venerdì 5 ottobre 2018

Don Luigi Maria Epicoco - Come mai mi è dato che la Madre del mio Signor...

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 10,13-16

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi”. I segni, le delicatezze, gli investimenti di tempo e di persone che delle volte Dio ci dona, servono ad aiutarci a cambiare, a crescere, a migliorarci, a diventare noi stessi, cioè a convertirci. Ma se tutto questo noi ce lo viviamo solo come spettatori o credendo che è un nostro diritto tutto questo spreco di energie nei nostri confronti, allora è accovacciata alla nostra porta la tragedia. Ma non è colpa di Dio, è colpa di quella nostra strafottenza che delle volte ci fa dare tutto per scontato fino al giorno in cui non sbattiamo il muso e ci facciamo seriamente male. È così che delle volte perdiamo delle persone importanti nella nostra vita o delle occasioni che non torneranno più indietro, semplicemente perché avevamo avuto l’opportunità di cambiare, di accogliere, di trattenere ciò che ci era capitato di buono e invece abbiamo preferito rimanere le vecchie persone di sempre, con le medesime mediocri certezze e abitudini. Abbiamo preferito rimanere fermi quando dovevamo metterci in cammino. Abbiamo preferito rimandare ciò che non tornerà più indietro. Ma fin che c’è vita c’è speranza che ci ravvediamo. Allo stesso tempo però noi abbiamo la responsabilità di vivere in prima persona tutto questo perché anche gli altri vedendo la nostra vita possano comprendere come la fede non è alienazione, non è disertare il reale, non è scappare dalle circostanze, non è rimandare, non è credere in un al di là che non ha niente a che fare con l’al di qua. Credere significa valorizzare tutto quello che c’è ora. È imparare la lezione del vangelo di oggi che ci dice che se solo ascoltassimo davvero non faremmo la fine di chi arriva a un punto di non ritorno. “Qui ed ora” è il presente di Dio, l’eternità.

giovedì 4 ottobre 2018

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 11,25-30

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. È così che le parole di Gesù fanno da sfondo alla festa del poverello d’Assisi, San Francesco. È lui che forse più di tutti gli altri ha incarnato l’ideale di “farsi piccoli”. È lui che ha intuito che la migliore relazione con Dio la si gioca nella semplicità dell’amore e non nei polverosi scaffali dei ragionamenti contorti. Perché “farsi piccoli” non significa rifiutare di capire, ma significa comprendere che per capire bisogna ascoltare prima ancora che congetturare. Noi siamo esperti in congetture (fino quasi a diventare complottisti), ma quasi mai abbiamo l’umiltà di stare semplicemente in silenzio ad ascoltare la vita stessa che spiega se stessa ponendosi davanti a noi. Francesco comprende questa immensa verità. Sarà questo il motivo per cui canta la creazione, e canta anche quegli anfratti della vita che non sono proprio luminosi come la stessa morte. Un “piccolo” non sa tutto ma ascolta tutto, e in questo trova pace: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita”. Dalle braccia di chi ci ama le cose si capiscono meglio, semplicemente perché rassicurati dall’amore non viviamo più in difensiva. Francesco è innanzitutto questo: un vangelo vivente. È tutta la sua vita ad essere una buona novella, perché è chi mostra, più ancora che dimostra, che ciò in cui si crede è così vero che ne si ha la vita trasformata. E la prova di questa trasformazione consiste nel fascino che una vita così esercita. Dopo secoli e secoli il poverello d’Assisi continua ad affascinare migliaia di giovani. Ma non dobbiamo dimenticare che tutto ebbe inizio con un incidente di percorso, e un Vangelo aperto e letto. Forse dovremmo ricominciare anche noi da questo: aprire e leggere il vangelo “sine glossa” (senza commentare troppo).


mercoledì 3 ottobre 2018

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 9,57-62

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio»
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»”. È inutile, non possiamo pensare che Gesù sia la rassicurazione necessaria per passare una vita serena. Anzi Egli al contrario è la spinta necessaria a rischiare un viaggio, a mettersi in cammino, a mettersi in balia degli eventi, delle cose, delle scelte. Gesù non rassicura mai, al massimo incoraggia. “A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio»”. Si, perché delle volte ci muoviamo solo tra compromessi con cadaveri, cioè con cose che non ci portano nessuna vita e sono solo il temporeggiare di chi non vuole mai prendere delle decisioni. “Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio»”. E poi ci sono quelli che mettono le condizioni, ma non si accorgono che se nella ricetta di una torta togli o cambi un ingrediente, solitamente il risultato è una torta immangiabile. La radicalità non è eroismo, è furbizia nel non rovinare le cose. La lezione di questo vangelo è immensa. Tutte quelle volte che siamo noi a prendere iniziativa per seguirLo lo facciamo mossi da un’idea che molto spesso è troppo stretta per poterci fare entrare realmente Dio. Allo stesso modo però quando è Dio a prendere l’iniziativa cerchiamo costantemente di temporeggiare, di accaparrare scuse ma solo per il fatto che abbiamo paura che tutto sia così vero da non averne più il reale controllo. Ma la domanda vera è: si è liberi quando si ha tutto sotto controllo o quando si decide di rischiare per qualcosa in cui realmente si crede? Dio ha bisogno di questa decisione.


martedì 2 ottobre 2018

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Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 18,1-5.10

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

E’ così che il vangelo di oggi ci ricorda la misteriosa presenza accanto a noi degli angeli. La loro custodia non funziona come una forma di assicurazione sulla vita. La loro presenza ci fa sperimentare misteriosamente la possibilità stessa della vita. Perché quando tu ti senti le spalle coperte riesci anche a camminare davanti a te. Se non ti senti le spalle coperte non riesci nemmeno a mettere il passo successivo. Un angelo custode non ci è messo accanto per evitarci tutti i pericoli, ma per farci osare la vita nonostante i pericoli. Ma questa presenza è utile solo nella misura in cui torniamo ad essere “come bambini”, dice il Vangelo. Cioè viviamo più affidati che preoccupati: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”. La semplicità dei bambini ci fa sentire anche la possibilità della vita stessa. Più cresciamo, più ragioniamo troppo sulle cose fino al punto di convincerci che non ne valga la pena, e così invece di andare avanti, ci fermiamo. Oggi dovremmo forse lasciarci prendere la mano e riprendere il cammino. Non siamo soli. Non è forse questo anche il grande messaggio di tutto il cristianesimo? Non siamo soli. Siamo di qualcuno. Siamo amati. A qualcuno interessa di noi non in maniera distratta ma fino al punto da dare la sua stessa vita. Ma la vera prova di questo cambiamento sta nella nostra capacità di accoglienza: “chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”. Infatti è sempre molto difficile accettare negli altri ciò che non riusciamo ad accettare in noi. E forse ci è più facile disprezzare negli altri ciò che disprezziamo in noi. Ma questo disprezzo non è neutrale, ha delle conseguenze. Dio ha messo un custode alla porta del bambino che è in noi.


lunedì 1 ottobre 2018

Don Paolo Sensi - Vivere il Vangelo online

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 9,46-50

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. 
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande»”. L’atteggiamento di chi crede non può mai essere l’atteggiamento violento di chi vuole impossessarsi di una cosa, fosse anche della verità. La verità, invece, va accolta con la stessa delicatezza con cui si accoglie un bambino. Mi verrebbe da dire che Gesù attraverso le parole del vangelo di oggi ci sta dicendo che solo la tenerezza ci fa abbracciare (comprendere) il Mistero. Ma questa tenerezza si manifesta innanzitutto nella nostra capacità di farci noi stessi bambini. Si può accogliere Cristo come un bambino solo quando si è disposti a diventare noi stessi piccoli. Questa via di semplicità lungi dall’essere semplicemente una via di semplificazione ingenua. È una via di essenzialità. I bambini sono essenziali, chiamano le cose con il loro nome, non fanno lunghi discorsi, vanno dritto al punto. Sanno piangere, sorridere, sanno bene ciò che desiderano, sanno affidarsi, sanno lasciarsi amare, si sentono di qualcuno. Ecco allora qual è il segreto che Cristo ci indica: il farsi bambini come strada che ci libera da tanti fronzoli che da adulti usiamo per sopravvivere ma che ai fini della salvezza sono solo di ostacolo. Ma il Vangelo di oggi si conclude con una precisazione. È Giovanni che preoccupato riferisce a Gesù: «Maestro, abbiamo visto un tale che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non è con noi tra i tuoi seguaci». È sempre forte la paura di pensare che “gli altri” possono toglierci qualcosa che è nostro. A volte basta essere fuori dal nostro giro per essere tagliati fuori non solo dalla nostra considerazione ma anche dalla consapevolezza che Dio ama tutti, anche quelli che da Lui sembrano molto lontani. Ma Gesù gli rispose: «Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».