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lunedì 6 ottobre 2014

Sentinelle in piedi: il coraggio di dire la verità.


"Andate nelle vostre chiese a leggere!", gridavano, insultando, sbraitando, sputando, bestemmiando, cercando a tutti i costi di rompere i cordoni delle forze dell'ordine. Per picchiare quei manifestanti silenziosi, per infrangere il loro silenzio assordante.
Gridavano contro di loro, rinfacciandogli di aver occupato un suolo pubblico per manifestare: "Andate nelle vostre chiese a leggere!". Come se la religione fosse un fatto privato, come se fosse uno scandalo poter liberamente e pacificamente manifestare il proprio pensiero nelle piazze. Noi, ai quali il Signore ha affidato il mandato di predicare perfino sui tetti la verità della Sua Parola, dovremmo starcene chiusi a farci gli affari nostri? Impossibile! Non possiamo tacere o se tacciamo lo facciamo per parlare!
Quanto a coloro che della tolleranza si fanno maestri, signori e promotori, autentici lupi travestiti da agnelli, ieri hanno dimostrato per l'ennesima volta che non c'è amore senza verità. Gridavano amore, ma coi fatti dimostravano odio. L'amore al di fuori della verità diventa egoismo...e l'egoismo genera mostri.
Concludo questo pensiero con una frase di Pasolini, sì, del "loro" Pasolini:
(…) vi troverete vecchi senza l’amore per i libri e la vita:
perfetti abitanti di quel mondo rinnovato
attraverso le sue reazioni e repressioni, sì, sì, è vero,
ma sopratutto attraverso voi, che vi siete ribellati
proprio come esso voleva…
oh sfortunata generazione
piangerai, ma di lacrime senza vita
perché forse non saprai neanche riandare
a ciò che non avendo avuto non hai neanche perduto

(P.P.Pasolini)
P.S. Ovviamente questo post scatenerà le ire degli LGBT friendly.


mercoledì 1 febbraio 2012

I matrimoni gay arrivano sui fumetti



Riporto integralmente un articolo della rubrica "Fumetti" edito da "LA STAMPA" in
novembre....


New York

L’atteso numero di Archie sul matrimonio gay tra l’ufficiale dell’esercito Kevin Keller e Clay Walker è stato finalmente svelato. La copertina mostra il primo cittadino apertamente gay di Riverdale - dove sono ambientate tutte le avventure di Archie e dei suoi amici - sposarsi con il suo partner afro-americano.
E così i matrimoni gay arrivano anche sui fumetti. Ad ottobre il sito Comics Alliance aveva raccontato la storia dell’incontro tra i due, che «potrebbe essere svelata attraverso l’uso del flashback», come ha dichiarato l’amministratore delegato di Archie Comics Jon Goldwater.

«Il mondo di Riverdale deve rappresentare la cultura contemporanea», spiegò l’autore Dan Parent quanto la miniserie venne presentata nel 2010. «Ecco perché Kevin è importante, per dimostrare che tutti sono ben accetto in questa cittadina americana», aveva detto ancora.

Grazie alla creazione del personaggio Parent è stato nominato per un Glaad Media Award dall’associazione Gay & Lesbian Alliance Against Defamation, che ogni anno premia chi è in grado di dare un’immagine veritiera delle persone omosessuali.
Ovviamente l’ufficiale gay protagonista di Archie ha attirato sia lodi che critiche. «Penso sia fantastico che la realtà delle coppie americane venga ritratta in modo fedele anche su un giornaletto», ha detto Evan Wolfson, fondatore e presidente della Freedom to Marry.

Immediata la risposta dei critici. Per Peter Spriggs del Family Research Council, «è un peccato che una serie a fumetti che dovrebbe riflettere uno stile di vita del popolo americano che sia sano ed innocente, venga invece utilizzato per promuovere la rivoluzione sessuale».

Ps:
Dato che Obama si è fatto promotore dei diritti dei gay, non vi pare che il personaggio afro-americano gli somigli molto?
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa la First Lady......

mercoledì 8 giugno 2011

A proposito di convivenza e matrimonio...


C'è uno stupendo articolo della simpaticissima Costanza Miriano che vale la pena di essere letto:
1) perché l'argomento è troppo importante
2) perché ne parla troppo bene
3) perché la scrittrice ha uno straordinario senso dell'umorismo.

Chi è Costanza Miriano? Per chi non lo sapesse è l'autrice del libro Sposati e sii sottomessa - Pratica estrema per donne senza paura un testo che ogni coppia che prepara giovani al matrimonio dovrebbe leggere.
Un libro che non piace né alle femministe, né alle donne emancipate, ma potrebbe entusiasmare le donne che non hanno pregiudizi e quelle che ancora credono nell'Amore.

Provate a leggere il seguente articolo tratto da LaBussolaQuotidiana.it... Sono sicuro che domani a quest'ora avrete già ordinato o acquistato il libro.



Collana : Avamposti
Prezzo di copertina : 12,50
Formato : 11X18
Pag. 258
ISBN : 978-88-8427-214-0
VALLECCHI SPA

Ah dimenticavo, seguite il blog di Costanza QUI





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Il guaio dell'amore è che molti lo confondono con la gastrite”. Questo di Groucho Marx è il primo pensiero che mi viene in mente quando penso a matrimonio e convivenza.

Circolano un sacco di idee squinternate sull'amore tra un uomo e una donna, e quando ci si scontra con la realtà si danno delle poderose craniate.

Personalmente sull'argomento avrei un miliardo di cose da dire, ne ho riempito un libro, un blog e me ne sono avanzate anche alcune (non è escluso che ne scriva un secondo). Ero stanca, infatti, di telefonare alle mie amiche per cercare di convincerle a sposarsi: troppi soldi in bollette telefoniche, e scarsissimi risultati pratici. Io a parlare non sono brava, così mi sono messa a scrivere. Adesso vanto al mio attivo qualche crisi rattoppata, e due onorificenze speciali: testimone di nozze a un'amica e a una sorella (purtroppo no, il mio vestito non è bello come quello di Pippa Middleton, lo ammetto).

La gastrite di cui parla Groucho Marx ci rimanda all'amore adolescenziale, quello tutto mal di pancia, farfalle nello stomaco, gratificazione di ego malsicuri. E' ovvio che alla ricerca di questo stato d'animo di perenne eccitazione sia prudente e ragionevole non sposarsi, vedere piuttosto come va, lasciarsi comunque la possibilità di tirarsi fuori dalla situazione senza troppe complicazioni.

Ma se l'amore è darsi, come si può pensare di non dare tutto, almeno di non provarci? Il desiderio di assoluto che c'è in ognuno di noi esige dal nostro amato, e lui da noi, un impegno totale, esclusivo, definitivo. Il matrimonio è questo, un salto, uno slancio di dono assoluto. E il matrimonio stesso, con la sua definitività, ci custodirà negli anni, nei momenti di fatica, di dubbio. Alzi la mano chi non ha mai pensato, nemmeno per un istante, di avere fatto la scelta sbagliata. Il dubbio viene, è normale, guardando a tutto quello che si è lasciato per prendere una strada, che anche se è la più bella, vera e giusta per noi, è pur sempre una sola, e il piccolo fugace sguardo a tutte le altre è la garanzia che la nostra è una vera scelta. Prendere qualcosa, scartare qualcos'altro (e ne so qualcosa io di quanto scartare sia doloroso, basta vedere il mio bagaglio medio per due giorni fuori, c'è almeno una carovana di cammelli che mi segue).

Tra matrimonio e convivenza la differenza non è affatto nella durata. Conosco convivenze decennali e matrimoni, purtroppo, durati mesi. La differenza è una vera e propria rivoluzione copernicana. Chi sta al centro.

Nella convivenza io, noi due nella migliore delle ipotesi, siamo il metro di noi stessi. Cerchiamo, spesso con impegno, serietà, onestà e lealtà di far andare le cose, ma se non vanno niente ci obbliga.

Il matrimonio è un trascendere se stessi, è affidare a un vincolo la propria vita, decidendo di spenderla tutta senza calcolare, senza risparmiare. In modo imprudente anche.
Infatti, ho appena scritto vincolo, ma avrei dovuto dire sacramento perché per come la vedo io senza la grazia di Dio sposarsi è davvero un grosso, grossissimo azzardo. Il giogo può anche in certi casi diventare davvero pesante da trascinare fino alla fine dei propri giorni. Impensabile farcela senza l'aiuto di Dio.

Il matrimonio cristiano, per me, è l'unico che abbia un senso. A meno che non vogliamo credere che quando ha detto “senza di me non potete far nulla” Gesù stesse scherzando. Io penso che parlasse sul serio, e che nulla voglia dire proprio nulla.

Senza l'aiuto di Dio non siamo capaci di un'impresa come imparare ad amare un'altra persona, diversa da noi, e per di più dell'altro sesso. No, dico, un uomo, in casa, per sempre, per tutta la vita. Uno che cambierà canale e aprirà le finestre nei momenti più inconsulti, che si annoierà agli appassionanti resoconti delle peripezie sentimentali di nostra cugina, che ogni volta che vogliamo parlare, caro, della nostra relazione verrà colto da un attacco di letargismo, che sbaglierà i nomi delle maestre e confonderà gli amichetti dei figli, che sbiancherà alla sola idea di organizzare una rete di telefonate per il regalo di fine anno alla catechista (lui lo sa, lo sa bene che avete quattro figli insieme, ma non è che pretenderai che conosca anche i nomi delle catechiste?).

Va bene, lo ammetto,anche stare con una donna, sempre la stessa, non è facilissimo. Una che quando dice “sono pronta tra cinque minuti” è bene che lui si sieda sul divano e tiri fuori il cofanetto di Stanley Kubrick, giusto voleva rivedere la versione integrale di Barry Lindon; una che non fa mai meno di tre cose insieme, e una delle tre è quasi sempre bruciare i bastoncini Findus; una che per strada si ferma a parlare anche con i lampioni, che esce a comprare una cosuccia e torna con due buste; una che dice di voler schiacciare la propria lingua sotto i piedi come l'Immacolata fa col serpente, ma è molto, molto lontana dall'obiettivo.

Amare davvero è difficilissimo: sostenersi, accogliersi, perdonarsi, capirsi e aiutarsi. E farlo nel modo in cui l'altro desidera, più o meno consapevolmente. A volte bisogna capire dell'altro quello che nemmeno lui sa, e ci vuole tutta la nostra creatività, l'intuito, la dedizione. Neanche i figli a volte siamo capaci di amare senza egoismo, senza proiezioni, dando loro quello di cui hanno bisogno davvero.

In questo la grazia di Dio agisce abbondante, copiosa, fluisce come un fiume a chi la chiede, perché questa è la Sua specialità: amare. Come si possa fare un progetto di amore senza metter Dio al centro, è incomprensibile.

Quanto alla convivenza, non vorrei entrare nelle polemiche sulle coppie di fatto che ci vorrebbe un altro libro: è chiaro infatti che la richiesta di riconoscimento vuole aprire la strada alle coppie omosessuali e magari alla fine anche alle adozioni, ma andiamo fuori tema. Vorrei solo ricordare che attualmente le coppie di fatto dallo Stato sono molto più tutelate delle famiglie: assegni familiari, assistenza sanitaria, posti negli asili e sgravi fiscali rendono infinitamente più conveniente non essere sposati e quindi non sommare i propri redditi, tanto che molte coppie si separano in modo fittizio.

Ma mi interessa di più l'aspetto spirituale, umano. Una volta di più mi rendo conto quanto la Chiesa sia nostra madre quando ci mette in guardia dal sesso fuori dal matrimonio. Possiamo fare, ovviamente, anche di testa nostra, come i bambini che vogliono saggiare con la propria zucca la durezza del termosifone. Sono circondata da persone che vivono la loro sessualità con la massima libertà, e la massima infelicità. Avere separato il sesso dalla possibilità di generare figli, dall'impegnarsi in una relazione definitiva, averlo ridotto a banale modo per conoscersi ci ha precipitati in una menzogna dolorosa che ha effetti devastanti su tante vite.

Il sesso non è un modo per conoscersi ma la donazione totale e massima. Farlo al di fuori di questa prospettiva è una bugia, ingenera confusione, disordine. Soprattutto tanta solitudine, e soprattutto nelle donne, che hanno tradito la loro vocazione più alta, quella di accogliere la vita (e non so se ci sia convenuto, a parte qualche posto in qualche consiglio di amministrazione, che ci è rimasto in mano?).

“Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce”, dice il profeta Geremia, e noi questo cuore lo dobbiamo affidare a Dio; affidare a Lui, che ci parla attraverso la Chiesa, anche l'amore e il sesso, non alle nostre emozioni, alla nostra “animula vagula blandula” che va dietro alle emozioni e si perde.

giovedì 9 aprile 2009

Matrimoni in croazia: la croce segno di indissolubilità


Dati preoccupanti mettono in luce l'attuale crisi della famiglia.
Dalle 91,3 separazioni ogni 100mila abitanti del 1995, si è passati a140,4; per i divorzi, invece, da 47,2 ogni 100.000 abitanti del 1995, si è giunti recentemente agli 80,3.

Ci chiediamo cosa sia successo, ma sopratutto come si possa contrastare la triste piaga del divorzio? Una risposta ci viene dalla Croazia...

di Ettore Garzara (mailinglist Informazioni da Medjugorje)

IL SIGNIFICATO DELLA CROCE

Lasciate ora che vi parli della più bella delle tradizioni croate. A Siroki Brijeg, tra i 13.000 parrocchiani, non si conta un solo divorzio. A memoria d'uomo, nessuna famiglia si è mai divisa. L'Erzegovina gode forse di un favore eccezionale da parte del Cielo? C'è forse un trucco magico contro il demone della divisione?

La risposta è molto più semplice! Per secoli, prima sotto la dominazione turca, e poi sotto quella comunista, queste popolazioni hanno sofferto crudelmente perché si voleva strappare loro la fede cristiana.
Sanno per esperienza che la loro salvezza viene dalla Croce di Cristo; la salvezza non viene dai progetti di disarmo, dall'aiuto umanitario, dai trattati di pace, anche se, a volte, queste realtà portano qualche beneficio. La fonte della Salvezza è la Croce di Cristo! Queste persone hanno una saggezza che non permette loro di ingannarsi quando si tratta di vita o di morte. Ecco perché hanno legato indissolubilmente il matrimonio alla Croce di Cristo. Hanno fondato il matrimonio, che dà la vita umana, sulla Croce che dà la vita divina.

La tradizione croata del matrimonio è così bella che comincia a fare scuola in Europa e in America!

Quando un giovane si prepara al matrimonio, non gli si racconta che ha trovato la persona ideale, il miglior partito. No! Che cosa dice il sacerdote? Hai trovato la tua croce. Ed è una croce da amare, da portare, una croce che non si dovrà rifiutare ma amare.
Queste parole pronunciate in Francia lascerebbero il fidanzato muto di stupore. Ma in Erzegovina la Croce evoca l'amore, e il crocifisso è il tesoro della casa.

Quando i fidanzati vanno in chiesa, portano con loro un crocifisso, che è benedetto dal prete e, durante la pronuncia del "si", riveste un'importanza capitale. La fidanzata posa la mano destra sulla croce; a sua volta il fidanzato pone la sua su quella della sposa e le loro due mani si trovano così riunite sulla croce, fuse sulla croce. Il sacerdote mette allora la sua stola sulle loro mani, ed essi pronunciano il loro "si" e si promettono fedeltà secondo il rito della Chiesa. Padre Jozo precisa che dopo di ciò, gli sposi non si abbracciano, ma abbracciano la croce. Sanno di abbracciare così la fonte dell'amore. Chi si avvicina e vede le due mani stese sulla croce, capisce che se il marito abbandona la moglie o che se la moglie abbandona il marito, in realtà abbandona la croce. E quando si è abbandonata la croce non resta più niente, si è perso tutto perché si è lasciato Gesù,si è perso Gesù.

Dopo la cerimonia, gli sposi portano a casa il crocifisso e gli danno il posto d'onore. Diventerà il centro della preghiera in famiglia poiché hanno la convinzione che la famiglia è nata da questa croce. Se c'è un problema, se scoppia un diverbio, è davanti a questa croce che gli sposi vengono a
cercare soccorso.

Non andranno da un avvocato, non consulteranno un mago o un astrologo, non faranno assegnamento su uno psicologo per sistemare i loro problemi. No, andranno davanti al loro Gesù, davanti alla croce. Si metteranno in ginocchio e davanti a Gesù verseranno le loro lacrime, grideranno le loro sofferenze e soprattutto si perdoneranno a vicenda. Non si addormenteranno con un peso sul cuore perché saranno ricorsi al loro Gesù, al Solo che ha il potere di salvare.

Insegneranno ai loro figli ad abbracciare la croce ogni giorno e a non addormentarsi come dei pagani senza aver ringraziato Gesù. Per i bambini, fin dai più lontani ricordi, Gesù è l'amico di famiglia, che si rispetta e si abbraccia.

Questi bambini non hanno "animaletti" da stringere durante la notte per sentirsi sicuri, ma dicono "Buona notte" a Gesù e abbracciano la croce. Si addormentano con Gesù, non con un peluche. Sanno che Gesù li custodisce tra le sue braccia e che non hanno niente da temere, le loro
paure si spengono nel loro abbraccio a Gesù.