venerdì 26 febbraio 2021

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 5,20-26

 


Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: Stupido, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. La fede cristiana non si manifesta nel semplice essere giusti ma in qualcosa che è più grande della giustizia e che non è contemplato in nessuno schema. Madre Teresa amava dire che l’amore non consiste nel fare ciò che ci è chiesto ma nello scegliere di fare ciò che nessuno ci domanda e pretende da noi. In questo di più si gioca la differenza cristiana. Solo così le parole che Gesù continua a dire non hanno il sapore dell’esagerazione ma di quella misura altra che Egli è venuto ad insegnarci. Soprattutto quando questa misura riguarda l’amore al fratello: “Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”. Che senso ha una intensa e appassionata vita di fede che non si ripercuote in un’intensa e appassionata ricerca di comunione con gli altri? Come possiamo ignorare il vincolo che Gesù stabilisce tra la presentazione della preghiera e la riconciliazione con il prossimo? Mettersi a mani giunte può essere fin troppo facile, ma porgere la mano a chi ci è accanto può diventare impresa ardua, specie quando chi abbiamo accanto c’ha fatto soffrire o ci ha fatto del male. Ma Gesù sembra voler dire che il perdono non solo è una cosa buona e necessaria, ma è anche un affare che conviene: “Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!”. Perdonare è un buon argomento per essere perdonati a nostra volta dal Signore. La misericordia e l’amore sono l’unico investimento che ritroveremo nella vita eterna, tutto il resto lo dovremo lasciare qui. 



martedì 23 febbraio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - La vita come la fine del mondo

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 6,7-15

 



Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.

Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole”. Le parole di Gesù nel vangelo di oggi rimangono di un’attualità disarmante. Infatti è sempre in agguato dentro di noi un atteggiamento pagano in cui l’immaginario che ci guida interiormente è quello della divinità che va propiziata con le perfomance delle nostre preghiere e dei nostri sacrifici. Dio non va convinto e questo per un motivo fondamentale: Egli è nostro Padre e ci ama. È già convinto. La dinamica della preghiera non serve a Dio ma bensì a noi. È nella misura della nostra conversione, della nostra consapevolezza, della semplicità o meno del nostro cuore che la preghiera porta frutto. Ma il punto di partenza è decisivo: non siamo pagani che vogliono manovrare la divinità, siamo cristiani convinti dell’amore di Dio. “Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate”. Ed è proprio su questa affermazione di Gesù che nasce una domanda che tante volte mi sento rivolgere dalla gente: che senso ha pregare se Dio sa già tutto? La parola per noi uomini ha un valore immenso. È attraverso di essa che le cose vengono alla luce. Senza la parola siamo condannati solo a subire le conseguenze delle nostre esperienze. Grazie alla parola invece noi riusciamo a prendere distanza dalle cose e in un certo senso a tornare ad esserne protagonisti. Per questo Dio ci dà la parola, non perché Lui non sappia ma perché siamo noi che ne abbiamo bisogno. Allo stesso tempo però la preghiera non ha solo questa funzione benefica, essa effettivamente può cambiare le cose, indirizzarle diversamente, capovolgerle, ma solo a patto che sia fatta con fede e mettendo sul piatto la nostra conversione. Essa consiste nell’abbandonare il cuore di pietra e tornare ad avere un cuore di carne. I grandi santi venivano esauditi perché avevano lasciato che la Grazia di Dio ridonasse loro un cuore capace di domandare con fiducia di figli e ostinazione d’amanti.  


sabato 20 febbraio 2021

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 5,27-32

 


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa.
C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola.
I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì”. Uscì, vide e disse. In questi tre verbi c’è tutto il piano pastorale di Gesù. Infatti non si può mai comprendere cos’è l’evangelizzazione se non imparando i verbi in uscita. Papa Francesco insiste sempre con una “Chiesa in uscita”, ma sovente noi o ci difendiamo dal venire fuori dalle nostre sagrestie e confini, oppure usciamo talmente tanto che della nostra identità non rimane nemmeno una briciola. Uscire significa fare come fa Gesù: non restare fermi pensando che il vangelo va annunciato solo in luoghi prestabiliti, ma comprendendo che bisogna sempre rischiare di andare a pescare fuori dalla pescheria, perché i veri pesci sono quelli che si trovano nel mare e non semplicemente quelli che troviamo sui banchi dei negozi. Fuori da metafore dovremmo dire che ci accontentiamo di chi già c’è senza pensare ai moltissimi altri che non ci sono. Il secondo verbo è il verbo vedere. Un’autentica evangelizzazione non è mai l’applicazione di idee stabilite a tavolino, ma il suo contrario: nasce da un autentico realismo di ciò che c’è, e non semplicemente dalla dichiarazione di ciò che sarebbe bello ci fosse. Molte nostre iniziative falliscono perché non tengono conto dei contesti concreti in cui la gente vive. Il terzo verbo è il verbo dire, è cioè il verbo della proposta. Il cristianesimo non è un modo di intrattenere la gente, non è la scusa per fare gite e feste, non è il pretesto di dispensare sacramenti a gente inconsapevole che fa le cose solo per tradizione, ma è provocare la libertà delle persone con una proposta che tocca la nostra responsabilità e non semplicemente il nostro tempo libero. Mi piace pensare che Levi si alzo subito perché quando incontri qualcosa di serio e radicale è difficile rimanere indifferenti: o ti alzi e segui, o ti alzi e te ne vai, ma certamente non rimani come se non fosse accaduto nulla. 


venerdì 19 febbraio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - La felicità è trovare un modo di donarsi

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 9,14-15

 


Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?»”. In un venerdì di quaresima sembra suonare un po’ strano un vangelo che sembra un invito alla trasgressione del digiuno. Eppure Gesù non sta dialogando con persone qualunque, ma bensì con i discepoli di Giovanni Battista. Non basta però essere discepoli del Battista per essere santi come lui. Anzi, il rischio di tutti i discepoli, in tutte le epoche, è quello di radicalizzare talmente tanto l’insegnamento del loro maestro fino al punto da tradirlo. Gesù tenta di raddrizzare la loro mentalità: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno». Che è un po’ come dire: qual è il vero motivo per cui state digiunando? Si può digiunare per vari motivi. Alcuni fanno fioretti in quaresima solo perché hanno in mente la prova costume dell’estate, ma non credo che simili digiuni servano anche a salvarci. Forse miglioreranno i nostri selfie, ma non la nostra anima. Si può digiunare come sforzo di volontà, e non sarebbe male certamente fortificare un po’ la nostra volontà un po’ troppo molle, ma ancora non è il digiuno vero a cui si riferisce Gesù. Egli sembra avere in mente un digiuno che a che fare con una relazione, non con un digiuno fine a se stesso. Ecco perché Gesù parla dello sposo. È Lui lo sposo, è Lui cioè il motivo per cui le cose vanno o non vanno fatte. È Lui il criterio di discernimento per capire l’opportunità di una cosa rispetto ad un’altra. Non basta fare un digiuno semplicemente perché va fatto, dobbiamo sempre ricordarci “per” chi vale la pena farlo. E scoprire questo “per” è la grande rivoluzione, ma non basta. Bisogna poi capire che il significato del digiuno non consiste solo nel fare lo sforzo di non mangiare, pensando che questo dia gloria a Dio, ma nello scoprire che nessuna fame deve mai decidere per noi.   


giovedì 18 febbraio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - La memoria della Luce

Don Luigi Maria Epicoco - La battaglia quaresimale contro lo spirito del...

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 9,22-25

 


Dal Vangelo secondo Luca 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

Seguire un vincente è fin troppo facile. Stare dietro a qualcuno che è rifiutato diventa più complesso. Gesù dice con chiarezza, nel vangelo di oggi, che il suo destino umano non è il successo, ma bensì il rifiuto: «Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno». Le scelte a cui ci spinge Gesù, sono scelte controcorrente. Molto spesso vivere secondo il vangelo significa essere rifiutati dalla mentalità del mondo. A nessuno piace essere messo fuori dal coro. A nessuno piace sentirsi isolato rispetto alla massa. Eppure arriva un tempo in cui dobbiamo domandarci se siamo disposti a seguire Gesù fino all’estreme conseguenze. “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Se qualcuno vuole andare dietro a Gesù deve imparare a dire di no a se stesso, deve smettere di lamentarsi della propria vita e deve scegliere di prendersene la responsabilità senza fare più la vittima. “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà”. Tutti coloro che si agitano per auto salvarsi alla fine affogano prima, coloro invece che si affidano al Signore accettando di lasciarsi salvare alla fine rimangono a galla. “Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?”. A che serve cioè continuare a vivere la propria vita in maniera compulsiva non accorgendoci che non è il possesso a farci vivere ma bensì il sentirci di qualcuno? Ecco allora come il vangelo di oggi ci indica un percorso preciso: non avere paura di tirare le estreme conseguenze della nostra sequela a Cristo; smettere di vivere solo con l’atteggiamento di chi subisce e comportarci da persone libere e non più da vittime in cerca di colpevoli; lasciarsi salvare; rinunciare al possesso delle cose per riscoprire un’appartenenza che ci salva. Se qualcuno cercava una via pratica eccolo accontentato. 


mercoledì 17 febbraio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - Il deserto

Don Luigi Maria Epicoco - La Tua Parola mi fa vivere

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 6,1-6.16-18

 


Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

La più grande schiavitù a cui siamo sottoposti è quella dello sguardo: siamo tutti bisognosi di sentirci guardati. Non è un problema di vanità, è innanzitutto un bisogno latente di sentirci vivi solo nella misura in cui gli altri si accorgono di noi. Se tutto questo è umano, con il passare del tempo, non accorgendoci di questa spinta interiore, possiamo rischiare di sottomettere tutta la nostra esistenza al solo bisogno di essere ammirati. Tutto, allora, è fatto solo per attirare l’attenzione e non più per il motivo vero per cui ogni cosa andrebbe fatta. Persino la vita spirituale, che dovrebbe essere lo spazio di autenticità più importante della nostra vita, può trasformarsi in una farsa. Ecco allora che il mercoledì delle ceneri ci fa entrare nel grande tempo dell’autenticità, facendoci sperimentare tre grandi luoghi dove possiamo imparare a disintossicarci dal bisogno di essere visti per recuperare il bisogno di essere veri. Elemosina, preghiera e digiuno sono il grande alfabeto che ci offre la quaresima per prepararci all’incontro con la Pasqua. Nessuno, infatti, può risorgere se non accetta di morire a ciò che lo imprigiona. La prima prigione da rompere è quella del proprio io. Esso, infatti, ci fa vivere sempre concentrati su noi stessi, sui nostri bisogni, sulle nostre convinzioni, sulle nostre emozioni, eclissando quasi sempre l’altro, chi ci sta accanto, il nostro prossimo. Nell’esercizio dell’elemosina noi ci impegniamo a non avere più come priorità il nostro io, ma a fare entrare la grande variabile del tu. La seconda prigione è quella dell’autosufficienza, cioè del pensare di bastare a se stessi. È la preghiera che ci ricolloca nella maniera giusta, relativizzandoci. Infatti nella preghiera ci accorgiamo che Dio esiste e che non siamo noi. E questa notizia è liberante perché ci riconcilia con i nostri limiti. La terza e ultima prigione da cui liberarci è quella delle nostre mancanze. Passiamo la vita a riempire i nostri vuoti, ma solo digiunando da questo riempimento troveremo finalmente una via d’uscita.  


martedì 16 febbraio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - Pregare è recuperare lo sguardo d'insieme

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 8,14-21

 


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.

Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

«Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane»”. Se Gesù è colui che prende sul serio la persona nella sua totalità, noi  cadiamo spesso invece nella tentazione di entrare in paranoia solo con alcune cose della vita. Ad esempio noi siamo fatti di tanti tipi di bisogni: quelli fisici, quelli affettivi, quelli spirituali in senso stretto. Il cristianesimo parla a ognuno di questi bisogni, ed è un errore pensare che la fede debba limitarsi solo all’ambito strettamente spirituale. Capita però che passiamo la maggior parte della nostra vita tenendo gli occhi fissi solo sui nostri bisogni fisici o al massimo su quelli affettivi senza mai arrivare al fondo di ogni vero bisogno che è contenuto nella dinamica spirituale. Così in maniera manicale curiamo il nostro corpo, la nostra alimentazione, cerchiamo ogni tipo di appagamento affettivo e sessuale, ma non arriviamo mai a cogliere il bisogno di senso che è alla base di tutta la vita. Gesù, nel Vangelo di oggi, sta mettendo in guardia i suoi discepoli dal non farsi inquinare proprio in questo bisogno centrale, facendosi condizionare dalla mentalità dei farisei o da quella di Erode. I discepoli però sembrano avere attenzione solo per la fame della loro pancia. “«Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non capite ancora?»”. La palestra ti salverà la vita? L’alimentazione ti renderà felice? Il sesso ti darà la vita eterna? Tutte queste cose vanno ricollocate nella grande domanda di senso e non possono diventare l’unico motivo per cui alzarsi la mattina. 





lunedì 15 febbraio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - Quaresima tempo di rinascita

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 8,11-13

 


Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova”. Ci sono due motivi per cui delle volte domandiamo dei segni: il primo è che a volte c’è dentro di noi un così grande bisogno di essere rassicurati che la ricerca di conferme è solo una grande dichiarazione di umanità; l’altro motivo è meno nobile, e in definitiva è solo un modo per prendere tempo, per non lasciarsi mettere in discussione, per tentare di alzare la posta in gioco pur di non ammettere l’evidenza delle cose. È contro quest’ultimo tipo di motivazione che Gesù si scaglia nel vangelo di oggi: “Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione»”. Non si può dialogare, rispondere, confrontarsi con chi usa le parole, i segni, gli avvenimenti in maniera strumentale alle sole proprie ragioni. Chi ha un atteggiamento polemico usa persino della verità come un’arma per fare del male. In questo senso Gesù riempie di segni la vita dei semplici, ma lascia completamente digiuni quelli che pensano di sapere tutto, di aver compreso tutto, e di avere le redini in mano. “E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all'altra sponda”. La presunzione, la saccenza, la superbia alla fine ci fanno rimanere da soli. Gesù non si lascia trovare da coloro che vogliono manovrarlo o possederlo, ma solo da coloro che lo cercano con cuore sincero. Il vangelo di oggi è un grande invito a non entrare nella paranoia dei segni a tutti i costi, e a lasciare che il Signore si manifesti nella nostra vita così come Egli riterrà più opportuno. Tutto questo l’ho compreso una volta mentre mi trovavo a Fatima. Mi domandavo, in quel luogo benedetto, perché Maria si fosse manifestata a quei bambini e non a me, ed ebbi chiaro che loro certamente non avrebbero manovrato quel dono, io probabilmente si. Delle volte ci fa bene avere l’umiltà di accettare di non avere abbastanza umiltà. 


martedì 9 febbraio 2021

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 7,1-13

 


Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
"Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini".
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: "Onora tuo padre e tua madre", e: "Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte". Voi invece dite: "Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio", non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

Se per un istante riuscissimo a non leggere il vangelo in maniera moralistica forse riusciremmo a intuire una lezione immensa nascosta proprio nel racconto di oggi: “Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate (…) quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?»”. È inevitabile schierarsi subito dalla parte di Gesù leggendo di questo modo di fare, ma prima di far partire una nociva antipatia nei confronti degli scribi e dei farisei, dovremmo renderci conto che ciò che Gesù rimprovera loro non è l’essere scribi e farisei, ma la tentazione di avere un approccio alla fede solo di natura religiosa. Quando parlo di “approccio puramente religioso” mi riferisco a una sorta di caratteristica comune a tutti gli uomini, in cui gli elementi piscologici vengono simbolizzati ed espressi attraverso dei linguaggi rituali e sacri, appunto religiosi. Ma la fede non è esattamente coincidente con la religione. La fede è più grande della religione e della religiosità. Cioè essa non serve a gestire, come fa l’approccio puramente religioso, i conflitti psicologici che ci portiamo dentro, ma serve a un incontro decisivo con un Dio che è persona e non semplicemente morale o dottrina. Il chiaro disagio che questi scribi e farisei vivono, emerge dal rapporto che essi hanno con la sporcizia, con l’impurità. Per essi diventa sacra una purificazione che ha a che fare con le mani sporche, ma pensano di poter esorcizzare attraverso questo tipo di pratiche tutta la sprocizia che una persona accumula nel proprio cuore. Infatti è più facile lavarsi le mani che convertirsi. Gesù vuole dire loro esattamente questo: non serve la religiosità se essa è un modo per non fare mai esperienza della fede, cioè di ciò che conta. È solo una forma di ipocrisia travestita da sacro. 


giovedì 4 febbraio 2021

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 6,7-13

 


Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

Il Vangelo di oggi ci parla in maniera dettagliata dell’equipaggiamento che un discepolo di Cristo deve avere: “Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche”. La prima cosa su cui devono fare affidamento non sono gli eroismi personali ma le relazioni. È questo il motivo per cui li manda a due a due. Non è una strategia di vendita porta a porta, ma la chiara indicazione che senza delle relazioni affidabili il Vangelo non funziona e non è credibile. In questo senso la Chiesa dovrebbe essere principalmente il luogo di queste relazioni affidabili. E la prova dell’affidabilità la si vede dal potere che si ha contro il male. Infatti la cosa che teme di più il male è la comunione. Se tu vivi in comunione allora hai potere “sugli spiriti immondi”. Si comprende allora come mai la prima cosa che fa il male è far entrare in crisi la comunione. Senza questa affidabilità delle relazioni lui può spadroneggiare. Divisi siamo vinti, uniti siamo vincitori. Ecco perché la Chiesa deve sempre avere come primo obbiettivo la difesa della comunione. “E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio”; sarebbe da sprovveduto affrontare la vita senza un punto d’appoggio. Ognuno di noi non può solo fidarsi delle proprie convinzioni, dei propri ragionamenti, delle proprie emozioni. Ha bisogno, invece, di qualcosa che gli faccia da punto d’appoggio. Per un cristiano la Parola di Dio, la Tradizione, il Magistero non sono ornamenti, ma il bastone su cui poggiare la propria vita. Stiamo assistendo invece al dilagare di un cristianesimo intimistico tutto fatto di “io penso”, “io sento”. Questo tipo di approccio alla fine ci fa ritrovare fermi e molto spesso smarriti. Avere un punto oggettivo su cui poggiare la vita è una grazia, non un limite. 


mercoledì 3 febbraio 2021

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 6,1-6

 


Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

Non sempre i posti a noi più familiari sono anche i più ideali. Il Vangelo di oggi ce ne dà un esempio riportando le chiacchiere degli stessi compaesani di Gesù: “«Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui”. E’ difficile far agire la Grazia davanti a un pregiudizio, perché esso è la superba convinzione di conoscere già, di sapere già, di non aspettarsi nulla se non ciò che si crede già di conoscere. Se si ragiona con il pregiudizio Dio non può fare molto, perché Dio non opera facendo cose diverse, ma suscitando cose nuove in quelle che sono le stesse cose di sempre della nostra vita. Se da una persona che hai accanto non ti aspetti più nulla (marito, moglie, figlio, amico, genitore, collega) e lo hai tombato in un pregiudizio, magari con tutte le ragioni giuste del mondo, Dio non può operare nessun cambiamento in lui perché tu hai deciso che non può esserci. Ti aspetti persone nuove ma non aspetti una novità nelle stesse persone di sempre. “«Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità”. Il Vangelo di oggi ci rivela che ciò che può fare da impedimento alla Grazia di Dio non è innanzitutto il male, ma l’atteggiamento di chiusura mentale con cui molto spesso guardiamo chi ci sta accanto. Solo deponendo il pregiudizio e le nostre convinzioni sugli altri allora potremmo vedere prodigi operati nel cuore e nelle vite di chi ci è accanto. Ma se noi siamo i primi a non crederci allora sarà difficile vederli veramente. In fondo Gesù è disposto sempre a fare miracoli ma a patto che si metta sul tavolo la fede, non gli “ormai” con cui molto spesso ragioniamo.  


martedì 2 febbraio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - Book Trailer - La vita come le fine del mondo

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 2,22-40

 


Dal Vangelo secondo Luca 

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. 

Parola del Signore


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

La festa della Presentazione di Gesù al Tempio è accompagnata dal brano del vangelo che ne racconta la storia. L’attesa di Simeone non ci racconta semplicemente la vicenda di quest’uomo, ma ci racconta la struttura che alla base di ogni uomo e di ogni donna. È una struttura di attesa. Noi ci definiamo spesso in rapporto alle nostre attese. Noi siamo le nostre attese. E senza rendercene conto la sostanza vera di ogni nostra attesa è sempre Cristo. È lui il compimento vero di ciò che ci portiamo nel cuore. La cosa che forse dovremmo cercare di fare tutti è cercare Cristo ravvivando le nostre attese. Non è facile incontrare Cristo se non si hanno delle attese. Una vita che non ha attese è sempre una vita malata, una vita piena di peso e di senso di morte. La ricerca di Cristo coincide con la presa di coscienza forte di una rinascita di una grande attesa nel nostro cuore. Ma mai come nel Vangelo di oggi il tema della Luce è così ben espresso: “luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”. Luce che dissipa le tenebre. Luce che rivela il contenuto delle tenebre. Luce che riscatta le tenebre dalla dittatura della confusione e della paura. E tutto questo è ricapitolato in un bambino. Gesù ha un compito specifico dentro la nostra vita. Ha il compito di accendere luci lì dove ci sono solo tenebre. Perché solo quando chiamiamo per nome i nostri mali, i nostri peccati, le cose che ci spaventano, le cose su cui zoppichiamo, solo allora siamo abilitati a estirparli dalla nostra vita. Oggi è la festa della “luce accesa”. Oggi dobbiamo avere il coraggio di fermarci e di chiamare per nome tutto quello che è “contro” la nostra gioia, tutto quello che non ci permette di volare alto: rapporti sbagliati, abitudini distorte, paure sedimentate, insicurezze strutturate, bisogni inconfessati. Oggi non dobbiamo avere paura di questa luce, perché solo dopo questa salutare “denuncia” può iniziare dentro la nostra vita una “novità” che la teologia chiama salvezza.



lunedì 1 febbraio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - Cosa imparare dalla crisi

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 5,1-20

 



Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.

Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.

Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.

C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.

I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

“Come Gesù scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo.(…) Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi”. La reazione che ha questo indemoniato davanti a Gesù ci fa davvero molto riflettere. Il male dovrebbe fuggire davanti a Lui, perché allora invece gli corre incontro? È così grande l’attrattiva che Gesù esercita che neppure il male ne è immune. Gesù è davvero la risposta a tutto ciò che è creato, che persino il male non può non riconoscere in Lui il compimento vero di ogni cosa, la risposta più vera ad ogni esistenza, il significato profondo di ogni vita. Il male non è mai ateo, è sempre credente. Credere è un’evidenza per lui. Il suo problema è fare spazio a questa evidenza fino a trasformarne le scelte, le azioni. Il male sa, e proprio a partire da ciò che sa compie una scelta contraria, opposta a Dio. Ma allontanarsi da Dio significa anche sperimentare l’inferno dell’allontanarsi dall’amore. Lontano da Dio non riusciamo nemmeno più ad amarci. E il Vangelo ci descrive questa situazione di allontanamento come una forma di masochismo verso se stessi: “Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre”. Si ha sempre bisogno di essere liberati da dei mali del genere. Nessuno di noi, a meno che non soffra di una qualche patologia, può davvero con lucidità scegliere di farsi male, di non amarsi. Chi vive questo vorrebbe esserne liberato, anche se non sa come e con quale forza. È il demonio stesso a suggerirci la risposta: “urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest’uomo!»”. Gesù può liberarci da ciò che ci tormenta. La fede è fare tutto ciò che umanamente possiamo fare per aiutarci, e poi lasciare che ciò che non riusciamo più a fare noi lo possa compiere la Grazia di Dio. “Videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente”.



sabato 30 gennaio 2021

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 4, 35-41

 


Dal Vangelo secondo Marco

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

È di grande effetto il racconto di Marco del Vangelo di oggi. La narrazione della tempesta restituisce in una maniera quasi plastica la situazione interiore che molti di noi vivono costantemente senza trovare mai davvero il coraggio di dirlo ad alta voce, o senza trovare quasi mai le parole giuste per esprimerla. C’è una barca, i discepoli e Gesù. Egli non è altrove come in altri racconti. Non è sulla riva mentre i discepoli sono nella barca. Questa volta Gesù è lì, nella barca insieme ai suoi discepoli. Si scatena una tempesta, e nei discepoli si affaccia la possibilità che sia la fine: “Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?»”. Sembra quasi paradossale, ma alla situazione di difficoltà, paura e sofferenza dei discepoli si contrappone un Gesù presente ma dormiente. Dorme, come se non gli importasse, o perlomeno è questa la sensazione che hanno i discepoli. In grande sincerità dovremmo dire che non di rado abbiamo anche noi la stessa sensazione. Ci accadono cose che non ci siamo scelti, situazioni troppo grandi per le nostre piccole forze, e la barca della nostra vita è così sballottolata da una parte e dall’altra che ci sorge il dubbio che Dio esiste ma dorme. La lezione dei discepoli è bellissima: trovano il coraggio dirlo. Pregano con sincerità. Dovremmo anche noi imparare la parresia con cui dicono a Gesù quello che sentono dentro di loro. Ma come loro dobbiamo essere disposti ad accettare anche la lezione che Gesù impartisce proprio a partire da questa sensazione: “Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?»”. Ci è difficile ragionare se non a partire sempre da ciò che sentiamo. Se sentiamo paura ragioniamo con paura. Gesù dice che la fede è disobbedire alla paura e ricordarsi di ciò che si crede anche quando non lo si sente. Credere è fidarsi di Gesù non della tempesta.



venerdì 29 gennaio 2021

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 4,26-34

 


Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

«Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga». Il Vangelo di oggi ci chiede un unico gesto. Tutta la vita racchiusa in un gesto: "gettare il seme". Il resto non compete a noi, non dipende da noi. E' un po' come voler dire che la vita è tale solo se la metti in condizioni di portare frutto. E sono le scelte le cose che mettono in condizioni la vita di portare frutto. Noi vogliamo sempre controllare tutto, e stiamo male perché non ci riusciamo, forse perché siamo convinti che alla fine tutto dipende sempre da noi. Ma non è così. Da noi non dipende tutto. C'è una parte della vita che accade, che viene fuori al di là delle nostre capacità e delle nostre forze. Noi possiamo solo essere come quel contadino che con fiducia getta il seme. Non bisogna avere paura di scegliere qualcosa nella vita. Non bisogna avere paura di fidarsi. Non bisogna avere paura di rischiare in una scelta. C'è qualcosa di più brutto di sbagliare, e cioè il non provarci nemmeno. Non verrà fuori nessun grano da un campo dove non è stato seminato nulla. Da quello seminato potrebbe venir fuori anche erbaccia insieme al grano. Ma è meglio correre il rischio di non avere la perfezione, che non avere nulla per paura dell'imperfezione. «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi». La seconda caratteristica che Gesù sottolinea sta nel potenziale nascosto nelle cose piccole fatte e vissute con fede. In fondo molte famiglie si sono salvate per piccoli atti di amore vissuti con fede da donne (soprattutto) e uomini che hanno sperato in tempi difficili. 


giovedì 28 gennaio 2021

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 4,21-25

 


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

«Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere? Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce». La scelta di campo che fa Gesù è quella di parlare chiaramente, senza più nessun enigma. La parabola non è un modo per nascondere le cose ma per farle capire meglio. È importante tutto questo perché sovente nella nostra vita abbiamo difficoltà a giocare a carte scoperte. Non affrontiamo mai i problemi chiaramente, dando il giusto nome alle cose. Agiamo sempre sotto banco sperando forse di risolvere le cose senza mai affrontarle direttamente. Ma quello che ci è utile è agire alla luce del sole, mettendo in alto ciò che conta e smettendo di nasconderci dietro un diplomatichese che non porta davvero frutto. La fede, ad esempio, non può essere usata come qualcosa di intimistico da tenere nascosto in qualche cassetto delle esperienze personali. Chi crede deve poter lasciare che la luce della fede illumini ogni frammento di vita. Delle volte per paura di ostentare pecchiamo di un’eccessiva discrezione che non fa cogliere nessuna differenza tra noi e chi non crede. Il Vangelo non ci chiede proclami ma testimonianza. Non vuole che ostentiamo ma che mostriamo. Se Gesù è la luce, allora questa luce si deve vedere in qualche modo. Ma avere la fede non significa sentirsi migliori, ne tanto meno serve a sentirci autorizzati a giudicare gli altri. Ci fa allora bene ricordare quest’ulteriore insegnamento di Gesù: «Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più. Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha». Se ci ricordassimo di tutto questo, daremmo un peso alle nostre parole e ai nostri giudizi completamente diverso. Si diventa spietati su gli altri e si spera misericordia su se stessi. Ma siamo noi l’ago della bilancia su come saremo noi giudicati a nostra volta da Colui che è l’unico che può davvero farlo. 



mercoledì 27 gennaio 2021

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 4,1-20

 


Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.

Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».

E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l'ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l'accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l'accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Di nuovo si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva”. C’è così tanta gente che Gesù deve salire su una barca per poter palare a tutti, e a quanto pare la sua più grande preoccupazione è offrire a chi l’ascolta una chiave di lettura del loro essere lì ad ascoltare. Non basta infatti avere davanti a sé una massa di followers per pensare che le cose stanno andando per il verso giusto, serve invece capire qual è la qualità dell’ascolto di ciascuna di queste persone. Ecco allora la parabola del seminatore: «Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». Gesù sembra voler dire a tutte queste persone: chi siete voi tra tutti i personaggi di questo racconto? Siete ascoltatori superficiali che sentono senza ascoltare veramente? Siete personaggi emotivi, facili agli entusiasmi ma finita l’adrenalina scappano a gambe levate? O siete quelli che trattengono tutto per poi buttare tutto a mare alla prima preoccupazione che passa per la testa? Gesù sta cercando di aiutare le persone che lo seguono a capire con che qualità lo stanno seguendo e lo stanno ascoltando, perché sa che in mezzo a loro c’è anche chi sa ascoltare, serbare, mettere in pratica e portare frutto. È la grande lezione del vangelo che ci dice che la nostra forza non è mai nei numeri ma nella qualità. Un manipolo sparuto di santi possono cambiare un’intera città, ma un popolo di cristiani annacquati non servono nemmeno per coreografia. 


martedì 26 gennaio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - Qualcuno a cui guardare

Don Luigi Maria Epicoco - La strada verso casa

Don Luigi Maria Epicoco - E tu, ti dai del tempo?

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 10,1-9

 


Dal Vangelo secondo Luca 

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe”. Così inizia il vangelo nella memoria dei Santi Timoteo e Tito. Questa seconda generazione di evangelizzatori è il chiaro frutto della richiesta di operai della messe. Da Gesù in poi, il mondo è un campo immenso che esige il si di molti affinché venga evangelizzato. Gesù che potrebbe arrivare ad ogni uomo senza di noi, ha deciso di non farlo senza di noi. In questo senso la nostra preghiera è anche una grande memoria di quanto dovremmo noi imparare a dire il nostro si qualunque cosa stiamo facendo e in qualunque stato di vita stiamo vivendo. Gli operai della messe non sono solo i preti, ma ogni battezzato che decide di non vivere più in maniera supina il proprio battesimo. Ma per far questo serve liberarsi di visioni romantiche e assumere un sano realismo: “Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi”. Vivere seriamente la testimonianza battesimale significa capire che il mondo è fatto di lupi e noi siamo come degli agnelli davanti ad essi. Questa percezione di inadeguatezza non deve bloccarci ma farci ricordare che la nostra forza non è nelle nostre capacità, ma in una forza che viene dall’alto. Ad esempio se io mi convincessi che le mie forze possono bastare ad essere un buon prete allora sarei un illuso. Io da solo sono buono a fare danni, ma io con l’aiuto di Dio posso combinare anche qualcosa di buono. Lo stesso discorso è vero per qualunque vocazione. Chi vive così vive annunciando il vangelo con la propria vita e nel proprio stato di vita. Ma deve anche essere disposto ad accettare che non tutti accoglieranno la nostra vita e il nostro modo di vivere. Gesù non ci ha promesso simpatia da parte di tutti, ci ha chiesto solo di testimoniarlo senza prendercela in caso contrario.  


lunedì 25 gennaio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - Presentazione del libro Rime a Sorpresa di Luc...

Don Luigi Maria Epicoco - Attraversare le tempeste

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 16,15-18

 


Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

Di San Paolo non facciamo solo memoria della sua santità, del suo martirio, della sua testimonianza, bensì anche della sua conversione. E questo forse perché la conversione di quest’uomo non ha nulla a che fare con la conversione di un ateo, di un miscredente, di un senza Dio, ma a che fare con la conversione di un uomo che a Dio già credeva, anzi ci credeva talmente tanto da perseguitare i cristiani per difenderne il Suo buon Nome. San Paolo è un credente convertito. Egli passa dalla religione alla fede. Forse ognuno di noi dovrebbe pregare affinché gli accada la medesima conversione. Troppo spesso la nostra vita è piena di religione ma vuota della vera fede. La religione è frutto di educazione, di tradizione, di aspettative, ma la fede può anche non avere a che fare direttamente con tutto questo. Si incontra la fede quando in maniera forte e decisiva si fa un’esperienza che ci segna talmente tanto da farci passare dal credere in valori o idee a credere in Qualcuno. Saulo incontra Cristo sulla sua strada, e da quel momento non è più lo stesso uomo di prima. Saulo diventa Paolo. Ecco perché il Vangelo di oggi riporta le parole di Gesù sull’annuncio: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato». Perché se da una parte la fede è il dono di ricevere un’esperienza che ti cambia la vita, è pur vero che davanti a questa esperienza rimaniamo liberi di dire di si o di no. «E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». I frutti dell’annuncio non consistono in convincimenti retorici, ma in prove di fatto. È la grande lezione che ha appreso Paolo convertendosi: lui che di retorica e di ragionamenti teologici se ne intendeva, comprende che Dio agisce per fatti e non per meri ragionamenti. 


domenica 24 gennaio 2021

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 1,14-20

 


Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

"Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo»". Ogni grande decisione nella vita, nasce molto spesso da qualcosa di importante che è accaduto. Per Gesù il trauma dell'arresto di Giovanni e la sua successiva morte è l'evento che lo spinge alla decisione di cominciare la sua vita pubblica. E già questa è una grande indicazione. Solitamente noi facciamo il contrario: le cose che succedono dentro la nostra vita (specie quelle più brutte) diventano l'alibi per cui non fare più nulla e non decidere più niente. Il dolore se non ci provoca a grandi scelte allora ha definitivamente vinto, ma se ci spinge a fare qualcosa di importante allora è disinnescato alla radice. Ciò non significa che non farà più male, ma che non avrà l'ultima parola. 



sabato 23 gennaio 2021

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 3, 20-21

 



Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.

Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

“Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo”. La brevità del Vangelo di oggi è inversamente proporzionale all’efficacia dell’immagine. Infatti l’immensità della gente che attornia Gesù è così grande che si ha subito la sensazione che l’evangelista Marco stia man mano facendo percepire che l’identità di Gesù si sta rivelando, e proprio per questo il suo seguito diventa incontenibile. Ma è interessante l’annotazione successiva del versetto seguente: “Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «È fuori di sé»”. Infatti se da una parte Gesù sta emergendo nella sua identità messianica, la difficoltà che fanno le persone che lo conoscono da tempo, soprattutto i suoi parenti, è accettare che quel ragazzo cresciuto con loro non è solo il figlio di Giuseppe il falegname, ma è il figlio di Dio. Per fare un paragone con noi dovremmo dire che molte volte di Gesù ci prendiamo gli insegnamenti, le parole, le indicazioni, ma facciamo fatica ad accettare che Egli non è solo un maestro di vita, ne solo un geniale psicologo o una fine guida spirituale ma bensì il figlio di Dio venuto a salvarci. Tutte le cose buone che Gesù suscita possono essere catalogate in esperienze positive riscontrabili nel mondo, ma c’è una cosa che sfugge ogni catalogazione ed è la sua origine divina. È proprio questo dettaglio che fa credere ad alcuni che sia pazzo. Ma con il tempo anche loro dovranno ricredersi, accettando che l’unica pazzia di cui si può accusare Gesù ha a che fare con l’amore per ogni uomo. È comunque bello poter pensare che alla fine se Gesù non ci scandalizza, ciò significa che c’è qualcosa che non va. L’esperienza della fede non è essere confermati nelle nostre aspettative ma lasciarci stupire e mettere in crisi dal Signore che supera spesso le nostre aspettative. In questo senso lo scandalo è la maniera ordinaria attraverso cui il Signore ci ricorda che Egli è Dio. 



venerdì 22 gennaio 2021

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 3, 13-19

 


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.

Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

“Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni”. È bello pensare che il modo che Gesù ha di ragionare non è un modo aziendale. Egli non ha pensato alla Chiesa come l’esecutrice dei suoi progetti, ma come il circuito di relazioni dove Egli stesso poteva entrarci dentro in maniera totale. Per questo l’evangelista Marco sottolinea che il motivo per cui sceglie i dodici è innanzitutto perché “stessero con lui”, e solo in un secondo tempo per “mandarli a predicare”. Dobbiamo comprendere che la nostra vocazione cristiana non è sentirci delle pedine in mano a un Dio che ha progetti da realizzare, ma che siamo voluti e chiamati per vivere innanzitutto un rapporto preferenziale con lui. Altrimenti ci affanneremo a fare molte cose sentendoci però solo dei servi efficienti e non certamente dei figli felici. “Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì”. Gesù sceglie ognuno per ciò che è e non per ciò che dovrebbe essere. Egli non chiede a nessun suo discepolo di smettere di essere se stesso per seguirlo, anzi li lascia talmente tanto se stessi e liberi che potranno persino rinnegarlo e tradirlo. Senza questa caratteristica di libertà, la fede e il cristianesimo sarebbero solo delle mere esecuzioni di copioni già scritti, quando invece sono delle misteriose storie da scoprire. Il fatto che Dio sappia tutto, e sappia quindi anche come finirà la storia, non significa che per questo ci toglie la libertà di realizzarla. È forse questa la cosa più bella di Gesù: anche se sa, continua a investire e ad avere fiducia in ciascuno sapendo che persino da un errore si possono tirare fuori dei santi, e che in questo rischio risiede anche la terribile possibilità che qualcuno decida di perdersi completamente.  




giovedì 21 gennaio 2021

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 3, 7-12

 


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.

Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.

Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

“Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo”. Mi commuove la richiesta di Gesù nel Vangelo di oggi: elemosina un po’ di spazio sulla nostra barca per poter continuare a parlare a tutti. Il rischio, infatti, di essere schiacciato è alto. Non siamo forse abituati a pensare a un Dio che ha bisogno di noi. Dio per definizione è onnipotente, può tutto, non ha bisogno di nulla. Ma Gesù ci ha insegnato che Dio è talmente amante della nostra libertà da consegnarsi alle nostre scelte, ai nostri si e ai nostri no. Siamo discepoli di un Dio che si propone ma che non si impone. La fede, diceva Benedetto XVI, è una vittoriosa certezza. Ma questa vittoriosa certezza la si può perdere, rovinare, schiacciare nelle mille cose della vita. La vita spirituale è permettere a Gesù di avere un po’ di spazio nel nostro tempo, nelle nostre giornate, nelle nostre cose per continuare a proclamarci la buona notizia di essere completamente amati. Finché desidereremo avere un Dio che si impone a noi, rimarremo delusi. Gesù agisce con potenza nella vita di coloro che gli fanno spazio. Sarebbe bello se oggi ci domandassimo quanto spazio gli facciamo. Sarebbe bello avere consapevolezza se siamo come quei demoni che sanno bene chi è ma non si lasciano cambiare, o siamo come quelle folle che lo cercano solo perché vogliono essere guarite. Si è discepoli non quando si ha la risposta giusta, ne quando è la disperazione il vero motivo per cui lo cerchiamo; si è discepoli quando si decide di fare spazio a Colui che ha scelto la via dell’umiltà per portarci la salvezza. Pensare che il Figlio di Dio si è fatto uomo non serve a emozionarci in tempi di natale, ma serve a ricordarci che Colui che riempie i cieli e i cieli dei cieli, ha scelto di diventare bambino perché ognuno di noi rimanesse libero davanti a Lui. 



mercoledì 20 gennaio 2021

Don Luigi Maria Epicoco - Vivere con amore

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 3,1-6

 


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.

Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.

E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

La scena raccontata nel vangelo di oggi è davvero significativa. Gesù entra nella sinagoga. Ormai è palese lo scontro polemico con gli scribi e i farisei. Questa volta però la diatriba non riguarda discorsi teologici o interpretazioni, ma la sofferenza concreta di una persona: “C'era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!»”. Solo Gesù sembra prendere sul serio la sofferenza di quest’uomo. Gli altri sono tutti preoccupati solo di avere ragione. Un po’ come capita anche a noi che per la foga di voler avere ragione perdiamo di vista ciò che conta. Gesù stabilisce che il punto di partenza deve sempre essere la concretezza del volto dell’altro. C’è qualcosa di più grande di ogni Legge ed è l’uomo. Se si dimentica questo si rischia di diventare fondamentalisti religiosi. Il fondamentalismo non è nocivo solo se riguarda le altre religioni, ma è pericoloso anche quando riguarda la nostra. E si diventa fondamentalisti quando si perdono di vista le vite concrete delle persone, la loro concreta sofferenza, il loro concreto esserci in una storia precisa e in una condizione specifica. Gesù mette al centro le persone, e nel vangelo di oggi non si limita solo a farlo ma a interrogare gli altri a partire da questo gesto: “Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell'uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire”. Sarebbe bello pensare dove siamo collocati noi in questo racconto. Ragioniamo come Gesù o come gli scribi e i farisei? E soprattutto ci accorgiamo che Gesù fa tutto questo perché l’uomo con la mano inaridita non è uno sconosciuto, ma sono io, sei tu?  




martedì 19 gennaio 2021

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Mc 2,23-28

 


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.

I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».

E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Parola del Signore


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

“In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?»”. Certi brani del vangelo sono rivoluzionari ed è per questo che sono pericolosi. Infatti una rivoluzione può cominciare con il piede giusto e finire con quello sbagliato. Ciò che Gesù sta cercando di inculcare agli scribi e ai farisei è che la potenza della Legge, del sabato, delle pratiche di Israele stanno nella loro capacità pedagogica di educare alla libertà e non nel sostituirsi ad essa. Infatti c’è un uso della Legge, del sabato e della tradizione che serve a toglierci dall’imbarazzo di essere liberi, mentre, ad esempio, il sabato è istituito da Dio per ricordare a ciascuno di noi che siamo liberi. Ed è tanto vera questa libertà che almeno un giorno alla settimana noi non siamo sotto la dittatura del fare. Ma se questa intenzione di fondo viene dimenticata, anche il sabato può trasformarsi nell’ennesima cosa oppressiva che popola la nostra vita. Anzi, è forse questo il rigetto della religione che si ha nel nostro tempo: abbiamo trasmesso una fede fatta di precetti, di regole, di moralismi offuscando completamente la luce e il messaggio di fondo del Vangelo che è fatto di gioia e di libertà. Ma è anche vero che a volte in nome della gioia e della libertà si butta a mare tutto trasformando Gesù non più nel Messia ma in una versione caricaturale di qualche guru profumato di autorealizzazione e benessere. La verità è che Gesù vuole restituire il sabato al suo vero significato donando un gusto diverso a chi già l’osserva e donando un’opportunità a chi se l’è perso per strada. Se vuoi essere felice devi imparare a tenere una direzione, ma ricordati che non basta mantenere una direzione per essere felici. È in questo doppio limite che si mantiene un sano realismo cristiano. Solo così la rivoluzione del vangelo non diventa tragedia ma vero cambiamento. 



lunedì 18 gennaio 2021

Lettera Apostolica - Patris Corde

 


Proponiamo attraverso dei video la lettura delle sette parti in cui è divisa la Patris Corde, la lettera Apostolica di Papa Francesco in occasione del 150° anniversario dalla dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa Universale.

Prima Parte - Padre Amato

Seconda Parte - Padre nella Tenerezza

Terza Parte - Padre nell'Obbedienza

Quarta Parte - Padre nell'Accoglienza

Quinta Parte - Padre dal Coraggio Creativo

Sesta Parte - Padre Lavoratore

Settima Parte - Padre nell'ombra


Lettera Apostolica Patris Corde - Settima parte - Padre nell'ombra

Lettera Apostolica Patris Corde - Sesta parte - Padre Lavoratore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 2,18-22

 


Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.

Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?»”. Ci sono dei perché che servono a farci scoprire il significato delle cose, e perché retorici. I discepoli del Battista e i farisei sono intenti a compiere la pratica del digiuno. Ciò che li preoccupa non è l’aver capito o meno il vero motivo per cui praticano il digiuno ma il fastidio che procura loro il fatto che i discepoli di Gesù non lo fanno. È una sensazione che spesso si affaccia nella nostra vita quando ci troviamo a dover avere a che fare con persone che vivono o fanno cose diverse dalle nostre. In fondo ciò che ci infastidisce è che la diversità mette in discussione il nostro equilibrio precario. Ma la vera svolta sarebbe approfittare dell’incontro con ciò che è diverso per riscoprire le vere ragioni che ci sono alla base delle nostre convinzioni e delle nostre scelte. Gesù in maniera molto semplice dice a coloro che lo interrogano che la funzione della pratica religiosa non è fine a se stessa. Essa non è un modo per mostrare quanto si è bravi, ma assume senso solo in rapporto allo “sposo”, cioè ha senso solo dentro una relazione: “Gesù disse loro: Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno”. Basta questa precisazione a rendere vuota qualunque pratica religiosa che si compie fuori da un’autentica relazione con Dio. Ma implicitamente è un monito anche per i suoi discepoli: essi infatti non avranno lui per sempre. Chi segue Gesù sa bene che ci sono momenti in cui Egli è presente, e momenti in cui sembra che Egli sia assente. La nostra capacità è sapere fare tesoro dell’uno e dell’altro momento. No si digiuna per convincere Dio di qualcosa ma per imparare ad abitare la mancanza come luogo decisivo dove incontrare Dio.