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martedì 31 gennaio 2012

Il tutto è nulla senza Dio


" Si trovano persone , lo sappiano o no, cui piacerebbe provare grandi sentimenti desiderandoli come bene: ciò non è che volontà personale. Devi abbandonarti a Dio in tutto, non curarti di quel che farà.
Tanta gente è morta ed è in cielo senza essere mai perfettamente spogliata della propria volontà. Volontà perfetta sarebbe però essere del tutto senza volontà personale, totalmente entro quella di Dio. Così si penetra veramente in Lui.

Si: un Ave Maria  detta quando si è totalmente spogliati di se stessi vale più di mille salmi al di fuori di questa condizione, e fare un solo passo in questa condizione vale più che traversare l'intero mare essendone privo....

Noi dobbiamo seguire Cristo nel modo che ci è proprio: come dunque?
Un'opera spirituale è di gran lunga superiore a quella materiale.
E come?
Tu devi imitarlo ponendo mente a ciò che sei più incline e disposto.  Spesso vale più rinunciare ad una delle proprie inclinazioni che privarsi di ogni sorta di cibo.
Talvolta è più difficile tacere una sola parola che astenersi da tutto un discorso.
 E' può essere più difficile restare solo in mezzo ad una folla che nel deserto, o compiere una piccola opera che una grande.
In questo modo l'uomo pur nella sua debolezza può imitare Nostro Signore Gesù Cristo ne deve mai sentirsi lontano da Lui.
Questa è la vera penitenza, che si fonda in modo speciale e perfetto sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo:
abbandonare tutto ciò che è altro da Dio e rivolgersi a Lui con un amore incrollabile e grande desiderio di Lui.
Compi dunque tutte le opere che ti fanno giungere a ciò, ma se, al contrario, digiuno, veglia, lettura o altro che sia, è per Te ostacolo, lasciala perdere senza timore di trascurare un opera di penitenza.
Ricompensa di tutte le opere è che Dio le conosca e che tu pensi a Lui mentre le compi.
Rifugiati dunque in Lui, nel quale v'è solo il bene affinchè egli sia il redentore di tutta la tua corruzione.
Nessuno ha piena gioia se non nella volontà amorosa di Dio.
Ci conceda Egli tale unione! Amen."

Meister Eckhart

sabato 28 gennaio 2012

P. La Grua, un Sacerdote.



Qualche giorno fa, il 15 gennaio è mancato nel quartiere Noce di Palermo, Padre Matteo La Grua, religioso francescano conventuale. Avrebbe compiuto 98 anni a febbraio: era nato a Castelbuono nel
1914 e sacerdote dal '37. Era decano degli esorcisti a livello internazionale.  Vicario Episcopale per la vita Religiosa, componente il Tribunale della Sacra Rota, docente di Teologia in Ascetica e Mistica nel collegio dell'Ordine Francescano e nel seminario Arcivescovile di Palermo. Il 10 ottobre 1975, il cardinal Salvatore Pappalardo, che fu arcivescovo di Palermo, gli aveva dato il mandato di guidare il Rinnovamento Carismatico Cattolico  palermitano.La Grua fu autore di numerose pubblicazioni: dal '94 al '97 è stato membro del Comitato Nazionale di Servizio del Rinnovamento nello Spirito Santo e responsabile nazionale del ministero di intercessione per i sofferenti, e consigliere spirituale regionale per la Sicilia. Molte sono le testimonianze di conversioni e guarigioni che si sono avute per la preghiera di questo santo sacerdote.

Il Signore non fa mai mancare al suo popolo guide che possano testimoniare la sua azione salvifica anche oggi, che si esprime prima di tutto nella umiltà, nella semplicità, nella debolezza e nell'amore incondizionato del sacerdote verso di Lui e che automaticamente si riversa su tutti.
Si discute molto su quello che debba essere il compito del sacerdote che certamente non è facile. Come disse però lo stesso Papa Benedetto XVI il giorno stesso della sua elezione, "mi conforta sapere  che il Signore sa operare ed agire anche con strumenti insufficienti...mi affido alle vostre preghiere".

Invece di rimanere interdetti davanti a certi scandali che colpiscono la Chiesa, oppure affascinati ed incantati davanti ai Carismi che il Signore affida ai suoi servi, preghiamo per i sacerdoti perchè possano testimoniare Cristo, riacquistare il vigore profetico e missionario dei primi Apostoli, spandere sul Popolo di Dio tutti i frutti dell'azione salvifica di Gesù morto e risorto, essere testimoni dello Spirito Santo che conduce la storia della Chiesa.

venerdì 27 gennaio 2012

Così pregava sant'Agostino: "Conoscermi e conoscerti..."


Così pregava il grande S. Agostino:

"Signore Gesù, 
conoscermi, conoscerti, non desiderare altro che te; 
odiarmi ed amarti; agire solo per amor tuo, 
abbassarmi per farti grande e non avere altri che Te nella mente. 
Rinunciare a me stesso per seguirti, 
fuggire da me stesso per essere difeso. 
Diffidare di me stesso, confidare solo in Te; 
non attaccarmi a null'altro che a Te, essere povero per Te. 
Guariscimi e ti amerò: 
chiamami, perché ti veda e goda di Te eternamente".

giovedì 19 gennaio 2012

Un amico....


Signore, aiutami ad essere per tutti un amico.
Un amico che sa attendere senza stancarsi, che sa accogliere con bontà, che sa donare con amore, che sa ascoltare senza giudicare, che sa ringraziare senza pretendere. Un amico speciale, che si fa trovare quando se ne ha bisogno.

 Aiutami ad essere un amico a cui ci si può rivolgere sempre, di giorno e di notte, quando lo si desidera.

Un amico capace di offrire riposo al cuore, capace di irradiare pace e gioia. Aiutami ad essere un amico disponibile soprattutto verso i più deboli, i discrimati e quelli che nessuno difende.

Un amico silenzioso, che senza compiere opere straordinarie, aiuti ognuno a sentirti compagno di viaggio, Signore della tenerezza.


(Don Angelo Saporiti, Commento sull'amicizia)

sabato 14 gennaio 2012

Ho bisogno.....



Ho bisogno di Te Signore,


Ho bisogno del tuo abbraccio, ho bisogno della tua mano che terge le lacrime dai miei occhi....

Ho bisogno che il mio cuore venga riscaldato dalle fiamme del tuo.... E' freddo, raggelato da bufere di preoccupazioni, tempeste di pensieri inutili, risucchianti, devastanti....

Ho bisogno di vedere i tuoi occhi Gesù, quegli occhi,che  durante il tuo cammino terreno hanno penetrato le menti e scrutato i cuori, facendo cadere le barriere dell'orgoglio, dell'ipocrisia, della resistenza....

Ho bisogno del tuo sorriso Gesù, perchè è sincero, leale, rassicurante...

Signore, ho bisogno della tua Croce, perchè sublima la mia, le da senso, la colma di gioia, di serenità e di pace.....

Gesù.... ricordati di quando hai avuto bisogno, di fasce, di braccia che ti cullavano, di un padre che ti sosteneva, ricordati della solitudine del Getsemani, quando cercavi i tuoi discepoli, quando imploravi il Padre.... Tu solo sai, tu solo hai le chiavi delle stanze buie del cuore..... Spalanca le finestre, perchè possa entrarvi il raggio caldo e amoroso del tuo Spirito, perchè io possa gustare il tocco consolante della sua fiamma....

Dall'abisso della mia miseria, del mio peccato, della mia angoscia: un solo soffocato gemito si ode dalle mie labbra:

"Vieni o Gesù, ho bisogno di Te"...

(Anonimo)

lunedì 26 dicembre 2011

Le preghiere dei nonni che accarezzano il cuore di Dio


Quella che vi riporto di seguito è una delle tante preghiere che mia nonna recita ogni mattina, fin dall'infanzia. Gliela insegnò la mamma, la mia bisnonna, in tempi in cui i genitori si prendevano ancora cura dei propri figli a 360 gradi, anima compresa. 
E voi? Ricordate qualche preghiera dell'infanzia? Ricordate qualche preghiera dei nonni? 
Aggiungete un commento a questo post, inserendo una preghiera.

Va sù anima mia, non sta più,
che ce spetta il Buon Gesù.
'Braccia la croce con dolcezza
Iddio ci dà pace e contentezza.
Ecco Signore, con voi mi voglio levà,
per fa la vostra volontà.
L'occhio, la mente, il cuore. Consacra, Signore, l'affetto mio,
fatemi grazia in tempo di Dio.
Signore vi ringrazio, mi avete fatto cristiano,
mi avete guardato in questa santa notte.
Guardatemi ancora in questo santo giorno,
dal peccato mortale, dai falsi testimoni, dalle lingue cattive di questo mondo.
Datemi la vostra santa benedizione.

martedì 21 aprile 2009

Perchè Dio non ascolta le mie preghiere?


di don Tullio Rotondo

Risposta: Dio “obbedisce” a chi gli obbedisce; la Madonna ha obbedito pienamente a Dio e perciò è Mediatrice di tutte le grazie.

E tu? E' chiaro che se continui a disobbedirgli, Lo invocherai ma Lui non ti risponderà...

Qualche idea per farti arrivare alla perfetta obbedinza.

Perché non ti trovi un confessore stabile e un direttore spirituale che possano guidarti e a cui tu puoi obbedire? I santi sono diventati tali anche attraverso l’umile obbedienza al direttore spirituale.

Considera che Dio ascolta soprattutto le preghiere degli umili...e la vita di umiltà consiste in ciò che dico qui di seguito.



§. I. PRATICA DELL'UMILTÀ

Chi non è umile, non può piacere a Dio, il quale non può soffrire i superbi. Egli ha promesso di esaudir chi lo prega, ma se lo prega un superbo, il Signore non l'esaudisce; agli umili all'incontro diffonde le sue grazie: "Deus superbis resistit, humilibus autem dat gratiam" (Iac. 4. 6). L'umiltà si distingue in umiltà d'"affetto" ed umiltà di "volontà". L'umiltà d'affetto consiste nel tenerci noi per quelli miseri che siamo, che niente sappiamo e niente possiamo, se non far male. Quanto abbiamo e facciamo di bene, tutto viene da Dio. Veniamo alla pratica. In quanto all'umiltà d'affetto dunque, per I. non mettiamo mai confidenza alle nostre forze ed a'1 nostri propositi; ma diffidiamo e temiamo sempre di noi. "Cum metu, et tremore vestram salutem operamini" (Phil. 12).2 Dicea S. Filippo Neri:3 "Chi non teme, è caduto". Per 2. non ci gloriamo mai delle cose nostre, come de' nostri talenti, delle nostre azioni, della nostra nascita, de' nostri parenti e simili. Perciò è bene che non parliamo mai dell'opere

nostre, se non per dire i nostri difetti. Ed il meglio è non parlar mai di noi, né di bene, né di male: perché anche nel dirne male, sorge spesso in noi la vanagloria d'esser lodati, o almeno d'esser tenuti per umili, sicché l'umiltà si riduce a superbia.

Per 3. non ci sdegniamo con noi stessi dopo il difetto. Ciò non è umiltà, ma superbia, ed è anche arte del demonio per farci diffidar in tutto e lasciar la buona vita. Quando ci vediamo caduti, diciamo come dicea S. Caterina da Genova:4 "Signore, questi sono i frutti dell'orto mio". Allora umiliamoci e subito rialziamoci dal difetto commesso con un atto d'amore e di dolore, proponendo di più non ricadervi e confidando nell'aiuto di Dio. E se per disgrazia ritorniamo a cadervi, sempre facciamo così. Per 4. vedendo le cadute degli altri, non ce ne ammiriamo; ma compatiamoli e ringraziamo Dio, pregandolo a tenerci le mani sopra; altrimenti il Signore ci punirà con permettere che cadiamo negli stessi peccati e forse peggiori di quelli. Per 5. stimiamoci sempre i maggiori peccatori del mondo; e ciò quantunque sapessimo che altri abbiano più peccati de' nostri; poiché le nostre colpe commesse dopo tanti lumi e grazie divine peseranno più avanti a Dio, che le colpe degli altri, benché in maggior numero. Scrive S. Teresa:5 "Non credere d'aver fatto profitto nella perfezione, se non ti tieni per lo peggiore di tutti, e non desideri d'esser posposto a tutti".


L'umiltà poi di "volontà" consiste nel compiacerci d'essere disprezzati dagli altri. Chi si ha meritato l'inferno, merita d'essere calpestato da' demonii per sempre. Gesu-Cristo vuole che impariamo da lui ad essere mansueti ed umili

di cuore: "Discite a me, quia mitis sum, et humilis corde" (Matth. 11. 29). Molti sono umili di bocca, ma non di cuore. Dicono: "Io sono il peggiore di tutti: merito mille inferni". Ma poi se uno li riprende, o lor dice una parola che non piace, si voltano con superbia. Questi fanno come i ricci,6 che subito che son toccati, si fanno tutti spine. Ma come? voi dite che siete il peggiore di tutti e poi non potete soffrire una parola? Il vero umile, dice S. Bernardo,7 si stima vile e vuol essere riputato vile anche dagli altri.

Per I. dunque, se volete esser vero umile, quando ricevete qualche ammonizione, ricevetela con pace e ringraziate chi v'ammonisce.8 Dice il Grisostomo9 che il giusto, quando è corretto, si duole dell'errore commesso; ma il superbo si duole che sia conosciuto l'errore. I santi anche quando son incolpati a torto, non si difendono, se non quando la difesa è necessaria per evitare lo scandalo degli altri, altrimenti tacciono e tutto offeriscono a Dio.

Per 2. allorché ricevete qualche affronto, soffritelo con pazienza ed accrescete l'amore a chi vi disprezza. Questa è la pietra paragone per conoscere, se una persona è umile e santa. Se ella si risente, ancorché facesse miracoli, dite ch'è canna vacante. Dicea il Padre Baldassarre Alvarez10 che il tempo delle umiliazioni è tempo di guadagnare tesori di meriti. Guadagnerete più in ricever con pace un disprezzo, che se faceste dieci digiuni in pane ed acqua. Son buone le umiliazioni, che facciamo da per noi [davanti]11 agli altri, ma molto più vale l'accettar le umiliazioni che dagli altri vengono fatte a noi, perché in queste vi è meno del nostro, e vi è più di Dio; onde vi è assai maggior profitto, se lo sappiamo soffrire. Ma che sa fare un cristiano, se non sa soffrire un disprezzo per Dio? Quanti disprezzi Gesu-Cristo ha sofferti per noi? schiaffi, derisioni, flagelli, sputi in faccia? Eh se portassimo amore a Gesu-Cristo, non solo non faressimo12 risentimento negli affronti, ma ce ne compiaceressimo,13 vedendoci disprezzati, come fu disprezzato Gesu-Cristo.

Adesso probabilmente hai capito molto bene perché Dio non ti e non ci ascolta.

Perciò, da oggi invece di chiederci perché Dio non ci ascolta domandiamoci perché noi non lo ascoltiamo, cioè domandiamoci perché siamo poco obbedienti e poco umili...

lunedì 9 marzo 2009

La preghiera del contadino


Un contadino, durante un giorno di mercato, si fermò a mangiare in un affollato ristorante dove pranzava di solito anche il fior fiore della città.

Il contadino trovò un posto in un tavolo a cui sedevano già altri avventori e fece la sua ordinazione al cameriere. Quando l’ebbe fatta, congiunse le mani e recitò una preghiera. I suoi vicini lo osservarono con curiosità piena di ironia, un giovane gli chiese: "A casa vostra fate sempre così? Pregate veramente tutti?"

Il contadino, che aveva incominciato tranquillamente a mangiare, rispose:

"No, anche da noi c’è qualcuno che non prega".

Il giovane ghignò:

"Ah, sì? Chi è che non prega?".

"Beh!", proseguì il contadino "per esempio le mie mucche, il mio asino e i miei maiali…"

venerdì 30 gennaio 2009

24 ore di preghiera no-stop per la pace



Alcune associazioni cattoliche accogliendo l’appello del Santo Padre hanno dato vita ad un’iniziativa davvero lodevole. Una giornata di intensa preghiera (24h) per ottenere da Dio il dono della Pace, particolarmente in Terrasanta… Finalmente qualcosa di veramente utile… Solo la preghiera e il digiuno possono fermare le guerre… le marce della pace, la demagogia, l’ipocrisia dei pacifinti non hanno mai fatto nulla. Ringrazio di cuore i giovani promotori…Continuate così ragazzi!


tratto da Zenit.org

Il 31 gennaio, 24 ore di preghiera per la Pace in Terrasanta Celebrazioni da Roma a Gerusalemme, dall'Africa all'Asia, all'America

ROMA, giovedì, 29 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Sabato 31 gennaio migliaia di giovani dei 5 continenti si uniranno in una preghiera di 24 ore che attraverserà gli oceani e le nazioni, scandita da Celebrazioni Eucaristiche ed Adorazioni ininterrotte in più di 400 città del pianeta, per invocare la "Pace in Terrasanta!".
Da Gerusalemme a Roma, da New York a Cracovia, e poi in Argentina, Brasile, Spagna, Francia, con appuntamenti anche in Africa, Australia ed Asia. Si celebrerà la Santa Messa per questa intenzione anche nella Parrocchia del Patriarcato Latino della Sacra Famiglia a Gaza.
Anche la Città del Vaticano parteciperà a questa giornata internazionale con la concelebrazione che sarà presieduta il 31 mattina dal Cardinale Raffaele Farina, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, con la comunità salesiana della Tipografia Vaticana.
La Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace nasce dalla volontà di impegnarsi in modo concreto e forte a vivere una giornata intensa di preghiera per la pace, prendendo spunto dalle parole pronunciate da Benedetto XVI all'Angelus del 28 dicembre scorso.

In quell'occasione il Papa aveva condannato l'"inaudita violenza" in Terra Santa, sottolineando che "la patria terrena di Gesù non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue, che si ripete senza fine!".
Il Santo Padre aveva inoltre incoraggiato ad affidare "a Gesù, Principe della Pace, la nostra fervida preghiera per queste intenzioni".
L'iniziativa internazionale è stata promossa da alcune realtà giovanili come l'Associazione Nazionale Papaboys, l'Apostolato "Giovani per la Vita", le Cappelle di Adorazione Perpetua in tutta Italia e nel mondo e i gruppi di Adunanza Eucaristica.
La Giornata ha inoltre raccolto l'adesione di molti gruppi di preghiera, singoli laici e consacrati, e di sacerdoti di tutto il mondo, tra cui molte parrocchie Salesiane (che il 31 gennaio celebrano la festa del loro fondatore, San Giovanni Bosco), delle Missionarie della Consolata e dei Missionari del Preziosissimo Sangue.
Quindi sono stati i giovani di tutto il mondo a mettere in moto questa iniziativa mondiale, ed hanno espresso il loro desiderio attraverso la loro adesione nel gruppo di Facebook "Vogliamo la Pace in Terra Santa".
Sono ad oggi più di 4000 le iscrizioni al gruppo e più di 2000 coloro che aderiranno a livello personale dai 5 continenti.
Per iscriversi personalmente o come gruppo o associazione o parrocchia basta visitare su Facebook il gruppo "Vogliamo la pace in Terra Santa", aderendo all'evento della Giornata di Preghiera Internazionale. Il 29 gennaio sarà pubblicata su internet la lista delle città di tutto il mondo dove si potrà partecipare ad una iniziativa per la Pace.
Sui siti delle associazioni che hanno promosso la Giornata saranno trasmesse tutte le informazioni riguardanti l'evento, con aggiornamenti, interviste, servizi fotografici e filmati.

[Per maggiori informazioni: http://www.papaboys.it; http://www.adorazione.org; http://www.adorazioneperpetua.it; http://www.youthfl.org]

domenica 11 gennaio 2009

Il segreto per la conversione del mondo


A un parroco che si lamentava della indifferenza dei suoi fedeli il s. Curato d’Ars rispose: “ Avete predicato? Avete pregato? Avete digiunato? Vi siete disciplinato? Avete dormito su duro giaciglio? Finché non vi risolvete a fare questo non avete diritto di lamentarvi.” (Trochu “Vita del Curato d’Ars.” c. 15)

S. Alfonso “Via della salute “

§. II. PRATICA DELLA MORTIFICAZIONE

"Qui vult venire post me, abneget semetipsum, et tollat crucem suam, et sequatur me" (Matth. 16. 2). Ecco tutto quel che ha da fare chi vuol esser seguace di Gesu-Cristo. Il negare se stesso è il mortificare l'amor proprio. Vogliamo salvarci? bisogna vincer tutto, per assicurare il tutto. Povera quell'anima, che dall'amor proprio si lascia guidare!La mortificazione è di due modi, "interna" ed "esterna": colla mortificazione "interna" si ha d'attendere a vincere le passioni, e specialmente quella che più ci predomina. Chi non supera la passione predominante, sta in gran pericolo di perdersi. All'incontro chi la supera, facilmente vincerà tutte le altre. Alcuni però si fan predominare da un vizio e si tengono per buoni, perché non si vedono sopra i vizii che tengono gli altri. Ma che importa? dice S. Cirillo, un solo buco aperto basta a sommergere la barca. Né vale a dire di questo vizio non posso astenermi; volontà risoluta vince tutto: s'intende sempre coll'aiuto di Dio, che non mai manca. La mortificazione "esterna" poi importa il vincere gli appetiti sensuali. I mondani chiamano crudeli i santi, che negano al loro corpo ogni soddisfazione di senso, e l'affliggono con cilizii, discipline ed altre penitenze. Ma dice S. Bernardo che eglino son molto più crudeli con se stessi, mentre per miseri e brevi piaceri in questa terra si condannano ad ardere sempre nel fuoco dell'inferno. Alcuni altri poi dicono già doversi negare al corpo ogni diletto vietato; ma disprezzano le mortificazioni esterne, dicendo che la mortificazione interna è la necessaria, cioè mortificare la volontà. Sì signore, principalmente bisogna mortificar la volontà, ma bisogna ancora mortificare la carne, perché quando la carne non è mortificata, difficilmente sarà ubbidiente a Dio. Diceva S. Giovanni della Croce che a chi insegna non esser necessarie le mortificazioni esterne, non se gli dia credito, ancorché facesse miracoli.