venerdì 1 marzo 2019

Don Luigi Maria Epicoco - L'amore è un sentimento?

Don Luigi Maria Epicoco - Essere in ricerca

Don Luigi Maria Epicoco - Alzati rivestiti di luce

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 10,1-12

Dal Vangelo secondo Marco
Poi Gesù partì di là e se ne andò nei territori della Giudea e oltre il Giordano. Di nuovo si radunarono presso di lui delle folle; e di nuovo egli insegnava loro come era solito fare.
Dei farisei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova, dicendo: «È lecito a un marito mandare via la moglie?» Egli rispose loro: «Che cosa vi ha comandato Mosè?» Essi dissero: «Mosè permise di scrivere un atto di ripudio e di mandarla via». Gesù disse loro: «È per la durezza del vostro cuore che Mosè scrisse per voi quella norma; ma al principio della creazione Dio li creò maschio e femmina. Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. L'uomo, dunque, non separi quel che Dio ha unito».
In casa i discepoli lo interrogarono di nuovo sullo stesso argomento. Egli disse loro: «Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie ripudia suo marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
La questione delle relazioni è forse la questione più decisiva di tutto il cristianesimo. Ma forse lo è perché è la questione più decisiva di ogni uomo a cui gli funziona l’umanità. Infatti è attraverso le relazioni che la nostra vita diventa o no significativa. È nelle relazioni che ci sentiamo o no amati. È in esse che possiamo rintracciare ogni radice della nostra felicità o dei nostri drammi. Per questo il tema del matrimonio non è un tema tra tanti altri. Esso rappresenta come l’apice di tutte quelle relazioni che più ci ricordano Dio. Amare o no una persona per sempre fino a dare la propria vita per essa non può mai essere una faccenda decorativa. Su un tema così la nostra vita si regge o cade. Solo così si comprende la domanda del vangelo di oggi: «È lecito a un marito mandare via la moglie?». Gesù risponde di fare appello innanzitutto al buonsenso, alla tradizione, a Mosè. Ma delle volte viviamo in tempi in cui il buonsenso del mondo e persino delle nostre abitudini che sono diventate tradizione non ci aiutano a non perdere di vista ciò che conta: “Egli rispose loro: «Che cosa vi ha comandato Mosè?» Essi dissero: «Mosè permise di scrivere un atto di ripudio e di mandarla via». Gesù disse loro: «È per la durezza del vostro cuore che Mosè scrisse per voi quella norma; ma al principio della creazione Dio li creò maschio e femmina. Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. L'uomo, dunque, non separi quel che Dio ha unito»”. È per la durezza del cuore che non riusciamo più a comprendere la profondità della bellezza di una proposta così. Noi ne sentiamo solo l’oppressione, la fatica, il timore di non farcela. Ma è proprio qui il punto: nessuno di noi è capace di amare così, ma non si può non desiderare di amare così, perché è questo che ci rende felici. Ed è proprio perché non ne siamo capaci che mendichiamo da Dio la Grazia necessaria per esserne all’altezza ogni giorno.


Don Luigi Maria Epicoco - Sale e luce

Don Luigi Maria Epicoco - Le stagioni della fede

Don Luigi Maria Epicoco - Infinitamente di più

Don Luigi Maria Epicoco - I discepoli di Emmaus

giovedì 14 febbraio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 10,1-9

Dal Vangelo secondo Luca
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“La mèsse è grande, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della mèsse perché spinga degli operai nella sua mèsse”. Il lavoro è tanto ma le persone che vogliono lavorare sono poche. Già ai tempi di Gesù la sensazione è che il campo del mondo e delle vite delle persone sia così sconfinato da esigere quanta più gente possibile che prenda a cuore il mondo e le storie delle persone. I discepoli di Cristo hanno questa fondamentale chiamata: prendere a cuore il mondo e ogni uomo che vi è in esso affinché ricevano ciò di cui più hanno bisogno, un Senso, un significato. Per noi tutto ciò ha un nome proprio, Gesù Cristo. Quando si ama qualcuno, quel qualcuno avverte che la sua vita ha senso. Sperimenta nella propria esperienza chi è Dio. Dio infatti è Amore. C'è un così grande bisogno di Amore che non bastano mai gli operai. L’appello di Gesù è l’appello ai santi, a chi vuole sporcarsi le mani in questo. Ma Gesù non si limita a dirci che c’è questo bisogno, ma ci dice anche quali sono le condizioni lavorative: “Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non portate né borsa, né sacca, né calzari, e non salutate nessuno per via. In qualunque casa entriate, dite prima: "Pace a questa casa!" Se vi è lì un figlio di pace, la vostra pace riposerà su di lui; se no, ritornerà a voi. Rimanete in quella stessa casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno del suo salario. Non passate di casa in casa. In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti, guarite i malati che ci saranno e dite loro: "Il regno di Dio si è avvicinato a voi". In pratica la traduzione concreta è questa: non fate affidamento su ciò che avete ma su Chi vi manda. Non andate come sprovveduti ma ricordatevi che fuori ci sono lupi non gattini. Non fate gli eroi solitari ma cercate di trovare la forza nel fatto che ci sia qualcuno accanto a voi. Portate pace, e andate a parlare soprattutto a chi soffre. È questa solitamente la spina dorsale dei santi e di ciò che fanno.


lunedì 11 febbraio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 6,53-56

Dal Vangelo secondo Marco
Compiuta la traversata, approdarono e presero terra a Genèsaret. Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe, e accorrendo da tutta quella regione cominciarono a portargli sui lettucci quelli che stavano male, dovunque udivano che si trovasse. E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Ci sono giorni in cui il Vangelo ci racconta storie particolari. Altri giorni in cui si limita a descrivere semplicemente ciò che accade. E poco importa se nel vangelo di oggi ad esempio Gesù non parla mai. In realtà parla la sua presenza, il suo effetto sulla gente, la sua capacità di suscitare un avvenimento. “Passati all'altra riva, vennero a Gennesaret e scesero a terra. Come furono sbarcati, subito la gente, riconosciutolo, corse per tutto il paese e cominciarono a portare qua e là i malati sui loro lettucci, dovunque si sentiva dire che egli si trovasse”. C’è come nella gente la sensazione che Gesù è l’unico a cui si può consegnare la nostra debolezza, la nostra fragilità, la nostra mancanza, la nostra malattia. Sono tutti buoni ad amare di noi ciò che splende, ciò che è bello, ciò che è forte, ciò che dà soddisfazione. Ma l’amore vero è amore per ciò che in noi è scarto, è debolezza, è problema, è impedimento. La gente sente che Gesù sa prenderci sul serio nella nostra debolezza e la Sua attrattiva è come un vortice che coinvolge tutti. “Dovunque egli giungeva, nei villaggi, nelle città e nelle campagne, portavano gli infermi nelle piazze e lo pregavano che li lasciasse toccare almeno il lembo della sua veste. E tutti quelli che lo toccavano erano guariti”. È un ultimo dettaglio che non dovremmo mai trascurare quello del “toccare Gesù”. Infatti finché l’esperienza cristiana si ferma ad essere solo un’esperienza intellettuale, informativa, teorica, questo non cambia la nostra vita. Abbiamo bisogno di fare esperienza di Cristo e non semplicemente ragionamenti su di Lui. In questo senso i sacramenti sono un modo esperienziale di entrare in rapporto con Lui. E la nostra vita di preghiera dovrebbe sempre mirare all’esperienza e non alla semplice riflessione. Quasi mai però pensiamo al fatto che se la nostra preghiera non finisce con una decisione allora è stato solo puro esercizio teorico. Sono le nostre decisioni la prova se abbiamo incontrato o no Cristo veramente.


martedì 5 febbraio 2019

Ama i tuoi nemici

Don Luigi Verdi - Lo stile di vita evangelico

Don Luigi Verdi - Misericordia e perdono

Don Luigi Verdi - La forza della debolezza

Don Luigi Verdi - Dignità e libertà

Don Luigi Verdi - Le cose che non funzionano

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 5,21-43

Dal Vangelo secondo Marco
 Essendo passato di nuovo Gesù all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.
Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?». I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».
 Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Tante sono le strade che ci portano a Cristo. A volte è la curiosità, altre volte gli amici, altre volte la famiglia, altre volte ancora l’esperienza sconvolgente dell’amore. Ma non dobbiamo dimenticare che a volte a Gesù si arriva anche attraverso la strada stretta del dolore e della disperazione. Il papà e la donna di queste due storie raccontate nella pagina del vangelo di oggi sembrano mossi esattamente da questa drammaticità di fondo. Sono ormai senza nessuna speranza, le hanno provate tutte. La donna ha persino perduto tutti i suoi averi, e Giairo è a pochi minuti dall’irreversibile esperienza della morte della figlia, che tra l’altro avverrà. Non dobbiamo meravigliarci, delle volte è proprio perché non sappiamo più dove sbattere la testa che cominciamo a ricordarci che sulla nostra testa c’è il cielo. Il nostro orgoglio ci fa dire che per coerenza non dovremmo farlo, ma quando si soffre sul serio anche l’orgoglio va a finire sotto i piedi. La reazione di Gesù è quella di non accontentarsi di fare un miracolo, di dare una grazia. Gesù vuole incontrare personalmente queste persone. A lui non interessa la malattia di quella donna, a lui interessa quella donna: “Ed egli guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo”. Gesù vuole incontrarci nelle nostre storie concrete, anche o forse soprattutto quando esse si mostrano a noi nella loro contraddizione, nella loro mancanza di speranza. Nessuno si augura di vivere una sofferenza, e non è Dio a mandarcele, ma il vangelo di oggi ci dice che persino lì Gesù può farsi spazio e venire a cercarci. E nel cercarci innanzitutto si fa nostro compagno di viaggio: “Gesù andò con lui”. È già questo un miracolo: sapere che non siamo soli. Infatti è la solitudine, il sentirci soli davanti a ciò che viviamo la cosa che ci fa più male. E al termine di questa compagnia il miracolo: ricevere come dono ciò che a noi non era possibile. Non è forse già questa un’anticipazione di resurrezione? Davanti le nostre situazioni di morte qualcuno che dice: “Alzati!”.


lunedì 4 febbraio 2019

Chi è Dio? - Catechismo Cine 1948

E tu, hai fretta di rendere felice il prossimo?

Don Luigi Maria Epicoco - La storia della salvezza raccontata dagli atto...

Don Luigi Maria Epicoco - Abramo: il difficile compito di essere il primo

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 5,1-20

Dal Vangelo secondo Marco
Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo!». E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti». E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.
Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare. I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto.
Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Il male è come un parassita, vive rubando la vita di ciò a cui si aggrappa. Non serve essere per forza posseduti come l’uomo del vangelo di oggi per sentirne gli effetti. Il male lavora nella maggior parte dei casi senza farsi vedere, senza mettersi in evidenza. Basta una zona d’ombra nella nostra vita, e lui come un fungo, come muffa comincia a mettere radici e a rubarci vita, gioia, serenità, pace, significato. L’unico modo di bloccarlo è smascherarlo, è eliminare le zone d’ombra, è lasciare entrare la luce lì dove non entra mai. Raccontato così sembra semplice, ma per esperienza tutti noi sappiamo che la faccenda è molto più complicata. Per tutta la vita combattiamo contro di lui. Per tutta la vita cerchiamo di togliergli potere e dominio. Nel vangelo di oggi lo incontriamo nelle tinte forti di una possessione diabolica. E credo che il vangelo ce lo racconti non soltanto per dirci che Gesù ha potere su di lui, ma anche per mostrarci come agisce: “nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena. Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo. Di continuo, notte e giorno, andava tra i sepolcri e su per i monti, urlando e percotendosi con delle pietre”. Emergono così due sintomi: l’incapacità a un legame (nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena), e il farsi male da solo (percotendosi con delle pietre). Quando si ammalano le nostre relazioni allora quello è un chiaro sintomo che il male sta facendo danni in noi. Quando facciamo delle scelte che ci fanno del male e scegliamo quella parte della vita che più ci danneggia, ecco che c’è un problema serio di male da affrontare. L’incontro con Cristo è l’incontro con una liberazione. “Gesù, infatti, gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest'uomo!»”. Ed è proprio a partire da questo incontro che la nostra vita torna ad essere pienamente umana. “Vennero da Gesù e videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che aveva avuto la legione”.


venerdì 1 febbraio 2019

Don Luigi Maria Epicoco - Cantiere Preadolescenti (AUDIO + VIDEO)

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 4,26-34

Dal Vangelo secondo Marco

Diceva ancora: «Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno, e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. La terra da se stessa porta frutto: prima l'erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato. Quando il frutto è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l'ora della mietitura è venuta».
Diceva ancora: «A che paragoneremo il regno di Dio, o con quale parabola lo rappresenteremo? Esso è simile a un granello di senape, il quale, quando lo si è seminato in terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma quando è seminato, cresce e diventa più grande di tutti gli ortaggi; e fa dei rami tanto grandi, che all'ombra loro possono ripararsi gli uccelli del cielo».
Con molte parabole di questo genere esponeva loro la parola, secondo quello che potevano intendere. Non parlava loro senza parabola; ma in privato ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 
Ogni volta che Gesù parla cerca di rendersi quanto più possibilmente comprensibile. Lo fa con una rara capacità di saper fare ricorso all’immaginario più quotidiano della gente che gli sta intorno. Così le spighe, l’uva, le pecore i pesci sono di volta in volta tirati fuori a seconda dei mestieri, dei volti, delle persone che lo ascoltano. Oggi è la volta degli esempi “di terra”. «Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno, e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come». Infatti una buona porzione della nostra vita trasborda la nostra capacità di controllo e di consapevolezza. Ci sono cose che accadono e crescono in noi senza che ne capiamo davvero fino in fondo il come. La fede stessa, il regno di Dio che è seminato in noi, cresce misteriosamente dentro il nostro cuore allargandolo. La fede ha questo effetto solitamente: allarga la vita. Allarga i ragionamenti. Allarga la gratuità, il donarsi. Eppure basta fermarsi un istante e accorgersi che prima non eravamo così. Miracolo della Grazia dentro di noi. È però vero anche il contrario. Rancori, sofferenze mal digerite, egoismi, durezze, superficialità sono altrettanti semi che se non stiamo attenti crescono in noi e in una maniera misteriosa restringono la vita, la rendono disumana, irrespirabile. Sorge quindi una domanda seria dal Vangelo di oggi: che cosa è seminato in noi? Il proseguo del discorso di Gesù ci lascia con una nota di profonda speranza: «A che paragoneremo il regno di Dio, o con quale parabola lo rappresenteremo? Esso è simile a un granello di senape, il quale, quando lo si è seminato in terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma quando è seminato, cresce e diventa più grande di tutti gli ortaggi; e fa dei rami tanto grandi, che all'ombra loro possono ripararsi gli uccelli del cielo». È un po’ come dire che non importa se il bene in noi sembra così piccolo e insignificante. Quel bene se è di Dio diventa affidabile. Diventa salvezza.


giovedì 31 gennaio 2019

Don Luigi Maria Epicoco - Osservare il Vangelo (AUDIO + VIDEO)

Don Luigi Maria Epicoco - Osservare il Vangelo

Don Luigi Maria Epicoco - Le beatitudini (AUDIO + VIDEO)

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 4,21-25

Dal Vangelo secondo Marco
Diceva loro: «Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere? Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per intendere, intenda!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più. Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere?”. Certamente no, ci verrebbe da rispondere a Gesù. Ma la vera domanda è: perché abbiamo paura di accendere la luce? Perché non vogliamo vedere che cosa si nasconde nel nostro buio. In fin dei conti è forse questo il vero motivo che non ci fa mai mettere la luce al posto giusto. Ad esempio la fede è bene che rimanga in un cassetto perché se fosse messa in alto saremmo costretti a fare i conti con cose con cui non vogliamo fare i conti. La verità è bene che sia confinata nei discorsi generalizzati e astratti perché se fosse applicata su di noi saremmo costretti a dei cambiamenti. Potremmo continuare così all’infinito, per questo Gesù continua dicendo. “Poiché non vi è nulla che sia nascosto se non per essere manifestato; e nulla è stato tenuto segreto, se non per essere messo in luce”. Per questo ogni vero cambiamento nasce da un atto di sincerità autentico e totale. Mi capita spesso di dire che ciò che blocca la nostra vita è non avere nessuno con cui almeno una volta nella vita, e totalmente abbiamo svuotato il sacco. Disseminiamo pezzettini di noi a infinite persone, ma nessuno sa mai veramente tutto e totalmente. In questo tipo di tenebra e frammentazione il male prospera e ci tiene in ostaggio. Se trovassimo il coraggio di accendere totalmente la luce ci accorgeremmo che il grosso dei nostri problemi sarebbe già risolto. Il valore di una narrazione di noi totale e sincera non serve a dire tutto a tutti, ma almeno a poter dire tutto a qualcuno. Già solo quest’atto di umiltà ci metterebbe al sicuro dalla logica del male che prospera lì dove non si accende mai la luce. San Giovanni Bosco sapeva bene che una buona confessione poteva far ripartire la vita. Ma una buona confessione non consiste in un’analisi complicata delle proprie azioni, ma nella consegna semplice e senza manomissione di ciò che abbiamo fatto. Chi si educa a questa semplicità, progredisce velocemente in santità.


mercoledì 30 gennaio 2019

Don Luigi Maria Epicoco - Le beatitudine

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 4,1-20

Dal Vangelo secondo Marco
 Di nuovo si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».
Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: «A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché:
guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano,
perché non si convertano e venga loro perdonato».
Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole? Il seminatore semina la parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l'ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro. Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l'accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono. Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l'inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto. Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l'accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
La parabola del seminatore è sempre un esame di coscienza che periodicamente dobbiamo fare sulla nostra vita. E questo perché dobbiamo partire dal presupposto che qualunque sia la condizione in cui ci troviamo (strada, sassi, spine, terreno buono) Dio comunque semina qualcosa nella nostra vita. Infatti Egli non elargisce un bene a seconda di quanto siamo bravi, preparati, buoni, all’altezza della situazione. Ma molto spesso Egli lo elargisce nonostante noi. Ad esempio Egli ti dà un figlio non perché tu sei più bravo di un altro ma molto spesso nonostante tu non sia migliore se non a volte peggiore degli altri. Egli ti dà un altro giorno di vita non perché ti sei comportato bene o perché è convinto che non lo sprecherai, ma te lo dà nonostante il rischio prevedibile che molto probabilmente farai danni. Insomma per qualunque cosa della nostra vita non dobbiamo mai perdere di vista che c’è moltissimo bene che il Signore fa a noi guardando con fiducia noi nonostante noi. Se così è allora la questione si capovolge: che cosa vogliamo farne del bene che Dio ha seminato nella nostra vita? Vogliamo sprecarlo con la nostra superficialità? “Una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono”. Vogliamo abbandonarci solo alle logiche dei facili entusiasmi che iniziano tante cose senza concluderne nessuna? “Un'altra cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma quando il sole si levò, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì”. Vogliamo continuare a vivere solo in ostaggio delle nostre paure, calcoli e preoccupazioni senza mai godere di ciò che abbiamo? “Un'altra cadde fra le spine; le spine crebbero e la soffocarono, ed essa non fece frutto”. Insomma che cosa vogliamo fare rispetto a ciò che Dio fa nella nostra vita? “Altre parti caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno”. Fortunatamente c’è la concreta possibilità che possiamo decidere di fare tesoro del bene che ci viene dato.


mercoledì 23 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 3,1-6

Dal Vangelo secondo Marco
Entrò di nuovo nella sinagoga. C'era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell'uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Potremmo pensare che il miracolo raccontato nel vangelo di oggi abbia tutto il suo significato semplicemente in una mano paralizzata che torna nuovamente a funzionare. Ma come sempre il vangelo dissemina dettagli che sono più decisivi di tutto ciò che invece a prima vista salta all’occhio. La scena è semplice: Gesù è nella sinagoga. In questa sinagoga c’è un uomo con la mano paralizzata. È sabato, e tutti fissano Gesù per vedere se guarirà o no quell’uomo in giorno di sabato. Gesù si accorge di tutti quegli occhi puntati e fa qualcosa di imprevedibile: “Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati là nel mezzo!»”. Vuole correggere il loro punto focale. Essi lo osservano per avere di che accusarlo, invece Gesù mette al centro la sofferenza di quest’uomo, quasi a voler dire che la cosa che conta di più è quell’uomo e la sua sofferenza: “Poi domandò loro: «È permesso, in un giorno di sabato, fare del bene o fare del male? Salvare una persona o ucciderla?» Ma quelli tacevano”. La domanda è semplice: cos’è più importante il sabato o il dramma di una persona? Spontaneamente ci verrebbe da dire che la cosa più importante è quell’uomo, eppure non di rado noi perdiamo di vista il volto di chi ci sta accanto per difendere questioni di principio. Anche noi che leggiamo ogni giorno il vangelo potremmo cadere nello stesso tranello: difendere giusti principi oscurando il volto di persone concrete. “Allora Gesù, guardatili tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse all'uomo: «Stendi la mano!» Egli la stese, e la sua mano tornò sana”. Non so se fa più male l’occasione persa, o quello sguardo pieno di indignazione che Gesù riserva alla durezza di cuori che ragionano così. Mi domando spesso se Gesù è colui che fomenta le mie battaglie nel difenderlo, o è colui che gode quando comincio a ragionare così come ragiona Lui. Ciò non significa che i principi non servono, ma che non devono mai diventare un’idolatria che oscura la sofferenza concreta delle persone.


Don Paolo Sensi - La Domenica lavori?

Don Luigi Maria Epicoco - Connessioni o relazioni. Un’antropologia della...

martedì 22 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 2,23-28

Dal Vangelo secondo Marco
In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?». Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“In un giorno di sabato egli passava per i campi, e i suoi discepoli, strada facendo, si misero a strappare delle spighe. I farisei gli dissero: «Vedi! Perché fanno di sabato quel che non è lecito?»”. Persino una caduta di stile da parte dei discepoli è una buona occasione per far dire a Gesù cose giuste. Infatti è indubbio che forse non era particolarmente corretto il comportamento dei suoi discepoli, ma ciò che Gesù fa non è difendere il loro operato ma attaccare la mentalità che li condanna. Infatti se ci si ferma semplicemente all’esteriorità basta citare un analogo fatto compiuto dal re Davide per giustificare l’accaduto. “Non avete mai letto quel che fece Davide, quando fu nel bisogno ed ebbe fame, egli e coloro che erano con lui? Com'egli, al tempo del sommo sacerdote Abiatar, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani di presentazione, che a nessuno è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche a quelli che erano con lui?”. Ma Gesù non vuole giustificare ma bensì far intravedere una logica nuova, che non è più la logica della pura formalità, dell’apparenza, della correttezza esteriore. Non si è delle brave persone semplicemente perché si rispetta il sabato ma perché si è compreso davvero il valore del sabato. Diversamente è vero quel detto che dice che “il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito”. Una visione troppo miope della Legge alla fine ci fa perdere di vista una verità essenziale: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato; perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato». Questa giusta prospettiva dovrebbe aiutarci non a trasgredire la Legge, le regole, le cose che riteniamo giuste, ma a viverle nella giusta prospettiva, e senza pervertirle in moralismo. Infatti la cosa peggiore che possa capitare alla fede è quella di trasformarsi in moralismo. È di questo che la gente ha la nausea, non di Gesù Cristo. Troppo spesso abbiamo predicato moralismi spacciandoli per Cristo, ma è proprio la mancanza di frutti che doveva avvisarci dell’errore.


venerdì 18 gennaio 2019

Don Luigi Maria Epicoco - Terzo passo: Catechesi sulla terza apparizione...

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 2,1-12

Dal Vangelo secondo Marco
Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».
Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“E vennero a lui alcuni con un paralitico portato da quattro uomini. Non potendo farlo giungere fino a lui a causa della folla, scoperchiarono il tetto dalla parte dov'era Gesù; e, fattavi un'apertura, calarono il lettuccio sul quale giaceva il paralitico”. I danni edilizi che il proprietario di casa ha subito a causa della presenza di Gesù mi domando se hanno solo lo scopo di raccontarci un vandalismo dal retrogusto evangelico o hanno un significato molto più profondo. Non volendo giustificare la presenza di atti vandalici nel vangelo, azzardo invece una lettura teologica. La scena è questa: Gesù è in una casa. La gente è tantissima. Fuori c’è un uomo che soffre, è paralizzato, non riesce a camminare e per arrivare lì deve ringraziare quattro amici che lo hanno portato a spalla. Tentano di passare dalla porta principale ma nessuno lo fa passare. Tutti hanno validi motivi per cui non cedere il posto. Eppure anche lui ha diritto di arrivare da Gesù. I suoi amici escogitano un modo. Si arrampicano, scoperchiano il tetto e lo calano da lassù. Si inventano un modo non ordinario di far arrivare quest’uomo a Gesù. Dice il Vangelo: “Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati»”. Il vangelo non ci dice: veduta la sofferenza di quest’uomo o ascoltata la sua preghiera. Il vangelo dice che Gesù venendo la fede audace e creativa di questi amici perdona i peccati a quest’uomo. Che cos’è tutto questo se non la stessa creatività che ci viene chiesta a noi Chiesa di portare “chi è fuori” da Gesù? A tutti quelli che sono spaventati da modelli pastorali estremi, consiglio di leggere questo Vangelo. Non sempre la via ordinaria è quella percorribile, delle volte bisogna trovare alternative off limits. Certamente non sono strade comode e senza conseguenze (pensiamo alla casa di quel povero uomo) ma le persone valgono di più delle case. Ovviamente questo non giustifica tutto ma ci ricorda che davanti alla salvezza di una persona non bisogna avere paura di trovare qualunque strada.


giovedì 17 gennaio 2019

Don Paolo Sensi - Una chiave d'accesso alla Bibbia

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 1,40-45

Dal Vangelo secondo Marco
Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma va', presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
C’è una pubblicità che Gesù rifugge continuamente. È la fama che gli viene dai suoi miracoli. Per Lui i miracoli non servono a farsi un nome, a creare audience e a far crescere la Sua popolarità. Egli compie miracoli solo perché gli stanno a cuore le persone che ha di fronte. Non vuole sfruttare la loro sofferenza per se stesso, per la Sua missione, per una sorta di marketing evangelico. È questo il motivo per cui nel vangelo di Marco soprattutto, Gesù tenta (invano) di convincere le persone a non fare troppo clamore rispetto al loro incontro con Lui. Accade così anche per il lebbroso del Vangelo di oggi: “Gesù lo congedò subito, dopo averlo ammonito severamente, e gli disse: «Guarda di non dire nulla a nessuno, ma va', mostrati al sacerdote, offri per la tua purificazione quel che Mosè ha prescritto; questo serva loro di testimonianza»”. Si dovrebbe obbedire a qualcuno che ti ha salvato la vita, ma è talmente incontenibile la gioia che ti porti dentro che è praticamente impossibile rimanere in silenzio: “Ma quello, appena partito, si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare apertamente in città; ma se ne stava fuori in luoghi deserti, e da ogni parte la gente accorreva a lui”. La conseguenza è drastica: Gesù non riesce più ad entrare nell’intimità della casa delle persone, ma è costretto a stare fuori dalle città per permettere alle folle di non farsi male nel tentativo di avvicinarsi a Lui. Credo che un’esperienza simile l’abbiano vissuta anche tanti santi. Contro la loro volontà divengono così famosi che non riescono più ad avere diritto alle cose semplici, raccolte, intime. Penso a San Pio da Pietrelcina, ma anche a Santa Bernadette di Lourdes, o al curato d’Ars. Quando si incontra Cristo nell’umanità di qualcuno è impossibile che questo non crei problemi di ordine pubblico così come il vangelo di oggi ci testimonia. Se le nostre Chiese sono vuote lo sono per due motivi: o perché Gesù ci sta preservando da uno stress simile, oppure perché la nostra santità ha qualche problema a rendersi visibile.


lunedì 14 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 1,14-20

Dal Vangelo secondo Marco
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“Mentre passava lungo il mare di Galilea, egli vide Simone e Andrea, fratello di Simone, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori”. Il Vangelo di Marco, nel raccontarci il primo incontro di Gesù con i suoi discepoli, ci dice che c’è un dettaglio che precede la parola che si scambiano. Questo dettaglio è lo sguardo di Gesù: “vide Simone e Andrea”. Credo che non sia mera descrizione di un fatto ma anche messaggio per ognuno di noi. È Gesù che innanzitutto si accorge di noi, non è il contrario. È Lui che per primo fissa il suo sguardo sulla nostra vita. Si accorge di noi prima ancora che noi possiamo lontanamente pensare a Lui, ascoltarlo o prenderlo sul serio. E questa annotazione dovrebbe rasserenarci quando vediamo sterminate maree di persone, e di giovani soprattutto che sembrano così affaccendati sulle loro cose, e ripiegati su se stessi da non sembrare neanche lontanamente interessati alla fede. È bello pensare che Gesù ha già lo sguardo fisso su di loro prima ancora che loro possano accorgersene. Per quanto possiamo sforzarci di ignorare Dio ciò non toglie che la fede nasce quando è Gesù a prendere l’iniziativa. Tutti siamo profondamente amati da Lui. Per ognuno Egli ha dato la Sua vita. Avere la fede significa sapere questo, ma non avere la fede non significa essere meno amati ai Suoi occhi, o meno preziosi al Suo cuore. Sapere di essere amati, cioè avere la fede, può fare davvero la differenza, ma non saperlo non ci mette fuori da Lui. Il dolo non è nel non avere fede, ma nel fare finta di non sapere questo quando invece questo in fondo lo sappiamo. “Gesù disse loro: «Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini». Essi, lasciate subito le reti, lo seguirono”. Dovrebbe colpirci questa velocità con cui sono disposti a mettersi a camminare dietro di Lui. Ma non è un automatismo. Si può decidere anche di non ascoltarlo, di non prenderlo sul serio, di tornarsene a casa con tristezza e indifferenza. Siamo liberi, ma non potremmo esserlo se innanzitutto Lui non prendesse l’iniziativa di darci una scelta.


giovedì 10 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Lc 4,14-22

Dal Vangelo secondo Luca
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore.
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
«Non è costui il figlio di Giuseppe?»: partiamo dalla fine del Vangelo. La scena è un crescendo di stupore che sfocia in questa espressione. Gesù è tornato a casa, e il suo ritorno viene accompagnato da due forme di testimonianza da parte dello Spirito: una predicazione che non lascia indifferenti, e la fama dei segni che finora ha compiuto. Ma come tutti noi sappiamo tornare a casa non è sempre facile. Il luogo dove dovremmo essere più compresi può diventare anche il luogo dove siamo più fraintesi. La gente di Nazareth quando pensa a Gesù lo pensa come il figlio di Giuseppe. E questo è già un bel complimento. Ma è troppo poco pensare a Gesù come uno che è figlio di una brava persona, forse tra le migliori che ne siano mai nate. Gesù non è semplicemente il figlio di Giuseppe, Egli è il figlio di Dio. E per far passare questo messaggio Gesù legge davanti a tutti un passo preso dal rotolo del profeta Isaia in cui chiaramente si fa accenno al messia: “mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi affinché tutti loro trovino ciò che stanno cercando”. Dice Gesù alla fine di questa lettura: “Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi avete udito”. Cioè tutto quello che avete da sempre aspettato adesso si trova davanti a voi. Lo shock che avrà provocato una simile affermazione lo si comprende dalla schizofrenia delle risposte: “Tutti gli rendevano testimonianza, e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”, che è un po’ come dire da una parte “è bellissimo!” e dall’altra “ma non è possibile!”. Eppure tutta la nostra fede si gioca esattamente su questo cambiamento che ci viene chiesto anche a noi attraverso questo racconto: vogliamo credere a Gesù semplicemente come un personal trainer che dà buoni consigli per vivere meglio oppure vogliamo accettare e accoglierlo per ciò che è, cioè il Figlio di Dio? Una simile scelta fa cambiare molte cose nella nostra vita, perché lo Spirito agisce con potenza lì dove c’è la fede e non la semplice stima o ammirazione.



mercoledì 9 gennaio 2019

Don Paolo Sensi - Fare tabernacolo

Don Paolo Sensi - Una ricchezza vera

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 6,45-52

Dal Vangelo secondo Marco
Ordinò poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, verso Betsàida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso l'ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma», e cominciarono a gridare, perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: «Coraggio, sono io, non temete!». Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano enormemente stupiti in se stessi, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“Subito dopo Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, verso Betsaida, mentre egli avrebbe congedato la folla”. Raramente Gesù è così risoluto nell’impartire un ordine ma il vangelo di oggi inizia invece proprio con una risolutezza che non ammette contestazioni. E la cosa che colpisce di più sta nel fatto che questo comando riguarda la salute dei discepoli. Infatti li obbliga a una pausa, a fermarsi, a prendersi del tempo per loro. È Lui a sparecchiare dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. I discepoli che hanno solo collaborato a quel miracolo devono obbedire a Gesù che dice loro: “fermatevi, datevi una calmata, prendetevi un po’ di tempo per voi; io vi raggiungo dopo”. Quasi mai riflettiamo che a Gesù non stanno a cuore i nostri eroismi, il nostro correre continuamente, il non fermarci mai. A Lui stiamo a cuore noi, il nostro vero bene, e ciò che ci fa davvero bene. E delle volte per recuperare questo vero bene bisogna avere l’umiltà di una pausa. Qualunque sia la nostra vocazione o qualunque cosa facciamo nella vita, dobbiamo liberarci dalla logica aziendale di produrre sempre per recuperare la logica di non far diventare disumano ciò che stiamo facendo, fosse anche il bene. Ma è il proseguio della frase che fa riflettere ancora di più: “Preso commiato, se ne andò sul monte a pregare”. Gesù sente continuamente il bisogno di pregare. La preghiera per Lui non è un dovere, né un rito, né un’abitudine. La preghiera per Gesù è come l’ossigeno, come ciò che lo riporta costantemente al Suo vero centro, a ciò che conta, al motivo per cui è venuto al mondo. Ma in fondo non dovrebbe essere così anche per noi? Per quale motivo dovremmo pregare se non per ritornare all’Essenziale? La vita, con i suoi ritmi, molto spesso ci distrae, ci conduce fuori rotta, ci fa vivere per dettagli che non valgono la pena. La preghiera ci fa tornare a ciò che conta, a ciò che dà di nuovo significato a tutto. La preghiera è tornare a Cristo nel cuore delle nostre tempeste.


martedì 8 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mc 6,34-44

Dal Vangelo secondo Marco
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli replicò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». E accertatisi, riferirono: «Cinque pani e due pesci». Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose”. La descrizione iniziale del Vangelo di oggi la dice lunga su ciò che suscita la compassione di Cristo: il senso di spaesamento della gente. La radice di questo smarrimento diffuso è nella mancanza di pastori. In fondo il ruolo di un pastore è quello di indicare una strada, un pascolo, un rifugio, una protezione. Esistenzialmente questo si traduce con un’unica parola: indicare un Senso. Infatti è proprio quando viene a mancare un Senso, un significato profondo alla vita, che viviamo come smarriti, spaesati, frastornati, senza mete precise e per tentativi. Stare con Cristo significa recuperare qualcosa che riempia nuovamente di senso ciò che senso non ha più. Ma stare con Cristo significa sentirsi presi sul serio anche in bisogni molto concreti, molto reali: “Essendo già tardi, i discepoli gli si accostarono e gli dissero: «Questo luogo è deserto ed è già tardi; lasciali andare, affinché vadano per le campagne e per i villaggi dei dintorni e si comprino qualcosa da mangiare»”. I discepoli sembrano confinare Gesù nel puro teorico, in colui che impartisce lezioni spirituali, che aiuta le persone con le parole e gli insegnamenti, ma che quando le persone si trovano a problemi concreti e reali bisogna mandarli da altri. Se la religione si occupa di anime senza corpi allora questa non è la religione di Cristo, perché Cristo si occupa di persone tutte intere. Persone fatte di carne e di spirito, persone fatte di bisogno e di desideri. Persone fatte di concretezza e profondità. Credo che sia stato per questo che Gesù ha compiuto questo famoso miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, per convertire tutti noi sul fatto che Egli non si occupa di una sola nostra parte, ma di tutto, e che la logica dell’incarnazione è quella logica che non ci fa dire a un povero affamato ti benedico e vai in pace, ma ci fa fermare con lui a cercare da mangiare concretamente.


lunedì 7 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Mt 4,12-17.23-25

Dal Vangelo secondo Matteo
Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,
sulla via del mare, al di là del Giordano,
Galilea delle genti;
il popolo immerso nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte
una luce si è levata.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
La storia di Dio è una storia che si mescola con quella degli uomini. Le cose di Dio infatti non sono astratte, sono invece le cose al fondo di quelle che ci toccano in prima persona. Quello che Dio fa è sempre al fondo della cronaca che tutti noi viviamo. È così anche per Giovanni Battista che per la cronaca dobbiamo dire si trova ai suoi ultimi giorni di vita. È stato imprigionato e sappiamo che con un colpo di spugna geniale e malvagio da lì a poco sarà fatto fuori. È difficile rintracciare l’opera di Dio in mezzo a episodi di cronaca nera come quelli che riguardano Giovanni Battista, ma la sfida della fede è credere profondamente che la luce e il buio non sono contrapposti, ne equivalenti. Al fondo di ogni buio Dio ha nascosto una luce che molto spesso non la si vede subito e con facilità, ma che certamente c’è. Gesù reagisce al buio che sta devastando la vita di Giovanni Battista con un doppio atteggiamento: “Gesù, udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea” (…) “Da quel tempo Gesù cominciò a predicare”. Da una parte sembra quasi intimorito da quello che sta accadendo ma dall’altra parte sembra spronato a dover fare Lui qualcosa in prima persona. Sembra quasi che Gesù mostri davvero il doppio atteggiamento che c’è nel cuore di ogni uomo: l’umana paura, ma anche la capacità di trasformare in opportunità una situazione negativa. È un po’ come se Gesù volesse dirci: “delle volte non possiamo evitare che accadano così terribili o ingiuste, ma a partire da esse dovremmo decidere di essere delle persone migliori cominciando a prendere delle decisioni in prima persona”. Paradossalmente è la cronaca nera che vive Giovanni Battista a spronare Gesù a cominciare apertamente il Suo ministero pubblico. “Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo. (…)Grandi folle lo seguirono dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano”.


sabato 5 gennaio 2019

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 1,43-51

Dal Vangelo secondo Giovanni
Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Come si incontra Cristo? Sembra che il Vangelo di oggi risponda a questa domanda. Cristo lo si incontra attraverso un intreccio di relazioni che in un modo diretto o indiretto alla fine ci portano fino a Lui: “Il giorno seguente, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo, e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, della città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe». Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere».” Tutta questa cronaca è una grande testimonianza di come Gesù sia arrivato nella vita dei discepoli attraversando le loro relazioni. All’inizio dell’esperienza cristiana non c’è un’esperienza mistica o eccezionale, ma un’esperienza profondamente umana. Ci sono relazioni su cui la Grazia di Dio riesce a far leva fino al punto da farla diventare la strada principale che Gesù percorre per arrivare direttamente a noi. Davvero dovremmo dire che l’amicizia è l’ottavo sacramento. E poco importa se delle volte non facciamo proprio discorsi da santi, così come capita a Natanaele che sembra più preso dai suoi pregiudizi su Nazareth che su quello che gli viene detto. Anche su discorsi simili Gesù può operare conversioni a noi inimmaginabili: “Natanaele gli chiese: «Da che cosa mi conosci?» Gesù gli rispose: «Prima che Filippo ti chiamasse, quando eri sotto il fico, io ti ho visto». Natanaele gli rispose: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele». Gesù rispose e gli disse: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, tu credi? Tu vedrai cose maggiori di queste»”. Gesù ha la capacità di intercettarci anche in dettagli che per gli altri non contano nulla ma che per noi sono decisivi. L’unica cosa che dovremmo conservare è la capacità di accorgercene e l’umiltà di accogliere ciò che ci sta accadendo. Perché non è mai scontato che Gesù passi nella nostra vita e noi diciamo automaticamente di Sì.


Don Paolo Sensi - Chi può amare uno come te

venerdì 4 gennaio 2019

Don Paolo Sensi - Essere cristiani ed esserne beati

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 1,35-42

Dal Vangelo secondo Giovanni
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco 
“Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio!»”. Quando qualcuno chiede che cos’è l’evangelizzazione dovrebbe rileggersi il Vangelo di oggi. L’evangelizzazione è lo sguardo che Giovanni Battista ha su Cristo. Egli lo fissa in un modo tale che ci dice il Vangelo: “I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù”. Gli occhi e la parola del Battista sono talmente appassionati, pieni di Gesù, che il semplice contatto con quello sguardo e quelle parole di Giovanni spingono alcuni suoi discepoli a seguire Cristo. Mi domando spesso se la gente trova in noi un modo appassionato di guardare la vita oppure trova fuoco incandescente nelle nostre parole. Mi domando spesso se si sente davvero che i primi a credere a ciò che diciamo siamo noi, e non siamo semplici ripetitori di cose giuste. Il successo del Battista non era in ciò che diceva, ma nel modo vero con cui lo comunicava. L’evangelizzazione è sempre e innanzitutto una questione di credibilità e verità che traspare da chi annuncia. Ma a questa sequela che nasce dalle parole del Battista, Gesù risponde con una domanda che non lascia spazio a fraintendimenti: “Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?»”. In fin dei conti è questa la vera domanda che dobbiamo farci: che stiamo cercando veramente? Che stiamo cercando da Lui? Che stiamo cercando dalla vita stessa? Che stiamo cercando nelle nostre domande e inquietudini? Che stiamo cercando quando ci innamoriamo di qualcuno? Che stiamo cercando quando ci impediamo di vivere davvero? Che stiamo cercando nel peccato? Che stiamo cercando? Incontrare Cristo significa innanzitutto incontrare questa domanda. I discepoli iniziano la loro esperienza di discepoli ed amicizia quando si lasciano mettere in crisi da questa domanda e quando accolgono la risposta non come una qualunque spiegazione ma come un invito a un’esperienza concreta: “Venite e vedrete”.


giovedì 3 gennaio 2019

Se non credi all'esistenza di una Verità forse non hai ancora visto ques...

Don Paolo Sensi - Chi crede e chi non crede

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 1,29-34

Dal Vangelo secondo Giovanni
Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua”.  Continua la grande testimonianza di Giovanni Battista su Gesù. Questa volta ci lascia un dettaglio che non dobbiamo assolutamente trascurare: “io non lo conoscevo”. Giovanni ci indica così che la via della ricerca di Dio non è una via che parte da ciò che si conosce, da ciò che si pensa di aver capito, da risposte preconfezionate, ma esattamente dal contrario. La via che ci conduce a Dio è innanzitutto una profonda disponibilità del cuore a mettersi in cammino verso un Mistero che non si conosce ma che si desidera con tutto il cuore incontrare, conoscere, fissare, guardare negli occhi. Tutta la vita del Battista è stato annunciare Qualcuno che ha dovuto imparare anche lui a riconoscere dopo averlo incontrato. Questo atteggiamento è esattamente il contrario dell’atteggiamento dell’indottrinamento. La stessa parola suggerisce qualcosa di negativo, perché indottrinare significa “mettere addosso una dottrina”, imparare una risposta senza capire il legame profondo con me stesso e con la realtà. Chi cerca Dio in risposte preconfezionate è sicuro che non lo troverà. Per trovare Dio bisogna mettersi in cammino verso un Mistero che detta Egli stesso le regole. È ascoltare Dio che ci parla nel cuore, e che se usa una dottrina è per indicarci una direzione e non per chiudere un viaggio. Nella fede non si dice mai “è così punto e basta!”, al massimo si dice “è lì, guarda!”. La dottrina cristiana è indicativa non esaustiva: indica qualcosa senza mai esaurirla in una formula chiusa. Per questo la Chiesa stessa tenta di ridire continuamente la stessa cosa affinché non si perda mai il principio vitale di ciò che indica a scapito di ciò che dice. Questo molto spesso ci spaventa perché pensiamo che la certezza viene da cose che rimangono sempre uguali: ma la cosa che rimane sempre uguale è la sostanza, mentre è la forma che cambia, e lo fa non per moda ma per salvare la verità della sostanza.