venerdì 23 ottobre 2020

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Lc12, 54-59

 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:

«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco 

“Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?”. La società contemporanea è tutta costruita attorno alla specializzazione del sapere. Siamo esperti di ogni piccolo dettaglio, ma la verità è che ci manca una sana visione di insieme. E una persona scopre la visione d’insieme solo se arriva a porsi una domanda di senso. Siamo incapaci delle a saperci porre questa domanda. Delle volte è questa domanda che ci brucia dentro, che si fa sentire attraverso l’angoscia, l’ansia, gli attacchi di panico, i disturbi alimentari. Ma preferiamo curare questi sintomi più che metterci in ascolto della domanda che sottintendono tutte queste cose. Non si può guarire da questa domanda, si può solo prenderla sul serio e tentare una risposta. Diversamente passeremo tutta la nostra vita a gestirne i sintomi e a tenere in cantina un mostro di angoscia che ci terrifica perché immaginiamo che un giorno verrà fuori e noi ne saremo divorati. Una volta mi commosse una donna, moglie e madre, che mi disse: “Stavo male perché facevo solo il mio dovere, ma non mi ero mai chiesta il perché ne valesse la pena. Bastò questa sola domanda a ridarmi pace”. Ecco cos’è il giudizio di cui parla il Vangelo di oggi. È imparare a dare un nome alle cose. È domandarci il nome delle cose. È cercare il senso nascosto nel nome delle cose. Siamo umani nella misura in cui impariamo questo giudizio, questa capacità di nominare la realtà, la vita. Ma purtroppo l’unico giudizio che conosciamo è quello che brandiamo come una spada non per cercare di dare un nome alle cose ma per pettegolare, giudicare, condannare, emarginare, escludere, far male. Chi non è più abitato dal bisogno di trovare il senso delle cose, usa le cose solo per ferire e perde completamente di vista ciò che per cui vale la pena vivere. 

giovedì 22 ottobre 2020

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco - Lc 12,49-53

 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore 


Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco 

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! (…) Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”. Sentire pronunciare queste parole da Gesù ci lascia un po’ spiazzati, forse perché siamo abituati ad immaginare Gesù come un pompiere che spegne gli incendi. Ma Gesù non è venuto a spegnere ma ad accendere. Non è lì per misurare i nostri entusiasmi ma per renderli possibili. Non è venuto a rendere tutti fusionalmente uniti come se una relazione valesse l’altra, ma è venuto a distinguere, a far si cioè che ognuno diventi se stesso e non smette di realizzare i sogni degli altri. Gesù è venuto a renderci consapevoli del sogno che ognuno si porta dentro, e a dargli la possibilità di venire fuori. In questo senso la sua pace è completamente diversa da quella che tante volte cerchiamo. La pace che aneliamo è una pace finta, fatta con tutti gli antidolorifici che scoviamo. L’importante è non sentire dolore e fatica e non importa se non sono felice, l’importante è che non mi stanco troppo, che non soffro troppo, che non mi scomodo troppo. Abbiamo tirato su una generazione di infelici perché ci siamo convinti che non abbiamo le capacità di risolvere i problemi. Ci siamo dimenticati che delle volte per diventare noi stessi bisogna fare la fatica di dividersi dalla massa, di distinguerci. Non è rinnegare un padre o una madre, ma saper essere noi stessi anche al di là di loro. Non è mettere tutti d’accordo ma essere tutti vivi e sentire la vita come qualcosa di vivo. La stanza di un museo la si gestisce certamente meglio di una stanza piena di bambini, ma è quest’ultima che contiene davvero la vita. Siamo musei o siamo vivi? I reperti da museo si studiano, si analizzano, si catalogano, si restaurano, ma la vita invece è fatta di scelte, tentativi, sogni per cui lottare, sofferenze da affrontare, incomprensioni da digerire. La vita è una cosa viva, e Gesù muore dalla voglia di renderla possibile. E noi quale vita preferiamo?


mercoledì 21 ottobre 2020

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 12,39-48

 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse apercuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore


Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 

“Se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate”. Potrebbe sembrare una paura che suscita paura quella che ci viene rivolta nel Vangelo di oggi. Ma in realtà Gesù ci aiuta a fare solo un bagno di realismo. Allontaniamo spesso l’idea della morte, pensiamo che essa esiste ma che in fondo non ci riguarda. Eppure il Vangelo non vuole lasciarci in compagnia dell’angoscia di morte ma vuole che consideriamo la nostra vita a partire da questo dato certo, e cioè che è un viaggio e che ha un termine. Questa consapevolezza ci ridimensiona e fa cadere molte cose inutili per cui ci impuntiamo o per cui viviamo. Quando hai qualcosa in questa vita noi sei fortunato, ne sei solo infinitamente responsabile. La salute, una casa, l’intelligenza, degli amici, dei talenti, tutte queste cose Dio ce le dà non come proprietà privata ma come custodia, anzi come amministratori che sanno far fruttificare, gestire a favore di tutti, conservare perchè nulla vada perduto. Il padrone ultimo non è l’ “io”, ma “Dio”. Vivere la vita come proprietà privata è solo illudersi che il vero “proprietario” alla fine non tornerà… eppure tornerà e domanderà conto della fiducia che aveva riposto in ciascuno di noi il giorno che ci diede la vita, che ce la consegnò nelle nostre mani, che la rischiò mettendola in balia della nostra pochezza. La memoria di ciò ci rende prudenti, non paurosi. “Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”. E’ interessante che tutto questo discorso sia fatto ai discepoli, e a Pietro soprattutto. Infatti è lui che chiede spiegazioni, e a lui Gesù risponde inchiodandolo in un dono esigente.  

martedì 20 ottobre 2020

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 12,35-38


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa”. La definizione di vita spirituale dovrebbe coincidere con “essere pronti”. Perché una persona che è pronta è completamente tesa verso ciò che sta per accadere. Un po’ come gli sportivi che si preparano ad una corsa e che si tengono pronti al punto di partenza a scattare non appena arriva il segnale. La vita eterna è quel segnale che aspettiamo, ma tutta questa vita è un tendere ad esso, è un farsi trovare pronti. E l’unica maniera che abbiamo per esserlo è essere completamente attenti a ciò che c’è in questo momento della nostra vita. È vivere nel qui ed ora e non nel lì e dopo. È capire che tutto ciò che accadrà potremo coglierlo se siamo disposti a valorizzare ciò che c’è adesso. Gli occhi della persona che ho accanto, questo tramonto, la parola detta adesso, il bene possibile in questo istante, è così che ci si allena ad essere pronti al grande via della vita eterna. Gesù usa l’immagine del padrone che torna a casa il giorno delle nozze. La casa sarà certamente in fermento e il padrone si aspetta quel fermento, sa di essere atteso, sa che ognuno avrà fatto la sua parte per accoglierlo. Ma che delusione invece tornare e rendersi conto di non essere atteso. Che delusione vedere che ognuno vive per se stesso, vive non in fermento, ma in appiattimento. La passività con cui delle volte affrontiamo la vita in attesa che accada qualcosa di interessante è il vero motivo per cui non accade mai nulla di veramente interessante. Ma quando passiamo la vita con i piedi per terra e il cuore pronto allora ciò che ci aspetta è quello che Gesù descrive così: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!”.

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