mercoledì 9 gennaio 2019

Don Paolo Sensi - Fare tabernacolo

Don Paolo Sensi - Una ricchezza vera

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 6,45-52

Dal Vangelo secondo Marco
Ordinò poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, verso Betsàida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso l'ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma», e cominciarono a gridare, perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: «Coraggio, sono io, non temete!». Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano enormemente stupiti in se stessi, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“Subito dopo Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, verso Betsaida, mentre egli avrebbe congedato la folla”. Raramente Gesù è così risoluto nell’impartire un ordine ma il vangelo di oggi inizia invece proprio con una risolutezza che non ammette contestazioni. E la cosa che colpisce di più sta nel fatto che questo comando riguarda la salute dei discepoli. Infatti li obbliga a una pausa, a fermarsi, a prendersi del tempo per loro. È Lui a sparecchiare dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. I discepoli che hanno solo collaborato a quel miracolo devono obbedire a Gesù che dice loro: “fermatevi, datevi una calmata, prendetevi un po’ di tempo per voi; io vi raggiungo dopo”. Quasi mai riflettiamo che a Gesù non stanno a cuore i nostri eroismi, il nostro correre continuamente, il non fermarci mai. A Lui stiamo a cuore noi, il nostro vero bene, e ciò che ci fa davvero bene. E delle volte per recuperare questo vero bene bisogna avere l’umiltà di una pausa. Qualunque sia la nostra vocazione o qualunque cosa facciamo nella vita, dobbiamo liberarci dalla logica aziendale di produrre sempre per recuperare la logica di non far diventare disumano ciò che stiamo facendo, fosse anche il bene. Ma è il proseguio della frase che fa riflettere ancora di più: “Preso commiato, se ne andò sul monte a pregare”. Gesù sente continuamente il bisogno di pregare. La preghiera per Lui non è un dovere, né un rito, né un’abitudine. La preghiera per Gesù è come l’ossigeno, come ciò che lo riporta costantemente al Suo vero centro, a ciò che conta, al motivo per cui è venuto al mondo. Ma in fondo non dovrebbe essere così anche per noi? Per quale motivo dovremmo pregare se non per ritornare all’Essenziale? La vita, con i suoi ritmi, molto spesso ci distrae, ci conduce fuori rotta, ci fa vivere per dettagli che non valgono la pena. La preghiera ci fa tornare a ciò che conta, a ciò che dà di nuovo significato a tutto. La preghiera è tornare a Cristo nel cuore delle nostre tempeste.


martedì 8 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 6,34-44

Dal Vangelo secondo Marco
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli replicò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». E accertatisi, riferirono: «Cinque pani e due pesci». Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose”. La descrizione iniziale del Vangelo di oggi la dice lunga su ciò che suscita la compassione di Cristo: il senso di spaesamento della gente. La radice di questo smarrimento diffuso è nella mancanza di pastori. In fondo il ruolo di un pastore è quello di indicare una strada, un pascolo, un rifugio, una protezione. Esistenzialmente questo si traduce con un’unica parola: indicare un Senso. Infatti è proprio quando viene a mancare un Senso, un significato profondo alla vita, che viviamo come smarriti, spaesati, frastornati, senza mete precise e per tentativi. Stare con Cristo significa recuperare qualcosa che riempia nuovamente di senso ciò che senso non ha più. Ma stare con Cristo significa sentirsi presi sul serio anche in bisogni molto concreti, molto reali: “Essendo già tardi, i discepoli gli si accostarono e gli dissero: «Questo luogo è deserto ed è già tardi; lasciali andare, affinché vadano per le campagne e per i villaggi dei dintorni e si comprino qualcosa da mangiare»”. I discepoli sembrano confinare Gesù nel puro teorico, in colui che impartisce lezioni spirituali, che aiuta le persone con le parole e gli insegnamenti, ma che quando le persone si trovano a problemi concreti e reali bisogna mandarli da altri. Se la religione si occupa di anime senza corpi allora questa non è la religione di Cristo, perché Cristo si occupa di persone tutte intere. Persone fatte di carne e di spirito, persone fatte di bisogno e di desideri. Persone fatte di concretezza e profondità. Credo che sia stato per questo che Gesù ha compiuto questo famoso miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, per convertire tutti noi sul fatto che Egli non si occupa di una sola nostra parte, ma di tutto, e che la logica dell’incarnazione è quella logica che non ci fa dire a un povero affamato ti benedico e vai in pace, ma ci fa fermare con lui a cercare da mangiare concretamente.


lunedì 7 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 4,12-17.23-25

Dal Vangelo secondo Matteo
Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,
sulla via del mare, al di là del Giordano,
Galilea delle genti;
il popolo immerso nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte
una luce si è levata.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
La storia di Dio è una storia che si mescola con quella degli uomini. Le cose di Dio infatti non sono astratte, sono invece le cose al fondo di quelle che ci toccano in prima persona. Quello che Dio fa è sempre al fondo della cronaca che tutti noi viviamo. È così anche per Giovanni Battista che per la cronaca dobbiamo dire si trova ai suoi ultimi giorni di vita. È stato imprigionato e sappiamo che con un colpo di spugna geniale e malvagio da lì a poco sarà fatto fuori. È difficile rintracciare l’opera di Dio in mezzo a episodi di cronaca nera come quelli che riguardano Giovanni Battista, ma la sfida della fede è credere profondamente che la luce e il buio non sono contrapposti, ne equivalenti. Al fondo di ogni buio Dio ha nascosto una luce che molto spesso non la si vede subito e con facilità, ma che certamente c’è. Gesù reagisce al buio che sta devastando la vita di Giovanni Battista con un doppio atteggiamento: “Gesù, udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea” (…) “Da quel tempo Gesù cominciò a predicare”. Da una parte sembra quasi intimorito da quello che sta accadendo ma dall’altra parte sembra spronato a dover fare Lui qualcosa in prima persona. Sembra quasi che Gesù mostri davvero il doppio atteggiamento che c’è nel cuore di ogni uomo: l’umana paura, ma anche la capacità di trasformare in opportunità una situazione negativa. È un po’ come se Gesù volesse dirci: “delle volte non possiamo evitare che accadano così terribili o ingiuste, ma a partire da esse dovremmo decidere di essere delle persone migliori cominciando a prendere delle decisioni in prima persona”. Paradossalmente è la cronaca nera che vive Giovanni Battista a spronare Gesù a cominciare apertamente il Suo ministero pubblico. “Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo. (…)Grandi folle lo seguirono dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano”.


sabato 5 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 1,43-51

Dal Vangelo secondo Giovanni
Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Come si incontra Cristo? Sembra che il Vangelo di oggi risponda a questa domanda. Cristo lo si incontra attraverso un intreccio di relazioni che in un modo diretto o indiretto alla fine ci portano fino a Lui: “Il giorno seguente, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo, e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, della città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe». Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere».” Tutta questa cronaca è una grande testimonianza di come Gesù sia arrivato nella vita dei discepoli attraversando le loro relazioni. All’inizio dell’esperienza cristiana non c’è un’esperienza mistica o eccezionale, ma un’esperienza profondamente umana. Ci sono relazioni su cui la Grazia di Dio riesce a far leva fino al punto da farla diventare la strada principale che Gesù percorre per arrivare direttamente a noi. Davvero dovremmo dire che l’amicizia è l’ottavo sacramento. E poco importa se delle volte non facciamo proprio discorsi da santi, così come capita a Natanaele che sembra più preso dai suoi pregiudizi su Nazareth che su quello che gli viene detto. Anche su discorsi simili Gesù può operare conversioni a noi inimmaginabili: “Natanaele gli chiese: «Da che cosa mi conosci?» Gesù gli rispose: «Prima che Filippo ti chiamasse, quando eri sotto il fico, io ti ho visto». Natanaele gli rispose: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele». Gesù rispose e gli disse: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, tu credi? Tu vedrai cose maggiori di queste»”. Gesù ha la capacità di intercettarci anche in dettagli che per gli altri non contano nulla ma che per noi sono decisivi. L’unica cosa che dovremmo conservare è la capacità di accorgercene e l’umiltà di accogliere ciò che ci sta accadendo. Perché non è mai scontato che Gesù passi nella nostra vita e noi diciamo automaticamente di Sì.


Don Paolo Sensi - Chi può amare uno come te

venerdì 4 gennaio 2019

Don Paolo Sensi - Essere cristiani ed esserne beati

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 1,35-42

Dal Vangelo secondo Giovanni
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 
“Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio!»”. Quando qualcuno chiede che cos’è l’evangelizzazione dovrebbe rileggersi il Vangelo di oggi. L’evangelizzazione è lo sguardo che Giovanni Battista ha su Cristo. Egli lo fissa in un modo tale che ci dice il Vangelo: “I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù”. Gli occhi e la parola del Battista sono talmente appassionati, pieni di Gesù, che il semplice contatto con quello sguardo e quelle parole di Giovanni spingono alcuni suoi discepoli a seguire Cristo. Mi domando spesso se la gente trova in noi un modo appassionato di guardare la vita oppure trova fuoco incandescente nelle nostre parole. Mi domando spesso se si sente davvero che i primi a credere a ciò che diciamo siamo noi, e non siamo semplici ripetitori di cose giuste. Il successo del Battista non era in ciò che diceva, ma nel modo vero con cui lo comunicava. L’evangelizzazione è sempre e innanzitutto una questione di credibilità e verità che traspare da chi annuncia. Ma a questa sequela che nasce dalle parole del Battista, Gesù risponde con una domanda che non lascia spazio a fraintendimenti: “Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?»”. In fin dei conti è questa la vera domanda che dobbiamo farci: che stiamo cercando veramente? Che stiamo cercando da Lui? Che stiamo cercando dalla vita stessa? Che stiamo cercando nelle nostre domande e inquietudini? Che stiamo cercando quando ci innamoriamo di qualcuno? Che stiamo cercando quando ci impediamo di vivere davvero? Che stiamo cercando nel peccato? Che stiamo cercando? Incontrare Cristo significa innanzitutto incontrare questa domanda. I discepoli iniziano la loro esperienza di discepoli ed amicizia quando si lasciano mettere in crisi da questa domanda e quando accolgono la risposta non come una qualunque spiegazione ma come un invito a un’esperienza concreta: “Venite e vedrete”.


giovedì 3 gennaio 2019

Se non credi all'esistenza di una Verità forse non hai ancora visto ques...

Don Paolo Sensi - Chi crede e chi non crede

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 1,29-34

Dal Vangelo secondo Giovanni
Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua”.  Continua la grande testimonianza di Giovanni Battista su Gesù. Questa volta ci lascia un dettaglio che non dobbiamo assolutamente trascurare: “io non lo conoscevo”. Giovanni ci indica così che la via della ricerca di Dio non è una via che parte da ciò che si conosce, da ciò che si pensa di aver capito, da risposte preconfezionate, ma esattamente dal contrario. La via che ci conduce a Dio è innanzitutto una profonda disponibilità del cuore a mettersi in cammino verso un Mistero che non si conosce ma che si desidera con tutto il cuore incontrare, conoscere, fissare, guardare negli occhi. Tutta la vita del Battista è stato annunciare Qualcuno che ha dovuto imparare anche lui a riconoscere dopo averlo incontrato. Questo atteggiamento è esattamente il contrario dell’atteggiamento dell’indottrinamento. La stessa parola suggerisce qualcosa di negativo, perché indottrinare significa “mettere addosso una dottrina”, imparare una risposta senza capire il legame profondo con me stesso e con la realtà. Chi cerca Dio in risposte preconfezionate è sicuro che non lo troverà. Per trovare Dio bisogna mettersi in cammino verso un Mistero che detta Egli stesso le regole. È ascoltare Dio che ci parla nel cuore, e che se usa una dottrina è per indicarci una direzione e non per chiudere un viaggio. Nella fede non si dice mai “è così punto e basta!”, al massimo si dice “è lì, guarda!”. La dottrina cristiana è indicativa non esaustiva: indica qualcosa senza mai esaurirla in una formula chiusa. Per questo la Chiesa stessa tenta di ridire continuamente la stessa cosa affinché non si perda mai il principio vitale di ciò che indica a scapito di ciò che dice. Questo molto spesso ci spaventa perché pensiamo che la certezza viene da cose che rimangono sempre uguali: ma la cosa che rimane sempre uguale è la sostanza, mentre è la forma che cambia, e lo fa non per moda ma per salvare la verità della sostanza.