore
sul freddo della gente.

Tu sei un tesoro
molto più prezioso
di un forziere d'oro

Una mano che rapina
al tuo letto si è avvicinata
nella penombra della mattina.

Anche tu, come Gesù,
griderai "Ho sete!"
prima di volare lassù.

Ottienici in dono
quando entrerai in cielo
la grazia del perdono.

Padre Livio



Approvato all'unanimità il decreto salva-Eluana



Il Consiglio del ministri ha varato all'unanimità il decreto "salva-Eluana", nonostante il parere contrario del capo dello Stato espresso in modo informale con una lettera inviata al Cdm.

Tale decreto lo ricordiamo impedisce la sospensione dell'idratazione e della nutrizione artificiale di Eluana Englaro fino a che non verrà approvata una legge sul testamento biologico.

Una piccolo grande passo è stato fatto...
Continuiamo a pregare!

Eluana condannata a morte: l'orrore descritto dal fratello di Terri Schiavo Shindler.



Quella per fame e disidratazione è certamente una delle peggiori morti. Nessuno merita una fine tanto orribile. Bobby Shindler in un'intervista riportata su "Il Giornale" descrive l'agonia della sorella e il terribile spettacolo a cui dovette assistere...le lancinanti ore di agonia, i danni della disidratazione...

«Nessuno merita la fine orribile che fece mia sorella»

Intervista a Bobby Schindler: «Si è disidratata lentamente Una crudeltà. Spero che il padre di Eluana cambi idea»

Di Eleonora Barbieri Il Giornale 05/02/2009

Sua sorella Terri è morta dopo trecentonove ore di agonia. Quasi tredici giorni. Senza cibo, senza acqua. In mondovisione. Ha sofferto sotto gli occhi di tutti, dal suo letto in una clinica della Florida. Bobby, suo fratello, era là, coi genitori Robert e Mary Schindler. Entrava in quella stanza del Woodside Hospice di Pinellas Park quando Michael Schiavo, il marito di Terri, glielo permetteva. Il 31 marzo 2005 il calvario è finito. E dopo la morte della sorella Bobby ha creato la Terri Schindler Schiavo Foundation: «Aiutiamo le famiglie a combattere per chi non può combattere da solo». Parla al telefono dalla Fondazione, a St. Petersburg, in Florida.

Che cosa ricorda di quei giorni, quando hanno staccato il sondino a sua sorella Terri?

«Si è disidratata lentamente. È stato orribile, impressionante. Nessuna persona dovrebbe essere sottoposta a un’esperienza così terribile. E soprattutto nessuna famiglia, nessun genitore dovrebbe mai vedere il proprio figlio morire così. I miei genitori non potranno mai dimenticare. È stata una crudeltà assoluta. Negli Stati Uniti se ti comporti così con un animale finisci in galera. Ma l’hanno fatto a una persona, a mia sorella. E l’unica cosa di cui aveva bisogno era essere accudita, con amore».

Ha sentito parlare di Eluana?

«Sì, certo. La Terri Foundation se n’è occupata, seguiamo il suo caso da vicino».

Che ne pensa?

«Sono molto triste per quello che sta succedendo. Il mio pensiero va al padre di Eluana. Capiamo la sua situazione, quanto è difficile. Ma con le persone come lei e mia sorella dobbiamo solo essere molto compassionevoli, accudirle: Eluana non sta morendo, ha solo bisogno di cure molto basilari, acqua e cibo. È impensabile togliere acqua e cibo a una persona».

Nel vostro caso era il marito di Terri a voler staccare la spina, lei e i suoi genitori eravate assolutamente contrari. Qui in Italia è il papà di Eluana a combattere per interrompere l’alimentazione. Come considera questa battaglia?

«Le persone come Eluana e Terri hanno bisogno di attenzioni, di cure. Ma non ci può essere alcuna giustificazione per far mancare cibo e acqua, nessuna. Agire così significa mandare un messaggio orribile su come trattiamo le persone con una disabilità. E poi bisogna dirlo chiaro: morire per disidratazione è una sofferenza inimmaginabile, tremenda. Nessuno vuol mostrare le foto delle persone che muoiono così, altrimenti l’opinione pubblica sarebbe indignata».

Per lei questo è uccidere una persona, senza ombra di dubbio?

«In qualunque modo si provi a descriverlo, l’acqua è l’unica cosa di cui abbiano bisogno.
Ora, se togli acqua e cibo a una persona, come lo chiami?».

Qualcuno sostiene che chi si trova in questo stato non sia più una persona, ma un vegetale. Che cosa risponde?

«Chiamarli vegetali è offensivo. E poi quello che un individuo è in grado o meno di fare non può determinare il fatto che debba vivere o morire. Non parlo di Eluana o di Terri. Parlo di tutti noi, parlo di come trattiamo una persona malata: che cosa fai, la curi oppure cerchi qualsiasi scusa per ucciderla? Perché dire che può non fare questo o quello è soltanto una scusa. Negli Stati Uniti ogni giorno muoiono persone come Eluana: non vengono accettate».

Perché?

«Per ragioni economiche, perché sono persone scomode, perché è difficile comprendere la tragedia della malattia, della disabilità. Così decidiamo se una persona debba vivere o morire in base alla qualità della sua vita: ma questo non può essere il criterio, altrimenti dove ti fermi?».

La sua famiglia è religiosa?

«Sì, siamo cattolici. Prendiamo la fede molto seriamente. L’aspetto religioso conta, ma si può considerare anche come una battaglia per l’uguaglianza: siamo tutti uguali, visto che siamo uomini? E allora perché dobbiamo fare un’eccezione per i disabili? Il fatto che Eluana abbia una disabilità non diminuisce in alcun modo il suo valore come persona, la sua qualità di essere umano. La sua vita deve essere difesa».

Ha mai pensato di venire in Italia per Eluana?

«Sì, ci ho riflettuto a lungo. Vorrei venire, ma non so se serva a questo punto.
Preghiamo per il papà, perché cambi idea».

Gli ha mai parlato?

«No, mai. Noi saremmo anche disposti a curare Eluana, ma so che non è questo il problema: molti si sono già offerti».

Che cosa direbbe al papà di Eluana?

«Capisco come possa sentirsi per la figlia, ma lei ha bisogno della nostra attenzione, del nostro amore. Non può decidere di farla morire. Non possiamo uccidere le persone che amiamo. Per la mia famiglia è stato tremendo vedere Terri in quelle condizioni per tanti anni, ma non abbiamo mai pensato di farla morire, nemmeno per un secondo».

C’è chi assicura che Eluana non soffrirà. Che dice?

«È una gigantesca bugia. Chiunque lo dica, mente. Lo dico per esperienza personale: mia sorella ha sofferto terribilmente, non si può nemmeno immaginare quello che ha passato. A nessuna famiglia dovrebbe toccare in sorte di vedere tutto quel dolore. È stata una morte orribile, terrificante. Non l’abbiamo immaginata, l’abbiamo vista coi nostri occhi. Per questo oggi prego, per Eluana e per il suo papà».

giovedì 5 febbraio 2009

Lettera shock di Pietro Crisafulli: Beppino Englaro mente



La notizia è a dir poco sconvolgente. Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore l'uomo che nel 2005 si risvegliò dallo stato di coma vegetativo in cui si trovava, ha inviato una lettera alla redazione di TgCom in cui spiega nel dettaglio gli incontri avuti con Beppino Englaro, rivelando alcuni particolari davvero sconcertanti...

da Tgcom

"Le bugie del padre Beppino"
In questi giorni di passione e sofferenza, nei quali stiamo seguendo con trepidazione il "viaggio della morte" di Eluana Englaro, non posso restare in silenzio di fronte a un evento così drammatico.

Era il maggio del 2005 quando per la prima volta ho conosciuto Beppino Englaro. Eravamo entrambi invitati alla trasmissione "Porta a Porta". Da quel giorno siamo rimasti in contatto ed amici, ci siamo scambiati anche i numeri di telefono, per sentirci, parlare, condividere opinioni. Nel marzo del 2006 andai in Lombardia, a casa di Englaro, in compagnia di un conoscente (la foto in alto a destra lo testimonia, ndr).

Dopo l'appello a Welby da parte di Salvatore, Beppino capì che noi eravamo per la vita. Da quel momento le strade si divisero.

All'epoca anch'io ero favorevole all'eutanasia. Facemmo anche diverse foto insieme, e visitai la città di Lecco. Nella circostanza Beppino Englaro mi fece diverse confidenze, tra le quali che i rappresentanti nazionali del Partito Radicali erano suoi amici. Ma soprattutto, mentre eravamo a cena in un ristorante, in una piazza di Lecco, ammise una triste e drammatica verità.

Beppino Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che 'non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire'. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni. Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti. Entro' anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l'unica soluzione ERA FARLA MORIRE e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico.

In quella circostanza anch'io ero favorevole all'eutanasia e gli risposi che l'unica soluzione poteva essere quella di portarla all'estero per farla morire, in Italia era impossibile in quanto avevamo il Vaticano che si opponeva fermamente.

Ma lui sembrava deciso, ostinato e insisteva per arrivare alla soluzione del testamento biologico, perché era convinto che con l'aiuto del partito dei Radicali ce l'avrebbe fatta. (...)

Questa è pura verita'. Tutta la verita'. Sono fatti reali che ho tenuto nascosto tutti questi anni nei quali comunque io e i miei familiari, vivendo giorno dopo giorno accanto a Salvatore, abbiamo fatto un percorso interiore e spirituale. Anni in cui abbiamo perso la voce a combattere, insieme a Salvatore, a cercare di dare una speranza a chi invece vuol vivere, vuol sperare e ha diritto a un'assistenza e cure adeguate. E non ci siamo mai fermati nonostante le immense difficoltà e momenti nei quali si perde tutto, anche le speranze.

E non ho mai reso pubbliche queste confidenze, anche perché dopo aver scritto personalmente a Beppino Englaro, a nome di tutta la mia famiglia, per chiedere in ginocchio di non far morire Eluana, di concedere a lei la grazia, fermare questa sua battaglia per la morte, pensavo che si fermasse, pensavo che la sua coscienza gli facesse cambiare idea. Ma invece no. Lui era troppo interessato a quella legge, a quell'epilogo drammatico. La conferma arriva, quando invece di rispondermi Beppino Englaro, rispose il Radicale Marco Cappato, offendendo il Cardinale Barragan, ma in particolare tutta la mia famiglia. Troverete tutto nel sito internet
www.salvatorecrisafulli.it

Noi tutti siamo senza parole e crediamo che il caso di Eluana Englaro sia l'inizio di un periodo disastroso per chi come noi, ogni giorno, combatte per la vita, per la speranza.
Per poter smuovere lo stato positivamente in modo che si attivi concretamente per far vivere l'individuo, non per ucciderlo.

Vorrei anche precisare che dopo quegli incontri e totalmente dal Giugno del 2006, fino a oggi, io e Beppino Englaro non ci siamo più sentiti nemmeno per telefono, nonostante ci siamo incontrati varie volte in altri programmi televisivi"
Pietro Crisafulli
Preciso che sono in possesso anche di fotografie che attestano i nostri vari incontri.
Catania, 04 Febbraio 2009

mercoledì 4 febbraio 2009

La quotidianità di Eluana fino a ieri...



ELUANA, SE QUESTA E' UNA DONNA CHE VA PORTATA A MORIRE


di Lucia Bellaspiga
Avvenire
3 febbraio 2009


Al mattino, come tutti noi, apre gli occhi. Più tardi, come capita a tanti disabili, viene sottoposta a fisioterapia. Nel pomeriggio, quando il tempo lo permette, è accompagnata in giardino per la passeggiata. Ecco la quotidianità di Eluana. Fino a ieri
Ieri sera Eluana Englaro, dopo quasi 15 anni, stava per lasciare la Casa di cura Beato Talamoni di Lecco, forse nella notte diretta a Udine. Il padre è deciso a dare corso alle presunte volontà della giovane, sostenuto da una parte dell’opinione pubblica che forse fuorviata da alcune cronache ritiene che quella di Eluana sia una «non vita». Ma non è così. Lo documentiamo qui, con un certo pudore, proprio in un momento delicatissimo. Perché tutti sappiano che quella di Eluana è invece la vita, la vita di una disabile, ma una vita a pieno titolo. Lo possiamo documentare perché in passato Beppino Englaro aveva aperto le porte della stanza di Eluana a molti giornalisti, così come a politici, medici, persino a gente comune che chiedeva di 'vederla', nessuno per curiosità, molti per capire, alcuni anche per pregare. A tutti il padre ha sempre dimostrato cortesia, accompagnandoli di persona nella stanza. Anche noi, nel pieno rispetto del dolore più grande che possa colpire un genitore, gli avevamo chiesto di capire da vicino, non per giudicare ma per sondare senza pregiudizi. Qui raccontiamo solo quanto basta per comprendere che Eluana vive ancora una vera esistenza.

LA FISIOTERAPIA
Non ci sono macchinari intorno al letto di Eluana, non monitor, non grovigli di fili, né spettrali bip bip, freddi e disumani come echi di un altro mondo. Il suo letto ha solo lenzuola candide e biancheria profumata: nulla più. E intorno al suo corpo si danno da fare a turno quattro fisioterapisti: non sta mai 'ferma', Eluana, grazie a loro, e così braccia e gambe sono tornite, non avvizzite e magre, il viso è paffuto, la pelle morbida come un velluto. Ogni giorno le suore la spalmano di creme e pettinano i suoi capelli ancora nerissimi... «Staccare la spina», si dice, ma si fa presto: non c’è niente che si possa staccare, perché Eluana a niente è 'attaccata' se non, tenacemente, alla vita. Non le hanno nemmeno ferito la gola con la tracheotomia perché respira come tutti noi, autonomamente, non c’è traccia di cannule o tubi, niente che la possa infettare con tremori di febbre... È una disabile grave ma non ha malattie - ammette anche il neurologo Defanti, amico di suo padre - «è una donna molto sana». Troppo. Perché muoia non resta che negarle cibo e acqua, renderla 'terminale' per fame e per sete: un sistema infallibile, alla lunga chiunque soccombe.
LA PASSEGGIATA
Se a Eluana sarà concessa un’altra primavera, fra tre mesi al primo tepore del sole potrà scendere di nuovo in giardino. Aria buona e pulita dopo un inverno trascorso in camera. Da anni e anni ci pensano le suore, a volte qualche amica, spesso suo padre, a portarla nel verde che circonda la clinica, sulle sponde del lago di Lecco, seduta sulla sedia a rotelle. È la stessa casa di cura in cui ormai tanti anni fa sua madre l’ha partorita, il primo ambiente che i suoi occhi hanno visto... da quindici anni è anche la sua casa. Eluana, con quella sua vita ai minimi termini, ha bisogno di poco, quasi di niente, un niente cui le suore aggiungono un surplus di amore: parole, silenzi, carezze, piccole e continue attenzioni. Le sente Eluana? Dietro il suo muro di incomunicabilità forse il fruscio di quelle vesti, le voci ormai note, il contatto di quelle mani familiari le danno sensazioni e sicurezza: là ' fuori' qualcuno la veglia. Nessun neurologo, nessuno scienziato ha mai saputo varcare la soglia misteriosa e valutare quanta coscienza resti a questi pazienti. Loro, quando ne escono, raccontano: « Sentivamo tutto, non sapevamo dirvelo ».
IL RISVEGLIO
Risveglio: per tutti noi un gesto quotidiano, l’alzarci dal letto e affrontare una nuova giornata. Per le persone in stato vegetativo invece una parola che assume tutto un altro significato: se avvenisse, vorrebbe dire il ritorno a una vita piena e consapevole...
Risveglio: la meta agognata da parenti che attendono anni, a volte decenni. Il 'miracolo' che una volta ogni tanto avviene. Di recente è successo alle porte di Milano: Massimiliano, rimasto nel suo limbo lontano per oltre un decennio, ha improvvisamente alzato un braccio e ha ripreso la trama della vita dal punto in cui l’aveva lasciata, da un gesto antico quanto la sua esistenza, quell’abbraccio con cui prima dell’incidente cingeva il collo di sua madre per baciarla.
Per Eluana 'questo' risveglio non c’è stato, forse non ci sarà mai, forse invece è dietro l’angolo. Chissà. Ma anche lei, come tutti, saluta il mattino con la prima azione di ogni uomo vivo: apre gli occhi. Chi si immagina Eluana come un essere inanimato, un corpo sempre dormiente, è lontano da una realtà molto più semplice e in fondo commovente: i grandi occhi neri di Eluana ad ogni sorgere del sole si aprono al mondo. Si richiuderanno solo all’arrivo della sera...
IL RIPOSO
Sogna Eluana la notte? Se lo sono chiesto medici e neurologi, ma risposta non c’è. Forse notte e giorno nel suo limbo sono indistintamente un lungo strano sogno mai interrotto, chissà. Quel che è certo è che anche Eluana come tutti noi quando è sera chiude i grandi occhi neri e si addormenta. Notte e giorno, veglia e sonno, senza confondersi mai, e al calare del buio anche il suo corpo chiede riposo alla fine di una giornata come tante. Un sonno tranquillo, senza incubi, ed è proprio mentre dorme che un sottile sondino le instilla lentamente quella linfa vitale che chiamano 'alimentazione e idratazione', ma che sono solo cibo e acqua. Goccia a goccia ogni sera per ore entrano in lei e il suo corpo le assimila, si nutre, cresce, vive. È il suo unico ausilio, l’unica richiesta: negargliela significa ucciderla. E infatti è questo il metodo previsto dai 'protocolli' giudiziari per condurla alla morte... Nel silenzio della sera il mistero si infittisce, i dubbi crescono. Sulla parete della stanza sono incorniciate tante Eluane, belle, sorridenti, giovani, piene di vita, maliziose, allegre, spensierate: crudele guardare quelle foto e chiedersi in che piega è nascosto oggi il sorriso di diciassette anni fa. Eluana - la sua anima - gioca a nascondino ma da qualche parte c’è. Che cosa ha vissuto in sé Eluana di questa ennesima giornata?
Che cosa ha avvertito? A volte ha sussultato, altre ha sospirato, talvolta ha persino teso la bocca in un sorriso, ma era poi un sorriso? Inutile farsi domande, impossibile darsi risposte, Eluana è viva e questo basta.

Margherita Coletta, moglie del carabiniere caduto a Nasiriyah, ci parla di Eluana...


Altro che "sacco di patate", com'è stata descritta da alcuni, Eluana è una persona! Lo afferma Margherita Coletta in una splendida intervista di Pino Ciociola, riportata sull' Avvenire, di oggi. Stupiranno al lettore molti particolari volutamente taciuti, come ad esempio il fatto che non sia attaccata a nessuna macchina o che non presenti piaghe da decubito o ancora che in 17 anni non abbia mai preso un antibiotico...
Meditiamo...Meditiamo....

VI RACCONTO PERCHE' NON E' GIUSTO UCCIDERLA
La moglie del carabiniere assassinato in Iraq nel 2003 racconta il suo rapporto con la Englaro e con il padre: «Rispetto Beppino e provo sempre affetto per lui, ma non è giusto quello che sta facendo». «Quanti sanno che non è attaccata a nessuna macchina? Che non ha una piaga da decubito, che in diciassette anni non ha preso un antibiotico?»


Ha chiamato ancora papà Beppino ieri mattina poco prima delle nove: «Ma nemmeno l’hai accompagnata Eluana?», gli ha detto subito. Margherita Coletta è la vedova di Giuseppe, carabiniere assassinato a Nasiriyah il 12 novembre 2003, nell’attentato che spazzò la base italiana "Maestrale", carabiniere che non aveva mai ucciso e che sceglieva le missioni all’estero per aiutare i bimbi più indifesi, quelli colpiti dalla guerra. Lo faceva per ritrovare il sorriso di suo figlio Paolo, morto a sei anni stroncato dalla leucemia: «Quando capimmo che era finita e i medici ce lo spiegarono chiaramente – racconta lei – facemmo interrompere la chemioterapia». Margherita in questi mesi è volata dalla Sicilia a Lecco per andare a trovare Eluana, accompagnata da Beppino.

Spesso e a lungo l’ha accarezzata, l’ha baciata, le ha parlato. E spesso ha parlato col papà, scontrandosi anche duramente, ma senza che mai lui le negasse il dialogo: in qualche modo forse sono diventati amici. Ecco perché ancora ieri mattina lei gli ha telefonato dicendogli: «Speravo che coi giorni fossi rinsavito».

Cos’ha provato, Margherita, entrando nella stanza di Eluana?

La prima volta mi sono fermata sulla soglia della sua porta. Pensavo di essere più forte. Ho respirato a fondo, poi sono entrata. Quando l’ho vista, abituata com’ero alle foto di lei ragazza, mi ha scosso, oggi è una donna. Ma poco dopo è diventato tutto così normale, come fossi a trovare una persona in ospedale. Anzi, ho sentito tanta dolcezza e nessun ribrezzo o pena. Né ho visto alcun 'sacco di patate', come qualcuno descrisse Eluana, ma una persona che è tutt’altro. Una persona.

La sensazione più bella?

Quando l’ho accarezzata. Con la sensazione netta, nettissima, che lei avvertisse le carezze. Certo è che pensavo d’andare a dare io a lei, invece ho ricevuto assai più di quanto le abbia dato.

Cosa?

La maggiore certezza nelle cose in cui credo. La consapevolezza che non si può ridurre una persona alla sua forma fisica.

Papà Beppino la accompagnava in quella stanza?

Sì. La prima volta che l’ho incontrato mi aveva fatto molta tenerezza: pensavo a mio marito Giuseppe, a quando è morto nostro figlio. E poi mi sembrava quasi di parlare con mio padre: mi diceva «sei una birba».

Adesso è cambiato qualcosa?

Rispetto comunque Beppino e provo sempre grande affetto per lui. Ma non è giusto quello che sta facendo. I figli non sono di nostra proprietà: ci sono soltanto affidati. Ci prendiamo cura di loro, li aiutiamo, li assistiamo e semmai li ac­compagniamo alla morte, preparandoli se deve accadere, anche da piccoli. Ma lui non si rende conto di tutto questo, si sente incapace di tornare indietro: credo sia soprattutto lui in uno stato simile a quello vegetativo. Quando si risveglierà da questo torpore si renderà conto e starà male, tanto.

Lei che rapporto ha, Margherita, col papà di Eluana?

Ci siamo confrontati tante volte, ma è sempre stato cortese con me. È convinto di quanto fa, forse perché non vede più Eluana come lui la vorrebbe. Ma a me pare evidente che in qualche modo sia stato plagiato da tanta gente alla quale non interessa nulla di Eluana. E lui ora è strumentalizzato, è finito in un vortice: ha anche momenti nei quali io credo vorrebbe tornare indietro, perché non pare convinto fino in fondo di quanto sta facendo, ma non ne ha la forza.

Com’era trattata Eluana nella casa di cura lecchese?

Come una regina. Le suore che le stanno accanto ogni giorno la curano, la lavano, la profumano, la portano a spasso sulla carrozzella. Addirittura la depilano, perché Eluana come ogni ragazza non sopportava d’avere peli sulle gambe.

E come sta?

Lei è una donna. Una donna di trentotto anni: ha la mia stessa età. Ha il ciclo mestruale come ogni donna. Apre gli occhi di giorno e li chiude la notte. Respira benissimo e da sola, serenamente. Il suo cuore batte da solo, tenace e forte. Ci sono momenti nei quali forse sorride e altri nei quali forse socchiude gli occhi. Ma quanti sanno davvero che Eluana non è attaccata a nessuna macchina? Quanti sanno che nella sua stanza non c’è un macchinario, ma due orsacchiotti di peluche sul suo letto? Che non ha una piaga da decubito? Che in di ciassette anni non ha preso un antibiotico?

La notte scorsa hanno portato Eluana a morire: lei, Margherita, cosa sta provando?

Ho un pugnale dentro. Prego, spero fino all’ultimo che lui si renda conto di quel che sta facendo. Quanto sia sbagliato. Quanto non sia paterno. Quanto non sia umano. Io so che lui soffre dentro di sé, e tanto.

Ci ha parlato appena ieri mattina: secondo lei cosa prova Beppino?

Non so come possa vivere con un peso addosso come questo: Eluana da diciassette anni è in quelle condizioni, ma lui fino a ieri mattina non si era mai svegliato sapendo che sua figlia sta per morire.

Come mai, Margherita, lei e suo marito Giuseppe decideste d’in terrompere la chemioterapia a vo stro figlio?

Paolo ne aveva fatti quattro cicli, ne mancavano due, ma ormai il male aveva invaso tutto il suo corpo e i medici ci spiegarono bene la situazione. I dolori e il vomito e tutte le devastazioni provocate dalla chemio a quel punto sì che sarebbero stati accanimento terapeutico: così ci fermammo, affidandoci e affidando Paoletto a Dio.

Perché invece con Eluana non ci sarebbe accanimento terapeutico?

Ma Eluana non ha una malattia, non è terminale, non ha un dolore, non ha un macchinario nella stanza, non c’è nulla che possa far pensare ad un accanimento per tenerla in vita! È accudita, curata, amata. La si deve solamente aiutare a mangiare! Beppino però sostiene che la morte di Eluana servirà a liberarla... Liberarla da cosa? Come fa lui a sapere che lei è in catene? Una persona che soffre lo si vede. Non lo capisco proprio cosa voglia dire Beppino, cerco di sforzarmi, ma non ci arrivo.

Quella giovane donna da ieri è ri coverata nella sezione maschile del "Reparto Alhzeimer" della clinica udinese "La Quiete"...

Ma si rende conto?! È lì, da sola, con nessuno che la conosce, che l’ha curata, che la ama, perché le suore di Lecco la amano: se sapesse ieri sera ( lunedì, ndr) quando ho chiamato suor Rosangela come piangeva. Anzi, mi permetta di rin­graziare proprio le suore della casa di cura "Beato Talamone" e tutte le persone che per quindici anni hanno avuto quella tale cura per Eluana.

Margherita, ma perché lei decise d’andare a trovarla?

Non lo so. Una sera ero a casa, ho visto la notizia al telegiornale e ne ho avuto il desiderio. So di non valere nulla, ma ho cercato il numero di Beppino, perché volevo fargli sentire la mia vicinanza. L’ho chiamato, gli ho spiegato chi ero e che sarei stata felice se avessi potuto incontrare Eluana. Lui fu molto gentile, mi disse: «Signora, davanti al suo dolore m’inchino e mi fa piacere se viene». Appena poi arrivai a Lecco, mi chiese subito: «Margherita, tu da che parte stai?».

Lei cosa gli rispose?

«Beppino, io non sto dalla parte di nessuno: sono venuta a trovare Eluana come se tu fossi venuto a trovare un mio parente caro»: andai da lei non per far cambiare idea a Beppino né per altro, solo perché mi era sembrato giusto farlo.

Come mai lei ha accettato di raccontare tutto questo solamente adesso?

Beppino sa che io non avrei mai detto nulla e l’ha visto finora. Però è giunto il momento di dare voce a Eluana.

Un’ultima domanda, Margherita: ha speranze per Eluana?

La prima volta andai a trovarla nel novembre scorso: le promisi che sarei tornata per Natale e Beppino, certo e tranquillo, mi disse: «A Natale non ci sarà più». Io le sussurrai nell’orecchio sotto voce «non ti preoccupare, ci rivediamo» e così poi è stato.

Un servizio del Tg2 su Eluana Englaro...veramente bello!



Non è la prima volta che il Tg2 presenta servizi interessanti, lanciando messaggi che lasciano trapelare un senso di cristiana speranza!
Martedì 03/02/2009 nell'edizione delle 13:00 il giornalista del servizio si è davvero superato, non solo ha addirittura citato il Vangelo del giorno, ma ha fatto un meraviglioso collegamento tra la figlia di Giairo ed Eluana...degno di un Cantalamessa! Complimenti!
Ascoltate ascoltate... Dio è grande!


martedì 3 febbraio 2009

La Quiete...prima della tempesta!


Non è il titolo di un nuovo film, ma il triste epilogo di una storia che ha per protagonista una ragazza viva, vivissima ed una serie di ipocriti sepolcri imbiancati avvelenati dal nemico della vita.
Eluana si trova ora al primo piano della struttura di accoglienza La Quiete di Udine in attesa del padre, per essere trasferita al terzo piano.
Qui le verrà gradualmente interrotta la nutrizione/idratazione.
In sostanza verrà lasciata morire nel peggiore dei modi possibili, di fame.
Inutile sprecare parole, questa è pura Eutanasia, un omicidio bello e buono.

L'unica Quiete, in questa storia è il diabolico silenzio di coloro che si ostinano a non vedere vita in una ragazza che vive, che deglutisce, che ha tutto il diritto di vivere!

Uniamoci in preghiera, perchè non le venga privato l'inalienabile diritto alla vita!
Chissà che il Signore non conceda per la conversione di questi mistificatori il risveglio della ragazza...immaginate che smacco!

"Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere (...) Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. " Mt 25, 41-42, 44-45

lunedì 12 gennaio 2009

L'amarissima lettera del dott. Cappello getta nuova luce sul caso Englaro



LO CONFESSO, HO CURATO LA NUTRIZIONE ASSISTITA IN DECINE DI CASI ENGLARO.

Fonte: Il Foglio 31 Dicembre 2008

di Gianfranco Cappello
Lettera amarissima di un professore di medicina


Sono un professore dell` Università di Roma La Sapienza, tra i primi in Italia e nel mondo a occuparmi di nutrizione artificiale. Devo confessare di aver dedicato la mia vita a questo tipo di trattamento e di aver trattato almeno quattomila pazienti a lungo termine. Nella quasi totalità dei casi queste cure sono state fatte a domicilio con la collaborazione della famiglia del paziente. La metà di questi pazienti era in condizioni di vita quasi vegetativa e io li ho fatti sopravvivere per anni a una morte che era quasi certa fin dall`inizio. Per farvi capire, si trattava di migliaia di casi Englaro che io ho messo in trattamento con nutrizione artificiale e che poi ho curato personalmente, senza capire quello che stavo facendo.

Perché mi rendo conto oggi, viste le considerazioni espresse da autorevoli scienziati ed esperti di etica sul caso Englaro, che questa pratica è criminale: ho allungato colpevolmente le sofferenze di uomini e donne senza alcun motivo, visto che la speranza di un recupero era quasi nulla. Sono stato un aguzzino e li ho fatti soffrire inutilmente. Come scusante, ho il fatto che la "pessima" università dove ho studiato e dove ora insegno mi aveva inculcato il concetto che il compito del medico è quello di difendere la vita, nei limiti del possibile. Invece apprendo che questo concetto, valido ai tempi di Ippocrate, oggi deve essere rivisto. Anzi, prossimamente il giuramento di Ippocrate conterrà una "postilla Englaro" che lo adeguerà ai tempi nuovi.

Altra mia scusante è il fatto che le migliaia di parenti di pazienti, miei complici in questo misfatto e che mi hanno aiutato a mandare avanti la nutrizione artificiale, mai mi hanno fatto notare l`enormità di quello che stavamo facendo.

Anzi, mi pregavano di prolungare le sofferenze dei loro, ed erano così sadici da piangere - probabilmente di rabbia - tutte le volte che ne moriva qualcuno. Sempre a mia scusante, posso portare il fatto che non ho visto mai l`ombra di una sofferenza in questi pazienti, che mi sembravano incoscienti al punto da non avvertire quasi lo stimolo dell`introduzione di un ago per la flebo.

Ma illustri scienziati dicono che questi pazienti soffrono moltissimo. Ho una sola perplessità: non ho mai visto uno solo di questi illustri scienziati al capezzale di uno dei miei pazienti. Ma forse li hanno visti altrove, oppure sono scienziati così illustri che non hanno neanche la necessità di vedere e toccare le cose.


C`è un`altra stranezza: i parenti dei miei pazienti, che li curano personalmente e a casa loro da molti anni (29 pazienti sopravvivono da più di dieci anni) giurano che non li vedono soffrire.

Invece il papà della Englaro, che per molti anni ha scelto di far curare la sua figliola in una clinica e da altri, la vede soffrire atrocemente. Bisognerebbe meditare su questo punto e forse gli illustri scienziati potrebbero illuminarci. Comunque sia, dobbiamo ringraziare il caso Englaro perché finalmente, in una società veramente moderna, si parla di "vita degna di essere vissuta".

Anche qui sto imparando delle cose che non immaginavo neppure.

Ho visto almeno quindicimila pazienti nella mia - adesso criminale - pratica della nutrizione artificiale e molti di essi avevano una qualità di vita molto scadente: ferite aperte, tumori dolorosi, paralisi incredibili.

Molti non potevano parlare e molti di quelli che parlavano non sapevano dire cose sensate. Ma quelli che parlavano e potevano ragionare, pur vivendo in quelle condizioni, non mi hanno mai fatto sapere che intendevano rinunciare a vivere. Anzi, mi stimolavano a farli vivere ancora, cosa che io, colpevolmente, ho fatto sempre. Capisco adesso che avrei dovuto negare il mio aiuto e avrei dovuto spiegare loro che non ha significato vivere certi tipi di vita.


Da oggi, illuminato dal caso Englaro, dirò a tutti i parenti dei miei pazienti che il tempo speso a farli sopravvivere è tempo perso e che il loro sforzo di farli vivere, il rinunciare da anni a ogni vacanza, lo spendere soldi per medicine, il passare i giorni e le notti a quel capezzale è il frutto di menti malate, probabilmente sadiche.

Farebbero bene ad andare da uno psicologo, come ho deciso
anche io di fare da oggi. Mi sembra anzi strano che, leggendo del caso Englaro, tutti questi parenti non siano venuti, numerosi, al Policlinico Umberto I° per protestare e accusarmi del tragico errore in cui li ho indotti.


Come tutti avrete capito evidentissimamente il prof. Cappello si sta prendendo gioco delle falsità e delle assurdità che si vanno diffondendo riguardo alla legalità dell’eutanasia, cioè della uccisione di pazienti che, come Eluana Englaro, fossero in stato vegetativo o simile .
La lettera del prof. Cappello appunto nella sua profonda ironia è la risposta più bella e più sapiente a tutte le affermazioni di coloro che apertamente o mascheratamente difendono l’eutanasia.
Bravo prof. Cappello, grazie!!
Viva la vita dal concepimento alla morte!!
Viva la medicina che cura l’uomo dal concepimento alla morte; evviva Gesù Cristo Dio della vita, Difensore supremo della vita.

Aggiungo: sulla linea ironica del prof. Cappello potremmo pensare a una lettera del Papa e della Chiesa che si “scusa” con il mondo per avere aperto ospedali, per avere curato persone malate, per avere aiutato persone handicappate, per avere dato assistenza e alloggio a persone mentalmente handicappate o deformi etc...sarebbe la più degna continuazione della preghiera che il Papa Giovanni Paolo ha fatto per implorare perdono per le colpe degli uomini di Chiesa. Sì abbiamo “sbagliato” ma abbiamo sbagliato soprattutto ad aiutare gli ultimi, i malati, i poveri E ha “sbagliato” Gesù Cristo a farsi crocifiggere , a soffrire, ad amare i bisognosi ...cioè ad amare anche noi. “Perdonateci” e “perdonatelo” .