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sabato 7 aprile 2012
sabato 14 gennaio 2012
L'astronauta James McDivitt, la Madre del Cielo e Loreto
Rino Camilleri ci informa su LaBussolaQuotidiana.it che nel 1967 il colonnello James McDivitt dell’aviazione americana (il primo a sinistra nella foto), cattolico, andò a Roma per il congresso mondiale dell’apostolato dei laici. Portò con sé una medaglia della Madonna di Loreto, protettrice degli aviatori.
Nel 1969 fu lui a comandare la missione Apollo 9 che portò il primo LEM sul suolo lunare. Lui e gli altri astronauti (David Scott e Russel Schweickart) si fecero una foto in volo attorno a quella medaglia, foto che oggi si trova nel santuario di Loreto.
Il 16 aprile 1970, quando si verificò l’incidente dell’Apollo 13 che tenne il mondo col fiato sospeso («Houston, abbiamo un problema»), i frati cappuccini di Loreto si riunirono in preghiera e digiuno invocando la Madonna.
La missione, da cui è stato tratto anche un famoso film con Tom Hanks, rientrò felicemente (Cfr. Paolo Brosio, Viaggio a Medjugorje, Piemme, pagg. 37-39).
domenica 18 dicembre 2011
Maria, l'Arca della Nuova Alleanza
Allora la nube coprì la tenda del convegno e la Gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non potè entrare nella tenda del convegno, perché la nube dimorava su di essa e la Gloria del Signore riempiva la Dimora. (Esodo 40,34-35)
L'ultimo capitolo del libro dell'Esodo presenta questa suggestiva immagine. La Nube, simbolo della presenza di Dio, copre, adombra, la tenda del convegno e l'arca in essa contenuta. E' il segno esteriore della Gloria di Dio che riempie la Dimora.
Nel Vangelo di Luca è scritto in riferimento a Maria:
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. (Lc 1,35)
Lo Spirito Santo che è la Potenza dell’Altissimo scende, copre con la sua ombra Maria, il grembo di Colei che darà alla luce il “Santo”, il “Figlio di Dio”.
Questo parallelismo è meraviglioso.
La presenza divina, rappresentata dalla figura biblica della nube, che in passato aveva dimorato sul tabernacolo, riempito la Dimora, abitato il Santo dei Santi, questa presenza che doveva infine consacrare il tempio simbolico dell’era messianica, si manifesta definitivamente in Maria, l'umile ancella del Signore. L'ombra dell'Altissimo si stende su di lei facendo del suo grembo verginale il Santuario, l'Arca della Nuova Alleanza, un Santo dei Santi vivente.
Straordinariamente questo parallelismo prosegue, tanto che il racconto della visita di Maria ad Elisabetta, sembra essere modellato su quello di 2Sam 6,2-16 in cui è narrato il trasporto dell’Arca dell’Alleanza da Baalà di Giuda a Gerusalemme.
Di solito i commentatori accennano ai seguenti punti di contatto fra i due brani:
1) Il viaggio sia dell'arca che di Maria ha come scenario la regione di Giuda.
2) In ambedue gli episodi hanno luogo manifestazioni di gioia.
3) Sia Davide col popolo sia Elisabetta prorompono in grida di gioia. Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, ed esclamò a gran voce...» Il verbo anaphoéô (impiegato da Lc 1,42) è usato dai LXX esclusivamente per le acclamazioni liturgiche (specialmente quelle che accompagnano il trasporto dell'arca dell'alleanza). Il clamore sacro nel quale erompeva il popolo davanti all'arca è ora il grido di tripudio d'Elisabetta, la quale, illuminata dallo Spirito, sa di trovarsi dinanzi alla nuova arca, cioè Maria che reca in grembo la presenza incarnata di Dio.
4) La presenza dell'arca in casa di Obed-Edom (1 Sam 6,10.11a) e la presenza di Maria in casa di Zaccaria (Lc 1 ,40a) sono motivo di benedizione.
5) Un religioso timore pervade sia Davide che Elisabetta.
6) L'arca sostò in casa di Obed Edom tre mesi (2 Sam 6,11), mentre Maria rimase con l'anziana parente "circa tre mesi" (Lc 1,56).
Maria è l’arca dell’alleanza che ha accolto in sé la Parola vivente, la pienezza della volontà di Dio, la verità di Dio; che ha accolto in sé Colui che mediante l’offerta del suo corpo e del suo sangue: corpo e sangue ricevuti da Maria, si è fatto nuova ed eterna alleanza.
Maria è la nuova arca dell’alleanza, davanti alla quale il cuore esulta di gioia, Colei che non tiene per sé la divina presenza el Salvatore, ma la offre condividendo la grazia di Dio.
Maria Arca della nuova ed eterna alleanza, prega per noi!
giovedì 15 dicembre 2011
L'8 dicembre, Fatima e i segni della Storia
articolo di Vittorio Messori
tratto da Il Corriere della Sera
Anche il Corriere ha ricordato, con una pagina intera, i vent'anni da quanto successe in una dacia a Viskuli, nella foresta di Pushcha, in Bielorussia. I primi presidenti eletti democraticamente dalle tre repubbliche slave dell'Urss - Russia, Ucraina, Bielorussia - firmarono il documento che sanciva «la cessazione dell'Unione Sovietica in quanto entità statale» e lo smembramento del primo Stato comunista della storia. Una decisione imprevista, non soltanto dai soliti «esperti», ma anche dagli stessi protagonisti dell'incontro. Ciò che si voleva non era la fine dell'Urss ma un patto federale rinnovato. E invece, pochi giorni dopo, la notte di Natale, la bandiera rossa con la falce e martello era ammainata per sempre dalla cupola più alta del Cremlino e al suo posto risaliva il tricolore dell'impero di Pietro il Grande. La firma del russo Eltsin, dell'ucraino Kravchuk e del bielorusso Shushkevic sul documento in cui la seconda potenza mondiale decideva di suicidarsi fu apposta l'8 dicembre del 1991. Era il giorno della ricorrenza liturgica dell'Immacolata Concezione.
Come impedire ai credenti di pensare alle parole della Signora di Fatima, parole pronunciate nel 1917, in perfetta coincidenza con la presa del potere da parte di Lenin? «La Russia spanderà i suoi errori nel mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, intere nazioni saranno annientate». Ma, aveva concluso l'Apparizione davanti ai tre bambini che ignoravano persino la parola Russia, «ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà». La fine annunciata nel 1917 dall'Immacolata giungeva, non solo nel «suo» giorno, ma alla vigilia dei 70 anni dalla fondazione ufficiale dell'Urss. Qui i credenti potevano pensare al Salmo 90: «Settanta sono gli anni dell'uomo...». E settanta pure la massima durata delle opere dell'uomo, se fondate sulla persecuzione di ogni religione. E che dire del simbolismo, sin troppo esplicito, di quella bandiera del primo Stato ufficialmente ateo della storia ammainata dal Cremlino, davanti alle televisioni del mondo, nel giorno in cui il calendario gregoriano, seguito dalla maggioranza dei cristiani, celebra la nascita di Cristo?
La bandiera dell’Unione europea, dodici stelle d’oro su sfondo azzurro, fu disegnata dal belga Arsène Heitz e venne adottata l’8 dicembre 1955
Come è giusto - nella prospettiva del Dio biblico che si rivela e al contempo si cela, lasciando alla libertà dell'uomo la scelta tra l'accoglienza e il rifiuto - com'è giusto, dunque, se i credenti vedono qui dei «segni», per gli increduli ci sono solo coincidenze. Coincidenze che, però, sembrano attirate da quell'enigmatico 8 di dicembre. Si veda quell'altra storia davvero singolare della bandiera europea. Il Consiglio d'Europa indisse nel 1950 un concorso internazionale per un vessillo del Continente. Parteciparono centinaia di artisti e di grafici ma i bozzetti, i più numerosi, che contenevano una croce furono bocciati dai socialisti e dai laicisti in genere. Soltanto nel 1955 la commissione, presieduta da Paul Lévy, un ebreo, si decise per una bandiera azzurra con al centro 12 stelle d'oro disposte in cerchio. L'idea piacque, tanto che nel 1986 lo stendardo fu adottato come ufficiale anche dalla Comunità Europea, cambiando solo in argento l'oro delle stelle. Ci fu sconcerto, però, e rammarico, in molti, quando si conobbe il retroscena: l'autore era Arsène Heitz, un grafico belga poco noto, devoto mariano fervente. L'azzurro è il colore della Vergine e le stelle sono quelle che circondano il capo della Donna dell'Apocalisse in cui la Tradizione riconosce Maria. Quanto al dodici, è quello delle dodici tribù di Israele, dei dodici apostoli e delle dodici stelle che stanno sulla Medaglia Miracolosa voluta nel 1830 dalla Vergine stessa e che Heitz portava sempre al collo, da buon devoto. Ma c'è di più, visto che per la firma solenne del documento che adottava la bandiera, nel 1955, si cercò una data che convenisse a tutti i politici che venivano a Strasburgo dall'Europa intera. Nessuno, al Consiglio, si accorse che il giorno prescelto non era come gli altri, per i credenti: era, infatti, pure qui, l'8 dicembre. E la Medaglia che era servita da modello al grafico porta incisa una invocazione proprio all'Immacolata Concezione.
I sovietici lasciarono Vienna dopo 10 anni di occupazione il 13 maggio 1955 riconoscendo l’indipendenza dell’Austria
Vediamo un altro caso, tra i molti possibili, di coincidenza per alcuni, di segno per altri. Un caso in cui la storia dell'Urss si intreccia ancora una volta con Fatima. Nel 1945 Mosca aveva ottenuto la zona più importante, quella di Vienna, delle quattro in cui era stata divisa l'Austria dagli alleati. Il ministro degli Esteri sovietico, Molotov, disse e ripetè che Mosca mai si sarebbe ritirata da ciò che aveva occupato e tutti si aspettavano che, come a Praga, i comunisti organizzassero un colpo di Stato per andare da soli al potere nell'intera Austria. Le stesse cancellerie occidentali sembravano rassegnate. Ma non si rassegnò un francescano, padre Petrus che, tornato dalla prigionia proprio in Urss, andò in pellegrinaggio nel santuario nazionale austriaco, a Mariazell. Lì fu sorpreso da una voce interiore che gli disse: «Pregate tutti il Rosario e la vostra Patria sarà salva». Buon organizzatore, padre Petrus promosse una «Crociata nazionale del Rosario», nello spirito esplicito di Fatima, che in breve tempo raccolse milioni di austriaci, compreso lo stesso Cancelliere, Leopold Figl. Giorno e notte, grandi masse si riunivano nelle città e nelle campagne, recitando la corona e Vienna era percorsa da imponenti processioni, sorvegliate con ostilità, nel suo settore, dall'Armata Rossa. Gli anni passarono senza che l'occupazione cessasse, per l'ostinazione russa, ma il popolo non si stancava di pregare.
Il 25 dicembre 1991 la bandiera rossa con la falce e martello fu ammainata per sempre dalla cupola più alta del Cremlino
Ed ecco che, nel 1955, l'Urss comunicò di essere disposta a ridare all'Austria l'indipendenza, in cambio della neutralità. I governi occidentali furono colti di sorpresa da una decisione inaspettata e unica, sia prima che dopo: mai, come aveva ricordato Molotov, mai, l'Urss accettò di ritirarsi spontaneamente da un Paese occupato. Ma non si sorpresero coloro che da anni pregavano per la «Crociata del Rosario»: in effetti la Conferenza internazionale che portò in due giorni al Trattato sulla fine dell'occupazione fu inaugurata, con la dovuta solennità, nell'ex palazzo imperiale di Vienna il 13 maggio. L'anniversario, cioè, della prima apparizione di Fatima.
giovedì 8 dicembre 2011
8 dicembre Immacolata Concezione
Insegnaci, Maria, a credere, a sperare e ad amare con Te; indicaci la via che conduce alla pace, la via verso il regno di Gesù. Tu, Stella della speranza, che trepidante ci attendi nella luce intramontabile dell’eterna Patria, brilla su di noi e guidaci nelle vicende di ogni giorno, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen!
Benedetto XVI
mercoledì 16 febbraio 2011
Quando la Madonna indossò il tricolore...
tratto da un interessante articolo di Antonio Socci
Nessuno però sa che è stata addirittura la Madonna in persona a “consacrare” il tricolore nell’importante apparizione del 12 aprile 1947 a Roma, alle Tre Fontane, a Bruno Cornacchiola (il mangiapreti che si convertì).
Era un fanciulla di sfolgorante bellezza e indossava un lungo abito bianco, con una fascia rossa in vita e un mantello verde.
Consegnò al Cornacchiola un importante messaggio per il Santo Padre.
E poi alla mistica Maria Valtorta spiegò che apparve “vestita dei colori della tua Patria, che sono anche quelli delle tre virtù teologali, perché virtù e patria sono troppo disamate, trascurate, calpestate, ed io vengo a ricordare, con questa mia veste inusitata, per me, che occorre tornare all’amore, alle Virtù e alla Patria, al vero Amore”.
Aggiunse che era apparsa a Roma perché “sede del papato e il Papa avrà tanto e sempre più a soffrire, questo, e i futuri, per le forze d’Inferno scagliate sempre più contro la S. Chiesa”.
Aggiunse che apparve per la terribile minaccia del “Comunismo, la spada più pungente infissa nel mio Cuore, quella che mi fa cadere queste lacrime”.
Essa è “la piovra orrenda, veleno satanico” che “stringe e avvelena e si estende a far sempre nuove prede”, una minaccia “mondiale, che abbranca e trascina al naufragio totale: di corpi, anime, nazioni”.
Era in effetti il 1947.
L’Armata Rossa stava marciando su mezza Europa, fino a Trieste.
E l’Italia il 18 aprile 1948 si salvò solo per l’impegno del papa e della Chiesa, da cui venne alla patria uno statista come De Gasperi, che salvò la libertà e così compì davvero il Risorgimento.
giovedì 6 gennaio 2011
Quei risolini dementi sull'Immacolata
tratto da LaBussolaQuotidiana.it
Il Papa aveva appena lasciato Piazza di Spagna, alle 16.40 di ieri (n.d.r. 8 dicembre 2010), e la diretta condotta da Fabio Zavattaro si era conclusa con un commosso ricordo del vaticanista Giuseppe De Carli, scomparso nel luglio scorso dopo una malattia fulminante, ed ecco che la linea passa a "La vita in diretta", programma condotto da Lamberto Sposini e da Mara Venier. I due conduttori, seduti sugli sgabelli, scherzano un po' e parlano della festa odierna, la Venier chiede se sia la festa di "santa Immacolata" e poi con il sorriso sulle labbra, e con sguardo ironico, dice che è la festa di tutte le "immacolate". E giù a ridere. Grazie Rai. Di tutto, di più.
venerdì 6 agosto 2010
Una mostra blasfema oltraggia Maria
Segnaliamo l'ennesima fiera del cattivogusto presso l'Accademia delle Belle Arti di Carrara...una mostra blasfema su Maria. Però che fantasia!!!
Perchè non prendere come modello un buddha grassoccio o una riproduzione della pietra sacra, l'immagine di maometto o quella di krisna, visnu etc...?
E' sempre la stessa storia.
Evidentemente Maria sta scomoda a qualcuno che abita ai piani bassi e di conseguenza ai suoi tanti figliocci.
di Pietro De Marcotratto
da L’Occidentale 4 Agosto 2010
Abbiamo letto della mostra “Pimp My Mary” - da Pimp my car, titolo di un programma TV americano in cui vecchie auto vengono ‘truccate’ e tornano presentabili - in corso all’Accademia di Belle Arti di Carrara (Corriere Fiorentino, e altri quotidiani, del 28 luglio).
L’evento presenta artisti che hanno “rielaborato a modo proprio” una statuetta della Madonna largamente commercializzata, la stessa per tutti.
Il cronista ci informa che “ne è nata una serie di Madonne di tutti i tipi, di fronte alle quali è difficile restare insensibili: ce ne sono tipo manga, una vestita da Batman, una immersa in una teca (un’altra in un vaso di vetro da conserve, p.d.m.) piena di centesimi, quella che si rimira allo specchio e quella dark”.
Si consulterà http://www.pimpmymary.it/ per qualche immagine e notizie sull’evento, nonché per la costellazione di giovani artisti e illustratori variamente ‘connessi’.
Ripercorrendo l’inimitabile profilo di Bernadette Soubirous scritto da René Laurentin, e sintesi di ricerche vastissime, rileggo l’incontro della santa con lo scultore Joseph-Hugues Fabisch, incaricato di dar forma in marmo di Carrara ad aquerò, “quella (cosa) lì”, l’Immacolata Concezione che si era manifestata pochi anni prima.Siamo nel settembre del 1863. Fabisch, esercitato al compito di scultore sacro (molto del suo lascito è andato disperso, sembra, nel corso della disastrosa “adeguazione al Concilio” delle chiese francesi) e per questo ben pagato, “ha paura”, scrive Laurentin. Tenterà di comporre il proprio linguaggio con la mirabile mimesi dell’apparizione che Bernadette compie di fronte a lui: Com’erano il corpo, la testa? le chiede. Dritti. E le mani, come le ha giunte la Signora ?“Bernadette si è alzata con grande semplicità, ha giunto le mani e levato gli occhi al cielo. Non ho mai visto niente di più bello.
Né Mino da Fiesole, né Perugino, né Raffaello hanno mai fatto niente di così soave …”, si appunta Fabisch su un foglio. Lo scultore cercherà di conciliare icona e grazia, con l’astrazione del volto (come per la Madonna con bambino della chiesa di San Policarpo a Lione) e l’espressività del panneggio.Bernadette, santamente testarda, non ammetterà che la statua assomigli a Colei che ha visto (‘era più giovane, sorridente, la mani giunte più serrate, il velo scendeva giù diritto, alla buona’, come nelle donne del paese) ma l’immagine mariana del Fabisch è lì, per noi, e polarizza da un secolo e mezzo la preghiera, nella grotta di Massabielle come nelle infinite “grotte di Lourdes” che ne ospitano le riproduzioni, nelle chiese o, moltissime, all’aperto. Indifferente, com’è l’immagine sacra, alla deprecazione della sua “riproducibilità tecnica”.
Gli organizzatori di “PimpMyMary” negano intenzioni sacrileghe o solo irriguardose, anche se non potrebbero giurare, per dire così, sulle intenzioni degli ‘artisti’ invitati. Avanzano anzi positive ragioni ‘critiche’: la manifestazione è contro la mercificazione delle immagini sacre. Ma tra gli argomenti a favore della manipolazione pop delle statuette mariane quello che ha minore plausibilità è proprio la protesta anticonsumista.
Le eredità della pop art, ipercommercializzata, hanno una poetica che cozza con giustificazioni impegnate; si lavora a stupire con “l’oggetto conosciuto e banale”, abbinato ironicamente a forme, materiali, usi eterogenei.
La straniazione e, spesso, l’irrisione, del materiale iconico di partenza sono inevitabili. Non sorprende dunque che, almeno dalle immagini date in anteprima, non appaia la “ricerca di un volto nuovo” dell’icona mariana (come si esprime la stampa) ma una serie di interventi-aggiunte (oggetti, colori, tagli) all’originale, interessanti al più come documento di quello che colonizza l’immaginario dei giovani creativi.
Il titolo stesso della manifestazione, che richiama all’imbellettamento di vecchie carcasse ed è, credo, in origine gergo da magnaccia (pimp), non era fatto per favorire una sperimentazione seria su “un’immagine tanto importante per la nostra religione”, come rassicurano gli organizzatori.
Ma il punto, per l’aspetto ideologico, è che la cultura di artisti e fruitori (quale appare sui blog) ignora lo statuto dell’immagine sacra. Tra chi sostiene che, religiosamente, diamo troppa importanza alle immagini, chi suggerisce che le immagini tradizionali vanno individualmente ricreate, e chi dice di scandalizzarsi per la loro commercializzazione (proprio in distretti, come Carrara, ove l’artigianato specializzato vive, oggi come un tempo, anche di questo), vi è un assunto comune: l’immagine (sacra) sarebbe disvalore, in quanto oggetto comune e pubblico.
Merce come ogni altro manufatto che si venda in serie, è infatti destinata alla devozione dei molti: dunque, un massimo di alienazione e di kitsch.
Forse i giovani amici non si sono mai chiesti perché nessuno pregherebbe, in uno spazio “sacro” non New Age, di fronte alla Luchadora (la Lottatrice, alla maniera delle eroine dei cartoons) o alla sgargiante Madonna incinta della mostra carrarese, come non si prega dinanzi a qualsiasi simulacro marcato dal gesto dell’artista. Non vi è approfondimento nell’arbitrio che ‘innova’ o sconcia, né vivente integrazione, ma solo sottrazione; nessun belletto da salotto o da strada può aggiungere niente, solo togliere, alla semplice, diretta, epifania della grazia che una statuetta, confermata dai sacramentali e posta al “suo” luogo (un altare, anche domestico), misteriosamente ‘rappresenta’.
To pimp my Mary è azzerare l’icona sacra, mentre il fare e vendere Madonne non lo è; il realismo religioso non ha mai preteso che le immagini del divino scendessero dal cielo.
Non a caso sono rari gli archetipi “non dipinti da mano d’uomo”.
giovedì 9 aprile 2009
Ad Onna tra macerie e distruzione una casa è rimasta intatatta....
Quello che vi stiamo per raccontare non è nuovo alla storia. Onna è la cittadina che ha riportato i danni più devastanti. Tra polvere, calcinacci, travi e oggetti sparsi si può notare il profilo di una casa rimasta intatta. La particolarità? Nel giardino una statua della Madonna di Lourdes guarda verso l'abitazione. Un segno che interroga e induce a riflettere...
notizia tratta da Il Sussidiario.net
A Onna, nel paese praticamente raso al suolo dal terremoto di ieri notte, c'è una casa rimasta in piedi che nel cortile ha una statua della Madonna di Lourdes. A segnalare il fatto è la presidente regionale dell'Unitalsi, Maria Lilia Ranalletta, che da ieri si trova sul luogo del disastro con i volontari a soccorrere la popolazione.
«Tutto il paese è completamente distrutto - dice la donna - l'unica casa assolutamente intatta è un'abitazione dove nel cortile c'è una piccola statua della Madonna di Lourdes, di circa 30 centimetri che è rivolta verso la casa. Non faccio nessun commento: l'unica cosa che posso dire e che nella mia esperienza sia nell'Unitalsi che nella vita questo non rappresenta un fatto eccezionale. Tante volte ho visto case di questo tipo e io insieme a tanti volontari abbiamo la certezza della protezione speciale della Madonna. È un fatto che non mi meraviglia».
«Tutto il paese è completamente distrutto - dice la donna - l'unica casa assolutamente intatta è un'abitazione dove nel cortile c'è una piccola statua della Madonna di Lourdes, di circa 30 centimetri che è rivolta verso la casa. Non faccio nessun commento: l'unica cosa che posso dire e che nella mia esperienza sia nell'Unitalsi che nella vita questo non rappresenta un fatto eccezionale. Tante volte ho visto case di questo tipo e io insieme a tanti volontari abbiamo la certezza della protezione speciale della Madonna. È un fatto che non mi meraviglia».
lunedì 9 marzo 2009
Madonna di Guadalupe
Il 9 dicembre 1531, in Messico, la Vergine Maria apparve a un indio di nome Juan Diego, dicendogli di essere "la Perfetta Sempre Vergine Maria, la madre del verissimo ed unica Dio". Tre giorni dopo, davanti al vescovo di Città del Messico, la figura della Vergine si impresse nel mantello di Juan Diego, che si conserva fino ad oggi. E` scientificamente provato che non si tratta di un dipinto. L’immagine è di fattura misteriosa.
Nel 1979, il mantello è stato sottoposto ad accuratissimi esami scientifici, con i metodi utilizzati per decifrare le immagini inviate sullo terra dalle sonde spaziali.
Risultato strabiliante. Negli occhi della Vergine, ingranditi fino a 2.500 volte, è visibile l’intera scena di Juan Diego che apre il mantello davanti al vescovo e ai testimoni del miracolo. Si vedono: un indio seduto, un uomo anziano (il vescovo), un uomo più giovane (l’interprete), l’indio Juan Diego, una donna e un altro uomo dai tratti spagnoli.
Praticamente, si vede quanto accadde nel vescovado di Città del Messico al momento in cui l’immagine stessa si è formata.
Non solo. Al centro delle pupille si nota un’altra scena, indipendente dalla prima, in cui compare una famiglia indigena: una donna, un uomo e alcuni bambini e - nel solo occhio destro - altre persone in piedi, dietro la donna.
Poiché è materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti
di soli 8 millimetri (questa è la grandezza originaria dell’iride impresso sul mantello), si deve ammettere che l’esame scientifico del 1979 conferma il prodigioso miracolo.
Nel 1979, il mantello è stato sottoposto ad accuratissimi esami scientifici, con i metodi utilizzati per decifrare le immagini inviate sullo terra dalle sonde spaziali.
Risultato strabiliante. Negli occhi della Vergine, ingranditi fino a 2.500 volte, è visibile l’intera scena di Juan Diego che apre il mantello davanti al vescovo e ai testimoni del miracolo. Si vedono: un indio seduto, un uomo anziano (il vescovo), un uomo più giovane (l’interprete), l’indio Juan Diego, una donna e un altro uomo dai tratti spagnoli.
Praticamente, si vede quanto accadde nel vescovado di Città del Messico al momento in cui l’immagine stessa si è formata.
Non solo. Al centro delle pupille si nota un’altra scena, indipendente dalla prima, in cui compare una famiglia indigena: una donna, un uomo e alcuni bambini e - nel solo occhio destro - altre persone in piedi, dietro la donna.
Poiché è materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti
di soli 8 millimetri (questa è la grandezza originaria dell’iride impresso sul mantello), si deve ammettere che l’esame scientifico del 1979 conferma il prodigioso miracolo.
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