domenica 6 maggio 2018

Andrea Gasparino - Maestro Insegnaci a pregare - Scuola di Preghiera 32

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 15,9-17

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

"Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi". Questa è la trasformazione che il cristianesimo opera nella nostra vita. Da una vita da servi, passiamo a una vita d'amici. E come può accadere ciò? Accade perché i servi sono servi perché non sanno per ciò per cui vivono. Gli amici invece si. La nostra vita diventa vita di protagonisti e non più di esecutori infelici e insoddisfatti quando abbiamo chiaro il motivo per cui stiamo vivendo. E in che cosa consiste questo motivo? L'amore. E che cos'è l'amore? Fondamentalmente due cose ci spiega Giovanni: "In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati". E poi ancora l'amore consiste in questo: "amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato". Quindi se tu vivi la tua vita "per amore" avrai una vita riscattata, diversa, non più servile. Perché è la vita di chi si lascia amare e di chi comprende che solo amando avrà una vita carica di significato. Nessun altro motivo ci rende significativi come quando ci lasciamo amare e tentiamo di amare a nostra volta. E' come se Gesù oggi ci dicesse: "Vi comando un'unica cosa, smettete di vivere di comandi e cominciate a vivere per amore, e io vi prometto che non vi sentirete più succubi".


sabato 5 maggio 2018

Don Luigi Maria Epicoco - Commento al Vangelo della VI Domenica di Pasqu...

Andrea Gasparino - Maestro Insegnaci a pregare - Scuola di Preghiera 31

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 15,18-21

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

È bello e terribile allo stesso tempo il realismo con cui Gesù nel vangelo di oggi ci dice sull’effetto che avremo sul mondo: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia”. Ciò significa innanzitutto che la buona novella del vangelo risulta costantemente un corpo estraneo per la mentalità del mondo. Esso ragiona in maniera completamente diversa rispetto a Cristo. Un cristiano non può scendere a compromessi con la mentalità del mondo e allo stesso tempo dire di essere discepolo di Cristo. C’è sempre una distanza, una diversità, una discrepanza che rende la mentalità del mondo incompatibile con il Vangelo e viceversa. È preoccupante quindi quando il cristianesimo non crea “bruciori”. Ciò significherebbe o che il mondo è diventato totalmente regno di Dio, o che il cristianesimo è diventato completamente mondano. Cristo invece è sempre scomodo: consola gli afflitti, ma affligge quelli che pensano di essere consolati. Perdona i peccatori ma fa sbattere il muso a quelli che presumendo di essere giusti si credono migliori degli altri. Racconta la Verità ai semplici e disperde in mille ragionamenti contorti i superbi. Rovina i piani agli egoisti e provvede a chi è capace di condividere. Si schiera con gli esclusi e maledice la sazietà di coloro che pensano di tenere in mano le sorti del mondo. Ecco perché il mondo farà sempre fuori Cristo, e con Lui tutti coloro che lo ricordano, che lo annunciano, che lo testimoniano con la vita. Guai però a godere di questa persecuzione. C’è infatti un perverso piacere che certe volte ci prende nell’essere segno di contraddizione. Un cristiano non è un vittimista professionista. È invece un protagonista, ma sempre alla maniera di Cristo. Con la stessa verità, ma anche la stessa mansuetudine. Armato di perdono e non di disprezzo. Gesù sulla croce perdona, non denigra chi lo ha crocifisso.


venerdì 4 maggio 2018

Andrea Gasparino - Maestro Insegnaci a pregare - Scuola di Preghiera 30

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 15,12-17

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore 

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”. Tutto il cristianesimo dovrebbe essere solo il tentativo di mettere in pratica questo unico comandamento lasciatoci da Gesù. L’unica vera grande verifica sulla nostra vita accadrà sull’amore. Ma non un amore qualunque, ma un amore alla maniera di Cristo. Perché anche il mondo ci invita ad amare ma non come ha amato Cristo. Il mondo ci insegna ad amare possedendo la vita, quella nostra e quella altrui. È un amore di possesso. Un amore di riempimento dei vuoti. La bulimia insaziabile degli insoddisfatti. Invece Gesù ci spiega che l’amore più grande è un altro: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. L’amore alla maniera di Cristo è un “dare” non un “prendere”. Non è amore possessivo ma amore donativo. È un esodo, un’uscita, una liberazione da una schiavitù pericolosissima, che è la schiavitù del proprio io, cioè del proprio egoismo. Delle volte noi chiamiamo amore solo il nostro egoismo che tenta di possedere tutto ma che è sempre insoddisfatto. Invece l’amore che riempie di gioia è quello che sa dare, sa donare agli amici. “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi”. Il problema vero è passare da una condizione servile a una condizione di amicizia. E questo può accadere solo se lasciamo che Gesù “ci racconti il Padre”, cioè ci racconti tutto ciò che “egli ha udito”. È soprattutto la preghiera il luogo per eccellenza dove Gesù ci racconta il Padre. Perché più di ogni altra cosa la preghiera dovrebbe essere ascolto. È da quell’ascolto che nasce la fede, e da quell’ascolto che nasce anche il nostro riscatto. La Parola di Dio, il Vangelo soprattutto, sono il modo che Gesù ha di metterci al corrente “delle cose del Padre”. Dovremmo tornare a pregare con la Parola. Dovremmo ricominciare a diventare più amici che servi. Infatti Egli cerca amici non esecutori.


Andrea Gasparino - Maestro Insegnaci a pregare - Scuola di Preghiera 29

giovedì 3 maggio 2018

P.Maurizio Botta - Il disprezzo per l'ora presente

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 14,6-14

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. Credo che tutti possiamo essere d’accordo con Gesù nel credere che non esistono altre vie, altre porte, altre strade che portino al Padre se non Lui solo. E ciò significa che da nessun’altra parte, seppur bellissima, si possono trovare strade alternative al Padre, cioè al senso stesso di ogni cosa, al cuore più profondo dell’Essere. Affermare questo significa escludere con decisione ogni altra cosa diversa da Gesù. Ma se con radicalismo evangelico affermiamo che solo il Figlio è la porta d’ingresso al Padre, dobbiamo dire che tante, e a volte misteriose, possono essere le strade che portano al Figlio. È per questo che vediamo strade di verità, di bellezza e di giustizia ovunque, non solo nella nostra religione, e nella nostra Chiesa. Ma sono strade infinite che portano unicamente e misteriosamente sempre e soltanto a Cristo. È Gesù che c’è dietro ogni anelito di felicità, di bene, di verità e di bellezza nel mondo. È Gesù che è nascosto nella bellezza struggente dei colori di Van Gogh o nella musica di Vivaldi. È Lui che come nostalgia abita nelle melodie orientali e nei canti delle Americhe. È Lui che è il fondo di ogni mancanza che l’uomo moderno avverte fino al punto anche di dire che “Dio è morto”. Ogni cosa ha a che fare con Cristo, e infinite sono le strade che portano a Lui. Ma solo Lui può introdurci al Padre. Nessun altro. Nessuna alternativa. “Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?”. Ha ragione Filippo a dire “Mostraci il Padre e ci basta”, ma ha ancora più ragione Gesù nel sottolineare la nostra sostanziale cecità nel non riconoscerlo qui davanti ai nostri occhi. Se Dio esiste è qui, o non è.


mercoledì 2 maggio 2018

Andrea Gasparino - Maestro Insegnaci a pregare - Scuola di Preghiera 28

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco - Gv 15,1-8

Dal Vangelo secondo Giovanni
 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

Che immagine suggestiva ci dà oggi Gesù nel vangelo: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo (…)Io sono la vite, voi i tralci”. Abbiamo così un intreccio di relazioni spiegate attraverso un intreccio di immagini. La prima è l’immagine di intimità che ogni vignaiolo ha con la propria vite. È tra le mani di quel vignaiolo e la fecondità della vite che viene fuori prima l’uva e poi il vino. Questo è innanzitutto ciò che è Gesù con il Padre. E noi dove siamo in tutto ciò? Noi siamo in Gesù, come un ramo attaccato al tronco di una vite. La nostra relazione è una relazione di strettissima vita con Gesù stesso. È dall’attaccamento a Lui che dipende tutto. Un tralcio che volesse vivere staccato dal tronco non riceverebbe nient’altro se non la secchezza della morte. Perché è dal tronco che passa la vita anche nei rami. Gesù è per noi necessario non accessorio. Il cristianesimo è innanzitutto la fede nella “necessità di Cristo”. La menzogna del male la potremmo sintetizzare così: “non ho bisogno. Posso farmi da me”. Ma non serve essere cristiani per accorgersi di quanto possano essere mortifere parole simili, perché è proprio quando l’uomo non vuole avere più bisogno e vuole farsi da solo che arriva a distruggere e a distruggersi in nome di una libertà andata a male. “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”, ci ricorda Gesù. E ce lo dice come principio di liberazione e non come condanna ad essere dipendenti da lui. Infatti la relazione con Cristo non è una relazione di dipendenza, ma di necessità. La differenza è semplice, la dipendenza è una diminuzione della libertà e ciò avviene quando deve essere un altro a decidere al posto nostro. La necessità invece è la condizione affinché uno possa essere messo in grado di poter fare una scelta. “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato”. Cioè se rimanere attaccati a me tutto sarà possibile, soprattutto essere liberi.