sabato 10 ottobre 2009

Pillola RU486: quanta ipocrisia...


di Massimo Pandolfi
tratto da Vite Spericolate dello 01/10/09

L'ipocrisia e le bugie sulla pillola abortiva

Ho scritto più volte della pillola abortiva, la famigerata Ru486 che sta per essere commercializzata in Italia. Già in partenza sbaglio: mi sto adeguando con le poche righe che ho scritto all'ipocrisia comune di quando si parla di questo argomento. In realtà la pillola abortiva è già utilizzata, e da anni, in Italia, con degli stratagemmi da alcune regioni, in particolare quelle più rosse. La capolista, non a caso, è l'Emilia Romagna. Migliaia di donne hanno abortito con questo cocktail di pillole, molte volte l'espulsione del feto è avvenuto in casa, in perfetta solitudine, in alcuni casi ci sono state conseguenze fisiche antipatiche, quasi sempre ci sono conseguenze psicologiche devastanti.

Eppure siamo davanti al trionfo dell'ipocrisia, dicevo. Cioè: qui si continua a chiacchierare e chiacchiarare e non si tiene conto della realtà. Adesso l'Aifa (l'agenzia del farmaco) che ieri si è riunita per ore e ore (chissà che si diranno in quelle stanze per tutte quelle ore...) ha ripetuto che le linee guida per la commercializzazione verranno date il 19 ottobre. E guai se qualcuno usa sconfessare quest'Aifa, guai se la politica si mette di mezzo: ma lo sapete che di questo benedetto consiglio dell'Aifa, in realtà, il membro più importante è Giovanni Bissoni, assessore alla sanità dell'Emilia Romagna? Più politica di così.. Ma funziona così: i giornali, quando vogliono avere un parere tecnico sulla pillola, nove volte su dieci si rivolgono a Silvio Viale, medico attivista radicale, più radicale di Pannella. Potete immaginarvi le risposte che arrivano: eppure il suo è il vangelo per molti giornali. Di parte sono solo quei medici, tanti, che mettono all'erta sul pericolo e il rischio (soprattutto psicologico) che comporta l'assunzione di queste pillole.

Ed ecco allora che si finisce per girare sempre attorno al nodo del discorso senza arrivare al fulcro. Che è il seguente. Uno: bisognerebbe fare una verifica (mai fatto in modo serio) sulle vere complicanze fisiche extra aborto con la Ru486 nei casi (migliaia) finora registrati in Italia. Due: controllare, sempre in modo serio, come è andata nel mondo (decine di donne sono morte e chissà quante sono decedute, in silenzio, nei paesi della censura: penso alla Cina). E poi l'uovo di colombo: ma se la legge 194 prevede che l'aborto debba avvenire in una struttura pubblica, è regolare la pillola Ru486 che ti fa nove volte su dieci espellere il feto a casa, magari nel wc? Bissoni sostiene: la pillola va presa in ospedale. Balle. Nel senso che per aborto si intende l'uccisione ma anche l'espulsione del feto. E anche quando va a casa (e il feto non è stato ancora espulso) la donna non sa se il suo bambino che non nascerà mai è già morto o è ancora vivo. Vive in diretta l'agonia del suo figlio indesiderato.

Sarebbe più serio dire: la Ru486 non rispetta la legge sull'aborto (194) che ora quindi va modificata. Ma Bissoni e soci non possono dirlo, perchè facendo ciò ammetterebbero di aver operato per alcuni anni in modo irregolare.

E allora avanti con l'ipocrisia.


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