mercoledì 2 dicembre 2020

Don Luigi Maria Epicoco - Fare pace con la croce

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mt 15,29-37

 



Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.

Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».

Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

“Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là”. Lo scenario descritto dall’evangelista Matteo nel vangelo di oggi sembra quasi lo stesso scenario delle beatitudini, infatti ancora una volta sale sul monte e sostando alza lo sguardo e si accorge di chi lo segue: “Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano”. Siamo noi questa folla che fa fatica a camminare per tornare alla casa di un senso per cui valga la pena vivere; siamo noi storpi e ripiegati su noi stessi, incapaci di alzare lo sguardo e di accorgerci di un mondo immenso oltre il nostro io; siamo noi ciechi nel non riuscire a vedere ciò che conta; siamo noi sordi, incapaci di ascoltare la Parola che può salvarci. Ed è proprio a noi che Gesù rivolge la Sua forza e ci guarisce. Ma Egli non si accontenta di portare nuovamente un’occasione di vita diversa. Gesù sa benissimo che l’uomo per vivere ha bisogno di qualcosa che lo sostenga quotidianamente, per questo scatta in Lui una compassione che i discepoli fanno fatica a capire subito: “Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?»”. Gesù prende sul serio la fame di chi gli va dietro, ma i suoi discepoli oppongono a questa Sua attenzione la loro debolezza. Eppure Gesù sa operare con il poco che loro hanno. In fondo il vero miracolo di questo vangelo è esattamente questa Grazia che sa moltiplicare e sfamare tutti a partire dal poco dei discepoli, a patto però che lo mettano a disposizione e non lo trattengano in maniera frustata. 



martedì 1 dicembre 2020

Don Luigi Maria Epicoco - Intervista radiofonica sul libro La luce in fondo

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 10,21-24

 Dal Vangelo secondo Luca

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

È bello pensare che il tempo d’avvento voglia innanzitutto guarire lo sguardo con cui dovremmo contemplare la nascita di Gesù. Infatti solo “i piccoli” ricevono rivelazione da parte del Padre: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto”. Si è piccoli per condizione (per età, per vicissitudini della vita) o per scelta. Essa è infatti la via dell’umiltà consapevole. Chi è piccolo vive la sua vita completamente affidandosi al Signore e non nutre manie di grandezza rispetto alle proprie capacità. L’umile non antepone i propri ragionamenti all’ascolto di Dio che gli parla; egli infatti sa che nel suo silenzio il Signore trova spazio per far sentire il sussurro della sua voce. Ma a chi è superbo, il Signore nasconde la Sua voce perché il cuore dei superbi è pieno del loro io e non c’è spazio per nient’altro. Il tempo d’avvento diventa così il tempo in cui bisogna imparare l’umiltà. Così come Gesù è venuto nella condizione umana, abbassandosi, facendosi umile fino ad essere un povero bambino, così ognuno di noi deve abbassarsi dal proprio orgoglio e dalla propria superbia e lasciarsi prendere in braccio dalla Grazia. La fede infatti è un dono non una conquista o una pretesa, e si può ricevere questo dono solo se si assume l’atteggiamento di chi spalanca mani e cuore al desiderio di poterlo ricevere: “Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. Ma non dobbiamo dimenticare che il privilegio di essere nati in questa parte della storia è anche il privilegio di chi può rivolgersi a Dio contemplandone il volto e non solo coltivandone un desiderio nascosto nel cuore: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono».


lunedì 30 novembre 2020

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 4,18-22

 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

La liturgia di oggi ci fa festeggiare Sant’Andrea Apostolo e l’evangelista Matteo ci racconta la chiamata dei primi discepoli, in cui anche Andrea è compreso. “Mentre camminava lungo il mare della Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini»”. La cosa che forse colpisce di più forse è la velocità con cui prima Simone e Andrea e poi Giacomo e Giovanni lasciato subito le reti e la barca e seguono Gesù. Ma mi piacerebbe soffermarmi su un dettaglio che credo non sia di poco conto. Gesù chiama dei fratelli. I suoi primi discepoli sono “pescati” da una fraternità. Li chiama insieme. E anche se la loro storia sarà singolarmente unica per ciascuno, ciò che impressiona è la predilezione che Gesù ha per la fraternità, per le relazioni, per gli “insiemi”. Tra l’altro queste coppie di fratelli si mescoleranno. Infatti alla fine del Vangelo vedremo Simon Pietro e Giovanni, che come due facce diverse della stessa medaglia, correranno insieme verso il Sepolcro dopo l’annuncio sconvolgente della Maddalena. L’uno la verità e l’altro l’amore. La festa di oggi ci spinge a riflettere su tutti questi dettagli. A ricordarci che a volte da alcune relazioni significative che abbiamo Dio può palesarsi meglio e più decisamente. Che ciò che conta è la capacità di saper rispondere, di non tergiversare, di non pensare che reti e barche valgono di più di Qualcuno. La festa di oggi ci ricorda che la vita è un’avventura. Che non sappiamo in che modo finirà (infatti ciascuno degli Apostoli è morto in luoghi e circostanze uniche) ma sappiamo di certo che finirà bene. E questo per il semplice motivo che chi ci ha chiamati, chi ci ha voluti, chi ci ha dato la vita, non si sbaglia, non si addormenta, non si distrae, non si pente riguardo all’amore. Un Apostolo è un uomo pescato mandato a pescare a sua volta. Un inseguito che impara a seguire.


sabato 28 novembre 2020

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 21,34-36

 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso”. Quando la vita comincia a farsi difficile, la cosa che ci viene più semplice e rifugiarci in qualche guscio. Il sonno rappresenta molto spesso una via di fuga dalle cose difficili. Per questo chi è angosciato a volte tende a dormire molto. Ma c’è una declinazione del sonno alternativa: è quella che viene fatta attraverso vie di fuga ancora più distruttive come l’alcol, la droga, il sesso, i piaceri. Delle volte cadiamo in questi meccanismi non per semplice superficialità ma per disperazione. Il livello di sofferenza in noi diventa così alto che non riusciamo a reggere la fatica della vita e cerchiamo questo tipo di antidolorifici. Fare questo è altamente pericoloso perché ci condanna a una vita che alla fine non ci appartiene più, e proprio per questo tutto ci si rivolta contro come tragedia e dramma: “come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra”. Gesù propone un’alternativa a tutto ciò: “Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo”. La preghiera è ciò che può aiutarci a vincere questa tentazione di fuga che ci insegue sempre nella vita. Ma la maggior parte della gente o non crede nella preghiera o è convinta di non essere in grado di pregare. Chi non crede nella preghiera è perché pensa di doversi rivolgere solo a se stesso, alle proprie forze, alla propria volontà, ma basta essere leali per accorgersi che noi non abbiamo mai tutte le forze necessarie e abbiamo bisogno di essere aiutati, sorretti. Chi invece pensa di non saper pregare non si accorge che l’unica maniera di imparare a farlo è cominciare a pregare. Solo chi prova a pregare alla fine impara a pregare. Ma se aspettiamo il giorno in cui saremo ferrati nella teoria, allora non pregheremo più perché la preghiera non è teoria, ma pratica. 


venerdì 27 novembre 2020

Don Luigi Maria Epicoco - Riconciliarsi

Don Luigi Maria Epicoco - Decidere di credere

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 21,29-33

 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino”. Gesù sembra dare la chiave di lettura per discernere la sua venuta. E per farlo usa l’immagine del fico. È una scelta familiare per chi lo ascolta, ma è anche la pianta che germoglia e porta frutto senza passare attraverso la fioritura. Il fico non ha nessuna apparente bellezza, ma produce frutti buonissimi. È così anche per il legno della croce, per quell’esperienza che Gesù è venuto ad inaugurare: non ha nessuna bellezza apparente, eppure è l’unica che porta frutti veri e duraturi. C’è una particolare insistenza di Gesù nell’aprire gli occhi, nel vedere, nell’accorgersi. L’ultimo miracolo che ha compiuto prima di queste parole riguarda proprio la guarigione del cieco. Luca sembra suggerire che la fede ci aiuta a guardare finalmente le cose per ciò che sono e non per ciò che a noi appaiono. Vedere la verità di qualcosa ci dispone anche a fare delle scelte conseguenti. Ma a noi piace sempre pensare che non toccano a noi le scelte, ma a qualcuno altro, magari al successivo. Pensiamo, ad esempio, che non riguarda noi il problema della terra ferita, delle guerre irrisolte, delle situazioni di ingiustizia. Pensiamo sempre che ciò che conta, e con ciò anche la possibilità di fare i conti, riguardi altri. Ma Gesù è chiaro: “In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Siamo noi la generazione a cui Gesù sta rivolgendo questo invito. Ogni uomo e ogni epoca si ritrova rivolta questa Parola che gli è costantemente contemporanea. Il Vangelo riguarda sempre il presente e non un futuro prossimo o remoto. Gesù mi parla oggi e chiede che nell’oggi io faccia la differenza. Allora se non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c’è peggior cieco di chi non distoglie lo sguardo da ciò che c’ha davanti. 


giovedì 26 novembre 2020

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 21, 20-28

 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

Il Vangelo di oggi sembra dar voce alla paura più profonda che si trova nel cuore di ogni uomo. Gerusalemme rappresenta ciò che conta di più nella vita. Ognuno di noi ha la sua Gerusalemme, e sarebbe interessante scoprire qual è il suo vero nome proprio rispetto alla nostra vita. fatto questo ci accorgeremo che la paura più grande è perdere ciò a cui teniamo di più. “Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. (…)Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. Nel bel mezzo della paura un cristiano lo si riconosce quando prende sul serio la Parola di Gesù del Vangelo di oggi: "risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". La paura invece ci spinge ad abbassare il capo, a rinchiuderci, a raggomitolarci. Dobbiamo invece decidere di alzare lo sguardo, di metterci in piedi e di affrontare le cose che ci sono davanti, fosse anche la fine del mondo, o di un "mondo" che ci siamo costruiti da soli o c'hanno costruito intorno. E la forza di questo gesto di coraggio ci viene da Gesù stesso, che proprio nel bel mezzo di ciò che ci spaventa si fa spazio e ci viene incontro. Ma se crediamo di più alla paura e al dolore allora non avremo occhi per riconoscerlo. O si crede in Lui o si crede solo a ciò che si prova, che equivale a guardarsi i piedi. E uno che si guarda i piedi invece di guardare avanti rischia di sbattere e di farsi male. Non possiamo non provare paura, ma possiamo però disobbedirle, smettere di farla decidere al posto nostro. Questo è il cristiano: uno che ha paura ma che si sforza di non farla comandare. Solo in questo modo toglieremo alla paura la possibilità di rovinarci il presente e di guastare la vita. infatti delle volte non riusciamo a vivere fino in fondo le cose perché abbiamo sempre paura che prima o poi finiscano. Ci fasciamo la testa prima di sbatterla. 


mercoledì 25 novembre 2020

I MIRACOLI DELLA PREGHIERA

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 21,12-19

 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome”. Questa Parola di Gesù ci è sempre contemporanea. Non esiste un periodo della storia in cui non si sia consumata una persecuzione nei confronti dei cristiani. In essa si prolunga il destino di Cristo. Ogni autentico discepolo non va cercando di essere perseguitato, ma deve essere consapevole che più vivrà il Vangelo più sarà inviso alle logiche del mondo. Se il mondo punta tutto sul possesso, sul denaro, sul piacere, sull’apparenza, allora chi vive secondo il Vangelo non può risultare tollerabile. “Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere”. Dare testimonianza non è una forma di ostentazione teologicamente autorizzata, ma è tentare di rendere visibile una differenza con mitezza e umiltà. I miti non sono dei bonaccioni da quattro soldi, ma sono persone che hanno una grande forza interiore e una delicatezza esteriore estrema. I testimoni non gridano, non urlano, non sono violenti, non lanciano pietre e men che meno parole. Essi mostrano con la propria vita, e senza clamore che un’altra via è possibile. Non hanno strategia, perché sanno che lo Spirito dirà loro di volta in volta cosa fare. “Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”. L’incontro con Cristo ci mette nelle condizioni di recuperare un’autonomia tale che persino i rapporti fusionali che tanto affliggono la felicità di molti, troveranno soluzione. Ma questo non sarà indolore. A noi è chiesta una perseveranza di fondo, anche se a volte ci sembrerà di non esserne capaci.