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sabato 4 giugno 2011

Chiesa Vetero-Cattolica e unioni omosessuali


Trovo quantomeno simpatico che la sacerdotessa di una chiesa italiana che si definisce veterocattolica accusi Papa Benedetto di "sferzate conservatrici" come si legge in questo articolo.

A parte ciò, mi sono fatto un giro nel Web alla ricerca di loro interviste, video, articoli, pagine facebook e indovinate cosa ho scoperto? Una chiesa che si dice tollerante, ma che di fatto lo è a modo suo...una chiesa che si dice legata alla tradizione degli apostoli e alla Sacra Scrittura, che però è in netta contraddizione sia con l'una che con l'Altra.

Leggevo e intanto mi facevo delle domande...

Una Chiesa che si definisce tollerante ed aperta verso tutte le realtà discriminate non dovrebbe avere più rispetto per i Cattolici, quelli Apostolici Romani, che al mondo sono tra i più discriminati?
A Giudicare dai loro commenti pungenti e carichi di livore verso la Chiesa Cattolica o contro il Santo Padre non si direbbe proprio.

E poi scusate, ma cosa c'entra il sacerdozio femminile con la tradizione della Chiesa Cattolica? Dove l'hanno letto? Dagli apocrifi di Dan Brown? Su Repubblica?

Nella Sacra Scrittura mi risulta che il Signore Gesù abbia scelto degli uomini per formare il collegio dei dodici Apostoli (Cf Mc 3,14-19, Lc 6,12-16), e che gli Apostoli abbiano fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero (Cf 1 Tm 3,1-13; 2 Tm 1,6; Tt 1,5-9). Per non parlare della Tradizione patristica...

Ma a testimonianza della coerenza di questa pseudochiesa c'è l'ultima trovata, quella dei matrimoni fra persone dello stesso sesso.
La Scrittura anche in questo caso parla chiaro: “per questo l’uomo abbandonerà sua padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Genesi 2, 24). Gesù stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “all’origine”, il disegno del Creatore: “cosicché non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19, 6).
Ora spiegatemi che complementarietà c'è in due individui dello stesso sesso, sopratutto in vista del fine procreativo? Non è forse scritto « Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela" » (Gn 1,28)?

Mi sorge a questo punto un tremendo dubbio...

Dal momento che i coniugi devono diventare "una sola carne" una delle caratteristiche fondamentali del matrimonio istituito divinamente è la consumazione dello stesso (se il matrimonio non è consumato non è valido perchè non risponderebbe alla legge divina).
Gli omosessuali, come si sa, non possono consumare in modo naturale ed i tentativi scimmieschi di imitare l'atto naturale costituiscono in realtà abominevoli comportamenti contro-natura condannati in molteplici versi della Sacra Scrittura, tanto dell'Antico che del Nuovo Testamento.

Ergo sposando degli omosessuali e "benedicendo" la loro unione la Chiesa Vetero-Cattolica italiana di Utrecht farebbe l'occhiolino a queste pratiche abominevoli condannate dalla Scrittura e dalla Tradizione.

E menomale che si chiamano vetero-cattolici! Figuriamoci se si fossero chiamati neo-cattolici!

domenica 25 aprile 2010

Ipazia, i parabolani e gli scheletri nell'armadio


di Rino Camilleri
tratto da Il Giornale 25 aprile 2010

Ricordate il film Le crociate di Ridley Scott? L'autore dichiarò di aver voluto fare un’opera contro tutti i fondamentalismi ma, guarda caso, nella trama solo i cristiani erano cattivi e infidi, mentre i musulmani erano buoni e generosi. Ora è il turno di Alejandro Amenábar, che - testuale - col suo film Agorà ha voluto denunciare, anche lui, i fondamentalismi. Ma, vedi un po’, anche qui i cattivi sono i cristiani. Naturalmente è vero che anche il cristianesimo ha avuto i suoi supporters a mano armata, ma Scott ha dovuto cercarli nel XII secolo e Amenábar nel V. Sì, perché a far problema oggi non è certo il cristianesimo, bensì altre religioni i cui fanatici la mano armata ce l’hanno ancora, e certi registi olandesi ne sanno qualcosa. Così, è più comodo «denunciare» chi non si difende, per cose avvenute mille e rotti anni fa, e pazienza se oggi non è certo la «scienza» ad essere perseguitata bensì il cristianesimo.
Ipazia, scienziata bella e giovine, trucidata dai cristiani su ordine del vescovo Cirillo ad Alessandria nell’anno 415: questo il mito politicamente corretto. Intanto avvertiamo che prima di Voltaire (1736) Ipazia non se la filava nessuno; sono i philosophes a trarla dall’armadio dei secoli per metterla in quello degli «scheletri» della Chiesa. Nel secolo dei romantici Ipazia diventa la rappresentante del mondo pagano (visto come dorato e tollerante, dove si viveva in armonia con la natura e i suoi dèi) uccisa dal fanatismo monoteista. Nel Novecento eccola proto-femminista contro la «misoginia» cattolica. La verità? Innanzitutto, della sua beltà niente sappiamo: aveva sui sessant’anni quando morì. Scienziata? Suo padre, Teone, si dava da fare coi misteri ermetici e orfici. Lei era neoplatonica e la sua «scuola» era in realtà un cenacolo ristretto in cui si insegnavano «misteri» da non divulgare ai «profani» (infatti, non rimane alcuna sua opera, quel poco che si sa lo si deve ai discepoli). Come neoplatonica era molto vicina al cristianesimo di cui apprezzava le virtù stoiche, tant’è che Sinesio di Cirene, suo alunno e ammiratore, finì vescovo. Come quel Cirillo (santo e Padre della Chiesa) che, secondo alcuni, avrebbe ordinato il linciaggio di Ipazia per odio al paganesimo, alle donne e alla scienza. Macché. Cirillo non temeva affatto i pagani, ormai innocua minoranza, bensì gli eretici (cristiani), che non cessava di contrastare. Suo antagonista politico era il governatore (cristiano) Oreste, il quale, da buon funzionario bizantino e, dunque, cesaropapista, riteneva che la Chiesa dovesse essere sottomessa alla Stato. Il contrasto (ripetiamo: politico) tra i due aveva creato in città partiti contrapposti, fazioni politiche che nell’età bizantina erano la regola.
Ebbene, in Alessandria tutti sapevano che eminenza grigia di Oreste era la vecchia Ipazia. Nel partito favorevole a Cirillo c’era un gruppo che il santo a stento riusciva a tenere a bada, i famigerati «parabolani», così chiamati dal nome dei gladiatori contra leones aboliti molto tempo prima da Teodosio. Si aggiunga che nella testa del popolino - e nelle dicerie - gli insegnamenti misterici di Ipazia, di cui nulla trapelava, erano diventati chissà quali pratiche di magia nera. Finì che la lettiga con cui gli schiavi portavano Ipazia a spasso venne assalita e lei linciata. Cirillo e Oreste, che non pensavano che le cose sarebbero trascese a tal punto, rimasero così impressionati da affrettarsi a far pace. Oreste, cui l’ordine pubblico era sfuggito di mano, lasciò la città. Rimase san Cirillo con la patata bollente in mano. Morale: se qualcuno si scandalizza del fanatismo di certi cristiani d'antan ricordi che anche Robespierre, Hitler e Stalin erano battezzati cristiani. Hitler era addirittura cattolico.

sabato 24 aprile 2010

Ipazia, fra storia e mito anticattolico



In questi giorni andando al cinema, potrà capitarvi di imbattervi in un film chiamato AGORA', un film del 2009 del regista spagnolo Alejandro Amenabar , già famoso per The others e Mare dentro. Che c'è di strano? Il film sta facendo discutere perchè narra la storia dell'orrenda morte della scienziata Ipazia per mano indovinate di chi...dei perfidi cristiani!
Una storia vera? Ni, nel senso che Ipazia davvero morì, ma gli uccisori nonostante quel che si legga in forum e siti avevano ben poco di cristiani e già nel tempo in cui vivevano erano in odore di eresia.
Uno scheletro da rispolverare dall'armadio in tempi di furiosi attacchi contro la Chiesa, anche perché come si legge nei siti a farne le spese sono presunti Vescovi mandatari, mai esistiti.
Che caso! Un film anticristiano in questo periodo...
Intanto come si poteva immaginare, Ipazia, già paladina del pensiero ateo-anticristiano-scientista e oscurantista dell'Illuminismo è stata "beatificata" dai neo-Illuministi UAARIANI. Già perchè i gruppi dell'UAAR non hanno perso tempo ed euforici organizzano convegni, dibattiti e cineforum...Un boccone troppo prelibato. Ma di fondo, c'è la solita ignoranza e mistificazione delle fonti storiche. Dire che i parabolani (gli uccisori di Ipazia) fossero cristiani equivale a dire che Hitler e Stalin (entrambe battezzati) lo fossero...Si avete capito bene quell'Hitler che trucidò barbaramente sacerdoti, religiose e religiosi, che sostituì la recita del Padrenostro nelle scuole e tolse i crocifissi dalle aule...Oppure lo Stalin dei gulag in cui furono rinchiusi centinaia di religiosi, sacerdoti etc... Dire che questi personaggi siano stati cristiani, equivale a mistificare la realtà.
Qualsiasi ateo dotato di buonsenso (escludo pertanto Odifreddi e compagnia briscola) saprebbe fare le debite differenze.
Sapete quante sette pseudo cristiane ed eretiche c'erano agli albori del cristianesimo?
Sapete quante di esse si proclamavano autenticamente cristiane senza esserlo?
Studiate la storia...poi ne riparliamo.
Per un approfondimento serio vi consiglio la lettura del seguente articolo.
Buona lettura!

di Rino Cammilleri,
tratto da Il Timone, novembre 2009

Sulla Rete è partita una raccolta di firme per far uscire in Italia il film del regista spagnolo Alejandro Amenabar Agorà, che la solita “subdola censura ecclesiastica” vorrebbe vietare agli italiani. Sì, perché il film parla di Ipazia, la affascinante filosofa pagana di Alessandria uccisa dai cristiani per ordine del vescovo s. Cirillo nel 415.
Ma la "verità" della pellicola di Agorà non è la "verità storica"...
I cercatori professionisti di scheletri nell'armadio cristiano ogni tanto tirano fuori l'episodio e, ovviamente, lo adattano al politicamente corretto corrente. Fino all'Illuminismo nessuno sapeva neanche chi fosse, questa Ipazia. Poi, il positivista John Toland nel 1720 e il solito Voltaire nel 1736 aprono le danze sulla progressista Ipazia vittima dell'oscurantismo clericale. Nel 1776 l'inglese Edward Gibbon consolida il mito nella sua celebre opera sulla caduta (per colpa del cristianesimo) dell'Impero romano. Nel secolo seguente tocca ai romantici: Ipazia è bellissima ed è l'ultima rappresentante dei mondo antico (dipinto come un'arcadia tutta ninfe, zefiri, pastorelle e satiri) trucidata dal fanatismo papista. Naturalmente, nel Novecento, Ipazia, vetero femminista, diventa la preda della misoginia cattolica. L'unica voce un po' fuori coro è quella di Mario Luzi, che le dedica un dramma nel 1978. Adesso, il film (e il cinema, forma di arte totale, si imprime nelle menti con una forza che la parola scritta neanche si sogna la scienza contro la religione, la tolleranza contro il fideismo. E indovinate chi sono i buoni e chi i cattivi. Roba da Odifreddi. Dunque, rassegniamoci al solito minestrone politicamente corretto. E non contate su una cinematografia contraria perché non esiste: Martinelli e il suo Barbarossa sono stati presentati come “leghisti” su tutti i media, così che il pubblico è rimasto a casa.
Coi nostri limitati mezzi, dunque, ecco la verità sul «caso, Ipazia». Innanzitutto bellissima lo sarà stata forse, da giovane, visto che nel 415 la filosofa aveva sui sessant'anni (in un'epoca in cui già a quaranta pochi avevano ancora denti in bocca). Il suo fu un omicidio politico e la religione non c'entrava affatto. Ipazia, figlia di un filosofo - Teone - molto addentro nell'ermetismo e nell'orfismo, era una neoplatonica che teneva scuola ad Alessandria. Una scuola tra le tante, in quella capitale della cultura antica. La parola “scuole” non deve trarre in inganno: si trattava di cenacoli per selezionati adepti. Di lei non è rimasta alcuna opera. Quel che si sa lo si deve ai suoi discepoli. Tra i quali c'erano parecchi cristiani. Uno di questi, Sinesio di Cirene, divenne addirittura vescovo. Secondo il metodo platonico (derivato a sua volta da quello pitagorico) i discepoli apprendevano «misteri» che non dovevano essere divulgati, perché non tutti erano in grado di comprendere. Ipazia non era affatto pagana nel senso di adoratrice di Giove, Giunone e Mercurio; anzi, come neoplatonica era più vicina al cristianesimo che al paganesimo. Infatti, lodava virtù come la verginità (non si sposò mai) e la modestia nel vestire. Ma, come i pitagorici e i platonici, sosteneva che i filosofi, essendo i più sapienti, dovevano occuparsi di politica, anche solo come consiglieri del principe. Infatti, ai suoi consigli ricorreva spesso il cristiano Oreste, prefetto di Alessandria. Oreste, da buon funzionario bizantino, aveva la classica visione cesaropapista dei rapporti con l'autorità religiosa, mentre il patriarca Cirillo cercava di salvaguardare l'indipendenza della Chiesa rispetto al potere politico. Nel 414 il contrasto tra i due divenne plateale; Cirillo cercò un compromesso ma Oreste rimase fermo sulle sue posizioni. Si formarono, al solito, due partiti (cosa normalissima nell'antichità; S. Ambrogio di Milano ne sapeva qualcosa). Tra i partigiani del patriarca, però, c'erano i cosiddetti parabolani, cristiani in odore di eresia per la loro ricerca fanatica del martirio: si consacravano con giuramento alla cura degli appestati, sperando in tal modo di morire per Cristo. Li chiamavano così in ricordo degli antichi gladiatori (aboliti da Teodosio) che affrontavano i leoni nel circo. Cirillo cercava di tenerli sotto il suo controllo ma la città era turbolenta: nel 361 un vescovo imposto da Costantinopoli, Giorgio di Cappadocia, era stato linciato; sette anni dopo la morte di Ipazia stessa sorte era toccata al nuovo prefetto; nel 457 venne ucciso a furor di popolo un altro vescovo di nomina imperiale, Proterio. Fu in questo ambiente e in questo clima che la colpa dell'intransigenza di Oreste venne attribuita a Ipazia e ai suoi consigli. Si sparse la voce che i «misteri» della sua scuola riguardavano pratiche magiche e negromantiche. La donna venne assalita da un gruppo di esagitati mentre gli schiavi la portavano a passeggio in lettiga, tirata giù e trucidata. Oreste e Cirillo, messi di fronte al fatto compiuto (e impressionati dalla piega che aveva preso la loro disputa), si riconciliarono. Il prefetto lasciò Alessandria, forse per fare rapporto alla capitale; comunque, forse sostituito, non tornò più. Un'altra cosa da chiarire: Cirillo non aveva niente contro il paganesimo, sia perché ormai minoritario e praticamente ininfluente, sia perché la sua preoccupazione principale era costituita, semmai, dalle eresie cristiane, che a quel tempo spuntavano al ritmo di quasi una al giorno. Solo anni dopo, con l'avvento di Giuliano l'Apostata, prese la penna per contrastare il tentativo - tutto politico - dell'imperatore di ripristinare l'antica religione civile romana. Il neoplatonismo, col suo desiderio di attingere il divino tramite la filosofia e la pratica delle virtù, continuò ad avere la città di Alessandria come suo centro fino all'invasione islamica. Tra l'altro, quest'ultima fu enormemente facilitata dall'astio accumulato dall'Africa romana contro Bisanzio, la sua gravosa tassazione (in parte giustificata dalle guerre quasi continue contro i persiani, i bulgari, gli avari e infine gli arabi) e la sua politica della mano pesante contro le eresie (che in quelle zone avevano sempre trovato terreno fertile).
Naturalmente, ai cantori del politicamente corretto (il quale, come abbiamo visto, varia di epoca in epoca) tutto questo non interessa. Così, il mondo pagano viene immaginato (e rappresentato) come un'epoca d'oro di scienza e tolleranza, dove la gente viveva in armonia con la natura, un mondo che, ahimé, è stato distrutto dalle religioni monoteistiche, in particolare l'odiato cristianesimo. Quel mondo in realtà disperato in cui pochi campavano alle spalle di milioni di schiavi, sconvolto continuamente da guerre scatenate dalla personale ambizione di uno, quel mondo che accolse con sollievo la religione dell'amore del prossimo e della dignità umana, non è mai esistito per gli intellettuali, gli artisti, i registi e gli scrittori che, fiutato dove tira il vento, si allineano supini al Potere del momento. I milioni di martiri cristiani? Se la sono cercata e se la cercano. I cristiani sono cattivi perché hanno ucciso Ipazia, così come gli statunitensi fanno schifo perché hanno ammazzato Toro Seduto. In effetti, Hitler e Stalin erano battezzati, non si può negarlo. Anche Robespierre. È strano che non siano stati ancora messi tra gli scheletri nell'armadio della Chiesa cattolica. Eh, il Papa dovrebbe chiedere scusa...

martedì 30 marzo 2010

Vangelo e Omosessualità...Le assurde risposte di padre Alberto Maggi



Nella puntata di Uno Mattina del 27 Marzo 2010 si è parlato di 'Omosessualità e Vangelo'.
E' stato forse chiamato un vescovo? O un moralista? Un sacerdote fedele alla dottrina? Macchè...sarebbe stato troppo poco politically correct e poi scusate, le lobby omosessuali avrebbero fatto il "diavolo a quattro". Meglio tenersi stretti i facoltosi lobbisti, non si sa mai!
Ed ecco comparire sullo schermo un uomo in camicia e maglioncino a rombi che a braccia conserte risponde con sorrisino saccente alle domande dell'intervistatore.
L'intervistatore lo chiama padre. "Padre?!" - mi sono domandato - da cosa lo si dovrebbe dedurre? Non è vestito né da sacerdote, né da religioso, non ha nemmeno una spilla, una piccola croce, nulla che possa rivelare l'identità...E poi le parole sono in netto contrasto con la dottrina. Ma siamo sicuri che sia un vero sacerdote?
Poi compare la scritta e finalmente l'arcano è svelato. Il padre in questione è Alberto Maggi, uno dei più chiacchierati teologi dissidenti! Si...uno di quelli che arrotondano (esageratamente) parlando male della Chiesa, del Papa, della Dottrina con libri, conferenze e comparsate varie in TV! Uno di quei sacerdoti che quando li senti parlare ti chiedi se celebrino la messa e se credano nella vita eterna!

Uno di quei teologi che si sono fatti le ossa alla scuola della demitizzazione, che non credono nei miracoli, nell'esistenza del diavolo, dell'Inferno etc... Alcune conferenze del "teologo" si trovano facilmente in rete. Leggete per credere!

Nella trasmissione in questione, naturalmente padre Alberto Maggi ha espresso opinioni personali totalmente contrarie alla Sacra Scrittura (e menomale che è biblista), alla Tradizione del Padri, e al Magistero! In compenso però in studio ha ricevuto applausi e consensi...probabilmente da casa avranno applaudito anche quei facoltosi lobbisti che spesso e volentieri lo chiamano a fare conferenze!
Una volta Gesù disse: " La verità vi farà liberi", ma la verità, si sa, è scomoda e per alcuni è diventata un optional, un genere letterario da demitizzare: "Ma quale verità e verità, ancora con queste cose da retrogradi".
Bhà chiamatemi pure retrogrado e demodè, ma credo ancora nel Papa, nella Chiesa, nel Magistero, nella Tradizione dei Padri e nella Verità di Cristo quella autentica, quella che non è stata, non è e mai sarà relativa!

P.S. Sarebbe bene che certi personaggi venissero radiati dagli schermi televisivi e ripresi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Di seguito il filmato. La visione potrebbe provocare nausea, cefalea e vomito...



martedì 3 marzo 2009

Negare l'esistenza del demonio è un'eresia


Negare l'esistenza del demonio è un'eresia, lo spiega in maniera molto chiara il vescovo emerito di Isernia mons. Andrea Gemma con un intervento nel quotidiano on-line Petrus.

CITTA’ DEL VATICANO - Come molti sanno, il sottoscritto continua ad esercitare quel particolare ministero che per molti sembra essere qualcosa di segreto e misterioso, ossia il ministero di esorcista, strettamente legato all’ordinazione episcopale. Mi si permetta, in parentesi, di annunziare ai molti che me lo richiedono, la prossima uscita della nuova edizione del mio libro: “Io, Vescovo esorcista” (Ed. Villa di Seriane - BG).

L’interesse che il mio libro ha suscitato, e non appare affatto in diminuzione, dice una cosa sola, ed è quella che vorrei qui evidenziare: che non sono pochi i fratelli che chiedono, in alcuni casi disperatamente, l’aiuto materno della Chiesa per ottenere sollievo e liberazione. Che questi fratelli siano davvero tanti lo constato, si può dire, ogni giorno, allorché apro le porte della mia dimora, e soprattutto il mio cuore sacerdotale, alle confidenze, in molti casi dolorosissime, di fratelli e sorelle disturbati dal Maligno. Questo essere mostruoso, come fa sapere a noi esorcisti in maniera sarcastica e trionfante, dice di essere, oggi, assai più libero di svolgere la sua azione nefasta proprio perché coloro (i Vescovi diocesani) che dovrebbero contrastarlo, in nome del potere ricevuto da Cristo, restano inerti o, peggio, mostrano chiaramente di non credere all’azione diabolica e al suo impulsore.

Quest’ultima constatazione ho colto e continuo a cogliere sulle labbra di molti fratelli sofferenti, i quali si vedono ingiustificatamente negata quell’azione di soccorso che insistentemente richiedono alla Chiesa e ai suoi legittimi Pastori. Poiché non sono pochi coloro che mi contattano di lontano, sempre io chiedo loro di rivolgersi innanzitutto ai Pastori della propria Chiesa locale.

Sono troppi i casi, ahimè, in cui a questa mia ingiunzione mi si risponde: “Non ci sono esorcisti autorizzati”, oppure - ed è un’affermazione purtroppo frequente -: “Non credono al demonio e alla sua azione”.

Quest’ultima asserzione è, ovviamente, la più grave. E se rappresentasse una realtà provata e nei soggetti indicati fosse una convinzione ammessa, anche se non proclamata, ci troveremmo di fronte ad una schiera di… eretici.

Sì, eretici, perché bisognerà finalmente chiamare le cose con il loro nome. Sono andato a rileggermi la celebre catechesi di Paolo VI del 15 novembre 1972.

Eccola: “(Il peccato) è … occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni”.

Papa Montini adopera una circonlocuzione equivalente “…esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesistico…”.

Dice dunque con chiarezza che chi non crede all’esistenza del demonio, è fuori dalla confessione di fede cattolica, ed è quindi “eretico”.

A proposito, poi, dell’eresia, il Codice di Diritto Canonico, al canone 751, afferma:

Viene detta eresia, l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa” ; si aggiunge inoltre nel canone 1364 che l’eretico incorre nella scomunica latae sententiae.

Naturalmente, noi parliamo in generale e non possiamo entrare nella coscienza soggettiva dei singoli. Ma bisognerà pur dire a questi fratelli che è ora di … convertirsi.

Anche perché la loro grave posizione - ripeto, oggettivamente parlando e fatte salve le intenzioni e la responsabilità dei singoli - offre al Maligno e ai suoi emissari un supplemento di forza, incredibilmente ampio e rovinoso, e costituisce per i fratelli che ne sono vittime un aggravio di pena, per non parlare della umiliazione a cui essi sono quasi sempre sottoposti, allorché si rivolgono a questi “eretici” inadempienti e, non di rado, sprezzanti e irridenti.

Che cosa possiamo fare?, mi sento ripetere da più parti. Io rispondo immediatamente: “Non perdere la fiducia e pregare, pregare, pregare”. È lo scopo di questo mio intervento, sgorgato da un cuore esacerbato di fronte al grido angosciato di tanti fratelli che sono nella più oscura sofferenza. Chiedo a chi mi legge di formare una crociata di suppliche per implorare da Dio non solo l’attenuazione della sofferenza dei fratelli tanto gravemente tribolati ma anche la riduzione all’impotenza dello strapotere del “principe delle tenebre”, ma soprattutto la conversione di questi “nuovi eretici”, che tradiscono la loro missione e offendono, quindi, la carità fraterna. Questi fratelli - anche ciò va ripetuto con chiarezza - dovrebbero riappropriarsi della conoscenza esatta del Vangelo, dovrebbero ripercorrere senza prevenzione l’agiografia cristiana, dovrebbero non chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Vorrei al riguardo ripetere loro con forza: “Vieni e vedi!”. So bene, tuttavia, che per chi non vuole credere, nessun “segno” è sufficiente, mentre per chi crede con umiltà, nessun segno è necessario.


sabato 7 febbraio 2009

Le eresie di Vito Mancuso, il teologo dissidente



Si definisce teologo, ma i suoi testi intrisi di eresie pretendono di abbattere i dogmi cattolici.
Vito Mancuso è un giovane laico docente di Teologia moderna e contemporanea presso la facoltà di Filosofia dell'Università San Raffaele di Milano

Nei suoi libri ha espresso concetti che, non solo sono distanti dal cattolicesimo (nel suo libro L'anima e il suo destino vengono negati almeno 12 dogmi fondamentali della fede cattolica) ma che, negando addirittura la necessità della salvezza operata da Cristo, viene di fatto a configurarsi come un filosofo e pensatore non cristiano.

Vediamo più da vicino alcuni errori:

1) La risurrezione di Cristo risulterebbe così del tutto superflua: essa, per Mancuso, "non ha alcuna conseguenza soteriologica, né soggettivamente, nel senso che salverebbe chi vi aderisce nella fede visto che la salvezza dipende unicamente dalla vita buona e giusta; né oggettivamente, nel senso che a partire da essa qualcosa nel rapporto tra Dio e il genere umano verrebbe a mutare" (312). Come si possono conciliare queste affermazioni assurde con quanto dice Paolo:
"Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede" (Prima Corinzi, 15, 14).


2) Lo svuotamento del dramma della libertà e la negazione della possibilità stessa della condanna eterna: l'Inferno sarebbe per Mancuso un "concetto (...) teologicamente indegno, logicamente inconsistente, moralmente deprecabile" (312). Un'assurdità se si considera che senza l'Inferno l'amore stesso di Dio risulterebbe inconsistente, perché non si darebbe alcuna possibilità di una libera risposta della creatura.

3) Contesta la creazione dell’anima umana da parte di Dio senza nessun concorso da parte dei genitori (“Dio non infonde l’anima, se con ciò intendiamo un atto creativo particolare che avviene ogni volta che viene concepito un essere umano. Ciò che Dio crea, e crea da sempre, è l’energia e le leggi che ne regolano il dinamismo, finalizzato all’apparire di una vita cosciente e libera”. Assurdo...

4) Negazione della dottrina sul peccato originale, afferma: “questo autentico mostro speculativo e spirituale, il cancro che Agostino ha lasciato in eredità all’occidente”.

5) Mette in discussione perfino (tenetevi forte) il ruolo redentivo di Gesù Cristo nell’economia della salvezza. “Non posso fare a meno di chiedermi come sia possibile che tutta l’immensa vicenda umana dipenda da un singolo evento”. Che razza di teologo è se non crede nemmeno in Cristo Dio?


Potete approfondire queste ed altre eresie di Mancuso all'indirizzo seguente http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/188221