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giovedì 1 giugno 2017

Essere o sentire, è questo il problema - Don Luigi Maria Epicoco ad Orbetello


Don Luigi Maria Epicoco incontra gli studenti di un liceo di Orbetello.
Un incontro da ascoltare e riascoltare!
Numerosi i temi trattati e le domande fatte dai ragazzi.
Essere e avere. Noi abbiamo emozioni ma non siamo le nostre emozioni. Tu puoi trovare tristezza ma rimani libero di disobbedire alla tristezza, provi rabbia rimani libero di disobbedire a quella rabbia, provi amore rimani libero di scegliere quell'amore.
Una persona è libera se si ricorda che può sempre decidere al di là di dove proviene, della propria storia, al di là di quello che prova. Se ce lo dimentichiamo cominciamo a vivere una vita rassegnata in cui sono gli altri a decidere al posto nostro.

Amati e chiamati ad amare


Ognuno di noi è parte di un grande mistero. Siamo volutamente creati, ciascuno di noi è un mistero. La vita ha senso dall'inizio alla fine.

mercoledì 24 maggio 2017

È la felicità che cerca il nostro cuore


Tutti cerchiamo la felicità. Tutti ci portiamo dentro il desiderio di essere felici e di rendere felice qualcuno. Amare è sempre gioire nel sapere di essere la gioia di qualcuno. Noi siamo la gioia di Dio!


martedì 31 marzo 2015

Subito uscì. Ed era notte.


E' notte
quando all'evidenza di un amore che continua a credere in te chiudi gli occhi per non vedere quella speranza che credi finita e invece vive e ti aspetta. E ti fa rabbia, perché vorresti vedere spente tutte le luci del mondo e del cielo, cieche con te e come te. 

Ma in quella notte la luce dell'Amore continua a splendere e a cercare il Suo amato. Lo cerca in tutti gli anfratti in cui la paura di amare e di ricevere il perdono lo ha fatto scivolare, lo cerca come un innamorato ebbro d'amore. Corre, grida, si dimena e si ferisce, cade e si rialza, grida il tuo nome e tu lo senti, lo senti e la sua voce ti ferisce, il suo amore ti ferisce e non rispondi. Taci con la bocca riarsa dalla paura di un amore che credi immeritato. 

Perché non rispondi? Vuole abbracciarti, ma non ti vede. E mentre piangi e attendi la follia di una notte senza giorno, lui grida quanto ti ama. Se solo potesse ascoltare la tua voce tremante! Se solo vedesse la tua mano agitarsi nell'aria o una piccola luce accendersi, subito correrebbe da te. E invece silenzio, tutto tace in quella terribile notte. Silenzio peggiore del buio. 
Non c'è notte più buia di quella che tace per paura dell'Amore.

martedì 12 marzo 2013

Guarda il cielo...



Era una notte incantevole, una di quelle notti che succedono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili ed irosi. Gentile lettore, anche questa è una domanda proprio da giovani, molto da giovani, ma che il Signore la ispiri più spesso all'anima!
F.Dostoevskij, Le notti bianche

Ah se solo imparassimo a guardare più spesso il cielo...allora si che albergherebbero nel cuore domande.
Ma il cielo è diventato per i più il luogo asettico delle previsioni del tempo, perché, in fondo, è solo questo che gli chiediamo. Incapaci di contemplare, incapaci di stare fermi e guardare per pensare e lasciarsi interrogare.

Guarda il cielo solo chi spegne le luci delle molte distrazioni.
Guarda il cielo chi sogna e spera.
Guarda il cielo chi attende qualcosa di grande.
Guarda il cielo solo chi è innamorato.

venerdì 30 novembre 2012

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono




‎"Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono" 

Quelle reti rappresentavano la certezza materiale di un mestiere appreso, in quelle reti c'era tutta la sicurezza del nutrimento sufficiente per sopravvivere e del guadagno giornaliero necessario per affrontare il futuro.

Lasciare quelle reti voleva dire perdere ogni certezza
E non si perde ogni certezza se non se ne incontra una più grande. 

I due fratelli pescatori Andrea e Pietro daranno la vita per il "si" detto quel giorno lungo il mare di Galilea a Colui che guardandoli e amandoli disse loro "Venite dietro a me". 

Quando l'Amore chiama e gli si corrisponde, allora si è disposti perfino a dare la vita, nella certezza che in quella Certezza che da senso a tutto, nulla è perduto, ma tutto è guadagnato.

L'amore non muore: fatto tacere parla, se ingiuriato perdona, se tradito si fida, se incatenato vola, se accecato vede, se soffocato respira, se assassinato vive e genera altro amore.
Sì, non si può uccidere l'amore. Vivrà per sempre e un giorno.

martedì 3 luglio 2012

Amare è donare il proprio tempo



Amare è donare il proprio tempo. E' questo il prezzo che l'amore chiede alla vita, il tempo
Tutti quando amano investono il proprio tempo.

Tempo e amore, che strano binomio

Tu pensi: "devo produrre"..."devo fare"..."devo andare"..."non posso perdere tempo". Poi prendi quell'ora lì, quella che reputi indispensabile, quella di cui non sai fare proprio a meno e la doni a qualcuno. 
Perdi il tuo tempo, eppure nello stesso istante in cui questo si fa dono trasformandosi in amore, diventa eternità. E subentra, allora, un inspiegabile senso di felicità misto a leggerezza. Ti senti vivo come non lo sei stato mai.

Hai dovuto fare delle rinunce, eppure sai di non aver perso niente e di aver guadagnato tutto. 
Forse sei tornato a casa stanco morto, ma rifaresti tutto esattamente come hai fatto, per migliaia di altre volte fino allo sfinimento. E il pensiero ti piace, daresti perfino la vita. E scopri che valeva la pena investire quel tempo.

Così ti fermi, chiudi gli occhi e sorridi. 
Perché il tempo donato per amore ha un salario: la gioia.

mercoledì 16 maggio 2012

La vita è fatta di unità? Oppure è un'unità che fa la vita?


Cosa rende piena una vita? Qual'è il senso profondo della nostra vita? 
La vita è fatta di unità, ma una somma di unità quasi mai è sinonimo di pienezza. Solo l'amore fa la differenza.

Le nostre giornate sono scandite da ritmi spesso asfissianti. Vogliamo che tutto sia regolato con precisione, fissato, suddiviso in unità di tempo da sommare come mattoncini lego. E così, tra lavoro, palestra, telefonate, posta elettronica, facebook...le nostre giornate scorrono veloci. Alla fine della giornata, possiamo dirci veramente felici?

Da cosa dipende la pienezza della nostra vita?
Si può avere un'agenda piena di appuntamenti ed una vita tragicamente vuota. Il mondo, d'altronde, è pieno di persone che giungono a fine giornata con tutte le unità di tempo esaurite, senza però sentirsi veramente felici. La verità, è che non conta quanto si fa o come si riesce ad organizzare il tempo che si ha...

Potete avere l'illusione di avere una vita piena perché fate sport, perché comprate i CD, perché ascoltate musica o scaricate film, ma può succedere di ritrovarvi come il protagonista di "About a Boy"...a meditare sul tempo trascorso per poi cadere in ginocchio, oppressi da un profondo senso di frustrazione...soli e profondamente infelici. 

Le cose non bastano a saziare la nostra fame di felicità. Ciascuno infatti, nessuno escluso, nutre nel proprio intimo un disperato bisogno di qualcosa che dia senso ad ogni singolo istante della propria esistenza.

La vita, allora, non è fatta di singole unità da sommare...e può dirsi veramente tale soltanto se edificata su quell'unità (di misura), unica nel suo genere, capace di misurare la stessa vita. Si, solo un amore grande sa rendere una vita piena. 

Il seguente video tratto dal film "About a boy" può chiarirvi le idee...



Brucio continuamente e vorrei sempre più bruciare



« Brucio continuamente e vorrei sempre più bruciare; soffro e vorrei sempre più soffrire.
Desidererei vivere, desidererei morire. Sento di amare, ma chi amo non lo intendo, non lo capisco. Nella mia grande ignoranza sento che vi è un bene immenso, un bene grande: Gesù.

Vorrei che il mio cuore non palpitasse, non vivesse, non sospirasse che per Gesù; vorrei che la mia lingua non sapesse proferire che il nome di Gesù, che i miei occhi non guardassero altro che Gesù, che la mia penna non sapesse scrivere che Gesù e che i miei pensieri non volassero che a Gesù. 
Più volte mi sono posta a riflettere se vi fosse in terra un oggetto, verso il quale potessi indirizzare gli affetti miei, ma non trovo nessun oggetto né in terra, né in cielo, se non altro che il mio diletto Gesù. 
Il paradiso ci aspetta ».  

(Santa Gemma Galgani - Scritti)

venerdì 11 maggio 2012

Lo scopo dell'arte? Innamorare



Cos'è l'arte se non il tentativo dell'uomo di rendere visibili attimi eterni? Fissare, trasmettere, rendere manifesto l'inaccessibile, l'invisibile che suscita stupore. 
L'arte è una delle più straordinarie forme di comunicazione date all'uomo per dire l'amore, per innamorare
Si, per innamorare...ossia per collocare stabilmente chi guarda stupito nella condizione amorosa (IN-AMORARSI).

Quante volte davanti ad un capolavoro avete provato una stretta al cuore, un fremito, un brivido che vi attraversava? 
Quante volte siete rimasti fermi, senza dire una parola, incantati dalla Bellezza, a rimirare i più piccoli particolari, a soffermarvi su di essi fino a provare un'inesprimibile gioia?

Ogni qual volta tutto questo è accaduto nella vostra vita, vi siete innamorati. O meglio vi siete lasciati innamorare permettendo all'artista di realizzare il suo scopo. E avete gioito.

Si, perché chi ama e sa lasciarsi innamorare, gioisce. Perché la gioia sta all'amore come l'opera d'arte all'artista che le ha dato vita...E chi non gioisce, chi non riesce più a sorridere è perché in cuor suo ha smesso di essere inn-amorato. Sì! Innamorato della vita, con le sue luci e le sue ombre. Innamorato di tutta la vita, stabilmente.

Compito dell'artista è dunque innamorare...così ha fatto il Creatore, attraverso il creato, con le creature. Lui l'Artista con la A maiuscola. Così ha fatto Dio con noi, uniche ed insostituibili opere d'arte. 

Anche noi possiamo essere degli artisti, e lo siamo realmente, ogni qual volta diamo forma all'amore che è in noi, ogni qual volta con parole, gesti, immagini, suoni e colori suscitiamo Amore nell'altro. Perché in fondo questo è lo scopo dell'arte, innamorare.

Lo scopo dell’arte non è quello di risolvere i problemi, ma di costringere la gente ad amare la vita. Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato di dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze.   (L.Tolstoj, Lettere)

mercoledì 7 marzo 2012

Geremia....giovane, pauroso, profeta!


La liturgia, in questi giorni, ci presenta alcuni passi del libro del Profeta Geremia, che invitano a riflettere sul mistero della pedagogia divina nella storia dell'uomo.  Ma l'aspetto più importante è il rapporto personale e singolarissimo che Dio ha con quest'uomo scelto per annunziare la sua parola in un momento particolarissimo della storia del regno di Giuda, al tempo del re Giosia ed in concomitanza con l'esilio in Babilonia.
Ma chi è Geremia, che insegnamento lascia a noi oggi? Rispondendo all’appello di Dio, egli mette subito in chiaro la sua posizione: 
Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare perché sono giovane (Ger 1,6). Il termine ebraico utilizzato (nahar), in greco neoteros (il minore, il più piccolo), indica il giovane alla ricerca della propria identità, della propria strada

Quando egli si fa avanti dicendo: ecco io non so parlare perché sono giovane, Geremia non intende tanto far riferimento alla sua età cronologica o fisica, ma piuttosto alla sua mancanza di esperienza, alla sua fragilità interiore, al fatto che non ha ancora messo niente di solido alla base della sua vita, non esistono ancora punti tanto fermi da potervi edificare sopra qualcosa. 
Ma su questo punto Dio non vuole esitazioni: Non dire: sono giovane! Ma va da coloro a cui ti manderò e annunzia loro ciò che io ti ordinerò. Non temerli perché io sono con te per proteggerti (Ger 1,7-8).
 Notate bene il senso della risposta di Dio: di fronte ai “ma” del profeta, egli sottolinea il fatto che non è l’io dell’uomo che nel ministero affidato ha il ruolo preponderante, ma l’io di Dio. L’uomo è solo uno strumento: 
non è l’età che conta ma l’essere in sintonia con l’io di Dio; non è la quantità delle parole che si dicono o delle azioni che si compiono a impressionare gli abitanti di Gerusalemme, ma l’attenzione a dire e a fare sempre ciò che effettivamente Dio ordina di dire e di fare. Anche la cosa più piccola, compiuta o detta sullo sfondo della sintonia di Dio è più feconda di mille cose compiute o dette senza tale sintonia. 
Anzi, c’è di più. In questo caso la giovinezza al posto di diventare un elemento di ostacolo, può benissimo mutarsi in un punto a favore: quello di una disponibilità più ampia a lasciarsi plasmare.

I tratti della chiamata di Geremia sono interessanti in quanto afferrano il giovane così come egli è. Dio non si avvicina a Geremia dicendo: “Guarda. Tu appartieni a una famiglia decaduta e a una dinastia
maledetta. Purificati da questa condizione e seguimi!”. No. Ma dice: Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che venissi alla luce ti avevo consacrato (Ger 1,5). Parafrasando: “sono io che ti ho fatto nascere nel contesto di questa particolare famiglia perché a me servi proprio in quanto tu
provieni da una simile esperienza”. Dio non passa dicendo: “Geremia, sei giovane, sappi che sei chiamato
a diventare mio servo. Pensaci perché, quando sarai maturato, ripasserò”. 
No. Gli dice: Ecco io metto le mie parole sulla tua bocca. Va e annunzia loro… così come sei. 
Alla scuola di Dio si cresce investendo se stessi, totalmente, mente, volontà e cuore
C’è infine una terza cosa che Dio non fa nel momento in cui chiama Geremia ad essere suo profeta: non gli anticipa tutto quello che gli succederà. Eppure sarebbe stato più facile per Geremia. Il suo annuncio sarebbe stato più convinto e più convincente. Dio non glia anticipa nemmeno che quell’entusiasmo suscitato dal re Giosia durerà poco… Geremia imparerà a discernere la storia passo dopo passo, camminando. Come diceva don Alberione, : “Dio non spreca mai la sua luce ma accende una lampadina per volta”.


Dio , ci cerca ogni giorno, ogni ora, ogni istante, lasciamoci trovare così come siamo, aderendo alla sua volontà che da senso alla nostra esistenza...... Coraggio fratelli, scommettete su Dio, l'Amore può fare soffrire, ma non deluderà mai!

sabato 18 febbraio 2012

L'amore è tutto - sant'Agostino


L'amore nelle avversità sopporta
nelle prosperità si modera
nelle sofferenze è forte
nelle opere buono è ilare 
nelle tentazioni è sicuro
nell'ospitalità è generoso
fra i veri fratelli è lieto
fra i falsi è paziente

E' forza della scienza,
è frutto della fede,
è ricchezza dei poveri,
è vita di chi muore. 
L'amore è tutto.

Sant'Agostino



martedì 14 febbraio 2012

Il doodle di Google per un san Valentino gay friendly



Sarà stato per la musica Cold Cold Heart di Tony Bennet scelta come sottofondo, sarà stato per il messaggio dell'animazione che ricorda all'utente l'impagabile costo dell'amore che non può essere barattato con nessun oggetto materiale...sarà stato per il trionfo di cuoricini, cioccolatini e fiocchetti rossi che fanno sempre molto atmosfera...che quasi quasi ci cascavo. Quand'ecco apparire a conclusione del filmato, tra un cane che tiene per mano un gatto, un cartone di latte che abbraccia un biscotto e un astronauta innamorato, l'immancabile immagine ( e te pareva) di una coppia omosessuale in abito simil-nuziale. Poesia interrotta.

E in un attimo il messaggio conclusivo di Google per san Valentino si trasforma da "l'amore non si compra", a "quello omosessuale si e paga pure bene la sua pubblicità".


Dove non c'è amore metti amore e troverai l'amore



Un mendicante, come tanti che si incontrano quotidianamente per le strade, sta chiedendo degli spiccioli seduto sul marciapiede. Giocando sull'ambiguità della parola "change", in realtà, non sta cercando semplice denaro, ma un cambiamento; quel cambiamento che solo l'amore è in grado di portare al mondo.
Quell'uomo sconosciuto, emarginato, dimenticato, con piccoli e significativi gesti di carità cambierà effettivamente la storia di molti.
Il filmato che potete guardare di seguito ci insegna che non conta chi sei nella vita, cosa fai o quanto possiedi...ma solamente quanto ami. L'amore, solo l'amore, è l'unica rivoluzione possibile.

“Ogni uomo che fa un atto libero proietta la sua personalità nell’infinito. S’egli dà a malincuore un soldo a un povero, quel soldo trapassa la mano del povero, cade, fora la terra, buca i soli, traversa i firmamenti e compromette l’universo… 
Se fa un atto impuro, oscura forse milioni di cuori a lui ignoti, che hanno bisogno che sia puro, come un viaggiatore morente di sete ha bisogno del bicchiere d’acqua del Vangelo. 
Un atto caritatevole, un sentimento di vera pietà canta per lui le lodi divine da Adamo fino alla fine dei secoli; esso guarisce i malati, consola i disperati, calma le tempeste, libera i prigionieri, converte gli increduli e protegge l’umanità".  Léon Bloy 



sabato 14 gennaio 2012

Ho bisogno.....



Ho bisogno di Te Signore,


Ho bisogno del tuo abbraccio, ho bisogno della tua mano che terge le lacrime dai miei occhi....

Ho bisogno che il mio cuore venga riscaldato dalle fiamme del tuo.... E' freddo, raggelato da bufere di preoccupazioni, tempeste di pensieri inutili, risucchianti, devastanti....

Ho bisogno di vedere i tuoi occhi Gesù, quegli occhi,che  durante il tuo cammino terreno hanno penetrato le menti e scrutato i cuori, facendo cadere le barriere dell'orgoglio, dell'ipocrisia, della resistenza....

Ho bisogno del tuo sorriso Gesù, perchè è sincero, leale, rassicurante...

Signore, ho bisogno della tua Croce, perchè sublima la mia, le da senso, la colma di gioia, di serenità e di pace.....

Gesù.... ricordati di quando hai avuto bisogno, di fasce, di braccia che ti cullavano, di un padre che ti sosteneva, ricordati della solitudine del Getsemani, quando cercavi i tuoi discepoli, quando imploravi il Padre.... Tu solo sai, tu solo hai le chiavi delle stanze buie del cuore..... Spalanca le finestre, perchè possa entrarvi il raggio caldo e amoroso del tuo Spirito, perchè io possa gustare il tocco consolante della sua fiamma....

Dall'abisso della mia miseria, del mio peccato, della mia angoscia: un solo soffocato gemito si ode dalle mie labbra:

"Vieni o Gesù, ho bisogno di Te"...

(Anonimo)

venerdì 24 giugno 2011

Il Vangelo secondo Veronesi


di Costanza Miriano

Non farò battute poco eleganti sui brutti scherzi che può giocare il caldo e sull'età che galoppa. E non le farò non perché io sia una signora, ma perché purtroppo la serietà della situazione non lo consente.

Il fatto è che le scemenze dette ieri da Veronesi – l'amore più puro è quello omosessuale, l'altro no perché è strumentale alla riproduzione - inducono a pensare che sia ormai da un pezzo superato il famoso momento in cui “spade verranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Che ottimista è stato, Chesterton. Qui siamo oltre, e da un pezzo. E come dicevo la serietà della situazione non consente di liquidare il tutto con la pernacchia che dal cuore sgorga spontanea.

Perché dichiarazioni come queste abbassano progressivamente il livello di ragionevolezza del dibattito pubblico, alzando contemporaneamente il tasso di tolleranza a quello che in casa mia, in codice, chiamiamo l'ognunismo imperante. Dicesi ognunismo la corrente di pensiero che ritiene non solo legittimo ma doveroso che ognuno la mattina alzandosi cominci a rilasciare dichiarazioni completamente a caso, e che ogni affermazione debba avere esattamente la stessa dignità di tutte le altre, a prescindere dalla Verità e anche dalla semplice realtà. In base all'ognunismo chi si permette di dire che esiste una sola Verità è un oscurantista.

La realtà invece parla da sola, e dice questo: la specie umana si riproduce grazie a un rapporto sessuale tra un uomo e una donna. Da qui potremmo cominciare a parlare per ore di sesso con o senza amore, di maternità e paternità responsabili o meno, di tutto quello che vogliamo. Ma la realtà è questa: ognuno di noi è nato grazie all'incontro tra un uomo e una donna (neanche il laboratorio può ancora prescindere totalmente da due esemplari dei due sessi). Allora? Siamo tutti impuri? Anche i genitori di Umberto Veronesi, dunque?

In realtà nella vita le nostre azioni producono risultati e frutti. Un affresco può essere un buon risultato ma non produce a sua volta niente altro. Un frutto invece è qualcosa che si autoriproduce. La natura, nel disegno di Dio, produce frutti, che portano a loro volta frutto. I figli sono il frutto che l'uomo produce, e manda avanti la specie umana.

Dio è il Dio della vita, lo Spirito Santo è vita, perciò Dio starà sempre dalla parte di chi è disposto a mettersi al servizio della vita: generando figli, aiutando quelli degli altri, servendo i deboli e la vita minacciata in tutte le sue fasi e in ogni difficoltà.

L'amore omosessuale invece è sterile, anche Elton John ha avuto bisogno di una donna, mi dispiace. Senza l'unione tra un uomo e una donna la specie umana muore. C'è un altro che la vuole morta, oltre a Veronesi, ed è satana. E' lui il vero padre spirituale di tutti quelli che propagano simili teorie. E' lui che vuole la morte della specie umana, mentre lo Spirito è vita. E' satana che, però, essendo l'ingannatore per eccellenza, ammanta le sue teorie di morte con parole nobili: “l'amore omosessuale è il più puro”.


Non vorrei soffermarmi sul fatto che non tutti i rapporti eterosessuali sono aperti alla vita, altrimenti non saremmo il paese con la più bassa natalità al mondo, pur dichiarandoci cattolici. Ma un rapporto d'amore aperto alla possibilità di concepire un bambino è esattamente il gesto meno egoista che mi venga in mente, in assoluto.

I figli convertono, ci liberano dall'egoismo, anche quando inizialmente li abbiamo desiderati, può succedere, in modo “impuro”, direbbe l'oncologo cataro, cioè magari in un modo lievemente mescolato a un desiderio di realizzazione, all'egoismo. Siamo uomini, e a causa del peccato originale nessun nostro gesto è totalmente puro, perché la nostra concezione, a differenza di quella della Vergine, non è stata immacolata (fa bene ogni tanto ricordare i fondamentali). Ma poi state tranquilli, ci penseranno loro, i figli, a prenderlo a pugnalate il nostro egoismo. Ci costringeranno ad alzarci quando vogliamo dormire, ad ascoltare quando vogliamo leggere, allattare quando vorremmo mangiare, sedare una rissa quando vorremmo fare una doccia. I genitori di svariati figli non potranno essere egoisti neanche se lo vorranno, a meno che non dispongano di una tata per ogni figlio, più cameriere e autisti. I figli rimarranno in eterno, anche se le emozioni che li hanno generati dovessero diventare un pallido ricordo, e ci costringeranno a essere costanti, a mantenere gli impegni presi, o almeno a fare i conti con la nostra superficialità, se non abbiamo intenzione di tenervi fede.

Insomma, negare che la trasmissione della vita sia lo stesso che dire amore è negare i fondamenti naturali della nostra stessa specie, non c'è neanche bisogno di scomodare la teologia. Qui manca l'uomo, neanche il cristiano.

Vorrei anche, a volo d'uccello, ricordare l'origine della polemica. Il sindaco di Bologna è stato veementemente attaccato da più parti, prima tra tutte dall'intoccabile comunità omosessuale, perché ha osato dire un'altra verità talmente evidente che per difenderla occorre anche qui sguainare la spada di Chesterton. Le famiglie andrebbero aiutate perché attualmente quello che accade nel nostro sistema è esattamente il contrario, da molti punti di vista. Le famiglie sono gravemente penalizzate. Le tasse e gli assegni familiari favoriscono di gran lunga le coppie conviventi rispetto alle sposate (dove i due coniugi sommano i redditi).

In certi comuni, non a Roma, a dire il vero, mi riferiscono che anche i posti all'asilo vanno prima ai conviventi, perché le mamme risultano “ragazze madri”. Conosco moltissime coppie separate in modo fittizio per motivi di convenienza fiscale. Quando le famiglie chiedono “aiuti” in realtà stanno solo chiedendo di non essere più svantaggiate, e non pretendendo l'aiuto che pure sarebbe legittimo aspettarsi. In un mondo ragionevole, a occhio e croce, andrebbe incoraggiato chi prende un impegno stabile e definitivo volto a generare figli che, checché ne dica Veronesi, sono il futuro di tutto il paese, e il bene comune.

Infine, l'ultima della serie di assurdità di questa ridicola vicenda: non mi spiego come mai uno, perché è stato un bravo medico, debba poter sentenziare su tutto. Sul piano morale per me personalmente ha la stessa autorità dell'omino al mercato dal quale compro il melone. Gli chiedo quale sarà maturo questa sera, non come comportarmi in camera da letto. Per lo stesso motivo non chiederei un parere sulla politica energetica tedesca al mio dentista, né a un ingegnere di delinearmi i tratti dello sviluppo del romanzo russo. Se volete un parere sull'astrofisica, comunque, io sono qui.

venerdì 16 gennaio 2009

Reduci i pensier' vaghi a miglior luogo; ramenta lor come oggi fusti in croce.






Reduci i pensier' vaghi a miglior luogo;
ramenta lor come oggi fusti in croce.


Parafrasi

Riconduci a destinazione più alta i pensieri sviati dal vero bene; ricorda loro che oggi ricorre il giorno della Tua crocifissione.

Propongo questi versi tratti dalla prima parte del Canzoniere di Petrarca, come breve meditazione del giorno.

Ogni pensiero che non cammina alla luce della volontà di Dio si perde in una fitta tenebra, da cui solo il ricordo grato della Passione di Cristo può tirare fuori.

Quando il baratro appare più profondo e la via sembra smarrita, una lampada viene a rischiarare il nostro cammino, è la luce che promana dalla Croce di Gesù. Guardando il Crocifisso, mistero di un Dio che arde d’amore per l’uomo, assistiamo estasiati al miracolo dei miracoli con lo stupore di chi sa vedere nell’Agnello Immolato il Salvatore del mondo. Mistero della Potenza che si fa debolezza!

Lì sul Calvario, già splendono sull’orizzonte i potenti raggi dell’alba senza fine della Resurrezione.
Una speranza nuova è donata all’uomo senza speranza.

Il Salvatore si fa portavoce dei deboli e dalla croce immersa nel silenzio rivolge ai suoi figli il grido assordante di un riscatto vicino!

“Per te debole, per te rifiutato, per te che nessuno ama, per te che nella vita hai conosciuto solo l’odio e la violenza io sono venuto nel mondo…
Sono qui, inchiodato, sospeso tra cielo e terra, per ricordarti che è per te che ho dato la mia vita, è per te che questo sangue ho versato. Ho sfidato la morte e l’ho vinta con l’amore. Come macigno mi son dato in pasto a lei, ma i suoi denti sono stati spezzati per sempre…Non può più fare paura, colei che ora ci è sorella, passaggio obbligato per il Regno della gioia!
Ho subito lo strazio della croce per farti capire che proprio tu debole, proprio tu rifiutato, proprio tu che non hai mai saputo amare, hai nel cuore la chiave del Regno. Perché la debolezza è la vera forza dei Santi!
Sono qui per ricordarti che il lutto del momento presente si trasformerà in gioia piena, quando le tenebre che avvolgono il tuo cuore saranno lavate in questo sangue, quando il buio che ti circonda verrà spazzato via dalla luce della mia Parola di vita, quando la morte che hai nel cuore lascerà posto alla vita e la pesante pietra che hai sul cuore verrà divelta… Sono qui, in questo Venerdì, per ricordarti che ogni giorno puoi vivere orizzonti di Cielo se aprendomi il cuore mi darai il tuo si!”