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sabato 28 aprile 2012

Solamente ho amato come mi è stato possibile


All'interno del volume “Lettere di condannati a morte della Resistenza europea”, che raccoglie le ultime righe scritte da coloro che si opposero al regime nazista e fascista, c'è una lettera che mi ha colpito particolarmente, è di Aldo Mei, un giovane sacerdote. 

Quando si pensa a quell'infausto periodo storico sono molti a puntare il dito sul presunto "silenzio" della Chiesa.  Eppure, come dimostrano queste brevi righe, la Chiesa c'era. 

Anche noi eravamo lì al fronte, a soffrire e patire, a morire...ma questo non lo dirà mai nessuno. 

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4 agosto 1944

Babbo e mamma, sono sereno in quest’ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti. Solamente ho amato come mi è stato possibile. Condanna a morte. 1° per aver protetto e nascosto un giovane di cui volevo salva l’anima. 2° per aver amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè aver fatto il prete. Il terzo motivo non è nobile come i precedenti: aver nascosto la radio.

Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio, io che non ho voluto vivere che per l’amore. Dio è amore e Dio non muore. Non muore l’Amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro… E’ l’ora del grande perdono di Dio. Desidero avere misericordia; per questo abbraccio l’intero mondo rovinato dal peccato. Che il Signore accetti il sacrificio di questa piccola insignificante vita in riparazione di tanti peccati.

Conservatevi tutti nella grazia del Signore Gesù Cristo – perchè questo solamente conta quando ci si trova davanti al maestoso passo della morte – e così tutti vogliamo rivederci e starcene indissolubilmente congiunti nella gioia vera e perfetta della unione eterna con Dio in cielo.

Aldo Mei, 32 anni, sacerdote 

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martedì 14 febbraio 2012

Dove non c'è amore metti amore e troverai l'amore



Un mendicante, come tanti che si incontrano quotidianamente per le strade, sta chiedendo degli spiccioli seduto sul marciapiede. Giocando sull'ambiguità della parola "change", in realtà, non sta cercando semplice denaro, ma un cambiamento; quel cambiamento che solo l'amore è in grado di portare al mondo.
Quell'uomo sconosciuto, emarginato, dimenticato, con piccoli e significativi gesti di carità cambierà effettivamente la storia di molti.
Il filmato che potete guardare di seguito ci insegna che non conta chi sei nella vita, cosa fai o quanto possiedi...ma solamente quanto ami. L'amore, solo l'amore, è l'unica rivoluzione possibile.

“Ogni uomo che fa un atto libero proietta la sua personalità nell’infinito. S’egli dà a malincuore un soldo a un povero, quel soldo trapassa la mano del povero, cade, fora la terra, buca i soli, traversa i firmamenti e compromette l’universo… 
Se fa un atto impuro, oscura forse milioni di cuori a lui ignoti, che hanno bisogno che sia puro, come un viaggiatore morente di sete ha bisogno del bicchiere d’acqua del Vangelo. 
Un atto caritatevole, un sentimento di vera pietà canta per lui le lodi divine da Adamo fino alla fine dei secoli; esso guarisce i malati, consola i disperati, calma le tempeste, libera i prigionieri, converte gli increduli e protegge l’umanità".  Léon Bloy 



martedì 20 dicembre 2011

L'Angelo di Alfredino


tratto da IlSussidiario.net
di Alessandro Banfi

Ci sono storie che non finiscono mai. Trent'anni dopo la storia di Vermicino, paesino vicino a Velletri, ad un passo da Roma, dove un bambino era caduto in un pozzo, che poi era profondo 60 metri, fa ancora riflettere. Commuove. L'altro giorno a “Domenica Cinque” era ospite Angelo Licheri, il volontario che si era calato nel pozzo per salvare la vita del piccolo Alfredino Rampi. Licheri è anziano e malato, senza un gamba, non ha ancora trovato pace con se stesso. Ha detto: “Se tornassi indietro, non lo rifarei”. Che cosa lo tormenta a distanza di più di trent'anni? "Non rifarei quello che ho fatto perché sono molto sensibile.

Oggi poi, sono malato e proprio non potrei farlo. Non so cosa ho fatto per meritarmi questa vera condanna”. Pena ancora spesso a quello che è successo. Licheri ebbe l'amaro destino di essere l'ultimo che provò davvero a salvare quel bambino. Si conquistò l'amore di una Nazione, perché il suo fu un gesto generoso e disperato, quando tutte le soluzioni tecniche, dei grandi macchinari e delle grandi istituzioni, erano ormai esauste. Avevano fallito. Lui, uomo sardo di campagna e di missioni impossibili, magrissimo e agile, scese in quel buco per tutta la sua profondità fino a raggiungere il piccolo Alfredo. Ma non riuscì a strapparlo alle tenebre della morte.

Licheri ha raccontato di aver sognato per anni quegli attimi e quel corpo già quasi senza forze, il fango, l'impossibilità di tirarlo su... E' stato lui a dare ad Alfredino l'ultima carezza. E' stato lui a vederlo ancora vivo per l'ultima volta. 

Un Angelo che tutti speravano portasse il miracolo nel pozzo, si limitò a dare l'ultimo conforto. E tuttavia oggi Licheri è ancora tormentato, come se non avesse fatto pace con se stesso. Pesa troppo la frustrazione di non avercela fatta. Licheri si sente segnato da quel fallimento sotto i riflettori, dove pure passò alla storia come eroe anonimo. Uno che rischiò la sua stessa vita per generosità. Ha detto ancora in tv domenica: “Persino i miei figli mi hanno rimproverato per non aver pensato che sarei potuto morire". 

Speriamo che Licheri trovi pace. Fece benissimo allora e fa male oggi a disperarsi. E' stato uno strumento e ha impegnato tutto se stesso nella lotta contro il male. Ma quella storia dimostrò anche con non sta a noi decidere il destino. Licheri fu la proiezione dell'amore di un intero popolo verso un bambino, che lo rese comunque un simbolo positivo.
Che la Grazia di un altro bambino, quello del Santo Natale, porti anche a lui adesso pace e luce.






venerdì 16 dicembre 2011

A proposito di Papi...

Cari lettori,
vorrei proporvi la figura di un Papa quasi dimenticato grazie al quale il Concilio Vaticano II ha avuto esito felice anche se contrastato e la Chiesa ha fatto un balzo avanti verso le nuove generazioni, inoltre è il primo Papa ad essere tornato in Terra Santa e ad aver subito un attentato in diretta tv. E se anche oggi è argomento di profonde discussioni, ha difeso la vita umana e la famiglia attraverso una importante Enciclica, la Humanae Vitae : PAOLO VI. Interessante e scorrevole il documentario de La Grande Storia. Cristo ebbe il suo Precursore in Giovanni Battista, e lo stile di Dio non cambia: Paolo VI lo è stato del Beato Giovanni Paolo II.
Buona visione!

giovedì 15 dicembre 2011

L'8 dicembre, Fatima e i segni della Storia



articolo di Vittorio Messori
tratto da Il Corriere della Sera

Anche il Corriere ha ricordato, con una pagina intera, i vent'anni da quanto successe in una dacia a Viskuli, nella foresta di Pushcha, in Bielorussia. I primi presidenti eletti democraticamente dalle tre repubbliche slave dell'Urss - Russia, Ucraina, Bielorussia - firmarono il documento che sanciva «la cessazione dell'Unione Sovietica in quanto entità statale» e lo smembramento del primo Stato comunista della storia. Una decisione imprevista, non soltanto dai soliti «esperti», ma anche dagli stessi protagonisti dell'incontro. Ciò che si voleva non era la fine dell'Urss ma un patto federale rinnovato. E invece, pochi giorni dopo, la notte di Natale, la bandiera rossa con la falce e martello era ammainata per sempre dalla cupola più alta del Cremlino e al suo posto risaliva il tricolore dell'impero di Pietro il Grande. La firma del russo Eltsin, dell'ucraino Kravchuk e del bielorusso Shushkevic sul documento in cui la seconda potenza mondiale decideva di suicidarsi fu apposta l'8 dicembre del 1991. Era il giorno della ricorrenza liturgica dell'Immacolata Concezione.

Come impedire ai credenti di pensare alle parole della Signora di Fatima, parole pronunciate nel 1917, in perfetta coincidenza con la presa del potere da parte di Lenin? «La Russia spanderà i suoi errori nel mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, intere nazioni saranno annientate». Ma, aveva concluso l'Apparizione davanti ai tre bambini che ignoravano persino la parola Russia, «ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà». La fine annunciata nel 1917 dall'Immacolata giungeva, non solo nel «suo» giorno, ma alla vigilia dei 70 anni dalla fondazione ufficiale dell'Urss. Qui i credenti potevano pensare al Salmo 90: «Settanta sono gli anni dell'uomo...». E settanta pure la massima durata delle opere dell'uomo, se fondate sulla persecuzione di ogni religione. E che dire del simbolismo, sin troppo esplicito, di quella bandiera del primo Stato ufficialmente ateo della storia ammainata dal Cremlino, davanti alle televisioni del mondo, nel giorno in cui il calendario gregoriano, seguito dalla maggioranza dei cristiani, celebra la nascita di Cristo?

La bandiera dell’Unione europea, dodici stelle d’oro su sfondo azzurro, fu disegnata dal belga Arsène Heitz e venne adottata l’8 dicembre 1955
Come è giusto - nella prospettiva del Dio biblico che si rivela e al contempo si cela, lasciando alla libertà dell'uomo la scelta tra l'accoglienza e il rifiuto - com'è giusto, dunque, se i credenti vedono qui dei «segni», per gli increduli ci sono solo coincidenze. Coincidenze che, però, sembrano attirate da quell'enigmatico 8 di dicembre. Si veda quell'altra storia davvero singolare della bandiera europea. Il Consiglio d'Europa indisse nel 1950 un concorso internazionale per un vessillo del Continente. Parteciparono centinaia di artisti e di grafici ma i bozzetti, i più numerosi, che contenevano una croce furono bocciati dai socialisti e dai laicisti in genere. Soltanto nel 1955 la commissione, presieduta da Paul Lévy, un ebreo, si decise per una bandiera azzurra con al centro 12 stelle d'oro disposte in cerchio. L'idea piacque, tanto che nel 1986 lo stendardo fu adottato come ufficiale anche dalla Comunità Europea, cambiando solo in argento l'oro delle stelle. Ci fu sconcerto, però, e rammarico, in molti, quando si conobbe il retroscena: l'autore era Arsène Heitz, un grafico belga poco noto, devoto mariano fervente. L'azzurro è il colore della Vergine e le stelle sono quelle che circondano il capo della Donna dell'Apocalisse in cui la Tradizione riconosce Maria. Quanto al dodici, è quello delle dodici tribù di Israele, dei dodici apostoli e delle dodici stelle che stanno sulla Medaglia Miracolosa voluta nel 1830 dalla Vergine stessa e che Heitz portava sempre al collo, da buon devoto. Ma c'è di più, visto che per la firma solenne del documento che adottava la bandiera, nel 1955, si cercò una data che convenisse a tutti i politici che venivano a Strasburgo dall'Europa intera. Nessuno, al Consiglio, si accorse che il giorno prescelto non era come gli altri, per i credenti: era, infatti, pure qui, l'8 dicembre. E la Medaglia che era servita da modello al grafico porta incisa una invocazione proprio all'Immacolata Concezione.

I sovietici lasciarono Vienna dopo 10 anni di occupazione il 13 maggio 1955 riconoscendo l’indipendenza dell’Austria
Vediamo un altro caso, tra i molti possibili, di coincidenza per alcuni, di segno per altri. Un caso in cui la storia dell'Urss si intreccia ancora una volta con Fatima. Nel 1945 Mosca aveva ottenuto la zona più importante, quella di Vienna, delle quattro in cui era stata divisa l'Austria dagli alleati. Il ministro degli Esteri sovietico, Molotov, disse e ripetè che Mosca mai si sarebbe ritirata da ciò che aveva occupato e tutti si aspettavano che, come a Praga, i comunisti organizzassero un colpo di Stato per andare da soli al potere nell'intera Austria. Le stesse cancellerie occidentali sembravano rassegnate. Ma non si rassegnò un francescano, padre Petrus che, tornato dalla prigionia proprio in Urss, andò in pellegrinaggio nel santuario nazionale austriaco, a Mariazell. Lì fu sorpreso da una voce interiore che gli disse: «Pregate tutti il Rosario e la vostra Patria sarà salva». Buon organizzatore, padre Petrus promosse una «Crociata nazionale del Rosario», nello spirito esplicito di Fatima, che in breve tempo raccolse milioni di austriaci, compreso lo stesso Cancelliere, Leopold Figl. Giorno e notte, grandi masse si riunivano nelle città e nelle campagne, recitando la corona e Vienna era percorsa da imponenti processioni, sorvegliate con ostilità, nel suo settore, dall'Armata Rossa. Gli anni passarono senza che l'occupazione cessasse, per l'ostinazione russa, ma il popolo non si stancava di pregare.

Il 25 dicembre 1991 la bandiera rossa con la falce e martello fu ammainata per sempre dalla cupola più alta del Cremlino
Ed ecco che, nel 1955, l'Urss comunicò di essere disposta a ridare all'Austria l'indipendenza, in cambio della neutralità. I governi occidentali furono colti di sorpresa da una decisione inaspettata e unica, sia prima che dopo: mai, come aveva ricordato Molotov, mai, l'Urss accettò di ritirarsi spontaneamente da un Paese occupato. Ma non si sorpresero coloro che da anni pregavano per la «Crociata del Rosario»: in effetti la Conferenza internazionale che portò in due giorni al Trattato sulla fine dell'occupazione fu inaugurata, con la dovuta solennità, nell'ex palazzo imperiale di Vienna il 13 maggio. L'anniversario, cioè, della prima apparizione di Fatima.




domenica 23 maggio 2010

La luce di Cristo che fa la differenza


Di Rino Camilleri
Tratto da www.rinocammilleri.com

Racconta p. Piero Gheddo, decano dei missionari italiani (nel suo libro «I 155 anni del Pime in India e Bangladesh», Emi), che i primi quattro missionari del Pime (Pontificio istituto missioni estere) arrivarono in India nel 1855 e rimasero inorriditi: devoti indù che si facevano schiacciare dalle ruote di carri carichi di idoli, cadaveri portati dal Gange e mangiucchiati dalle bestie, vedove arse vive sui roghi dei mariti morti, malati soffocati dal fango del fiume sacro (messo loro in bocca per guarirli), feste di dodici giorni per le «nozze» di scimmie sacre, e via disgustando. Analogo orrore provarono gli spagnoli quando si videro offrire sangue umano come pietanza dagli Aztechi. E si potrebbe continuare con tutte le parti del mondo prima che la «luce di Cristo» (come ebbe a dire l’allora cardinale Ratzinger) facesse piazza pulita dei demoni mai sazi di morte che imperavano sull’umanità.

martedì 28 aprile 2009

Napoleone e la Chiesa


dal libro di Luigi Fabiano, Le Ragioni di una Fede

Testo di riferimento
“Pensare la storia” di Vittorio Messori, edizioni Sugarco

E’ un dato che Napoleone Bonaparte inflisse più di qualsiasi altro despota della storia danni alla comunità ecclesiale e più ostinatamente cercò di cancellarla e non riuscendovi,di ridurla a larva, a docile Istrumentum Regni. Il papa PIO VI, spogliato di tutto, morì prigioniero in Francia nel 1799 e sembrava impossibile dargli un successore. PIO VII, eletto fortunosamente da un gruppo di cardinali che riuscì a riunirsi a Venezia.Trascorse la maggior parte del pontificato sballottato da una prigione all’altra. Minacciato, isolato, ingannato, testimone impotente della distruzione della sua chiesa. Nulla gli fu risparmiato, in una bufera di violenze e di umiliazioni che fu arrestata solo dalla caduta del tiranno Napoleone. L’ora della “vendetta” giunse nel 1814, quando il papa esule rientrò a Roma in un trionfo di popolo. Trovò 900 tra francesi e collaborazionisti indigeni, rinchiusi a Castel Sant’ Angelo. Nonostante le proteste dei romani 600 di quei prigionieri il pontefice li liberò subito.

Gli altri con un amnistia meno di due mesi dopo. Il prefetto napoleonico che era stato suo carceriere a Savona ricevette dal papa una lettera paterna per liberarlo dai rimorsi che lo tormentavano. Inoltre giunse ad inviare un messaggio al principe reggente della gran Bretagna, perchè si liberasse Napoleone esiliato a Sant’Elena o almeno, se ne mitigasse la prigionia.
Infine quando gli comunicarono che Napoleone era ammalato e desiderava un confessore, scelse egli stesso un sacerdote corso, che, a Sant’Elena sapesse meglio comprendere il suo conterraneo.

E pianse con la madre e i fratelli, organizzando suffragi, quando giunse a Roma la notizia della
sua morte.

lunedì 27 aprile 2009

Illuminismo, Rivoluzione Francese e Chiesa



Testi di riferimento

“Pensare la storia” di Vittorio Messori, edizioni Sugarco
“Percorso nella storia della chiesa” di Maurizio De Bortoli edizioni Itaca

L’illuminismo è una corrente filosofica caratterizzata dalla piena fiducia nei lumi della ragione e che quindi non accetta i dogmi, che per Voltaire generano “fanatismo e guerra”.
Quindi la chiesa diviene automaticamente avversaria da controllare e reprimere.
Vengono in questo periodo soppressi ordini religiosi,congregazioni e il 47% delle strutture di cura gestite, allora, solo da religiosi. Tale tendenza si diffonde seppure a diversi livelli in tutta Europa.

L’illuminismo trovò però alleati anche nel clero francese, spesso persone in buona fede che sono accecati dal suo bagliore. Eppure la rivoluzione francese introdusse la leva obbligatoria sconosciuta fino ad allora, abolì le campane delle chiese, i cui rintocchi ritmavano la vita degli uomini, sostituendole con i colpi di cannone. Le campane furono fuse pubblicamente per ricavare bronzo per l’artiglieria.

La rivoluzione francese non fu un fenomeno di massa, ma coinvolse solo seimila persone su una popolazione di un milione di parigini. Sei parigini ogni mille è forse poco per parlare genericamente di popolo. In questo periodo grigio, la corruzione dilagò (furti, criminalità, nascite illegittime in grande aumento, perlomeno in Francia). Inoltre vennero confiscati monasteri e conventi, per trasformarli in caserme e in alcuni casi in prigioni.

Ma la realtà molto complessa e a volte contraddittoria. Molti studiosi mettono in luce la vivace ed operosità del popolo cattolico in questo periodo, di cui sono segno e strumento le congregazioni mariane.

domenica 22 febbraio 2009

Conquistadores


Tratto da Il Timone

Molti sono convinti che la conquista dell’America centrale, ad opera degli spagnoli di religione cattolica nel XVI secolo, abbia portato al genocidio di popolazioni pacifiche e inermi, quali quelle azteche che abitavano il Messico. Rino Cammilleri, nel suo prezioso I mostri della ragione (Ares, Milano), ci informa, tuttavia, che poi così pacifici gli Aztechi non erano proprio. Sottomesse tutte le popolazioni e resele schiave, praticavano i sacrifici umani, offrivano, uccidendoli, ventimila schiavi l’anno per placare l’ira dei loro dei. Nella sola cerimonia per la dedicazione del tempio di Huitzilopoctli, nell’anno I486, le vittime furono ben settantamila.

Ogni cerimonia religiosa prevedeva lo squartamento e lo scuoiamento di una giovane vittima, maschio o femmina, dodicenne e vergine. Chiunque poteva comprare uno schiavo, sacrificarlo e cibarsi della sue carni.

La verità è un’altra: gli spagnoli furono accolti come provvidenziali liberatori e aiutati nella conquista proprio da quanti erano costretti alla schiavitù più crudele.