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giovedì 19 aprile 2012

Un Volo in picchiata


Che la trasmissione "Volo in Diretta" condotta da Fabio Volo non decollasse, ce lo avevano detto già le statistiche, ma che potesse cadere tanto in basso non ce lo saremo mai aspettati. Altro che volo...una vera caduta in picchiata! 

Mentre il programma di ieri mercoledì 18 aprile stava per terminare, il presentatore introducendo una tematica molto seria come quella degli incontri che possono cambiare la vita, ha sommariamente raccontato la conversione di Paolo Brosio, evidenziandone in modo sarcastico gli aspetti più dolorosi.

Dopo aver espresso tutto il suo scetticismo per la vicenda, dando per altro dell'allucinato al povero giornalista (che per inciso non ha mai detto di aver visto la Madonna), ha iniziato un'intervista di pessimo gusto nientepopodimenoche con la Vergine Maria, o meglio con un'attrice travestita da Madonna. Il gelo.
La "gag", tra l'altro, non faceva per niente ridere.

Diversi spettatori hanno così assistito, tra l'incredulità ed il disgusto, ad uno dei momenti più osceni e bassi della storia della televisione italiana. Quello andato in onda ieri è stato un gesto blasfemo assolutamente ingiustificabile che ha ferito la sensibilità di molti credenti. 

Da un ragazzo intelligente e profondo come Fabio Volo, che visitando Santuari e Basiliche in giro per il mondo scrive su twitter il suo bisogno di raccogliersi in preghiera, francamente ci saremo aspettati un pizzico di rispetto in più.

Qui: http://goo.gl/wj8wt (minuto 22)

sabato 21 gennaio 2012

Castellucci e l'angelo (decaduto) dell'Arte



Antonio Socci ha scritto qualche giorno fa una lettera aperta a Romeo Castellucci riguardo allo spettacolo “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, cercando di mettere in luce la presunta buona fede del regista teatrale. Una chiave interpretativa, quella del giornalista toscano, suggestiva e controcorrente,  ma onestamente troppo forzata. Dipingere Castellucci come un mistico dei nostri tempi mi è sembrato, infatti, eccessivo. 

Proprio ieri leggevo un articolo di Rino Camilleri in merito ad una intervista che l'artista avrebbe rilasciato alla rivista australiana Real Time Arts nel 2002. 

Tra le tante cose che vi si possono leggere, emergono dichiarazioni a dir poco pesanti come la seguente in cui Castellucci tessendo le lodi dell'angelo decaduto afferma: 

"The Angel of Art is Lucifer. He is the first Being who puts on and assumes the costume and the clothes of another in order to Be. He has duplicated language and has translated it. The art of transformation is for him alone. He comes from the region of Non-being. The only way for him to return to the zone of Being is to write the name of another with his voice, with his body–and this is what the theatre is ".

Ovvero:

"L'Angelo dell'Arte è Lucifero. È lui il primo che assume le sembianze e le fattezze di un altro. È Lui il primo ad aver sdoppiato il linguaggio, salvo poi tradurlo. È Lui il primo, e l'unico, ad aver dominato l'arte della trasformazione. Egli proviene dalla zona del non-essere. L'unica possibilità per lui di tornare alla zona dell'Essere è farlo con la voce, il corpo, il nome di un altro. A questo serve il teatro".

Ora che è emerso l'illustre modello a cui l'artista si ispira, non vi sembra tutto più chiaro?


lunedì 9 gennaio 2012

Il Cristo imbrattato di Romeo Castellucci



di Gianfranco Amato
tratto da Culturacattolica.it
titolo Il volto imbrattato

C’è davvero poco di artistico nell’opera intitolata Sul concetto di Volto nel figlio di Dio del regista e sceneggiatore Romeo Castellucci, che si terrà al Teatro Parenti di Milano dal 24 al 28 gennaio prossimo.

Disgustosa la scenografia, ma ancor più disgustoso il contenuto blasfemo della rappresentazione. La scena si svolge in una stanza bianca e immacolata in cui un anziano incontinente guarda la televisione ad alto volume. Ad accudire quel vecchio ci pensa un altro personaggio, il figlio, il cui compito si traduce in una sorta di fatica di Sisifo. Infatti, ogni volta che si concludono le operazioni di pulizia del corpo del padre, una nuova scarica di dissenteria vanifica i gesti compiuti dal figlio, costringendolo a ricominciare da capo. Si tratta di un’opera iperrealista destinata a colpire i sensi dello spettatore, non solo la vista e l’udito, ma anche l’olfatto, poiché ogni volta che l’anziano padre evacua, si spande per la sala un odore acre e fastidioso. Su tutta la scena domina la riproduzione gigantesca di un quadro rinascimentale raffigurante il volto di Gesù – il celebre Salvator Mundi di Antonello da Messina –, volto che nel finale viene imbrattato di liquame, e si squarcia per lasciare in evidenza una frase che rappresenta la provocazione del regista: “You are not my shepherd” (Tu non sei il mio pastore).

Definire un’oscenità irriverente quest’opera non è semplice moralismo. E per essa non può valere l’idea, che va purtroppo diffondendosi anche in alcuni ambienti cattolici, per cui è meglio tacere per non pubblicizzare ulteriormente una rappresentazione blasfema.

In realtà il Volto di Cristo è ciò che di più caro ha la tradizione cristiana. Per quel Volto uomini come il pakistano Shahbaz Batthi hanno rischiato la vita e subito il martirio. Con quale coraggio, quindi, i cattolici italiani possono tacere di fronte ad una simile ingiuria. Con quale coraggio possono declamare in chiesa il salmo 28, «Il Tuo volto Signore io cerco», e poi restare inerti e silenziosi, per misere ragioni di opportunistica convenienza, dinnanzi al Suo oltraggio? 

Se il volto di nostra madre, o della persona più cara che abbiamo, fosse insozzato con escrementi umani in un’opera teatrale, noi faremmo di tutto per impedirlo. E la legge sarebbe dalla nostra parte. A proposito di legge, mi pare che il nostro ordinamento giuridico preveda ancora la fattispecie penale di cui all’art. 404, secondo comma. Si tratta del reato di offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose, recentemente modificato dall’art. 8 della L. 24 febbraio 2006, n. 85, il quale prevede che «chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni».  Poiché non mi risulta sia stata ancora abrogata l’obbligatorietà dell’azione penale, sarebbe interessante verificare se qualche Procuratore della Repubblica avvertisse il dovere di intervenire sulla vicenda. Magari in via cautelativa, impedendo così la commissione di un reato. 

Non si può neppure immaginare cosa sarebbe successo se al posto della gigantografia del Cristo di Antonello da Messina, ci fosse stata quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Probabilmente sarebbe già intervenuta l’Arma dei Carabinieri. 

Ma Romeo Castellucci, che nel 2002 è stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministro della Cultura della Laica Repubblica Francese, conosce bene la differenza tra Stato e Chiesa, e sa altrettanto bene, quindi, chi può colpire impunemente. Vive la laïcité! 

giovedì 22 dicembre 2011

Glynn Cardy il reverendo che vuole emulare Oliviero Toscani


tratto da LaBussolaQuotidiana.it

di Rino Cammilleri
titolo originale: Il poster blasfemo sfregiato dai cattolici 

Il reverendo anglicano Glynn Cardy, di Auckland (Nuova Zelanda) deve aver frequentato la scuola del nostro Oliviero Toscani, il fotografo che ha inventato i poster «che fanno discutere». 
Dice il Corsera.it del 20 dicembre 2011 che ci aveva già provato due anni fa, appendendo in bella vista fuori della sua chiesa un’immagine di San Giuseppe a letto con Maria e la scritta «Povero Giuseppe, è duro seguire Dio». Visto che la «provocazione» non aveva sortito alcun aumento dei frequentatori della sua chiesa, ora ci ha riprovato con un poster in cui la Madonna legge il test di gravidanza e scopre con stupore di essere incinta.

Ma sono arrivati i cattolici tradizionalisti e l’hanno strappato. L’autore materiale del gesto ha dichiarato che lo farà di nuovo, se il reverendo oserà riprovarci. Poi, correttamente, il gruppo (ben cento persone) si è inginocchiato davanti alla chiesa di Cardy e ha intonato preghiere di riparazione. A seguire, il solito copione: distinguo e presa di distanze dall’insano gesto da parte dei cattolici neozelandesi non tradizionalisti, rammarico del reverendo anglicano che, poverino, non sa più cosa inventare per tamponare l’emorragia di fedeli, silenzio dei vescovi. Tutto déjà vu. Il portavoce degli iconoclasti ha detto che la chiesa del reverendo Cardy, St. Matthew's in the City, «è gestita da un gay e da una lobby femminista. Il che non ci stupisce, visti gli indirizzi generali dell’anglicanesimo nel mondo. Cardy, da parte sua, ha detto ai giornalisti di aver voluto solo, con quel cartellone, «stimolare la riflessione dei fedeli». Ma è riuscito soltanto a moltiplicare esponenzialmente i contatti su Facebook e far fare il giro del mondo alla sua trovata.

Se avesse consultato il suo maestro Toscani, questi gli avrebbe rivelato che con tali sistemi lui non è mai riuscito a far vendere un maglione Benetton in più. Infatti, certe cose fanno aumentare le parole dette e scritte, ma non le vendite né i fedeli. Per quanto riguarda i cattolici tradizionalisti neozelandesi, poi, ci sentiamo di suggerire loro, per il futuro, di lasciar correre: gli anglicani hanno già di suo una fortissima propensione al suicidio etnico e conviene augurar loro, come dicono i siciliani, «acqua davanti e ventu darrè» (acqua davanti e vento dietro, così la barca a vela va più veloce verso le lontananze).

Gli anglicani, con le loro alzate d’ingegno, si stanno provocando un’apocalittica emorragia verso il papismo, tant’è che Benedetto XVI, che non sa più dove mettere i convertiti, ha dovuto escogitare l’Anglicanorum coetus per disciplinarne l’ingresso. Il reverendo Cardy deve essere anche un fan di un altro italiano, il film-maker Nanni Moretti. Di lui è infatti la celebre frase: «Orsù, continuiamo a farci del male». 


lunedì 28 novembre 2011

Golgota picnic e la blasfemia fatta passare per arte



di Marco Tosatti
da LaStampa.it


Dopo il caso dello spettacolo teatrale al Theatre de la Ville, a Parigi, dove si presentava un vecchio, che il figlio ripulisce dagli escrementi davanti a un grande ritratto di Gesù Cristo, spennellato anch’esso di escrementi (Lo stesso ritratto era in seguito bersagliato da bambini con bombe, e l’ultimo messaggio era: “Tu non sei il mio pastore”); e dopo che a protestare, sia in maniera fattiva, salendo sul palcoscenico con uno striscione, e poi pregando in ginocchio sul marciapiede erano stati giovani cattolici definiti fondamentalisti e integralisti, appoggiati dai lefebvriani; pare che i vescovi francesi e il cardinale di Parigi si siano svegliati. Forse dopo che qualcuno da Roma ha fatto notare che non era opportuno che la difesa della figura di Cristo fosse lasciata solo ad alcuni gruppi.

L’arcivescovo di Parigi, il card. André Vingt-Trois ha chiamato a una veglia di preghiera in riparazione per la “prima” dell’opera teatrale, giudicata blasfema, intitolata “Golgota picnic” che mette in scena un dileggio grottesco della crocefissione, con scene sessuali esplicite e insulti diretti a Cristo. L’opera blasfema, firmata dal regista argentino-spagnolo Rodrigo Garcia, ha provocato polemiche all’esordio in Spagna, dove è stata finanziata con fondi pubblici del Centro drammatico nazionale di Spagna. A Parigi l’esordio è previsto per l’8 diicembre, giorno in cui si celebra l’Immacolata concezione di Maria.

Durante la rappresentazione a Madrid molti spettatori abbandonarono il teatro in piena recita a causa dell’esibizione di nudo totale, della crocefissione di una donna “stigmatizzata” e della masturbazione di un’attrice. Prima dell’esordio annunciato al teatro Rond Point di Parigi, sui Campi Elisi, il card. Ving-Trois, che è anche presidente della Conferenza episcopale francese, ha convocato per le 20 “coloro che lo desiderano a una vegli di preghiera a Notre Dame, nel corso della quale saranno proposte una meditazione sulla Passione di Cristo e la venerazione della santa corona di spine”. Inoltre i vescovi francesi, grazie a un cominciato firmato dal portavoce mons. Bernard Podvin, hanno segnalato che anche se si deve rispettare la libertà di opinione come “qualche cosa di sacro”, si deve anche “rispettare quello che è sacro”.

Il testo afferma che nessuna istituzione europea deve finanziare “una produzione che denigri una religione”, e aggiunge che “molti non cristiani condividono la nostra collera. Se anche voi siete di questa opinione, non dovete restare indifferenti. Chiamate i funzionari eletti. Dite loro che questo è inaccettabile e indegno di una democrazia. Nel novembre 2009, l’Unione europea ha ribadito il suo fermo impegno per la protezione della libertà religiosa. I cristiani sono attivi nella vita civile, e solidali in molte cause. Che li si rispetti, anch’essi!”. Un gruppo di cattolici sui blog francesi hanno chiamato i fedeli di Parigi a lasciare l’8 dicembre una rosa bianca davanti al teatro Rond Point un’ora prima della “prima” così che i responsabili dell’opera capiscano “il dolore dei cristiani e facciano una chiamata al rispetto reciproco”.

martedì 31 maggio 2011

L'ennesima fantozzata di Paolo Villaggio...


Qualche tempo fa avevo scritto un articolo intitolato Paolo Villaggio...come sono lontani i tempi di Fantozzi! Alla fine dell'articolo rivolgevo allo scrittore e attore genovese un accorato appello a ritornare sui suoi passi con tanto di benedizione finale.
Niente da fare...il Villaggio nazionale è proprio recidivo!

In barba alla Trinità, ai santi, al cristianesimo e a tutte le religioni (comprese quelle pagane) in perfetto stile ateo uaariano ha recentemente pubblicato un libro "satirico" per l'editrice Feltrinelli intitolato Giudizio Universale. In realtà il testo, lontano anni luce dalla comicità del ragionier Ugo Fantozzi, è un'insuperata mondezza intrisa di ogni sorta di pesanti blasfemie.
E ce n'è veramente per tutti.

Paolo Villaggio nonostante la sua veneranda età di 79 anni continua imperterrito la sua militanza atea contro ogni forma di religione. Ah se la sua perseveranza fosse nel Bene!

Sarà un best-seller? Non credo proprio.
Il libro venderà qualche copia in autogrill per i cefalopodi da ombrellone e poi finiranno per regalarlo al solito desertico convegno dell'UAAR dove qualcuno risponderà "no grazie" scambiandolo per il solito anticatechismo nel quale anche loro ormai non credono più.
Nella più rosea della ipotesi il libro sarà venduto in offerta lancio a 6,66 euro come inserto del quotidiano LaRepubblica in coppia con l'ultimo incomprensibile libro di Scalfari che a Paolo Villaggio, se proprio dobbiamo dirla tutta, vagamente ci somiglia...


lunedì 18 aprile 2011

Andres Serrano, l'arte blasfema

Povero Signore...dileggiato e schernito ai tuoi tempi, oggetto di scherno e di vituperio anche oggi. Ti sputavano addosso, oggi mettono una tua immagine nell'urina e la chiamano arte... Abbi pietà di noi.

di Michele Dolz
tratto da LaBussolaQuotidiana.it

Dallo scorso dicembre il Museo d’Arte Moderna di Avignone espone l’arcinoto Piss Christ, uno scatto del 1987 del fotografo statunitense Andrés Serrano (nella foto), che ritrae un piccolo crocifisso di plastica immerso in un bicchiere pieno di urina.

L’opera ha vinto nel 1989 il premio Awards in the Visual Arts patrocinato dal Southeastern Center for Contemporary Arts e dal National Endowment for the Arts, ente governativo che tutela e finanzia opere di riconosciuta eccellenza artistica. Come tante altre volte precedentemente, la foto ha destato scandalo e sdegno. Il vescovo di Avignone Jean-Pierre Cattenoz ha reagito condannandola: «Ogni oltraggio alla nostra fede ci ferisce. Di fronte al lato odioso di questa fotografia, ogni credente è colpito nel più profondo della sua fede».

Per la verità, nulla di nuovo, ma un’insistenza tanto morbosa quanto stupida. La Rana Crocifissa di Martin Kippenberger, esposta al Museion di Bolzano nel 2008; la giovane donna crocifissa di Maurizio Cattelan affissa lo stesso anno sul muro di una chiesa a Stommeln, in Germania; le infinite ibridazioni dell’immagine dei papi; la Madonna del terzo Reich di Giuseppe Veneziano, che pubblicizzava la recente mostra Zeigeist a Pietrasanta e che raffigura una Madonna d’ispirazione rinascimentale con un piccolo Hitler in braccio; il Cristo crocifisso con il volto di Topolino, esibito in un centro commerciale di Pechino; l’immagine del Sacro Cuore pubblicata su un libro per le scuole elementari indiane e su altri mezzi di comunicazione, che raffigura Gesù con una sigaretta in una mano e una lattina di birra nell’altra; oppure la statua esposta recentemente nella cattedrale di Gap, in Francia, con un Cristo seduto sulla sedia elettrica; e un lungo eccetera che più che indignazione produce noia. Déjà vu.

C’è una tendenza comune a buona parte dell’arte contemporanea che, traendo origine dal geniale Duchamp, cerca di colpire lo spettatore più che di portarlo a un piacere estetico o a una riflessione civile. È l’arte dissacratoria che vuole urtare sparando contro i valori più cari, siano essi civici, etici o religiosi. Ma non sono poi cose tanto scioccanti. Sarà che ultimamente ci siamo abituati, sarà che in fondo non sono idea nuove né brillanti. Il vecchio Ottone Rosai aveva già dipinto cinquant’anni fa un pover’uomo crocifisso con il suo completo da onesto impiegato, e il quadro è finito nei Musei Vaticani. No, non è sconvolgente. Quel che dà fastidio è che si cerchi la polemica tutte le volte: agenzie, portavoce, giornalisti si sentono interpreti di uno scandalo che non c’è.

Ma davvero si prova così tanto gusto a fare queste piccole operazioni? Davvero ci si sente così innovativi e coraggiosi a punzecchiare una religione e una Chiesa che da secoli sopporta con pazienza i libelli, i romanzi, i film o le opere teatrali che ripropongono con insignificanti varianti gli stessi stereotipi? In fondo si sa che i presunti offesi non ti ripagheranno con la stessa moneta, non ti faranno causa, non ti prepareranno un attentato. E se queste stesse cose fossero già state dette più efficacemente tante volte nell’arte? Mezzucci e operazioni datate. La grande arte contemporanea (perché c’è una grande arte contemporanea) non è certo questa. Non siamo interessati, grazie.


giovedì 3 febbraio 2011

Melissa P ed il suo profilo blasfemo su Facebook



Melissa Panarello meglio conosciuta sotto lo pseudonimo di Melissa P. è stata resa famosa per il suo immorale romanzo autobiografico 100 colpi di spazzola. Ninfomane convinta, anticlericale per necessità, esoterista per hobby, si è recentemente concessa alla TV (in fondo le mancava solo quella).
Attualmente partecipa al programma Victor Victoria in qualità di cartomante e da pochi giorni è perfino inviata speciale del programma Mistero.
Perchè vi ho presentato questo personaggio?
Per criticare l'immagine sfacciatamente blasfema presente nel suo profilo di Facebook.
Trattasi di un volgare fotomontaggio in cui un volto (che ricorda vagamente il suo) è posto sopra all'immagine di un celebre santino di Santa Gemma Galgani, la stimmatizzata e vergine lucchese che tanto soffrì ed offrì in espiazione dei peccati impuri e delle immoralità di molti. Lei, la paladina della purezza, non a caso, è una santa particolarmente in odio ai satanisti per il gran numero di anime che strappò al demonio.
Forse che Melissa P. abbia voluto rivelare la sua fede?
La giovane tuttavia non è nuova a questo tipo di fatti...già in passato ha ricevuto delle notifiche al suo profilo Facebook per blasfemia.
Fu lei stessa a dire in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Qualche tempo fa avevo messo come mia foto del profilo Fb un fotomontaggio della Madonna con il mio volto. I 'garibaldini' mi hanno minacciata di notificare la cosa a Facebook facendo oscurare il mio profilo se non avessi elimitato la foto. L'ho tolta per evitare problemi".
Che vergogna!
Di seguito potete vedere l'immagine in questione...e il santino originale.
Spero che qualcuno prenda al più presto provvedimenti.

L'immagine blasfema

Il santino di Santa Gemma