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domenica 22 aprile 2012

Una porzione di pesce arrostito...


La grande gioia può non farti credere a ciò che vedi, perché va oltre ciò che hai davanti, come quando dinnanzi a qualcosa di impensabile e straordinariamete bello dici "no...dai...non può essere vero!".

Gesù allora richiama alla realtà e chiede quello che tu hai di pronto: una porzione di pesce arrostito. Lui prende e mangia quello che è tuo per dirti:
 "Sono qui, mi interessa ciò che è tuo. Non importa cosa sia, purché sia tuo. Questo ti permette di conoscermi. Dammi ciò che ti appartiene.Se tu vedi che lo faccio mio, magari ti convinci che sono proprio Io che vengo a te". 

Il dubbio, poi, in un contesto di speranza, può avere un risvolto positivo. Può aiutare a percepire bene, a distinguere, creando il salutare desiderio di andare più in profondità. Non è la passiva accoglienza ciò che permette di conoscere Gesù! 

Ciò che accade lungo la via, ciò che vivi con gli altri, può darti l'opportunità di riconoscere il tuo Signore. Lui cammina con te. Ma i tuoi occhi per vederlo hanno bisogno di perdere la loro opacità. 

Se tu cerchi il Dio potente, straordinario, che risolve tutte le cose, ti precludi la possibilità di riconoscerlo. Il Dio che ti appare è un uomo crocifisso. E se ti mostra le sue mani e i suoi piedi feriti è per ricordarti che la vita nuova passa attraverso la sua umanità consegnata all?Amore, si genera nella donazione di sé che arriva alle estreme conseguenze. Non esiste un amore più grande che quello di dare la vita per i propri amici. 
E tu fino a che punto stai donando la tua vita?

mercoledì 11 aprile 2012

Pietre ribaltate...


[...]Cari amici, anche oggi il Risorto entra nelle nostre case e nei nostri cuori, nonostante a volte le porte siano chiuse. Entra donando gioia e pace, vita e speranza, doni di cui abbiamo bisogno per la nostra rinascita umana e spirituale. Solo Lui può ribaltare quelle pietre sepolcrali che l’uomo spesso pone sui propri sentimenti, sulle proprie relazioni, sui propri comportamenti; pietre che sanciscono la morte: divisioni, inimicizie, rancori, invidie, diffidenze, indifferenze. Solo Lui, il Vivente, può dare senso all’esistenza e far riprendere il cammino a chi è stanco e triste, sfiduciato e privo di speranza. 
[...]
La fede in Lui trasforma la nostra vita: la libera dalla paura, le dà ferma speranza, la rende animata da ciò che dona pieno senso all’esistenza, l’amore di Dio [...].

Benedetto XVI - Castel Gandolfo - Udienza Generale 11 aprile 2012

Quanta tristezza quando ci si dimentica di Gerusalemme



Alcuni giorni il dolore è così forte da anestetizzare il cuore, da non permettere di riconoscere che il Signore della vita è vicino. Ci si ferma con troppa facilità ad una croce per la morte e non per la vita.

Come i due discepoli di Emmaus ci si affretta a fuggire da Gerusalemme, dalla croce e dal sepolcro. La sofferenza fa paura. Fa ancora più paura quando non si comprende che è stata redenta, che la morte, la sua più estrema conseguenza, è stata vinta. Allora subentra la tristezza. 
Si è tristi ogni volta che ci si dimentica di Gerusalemme, o quando pensando ad essa ci si ferma ad una croce ed un sepolcro sigillato. No, Gerusalemme è una croce e un sepolcro vuoto! 

I due discepoli tristi parlavano tra loro di quello che era accaduto, del pietoso epilogo di quella storia in cui, a modo loro, avevano creduto. 
Gesù nelle vesti di un pellegrino si fa loro prossimo, si dimostra interessato a quei discorsi ciechi. Ascolta la storia della sua crocifissione, lui, che l'ha vissuta. Egli però, è già oltre e lo dimostra con la sue presenza discreta. E' lì ed essi non comprendono.

Allora Gesù li schiaffeggia con la Parola, li rimprovera per scuoterli dal torpore. 
Dov'è la vostra fede? Non ricordate le profezie e i discorsi fatti? Possibile che il dolore vi abbia resi così ciechi? 

Occorrerà fermarsi, sostare un attimo lungo il cammino per riflettere e comprendere. 
Un gesto semplice, un ritorno di cuore. Un pane che si spezza e le scaglie cadono dagli occhi come briciole sulla mensa. Gesù sparisce, la fede rinasce.

E dopo il tanto parlare per la via, nel silenzio di un'abitazione, diviene chiaro ciò che l'attaccamento al dolore aveva loro impedito di vedere: Gesù è davvero risorto!

martedì 10 aprile 2012

C’è un misterioso "Big Bang" all’origine del cristianesimo


Lo chiamano Big Bang. E' quell'inspiegabile momento in cui tutto ha avuto inizio: la luce, la vita, gli universi, ogni cosa che conosciamo. Un istante, un momento in cui tutto ha avuto inizio. Senza quel momento niente avrebbe avuto senso perché tutto sarebbe stato niente, nulla, buio, oscurità.

Dal buio, dal nulla, con forza dirompente l'universo, i multiuniversi, hanno visto la luce, sono venuti alla luce. 
Venire alla luce, nascere. La vita è frutto di questo scontro tra buio e luce. Anche noi veniamo alla luce, tutto viene alla luce, tutto ciò che vive, tutto ciò che esiste.

C'è poi un altro evento storico analogo al Big Bang, altrettanto rivoluzionario. Anch'esso ha comportato come effetto un radicale cambiamento dell'Universo. E' la Resurrezione di Gesù. Un istante altrettanto inspiegabile del quale da secoli si cercano, invano, le prove. 

Un sepolcro si chiude. Le speranze del mondo sono rinchiuse in una fredda tomba scavata nella roccia. E' buio. Buio fitto per tutti. E' buio per coloro che per anni lo hanno seguito. E' buio per coloro che lo hanno ascoltato. Buio perfino per coloro che da lui sono stati guariti. Tutto è buio e tutto tace. Sembra essersi spenta la luce del mondo, soffocata da quegli stessi uomini che era venuto a salvare. 

Poi un'esplosione di luce, un lampo improvviso e inatteso. Un corpo che scompare. Mille giustificazioni, ancora troppo umane. "Lo hanno portato via", mormorano alcuni. La fede è ancora accecata dalla paura. Eppure quella promessa così oscura fatta prima di morire: "dopo tre giorni risusciterò", comincia lentamente a definire i suoi contorni. E se fosse vero?  Poi l'incontro, gli incontri, i testimoni. Gioia, corse folli. Allora era tutto vero. Doveva risorgere il terzo giorno. Lo ha fatto. Ha vinto la morte! Perfino l'ultimo nemico dell'uomo ha perso la sua battaglia. 
Niente è più come prima. Ora c'è speranza per tutti, per tutti!

In quel giorno, dall'oscurità, ci è stata data una nuova luce. La morte si è trasformata in vita, ogni tenebra è stata rischiarata. Perfino il tempo si è dilatato spalancando orizzonti di eternità. 
Sì, c’è un misterioso "Big bang" all’origine del cristianesimo.


Dall'Omelia di Benedetto XVI in occasione della Veglia Pasquale 2012

[...]La luce rende possibile la vita. Rende possibile l’incontro. Rende possibile la comunicazione. Rende possibile la conoscenza, l’accesso alla realtà, alla verità. E rendendo possibile la conoscenza, rende possibile la libertà e il progresso. Il male si nasconde. La luce pertanto è anche espressione del bene che è luminosità e crea luminosità. È giorno in cui possiamo operare. Il fatto che Dio abbia creato la luce significa che Dio ha creato il mondo come spazio di conoscenza e di verità, spazio di incontro e di libertà, spazio del bene e dell’amore. La materia prima del mondo è buona, l’essere stesso è buono. E il male non proviene dall’essere che è creato da Dio, ma esiste in virtù della negazione. È il "no".

A Pasqua, al mattino del primo giorno della settimana, Dio ha detto nuovamente: "Sia la luce!". Prima erano venute la notte del Monte degli Ulivi, l’eclissi solare della passione e morte di Gesù, la notte del sepolcro. Ma ora è di nuovo il primo giorno, la creazione ricomincia tutta nuova. "Sia la luce!", dice Dio, "e la luce fu". Gesù risorge dal sepolcro. La vita è più forte della morte. Il bene è più forte del male. L’amore è più forte dell’odio. La verità è più forte della menzogna. Il buio dei giorni passati è dissipato nel momento in cui Gesù risorge dal sepolcro e diventa, egli stesso, pura luce di Dio. Questo, però, non si riferisce soltanto a Lui e non si riferisce solo al buio di quei giorni. Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi [...].

lunedì 13 aprile 2009

Cristo è veramente Risorto - 3


di Andrea Tornielli

sabato 11 aprile 2009

Titolo originale: Ecco tutti gli indizi storici che "provano" il miracolo

«Nerone spacciò per colpevoli e condannò a pene di crudeltà particolarmente ricercata quelli che il volgo, detestandoli per loro infamie, chiamava cristiani. Derivavano il loro nome da Cristo, condannato al supplizio sotto l’imperatore Tiberio, dal procuratore Ponzio Pilato». In questo modo, riferendosi all’incendio di Roma, lo storico Tacito nei suoi «Annali», scritti tra il 115 e il 117, parla di Gesù e dei suoi seguaci. Una testimonianza che attesta la rapida diffusione del cristianesimo e da sola smentisce quanti ritengono il cristianesimo una tarda creazione di qualche gruppuscolo di visionari orientali.

Nei giorni della Pasqua ebraica, venerdì 7 aprile dell’anno 30, un uomo, Gesù di Nazareth, viene crocifisso come un malfattore dai romani su richiesta del sinedrio fuori dalle antiche mura di Gerusalemme. Quattro testi, i vangeli, scritti non molti anni dopo da autori diversi e basati su fonti in parte differenti e sul racconto dei testimoni, descrivono gli avvenimenti di quei tre giorni: la morte sul Calvario, la deposizione del corpo in un sepolcro. Quell’uomo è in fondo soltanto un puntino che il radar della storia non avrebbe rilevato nella periferia dell’impero. Poi la scoperta all’alba del 9 aprile: la tomba è vuota. E lui – dicono – si fa vedere di nuovo vivo, apparendo prima a Maria Maddalena, poi agli apostoli. Fa vedere le sue ferite, mangia e beve con loro. Appare «a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora», scrive Paolo nella lettera ai Corinzi.

Nessuno studioso serio ha ormai più alcun dubbio sull’esistenza storica di Gesù. Credere però che egli sia il figlio di Dio, e che sia risorto con un corpo trasfigurato e glorioso, è un puro atto di fede. Ma il racconto evangelico e la fede dei primi testimoni riaffermata da duemila anni sono sostenuti da indizi di storicità? Ci sono elementi concreti che avvalorino la straordinaria descrizione di quei tre giorni di Gerusalemme o i fatti che leggiamo sono soltanto la pia invenzione di un gruppo di invasati? Nessuno dei quattro evangelisti descrive il momento della resurrezione. La loro narrazione interrotta con la deposizione, riprende con la scoperta del sepolcro vuoto e con le prime apparizioni del risorto. Molti hanno scritto che la scoperta della tomba senza il corpo di Gesù non sarebbe altro che una leggenda inventata dalla prima comunità, un testo «eziologico», vale a dire l’interpretazione di un’esperienza resa con un espediente letterario.
Eppure gli stessi apostoli non ritengono l’assenza del corpo una prova sufficiente della sua resurrezione: temono che qualcuno lo abbia rubato. Proprio nella descrizione delle circostanze avvenute in quell’alba domenicale sta un indizio importante di storicità. A scoprire la tomba vuota, infatti, sono delle donne e nel giudaismo dell’epoca, le donne non erano ammesse nemmeno come testimoni in tribunale. «Tutti», ha scritto il biblista Léon-Dufour, «dovrebbero convenire che il racconto della visita delle donne alla tomba non è, per lo meno nelle sue origini, un racconto apologetico. Altrimenti, perché avere scelto per testimoni delle donne, le quali, secondo le usanze ebraiche, non erano qualificate per deporre una testimonianza giuridicamente valida?». Se si trattasse di una leggenda, i suoi inventori avrebbero scelto testimoni più accettabili in una società maschilista, sapendo che i loro ascoltatori ebrei avrebbero rifiutato d’istinto i racconti di una donna.


C’è di più. I primi cristiani vengono accusati di aver rubato il corpo di Gesù. Non lo attestano soltanto tutte le fonti evangeliche, ma quell’accusa riecheggia anche nel singolare «editto di Nazareth», con il quale l’imperatore romano (lo stesso Nerone, secondo l’identificazione della storica Marta Sordi, scomparsa nei giorni scorsi), comminava la pena capitale a quanti avessero violato i sepolcri e trafugato i cadaveri. Se gli avversari della prima comunità cristiana accusavano i discepoli di aver rubato il corpo di Cristo, significa che si dava per assolutamente certo che il sepolcro fosse stato trovato vuoto.

I discepoli di fronte al segno della tomba sono stupiti ma ancora increduli. Per credere nella resurrezione e diventarne annunciatori, hanno bisogno di vedere Gesù, di parlargli nuovamente, di stare a tavola ancora una volta con lui. Sono quasi tutti pescatori, gente solida, concreta. Non dei visionari, non dei mistici o degli illusi seguaci di un fantasma pronti a scommettere la loro vita per andar dietro a una consolatoria proiezione mentale. Ci sono dunque indizi storici che riguardano le apparizioni del Nazareno? Jacques Perret, docente di Storia romana alla Sorbona di Parigi, a fine carriera, nel 1984, volle esaminare da storico quei racconti. E scrisse: «Quando ci si rifiuta di credere alla resurrezione di Gesù, non è per motivi storici. La storia, per quanto ne è capace, non solo non contraddice, ma porta a giudicare come più probabile tra tutte le ipotesi che gli evangelisti riferiscano con sostanziale verità ciò che è davvero successo». L’indizio più importante è l’impossibilità di giustificare con le categorie della storia e della sociologia l’imprevedibile «Big Bang» che sta all’origine del cristianesimo: il fatto che quei primi apostoli, distrutti dopo la morte in croce del loro messia, si siano improvvisamente trasformati in instancabili annunciatori della sua risurrezione. «Il fatto sorprendente della resurrezione», scrive il biblista José Miguel García nel libro «Il protagonista della storia» (Rizzoli), «è l’unica ragione veramente esplicativa dell’esistenza della predicazione cristiana». Lo storico deve ammettere di non essere in grado di spiegare la genesi della fede pasquale. Quella fede che nessun documento, nessuna prova, nessuna scoperta archeologica ha mai potuto mettere in discussione.

Cristo è veramente Risorto - 2


di don Tullio Rotondo

Consideriamo anzitutto la storicità dei fatti

Il testo del Vangelo della s. Messa del giorno di Pasqua (Gv. 20,1-8) contiene in realtà molte verità nascoste. Vediamo meglio:


Vangelo Gv 20, 1-9
Egli doveva risuscitare dai morti.

Dal vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.



Esaminiamo alcune verità nascoste nel testo:

1) le bende sono ritrovate da s. Giovanni e s. Pietro precisamente come erano quando i discepoli avevano avvolto Gesù, ma Gesù non era più in esse; Gesù era passato attraverso le bende senza muoverle; se l’avessero trafugato certamente avrebbe dovuto farlo frettolosamente e non avrebbero pensato a perdere tempo a risistemare i lenzuoli nello stesso modo in cui erano al momento della sepoltura del Signore, anzi probabilmente non avrebbero mai potuto risistemarli in modo uguale ….

2) inoltre le donne avevano cosparso il corpo del Signore di mirra e aloe, ma queste sostanze fanno che il corpo si attacchi alle bende, come dice s. Agostino
“Neque enim, si quidem eum transtulissent, corpus eius denudassent; neque si furati essent, huius rei fuissent solliciti, ut levarent sudarium et involverent et ponerent in unum locum seorsum a linteaminibus, sed simpliciter ut se habebat suscepissent corpus. Ideo enim ioannes praemiserat quoniam sepultus est cum myrrha, quae conglutinat corpori linteamina, ut non decipiaris ab his qui dicunt eum furto sublatum esse.” (cfr. s. Thomae Aquinatis “Catena Aurea in Ioannem” c. 20 l.1); questo significa che se avessero trafugato il corpo, data la presenza delle guardie, anzitutto non avrebbero pensato a staccare le bende, e poi, seppure le avessero staccate, certamente non le avrebbero risistemate allo stesso modo preciso in cui erano allorché il corpo era avvolto in esse perché dei ladri non fanno certamente le cose con calma e soprattutto non potevano fare delle cose con calma delle persone che hanno contro il potere romano e il potere ebraico e che rischiano di morire se sono scoperti a trafugare il cadavere di Cristo…anzi, probabilmente era realmente impossibile rimettere le bende allo stesso modo…

3) il sudario messo sul capo di Cristo era a parte ; s. Agostino afferma che anche questo è un segno di Risurrezione perché un ladro non avrebbe mai messo da parte il sudario né avrebbe potuto estrarre il sudario dai lenzuoli funerari lasciati come erano al momento della morte del Signore . Il sudario si era presumibilmente attaccato al corpo di Cristo e con esso i teli; il sudario era sul volto di Cristo, quindi era sotto ai veli; il fatto che il sudario stia a parte è un ulteriore miracolo di Cristo perché Cristo ha fatto passare attraverso i teli, senza toccarli, il sudario che stava sotto di essi;

4) è s. Giovanni che si accorge di tutte queste indicazioni della Risurrezione di Cristo perché questo Apostolo ha una speciale capacità di pentrazione della realtà per scoprire il manifestarsi di Cristo: sarà appunto s. Giovanni che, qualche tempo dopo, riconoscerà il Signore sul lago di Genezaret allorché Gesù risorto si presenterà ai discepoli che andranno a pescare (Gv. 21).

Cristo è veramente Risorto - 1



Innanzitutto Santa Pasqua a tutti! Alla faccia di chi teologo, materialista o teologo-materialista vuol ridurre l'evento più significativo della storia, la Resurrezione di Gesù, ad una semplice teoria, il Santo Padre ha voluto per l'ennesima volta ribadire:
la Resurrezione "non è una teoria, ma una realtà storica rivelata dall'Uomo Gesù Cristo mediante la sua 'pasqua', il suo 'passaggio', che ha aperto una 'nuova via' tra la terra e il Cielo".

"L'annuncio della risurrezione del Signore illumina le zone buie del mondo in cui viviamo", ha detto il Pontefice riferendosi particolarmente "al materialismo e al nichilismo, a quella visione del mondo che non sa trascendere ciò che è sperimentalmente constatabile, e ripiega sconsolata in un sentimento del nulla che sarebbe il definitivo approdo dell'esistenza umana".

"Se Cristo non fosse risorto, il 'vuoto' sarebbe destinato ad avere il sopravvento. Se togliamo Cristo e la sua risurrezione, non c'è scampo per l'uomo e ogni sua speranza rimane un'illusione".

Con la resurrezione di Cristo, tuttavia, "non è più il nulla che avvolge ogni cosa, ma la presenza amorosa di Dio".

Grazie Santo Padre!