lunedì 23 luglio 2018

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 15,1-8

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto”. Comunque vada a finire è sicuro che dobbiamo passare attraverso un taglio. La vita è solitamente incaricata di questo tipo di operazione, infatti non di rado ci riserva esperienze e situazioni che ci tranciano di netto. La vera domanda però non è come evitare questo tipo di tagli ma cosa fare affinché quei tagli non siano per la morte ma per un cambiamento sostanziale. Infatti la potatura serve a tirare fuori da un albero la fecondità dei frutti. Se non tiriamo fuori dei frutti, tiriamo fuori la morte sotto forma di rabbia, rancore, insoddisfazione, infelicità diffusa, mancanza di senso e così via. La fede non è un modo per evitare in maniera scaramantica le esperienze negative della vita, ma è il modo attraverso cui quelle esperienze possono essere decisive per una vita ancora più profonda. Ciò non avviene in automatico, ma avviene a patto che in quelle esperienze di taglio decidiamo di seguire Gesù, di fare alla Sua maniera, di optare per ciò che ci ha insegnato e soprattutto mostrato con la Sua vita. La Sua Parola soprattutto serve a custodire la mentalità della potatura che deve costruirsi dentro ciascuno di noi. In pratica non basta sapere che c’è una fecondità nella parte più fragile della nostra vita, ma bisogna saperne fare esperienza. In questo senso la vita spirituale non è mai informativa ma esperienziale. E forse la cosa più significativa della vita spirituale è l’esperienza del perdono. Delle volte la misericordia di Dio ci riempie così tanto il cuore che siamo capaci anche di perdonare la vita perché non è andata come doveva. È soprattutto l’esperienza del perdono l’esperienza più decisiva di ogni trasformazione interiore. Perdonare e lasciarsi perdonare. Accogliere la Parola di Cristo che ci riconcilia dentro e fuori. Cioè che ricrea un legame con la vita così nuovo che non viviamo più di apparenza (di foglie) ma di fatti (i frutti). 


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