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mercoledì 24 maggio 2017

È la felicità che cerca il nostro cuore


Tutti cerchiamo la felicità. Tutti ci portiamo dentro il desiderio di essere felici e di rendere felice qualcuno. Amare è sempre gioire nel sapere di essere la gioia di qualcuno. Noi siamo la gioia di Dio!


venerdì 30 novembre 2012

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono




‎"Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono" 

Quelle reti rappresentavano la certezza materiale di un mestiere appreso, in quelle reti c'era tutta la sicurezza del nutrimento sufficiente per sopravvivere e del guadagno giornaliero necessario per affrontare il futuro.

Lasciare quelle reti voleva dire perdere ogni certezza. 
E non si perde ogni certezza se non se ne incontra una più grande. 

I due fratelli pescatori Andrea e Pietro daranno la vita per il "si" detto quel giorno lungo il mare di Galilea a Colui che guardandoli e amandoli disse loro "Venite dietro a me". 

Quando l'Amore chiama e gli si corrisponde, allora si è disposti perfino a dare la vita, nella certezza che in quella Certezza che da senso a tutto, nulla è perduto, ma tutto è guadagnato.

L'amore non muore: fatto tacere parla, se ingiuriato perdona, se tradito si fida, se incatenato vola, se accecato vede, se soffocato respira, se assassinato vive e genera altro amore.
Sì, non si può uccidere l'amore. Vivrà per sempre e un giorno.

sabato 28 aprile 2012

Seguimi!


Domani si celebra la Giornata Mondiale delle Vocazioni....

Chi è il chiamato? E' un uomo come tutti gli altri, che vive le stesse esperienze e che ad un certo punto della propria esistenza avverte il bisogno di chiarire la propria strada e la propria identità. Così comincia un cammino, che si potrebbe paragonare ad una scalata, armato di pazienza, preghiera e soprattutto volontà, il chiamato comincia a percorrere i sentieri di Dio, facendo l'esperienza dell' "essere condotti".... Non è più lui che   decide, che programma che mette in atto le proprie idee.

Il chiamato deve lasciare che l'Altro che pian piano lo abiti interamente, lo plasmi, lo purifichi con il suo Amore e lo inondi della sua luce.  E la vita del chiamato si trasforma, egli comincia a capire che il senso della sua esistenza è scritto nella profondità delle proprie esperienze che si possono comprendere solo alla luce di Dio.
Dio lo nutre, con la sua parola, con i Sacramenti, con le persone che gli pone accanto, non lo abbandona nemmeno quando tutto sembra oscuro e difficile. Egli è il Buon Pastore che insegna ad essere pastori, ad essere conformi a Lui, conformi fin dove? 

Joseph Ratzinger nel 1970 diceva: “la croce è e rimane il fondamento e il continuo centro del sacerdozio cristiano che può trovare il suo compimento soltanto nella disponibilità del proprio io per il Signore e per gli uomini”.
La croce è dove conduce il Buon Pastore, non per rimanervi crocifissi e morti, privi di vita, ma per ricevere da essa l'esempio dell'amore estremo, per essere amore come Dio è Amore. Il Sacerdote, il Consacrato, devono essere specchio del Crocifisso-Risorto! Uomini che camminano nella storia con le proprie piaghe anche sanguinanti, ma che da esse sanno trarre la salvezza per tutti, in fondo questo è l'unico compito che Gesù affidò ai suoi discepoli! Amarsi per testimoniare l'amore, amare per abbattere la paura!

Quale paura?
Paura di un domani incerto, di un giudizio spietato, paura di essere soli, paura di sbagliare....
No! Niente paura! "Io ho vinto il mondo...."

mercoledì 7 marzo 2012

Geremia....giovane, pauroso, profeta!


La liturgia, in questi giorni, ci presenta alcuni passi del libro del Profeta Geremia, che invitano a riflettere sul mistero della pedagogia divina nella storia dell'uomo.  Ma l'aspetto più importante è il rapporto personale e singolarissimo che Dio ha con quest'uomo scelto per annunziare la sua parola in un momento particolarissimo della storia del regno di Giuda, al tempo del re Giosia ed in concomitanza con l'esilio in Babilonia.
Ma chi è Geremia, che insegnamento lascia a noi oggi? Rispondendo all’appello di Dio, egli mette subito in chiaro la sua posizione: 
Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare perché sono giovane (Ger 1,6). Il termine ebraico utilizzato (nahar), in greco neoteros (il minore, il più piccolo), indica il giovane alla ricerca della propria identità, della propria strada. 

Quando egli si fa avanti dicendo: ecco io non so parlare perché sono giovane, Geremia non intende tanto far riferimento alla sua età cronologica o fisica, ma piuttosto alla sua mancanza di esperienza, alla sua fragilità interiore, al fatto che non ha ancora messo niente di solido alla base della sua vita, non esistono ancora punti tanto fermi da potervi edificare sopra qualcosa. 
Ma su questo punto Dio non vuole esitazioni: Non dire: sono giovane! Ma va da coloro a cui ti manderò e annunzia loro ciò che io ti ordinerò. Non temerli perché io sono con te per proteggerti (Ger 1,7-8).
 Notate bene il senso della risposta di Dio: di fronte ai “ma” del profeta, egli sottolinea il fatto che non è l’io dell’uomo che nel ministero affidato ha il ruolo preponderante, ma l’io di Dio. L’uomo è solo uno strumento: 
non è l’età che conta ma l’essere in sintonia con l’io di Dio; non è la quantità delle parole che si dicono o delle azioni che si compiono a impressionare gli abitanti di Gerusalemme, ma l’attenzione a dire e a fare sempre ciò che effettivamente Dio ordina di dire e di fare. Anche la cosa più piccola, compiuta o detta sullo sfondo della sintonia di Dio è più feconda di mille cose compiute o dette senza tale sintonia. 
Anzi, c’è di più. In questo caso la giovinezza al posto di diventare un elemento di ostacolo, può benissimo mutarsi in un punto a favore: quello di una disponibilità più ampia a lasciarsi plasmare.

I tratti della chiamata di Geremia sono interessanti in quanto afferrano il giovane così come egli è. Dio non si avvicina a Geremia dicendo: “Guarda. Tu appartieni a una famiglia decaduta e a una dinastia
maledetta. Purificati da questa condizione e seguimi!”. No. Ma dice: Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che venissi alla luce ti avevo consacrato (Ger 1,5). Parafrasando: “sono io che ti ho fatto nascere nel contesto di questa particolare famiglia perché a me servi proprio in quanto tu
provieni da una simile esperienza”. Dio non passa dicendo: “Geremia, sei giovane, sappi che sei chiamato
a diventare mio servo. Pensaci perché, quando sarai maturato, ripasserò”. 
No. Gli dice: Ecco io metto le mie parole sulla tua bocca. Va e annunzia loro… così come sei. 
Alla scuola di Dio si cresce investendo se stessi, totalmente, mente, volontà e cuore. 
C’è infine una terza cosa che Dio non fa nel momento in cui chiama Geremia ad essere suo profeta: non gli anticipa tutto quello che gli succederà. Eppure sarebbe stato più facile per Geremia. Il suo annuncio sarebbe stato più convinto e più convincente. Dio non glia anticipa nemmeno che quell’entusiasmo suscitato dal re Giosia durerà poco… Geremia imparerà a discernere la storia passo dopo passo, camminando. Come diceva don Alberione, : “Dio non spreca mai la sua luce ma accende una lampadina per volta”.


Dio , ci cerca ogni giorno, ogni ora, ogni istante, lasciamoci trovare così come siamo, aderendo alla sua volontà che da senso alla nostra esistenza...... Coraggio fratelli, scommettete su Dio, l'Amore può fare soffrire, ma non deluderà mai!

mercoledì 21 dicembre 2011

Un Uomo innamorato di Dio.....


E' un video amatoriale registrato in una delle ultime uscite di Don Tonino Bello, prima della sua morte, in cui accoglie agli ordini minori due candidati. E' un video che fa riflettere chi si appresta ad un percorso vocazionale, chi è in ricerca vocazionale e tutti i giovani che nel loro cuore sentono il fuoco dello Spirito che conduce a Cristo, per riflettere sul grande dono della vita e della vocazione. Sono parole sante di un uomo che prima di predicare, viveva il Vangelo!