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venerdì 9 novembre 2012

Obiettività e obiettivi



tratto da Berlicche

C’è qualcosa di commovente nelle parole che Yamanaka, il novello Nobel per la medicina, pronunciò qualche anno fa in una intervista al New York Times.

“Il dottor Yamanaka era un assistente professore di farmacologia che faceva ricerca sulle cellule staminali embrionali (…) Su invito di un amico guardò attraverso un microscopio uno degli embrioni umani conservati nella clinica. Quello sguardo cambiò la sua carriera scientifica.
“Quando vidi l’embrione, mi accorsi improvvisamente che c’era piccolissima differenza tra lui e le mie figlie, ” disse il Dr. Yamanaka (…) “Pensai, non possiamo continuare a distruggere embrioni per la nostra ricerca. Ci dev’essere un altro modo”

Quello sguardo, quella nuova consapevolezza non ha cambiato solo la vita di Yamanaka, ma la storia della scienza. La tecnica di distruzione degli embrioni per ottenere staminali, fallimentare e tuttavia ostinatamente perseguita, è ormai superata da quella di riprogrammazione cellulare che lo scienziato giapponese ha ideato. Non sapremo mai con precisione la vera estensione del massacro di questi anni, fatta in nome di una ricerca che tutto può. Quando c’era “semplicemente” da cercare un altro modo.

Una domanda però mi sorge: se questa persona, che non credo nessuno possa affermare essere un fideista ignorante, ha visto in un embrione un essere umano, come mai tanti ancora oggi non ci riescono? Da quale microscopio occorre farli guardare per mostrare loro l’evidenza?


giovedì 5 aprile 2012

Novantaquattro semi



Il seme è già albero. il seme è albero che sogna un terreno fertile per potere crescere. E’ già tutto lì, basta nutrirlo. Quello che desidera è una possibilità.
L’albero cresce con la bruna terra, l’acqua, il sole. Un bambino ha pure bisogno di tutte queste cose, e insieme il caldo di una madre, la forza di un padre, l’amore. Un uomo non è che un bambino che ha avute queste cose, in mancanza delle quali cresce rattrappito e storto come un albero su una roccia. O non cresce affatto.

Gli embrioni morti qualche giorno fa a Roma erano semi lasciati in un sacchetto. Sul perché fossero lì non so: qualcuno frutto dell’amore, qualcuno dell’egoismo, o del caso. Non so neanche quanti fossero voluti e quanti la riserva di una procedura troppo arida, di una tecnologia che dell’amore di un padre e di una madre non può dire niente. Quanti sarebbero sbocciati? Quanti sarebbero rimasti dimenticati nel gelo o discretamente eliminati come si getta la semenza in soprannumero?

Nelle mie campagne si vedono tanti alberi che il gelo di quest’inverno ha ucciso, i rami senza gemme, le foglie dei sempreverdi brune e torte. Quello che ha invece ammazzato quegli uomini-che-sarebbero-potuti-essere è stata la mancanza di gelo.
Quanto siamo fragili.
Semi non nati dall’amore ma dalla tecnica; che non il vento, non la pioggia disperde, ma la mano di un uomo come loro.
Loro sono più della scienza che li ha generati. Più della speranza che li ha desiderati. Non sono nostri. Non dimentichiamoci dei nostri fratelli più piccoli e indifesi, i nostri semi.


Caro fratello embrione, voluto, ma non desiderato



Fratello embrione 

Fa freddo qui
e se avessi
abbastanza cellule
tremerei
abbandonato
non scelto
scartato
ignorato.
Fuori c’è il sole
o cosi m’han detto
e un corpo di madre
che non è la mia.
Ero voluto
ma non desiderato
adesso attendo
un Destino buono.
Se sarà per me
il vetrino impietoso
o l’oblio
ricordatevi
di vostro fratello
che sognava
nel buio gelido
farfalle d’azoto.

(Berlicche)

domenica 5 aprile 2009

Altro che blastocisti....


In un recente intervista apparsa in un articolo del quotidiano City, la prof.ssa Elena Cattaneo, che tiene molto a definirsi cattolica, ha affermato che per estrarre staminali embrionali non si sopprimono delle persone, ma solamente delle blastocisti, ovvero degli agglomerati di 150-200 cellule. In un bellissimo articolo comparso sul sito Cultura Cattolica.it è stata fatta una giustissima osservazione. Anche Cristo è stato una "struttura di 150-200 cellule".
Pertanto, quando il Figlio di Dio, si trovava in quello stadio cos'era? Vero Dio, ma non vero Uomo?
Mi stupisco che una cattolica non sappia che le due nature di Cristo sono indivisibili, naturalmente dal concepimento...

Si fa presto a dire "sono cattolica"...

da CulturaCattolica.it

Sul portale di www.unimi.it nelle scorse settimane è stato dato molto risalto all'iniziativa di divulgazione nelle scuole superiori milanesi degli aspetti scientifici inerenti le staminali.

Una delle personalità promotrici di tale iniziativa era la prof.ssa Elena Cattaneo, dell’Università degli Studi di Milano. Sul quotidiano “City” del 3 aprile 2009, a pag. 15, Elena Cattaneo viene intervistata sull’argomento delle staminali. Ecco alcune frasi dell’intervista:
"Per estrarre le staminali embrionali bisogna distruggere la blastocisti. E una parte della società ritiene che questa struttura di 150-200 cellule in vitro, grande meno di un millimetro, sia una persona. E che quindi non si debba usare per fare la ricerca. Ma è una posizione contraddittoria...."

A me viene da pensare che anche Cristo è stato una "struttura di 150-200 cellule", e mi viene da chiedere alla professoressa, che tiene molto a precisare di essere cattolica e credente, se, secondo lei sia diventato vero uomo solo quando ha raggiunto le 500 o le 500.000 cellule, mentre prima era solo vero Dio.

"Solo in Italia ci sono tremila blastocisti (cioè embrioni), congelate nei freezer" ..."Sono le blastocisti in sovrannumero create nei trattamenti per la fecondazione artificiale prima della legge 40. Sono destinate al congelamento distruttivo"..."Se uno pensa che siano persone non so come faccia a dormire la notte. La ricerca chiede che siano messe a disposizione per capire e sperare un domani di curare".

La professoressa, poi, candidamente aggiunge: "Non voglio dare false illusioni per le cure, oggi sono solo tre le terapie mediche possibili...le leucemie... curate col trapianto di staminali da midollo, la cornea... riparata con staminali prese dall'occhio e la pelle", cioè tutte e tre le tecniche, mi sembra di capire, usano staminali NON embrionali. Del resto, come spiega il Professor Angelo Vescovi, del San Raffaele, (http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=14924), dopo che nel giugno 2006 Shinya Yamanaka, un ricercatore giapponese, ha portato a termine il cosiddetto sistema delle iPS, ovverosia l’inserimento in cellule adulte di alcuni geni che le fanno regredire allo stadio embrionale, è la ricerca sulle cosiddette staminali adulte quella che dà maggiori probabilità di successo.

Ma tant’è: anche il grande e benemerito Edison lottò con tutte le sue energie a lungo per dimostrare che la corrente continua era quella che doveva avere un futuro e non l’alternata, per il semplice motivo che lui aveva sviluppato la prima, e George Westinghouse la seconda! Poi però sappiamo come è finita...

Selezione degli embrioni, tv e buonismo


La tv si sa, è maestra nell'arte della mistificazione. Un recente servizio studiato ad hoc per impietosire il pubblico e sminuire la vita degli embrioni ha messo in luce la triste tecnica sempre più adottata dai media.
tratto da Cultura Cattolica. it

Qualche giorno fa alla tv, una giovane donna raccontava la sua storia, mostrava la foto del suo bimbo morto a soli quattro mesi a causa di una malattia genetica di cui lei e suo marito hanno scoperto d’essere portatori sani. Lo faceva con una grande dignità e tu intuivi il suo dolore di madre, il dramma di chi ha cullato, accarezzato, baciato quel bimbo il cui destino era segnato. Due persone che si vogliono bene, che mettono su famiglia, due persone fertili che scoprono d’essere portatrici sane di una malattia subdola, genetica, che non ti avvisa ma non ti lascia crescere, diventare adulto. Poi la donna ha preso la foto di una cellula appena fecondata e ha chiesto al telespettatore di dire se era meglio selezionare delle cellule e sopprimere gli embrioni malati o assistere alla morte di un figlio. Apparentemente la domanda ha una sola risposta, perché l’empatia ci vorrebbe solidali con il dolore della madre, la sua richiesta sembrava lecita, amorevole, il suo desiderio di portare in grembo un bimbo sano, destinato a vivere, la scienza che permette di guardare a quelle cellule fecondate e di selezionare la più sana, eliminando le altre. La donna teneva tra le mani la foto della cellula fecondata e quelle del figlio, sembrava volerci tutti con lei, tutti ad avallare la sua richiesta, meglio un embrione morto che un bambino morto. Già, ma se li chiami entrambi – figlio – come in realtà sono, allora come fai a scegliere? Perché quella cellula fecondata ha già in sé gli occhi di tuo figlio, così come quel bimbo che hai stretto al cuore, se li chiami figlio è chiaro che non lo puoi selezionare, non ti resta che amare.

sabato 4 aprile 2009

Cifre che fanno pensare


Eccovi l'estratto di un articolo di Marisa Orecchia, Vice presidente del Comitato Verità e Vita, che fa riflettere sul numero di embrioni uccisi con la fivet che la legge 40 consente e regolamenta.

Vice presidente Comitato Verità e Vita

Comitato Verità e Vita 2 Aprile 2009


[...]
Pratica che per l’anno 2007 -e sono i dati forniti dalla relazione del sottosegretario- è stata messa in atto su 55.000 coppie per un totale di 75.000 tentativi e che ha visto l’inizio di 11.685 gravidanze con la nascita di ben (sic!) 9137 bambini.

Ciò significa che delle 55.000 coppie che hanno fatto ricorso alla fivet ben 45863 sono tornate a casa senza il bambino desiderato, nonostante la reiterazione per molte di esse dei tentativi (75.000 per 55.000 coppie).

Significa inoltre che, se 75.000 tentativi hanno ottenuto la nascita di 9137 bambini, gli embrioni appositamente prodotti e avviati a morte sono stati più di 190.000 se per ogni ciclo se ne sono usati 3, come consentito dalla legge, e circa 140.000 se ne sono stati prodotti e impiantati solo due, ipotesi che può valere per una parte minoritaria dei tentativi, nel caso, meno frequente, in cui la donna non sia vicina ai 40 anni d’età.

Cifre mostruose in ogni caso, su cui si dovrebbe ragionare e riflettere, che dovrebbero essere fornite –una sorta di consenso informato- a coloro che abbiano intenzione di accedere alle pratiche della procreazione artificiale, e a tutte le persone di buona volontà che oggi sono invece tratte in inganno da trionfalistici commenti sugli esiti della legge 40, anche alla luce anche di quanto è stato ribadito dalla recente Istruzione Dignitas Personae ai nn. 14, 15, 16:

“… il numero degli embrioni sacrificati è altissimo”
“Tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l’embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate”
”Spesso si obietta che tali perdite di embrioni sarebbero il più delle volte preterintenzionali o avverrebbero addirittura contro la volontà dei genitori e dei medici. (….) E’ vero che non tutte le perdite di embrioni nell’ambito della procreazione in vitro non hanno lo stesso rapporto con la volontà dei soggetti interessati. Ma è anche vero che in molti casi l’abbandono, la distruzione o le perdite di embrioni sono previsti e voluti”.

giovedì 26 marzo 2009

Ricavare sangue dagli embrioni? E' mostruoso!



Intervista al professor Angelo Vescovi
È di pochi giorni fa la notizia, riportata dalla stragrande maggioranza dei nostri giornali, che un gruppo di ricercatori inglesi garantisce in tre anni la produzione di sangue per trasfusioni ottenuto mediante l’utilizzo di cellule staminali embrionali. Al di là che tale dichiarazione sia casualmente o meno di poco successiva alle decisioni prese dal presidente Obama, ci si domanda in virtù di quali dati i ricercatori inglesi possano affermare con certezza il conseguimento di un simile obiettivo e se la strada percorribile sia solamente quella delle cellule embrionali. Abbiamo chiesto al professor Angelo Vescovi di aiutarci a capire il senso di simili annunci, che forse un po’ troppo spesso suonano eccessivamente trionfalistici.
Dottor Vescovi, gli inglesi che hanno annunciato che entro tre anni riusciranno a produrre sangue umano grazie alle cellule staminali embrionali. Che cosa ne pensa?
Fra tre anni farò volare gli elefanti. Sempre che a qualcuno non dispiaccia.
È così alto il livello di improbabilità che le ispira una tale affermazione?
No, non è tanto l’improbabilità, quanto la “scientificità” dell’annuncio. Non riesco, in tutta onestà intellettuale, a capire il senso di una simile dichiarazione. Se è davvero così come dicono, fra tre anni, quando l’avranno fatto, saremo ben lieti di assistere a questo successo. Già il fatto di dichiarare tre anni significa che in mezzo c’è un percorso lungo e complesso: qualcosa potrebbe anche non andare. Non si riesce quindi a capire quale logica segua questo proclama. Ammesso che si tratti di logica umana. Da qui a crearci una notizia passa tutto l’interesse sintetizzato nella parola “pubblicità”.
Crede che quella inglese sia una dichiarazione in linea con la “moda” portata dal presidente Obama in tema di staminali?
Onestamente viene da sospettarlo, ma in tal senso non mi voglio sbilanciare. Certamente una moda c’è, a prescindere da Obama. Anzi si tratta più precisamente di un “riflusso”. Infatti tre anni fa, con la scoperta di Yamanaka, è venuto molto meno tutto l’alone di magia che circondava le macchine per la produzione delle staminali embrionali.
Faccio un passo indietro per spiegarmi meglio.
Nel giugno dell’anno 2006, Shinya Yamanaka, un ricercatore giapponese, portava a termine il cosiddetto sistema delle iPS, ovverosia l’inserimento in cellule adulte di alcuni geni che le fanno regredire allo stadio embrionale. È un meccanismo che in molti, tra i quali anch’io nel mio libro La cura che viene da dentro, avevamo predetto si sarebbe arrivati. Ma Yamanaka bruciò sul tempo le previsioni più azzardate. Con la sua scoperta le cose sono, come si può facilmente intuire, cambiate radicalmente. Da questo cambiamento repentino sono fioriti numerosi gruppi di scienziati che difendono accanitamente il vecchio metodo delle staminali embrionali.
Per quale motivo Yamanaka perseguì uno studio alternativo rispetto al tanto acclamato impiego di cellule staminali embrionali?
Occorre precisare che qui in Italia abbiamo una visione leggermente falsata di come vada il mondo scientifico internazionale. Non è vero, come ci fa passare la maggior parte dei giornali, che nel resto del mondo si possa “fare di tutto” con gli embrioni e che le altre nazioni siano emancipate dai problemi etici. Per ottenere le staminali embrionali bisogna letteralmente fare a pezzi un embrione umano. Ciò detta qualche perplessità perfino ai più inveterati e incalliti scienziati laicisti. Yamanaka ha semplicemente cercato di evitare di coinvolgere gli embrioni e ci è riuscito.
Ovviamente le prime reazioni sono state di scetticismo. La comunità scientifica internazionale considerò per molto tempo quella di questo ricercatore una scoperta fasulla, una bufala per farsi pubblicità. Poi si sollevò l’obiezione, vera in questo caso, che i geni inseriti nelle cellule fossero potenzialmente pericolosi per l’essere umano. Ma sorprendentemente, in tempi che non sono assolutamente soliti alla scienza, questo tipo di problemi venne risolto quasi subito.
La scoperta, com’è intuibile, creò qualche attrito all’interno del giro di affari formatosi intorno alle società di ricerca e sviluppo nell’area delle staminali?
Altroché! Ci si trovò di fronte a uno scenario dove, fino a pochi mesi prima, si utilizzavano gli embrioni per realizzare la famosa “clonazione terapeutica”, che peraltro non è mai riuscita a nessuno, e in cui di colpo si doveva cambiare prospettiva. Lei pensi che cosa può succedere a un settore che per vent’anni ha dominato l’utilizzo degli embrioni per ottenere le embrionali staminali, che per anni ha millantato un credito del tutto infondato, e cioè che la terapia cellulare potesse basarsi solo sulle embrionali staminali (una bugia fatta e finita), e che improvvisamente si trova di fronte le scoperte di Yamanaka. Significa che coloro che hanno ottenuto leggi e brevetti con prospettive economiche allettanti rischiano d’improvviso di veder crollare tutti i loro progetti di guadagno. Per questo prima, alla domanda sul sangue, ho risposto che si tratta di una dichiarazione simile a uno spot pubblicitario. Cercano di accaparrarsi in tempo più finanziamenti possibili.
È davvero così poco conveniente dunque, rispetto al metodo delle iPS, ricorrere alle embrionali?
Le riporto dei dati. Secondo un recentissimo articolo dell’American Journal of Epidemiology un’alta incidenza di tumori deriva dai bombardamenti ormonali cui si sono sottoposte le donne per ottenere gli embrioni da “sacrificare”. A questi si aggiungono forti disfunzioni organiche a molti casi di morte. Stranamente, a parte i giornali scientifici, pochi altri parlano di questi “effetti collaterali”. Eppure non so quanto piacere farebbe alle donne sapere che in questo frangente sono trattate come vere e proprie cavie.
Ma già ai tempi che precedevano la scoperta di Yamanaka noi ci chiedevamo quale razza di tecnica fosse una soluzione che richiedeva circa 200 oociti dalle donne e aveva un’efficacia del 2%. Se la pulsione che dettava questi studi era autenticamente quella di ottenere una cellula accettata per il trapianto, un’intenzione che faceva addirittura inventare un termine come “clonazione terapeutica” (non sono mai riusciti a curare niente, nemmeno un grillo!), allora l’obiettivo è davvero fallito.
È qui che non capisco Obama quando dichiara che sulle staminali embrionali bisogna guardare i fatti. Ma quali fatti sta guardando il presidente degli Stati Uniti?
Non credo che sia ipocrita, ma che sia semplicemente male informato. E questa mala informazione è dettata da molti interessi.
Avverte una radice ideologica in questo tipo di accanimento?
Sì, ma non soltanto. La radice è multiforme e variegata. Sono trent’anni che lavoro nel settore scientifico e direi che in questi casi c’è, in primis, un interesse di tipo professionale nel difendere le proprie convinzioni e ricerche, che magari durano da decenni. Questa posizione è umanamente comprensibile fino al momento in cui non induca a raccontare cose non vere in malafede.
Poi, come ho detto prima, c’è il problema dei brevetti, che dopo l’affermarsi della tecnica delle iPS, quindi fra qualche anno, saranno carta straccia.
In terzo luogo c’è la posizione fanatica laicista. A questo proposito ci tengo a precisare che io sono ateo convinto, non ho alcun tipo di fede religiosa. Ma le mie posizioni in questo frangente coincidono con quelle della Chiesa per un semplice motivo: le posizioni della Chiesa sono scientificamente le più ragionevoli, direi le più ovvie. Non accetto il dogma cocciuto di chi si ostina a dire che la scienza deve percorrere ogni strada. Non è vero. Esiste un’etica naturale che ti urla dentro che fare a pezzi un embrione è uccidere un uomo indifeso. Se non esistesse un’alternativa in questo campo per la ricerca allora forse avrei qualche dubbio in più, ma dal momento che si può fare ricerca sulle cellule col metodo iSP non capisco davvero dove sia il problema.
Molti laicisti vivono nella convinzione che qualunque posizione assuma la Chiesa cattolica sia necessariamente oscurantista. Per difendere una simile idea sono pronti ad abbracciare dogmi di rara assurdità. Come quello che riduce gli embrioni a un “grumo” di cellule. Ma già soltanto questa definizione pecca di un’assenza imperdonabile di scientificità.
Un’ultima domanda. Ferruccio Fazio, sottosegretario al welfare ha dichiarato, stando ai giornali, che grazie alle cellule del cordone ombelicale in Italia si otterranno gli stessi risultati annunciati in Inghilterra senza ricorrere alle staminali embrionali. Cosa ne pensa?
Dubito che Ferruccio Fazio, che è un medico, abbia detto una cosa così superficiale. Chissà che cosa hanno capito i giornali. Ci sono una serie di studi in cui il trapianto autologo di cellule provenienti dal cordone ombelicale dà risultati positivi nei bambini affetti da diabete mellifluo e altre interessanti prospettive, ma da qui a ritenere che questa sia la soluzione ne passa. Forse Fazio si è solo limitato a elencare tutti gli altri sistemi alternativi di cui la scienza dispone.
Il vero problema nel nostro Paese sono invece i finanziamenti per la ricerca. Non ci sono abbastanza soldi. Si consideri che i giapponesi, coi quali la Bayer sta litigando per avere il brevetto dell’iPS, stanno investendo in questo tipo di ricerca una quantità di stanziamenti analoga a quella che utilizzarono nella ricerca sui semiconduttori. Questo dà l’idea della sproporzione fra la nostra situazione e la loro. Speriamo che presto si consideri l’idea di effettuare investimenti strutturali degni di questo nome in tutto questo settore.

sabato 17 gennaio 2009

Considerare la vita come un escremento: il demonio realizza il suo piano in Belgio.

Il re Alberto, sovrano del cattolico belgio, non ha rifiutato di apporre la firma ad un disegno di legge approvato nello scorso dicembre e passato alla Camera con 95 voti a favore, 34 astensioni e nessun «no».

L’articolo 2 di questa nuova legge, al comma 1, ammette un uso pressoché indiscriminato per fini medici e scientifici di…leggete bene «tutto il materiale biologico umano, compresi tessuti, cellule, gameti, embrioni, feti, così come le sostanze che ne vengono estratte, qualunque sia il grado di trasformazione».

Embrioni e feti divengono così del semplice materiale biologico umano…alla stessa stregua di capelli, unghie, pelle ed escrementi…materiale biologico!
Ci rendiamo conto?
Comprendete quale diabolico inganno si cela dietro a questo disegno di legge?

La vita diviene escremento da gettare o materiale da manipolare a proprio piacimento.
E satana se la ride, per quest’altra vittoria ottenuta in una terra di tradizione cattolica.

Che coraggio re Alberto! Almeno tuo fratello Baldovino da cattolico vero preferì abdicare per due giorni nel 1989 piuttosto che firmare la legge sull’aborto.

Il Signore abbatta i diabolici disegni di queste nazioni e di questi potenti della terra!

Trionfi la vita, che nostro Signore ci meritò sulla Croce!