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giovedì 16 aprile 2015
sabato 28 aprile 2012
Seguimi!
Chi è il chiamato? E' un uomo come tutti gli altri, che vive le stesse esperienze e che ad un certo punto della propria esistenza avverte il bisogno di chiarire la propria strada e la propria identità. Così comincia un cammino, che si potrebbe paragonare ad una scalata, armato di pazienza, preghiera e soprattutto volontà, il chiamato comincia a percorrere i sentieri di Dio, facendo l'esperienza dell' "essere condotti".... Non è più lui che decide, che programma che mette in atto le proprie idee.
Il chiamato deve lasciare che l'Altro che pian piano lo abiti interamente, lo plasmi, lo purifichi con il suo Amore e lo inondi della sua luce. E la vita del chiamato si trasforma, egli comincia a capire che il senso della sua esistenza è scritto nella profondità delle proprie esperienze che si possono comprendere solo alla luce di Dio.
Dio lo nutre, con la sua parola, con i Sacramenti, con le persone che gli pone accanto, non lo abbandona nemmeno quando tutto sembra oscuro e difficile. Egli è il Buon Pastore che insegna ad essere pastori, ad essere conformi a Lui, conformi fin dove?
Joseph Ratzinger nel 1970 diceva: “la croce è e rimane il fondamento e il continuo centro del sacerdozio cristiano che può trovare il suo compimento soltanto nella disponibilità del proprio io per il Signore e per gli uomini”.
La croce è dove conduce il Buon Pastore, non per rimanervi crocifissi e morti, privi di vita, ma per ricevere da essa l'esempio dell'amore estremo, per essere amore come Dio è Amore. Il Sacerdote, il Consacrato, devono essere specchio del Crocifisso-Risorto! Uomini che camminano nella storia con le proprie piaghe anche sanguinanti, ma che da esse sanno trarre la salvezza per tutti, in fondo questo è l'unico compito che Gesù affidò ai suoi discepoli! Amarsi per testimoniare l'amore, amare per abbattere la paura!
Quale paura?
Paura di un domani incerto, di un giudizio spietato, paura di essere soli, paura di sbagliare....
No! Niente paura! "Io ho vinto il mondo...."
martedì 6 marzo 2012
venerdì 20 gennaio 2012
Il sigillo di garanzia
Una volta che avremo trovato il modo migliore per parlare di Dio, non è sicuro che l’altro ci ascolti e si converta. Non è una cosa automatica. Non siamo nell'ambito della manipolazione, ma del libero incontro. Quando parliamo di Dio con la stessa forza di Gesù, alcuni si convertono, senza dubbio, ma altri finiscono per crocifiggerci. La Croce, non gli applausi, è il segnale che abbiamo parlato bene.
Da una intervista a Fabrice Hadjadj su Studi Cattolici, Dicembre 2011
sabato 14 novembre 2009
Strasburgo, i crocifissi, il Crocifisso, la perdita delle radici cristiane.
giovedì 5 novembre 2009
Via il crocifisso? E allora abolite il calendario, la Domenica, gli ospedali, le università...
Un divertente articolo di Andrea Tornielli ci aiuta a far luce sull'abissale ignoranza della Corte di Strasburgo.
tratto da Il Giornale.it
di Andrea Tornielli
Caro Direttore,
la sentenza della Corte di Strasburgo mi ha finalmente aperto gli occhi. L’Italia deve svegliarsi dal suo medioevale torpore e imparare dalle avanguardie europee. Diciamola tutta: è l’ora di finirla con quest’Italietta cattolica, con questo Paese di campanili, con il frusciar di tonache pretesche e d’ingerenze cardinalizie a ogni piè sospinto.
Finalmente c’è un giudice a Berlino che riconosce l’inaudita violenza alla quale sono stati sottoposti fin dalla fondazione dello Stato unitario generazioni di studenti, costretti a incrociare con lo sguardo svogliato, quei due pezzi di legno inchiodati al muro. È ora di liberarsi da questi fardelli del passato, la cristianità è tramontata, la Repubblica è laica, i cristiani tengano i crocifissi in casa o in chiesa, non pretendano di imporli a scuola e negli uffici in pubblici né tantomeno nelle aule di giustizia dove vengono giudicati i poveri cristi.
La battaglia per la libertà dal giogo della religione è però appena cominciata. Questo è soltanto un primo, timido ma necessario passo. Te ne suggerisco qualche altro. Non basterà abolire, come tu stesso hai ricordato, il simbolo della Croce Rossa su fondo bianco, ormai tradizionale emblema delle istituzioni ospedaliere. Bisognerà porre la questione ormai irrinunciabile, del computo del tempo. Ti pare corretto che io, laico, sia costretto per un’assurda convenzione d’antan a calcolare gli anni dalla data nascita di un ebreo marginale e irrilevante, venuto al mondo in un villaggio agli estremi confini dell’Impero romano? Ti pare giusto che io debba riferirmi a quella nascita ogni qual volta spedisco un’email, scrivo una lettera, pianifico una vacanza o leggo un giornale? Sopruso insopportabile: son costretto a riferirmi a Gesù ogni santo giorno e più volte al giorno. L’Europa dovrebbe studiare un calendario veramente laico e condiviso, che faccia piazza pulita di queste convenzioni religiose di parte. Si potrebbe ricominciare a contare gli anni dalla fondazione di Roma (ma i laziali saranno d’accordo?) o meglio inventare una data di partenza ex novo.
E poi, vogliamo parlare della domenica? Si continua a chiamarla così, vale a dire dies Domini, giorno del Signore, e sono costretti a festeggiarla tutti, anche i non credenti, quando è risaputo che in questo giorno si ricorda la resurrezione del suddetto ebreo marginale nato in Giudea un paio di millenni fa. Perché favorire quei cattolici (sempre meno), che usano di quel giorno per le loro pratiche religiose di precetto? Noi laici dovremmo ribellarci, e chiedere all’Europa di istituire il fine settimana il martedì (non il mercoledì, sennò favoriamo quelli che vanno all’udienza del Papa), equidistante sia dalla domenica cristiana sia dal venerdì islamico e dal sabato ebraico. Non parliamo poi di feste quali il Natale o la Pasqua, così smaccatamente cristiane. Basta con l’ipocrisia di trasformarle in feste dei buoni sentimenti o della primavera: si aboliscano. E i cristiani che vogliono andare a messa si prendano un giorno di ferie.
Ancora. Vogliamo finirla con le scuole pubbliche e le vie intitolate ai santi? Perché mai una scuola statale dovrebbe chiamarsi «Francesco d’Assisi»? La famiglia benestante potrebbe risentirsi, non ritenendo quello di San Francesco un modello in linea con la new economy, come pure potrebbe non essere d’accordo la famiglia del cacciatore, che agli uccellini e ai lupi preferisce sparare piuttosto che parlare. E i troppi affreschi esposti in luogo pubblico, così irritanti per il loro contenuto ostentatamente religioso? E i campanili che svettano fastidiosamente, impossibili da non notarsi, anche quando si percorre l’autostrada? Non si potrebbero oscurare con appositi pannelli? Chi pensa ai miei diritti di laico quando passeggiando per i sentieri di montagna m’imbatto in quelle edicole con l’effigie della Madonna (la madre dell’ebreo marginale di cui sopra)? E perché in cima alle montagne ci si deve andare per forza a piantare una croce?
Infine, bisognerà pur affrontare anche il problema di certi simboli matematici. Il segno del «più», lo sanno tutti, è una croce bell’e buona. Anche il segno del «per» lo è, infatti quella è la forma della croce di Sant’Andrea. Troviamo un’alternativa, per non offendere i laici che impegnati in un calcolo algebrico, potrebbero perdere la loro concentrazione soffermandosi su quel segno. Un segno che li potrebbe distrarre, ricordando le crociate, le battaglie contro gli arabi musulmani ai quali dobbiamo, tra l’altro, proprio i numeri che utilizziamo ogni giorno. Forse in nome della laicità, e per non sembrare di prendercela solo con i cristiani, sarebbe meglio abolire pure i sincretisici numeri indo-arabici e tornare ai vecchi numeri romani. Mi fermo qui, perché ho già scritto troppo, per l’esattezza LXXIX righe.
lunedì 21 settembre 2009
La soppressione dei crocefissi dalle aule? Corsi e ricorsi...
Una liturgia blasfema, folle, voleva esaltare il fuhrer come un novello Dio da adorare.
Nel filmato di rai 3 intitolato "La croce e la svastica" per il ciclo "La Grande Storia" alcuni documenti inediti mettono in luce particolari inquietanti.
Un filmato da rivedere e rileggere alla luce delle recenti notizie in merito alla soppressione dei crocefissi dalle aule scolastiche e dei tribunali.
Che l'ateismo voglia imporre un nuovo regime?
giovedì 9 aprile 2009
Matrimoni in croazia: la croce segno di indissolubilità
Dati preoccupanti mettono in luce l'attuale crisi della famiglia.
Dalle 91,3 separazioni ogni 100mila abitanti del 1995, si è passati a140,4; per i divorzi, invece, da 47,2 ogni 100.000 abitanti del 1995, si è giunti recentemente agli 80,3.
Ci chiediamo cosa sia successo, ma sopratutto come si possa contrastare la triste piaga del divorzio? Una risposta ci viene dalla Croazia...
Dalle 91,3 separazioni ogni 100mila abitanti del 1995, si è passati a140,4; per i divorzi, invece, da 47,2 ogni 100.000 abitanti del 1995, si è giunti recentemente agli 80,3.
Ci chiediamo cosa sia successo, ma sopratutto come si possa contrastare la triste piaga del divorzio? Una risposta ci viene dalla Croazia...
di Ettore Garzara (mailinglist Informazioni da Medjugorje)
IL SIGNIFICATO DELLA CROCE
IL SIGNIFICATO DELLA CROCE
Lasciate ora che vi parli della più bella delle tradizioni croate. A Siroki Brijeg, tra i 13.000 parrocchiani, non si conta un solo divorzio. A memoria d'uomo, nessuna famiglia si è mai divisa. L'Erzegovina gode forse di un favore eccezionale da parte del Cielo? C'è forse un trucco magico contro il demone della divisione?
La risposta è molto più semplice! Per secoli, prima sotto la dominazione turca, e poi sotto quella comunista, queste popolazioni hanno sofferto crudelmente perché si voleva strappare loro la fede cristiana.
Sanno per esperienza che la loro salvezza viene dalla Croce di Cristo; la salvezza non viene dai progetti di disarmo, dall'aiuto umanitario, dai trattati di pace, anche se, a volte, queste realtà portano qualche beneficio. La fonte della Salvezza è la Croce di Cristo! Queste persone hanno una saggezza che non permette loro di ingannarsi quando si tratta di vita o di morte. Ecco perché hanno legato indissolubilmente il matrimonio alla Croce di Cristo. Hanno fondato il matrimonio, che dà la vita umana, sulla Croce che dà la vita divina.
La tradizione croata del matrimonio è così bella che comincia a fare scuola in Europa e in America!
Quando un giovane si prepara al matrimonio, non gli si racconta che ha trovato la persona ideale, il miglior partito. No! Che cosa dice il sacerdote? Hai trovato la tua croce. Ed è una croce da amare, da portare, una croce che non si dovrà rifiutare ma amare.
Queste parole pronunciate in Francia lascerebbero il fidanzato muto di stupore. Ma in Erzegovina la Croce evoca l'amore, e il crocifisso è il tesoro della casa.
Quando i fidanzati vanno in chiesa, portano con loro un crocifisso, che è benedetto dal prete e, durante la pronuncia del "si", riveste un'importanza capitale. La fidanzata posa la mano destra sulla croce; a sua volta il fidanzato pone la sua su quella della sposa e le loro due mani si trovano così riunite sulla croce, fuse sulla croce. Il sacerdote mette allora la sua stola sulle loro mani, ed essi pronunciano il loro "si" e si promettono fedeltà secondo il rito della Chiesa. Padre Jozo precisa che dopo di ciò, gli sposi non si abbracciano, ma abbracciano la croce. Sanno di abbracciare così la fonte dell'amore. Chi si avvicina e vede le due mani stese sulla croce, capisce che se il marito abbandona la moglie o che se la moglie abbandona il marito, in realtà abbandona la croce. E quando si è abbandonata la croce non resta più niente, si è perso tutto perché si è lasciato Gesù,si è perso Gesù.
Dopo la cerimonia, gli sposi portano a casa il crocifisso e gli danno il posto d'onore. Diventerà il centro della preghiera in famiglia poiché hanno la convinzione che la famiglia è nata da questa croce. Se c'è un problema, se scoppia un diverbio, è davanti a questa croce che gli sposi vengono a
cercare soccorso.
Non andranno da un avvocato, non consulteranno un mago o un astrologo, non faranno assegnamento su uno psicologo per sistemare i loro problemi. No, andranno davanti al loro Gesù, davanti alla croce. Si metteranno in ginocchio e davanti a Gesù verseranno le loro lacrime, grideranno le loro sofferenze e soprattutto si perdoneranno a vicenda. Non si addormenteranno con un peso sul cuore perché saranno ricorsi al loro Gesù, al Solo che ha il potere di salvare.
Insegneranno ai loro figli ad abbracciare la croce ogni giorno e a non addormentarsi come dei pagani senza aver ringraziato Gesù. Per i bambini, fin dai più lontani ricordi, Gesù è l'amico di famiglia, che si rispetta e si abbraccia.
Questi bambini non hanno "animaletti" da stringere durante la notte per sentirsi sicuri, ma dicono "Buona notte" a Gesù e abbracciano la croce. Si addormentano con Gesù, non con un peluche. Sanno che Gesù li custodisce tra le sue braccia e che non hanno niente da temere, le loro
paure si spengono nel loro abbraccio a Gesù.
La risposta è molto più semplice! Per secoli, prima sotto la dominazione turca, e poi sotto quella comunista, queste popolazioni hanno sofferto crudelmente perché si voleva strappare loro la fede cristiana.
Sanno per esperienza che la loro salvezza viene dalla Croce di Cristo; la salvezza non viene dai progetti di disarmo, dall'aiuto umanitario, dai trattati di pace, anche se, a volte, queste realtà portano qualche beneficio. La fonte della Salvezza è la Croce di Cristo! Queste persone hanno una saggezza che non permette loro di ingannarsi quando si tratta di vita o di morte. Ecco perché hanno legato indissolubilmente il matrimonio alla Croce di Cristo. Hanno fondato il matrimonio, che dà la vita umana, sulla Croce che dà la vita divina.
La tradizione croata del matrimonio è così bella che comincia a fare scuola in Europa e in America!
Quando un giovane si prepara al matrimonio, non gli si racconta che ha trovato la persona ideale, il miglior partito. No! Che cosa dice il sacerdote? Hai trovato la tua croce. Ed è una croce da amare, da portare, una croce che non si dovrà rifiutare ma amare.
Queste parole pronunciate in Francia lascerebbero il fidanzato muto di stupore. Ma in Erzegovina la Croce evoca l'amore, e il crocifisso è il tesoro della casa.
Quando i fidanzati vanno in chiesa, portano con loro un crocifisso, che è benedetto dal prete e, durante la pronuncia del "si", riveste un'importanza capitale. La fidanzata posa la mano destra sulla croce; a sua volta il fidanzato pone la sua su quella della sposa e le loro due mani si trovano così riunite sulla croce, fuse sulla croce. Il sacerdote mette allora la sua stola sulle loro mani, ed essi pronunciano il loro "si" e si promettono fedeltà secondo il rito della Chiesa. Padre Jozo precisa che dopo di ciò, gli sposi non si abbracciano, ma abbracciano la croce. Sanno di abbracciare così la fonte dell'amore. Chi si avvicina e vede le due mani stese sulla croce, capisce che se il marito abbandona la moglie o che se la moglie abbandona il marito, in realtà abbandona la croce. E quando si è abbandonata la croce non resta più niente, si è perso tutto perché si è lasciato Gesù,si è perso Gesù.
Dopo la cerimonia, gli sposi portano a casa il crocifisso e gli danno il posto d'onore. Diventerà il centro della preghiera in famiglia poiché hanno la convinzione che la famiglia è nata da questa croce. Se c'è un problema, se scoppia un diverbio, è davanti a questa croce che gli sposi vengono a
cercare soccorso.
Non andranno da un avvocato, non consulteranno un mago o un astrologo, non faranno assegnamento su uno psicologo per sistemare i loro problemi. No, andranno davanti al loro Gesù, davanti alla croce. Si metteranno in ginocchio e davanti a Gesù verseranno le loro lacrime, grideranno le loro sofferenze e soprattutto si perdoneranno a vicenda. Non si addormenteranno con un peso sul cuore perché saranno ricorsi al loro Gesù, al Solo che ha il potere di salvare.
Insegneranno ai loro figli ad abbracciare la croce ogni giorno e a non addormentarsi come dei pagani senza aver ringraziato Gesù. Per i bambini, fin dai più lontani ricordi, Gesù è l'amico di famiglia, che si rispetta e si abbraccia.
Questi bambini non hanno "animaletti" da stringere durante la notte per sentirsi sicuri, ma dicono "Buona notte" a Gesù e abbracciano la croce. Si addormentano con Gesù, non con un peluche. Sanno che Gesù li custodisce tra le sue braccia e che non hanno niente da temere, le loro
paure si spengono nel loro abbraccio a Gesù.
sabato 28 febbraio 2009
Quando in aula si incendia il crocifisso...
E' di ieri la triste notizia dell'ennesima "bravata" di alcuni giovani studenti milanesi.
Nell'era di Youtube e del vouyerismo più bieco, un gruppo di scolari dell'istituto tecnico Cannizzaro di Rho (Milano) ha pensato, tra schiamazzi e risate di dar fuoco al crocifisso appeso in classe.
Non voleva prendere fuoco, ma hanno insistito inferendo con ferocia al grido di "brucia la croce, brucia la croce". L'ingiuria è stata ripresa con un telefonino e messa prontamente su YouTube.
Chiaramente i due video che riprendevano le vergognose azioni sono stati rimossi ed i ragazzi sospesi...
La didascalia posta ai video dall’autore recita: "Siamo così anticristiani che diamo fuoco ai crocefissi!!! ahahah!!!". E ancora: "UOOOHHHHHH!!! ahahaha!!! Ke fusi ke eravamo!!! ...".
Quanta tristezza!
Nell'era di Youtube e del vouyerismo più bieco, un gruppo di scolari dell'istituto tecnico Cannizzaro di Rho (Milano) ha pensato, tra schiamazzi e risate di dar fuoco al crocifisso appeso in classe.
Non voleva prendere fuoco, ma hanno insistito inferendo con ferocia al grido di "brucia la croce, brucia la croce". L'ingiuria è stata ripresa con un telefonino e messa prontamente su YouTube.
Chiaramente i due video che riprendevano le vergognose azioni sono stati rimossi ed i ragazzi sospesi...
La didascalia posta ai video dall’autore recita: "Siamo così anticristiani che diamo fuoco ai crocefissi!!! ahahah!!!". E ancora: "UOOOHHHHHH!!! ahahaha!!! Ke fusi ke eravamo!!! ...".
Quanta tristezza!
Penso al periodo liturgico che stiamo vivendo, alla vittoria che Cristo ha meritato all'umanità con la Sua Croce, alla Sua Passione, alla sua Resurrezione, alla bruciante sconfitta che il demonio ha subito per i meriti del Crocifisso Gesù e comprendo chi si nasconde dietro questi atti...
Poveri ragazzi, povere pecore senza pastore!venerdì 27 febbraio 2009
Il Mistero della Croce: sofferenza e beatitudine!
Ricordiamoci sempre che il demonio ci mette davanti solo un’aspetto del Mistero della Croce e dunque della vittimalità di Cristo e in Cristo, cioè ci fa vedere solo le sofferenze di essa e ci fa pensare che sia dunque assurdo e impossibile volere partecipare a quel Mistero ; in realtà, però Gesù Crocifisso non era solo dolorante ma anche beato e chi vive unito alla sua Passione è sommamente beato già qui, in certo modo, ascoltate ciò che dice in proposito s. Caterina:
“..l’immacolato Agnello, il Figlio mio unigenito, .. stando sulla croce era beato e sofferente: sofferente nel portare la croce del corpo con grande dolore, e la croce del desiderio di riscattare la colpa dell’umanità; beato, perché la natura divina unita alla natura umana non poteva soffrire alcuna pena, e rendeva la sua anima costantemente beata mostrandosi a lei senza veli. Perciò era, insieme, beato e sofferente, perché la carne soffriva e la sua divinità non poteva soffrire; e neppure l’anima, per quella parte che sta sopra l’ intelletto.”
Testi magisteriali su questo punto:
Pio XII enciclica “Haurietis aquas”
“A buon diritto, dunque, il cuore del Verbo incarnato è considerato come il principale indice e simbolo di quel triplice amore, col quale il divino Redentore ha amato e continuamente ama l’eterno Padre e l’umanità. Esso, cioè, è anzitutto il simbolo di quell’amore divino, che egli ha comune con il Padre e con lo Spirito Santo, ma che soltanto in lui, perché Verbo fatto carne, si manifesta a noi attraverso il fragile e caduco corpo umano, "poiché in esso abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). Inoltre, il cuore di Cristo è il simbolo di quell’ardentissima carità che, infusa nella sua anima, costituisce la preziosa dote della sua volontà umana e i cui atti sono illuminati e diretti da una duplice perfettissima scienza, la beata e l’infusa (cf. Summa theol., III, q. 9, aa. 1-3: ed. Leon., t. XI, 1903, p. 142).”
Pio XII enciclica “Mystici corporis”
“Inoltre Cristo deve ritenersi Capo della Chiesa, perché, eccellendo nella pienezza e nella perfezione dei doni soprannaturali, il Suo Corpo mistico attinge dalla Sua pienezza. Infatti (osservano molti Padri), come il capo del nostro corpo mortale gode di tutti i sensi, mentre le altre parti del nostro composto usufruiscono soltanto del tatto, così le virtù, i doni, i carismi, che sono nella società cristiana, risplendono tutti in modo perfettissimo nel suo Capo Cristo. "In Lui piacque (al Padre) che abitasse ogni pienezza" (Col. I, 19). Lo adornano quei doni soprannaturali che accompagnano l’unione ipostatica, giacché lo Spirito Santo abita in Lui con tale pienezza di grazia da non potersene concepire maggiore. A lui è stato conferito "ogni potere sopra ogni carne" (cfr. Joan. XVII, 2); copiosissimi sono in Lui "tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col. II, 3). E anche la visione beatifica vige in Lui talmente, che sia per ambito sia per chiarezza supera del tutto la conoscenza beatifica di tutti i Santi del cielo. E infine Egli è talmente ripieno di grazia e di verità, che della sua inesausta pienezza noi tutti riceviamo (cfr. Joan. I, 14-16).
.. Il Figlio Unigenito di Dio, già prima dell’inizio del mondo, con la sua eterna infinita conoscenza e con un amore perpetuo, ci ha stretti a se. E perché potesse manifestare tale amore in modo ammirabile e del tutto visibile, congiunse a sé la nostra natura nell’unione ipostatica donde avviene che "in Cristo la nostra carne ami noi", come, con candida semplicità, osserva Massimo di Torino (Serm. XXIX; Migne, P. L., LVII, 594).
In verità, questa amantissima conoscenza, con la quale il divin Redentore ci ha seguiti sin dal primo istante della sua Incarnazione, supera ogni capacità della mente umana, giacché, per quella visione beatifica di cui godeva sin dal momento in cui fu ricevuto nel seno della Madre divina, Egli ha costantemente e perfettamente presenti tutte le membra del Corpo mistico e le abbraccia col Suo salvifico amore. O ammirabile degnazione della divina pietà verso di noi; o inestimabile ordine dell’immensa carità! Nel presepio, sulla Croce, nella gloria eterna del Padre, Cristo ha presenti e congiunti a Sé tutti i membri della Chiesa in modo molto più chiaro e più amorevole di quello con cui una madre guarda il suo figlio e se lo stringe al seno, e con cui un uomo conosce ed ama se stesso.”
Conseguenze importanti : dice Dio attraverso s. Caterina da Siena:
“ T’ho detto che i miei servi …. Corrono costoro senza conoscere negligenza lungo la via della dottrina di Cristo crocifisso, e non rallentano il cammino per ingiuria o persecuzione che sia loro fatta, né per alcun piacere con cui il mondo li voglia allettare. …Costoro imitano l’immacolato Agnello, l’unigenito Figlio mio, il quale stando sulla croce era beato e sofferente…. Similmente questi miei figli, giunti al terzo grado e al quarto stato di perfezione, sono sofferenti perché portano la croce, corporale e spirituale: soffrono, cioè, attualmente pene nei loro corpi, per quanto io lo permetto; e patiscono la croce del desiderio, ossia il tormentoso dolore per le offese a me recate (con i peccati n.d.c.) e per il danno che ne deriva al prossimo. Ma dico che costoro sono beati perché il diletto della carità, che li rende beati, non può mai esser loro strappato, così che essi ricevono il dono della gioia e della beatitudine".
“..l’immacolato Agnello, il Figlio mio unigenito, .. stando sulla croce era beato e sofferente: sofferente nel portare la croce del corpo con grande dolore, e la croce del desiderio di riscattare la colpa dell’umanità; beato, perché la natura divina unita alla natura umana non poteva soffrire alcuna pena, e rendeva la sua anima costantemente beata mostrandosi a lei senza veli. Perciò era, insieme, beato e sofferente, perché la carne soffriva e la sua divinità non poteva soffrire; e neppure l’anima, per quella parte che sta sopra l’ intelletto.”
Testi magisteriali su questo punto:
Pio XII enciclica “Haurietis aquas”
“A buon diritto, dunque, il cuore del Verbo incarnato è considerato come il principale indice e simbolo di quel triplice amore, col quale il divino Redentore ha amato e continuamente ama l’eterno Padre e l’umanità. Esso, cioè, è anzitutto il simbolo di quell’amore divino, che egli ha comune con il Padre e con lo Spirito Santo, ma che soltanto in lui, perché Verbo fatto carne, si manifesta a noi attraverso il fragile e caduco corpo umano, "poiché in esso abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). Inoltre, il cuore di Cristo è il simbolo di quell’ardentissima carità che, infusa nella sua anima, costituisce la preziosa dote della sua volontà umana e i cui atti sono illuminati e diretti da una duplice perfettissima scienza, la beata e l’infusa (cf. Summa theol., III, q. 9, aa. 1-3: ed. Leon., t. XI, 1903, p. 142).”
Pio XII enciclica “Mystici corporis”
“Inoltre Cristo deve ritenersi Capo della Chiesa, perché, eccellendo nella pienezza e nella perfezione dei doni soprannaturali, il Suo Corpo mistico attinge dalla Sua pienezza. Infatti (osservano molti Padri), come il capo del nostro corpo mortale gode di tutti i sensi, mentre le altre parti del nostro composto usufruiscono soltanto del tatto, così le virtù, i doni, i carismi, che sono nella società cristiana, risplendono tutti in modo perfettissimo nel suo Capo Cristo. "In Lui piacque (al Padre) che abitasse ogni pienezza" (Col. I, 19). Lo adornano quei doni soprannaturali che accompagnano l’unione ipostatica, giacché lo Spirito Santo abita in Lui con tale pienezza di grazia da non potersene concepire maggiore. A lui è stato conferito "ogni potere sopra ogni carne" (cfr. Joan. XVII, 2); copiosissimi sono in Lui "tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col. II, 3). E anche la visione beatifica vige in Lui talmente, che sia per ambito sia per chiarezza supera del tutto la conoscenza beatifica di tutti i Santi del cielo. E infine Egli è talmente ripieno di grazia e di verità, che della sua inesausta pienezza noi tutti riceviamo (cfr. Joan. I, 14-16).
.. Il Figlio Unigenito di Dio, già prima dell’inizio del mondo, con la sua eterna infinita conoscenza e con un amore perpetuo, ci ha stretti a se. E perché potesse manifestare tale amore in modo ammirabile e del tutto visibile, congiunse a sé la nostra natura nell’unione ipostatica donde avviene che "in Cristo la nostra carne ami noi", come, con candida semplicità, osserva Massimo di Torino (Serm. XXIX; Migne, P. L., LVII, 594).
In verità, questa amantissima conoscenza, con la quale il divin Redentore ci ha seguiti sin dal primo istante della sua Incarnazione, supera ogni capacità della mente umana, giacché, per quella visione beatifica di cui godeva sin dal momento in cui fu ricevuto nel seno della Madre divina, Egli ha costantemente e perfettamente presenti tutte le membra del Corpo mistico e le abbraccia col Suo salvifico amore. O ammirabile degnazione della divina pietà verso di noi; o inestimabile ordine dell’immensa carità! Nel presepio, sulla Croce, nella gloria eterna del Padre, Cristo ha presenti e congiunti a Sé tutti i membri della Chiesa in modo molto più chiaro e più amorevole di quello con cui una madre guarda il suo figlio e se lo stringe al seno, e con cui un uomo conosce ed ama se stesso.”
Conseguenze importanti : dice Dio attraverso s. Caterina da Siena:
“ T’ho detto che i miei servi …. Corrono costoro senza conoscere negligenza lungo la via della dottrina di Cristo crocifisso, e non rallentano il cammino per ingiuria o persecuzione che sia loro fatta, né per alcun piacere con cui il mondo li voglia allettare. …Costoro imitano l’immacolato Agnello, l’unigenito Figlio mio, il quale stando sulla croce era beato e sofferente…. Similmente questi miei figli, giunti al terzo grado e al quarto stato di perfezione, sono sofferenti perché portano la croce, corporale e spirituale: soffrono, cioè, attualmente pene nei loro corpi, per quanto io lo permetto; e patiscono la croce del desiderio, ossia il tormentoso dolore per le offese a me recate (con i peccati n.d.c.) e per il danno che ne deriva al prossimo. Ma dico che costoro sono beati perché il diletto della carità, che li rende beati, non può mai esser loro strappato, così che essi ricevono il dono della gioia e della beatitudine".
domenica 8 febbraio 2009
La sapienza della croce
Kirk Kilgour in occasione della sua ultima visita in Italia in Piazza S. Pietro durante il Giubileo degli ammalati (11 febbraio 2000).
Quel giorno recitò la sua preghiera alla presenza di Sua Santità Giovanni Paolo II.
Il famoso pallavolista rimase paralizzato nel 1976 in seguito ad un grave infortunio in allenamento.
Quel giorno recitò la sua preghiera alla presenza di Sua Santità Giovanni Paolo II.
Il famoso pallavolista rimase paralizzato nel 1976 in seguito ad un grave infortunio in allenamento.
Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese:
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
Mi ha fatto povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:
Egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita:
Mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato, o mio Signore : fra tutti gli uomini nessuno possiede più di quello che ho io!
Kirk Kilgour
(Los Angeles, 28 dicembre 1947 – Roma, 10 luglio 2002)
Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
1 Corinzi 15,57
domenica 1 febbraio 2009
La croce di Cristo ha dato senso alla nostra sofferenza
"La croce di Cristo ha dato senso alla nostra sofferenza" Sono le parole che Sua Santità Benedetto XVI ha pronunciato stamani in occasione dell'Angelus Domenicale in un luminoso discorso. Potete leggerlo di seguito:
Quest’anno, nelle celebrazioni domenicali, la liturgia propone alla nostra meditazione il Vangelo di san Marco, del quale una singolare caratteristica è il cosiddetto “segreto messianico”, il fatto cioè che Gesù non vuole che per il momento si sappia, al di fuori del gruppo ristretto dei discepoli, che Lui è il Cristo, il Figlio di Dio. Ecco allora che a più riprese ammonisce sia gli apostoli, sia i malati che guarisce di non rivelare a nessuno la sua identità. Ad esempio, il brano evangelico di questa domenica (Mc 1,21-28) narra di un uomo posseduto dal demonio, che all’improvviso si mette a gridare: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli intima: “Taci! Esci da lui!”. E subito, nota l’evangelista, lo spirito maligno, con grida strazianti, uscì da quell’uomo. Gesù non solo scaccia i demoni dalle persone, liberandole dalla peggiore schiavitù, ma impedisce ai demoni stessi di rivelare la sua identità. Ed insiste su questo “segreto” perché è in gioco la riuscita della sua stessa missione, da cui dipende la nostra salvezza. Sa infatti che per liberare l’umanità dal dominio del peccato, Egli dovrà essere sacrificato sulla croce come vero Agnello pasquale. Il diavolo, da parte sua, cerca di distoglierlo per dirottarlo invece verso la logica umana di un Messia potente e pieno di successo.
La croce di Cristo sarà la rovina del demonio, ed è per questo che Gesù non smette di insegnare ai suoi discepoli che per entrare nella sua gloria deve patire molto, essere rifiutato, condannato e crocifisso (cfr Lc 24,26), essendo la sofferenza parte integrante della sua missione. Gesù soffre e muore in croce per amore. In questo modo, a ben vedere, ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell’amarezza di dure prove fisiche e morali.
E proprio “la forza della vita nella sofferenza” è il tema che i Vescovi italiani hanno scelto per il consueto Messaggio in occasione dell’odierna Giornata per la Vita. Mi unisco di cuore alle loro parole, nelle quali si avverte l’amore dei Pastori per la gente, e il coraggio di annunciare la verità, il coraggio di dire con chiarezza, ad esempio, che l’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo. La vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano.
Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio.
La Vergine Maria ha custodito nel suo cuore di madre il segreto del suo Figlio, ne ha condiviso l’ora dolorosa della passione e della crocifissione, sorretta dalla speranza della risurrezione. A Lei affidiamo le persone che sono nella sofferenza e chi si impegna ogni giorno al loro sostegno, servendo la vita in ogni sua fase: genitori, operatori sanitari, sacerdoti, religiosi, ricercatori, volontari, e molti altri. Per tutti preghiamo.
La croce di Cristo sarà la rovina del demonio, ed è per questo che Gesù non smette di insegnare ai suoi discepoli che per entrare nella sua gloria deve patire molto, essere rifiutato, condannato e crocifisso (cfr Lc 24,26), essendo la sofferenza parte integrante della sua missione. Gesù soffre e muore in croce per amore. In questo modo, a ben vedere, ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell’amarezza di dure prove fisiche e morali.
E proprio “la forza della vita nella sofferenza” è il tema che i Vescovi italiani hanno scelto per il consueto Messaggio in occasione dell’odierna Giornata per la Vita. Mi unisco di cuore alle loro parole, nelle quali si avverte l’amore dei Pastori per la gente, e il coraggio di annunciare la verità, il coraggio di dire con chiarezza, ad esempio, che l’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo. La vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano.
Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio.
La Vergine Maria ha custodito nel suo cuore di madre il segreto del suo Figlio, ne ha condiviso l’ora dolorosa della passione e della crocifissione, sorretta dalla speranza della risurrezione. A Lei affidiamo le persone che sono nella sofferenza e chi si impegna ogni giorno al loro sostegno, servendo la vita in ogni sua fase: genitori, operatori sanitari, sacerdoti, religiosi, ricercatori, volontari, e molti altri. Per tutti preghiamo.
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