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martedì 7 maggio 2013

Serve uno sguardo che ci intercetti amandoci, per comprendere la bellezza del prodigio che è in noi


La percezione che abbiamo di noi stessi non sempre è veritiera. Spesso ci vediamo peggiori di quello che siamo realmente. L'io non basta. Abbiamo bisogno di un TU, di uno sguardo, che ci intercetti amandoci, per comprendere la bellezza del prodigio che è in noi. 
Lo sguardo funziona come la luce del sole per le piante. Senza luce le piante non possono operare la fotosintesi e quindi crescere e svilupparsi. La pianta si tende in ogni modo verso la luce e, proprio questa sua tensione, la costringe a mettere radici più profonde per non piegarsi o spezzarsi. Lo sguardo fa lo stesso con noi.
Cerchiamo lo sguardo che possa consentirci di fare la nostra fotosintesi: mettere radici più profonde dentro noi stessi, perché quello sguardo amante ci porta diritti dritti al centro del nostro essere, perché lo ama. E solo l’amore (e il dolore purtroppo) conduce a quel centro da cui sgorgano le nostre migliori risorse. (Alessandro D'Avenia)

martedì 7 febbraio 2012

Non morire....c'è la crisi


funerali a rate, perché piangere due volte?

Roma, 31 gen - C'è la crisi e purtroppo bisogna spendere soldi per un funerale? Niente paura, una ditta romana di pompe funebri offre un servizio di funerale a rate e ha pensato allo slogan "Perché piangere due volte?" che sta facendo discutere. Oltre a questo manifesto, la ditta ne ha realizzato un altro, altrettanto criticato: "Se hai bevuto, fai guidare qualcun altro. O saremo noi a darti un passaggio"

Dal sito "Virgilio" 





NO COMMENT

venerdì 27 gennaio 2012

Lo spot Libra, i transassorbenti per transaustraliane e il sogno della genderutopia


da RinoCamilleri.com

Non è la prima volta che gli assorbenti femminili suscitano putiferi. Al tempo dei gloriosi Beatles, John Lennon, in un pub, se ne mise uno sulla testa e poi chiese alla cameriera: «Sai chi sono?». E quella rispose: «Sì, una testa di c…!». Al che il Lennon si infuriò e rovesciò il tavolo. Dovettero intervenire il proprietario e gli altri camerieri per sedare il tumulto. 

Quello usato dal Beatle, suppongo, era un assorbente britannico. La maledizione degli assorbenti, però, deve serpeggiare in tutto il Commonwealth, dato quel che ho letto sul Corsera.it in data 3 gennaio 2012 (a firma di Francesco Tortora). 

Il fatto è questo: gli assorbenti australiani Libra sono stati pubblicizzati in uno spot in cui si vedono due bionde, una naturale e una trans, nella ritirata di una discoteca. Si suppone che si tratti della toilette pour dames. Forse l’agenzia pubblicitaria non ha voluto approfondire questo particolare perché già di suo suscettibile di bagarre. 

Ricordate quando un incidente del genere (anzi, del gender) capitò al Parlamento italiano? Il deputato/a Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, pretendeva di usare il cesso delle femmine e la collega Mara Carfagna si opponeva. Non so come la querelle sia stata appianata: forse adesso la Camera ha variato i tipi di wc, adeguandosi alle nuove realtà lgbtc. Uno per ogni gender, così non litiga nessuno. E pure uno alla turca per rispetto all’islam. Ma torniamo allo spot della Libra. 

Libra, in latino, significa Bilancia anche nel senso zodiacale. Sarebbe, questo, il segno della mediazione, ma nel nostro caso si è rivelato zizzanico. Nel breve filmato, le due bionde fanno a gara di femminilità: io mi trucco gli occhi, e io me li trucco più di te; io mi assesto le poppe, e io ce le ho più grosse delle tue. Insomma, roba così. Alla fine, la biondina-vera cala l’atout e tira fuori l’assorbente: marameo, io ho le mestruazioni e tu no. E’ stato questo il particolare che ha scatenato l’inferno, tanto che la ditta Libra si è dovuta scusare e ha ritirato lo spot. Potenza internazionale dei trans! 

La drag queen («regina del rimorchio») nella scena finale sbatte la porta, sconfitta e compaiono le parole: «Libra ti rende donna!». La (o il? boh) presidente di un’associazione transgender neozelandese ha spiegato che proprio questo è il punto: «La pubblicità è offensiva perché dice chiaramente che l’unico modo per essere donna è avere le mestruazioni. Inoltre veicola il luogo comune secondo cui le transgender non siano persone normali». 

La (il) sua/o omologa/o australiana mette il dito direttamente sulla piaga: «È chiaro che ci suggerisce che una transgender non è una donna». Eggià, hic sunt leones, è qui il punctum dolens. Un trans, secondo l’ideologia gender, è una donna al pari delle donne-donne. Mentre, secondo gli abitanti del «luogo comune», non sono «persone normali». 

Eppure, i transideologi non si rendono conto della contraddizione: non erano cinque i gender? In base a detta teoria, le donne sono donne e i trans trans; è una questione di scelta e di «orientamento». Se uno decide liberamente di fare il trans, perché si offende se gli danno del trans e non lo trattano da donna? E’ vero, lo spot discrimina sugli assorbenti. E allora? Che io sappia, i trans, di essere diversi, se ne vantano. Il loro appeal, stando alle dichiarazioni dei loro frequentatori, sta proprio nel fatto di non essere donne né uomini, né maschi né femmine, bensì tutt’e due insieme. I trans sono più liberi degli altri, i cosiddetti normali (termine, quest’ultimo, sempre più ambiguo), e non solo perché possono usare indifferentemente ogni categoria di cesso pubblico. Possono vestirsi in ogni tipo di negozio, possono fare gli impiegati di giorno e le drag queen la notte, possono sedurre ognuno dei cinque genders attualmente esistenti (siamo in attesa degli altri cinque che Scienza & Fantasia stanno alacremente studiando per metterli a disposizione delle liberazioni prossime venture). 

Perché i transnazionali (come il partito pannelliano!) se la sono presa così tanto in tutto il mondo anglofono? Boh. Chi scrive è nato ai tempi in cui i sessi erano solo due e non può capire. Restiamo rammaricati per la povera ditta Libra, costretta alla ritrattazione anche se non comprendiamo quale segmento di mercato abbia timore di perdere. Altro boh. Le suggeriamo di non scoraggiarsi e, semmai, mettersi di buona lena a studiare un assorbente adatto ai trans, un transassorbente da esibire nel bagno delle donne mentre compare la scritta: «Sai chi sono?».







martedì 24 gennaio 2012

A piedi vai, se il tatuaggio non ce l'hai....




Il mondo cambia. Anche Twingo è cambiata” è il motto di tre nuovi spot che la Renault ha fatto realizzare per promuovere la rinfrescata citycar. Lo scopo e provocare con ironia: ma centrano l'obiettivo?

Per lanciare la Twingo 2012, la casa francese si affida a una campagna pubblicitaria provocante, o meglio poco educante... Caratterizzata da un aspetto più sportivo, il cambiamento estetico della rinfrescata Twingo viene associato ironicamente a quello della società odierna. Per questo la Renault ha fatto realizzare degli spot che propongono  situazioni vagamente trasgressive.

Nello spot "Tatuaggio" una madre alla guida di una nuova Twingo scopre che la figlia si è incisa un vistoso "tribale" sulla schiena, ma invece di infuriarsi per quella che sembrerebbe un'amara sorpresa, mostra orgogliosa il suo tatuaggio, che è ancora più grande e colorato.

Ora non è vagamente strano che in un momento storico in cui l'educazione giovanile e soprattutto adolescenziale, sembra essere il tema dominante, nello stesso tempo una nota marca automobilistica pubblicizzi il proprio prodotto in questo modo?

Sappiamo già la critica: "il mondo è cambiato, sei rimasto all'età della pietra", oppure: "che c'è di male a fare un tribale? Ce l'hanno tutti, soprattutto è di tendenza..."

Eh già cari amici, perchè questo credo che sia il vero problema: gareggiare, primeggiare, concorrere per ritagliarsi lo spazietto di superiorità verso chi ci sta intorno. Ed il marketig (che la sa lunga su questo) non ha perso tempo a capirlo e ad approfittarne. Perchè il gioco è sempre lo stesso, l'importante è fare soldi, per tutti....Nessuno escluso.....

Perchè riconosciamolo, la pubblicità in un certo senso ha ragione, non sono solo gli adolescenti ad approfittare di questa "dittatura relativistica", sono anche i trentenni, i quarantenni ed i cinquantenni che fanno a gara per mostrasi eternamente ragazzi, credendo che abbellendo il proprio corpo, ornandolo di oggetti preziosi, vestendolo all'ultima moda, si possano colmare tanti vuoti e lacune della vita e l'inesorabile età che avanza.

Questo vuol essere un semplice invito a riflettere. Oggi si parla di anticonformismo. Se si è diventati conformisti a farsi i tatuaggi tanto che i genitori lo consigliano ai figli (e fosse solo questo....) allora cerchiamo di essere veri anticonformisti per vivere una vera vita libera impregnata di sani valori e di impegno quotidiano a realizzare un mondo migliore.