sabato 29 settembre 2018

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 1,47-51

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 


“In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”. Con questa immagine suggestiva che Gesù consegna a Natanaele, il vangelo di oggi ci fa fare memoria degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Nella nostra società allenata al fantasy e alle realtà virtuali, parlare di angeli significa evocare personaggi che non hanno nulla a che vedere con la realtà vera ma che abitano quella realtà aumentata alla maniera forse dei pokemon. Eppure se possedessimo un microscopio spirituale ci accorgeremmo che da vicino, la realtà è abitata anche da forze non immediatamente visibili, ma che collegano come una rete invisibile il cielo e la terra. Un secolo fa parlare del wi fi avrebbe destato qualche sospetto di magia negli ascoltatori, perché non potevano immaginare come delle immagini, dei suoni, dei contenuti potessero viaggiare in tempo reale da una parte all’altra del pianeta senza vedere immediatamente nulla di questo passaggio. Eppure ciò è reale. Nella vita spirituale c’è qualcosa di simile. La linea wi fi del cielo è fatta di angeli. E tra di essi ce ne sono alcuni con ruoli e funzioni decisive. Possiamo anche non crederci, ma ciò non ci metterà fuori da questo wi fi, semplicemente non lo utilizzeremmo. Al contrario, utilizzarlo, significa sapere che siamo costantemente in collegamento con il cielo. E proprio a partire da questa “connessione”, Michele, Gabriele e Raffaele rappresentano tre “funzionalità” straordinarie di questo wi fi. Michele è colui che difende, Gabriele colui che annuncia, e Raffaele colui che guarisce. In definitiva tutte e tre questi arcangeli ci donano tre cose di cui ognuno ha bisogno. La prima cosa è sapere che non siamo soli nella lotta, ma che c’è qualcuno che combatte con noi. La seconda cosa è ricevere un annuncio che è più grande dei nostri ragionamenti e calcoli, un annuncio che come un imprevisto ci cambia la vita. La terza è sapere che quasi mai passiamo indenni in mezzo alle vicende della nostra storia e quindi abbiamo bisogno di guarigione.


mercoledì 26 settembre 2018

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 9,1-6

Dal Vangelo secondo Luca
Egli allora chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie. E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno. In qualunque casa entriate, là rimanete e di là poi riprendete il cammino. Quanto a coloro che non vi accolgono, nell'uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi». Allora essi partirono e giravano di villaggio in villaggio, annunziando dovunque la buona novella e operando guarigioni.
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Egli allora chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie. E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi”. Annunziare e guarire sembrano i due verbi che più rendono l’idea della missione dei discepoli. Non basta annunciare, bisogna anche prendersi cura, guarire, liberare. Diversamente l’annuncio cristiano risuonerebbe come una beffa, come una bestemmia. A chi soffre non si può annunciare una speranza senza toccare anche la sua sofferenza. Non si può raccontare Cristo a un affamato rimanendo indifferenti alla sua fame. Si comprende allora come mai i missionari di ogni tempo e di ogni dove hanno sempre unito l’annuncio cristiano a una intensa attività sociale e spirituale. Ma è anche vero il contrario: una liberazione dell’uomo senza un autentico annuncio cristiano rischia di diventare pericoloso. Prendere sul serio la fame di qualcuno, la sua sofferenza, il suo bisogno, dimenticandosi di ciò che Cristo ci ha insegnato potrebbe trasformarci in lottatori politici, in ideologi delle società, in difensori di classi sociali, ma non in apostoli o discepoli. Ci viene quindi da domandare quale dovrebbe essere l’equipaggiamento per fare ciò: “Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno. In qualunque casa entriate, là rimanete e di là poi riprendete il cammino. Quanto a coloro che non vi accolgono, nell'uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi»”. La buona riuscita di ogni annuncio cristiano non è nei mezzi a nostra disposizione. Non è nelle cose materiali. Non è nelle circostanze favorevoli. Bensì è nella fiducia. Andare senza rassicurazioni umane sta a significare una profonda fiducia in Chi ti sta inviando. Forse a noi questo manca: ricordarci di avere innanzitutto fiducia in Chi ci ha mandati ad annunciare. Siamo ormai ricchi di mezzi e poveri di fiducia. Questo rende le nostre chiese attrezzate ma vuote.


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Don Paolo Sensi - Il tradimento non è virtuale

lunedì 24 settembre 2018

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 8,16-18

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse alla folla: 
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. 
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. 
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce”. Il vangelo di oggi ci ricorda che è importante capire che posto si dà alle cose. Una cosa buona collocata nel posto sbagliato potrebbe non solo diventare inutile ma potrebbe anche generare tragedia. Ad esempio se hai dei figli e li collochi in fondo alla tua agenda mettendo in alto il tuo lavoro, allora accadrà che quel lavoro ti darà soddisfazione ma non ti renderà felice, e soprattutto non renderà felice gli altri, compresi i tuoi figli, che magari avranno tutto, compresa la pancia piena, ma non avranno un padre presente. Ciascuno di noi dovrebbe fermarsi e domandarsi quali sono le cose importanti e che posto occupano dentro la nostra vita. Ad esempio Dio e la fede a che posto si trovano? Dio, più di tutto, quando è in alto, nella priorità delle nostre cose, rende visibile ed efficace anche tutto il resto della nostra vita. Perché Dio non toglie tempo, ti regala invece l’ossigeno giusto per poter vivere davvero al meglio il tuo tempo. Pregare per noi è un po’ come respirare. Se non ti ricordi di respirare, in apnea non durerai molto. Infatti non duriamo molto nella vita, e ci sentiamo soffocare, perché abbiamo dimenticato innanzitutto di respirare, cioè di pregare. Una buona vita spirituale ci ridarebbe anche una buona vita. Dovremo fare la prova. Invece il fraintendimento in cui viviamo è quello di pensare a Dio e alla fede come uno dei tanti doveri da compiere, o una delle tante cose da fare. Se Dio è una cosa in mezzo alle altre facciamo bene a sbarazzarcene, tanto rispetto alle altre cose certamente non se ne lamenterà. Ma se Egli invece è il motivo per cui tutto vale la pena e funziona, allora dovremmo seriamente interrogarci cosa significa vivere ricollocandolo al centro e divenendo relativi a Lui in tutto. Scopriremo così che la libertà è resa possibile solo dalla Sua Presenza, esattamente come una luce accesa rende più liberi di una luce spenta.


sabato 22 settembre 2018

Don Paolo Sensi - La Bibbia e il divieto delle immagini pt2

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 8,4-15

Dal Vangelo secondo Luca 
In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

Ci sono delle storie raccontate nel Vangelo che sono di una immensa efficacia. Lo sono innanzitutto perché Gesù aveva la profonda capacità di rendere accessibile anche la cosa più difficile. Poi lo sono anche per l’immaginario che rende immediatamente l’idea di quello che si vuole comunicare. E infine sono efficaci per quell’azione misteriosa e nascosta dello Spirito che rende la Parola di Dio costantemente attuale. Un esempio lampante è proprio quello raccontato nel Vangelo di oggi. “In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!»”. La vita spirituale è raccontata tutta in questo brano. Essa infatti consiste nel rendere accogliente quanto più possibile il terreno su cui cade la Parola del Signore. Quando pensiamo alla nostra vita spirituale, ci vengono subito in mente dei virtuosismi di ascesi e delle pratiche di preghiera talmente tanto impegnativi che non riusciremo mai ad attuare. Ma in realtà la vita spirituale è solo il semplice tentativo di tenere pulita la nostra interiorità dalla superficialità, dai facili entusiasmi, dalle preoccupazioni soffocanti, dalla sfiducia. Facendo questo il resto lo farà il seme stesso. È infatti un’opera di Dio stesso il Suo crescere e fruttificare in noi. Nella vita spirituale non dobbiamo fare nient’altro che permetterGli di fare a Lui. La vita spirituale è attenzione allo stato puro. È una passività operosa. È lasciare agire la Grazia scegliendo deliberatamente di non intrometterci con la nostra solita mania di tenere sotto controllo tutto.


venerdì 21 settembre 2018

Don Luigi Maria Epicoco - Beati i poveri - Quale beatitudine per quale p...

Don Paolo Sensi - La Bibbia e il divieto delle immagini

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 9,9-13

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco


“In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì”. Il Vangelo di oggi è raccontato dal diretto interessato. È lui il Matteo del racconto, ed è lo stesso San Matteo evangelista di cui oggi festeggiamo la ricorrenza liturgica. Colpisce la velocità di ciò che accade. In fondo Gesù usa una sola parola, un solo verbo: “Seguimi”. E Matteo non risponde neppure con delle parole, risponde con una decisione. Questo dovrebbe ricordarci che la vera fede non è un ricettacolo di tantissimi ragionamenti e convincimenti. A volte la fede è una sola parola che Gesù pronuncia sulla nostra vita. È la parola decisiva. È la parola che aspettavamo da anni. Chissà da quanto tempo Matteo aspettava qualcuno che lo tirasse fuori dalla sua situazione, da quella vita che aveva scelto ma che non lo rendeva felice. Chissà a che parte del suo discorso interiore si è collocato quel verbo che lo ha fatto scattare in piedi. Di sicuro rimane come decisivo per noi ricordarci che la prova del nove della nostra fede non la si gioca su quanto abbiamo capito, ma su quanto abbiamo deciso. Chi crede deve prendere delle decisioni per la propria vita. Senza decisioni anche Gesù che ci rivolge la sua parola è abbastanza inutile. Perché come ci ricorda Sant’Agostino: “Il Dio che ci ha fatti senza di noi, non ci salva senza di noi”. Matteo quindi da quel banco delle imposte si alza e inizia quello che noi oggi chiamiamo “discepolato”. Questa parola significa una realtà profonda e decisiva nella vita di una persona. Significa avere qualcuno da seguire. Avere una strada, avere una traccia, avere un destino. Credere è smettere di vivere a caso e cominciare a vivere per un motivo. Con la grande differenza che questo motivo per noi è Qualcuno. Cristo è il nostro destino, è il nome proprio di ogni nostra vocazione qualunque essa sia. È il motivo per cui tutta la vita vale la pena, vale alzarsi, vale lasciare il vecchio.

giovedì 20 settembre 2018

Don Paolo Sensi - "Costringere" Dio a parlare

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 7,36-50

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». 
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

Oggi siamo a casa di Simone il fariseo. La scena è ordinata. Il cibo buono. La compagnia ragguardevole. Eppure c’è qualcosa che rovina tutto quest’ordine: “Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato”. Non sappiamo che cosa sta accadendo nel cuore di questa donna. Non conosciamo il dramma che prova. Sappiamo però che non gli importa nulla del giudizio degli altri, di essere rimproverata, fraintesa, accusata o cacciata. Ciò che conta per lei è poter piangere ai piedi di Gesù con un misto di gratitudine e amore. Ma a chi non sa che cosa significa essere perdonati non può capire l’eccesso di questa donna: “A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». Gesù allora gli disse: (…) «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco»”. Il lungo elenco di omissione che Gesù fa a Simone sta a significare una verità immensa. Non possiamo considerarci migliori solo perché l’elenco di cose sbagliate che abbiamo fatto è corto. A volte l’elenco di tutto il bene che potevamo fare e non abbiamo fatto è lunghissimo e questo ci mette alla stregua di questa donna. È difficile poter incontrare Cristo pensando di meritarlo. Solo l’amore ci rende capaci di questo incontro.