mercoledì 4 agosto 2010

Meditazione trascendentale e Reiki tra superstizione e magia




tratto dal libro "Carismatici, sensitivi e medium" di Francois Marie Dermine (pp.297-298)
[...]A titolo di esempio, ricordiamo due dei suddetti movimenti, per di più corredati di riti capaci di propiziarci delle facoltà straordinarie tali da ridimensionare la nostra umana fragilità e rivolti a qualche potenza misteriosa, per non dire tenebrosa, sicuramente diversa dal Dio delle grandi religioni.
Il primo movimento è quello della Meditazione trascendentale, fondata nel 1953 dall'indiano Maharishi Mahesh Yogi e presentata come una tecnica grazie alla quale l'aspetto del mondo potrebbe essere cambiato da un momento all'altro»; essa consente infatti al soggetto, oltre ad aumentare le sue capacità di rilassamento, di conseguire la "consapevolezza dell'Essere", di fondersi in esso, come vuole la spiritualità indù, e di acquisire i cosiddetti siddhis, ossia quei poteri speciali quali il levitare, il volare, il diventare invisibile, l'attraversare i muri, la chiaroveggenza, ecc.
Il conseguimento di tali risultati deriverebbe dalla ripetizione di un mantra, ossia di un suono privo di significato e che si garantisce essere personalizzato. Ora, c'è da precisare che il mantra, oltre a non essere affatto personalizzato, non è nemmeno un suono privo di significato, bensi il nome o l'attributo di una divinità indù che l'ignaro meditante invoca quaranta minuti al giorno. Per di più il suo conferimento avviene nel corso di un rito iniziatico dal sapore nettamente religioso chiamato puja, una cerimonia dedicata alla divinità e consistente in un lungo inno di lode proclamato in sanscrito dall'insegnante e accompagnato da gesti rituali di adorazione e di offerta di fiori, frutti, ecc ... ; i nomi di Brahma, Shiva, Vishnu, Govinda, Krishna ritornano spesso, anche se è l'immagine di Guru Dev (il maestro di Maharishi) deposta su un tavolino ad essere venerata con frequenti inchini.
Questo senso della divinità considerata come una persona, e l'immagine come sua forma rappresentativa, è fondamentale per il significato della puja e viene sempre preservata nei rituali della puja.

Un caso analogo è quello dei Reiki, una parola giapponese nella quale ki sta per "energia" (vitale) e reí per "universale"; si tratta di una dottrina e, soprattutto, di una pratica che favorirebbe lo sviluppo della percezione delle energie "sottili" o "eteriche' del corpo umano, nonché la possibilità di riportarlo all'equilibrio indirizzando o imponendo le mani sulle persone da guarire o addirittura, sugli ambienti da purificare dalla "negatività".
Anche qui, ci sono tutti gli ingredienti della superstizione e della magia per il ricorso a mezzi ritualizzati e comunque spro porzionatí rispetto all'effetto ricercato.
Elaborato nella prima metà del Novecento dal medium e Buddista giapponese Mikao Usui, il Reiki non poteva non ispi­rarsi appunto al buddismo, in particolare a quello esoterico e
tantrico, nonché alla dottrina indù dei chakras, ídentificati con i punti vitali o canali energetíci sparsi dalla base alla sommità della spina dorsale. Su questi elementi basilari se ne innestano
altri provenienti dall'ambito occultistico e suscettibili di variare da paese a paese. in Italia, per es., Giuseppe Zanella, fondatore dell'Associazione Reiki Amore Universale (RAU), sostiene di
essere guidato da nientemeno che "Io‑Sono", da lui chiamato Padre, «una pura energia, creatore del visibile e delI'invisibiIe», nonché da altre entità: spiriti guida, guide Reiki, Esseri spirituali,
extraterrestri, ecc. Con tutto ciò si mira ad ottenere, oltre al risulto ufficiale e primario del risveglio dei chakras, il conseguimento di precisi poteri medianici.
Tre sono i livelli ambiti: il primo, detto "rnanuale", è quello dell'uso delle mani per operare guarigioni; il secondo, quello "mentale", offre la facoltà di guarire a distanza, mentre l'ultimo, chiamato "Master Reiki", abilita ad aprire i chakras di terzi e a formare dei discepoli. L'accesso ad ogni livello è affidato a un percorso iniziatico che comporta l'intervento di riti veri e propri e il ricorso insistente a simboli destinati a rappresentare esotericamente una qualità o funzione particolare. L’aspetto più esplicitamente religioso deriva dal fatto che l'energia tanto invocata (o evocata?) è chiamata per nome e viene rivestita di caratteristiche divine.

Come per la Meditazione trascendentale, siamo di fronte a una dottrina incompatibile con la fede rivelata, di matrice pan­teistica (tutto è energia e l'energia è divina), gnostica (ognuno è naturalmente un dio, dotato per di più di un potenziale illi­mitato) e occultistica (ricorso a pratiche spiritiche e tenebrose). Per un cristiano, la pretesa della doppia appartenenza comporta l'adesione a una forma di sincretismo, con tutte le conseguenze che ne possono derivare: non solo sul piano spirituale, ma anche su quello psicologico e occulto.

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