mercoledì 4 settembre 2019

Don Luigi Maria Epicoco - Fate quello che vi dirà (testo)



FATE QUELLO CHE LUI VI DIRA’
La forza di quell’avvenga per me

di Don Luigi Maria Epicoco

Faremo un piccolo percorso perché il tema mette insieme due pagine del Vangelo: le nozze di Cana e l’Annunciazione. Prima di entrare nel cuore del tema, penso sia molto importante che io dica una cosa impopolare. Impopolare perché? Perché il nostro mondo non funziona secondo quello che vi sto per spiegare e, siccome noi viviamo nel mondo, molto spesso, la nostra mentalità ha a che fare con quella del mondo. Pertanto, mi scuso se, in questa prima parte - che non entrerà subito nel cuore del tema – dirò una cosa impopolare ma spero possa aiutarvi a fare una rincorsa per capireil tema che si affronta.
La domanda che apre la nostra riflessione è questa: come ha potuto Maria ascoltare la voce dell’Angelo? Come è possibile che questa donna, ad un certo punto, ascolti la Parola di Dio che le arriva attraverso l’Angelo?
La seconda grande domanda: come ha potuto Maria accorgersi che ad una festa, come quella delle nozze di Cana, manca il vino. E’lei che se ne accorge! Il Vangelo ci dice che è questa donna ad avere occhio, ad avere l’accortezza di capire che quella festa sta per trasformarsi in una tragedia. Come è possibile tutto questo?
Credo che se non rispondiamo a questa domanda, tutto ciò che diremo sarà bello ma non sarà vivibile per ciascuno di noi, perché tutte le cose belle che possiamo dire di Maria, della libertà del Vangelo, sono vere e belle soltanto se anche noi possiamo viverle. Noi possiamo vivere quelle cose belle e vere che incontriamo nel Vangelo e, soprattutto, in quella pagina straordinaria che è Maria. Maria ha una capacità di ascoltare ed accorgersi (tenete a mente questi due verbi perché sono i due verbi della vita interiore): Maria ascolta la parola dell’angelo Gabriele e si accorge che manca il vino alle nozze di Cana.
Perché vi ho detto che questa prima parte sarebbe stata impopolare? Perché viviamo in un mondo, in una cultura, in un modo di stare al mondo, che non ci fa vivere dentro di noi ma ci fa vivere fuori di noi. La grande predica del mondo non è sull’interiorità ma sull’esteriorità, cioè sul pensare che la cosa più decisiva della nostra vita, accade fuori di noi e non dentro di noi.
Nella storia della Chiesa, c’è un personaggio straordinario che è Agostino: è un convertito, uno che ha vissuto la sua vita con la sua intelligenza, la sua retorica, le sue doti ma, nel cuore di questa vita che sembra realizzata, Agostino ha un vuoto enorme, una insoddisfazione enorme, un buco enorme. Ecco, in quella mancanza, in quella insoddisfazione, Dio si fa spazio, lo mette in crisie, incontrando alcune persone decisive dentro la sua vita, Agostino si converte. Ricordate che la conversione nella vita di una persona – cioè l’incontro reale con Cristo - non avviene mai per ragionamento, avviene sempre perché incontriamo qualcuno: quando il catechismo ci dice che la chiesa è sacramento universale di salvezza, non sta parlando tanto del diritto canonico, né delle pareti di un tempio. Si sta dicendo quello che è la chiesa in sostanza cioè un intreccio di relazioni e, proprio questo intreccio di relazioni, è il sacramento che Dio usa per salvarci. Qual è la chiesa che Agostino incontra per salvarsi? Sua madre Monica, poi il Vescovo Ambrogio, Simpliciano, persone che gli sono amiche, che entrano dentro la sua vita e lo raccolgono da una situazione di crisi.
Ecco, noi incontriamo la chiesa quando incontriamo delle relazioni decisive che, ad un certo punto, ci portano all’incontro con Cristo. Perché abbiamo citato Agostino? Perché, dopo la conversione, nel libro delle “Confessioni”, Agostino dice…Ti cercavo ovunque, Ti cercavo nelle creature, Ti cercavo intorno a me, Ti cercavo nei ragionamenti, mi gettavo nelle creature, nel piacere, nella gioia che era nel mondo, in una grande esteriorità e Tu, invece, eri dentro me stesso, eri più intimo di me a me stesso…E’ molto interessante quello che scrive Agostino: sta dicendo che tutto quello che stiamo cercando dentro la nostra vita è  dentro di noi. Non lo dobbiamo cercare come si cerca qualcosa in una mappa, non dobbiamo cercarlo pensando– questa è la più grande tentazione –che la felicità esiste ma non è qui, è in un altro posto, che la felicità esiste ma non è in questo momento ma in un altro momento della nostra vita. La scoperta di Cristo è quella di accorgersi che tutto quello che tustai cercando, non lo devi aspettare come qualcosa che deve accadere, è qualcosa che è nascosto dentro di te. Scrive Agostino << In interiore hominehabitat veritas>>: è nell’interiore di noi, nel cuore di ognuno di noi, che abita la verità. Allora la più grande rivelazione cristiana non è andare in un posto, non è dire “arriverò a quegli anni e quelli saranno gli anni decisivi per me”…immaginate, per esempio, un giovane che dice “aspetto i 18 anni…” poi arrivano e non succede nulla! Allora uno dice… “dai facciamo 25 anni, solitamente il mezzo secolo è una bella tappa”…e, poi, sono finiti i 20 anni e cominciano i 30, finchè cominci a dire… “abbiamo tempo ci sono i 40 anni”…poi arrivano i 40 e mi sento ancora giovane, i giovani adulti, tutti modi di dire che stiamo aspettando che qualcosa accada in un tempo della nostra vita, in un tempo che ancora non riusciamo a vedere tant’è vero che, quando stiamo male, facciamo due cose fondamentalmente: o ci nascondiamo o non riusciamo a stare in un posto…sempre cambiare, cambiare, cambiare…oppure dobbiamo dormire, dormire, dormire… Sono due modi per non stare dentro la realtà: una persona si converte quando si accorge che tutto quello che sta cercando è qui, che tutto quello che sta cercando non è in un altro giorno ma in questo giorno, non è in un altro posto ma è in questo posto, in questo luogo cioè il posto, la geografia è il tempo in cui noi cantiamo le cose decisive della nostra vita, la nostra interiorità.
Per questo il mondo non vuole che noi entriamo dentro la nostra interiorità, perché se una persona entra dentro se stessa, sperimenta la libertà, sperimenta l’incontro con qualcosa che gli libera la vita, perché è l’incontro con un senso che riempie la sua vita. Chi sono le persone felici? Sono le persone che sonorealizzate? Non proprio! Le persone felici sono quelle che avvertono che, in tutto quello che stanno vivendo, c’è un significato. Tu non puoi dire “sarò felice se mi realizzerò in questa cosa o quest’altra” perché, a volte, la vita non ti dà l’opportunità di realizzarti in quel modo; la felicità è avvertire però che tutto quanto tu stai vivendo, anche la cosa più difficile, anche la cosa più faticosa, più brutta, è attraversata da un significato. E dov’è che ti accorgi che la tua vita è attraversata in un significato? In un libro? In un posto speciale? Dentro di te! Le persone libere sono le persone che si sono accorte di un avere un dentro e non semplicemente un fuori nella loro vita, si sono accorte che, la propria esistenza, non vale per la propria esteriorità ma per la propria interiorità. Allora la più grande rivoluzione che possiamo portare in questo mondo è portare l’impopolarità dell’interiorità, è portare in un mondo che ci spinge fuori, che ci spinge a riempire la nostra vita di tante cose per non pensare, in un mondo così – invece – fare noi qualcosa di trasgressivo: portare ciò che è dentro noi stessi, imparare la vita interiore.
La vita interiore (che non è ancora la vita spirituale, perché coltivare la vita interiore non significa ancora avere imparato che cos’è la vita spirituale… ma ci arriviamo nella grande rincorsa di cui dicevo all’inizio)…Nessuno può pensare di essere libero se non riscopre la propria interiorità, nessuno può dire davvero di poter sperimentare la libertà, se non si allena alla propria interiorità. E l’interiorità è fatta di tappe, a volte molto faticose, tappe che il mondo non favorisce: tu devi strappare, con tutto te stesso, le cose che sto per dirvi dalla mentalità del mondo.
La prima è la capacità in silenzio: una persona impara che cos’è la propria interiorità quando si allena al silenzio. Il silenzio è fatto innanzitutto a livello fisico: abbassare il volume di tutto ciò che riempie la nostra esistenza. Sapete, ci sono delle volte che noi non riusciamo a rimanere da soli, fermi, in un posto senza tenere qualcosa che parla: la tv, della musica, qualcosa che riempia il nostro silenzio. C’è una cosa che ci spaventa tantissimo: è il silenzio! Invece, noi dovremmo imparare ad allenarci al silenzio: dovremmo dire che, prima ancora di dire se sappiamo pregare, dobbiamo domandarci se noi ci siamo mai allenati a stare in silenzio, a viverci il silenzio, ad avere degli spazi, dentro la giornata, che sono spazi di silenzio. Non dico ore ed ore, però, la vita di una persona comincia a cambiare se, ogni giorno, quella persona ha la costanza di prendersi 10 minuti di silenzio. Sapete come traduce il Vangelo il silenzio? Con una immagine bellissima e dice: “Entra nel segreto della tua stanza”.
Perché a noi non piace il silenzio? Perché ci fa fare i conti con noi stessi e noi non vogliamo fare i conti con noi stessi; perché ci fa toccare, a volte, l’angoscia che ci abita; il silenzio ci fa toccare il vuoto che attraversa il nostro cuore. Siamo spaventati dal silenzio; eppure, non conosciamo nessuna via che ci riporti più autenticamente a riscoprire l’interiorità, se non il silenzio. Il Vangelo ci dice che Maria era capace di silenzio e lo dice a più riprese, soprattutto perché, nel Vangelo, Maria fa ma parla pochissimo e, quando fa qualcosa o parla, il Vangelo subito chiosa le sue parole o azioni, dicendo:“Ella serbava tutte queste cose, meditandole nel proprio cuore”. Allora, soltanto dopo che ci siamo allenati al silenzio, significa che abbiamo varcato la grande porta della nostra interiorità. Immaginate questo viaggio dentro di noi, questa capacità di entrare dentro di noi, come una persona che comincia a fare sport; nessuno può fare sport senza riscaldamento, senza prepararsi con un adeguato riscaldamento, altrimenti gli esercizi fanno male, non sono salutari. Allora cosa ci prepara alla preghiera? Allenarci al silenzio.
Amici miei, questo allenamento è fatto su ciascuno di noi ed è a misura di ciascuno di noi: magari a uno basta un mese vissuto nell’allenamento di 10 minuti di silenzio al giorno per cambiare la percezione della sua interiorità; un altro, invece, deve lavorare 10 anni su questo silenzio… ma non scoraggiatevi! E’ sicuro che, se noi non impariamo il silenzio, significa che non possiamo nemmeno entrare in quel luogo in cui si manifestano le due cose decisive della vita, che Maria si porta addosso: ascoltare e accorgersi.
Non avete anche voi il desiderio profondo di dire: ma qual è la volontà di Dio nella mia vita? Quando una persona si fa una domanda vocazionale, cioè una domanda alla quale rispondere per dire che la propria vita ha trovato un senso, la domanda vera è questa: che cos’è che rende la mia vita significativa? Volete che qualcuno risponda a questa domanda? Allora dovete allenarvi all’ascolto, perché a questa domanda non si risponde per ragionamento, non si risponde per logica, si risponde perché qualcuno ci risponde a questa domanda.
Noi siamo cristiani e credenti, pensiamo che la fede è un fatto decisivo dentro la nostra vita, perché sappiamo e crediamo che le domande più importanti della nostra esistenza hanno una risposta, non servono semplicemente a metterci in crisi. Le domande significative della nostra vita non servono semplicemente ad inquietarci, a toglierci il sonno: hanno una risposta! E Dio muore dalla voglia di rispondere a queste domande, ma se noi siamo capaci di ascoltarLo.
Solo se una persona si è allenata nell’interiorità, può avere anche la pretesa di dire: Gabriele mi sta parlando, mi sta rivolgendo un saluto, mi sta portando un annuncio. L’annuncio di ciò che è significativo dentro la nostra vita, inizia quando comincia il silenzio.
La seconda parola impopolare, dopola parola silenzio, è la parola solitudine; quando noi pensiamo alla solitudine, non dobbiamo pensarla come ad una forma di isolamento, né di punizione o fuga dagli altri, ma è la grande capacità, a volte, di staccarci da tutto quello che ci trattiene dal tornare dentro noi stessi. Tutti noi, ad un certo punto, abbiamo bisogno di questa solitudine: è bisogno di prendere distanza con quello che uno sta vivendo.
Noi siamo spaventati dalla solitudine, perché la nostra generazione è ferita soprattutto nelle relazioni, e la maggior parte delle ferite che hanno a che fare con le nostre relazioni, sono ferite di abbandono: chi doveva amarci non lo ha fatto come avrebbe dovuto e, quindi, noi abbiamo sperimentato il dolore di sentirci abbandonati, non voluti, non accettati ed abbiamo paura della solitudine perché, molto spesso, ci ricorda l’essere abbandonati, l’essere da soli, non avere nessuno. La solitudine, invece, è necessaria nell’incontro con noi stessi e nell’incontro con Dio. Cosa ci prepara ad entrare dentro noi stessi? La capacità di stare un po' da soli, di prenderci un tempo per noi, un tempo di silenzio ed un tempo da soli.
Ma queste due cose non servono a nulla se non ci aggiungiamo questa terza parola: fedeltà. Che cos’è che ci fa crescere in un percorso di riscoperta della nostra interiorità? La costanza. Amici miei, non importa la quantità, non importa che noi passiamo ore ed ore a fare quello che sto dicendo! Bastano anche pochissimi minuti ma avere la costanza di vivere quei minuti quotidianamente; cito spesso la fiaba del Piccolo principe…la volpe cerca di spiegare al piccolo principe che cosa significa addomesticare e gli dice “ogni giorno io verrò qui alle 4, e mi metterò lontanissimo da te perché ho paura, non ti conosco e ci vedremo ogni giorno lì alle 4, ma ogni giorno mi avvicinerò sempre un po' di più. Ogni giorno, questo rito di vederci lì alle 4, ci avvicinerà fino al punto in cui io sarò vicino a te e non avrò più paura di te. Da quel momento in poi, tu mi avrai addomesticato”.., Ecco,  se noi non impariamo costanza e fedeltà, ci comportiamo come quelli che partono con grande entusiasmo, durano un paio di giorni e poi dicono….allora, dopo due giorni di palestradove sono gli addominali?...la costanza! La fedeltà! Non c’è interiorità senza fedeltà.
Siamo alla terza parola: silenzio, solitudine, fedeltà. Vedete come il mondo ci dice il contrario?Rumore, parole continue, stare sempre con qualcuno e mai da soli, quando ti annoi di qualcosa cambia, non essere fedele…questo dice il mondo.
La quarta parola che penso sia importante è la parola sincerità. Non si può avere nessuna vita interiore se non si è leali con noi stessi. Per essere leali con noi stessi, abbiamo bisogno di qualcuno che ci voglia autenticamente bene e ci aiuti a fare verità su noi stessi, ad insegnarci ad essere sinceri con noi stessi. Se leggete l’esortazione apostolica scritta dal Papa dopo il sinodo dei giovani, “Christusvivit”, il Papa dedica uno spazio agli accompagnatori spirituali e dice che, nella chiesa, bisognerebbe istituire un ministero appositamente per far questo, cioè accompagnare spiritualmente le persone, soprattutto i giovani.  A cosa serve uno che ti accompagna spiritualmente? Non a rispondere alle tue domande. A cosa ti serve una persona che ti accompagna? Non a toglierti le castagne dal fuoco. Una persona che ti vuole autenticamente bene e ti accompagna spiritualmente è una persona che ti aiuta a fare verità su te stesso. Voi avete una persona da cui accettate la verità su voi stessi? Avete una persona che vi può dire esattamente quello che siete, senza sentirvi offesi, senza mettervi sulla difensiva…? Vi sentite talmente voluti bene che questa persona può aiutarvi a fare verità su voi stessi, cioè vi può dire…Siate sinceri…
Come agisce il male nella nostra vita? Non facendoci mai trovare qualcuno che ci aiuta ad essere sinceri con noi stessi, a difenderci da questo per vergogna, per paura del giudizio, perché non vogliamo scandalizzare, perché non ci sentiamo capiti…sono tante le scuse che ci spingono a non essere sinceri gli uni gli altri. Invece, abbiamo bisogno di verità, abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti ad essere sinceri con noi stessi.
Finisco la parentesi di impopolarità prima di entrare nel tema: se noi non impariamo la vita interiore, Cristo è qualcosa che tu indossi e che smetti di indossare a convenienza, ma non è qualcosa che ti cambia la vita…Cristo o lo incontri nella parte più decisiva di te  -che è il tuo cuore  - oppure non ti serve. Questo è il grande insegnamento di Maria: Ella ha potuto prendere sul serio la volontà di Dio dentro la sua vita, perché era allenata a questo ascolto, all’interiorità. Maria ha potuto accorgersi di questa mancanza alle nozze di Cana, che stava per diventare tragedia, perché era allenata ad accorgersi, perché aveva interiorità.
Silenzio, solitudine, fedeltà, sincerità: non sono, forse, queste le parole che ci aiutano ad imparare cosa significa pregare o avere una vita spirituale? Facciamo un passetto avanti: cosa significa passare dalla vita interiore alla vita spirituale? Questo è il passo che fa lo Spirito dentro ciascuno di noi: da dove inizia questo lavorio dello Spirito? Da una cosa molto importante: dentro noi stessi non abita un vuoto ma un pieno.
Qual è la differenza tra lo yoga o le tecniche di rilassamento, tra lavorare su noi stessi e fare training autogeno (perché potrebbe essere anche questa la vita interiore) ed il cristianesimo? La maggior parte di queste tecniche servono a svuotarci da preoccupazioni, paure, insicurezze, ansie…tutte cose belle…Ma a noi, la vita interiore, non serve per svuotarci ma per incontrare un pieno, non per creare un vuoto: questa pienezza ha un nome proprio che è Cristo! Cristo è la pienezza che abita nel cuore di ciascuno di noi. Perché dobbiamo imparare il silenzio e la solitudine? Per fare vuoto? No! Per incontrare questo grande pieno che è Gesù Cristo che abita dentro ciascuno di noi. E che cosa fa Gesù Cristo dentro ciascuno di noi? Fratelli miei, ci parla! Dice a ciascuno di noi la volontà di Dio, quello che riempie la nostra vita di significato; è Colui che ci incoraggia, è Colui che dice “Segui me non seguire quell’altro che abita dentro di te”:  è il male che pure abita dentro di te e che, solitamente, vuole spostare la nostra attenzione non su quella pienezza, ma sul vuoto che ci deprime e ci angoscia…Non c’è niente per te! Niente riempie la tua vita di significato…tu non sarai mai felice…tu sei sbagliato…questo ci dice il male che ci abita. Chi fa la differenza in questo? Noi! Perché solo noi, con la nostra libertà, possiamo decidere chi ascoltare. Non possiamo decidere cosa incontrare dentro di noi, perché non dipende da noi, ma possiamo decidere chi ascoltare dentro di noi: quello sì che dipende da noi! Questa è Maria ed è lì che comincia la vita spirituale, perché essa è sentire la voce di Gabriele, è sentire Dio che ci sta parlando.
“Avvenga per me quello che hai detto” dice Maria nel Vangelo dell’Annunciazione: in maniera molto pratica, Maria ci sta dicendo una cosa importantissima cioè che, il primo modo di ascoltare la Parola di Dio, è quella di prendere sul serio ciò che ci sta accadendo. Dio ci parla sempre attraverso la nostra vita: problemi, cose belle o brutte, cose che vorremmo o non vorremmo. Uno impara alla maniera di Maria quando, vivendo cose che gli stanno succedendo, dice…Sì le voglio affrontare! Anche se non le ho scelte, io le voglio affrontare dentro la mia vita! Imparare a dire di sì a ciò che ci accade: questo è il primo modo di capire che cosa il Signore ci sta dicendo. Se tu non prendi sul serio la vita che hai davanti, anche se non ti piace, non riesci a capire quello che il Signore ti sta dicendo e passi tutta la vita ad essere arrabbiato – perché ti sta succedendo quella cosa - e a voler scappare da quella cosa. Con questa rabbia e questa volontà di fuga, nessuno può parlarti, perché ciò è possibile soltanto se tu dici “Va bene, avvenga per me quello che sta succedendo…Eccomi, sì”.
In questo senso, noi dovremmo imparare la preghiera: essa serve ad accogliere ciò che ci sta succedendo nella vita. A cosa dovrebbe servire la nostra preghiera? A non dover scappare davanti a tutto quello che la vita ci sta riservando, perché, soltanto se prendiamo sul serio la vita, cominciamo a capire anche qual è la volontà di Dio per ciascuno di noi.
Ma attenzione! Sentite quanto è consolante il Vangelo di Luca, quando ci spiega che cosa succede a Maria; quando incontra l’Angelo Gabriele non è che Maria dice “Eureka! Ho avuto l’illuminazione! Adesso so tutto!”...Qual è la reazione di Maria davanti a quell’angelo? La confusione: non capisce fino in fondo che cosa le sta dicendo il Signore, come capita anche a noi che non capiamo fino in fondo che cosa ci sta dicendo il Signore, in mezzo ai tanti problemi o situazioni che viviamo.
Maria capirà la volontà di Dio un po' alla volta, ma fa qualcosa di straordinario e rivoluzionario: ci insegna che la libertà è rischiare di fidarsi di Dio, prendendo sul serio la vita che abbiamo.
Rischiare di fidarsi di Dio, prendendo sul serio la vita che abbiamo: guardate che noi ragioniamo al contrario…diciamo…Signore cambiaci questa vita e noi la prenderemo sul serio e, se non hai idee, ti forniamo noi la fotografia della vita che vorremmo…insegnare a Dio a fare Dio.
Noi facciamo questo, ma la preghiera è il contrario! E’ dire…Signore io non ci capisco niente, sono in piena confusione ma io mi fido di Te e prendo sul serio quello che c’è in questo momento...
Fino a questo momento, abbiamo riflettuto sulla seconda parte dell’argomento, l’avvenga per me…La seconda grande lezione che ci dà Maria, questa volta alle nozze di Cana (quindi facciamo un passo indietro verso “fate quello che vi dirà”)…da dove nasce questa parola? Che cos’è che rende possibile il miracolo in quella festa di nozze che sta per trasformarsi in tragedia? Il miracolo inizia da una cosa molto semplice: inizia da Maria che va da Gesù e gli dice “Non hanno più vino”. Che cos’è che scandalizza di questa pagina del Vangelo? Noi ci aspetteremmo una risposta positiva, immediata, da parte di Gesù; invece, Egli dice “Che ho a che fare con te oh donna? Non è ancora giunta la mia ora”. Tradotto questo significa che tu vai a pregare ma, nella preghiera, invece di trovare quello che ti aspetti, sei deluso…Qui devo farvi una domanda importante? Siete disposti a credere che Dio vi ama anche quando la preghiera vi delude? Questa è la più grande rivoluzione che ci insegna Maria! Se tu ti aspetti che la preghiera ti dia soddisfazione, è lì che noi, a volte, rimaniamo a bocca asciutta; a volte, la preghiera ci delude, non perché Dio vuole deluderci ma perché noi abbiamo categorie affettive, psicologiche, spirituali che, a volte, sono ferite. Sono ferite dal peccato originale innanzitutto, ma anche dal male che abbiamo subito, dal dolore che abbiamo sperimentato: quando una persona, ad esempio, non ha mai potuto fidarsi di qualcuno nella vita, è difficile credere che di Dio puoi fidarti e, per quanto tu glielo dica, dentro di te c’è una resistenza che ti dice “Non fidarti!”. Questo significa che, molto spesso, quando tu preghi, lo fai così come sei e, così come sei, a volte, la percezione che hai di Gesù è quella di Gesù che ti dice “Io non voglio avere niente a che fare con quello che mi stai dicendo...”: è deludente!
Sei disposto a credere che Dio ti ama anche quando la preghiera ti delude? Solitamente, quando la preghiera delude, noi ce ne andiamo. No! Rimanere lì, credere che Dio ti ama anche quando la percezione della tua preghiera è deludente; per questo Maria, dopo che Gesù le risponde in quel modo, agisce e va dai servi come se Gesù le avesse detto “Ci penso io”. Maria va dai servi e gli dice “Fate quello che Lui vi dirà”:sembra quasi che Maria metta spalle al muro Cristo.
Credo che questa sia una lezione immensa per ciascuno di noi: è difficile essere liberi se noi non ci lasciamo deludere nella preghiera, perché crediamo più al fatto che Dio ci ama che al fatto che è la nostra preghiera che ci dà soddisfazione. Quanto sarebbe bello poter ragionare come Maria! Muoversi nella vita sapendo che è impossibile che a Dio non interessi di noi, che a Dio non interessi il nostro vuoto, il vino che manca. La mancanza di vino è la mancanza di gioia: hai salute, intelligenza, lavoro, delle persone accanto, una famiglia…che cosa ti manca? La gioia.Sono un passionista, porto anche l’abito, ma cosa ti manca? La gioia. Ho una moglie accanto oppure ho un figlio ma cosa ti manca? La gioia.
Capite che la cosa più decisiva della vita è sentire la gioia: questo è il vino, e Maria sta dicendo che manca il vino, manca gioia…vede un frate, un prete, una suora e dice “Manca gioia”…sta per succedere una tragedia perché, quando in una vocazione manca la  gioia, succede sempre una tragedia! Vede una famiglia e dice “manca gioia in quella famiglia”…sta per succedere una tragedia. Vede un giovane e dice “in questi ragazzi manca gioia”…sta per succedere una tragedia. Questo sta dicendo Maria! Come può Cristo ignorare questa mancanza di gioia dentro la nostra vita?
“Fate quello che Lui vi dirà”: ecco il più grande esorcismo che Maria ci insegna contro la delusione che, tante volte, noi sperimentiamo nella vita spirituale. A volte capita che alcuni dicano…ora mi metto a pregare, faccio una bella novena, mi rivolgo a questo santo, faccio questo ed ho risolto il problema. Poi si fanno novene, tridui, si va a messa, ci si confessa, insomma si fa tutto quello che, nella nostra testa, dovrebbe portare quel beneficio e qual è la risposta? Vi è mai capitato che, dopo aver pregato, le cose peggiorano?…Pensiamo che, forse, era meglio non pregare!? Non ci lasciamo distrarre da questo, pensate a Maria e pensate a come Maria esorcizza questo problema.
Come? “Fate quello che Lui vi dirà”. Se voi pensate a Maria ed al ruolo che ha in tutta la storia della chiesa…sono stato da poco a Lourdes e poi al festival dei giovani a Medjugorje e, qualche settimana prima, a Fatima, e ciò che unisce tutte queste esperienze, tutte le mariofanie, sta in questa frase: fratelli miei, Maria ha il grande ruolo di dirci “Fate quello che Lui vi dirà”. Adesso cerco di tradurvelo in maniera esistenziale, così che ve lo potete trattenere e portare dentro la vostra vita.
Perché Maria dice così, risponde in questo modo? Perché Maria sta difendendo la bontà di Dio contro la delusione della preghiera che ha appena fatto. Quindi, primo grande passo: credere che Dio ci ama contro tutto e contro tutti, anche quando le cose ci dicono esattamente il contrario, difendete, con tutto voi stessi, l’amore di Dio. Dio vi ama! Non mettete mai in crisi questo perché, se mettete in crisi l’amore di Dio, tutto crolla. Il male fa questo: vuole convincervi che non siete amati, vuole convincervi che Lui non sacrificherebbe mai suo Figlio per voi…invece Egli lo ha fatto, ha dato suo Figlio per ciascuno di noi! Difendete questo!
La seconda cosa: “Fate quello che Lui vi dirà” cioè Maria stabilisce una relazione assoluta con Gesù. Allora come si fa ad ascoltare, a fare quello che Gesù ci dice? Quali sono i luoghi dove incontriamo Gesù che ci dice che cosa fare? Sapete che, nel Vangelo delle nozze di Cana, Gesù dice una cosa molto semplice cioè di prendere le otri e di riempirle di vino e, poi, di portarle a tavola. La faccenda è semplice, però, quei servi diventano protagonisti di un miracolo,perchè ascoltano quello che Gesù gli sta dicendo e lo fanno. Sembra una cosa semplice! Ma è una cosa semplice e lo fanno perché è Gesù che glielo dice. Volete un altro esempio nel Vangelo? Non hanno pescato per tutta la notte e Gesù gli dice di gettare le reti...le avevano gettate pochi minuti prima e non avevano preso niente, ma glielo dice Gesù di rifare quella cosa: è perché glielo dice Gesù, e loro lo fanno, che tirano fuori le reti piene di pesci. Non è dalla semplicità o dalla complicanza delle cose che facciamo che avremo un risultato, ma dal fatto che  quelle cose ce le sta domandando Gesù: per questo hanno una efficacia. Allora dov’è che Gesù ci dice che cosa fare? Vi lascio tre luoghi dove, costantemente, potete fare l’esperienza di “Fate quello che Lui vi dirà”: il primo grande luogo è il Vangelo, il secondo è il cuore, il terzo luogo è la chiesa.
Primo: se non riscopriamo un genuino, costante, quotidiano, profondo, appassionato, familiare, ostinato amore per la Parola di Dio, noi saremo solo in balia delle nostre emozioni e dei nostri sentimentalismi. Solo la Parola di Dio ci fa incontrare Dio che ci parla. Non è vero che Dio ci parla anche con i pensieri e le emozioni perchè, a volte, nei pensieri e nelle emozioni, è anche il male a parlarci: come fai ad accorgerti che è Dio o il male se non hai un termine di paragone? E questo grande termine di paragone è la Parola di Dio: solo quando tu hai familiarità con la Parola di Dio, ti accorgi quando è Parola di Dio e quando non lo è. Nessuno può dire “sto facendo quello che Gesù mi dice” e non sa neanche come si apre il Vangelo. Dobbiamo imparare, di nuovo, la familiarità con la Parola di Dio.
Secondo luogo dove Dio ci parla: la tua coscienza e, scusate, se uso questo termine al posto di quello più conosciuto, che è il termine cuore. Dico coscienza perché, spesso, noi abbiamo la coscienza pulita perché non l’abbiamo mai usata! In questo senso è pulita, cioè nessuno ci ha insegnato ad usare la nostra coscienza, ad usare il nostro cuore. Non andate lontano! Non andate a cercare gli oracoli! Dice uno “Farò migliaia di kilometri per andare da quello, ma proprio da quel prete, da quella suora, da quell’uomo, da quel medico perché lui sì che ha la risposta!”. Avete una coscienza ed un cuore: lì sì che c’è lo Spirito di Dio che vi sta parlando, imparate ad entrare in questa grande stanza che è il vostro cuore. Ci sono due sedie nel cuore: in una c’è seduto Gesù e nell’altra, dovete sedervi voi,guardarvi in faccia e parlarvi. Per questo il Papa sta per canonizzare un grande Santo dei tempi moderni che è Newman: egli ci ha insegnato che esiste una coscienza che non è individualismo (cioè del tipo questo lo penso io quindi è vero). La coscienza non è un luogo soggettivo, ma è un luogo oggettivo, dentro di noi: abbiamo, però, bisogno che qualcuno ci insegni la strada per usare la coscienza ed il cuore. Quando la coscienza ed il cuore funzionano, lì Dio ti parla, Gesù ti dice che cosa devi fare. A Lourdes, la Provvidenza mi ha messo di fronte ad una comunità di frati conventuali  - vicini alla casa dove viveva la famiglia di Bernadette – che fanno l’apostolato di spiegare qual è il ruolo dell’Immacolata Concezione nella storia della Chiesa, portando, come esempio, questa grande figura di San Massimiliano Maria Kolbe, un frate convenutale morto nei campi di concentramento. Una mattina vengono scelti degli uomini per essere uccisi e viene scelto anche un uomo che è sposato ed ha dei figli; allora, San Massimiliano Maria Kolbe sente in coscienza di dire “lasciate lui e prendete me” e, stranamente, i soldati lo ascoltano cioè liberano quell’uomo (che vivrà fino a 90 anni e vedrà anche la canonizzazione di San Massimiliano Maria Kolbe).San Massimiliano Maria Kolbe viene rinchiuso e lasciato a digiuno per 15 giorni in una cella insieme a tanti altri e, poi, ucciso con una siringa letale. Muore al posto di un altro: dov’è che ha capito che era la cosa giusta da fare? Aveva il confessore vicino, in quel momento, che glielo diceva o avevaun piccolo manuale? Ha guardato dentro se stesso e ha detto “questa è la cosa giusta” e l’ha fatta secondo coscienza.
Fratelli miei, voi avete un cuore ed una coscienza: ascoltate, perché lì il Signore vi sta parlando. Soprattutto le persone che usano bene il cuore, sono persone libere: le persone che non sono libere, invece, ascoltano il giudizio dei vicini di casa e, per questo, non  sono mai liberi.
Terzo grande luogo: la Chiesa. Sì, ovviamente mi riferisco a tutto ciò che ci insegna la chiesa, al magistero, alla dottrina ecc…ma è quello che ho detto all’inizio, sono alcune relazioni significative. Dio vi parla,spesso, attraverso alcune relazioni significative che sono la Chiesa per voi. Vi accorgete che queste relazioni significative vi stanno dicendo che cosa Gesù vi chiede perché, quando ascoltate queste persone, vi sentite più libere anche se, a volte, vi fanno soffrire perché vi dicono cose che vi bruciano dentro. Chiara Corbella, questa giovane mamma che è morta in maniera eroica, anche per amore dei propri figli, diceva “Dio ha messo nel nostro cuore la verità e non è fraintendibile”…cioè uno lo sa se una cosa è vera o no, anche se è scomoda. Qualcuno può dirti una cosa che ti fa soffrire tremendamente ma, in fondo, tu lo sai che ha ragione. Cristo usa sempre una esperienza di Chiesa per dirci che cosa fare. Prendete sul serio la chiesa che il Signore vi ha regalato; ognuno di noi ha un modo di chiesa attraverso cui, la propria vita, si realizza.
“Fate quello che vi dirà”: Vangelo, cuore e chiesa.
“Avvenga per me quello che hai detto”: credo che il più grande atto di libertà che una persona possa vivere è quello di desiderare la vita. E quando una persona desidera la vita? Quando disobbedisce all’accusatore: il male, il serpente antico, il diavolo che, molto spesso, ci dice di non desiderare la vita, ci dice di scappare dalla vita, ci dice che nella vita troveremo soltanto dolore e sofferenza, che non va bene desiderare la vita perché lì sperimenteremo la morte.
Ecco la più grande pienezza che Maria ci insegna, il sì che la riempie di Cristo fino a partorirlo, è che Maria ha creduto alla vita contro tutto e contro tutti.
“Fate quello che vi dirà”: questa è la forza dell’avvenga per me…che cosa desidero per me? Qual è la forza dell’avvenga per me che mi cambia? Desiderare con tutto me stesso la vita.
Fratelli miei, in un mondo come il nostro, ferito da questo male oscuro della depressione che sembra toccare tantissimi di noi, il più grande atto rivoluzionario di evangelizzazione e di testimonianza che noi possiamo portare è quello di credere alla vita, alla bontà della vita, al bene della vita che il Signore ha dato a ciascuno di noie disobbedire a tutto quello che ci dice il contrario. Non pensate che la libertà sia fare quello che ti senti: a volte la libertà è mettersi contro corrente, non è fare quello che senti ma quello che è giusto. Concludo con questa immagine: pensate ad una barca che sta andando su un fiume e le correnti la spingono…se, ad uncerto punto, vi accorgete che, alla fine di quel fiume, c’è una cascata alta 200 metri, voi sapete che state andando a schiantarvi… Allora l’unica cosa che potete fare non è assecondare le correnti, assecondare quello che sento, ma è mettervi contro quelle correnti: è l’unico modo per salvarvi la vita….andare contro quello che ci sta portando verso il vuoto, verso la morte, verso la mancanza di pienezza.
Possa il Signore guarire dentro di noi l’umiltà necessaria per essere cristiani. Sapete perché avviene questo miracolo? Perché, in fin dei conti, questi servi si fidano. Volete vedere miracoli dentro la vostra vita? Siate umili! Le persone umili non sono degli sprovveduti, sono quelli che si fidano perché sanno che, se non si fidano, hanno già perso in partenza.

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