Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Parola del Signore
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì”. Il Matteo del vangelo di oggi è lo stesso Matteo che scrive questo vangelo. Da lui ci saremmo aspettati qualche confidenza in più sull’accaduto. Che cosa gli è successo in quell’istante? Cosa è scattato nel suo cuore? Perché questo “subito”? dobbiamo rassegnarci a un interminabile silenzio, e a tenere queste poche righe come un memoriale per ciascuno di noi. Gesù sceglie le persone non perché lo meritano ma perché le ama in maniera preventiva. La cosa più decisiva nel cristianesimo non è accumulare meriti ma lasciarsi amare da Lui. la seconda cosa è la velocità con cui Matteo risponde a quella chiamata che credo sia indice di un’umiltà immensa, perché gli umili sono concretissimi e pratici. La superbia invece è sempre accompagnata da innumerevoli discorsi, riflessioni e tentennamenti. La vita spirituale è una scienza pratica che solo gli umili capiscono. E a volte l’umiltà ci viene dall’umiliazione che abbiamo subìto a causa delle nostre scelte sbagliate o a causa di ciò che abbiamo subìto dalla vita stessa. Di sicuro senza umiltà non si va da nessuna parte. Ad esempio non si comprende che Dio non ha bisogno dei nostri sacrifici ma di persone che si comportano come Lui: “Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio”. Oggi forse dovremmo lasciarci trafiggere da questa richiesta di Gesù: “Misericordia io voglio non sacrificio”. Non basta comportarsi bene per dire di essere dalla parte giusta. Noi dobbiamo imparare a comportarci come Cristo e non solo a comportarci secondo delle regole buone. Ci accorgeremo così che Cristo non è contro le regole ma più sovrabbondante. Trova sempre il modo di amare senza lasciarsi scoraggiare dalla miseria che incontra. Non è forse questa la definizione di misericordia? La miseria degli altri, o la nostra non devono scoraggiarci dall’amare. Dio non ha bisogno di chi denuncia la miseria, ma di chi ama nonostante la miseria.
venerdì 6 luglio 2018
giovedì 5 luglio 2018
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 9,1-8
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Parola del Signore
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
La famosa scena del Vangelo di oggi ci racconta della guarigione di un paralitico portato da Gesù non appena giunto nella sua città. L’affermazione che Gesù fa dovrebbe far rabbrividire tutti quelli che pensano che il peccato sia solo il retrogusto di un’educazione moralistica che è legata soprattutto al passato: “Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati»”. Il mondo di oggi non ama parlare di peccato. È questo anche il motivo per cui ci si confessa poco o ci si confessa male. Il sacramento della confessione rimane sempre un sacramento “fastidioso” perché ci costringe a mettere alcol sulla ferita. E se l’effetto è quello di disinfettare in vista di una guarigione, dobbiamo però anche dire che l’alcol su una ferita brucia. Noi non vorremmo mai sentire il dolore di una ferita, preferiamo trovare il modo di coprirla, dimenticarla, nasconderla, ma quasi mai troviamo il coraggio di esporla perché sia disinfettata e guarita. Il bello (o il brutto) è che ci riusciamo anche, ma gli effetti del peccato solitamente diventano infelicità per il peccatore, paralisi della sua volontà, incapacità a sentire il gusto della vita, rabbia, rancore, in pratica una vita ferma, una vita morta, una vita non più viva. La felicità di una persona non dipende dal fatto se cammina sulle sue gambe o se è su una sedia a rotelle. La felicità di una persona dipende da quanto quella vita è libera da tutto ciò che potrebbe ucciderla, fermarla, oscurarla. Il peccato ne è la causa principale, perché il peccato è un male che non solo fa il male ma ci fa male. In questo senso Gesù non è innanzitutto un taumaturgo ma Colui che può rimettere i peccati. Infatti lo scandalo viene esattamente da queste sue parole: “Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va' a casa tua”. Dovremmo chiedere di essere perdonati prima ancora che guariti. Il perdono è una forma di guarigione più alta.
In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Parola del Signore
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
La famosa scena del Vangelo di oggi ci racconta della guarigione di un paralitico portato da Gesù non appena giunto nella sua città. L’affermazione che Gesù fa dovrebbe far rabbrividire tutti quelli che pensano che il peccato sia solo il retrogusto di un’educazione moralistica che è legata soprattutto al passato: “Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati»”. Il mondo di oggi non ama parlare di peccato. È questo anche il motivo per cui ci si confessa poco o ci si confessa male. Il sacramento della confessione rimane sempre un sacramento “fastidioso” perché ci costringe a mettere alcol sulla ferita. E se l’effetto è quello di disinfettare in vista di una guarigione, dobbiamo però anche dire che l’alcol su una ferita brucia. Noi non vorremmo mai sentire il dolore di una ferita, preferiamo trovare il modo di coprirla, dimenticarla, nasconderla, ma quasi mai troviamo il coraggio di esporla perché sia disinfettata e guarita. Il bello (o il brutto) è che ci riusciamo anche, ma gli effetti del peccato solitamente diventano infelicità per il peccatore, paralisi della sua volontà, incapacità a sentire il gusto della vita, rabbia, rancore, in pratica una vita ferma, una vita morta, una vita non più viva. La felicità di una persona non dipende dal fatto se cammina sulle sue gambe o se è su una sedia a rotelle. La felicità di una persona dipende da quanto quella vita è libera da tutto ciò che potrebbe ucciderla, fermarla, oscurarla. Il peccato ne è la causa principale, perché il peccato è un male che non solo fa il male ma ci fa male. In questo senso Gesù non è innanzitutto un taumaturgo ma Colui che può rimettere i peccati. Infatti lo scandalo viene esattamente da queste sue parole: “Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va' a casa tua”. Dovremmo chiedere di essere perdonati prima ancora che guariti. Il perdono è una forma di guarigione più alta.
mercoledì 4 luglio 2018
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 8,28-34
Dal Vangelo secondo Matteo
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Oggi il vangelo ci racconta di un esorcismo. Dovremmo stare sempre molto attenti quando leggiamo questi racconti a non renderli troppo simbolici. Non sono solo storie che significano altro. Certi episodi non sono parabole, ma fatti di cronaca registrati alla maniera del Vangelo, cioè non in maniera giornalistica ma teologica. Essi rimangono comunque “fatti”. Gesù si è incontrato e scontrato realmente con il male. Il male esiste. Non è solo un modo di raccontare la parte della vita che non funziona. Il grande papa Paolo VI, sempre misurato, attento e preciso nelle parole così si esprime: “Il male e il peccato sono occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa”. Credo che il Vangelo prima di ricordarci cosa Gesù può contro il male, voglia ricordarci innanzitutto che il male esiste! La prima vittoria del male è farci credere che tutti i nostri problemi sono solo paturnie di uomini o tra uomini, questioni solo di pensieri, errori o ferite. Il male esiste e lavora h24 contro di noi. Prima lo accettiamo e prima permettiamo a Cristo di combatterlo in noi e per noi. Nel racconto di oggi esso si manifesta come una violenza che sbarra la strada: “erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada”. Molte volte nella vita ci sembra che la strada sia sbarrata oltre le nostre forze. Dobbiamo allora ricordarci che Cristo può liberare ogni strada e può trasformare la fatica di un ostacolo (anche se è il demonio a metterlo) in un modo di santificarci, di farlo concorrere al nostro bene. Il male può sbarrarci la strada ma non può fermare il nostro cammino. L’Amore di Dio che ci arriva attraverso Cristo ci aiuta a trasformare ogni tentazione in occasione, ogni ostacolo in opportunità, ogni chiusura in trampolino di lancio. Cristo non solo ci libera dal male, ma ci libera anche nonostante il male.
In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».
A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque.
I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.
Parola del SignoreA qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque.
I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Oggi il vangelo ci racconta di un esorcismo. Dovremmo stare sempre molto attenti quando leggiamo questi racconti a non renderli troppo simbolici. Non sono solo storie che significano altro. Certi episodi non sono parabole, ma fatti di cronaca registrati alla maniera del Vangelo, cioè non in maniera giornalistica ma teologica. Essi rimangono comunque “fatti”. Gesù si è incontrato e scontrato realmente con il male. Il male esiste. Non è solo un modo di raccontare la parte della vita che non funziona. Il grande papa Paolo VI, sempre misurato, attento e preciso nelle parole così si esprime: “Il male e il peccato sono occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa”. Credo che il Vangelo prima di ricordarci cosa Gesù può contro il male, voglia ricordarci innanzitutto che il male esiste! La prima vittoria del male è farci credere che tutti i nostri problemi sono solo paturnie di uomini o tra uomini, questioni solo di pensieri, errori o ferite. Il male esiste e lavora h24 contro di noi. Prima lo accettiamo e prima permettiamo a Cristo di combatterlo in noi e per noi. Nel racconto di oggi esso si manifesta come una violenza che sbarra la strada: “erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada”. Molte volte nella vita ci sembra che la strada sia sbarrata oltre le nostre forze. Dobbiamo allora ricordarci che Cristo può liberare ogni strada e può trasformare la fatica di un ostacolo (anche se è il demonio a metterlo) in un modo di santificarci, di farlo concorrere al nostro bene. Il male può sbarrarci la strada ma non può fermare il nostro cammino. L’Amore di Dio che ci arriva attraverso Cristo ci aiuta a trasformare ogni tentazione in occasione, ogni ostacolo in opportunità, ogni chiusura in trampolino di lancio. Cristo non solo ci libera dal male, ma ci libera anche nonostante il male.
martedì 3 luglio 2018
lunedì 2 luglio 2018
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 8,18-22
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
Parola del Signore
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Inevitabilmente quando incontriamo il Signore nella nostra vita, cerchiamo di mettere delle condizioni. Dio deve servirci a qualcosa, diversamente non sapremo cosa farcene. Ad esempio deve servire a darmi tutte le sicurezze che non ho, a curare tutte le mie precarietà, a sanare ogni mia paura. Questa credo sia l’intenzione di fondo dello scriba che per primo si avvicina a Gesù nel Vangelo di oggi: “«Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo»”. Che tradotto significa: “Se mi cerchi perché stai cercando sicurezze, sappi che io sono innanzitutto colui che toglie le sicurezze e costringe al viaggio”. Gesù non serve a rassicurarci, ma a darci un motivo per cui affrontare tutta la precarietà della vita. Il Dio che tiriamo fuori nel momento del bisogno scompare immediatamente dopo aver risolto il nostro bisogno, ma il Dio di Gesù Cristo, il Dio reale non ci lascia mai non solo nella cattiva sorte, ma anche nella buona. La Sua non è una luce che ci immaginiamo per affrontare il buio, ma è una luce che è con noi anche in pieno giorno. Non è un modo per evitare la vita, ma esattamente un modo per affrontarla. Nessuno può essere Suo discepolo se cerca solo un “punto d’appoggio”. Si può essere Suoi discepoli solo se si accetta che Egli sia compagno di viaggio e non fuga. Allo stesso tempo non si può seguirlo pensando che ci sarà un giorno in cui potremmo farlo e sarebbe bello farlo, ma che questo giorno non è mai oggi ma sempre domani. Ogni giorno domani. Ogni giorno con un “valido” motivo per cui ci diciamo che Lo prenderemo sul serio ma non appena avremmo finito di “seppellire una faccenda” in sospeso: “«Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti»”. Se ti sei accorto che oggi il Signore ti sta dicendo una cosa vera, allora non rimandare, fai ciò che è giusto oggi. Attendere in questo caso non è pazienza ma fallimento.
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
Parola del Signore
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Inevitabilmente quando incontriamo il Signore nella nostra vita, cerchiamo di mettere delle condizioni. Dio deve servirci a qualcosa, diversamente non sapremo cosa farcene. Ad esempio deve servire a darmi tutte le sicurezze che non ho, a curare tutte le mie precarietà, a sanare ogni mia paura. Questa credo sia l’intenzione di fondo dello scriba che per primo si avvicina a Gesù nel Vangelo di oggi: “«Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo»”. Che tradotto significa: “Se mi cerchi perché stai cercando sicurezze, sappi che io sono innanzitutto colui che toglie le sicurezze e costringe al viaggio”. Gesù non serve a rassicurarci, ma a darci un motivo per cui affrontare tutta la precarietà della vita. Il Dio che tiriamo fuori nel momento del bisogno scompare immediatamente dopo aver risolto il nostro bisogno, ma il Dio di Gesù Cristo, il Dio reale non ci lascia mai non solo nella cattiva sorte, ma anche nella buona. La Sua non è una luce che ci immaginiamo per affrontare il buio, ma è una luce che è con noi anche in pieno giorno. Non è un modo per evitare la vita, ma esattamente un modo per affrontarla. Nessuno può essere Suo discepolo se cerca solo un “punto d’appoggio”. Si può essere Suoi discepoli solo se si accetta che Egli sia compagno di viaggio e non fuga. Allo stesso tempo non si può seguirlo pensando che ci sarà un giorno in cui potremmo farlo e sarebbe bello farlo, ma che questo giorno non è mai oggi ma sempre domani. Ogni giorno domani. Ogni giorno con un “valido” motivo per cui ci diciamo che Lo prenderemo sul serio ma non appena avremmo finito di “seppellire una faccenda” in sospeso: “«Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti»”. Se ti sei accorto che oggi il Signore ti sta dicendo una cosa vera, allora non rimandare, fai ciò che è giusto oggi. Attendere in questo caso non è pazienza ma fallimento.
domenica 1 luglio 2018
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