giovedì 11 ottobre 2018

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 11,5-13

Dal Vangelo secondo Luca
Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.
Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

Le nostre preghiere delle volte sono un po’ malate. Lo sono perché ci dimentichiamo una certezza di fondo che dovrebbe animarle. È la certezza di sapere che la preghiera non è il nostro disperato tentativo di chiedere aiuto quando non ne possiamo più o quando non riusciamo ad affrontare o a vivere qualcosa della nostra vita. La preghiera non esprime solo un bisogno. Non è l’urlo nel vuoto di chi è disperato. Potrà anche essere un urlo, un grido, ma è sempre un urlo e un grido verso Qualcuno. E questo Qualcuno non è “il motore immobile” dell’universo come diceva Aristotele. Il nostro Dio non è un “Dio fermo”, impassibile che in maniera bronzea incassa le nostre grida e le nostre preghiere rimanendo indifferente. Se pensassimo anche solo questo di Dio dovremmo per lo meno fare il ragionamento che cerca di fare Gesù nel vangelo di oggi: “vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono”. Ciò significa che anche l’idea sbagliata che a Dio non importa niente di noi non deve farci desistere dal pregare, perché anche solo per toglierci di torno, alla fine ci ascolterebbe. Ma la verità è un’altra. Dio non è impassibile perché ama. È un Dio di parte, non fermo. Per questo quando preghiamo dobbiamo farlo con questa fiducia: “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. Così la preghiera stessa diventa un valoroso atto di disobbedienza a quella depressione, disistima e insicurezza che ci portiamo dentro e che ci ripete continuamente “non importa a nessuno di te, non c’è nessuno che ti aspetta, non meriti niente”. Pregare è disobbedire a questa voce che sappiamo essere la voce dell’Accusatore, la voce di quel male che usando del male che abbiamo vissuto cerca di fermare il nostro cammino convincendoci che siamo soli e senza speranza. In questo modo possiamo forse capire che la preghiera non è semplicemente ottenere qualcosa ma è innanzitutto cercare di affermare qualcosa che è più grande delle nostre stesse richieste.


mercoledì 10 ottobre 2018

Don Luigi Maria Epicoco - La carità non nasce dal senso di colpa

Don Luigi Maria Epicoco - Spera

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Don Paolo Sensi - Sei in ansia e ti agiti per molte cose

Don Paolo Sensi - La povertà del tempo

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 11,1-4

Dal Vangelo secondo Luca
Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli»”. Potevo essere io quel “tale discepolo”, per un motivo molto semplice, perché anche io sono tormentato dal dubbio che non ho ancora compreso cosa sia la preghiera e come si preghi per davvero. Mi piace pensare che la prima vera preghiera che possiamo fare, e che forse dura per la maggior parte della nostra vita, è esattamente questa: “insegnaci a pregare”. Magari la gente ci vede in Chiesa inginocchiati, o in un angolo raccolti e pensa “chissà quanto deve essere profonda e alta la preghiera di questo qui”, ma la verità è che la richiesta più ricorrente di chi prega per davvero è sempre la stessa: “io non so come si prega, sono qui affinché tu me lo insegni”. Ecco perché l’unica preghiera che Gesù insegna ai discepoli inizia con la parola “Padre”. Imparare a pregare significa fare “l’esperienza del Padre”, cioè l’esperienza di non sapere semplicemente che Dio esiste ma che mi ama. E delle volte pregare significa purificare tutte le immagini di padre sbagliate che abbiamo dentro, tutte le immagini di amore sbagliato che sono strutturate dentro di noi. La preghiera è il tentativo che Gesù fa di insegnarci il “Padre”. La vera preghiera non è una cosa che facciamo noi, ma una cosa che permettiamo che Cristo faccia in noi. Ma è una grande fatica per noi decidere di non fare nulla, di lasciare fare allo Spirito, di consegnarci a un Amore che vuole innanzitutto amarci prima ancora di domandarci di amare. Infatti solo se si è incontrato davvero un Padre che ci ama si può anche pensare di perdonare a qualcuno. Senza l’esperienza dell’amore tutto diventa ingiustizia, tutto problema, tutto pretesa. In fondo le persone più arrabbiate con la vita lo sono fondamentalmente perché non si sentono amate. In questo senso un cristianesimo che non riparte dalla preghiera, cioè dal Padre, risulta essere solo un’insopportabile morale.


lunedì 8 ottobre 2018

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 10,25-37

Dal Vangelo secondo Luca 
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese:
«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”., domanda un dottore della Legge a Gesù per metterlo alla prova. E Gesù non può fare altro che rispondere per le rime: “Ama!”. Sembra semplice ma non è così scontato, soprattutto quando non riesci a comprendere chi dovresti amare: “Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?»”. Sarà stata pure una giustificazione ma anche a me interessa capire il “chi”, anche a me interessa sapere il nome proprio del mio “prossimo”. Gesù per rispondere a questa domanda racconta la famosa parabola del buon Samaritano. I verbi decisivi di questo racconto sono la risposta più vera a questo interrogativo: “Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno””. Vedere, avere compassione, fermarsi, farsi vicino, fasciare, caricarsi è questa la spiegazione del “prossimo”. Il “chi” amare non è mai semplicemente un altro, siamo innanzitutto noi che davanti a ciò che abbiamo davanti, decidiamo di sentircene coinvolti e responsabili. Il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. Così Gesù ci insegna che ciò che stiamo cercando in Dio o negli altri, dobbiamo essere disposti a darlo innanzitutto noi. Chi di noi non vorrebbe essere ascoltato, allora ascolta tu innanzitutto. Chi di noi non vorrebbe essere amato, allora ama tu per primo. Chi di noi non vorrebbe essere preso sulle spalle e aiutato, allora sii tu la spalla per gli altri. Siamo arrabbiati perché ci “manca” ciò che secondo noi è importante, ma invece di perdere tempo ad essere arrabbiati perché non sostituiamo alla rabbia il tentativo di essere noi quella parte migliore che cerchiamo negli altri e in Dio?


sabato 6 ottobre 2018

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 10,17-24

Dal Vangelo secondo Luca
I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».
In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore »”. In un mondo come il nostro che vuole credere in qualcosa ma non in qualcosa che è più grande dei propri ragionamenti, si fa fatica ad accettare il Mistero di Dio come un oceano molto più grande della nostra capacità di contenerlo. Così di Cristo ci prendiamo qualche insegnamento, le idee più emozionanti, e i gesti più significativi, specie quando riguardano poveri e sofferenti, ma scartiamo la cosa più significativa di Lui: Gesù non è solo un uomo straordinario, è davvero il Figlio di Dio. E’ molto di più di quello che riusciamo a ragionare su di Lui. Ma non se la passa neanche altrettanto bene il male, con l’unica differenza che a lui conviene che non si creda nella sua presenza. Nel nascondimento può agire indisturbato usando la libertà di ciascuno di noi che lo asseconda in alcuni pensieri, in alcune ferite, in alcuni blocchi di rancore e odio. Il male c’è ed esiste, e per quanto possiamo farci qualche risatina da chi si sente emancipato rispetto a queste idee, sappiate che da prete non poche volte mi è capitato di vederlo esplicitamente all’opera. Ho capito anche che la cosa che non sopporta è l’umiltà, per questo odia Maria, la più umile tra tutti, e per questo Maria ha un potere immenso su di lui. E detesta il Rosario perché è la preghiera degli umili, è la preghiera di chi deve usare il cuore, non la testa. E’ interessante che il Vangelo ce lo ricorda in questo mese particolarmente dedicato alla preghiera del Rosario. E forse ci farà bene ricordare anche che la preghiera del Rosario non è una buona misura di cinquanta ave marie dette per tenersi buono il cielo, ma è Parola di Dio contemplata attraverso Maria. È leggere il vangelo lasciando che sia Lei a spiegarcelo. In ogni mistero contemplato, Maria ci prende per mano e imprime nel cuore la verità più vera di quel pezzo della vita di Gesù.


Grande - Dario Urbano (Nuovi Orizzonti) - Testo/Lyrics