Quella per fame e disidratazione è certamente una delle peggiori morti. Nessuno merita una fine tanto orribile. Bobby Shindler in un'intervista riportata su "Il Giornale" descrive l'agonia della sorella e il terribile spettacolo a cui dovette assistere...le lancinanti ore di agonia, i danni della disidratazione...
«Nessuno merita la fine orribile che fece mia sorella»
Intervista a Bobby Schindler: «Si è disidratata lentamente Una crudeltà. Spero che il padre di Eluana cambi idea»
Di Eleonora BarbieriIl Giornale 05/02/2009
Sua sorella Terri è morta dopo trecentonove ore di agonia. Quasi tredici giorni. Senza cibo, senza acqua. In mondovisione. Ha sofferto sotto gli occhi di tutti, dal suo letto in una clinica della Florida. Bobby, suo fratello, era là, coi genitori Robert e Mary Schindler. Entrava in quella stanza del Woodside Hospice di Pinellas Park quando Michael Schiavo, il marito di Terri, glielo permetteva. Il 31 marzo 2005 il calvario è finito. E dopo la morte della sorella Bobby ha creato la Terri Schindler Schiavo Foundation: «Aiutiamo le famiglie a combattere per chi non può combattere da solo». Parla al telefono dalla Fondazione, a St. Petersburg, in Florida.
Che cosa ricorda di quei giorni, quando hanno staccato il sondino a sua sorella Terri?
«Si è disidratata lentamente. È stato orribile, impressionante. Nessuna persona dovrebbe essere sottoposta a un’esperienza così terribile. E soprattutto nessuna famiglia, nessun genitore dovrebbe mai vedere il proprio figlio morire così. I miei genitori non potranno mai dimenticare. È stata una crudeltà assoluta. Negli Stati Uniti se ti comporti così con un animale finisci in galera. Ma l’hanno fatto a una persona, a mia sorella. E l’unica cosa di cui aveva bisogno era essere accudita, con amore».
Ha sentito parlare di Eluana?
«Sì, certo. La Terri Foundation se n’è occupata, seguiamo il suo caso da vicino».
Che ne pensa?
«Sono molto triste per quello che sta succedendo. Il mio pensiero va al padre di Eluana. Capiamo la sua situazione, quanto è difficile. Ma con le persone come lei e mia sorella dobbiamo solo essere molto compassionevoli, accudirle: Eluana non sta morendo, ha solo bisogno di cure molto basilari, acqua e cibo. È impensabile togliere acqua e cibo a una persona».
Nel vostro caso era il marito di Terri a voler staccare la spina, lei e i suoi genitori eravate assolutamente contrari. Qui in Italia è il papà di Eluana a combattere per interrompere l’alimentazione. Come considera questa battaglia?
«Le persone come Eluana e Terri hanno bisogno di attenzioni, di cure. Ma non ci può essere alcuna giustificazione per far mancare cibo e acqua, nessuna. Agire così significa mandare un messaggio orribile su come trattiamo le persone con una disabilità. E poi bisogna dirlo chiaro: morire per disidratazione è una sofferenza inimmaginabile, tremenda. Nessuno vuol mostrare le foto delle persone che muoiono così, altrimenti l’opinione pubblica sarebbe indignata».
Per lei questo è uccidere una persona, senza ombra di dubbio?
«In qualunque modo si provi a descriverlo, l’acqua è l’unica cosa di cui abbiano bisogno.
Ora, se togli acqua e cibo a una persona, come lo chiami?».
Qualcuno sostiene che chi si trova in questo stato non sia più una persona, ma un vegetale. Che cosa risponde?
«Chiamarli vegetali è offensivo. E poi quello che un individuo è in grado o meno di fare non può determinare il fatto che debba vivere o morire. Non parlo di Eluana o di Terri. Parlo di tutti noi, parlo di come trattiamo una persona malata: che cosa fai, la curi oppure cerchi qualsiasi scusa per ucciderla? Perché dire che può non fare questo o quello è soltanto una scusa. Negli Stati Uniti ogni giorno muoiono persone come Eluana: non vengono accettate».
Perché?
«Per ragioni economiche, perché sono persone scomode, perché è difficile comprendere la tragedia della malattia, della disabilità. Così decidiamo se una persona debba vivere o morire in base alla qualità della sua vita: ma questo non può essere il criterio, altrimenti dove ti fermi?».
La sua famiglia è religiosa?
«Sì, siamo cattolici. Prendiamo la fede molto seriamente. L’aspetto religioso conta, ma si può considerare anche come una battaglia per l’uguaglianza: siamo tutti uguali, visto che siamo uomini? E allora perché dobbiamo fare un’eccezione per i disabili? Il fatto che Eluana abbia una disabilità non diminuisce in alcun modo il suo valore come persona, la sua qualità di essere umano. La sua vita deve essere difesa».
Ha mai pensato di venire in Italia per Eluana?
«Sì, ci ho riflettuto a lungo. Vorrei venire, ma non so se serva a questo punto.
Preghiamo per il papà, perché cambi idea».
Gli ha mai parlato?
«No, mai. Noi saremmo anche disposti a curare Eluana, ma so che non è questo il problema: molti si sono già offerti».
Che cosa direbbe al papà di Eluana?
«Capisco come possa sentirsi per la figlia, ma lei ha bisogno della nostra attenzione, del nostro amore. Non può decidere di farla morire. Non possiamo uccidere le persone che amiamo. Per la mia famiglia è stato tremendo vedere Terri in quelle condizioni per tanti anni, ma non abbiamo mai pensato di farla morire, nemmeno per un secondo».
C’è chi assicura che Eluana non soffrirà. Che dice?
«È una gigantesca bugia. Chiunque lo dica, mente. Lo dico per esperienza personale: mia sorella ha sofferto terribilmente, non si può nemmeno immaginare quello che ha passato. A nessuna famiglia dovrebbe toccare in sorte di vedere tutto quel dolore. È stata una morte orribile, terrificante. Non l’abbiamo immaginata, l’abbiamo vista coi nostri occhi. Per questo oggi prego, per Eluana e per il suo papà».
Vi sarà capitato di sentir parlare di Meditazione Trascendentale.
Bene, cercheremo di far luce sulla pericolosità di questa tecnica.
La Meditazione Trascendentale è una tecnica di meditazione scaturita dalla tradizione indù. A diffonderla in Occidente fu Maharishi Mahesh Yogi (nella foto), il guru dei Beatles. Tale tecnica appartiene ad una delle principali scuole interpretative dei Veda: il Vedanta, via della non-dualità, che predica il monismo assoluto. In altri termini: la morte di tutto ciò che caratterizza l’individualità della persona. Per ottenere questo triste risultato occorre effettuare un cammino a ritroso nella coscienza personale, reso possibile dalla ripetizione incessante di un mantra.
Il mantra che è un breve fonema scelto per la sua presunta “qualità vibratoria”, deve essere ripetuto fino a che l’attività mentale non si interrompe, in un processo che può definirsi autoipnotico.
Sebbene l’opinione pubblica associ alla parola mantra un semplice suono privo di senso, esso indica di fatto un nome ben preciso, il nome di una presunta divinità. Tale nome (il mantra perlappunto) viene trasmesso al fedele nel corso di un rito iniziatico che costituisce, badate bene, una vera e propria liturgia di adorazione indirizzata al pantheon dei “grandi maestri divinizzati” della tradizione Vedanta.
Questo atto di adorazione si concretizza nell’offerta di oggetti simbolici portati dal candiato: un fazzoletto bianco, del legno di sandalo, della canfora, del riso, alcuni fiori, della frutta.
Attraverso questo gesto rituale si sancisce la propria donazione alla “divinità” o meglio entità da evocare. A termine del rito come si trattasse di una consacrazioni religiosa, l’iniziato viene fatto prostrare; in quella posizione, davanti alla "divinità", questi riceve il mantra.
Ne va da sè che per un cristiano partecipare ad una simile cerimonia sarebbe pura apostasia, ma questo aspetto è taciuto da tutti coloro che insegnano MT.
Purtoppo dal momento che l’ignoranza non ha limiti, molti cattolici o presunti tali la praticano senza porsi troppo domande, ingannati da guru senza scrupoli.
Bene vi dico, diffidate, diffidate, diffidate, da questa vera e propria pratica occultistica che porta il più delle volte a danni spirituali tali da richiedere un lungo processo di guarigione e liberazione attraverso estenuanti esorcismi e preghiere di liberazione.
Aggiungo a sostegno di quanto ho riferito una testimonianza trovata in rete, davvero eloquente...è una delle tante:
"Ho fatto molti anni di meditazione trascendentale. Avevo dei problemi personali e un amico mi ha proposto all'inizio di partecipare ad un corso di rilassamento. Io ero abbastanza lontana dalla Chiesa ed ho iniziato a fare questa tecnica. Mi sono sentita meglio nel senso che ho sviluppato questa capacità di rilassamento; affrontavo i problemi in maniera diversa. Ci sono voluti molti anni per capire che questa era una strada errata. Mi venivano dati dei suoni da pronunciare all'interno di iniziazioni segrete. Nel tempo ho compreso che questi suoni era in realtà lettere che costituivano l'invocazione a Rama: “sviramnamaha” che voleva dire “nel nome di Rama”. Rama è il dio degli indiani. Allora mi sono chiesta: “Perchè devo dire nel nome di Rama? Io dico nel nome di Gesù Cristo perchè con Rama non ho niente a che fare; e da lì è iniziato un processo di guarigione”. Io penso che bisogna invitare i sacerdoti, i laici ad essere più istruiti su queste tecniche affinchè invitino le persone a non frequentare questi corsi; io non ho mai sentito dire in nessuna predica: “Non fate la meditazione trascendentale”. Ritengo che si debba conoscere il rischio a cui si va incontro con la pratica di queste discipline. Mi avevano insegnato ad invocare “nel nome di Rama” per 20 minuti, dopo i quali seguiva l'invocazione dei poteri. Nel tempo purtroppo questi poteri (medianici) sono arrivati, con tutti i problemi ad essi collegati.
P.S. Mentre scrivevo l'articolo ho appreso che proprio il 5 Febbraio (del 2008) moriva all’età di 91 anni nella sua abitazione di Vlodrop in Olanda Maharishi Mahesh Yogi, il celebre guru dei Beatles che portò in Occidente la Meditazione trascendentale. Una semplice coincidenza? Ho smesso di crederci da tempo…
Può essere annoverata tra le moderne forme di idolatria…parliamo del “QI”, o “quoziente di intelligenza”. La “moda” è stata lanciata qualche anno fa ed inaspettatamente per mezzo di riviste ed accessori elettronici è diventata in breve tempo una vera mania.
Se ne parla perlopiù d’estate, quando sulle riviste da spiaggia immancabilmente si trova il test per misurare il QI e sapere l’ “età della mente”.
Ultimamente poi, grazie ad alcuni software e apparecchi elettronici, il Q.I si può perfino allenare. Che possa essere adottato in pediatria o in psicologia…mi sta pure bene, ma cosa cambia un numero nella vita di una persona? Nulla.
Ma dato che le mode quasi mai vengono a caso, anche dietro il Q.I si nasconde un rischio non indifferente.
Chi lo sa che dietro al fenomeno si nascondono in realtà particolari tecniche in uso nelle psicosette? Ma ancor di più chi sa che dietro ai corsi a pagamento per aumentare il Q.I. c’è spesso Scientology?
Faccio mia una proposta che già fece qualche anno fa Raniero Cantalamessa: anziché parlare tanto di Q.I, iniziamo a calcolare il Q.C., ovvero il quoziente di cuore…
Solo l’amore infatti redime e salva mentre la scienza e la sete di conoscenza, da sole, possono portare alla dannazione. È la conclusione del Faust di Goethe ed è anche il grido lanciato da Ermanno Olmi regista del film “Cento chiodi” che fa inchiodare simbolicamente al pavimento i preziosi volumi di una biblioteca, facendo dire al protagonista che “tutti i libri del mondo non valgono una carezza” (2).
Lo diceva san Paolo “La scienza gonfia, l’amore edifica” (1 Cor 8,1).
E allora è l'occasione buona per fare un bell'esame di coscienza.
Com'è messo il nostro Quoziente di cuore?
Si avvicina il Tempo Quaresimale, il 25 Febbraio (Mercoledì delle Ceneri) inizierà il tempo penitenziale in preparazione della Pasqua.
in vista di ciò, consapevole di quanto la meditazione sulla Passione sia salutare per sradicare i mali del mondo (come affermava san Paolo della Croce), avevo premura di presentarvi una breve riflessione. Inizieremo proprio dalla Croce, o meglio sotto la croce...cercando di comprendere con il cuore di Maria, i suoi sentimenti, la sua fede.
"Presso la croce stava Maria sua Madre" questo il titolo del nuovo file audio che troverete nell'apposita casella di GCast sulla colonna destra del blog.
Guardando alla croce con gli occhi di Maria, facciamoci portatori della speranza che vince il mondo!
Così dice il Signore: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti”. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura. Chi sa che non cambi e si plachi e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libazione per il Signore vostro Dio. Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate un’adunanza solenne. Radunate il popolo, indite un’assemblea, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: “Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al vituperio e alla derisione delle genti”. Perché si dovrebbe dire fra i popoli: “Dov’è il loro Dio?”. Il Signore si mostri geloso per la sua terra e si muova a compassione del suo popolo.
Ambientazione e tematiche
Il profeta che vive nel periodo post-esilico tra il 538 e il 531 a.C divide il breve libro in due parti: il racconto delle terribili calamità e la promessa di una completa restaurazione. Nel secondo capitolo in vengono narrate le sofferenze, le calamità che affliggevano la terra di Giuda, Gioele incoraggia il popolo eletto alla conversione, ad un fiducioso ritorno al Signore attraverso un sincero pentimento. Sarebbe tuttavia limitante riferire il testo allo stretto contesto gioeliano o ai terribili eventi del periodo esiliaco, la Parola di Dio si sa, ha un valore che supera i confini di determinati periodi storici. Il frequente ricorso a termini tipici della letteratura apocalittica ci fanno comprendere che il respiro del libro di Gioele è ben più ampio…richiama il giorno del Signore dunque un evento futuro prossimo alla fine dei tempi e al tempo stesso un evento attuale: l’urgenza della conversione nel tempo presente!
L’invito alla conversione e alla penitenza è quanto mai attuale. L’uomo incline al peccato per via della sua natura corrotta necessita di un cammino di conversione per ritornare ad essere ad immagine e somiglianza del Suo Creatore.
Introduzione
Ci sarà capitato di sentire l’esperienza di vita di alcuni parenti anziani. Ultimi testimoni di una storia che noi facciamo fatica anche solo ad immaginare. Alcuni amano raccontare di quelle straordinarie vicende, per lo più legate all’ultima guerra mondiale, che noi leggiamo sui libri e che loro, invece, hanno avuto la ventura di vivere in prima persona. Spesso sono rimasto stupito ad ascoltare le loro parole, i loro ricordi, i loro sospiri. E sempre mi ha colpito un aspetto ricorrente di quelle incredibili avventure. Alla fine della guerra, molti dei nostri si trovarono ad affrontare, stremati e sprovvisti di ogni cosa, il lungo e faticoso viaggio del ritorno. Nulla era favorevole al loro cammino; tutto avrebbe spinto alla resa, alla rinuncia: non avevano acqua, né cibo, né equipaggiamento, né forze... Eppure andarono, eppure camminarono, eppure ritornarono. Per la semplice, elementare, meravigliosa ragione che sapevano dove stavano andando: la loro casa. Lo struggente amore, la struggente attesa di rivedere e riabbracciare le persone care al loro cuore: questo muoveva e dava vigore al loro passo; questo e solo questo permetteva la lieta sopportazione di ogni sacrificio. Un amore li muoveva ed un amore li attendeva. Tornare a casa significava tornare alla vita, ritornare a vivere. La conversione, tema centrale di questo brano, come vedremo, è una questione d’amore, è una questione di cuore.
Approfondiamo più da vicino alcuni termini.
v. 12 JHWH chiede al popolo una conversione radicale "con tutto il cuore". Per la cultura semitica il cuore è la sede, oltre che dei sentimenti, anche della ragione e del pensiero. Ciò che è richiesto da Dio è, quindi, un cambiamento deciso che coinvolge tutta la vita, le scelte concrete. Ritornate a me con tutto il cuore! Un cuore che ama, il cuore di Dio, chiama un altro cuore, quello dell’uomo ad andargli incontro. C’è un atto di amore di Dio alla base di questa richiesta. Il ritorno è una conseguenza di un movimento di Dio verso l’uomo. La conversione se da un lato include un atto personale responsabile, dall’altro suppone un’iniziativa generosa di Dio stesso, la sua attrattiva efficace e piena di rispetto.
La conversione è prima di tutto opera di Dio che ama e perdona e crea un cuore nuovo e uno spirito nuovo nel peccatore che attraverso un libero atto permette a Dio di operare tale grazia! Il cuore dell’uomo che torna ad amare Dio deve essere un cuore nuovo. L’amore di Dio chiamando all’Amore esige dall’uomo un armonia, una sorta di accordo musicale, un accordo tra frequenze d’amore, tra frequenze cardiache! Un cuore sclerotizzato, paralizzato dal peccato, infartuato, è incapace di battere all’unisono con il Cuore di Dio! Per questo occorre un cuore nuovo, palpitante d’amore, un cuore tachicardico perché amante! Come il cuore degli innamorati! Come il cuore di Dio! Ritornate a me con tutto il cuore! Con una vita nuova dunque, sconvolta dall’esperienza dell’Amore!
Ogni vera conversione include un uscire da sè, un rinunciare alle proprie abitudini, un andare verso colui che col Suo Amore ci attira a sé! Questo esodo, afferma il testo, ha una collocazione temporale precisa: "ora". Il tempo della conversione, del cambiamento, è questo tempo perché è l'oggi della storia il luogo in cui cercare ciò che è essenziale per la vita. Questa storia può cambiare solo se non c'è spazio per un continuo spostamento del momento della decisione. Ora è il momento propizio, ora è tempo propizio di grazia, ora è kairos!
Vi è poi il riferimento ad alcune pratiche penitenziali che agevolerebbero tale conversione. Come vedremo esse oltre ad avere valore in sé possiedono una forte valenza simbolica.
Il digiuno, ad esempio aiuta l'uomo che si priva di ciò che è necessario per vivere (il cibo), per cogliere con più chiarezza cosa sia essenziale nell'esistenza. Attraverso il digiuno ascetico l’uomo intuisce che, superando certi propri appetiti, certe proprie inclinazioni o istinti, riesce in qualche modo a strapparsi dal loro condizionamento per arrivare a una vita più profonda, più libera, ad una vita più pura. Vi è poi l'invito al pianto: è il segno esteriore, evidente, della comprensione di una distanza che deve e può essere colmata. E’ segno di un cambiamento in atto, manifesta la compunzione, il dolore per i peccati, il desiderio di cambiare vita, di voltare pagina, di ritornare indietro, suoi propri passi, in direzione del vero bene perduto!
La penitenza è la presa di posizione attiva e appassionata dell'uomo che riconosce nell'esistenza qualcosa di fondamentale. Il profeta introduce per la prima volta nel testo il concetto dell'essenzialità. Dal testo sembra emergere prepotenetemente una domanda: che cosa è veramente essenziale nella vita?
v.13: il brano è introdotto da una espressione forte “laceratevi il cuore e non le vesti” che si pone radicalmente contro ogni possibile esteriorità rituale. La forma del rito risulta insignificante, e quindi inutile, se non trova nella concretezza della vita la sua realizzazione. É questo un criterio caro a tutta la letteratura profetica che, con estrema decisione, si è scagliata contro tutti i tentativi di esteriorizzazione dell'esperienza religiosa. Su tutti basti un testo di Isaia (1,11a.12-13a.17): "Che m'importa dei vostri sacrifici senza numero? Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri. Smettete di presentare offerte inutili. Anche se moltiplicate le preghiere io non ascolto. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova".
vv.15-16: questi due versetti mostrano in modo ancora più marcato ed incisivo, la radicalità di questa conversione. Tutto il popolo è chiamato in causa perché il cambiamento coinvolge l'intera comunità, non solo il singolo individuo. Vecchi, ragazzi, bambini, giovani appena sposati , tutti devono confrontarsi con quanto sta accadendo. L’urgenza della conversione non conosce limiti e non si ferma davanti a nessuno status sociale…tutti hanno bisogno di conversione! Ciò che di male è stato fatto, ha per soggetto l'intera comunità. Tutti sono responsabili. Questo aspetto ci induce a riflettere sull’universalità del peccato e sulle conseguenze dello stesso che ricadono inesorabilmente su tutti…e allo stesso tempo sull’urgenza della riparazione. La conversione di ciascuno ha la sua influenza sul mondo intero!!! Se riflettessimo di più su tale aspetto…ovvero su come una nostra mancanza ricada sulla comunità, certamente peccheremo meno e ameremo di più!
v.17: Ci mostra un’altra importante verità! Vengono chiamati in causa i sacerdoti del tempio in qualità di mediatori particolari della preghiera di tutto il popolo. Chiamati ad intercedere per conto del popolo! L’intercessione è la chiave di volta della vita sacerdotale e della stessa vita consacrata…Ci riguarda molto da vicino! Dobbiamo avvertire l’urgenza di questa speciale chiamata di Dio! C’è un mondo che soffre! Dobbiamo far nostro quel dolore, quella sofferenza, sentirne il peso ed intercedere continuamente presso Dio perché i nostri fratelli siano liberati da fardelli che da soli non riescono a portare. Perché il mondo sia liberato dalla morsa di male che sembra soffocarlo! Dobbiamo essere questi luminosi intercessori!
Risvolto attualizzante
“Ritornate a me!” È una frase vibrante d’amore! Stupenda espressione della Misericordia di Dio! Il cuore indurito dell’uomo smarrisce la nozione e l’esperienza della misericordia e della benevolenza divenendo incapace di nutrirsi della tenerezza di Dio!
Smarrito, non sa più a chi offrire il proprio tempo, il proprio lavoro! Si è disamorato dal condividere con Lui gioie e speranza, angosce e delusioni. E la Parola di Dio viene in soccorso dell’uomo! Lo incoraggia ad affrontare un nuovo Esodo, ad abbandonare la terra infeconda delle proprie abitudini, verso la vera Patria, la terra Promessa del Regno! Tutti sono invitati: i vecchi ed i fanciulli messi a margine della società che conta perché produce ricchezza materiale, i giovani e le famiglie avvertite come un peso più che una speranza del domani perché necessitano di quell’aiuto che interpella una società fredda ed egoista.
Appello ai sacerdoti infine, perché non continuino a dire solo ciò che fa comodo sentire, ma “piangano” su una città che dimentica l’Alleanza con Dio, sul mondo, e “preghino” perché l’uomo non abbia a cadere nella ridicola tentazione di sentirsi Dio di se stesso e affinché gli oppositori del Signore non abbiano a dire a causa degli scandali dei credenti “Dov’è il loro Dio!” È parola di un Dio che ama, annuncio di un giorno favorevole, il giorno della salvezza, giorno in cui diventare “collaboratori”, giustizia di Dio, partecipi di quella giustizia che in Gesù Cristo, Dio Padre vuole ristabilire. Si apre allora un progetto da realizzare, un compito da assolvere che interpella l’intelligenza, la volontà, l’azione perché a Dio si ritorna con tutto noi stessi o non è un ritorno.
La voce del Papa
Convertirsi vuol dire cercare Dio, andare con Dio, seguire docilmente gli insegnamenti del suo Figlio, di Gesù Cristo; convertirsi non è uno sforzo per autorealizzare se stessi, perché l'essere umano non è l'architetto del proprio destino eterno. Non siamo noi che abbiamo fatto noi stessi. Perciò l'autorealizzazione è una contraddizione ed è anche troppo poco per noi. Abbiamo una destinazione più alta. Potremmo dire che la conversione consiste proprio nel non considerarsi i 'creatori' di se stessi e così scoprire la verità, perché non siamo autori di noi stessi. Conversione consiste nell'accettare liberamente e con amore di dipendere in tutto da Dio, il vero nostro Creatore, di dipendere dall'amore. Questa non è dipendenza ma libertà.
La notizia è a dir poco sconvolgente. Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore l'uomo che nel 2005 si risvegliò dallo stato di coma vegetativo in cui si trovava, ha inviato una lettera alla redazione di TgCom in cui spiega nel dettaglio gli incontri avuti con Beppino Englaro, rivelando alcuni particolari davvero sconcertanti...
In questi giorni di passione e sofferenza, nei quali stiamo seguendo con trepidazione il "viaggio della morte" di Eluana Englaro, non posso restare in silenzio di fronte a un evento così drammatico. Era il maggio del 2005 quando per la prima volta ho conosciuto Beppino Englaro. Eravamo entrambi invitati alla trasmissione "Porta a Porta". Da quel giorno siamo rimasti in contatto ed amici, ci siamo scambiati anche i numeri di telefono, per sentirci, parlare, condividere opinioni. Nel marzo del 2006 andai in Lombardia, a casa di Englaro, in compagnia di un conoscente (la foto in alto a destra lo testimonia, ndr).
Dopo l'appello a Welby da parte di Salvatore, Beppino capì che noi eravamo per la vita. Da quel momento le strade si divisero. All'epoca anch'io ero favorevole all'eutanasia. Facemmo anche diverse foto insieme, e visitai la città di Lecco. Nella circostanza Beppino Englaro mi fece diverse confidenze, tra le quali che i rappresentanti nazionali del Partito Radicali erano suoi amici. Ma soprattutto, mentre eravamo a cena in un ristorante, in una piazza di Lecco, ammise una triste e drammatica verità.
Beppino Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che 'non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire'. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni. Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti. Entro' anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l'unica soluzione ERA FARLA MORIRE e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico.
In quella circostanza anch'io ero favorevole all'eutanasia e gli risposi che l'unica soluzione poteva essere quella di portarla all'estero per farla morire, in Italia era impossibile in quanto avevamo il Vaticano che si opponeva fermamente.
Ma lui sembrava deciso, ostinato e insisteva per arrivare alla soluzione del testamento biologico, perché era convinto che con l'aiuto del partito dei Radicali ce l'avrebbe fatta. (...)
Questa è pura verita'. Tutta la verita'. Sono fatti reali che ho tenuto nascosto tutti questi anni nei quali comunque io e i miei familiari, vivendo giorno dopo giorno accanto a Salvatore, abbiamo fatto un percorso interiore e spirituale. Anni in cui abbiamo perso la voce a combattere, insieme a Salvatore, a cercare di dare una speranza a chi invece vuol vivere, vuol sperare e ha diritto a un'assistenza e cure adeguate. E non ci siamo mai fermati nonostante le immense difficoltà e momenti nei quali si perde tutto, anche le speranze.
E non ho mai reso pubbliche queste confidenze, anche perché dopo aver scritto personalmente a Beppino Englaro, a nome di tutta la mia famiglia, per chiedere in ginocchio di non far morire Eluana, di concedere a lei la grazia, fermare questa sua battaglia per la morte, pensavo che si fermasse, pensavo che la sua coscienza gli facesse cambiare idea. Ma invece no. Lui era troppo interessato a quella legge, a quell'epilogo drammatico. La conferma arriva, quando invece di rispondermi Beppino Englaro, rispose il Radicale Marco Cappato, offendendo il Cardinale Barragan, ma in particolare tutta la mia famiglia. Troverete tutto nel sito internet www.salvatorecrisafulli.it
Noi tutti siamo senza parole e crediamo che il caso di Eluana Englaro sia l'inizio di un periodo disastroso per chi come noi, ogni giorno, combatte per la vita, per la speranza. Per poter smuovere lo stato positivamente in modo che si attivi concretamente per far vivere l'individuo, non per ucciderlo.
Vorrei anche precisare che dopo quegli incontri e totalmente dal Giugno del 2006, fino a oggi, io e Beppino Englaro non ci siamo più sentiti nemmeno per telefono, nonostante ci siamo incontrati varie volte in altri programmi televisivi"
Pietro Crisafulli
Preciso che sono in possesso anche di fotografie che attestano i nostri vari incontri. Catania, 04 Febbraio 2009
ELUANA, SE QUESTA E' UNA DONNA CHE VA PORTATA A MORIRE
di Lucia Bellaspiga Avvenire 3 febbraio 2009
Al mattino, come tutti noi, apre gli occhi. Più tardi, come capita a tanti disabili, viene sottoposta a fisioterapia. Nel pomeriggio, quando il tempo lo permette, è accompagnata in giardino per la passeggiata. Ecco la quotidianità di Eluana. Fino a ieri Ieri sera Eluana Englaro, dopo quasi 15 anni, stava per lasciare la Casa di cura Beato Talamoni di Lecco, forse nella notte diretta a Udine. Il padre è deciso a dare corso alle presunte volontà della giovane, sostenuto da una parte dell’opinione pubblica che forse fuorviata da alcune cronache ritiene che quella di Eluana sia una «non vita». Ma non è così. Lo documentiamo qui, con un certo pudore, proprio in un momento delicatissimo. Perché tutti sappiano che quella di Eluana è invece la vita, la vita di una disabile, ma una vita a pieno titolo. Lo possiamo documentare perché in passato Beppino Englaro aveva aperto le porte della stanza di Eluana a molti giornalisti, così come a politici, medici, persino a gente comune che chiedeva di 'vederla', nessuno per curiosità, molti per capire, alcuni anche per pregare. A tutti il padre ha sempre dimostrato cortesia, accompagnandoli di persona nella stanza. Anche noi, nel pieno rispetto del dolore più grande che possa colpire un genitore, gli avevamo chiesto di capire da vicino, non per giudicare ma per sondare senza pregiudizi. Qui raccontiamo solo quanto basta per comprendere che Eluana vive ancora una vera esistenza.
LA FISIOTERAPIA Non ci sono macchinari intorno al letto di Eluana, non monitor, non grovigli di fili, né spettrali bip bip, freddi e disumani come echi di un altro mondo. Il suo letto ha solo lenzuola candide e biancheria profumata: nulla più. E intorno al suo corpo si danno da fare a turno quattro fisioterapisti: non sta mai 'ferma', Eluana, grazie a loro, e così braccia e gambe sono tornite, non avvizzite e magre, il viso è paffuto, la pelle morbida come un velluto. Ogni giorno le suore la spalmano di creme e pettinano i suoi capelli ancora nerissimi... «Staccare la spina», si dice, ma si fa presto: non c’è niente che si possa staccare, perché Eluana a niente è 'attaccata' se non, tenacemente, alla vita. Non le hanno nemmeno ferito la gola con la tracheotomia perché respira come tutti noi, autonomamente, non c’è traccia di cannule o tubi, niente che la possa infettare con tremori di febbre... È una disabile grave ma non ha malattie - ammette anche il neurologo Defanti, amico di suo padre - «è una donna molto sana». Troppo. Perché muoia non resta che negarle cibo e acqua, renderla 'terminale' per fame e per sete: un sistema infallibile, alla lunga chiunque soccombe. LA PASSEGGIATA Se a Eluana sarà concessa un’altra primavera, fra tre mesi al primo tepore del sole potrà scendere di nuovo in giardino. Aria buona e pulita dopo un inverno trascorso in camera. Da anni e anni ci pensano le suore, a volte qualche amica, spesso suo padre, a portarla nel verde che circonda la clinica, sulle sponde del lago di Lecco, seduta sulla sedia a rotelle. È la stessa casa di cura in cui ormai tanti anni fa sua madre l’ha partorita, il primo ambiente che i suoi occhi hanno visto... da quindici anni è anche la sua casa. Eluana, con quella sua vita ai minimi termini, ha bisogno di poco, quasi di niente, un niente cui le suore aggiungono un surplus di amore: parole, silenzi, carezze, piccole e continue attenzioni. Le sente Eluana? Dietro il suo muro di incomunicabilità forse il fruscio di quelle vesti, le voci ormai note, il contatto di quelle mani familiari le danno sensazioni e sicurezza: là ' fuori' qualcuno la veglia. Nessun neurologo, nessuno scienziato ha mai saputo varcare la soglia misteriosa e valutare quanta coscienza resti a questi pazienti. Loro, quando ne escono, raccontano: « Sentivamo tutto, non sapevamo dirvelo ». IL RISVEGLIO Risveglio: per tutti noi un gesto quotidiano, l’alzarci dal letto e affrontare una nuova giornata. Per le persone in stato vegetativo invece una parola che assume tutto un altro significato: se avvenisse, vorrebbe dire il ritorno a una vita piena e consapevole... Risveglio: la meta agognata da parenti che attendono anni, a volte decenni. Il 'miracolo' che una volta ogni tanto avviene. Di recente è successo alle porte di Milano: Massimiliano, rimasto nel suo limbo lontano per oltre un decennio, ha improvvisamente alzato un braccio e ha ripreso la trama della vita dal punto in cui l’aveva lasciata, da un gesto antico quanto la sua esistenza, quell’abbraccio con cui prima dell’incidente cingeva il collo di sua madre per baciarla. Per Eluana 'questo' risveglio non c’è stato, forse non ci sarà mai, forse invece è dietro l’angolo. Chissà. Ma anche lei, come tutti, saluta il mattino con la prima azione di ogni uomo vivo: apre gli occhi. Chi si immagina Eluana come un essere inanimato, un corpo sempre dormiente, è lontano da una realtà molto più semplice e in fondo commovente: i grandi occhi neri di Eluana ad ogni sorgere del sole si aprono al mondo. Si richiuderanno solo all’arrivo della sera... IL RIPOSO Sogna Eluana la notte? Se lo sono chiesto medici e neurologi, ma risposta non c’è. Forse notte e giorno nel suo limbo sono indistintamente un lungo strano sogno mai interrotto, chissà. Quel che è certo è che anche Eluana come tutti noi quando è sera chiude i grandi occhi neri e si addormenta. Notte e giorno, veglia e sonno, senza confondersi mai, e al calare del buio anche il suo corpo chiede riposo alla fine di una giornata come tante. Un sonno tranquillo, senza incubi, ed è proprio mentre dorme che un sottile sondino le instilla lentamente quella linfa vitale che chiamano 'alimentazione e idratazione', ma che sono solo cibo e acqua. Goccia a goccia ogni sera per ore entrano in lei e il suo corpo le assimila, si nutre, cresce, vive. È il suo unico ausilio, l’unica richiesta: negargliela significa ucciderla. E infatti è questo il metodo previsto dai 'protocolli' giudiziari per condurla alla morte... Nel silenzio della sera il mistero si infittisce, i dubbi crescono. Sulla parete della stanza sono incorniciate tante Eluane, belle, sorridenti, giovani, piene di vita, maliziose, allegre, spensierate: crudele guardare quelle foto e chiedersi in che piega è nascosto oggi il sorriso di diciassette anni fa. Eluana - la sua anima - gioca a nascondino ma da qualche parte c’è. Che cosa ha vissuto in sé Eluana di questa ennesima giornata? Che cosa ha avvertito? A volte ha sussultato, altre ha sospirato, talvolta ha persino teso la bocca in un sorriso, ma era poi un sorriso? Inutile farsi domande, impossibile darsi risposte, Eluana è viva e questo basta.
Vi propongo la lettura di un brillante articolo di Antonio Socci che fa luce sul particolare periodo di persecuzione che stiamo vivendo... Nerone è ancora tra noi
di Antonio Socci
Libero – 03/02/2009
Che spettacolo. Ogni giorno valanghe di fango, da quei cannoni che sono i mass media e i potenti di questo mondo, contro la Chiesa. Ogni giorno oltraggi, calunnie, dileggi. E lei, bella, dolce, inerme, indifesa che subisce cercando – come una madre premurosa – di proteggere i suoi figli più piccoli dallo scandalo continuo. Come si fa a non amare questa Chiesa, così vulnerabile, indifesa, così umanamente povera da rendere evidentissimo che è sorretta dalla presenza formidabile di un Altro. Altrimenti mai avrebbe potuto arrivare al XX secolo e abbracciare il mondo intero e continuare a far innamorare tanti cuori di quel volto. Del Salvatore. Lei, la Chiesa di Cristo, la Santa Chiesa, che ha subito fin dalla sua nascita le più feroci persecuzioni e che nel XX secolo ha dovuto sopportare il più oceanico macello della sua storia (45 milioni di credenti che hanno perduto la vita, in modo diretto o indiretto a causa della loro fede: dati provenienti da Oxford non dal Vaticano), lei che è stata perseguitata a tutte le latitudini, sotto tutti i regimi (da quello della Cina dei Boxers di inizio secolo, a quello massonico messicano, da quelli comunisti a quelli nazisti e fascisti fino a quelli pagani e a quelli islamici), lei che ha subìto il primo genocidio del Novecento, quello degli armeni. Ma non interessano a nessuno i morti cristiani, le suore rapite, i missionari uccisi i cristiani cacciati da tanti Paesi. E’ forse interessato a qualcuno il lungo genocidio consumatosi a Timor Est o quello ventennale del Sudan ad opera del regime jihadista contro i cristiani del Sud, con due milioni di morti, quattro milioni di profughi e centinaia di migliaia di donne e bambini catturati e venduti come schiavi al Nord? A nessuno. Se ne accorse il New York Times nel 1998. Ma Gesù lo aveva detto: “Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”, “hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”, “diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”, vi trascineranno davanti ai loro tribunali, vi tortureranno, vi metteranno a morte. Infatti non ci si è accontentati di macellare i cristiani: li si vuole anche infangati, disonorati. Anche quando loro – vittime di tutte le ideologie totalitarie – si sono presi cura, pressoché da soli, di altre vittime come i loro fratelli ebrei, anche quando il Papa Pio XII con migliaia di preti e suore, a rischio della loro stessa vita (vedi padre Kolbe), minacciati loro stessi di morte, hanno salvato centinaia di migliaia di poveri ebrei braccati da quell’ideologia pagana che già faceva strage di cattolici polacchi, anche dopo questa immensa e commovente impresa – che dopo la guerra fece sgorgare i più sinceri ringraziamenti dei maggiori esponenti del mondo ebraico e dei tanti salvati (anche esponenti politici avversi alla Chiesa) – anche dopo un evento del genere in cui la Chiesa pressoché da sola (come scrisse Albert Einstein) si oppose al Satana pagano hitleriano, anche dopo ciò alla Chiesa tocca l’onta dell’accusa di razzismo, ideologia biologista che è l’esatto opposto del cattolicesimo e che è nata proprio in odio al cristianesimo…
Ma questa sembra essere la sua sorte: la stessa di Gesù. L’odio del mondo. La mano assassina non è arrivata a colpire perfino il Papa stesso in piazza San Pietro? E già sul suo predecessore, Pio XII, non gravava un progetto di deportazione da parte dei nazisti? E un altro predecessore non era stato già deportato, 150 anni prima, da Napoleone?
Del resto perfino nella democrazie – se proprio non vogliamo ricordare il bagno di sangue cristiano che fu la Rivoluzione francese o le feroci persecuzioni della conquista piemontese (più di 60 vescovi italiani arrestati o esiliati, migliaia di frati e suore cacciati dai loro conventi e la Chiesa espropriata di tutto) – perfino nelle democrazie, dicevo, la Chiesa è odiata, perseguitata. C’è qualcuno che ricordi come nella Inghilterra madre della democrazia (quella che proprio dalla Chiesa aveva imparato da democrazia con la Magna Charta) oggi, a 500 anni dalla svolta anglicana (imposta da un re tiranno) è ancora proibito a un cattolico diventare cancelliere? Blair ha dovuto aspettare, a dare la notizia della sua conversione, di aver perduto la carica. Pensate se vigesse un’analoga proibizione – che so – per gli atei o gli ebrei, o gli islamici…
E perfino negli Usa si è dovuto aspettare duecento anni perché un cattolico, nel 1960, diventasse presidente americano. E quante rassicurazioni dovette dare Kennedy, attaccato proprio in quanto cattolico che – come tale – non doveva andare alla Casa Bianca (in ogni caso fece subito una brutta fine e nessun cattolico più ci è tornato).
Ma, si sa, è proibito guardare la storia per quello che è. Sempre e solo sul banco degli accusati devono stare i cattolici. Ciononostante la Chiesa non fa mai vittimismo, non polemizza, non si perde in discussioni e controversie. Addirittura per volere di quel grandissimo Papa che è stato Giovanni Paolo II, che pure aveva provato sulla sua pelle sia la persecuzione nazista, che quella comunista e infine le pallottole di Ali Agca, arrivò quel gesto inaudito, stupendo che fu il grande “mea culpa” dell’Anno Santo: dalla Chiesa di Roma, che avrebbe avuto tutti i titoli, alla fine del Novecento, per puntare il dito su tutti i poteri e le ideologie del mondo che l’avevano straziata, venne questo struggente atto di umiltà, perché il mondo sapesse, capisse, che ai cristiani non interessa rivendicare meriti, né interessa aver ragione, ma – riconoscendosi peccatori, ultimi fra gli uomini e veramente indegni del dono che hanno avuto da Dio – a loro interessa solo indicare quel volto bellissimo che ci salva, in cui Dio si è fatto carne ed è venuto a salvarci.
Con il cui amore (cantato attraverso duemila anni di bellezza dagli artisti cristiani) hanno insegnato all’umanità a prendersi cura dei sofferenti, dei derelitti, coprendo il mondo di opere di carità e di ospedali. E ancora oggi, come sempre, la Chiesa quasi da sola, sentendo tutti gli uomini come suoi figli (anche coloro che la odiano), premurosamente fa sentire la sua voce contro l’immane massacro delle vite più indifese e innocenti (un miliardo in 40 anni), contro le risorgenti ideologie della morte, contro l’orrore della fame, dell’industria della guerra, contro l’odio che dilania i cuori e il mondo, contro tutte le violenze.
Ma ancora una volta la Chiesa è per questo vilipesa, oltraggiata, infangata, derisa (ora accusata falsamente di tacere, ora accusata dagli stessi di parlare: sempre in ogni caso odiata). Che spettacolo! Come si fa a non accorgersi che è veramente una cosa dell’altro mondo in questo mondo. E’ divina. Così la considerò uno dei suoi persecutori, arrivato alla fine della vita, nell’esilio di Sant’Elena, Napoleone Bonaparte: “Tra il cristianesimo e qualsiasi altra religione c’è la distanza dell’infinito. Conosco gli uomini e vi dico che Gesù non è (solo) un uomo…”.
I pensieri del Bonaparte, riportati in “Conversazioni religiose” (Editori riuniti), sono di questo tenore: “Tutto di Gesù mi sorprende. Il suo spirito mi supera e la sua volontà mi confonde. Tra lui e qualsiasi altra persona al mondo non c’è possibilità di paragone. E’ veramente un essere a parte... E’ un mistero insondabile… Cerco invano nella storia qualcuno simile a Gesù Cristo o qualcuno che comunque si avvicini al Vangelo… Nel suo caso tutto è straordinario…. Anche gli empi non hanno mai osato negare la sublimità del Vangelo che ispira loro una specie di venerazione obbligata! Che gioia procura questo libro!”. “Dal primo giorno fino all’ultimo, egli è lo stesso, sempre lo stesso, maestoso e semplice, infinitamente severo e infinitamente dolce… Che parli o che agisca, Gesù è luminoso, immutabile, impassibile…”. “Gesù è il solo che abbia osato tanto. E’ il solo che abbia detto chiaramente e affermato senza esitazione egli stesso di sé: io sono Dio…”.
Napoleone constata il suo potere divino nei fatti storici: “Voi parlate di Cesare e di Alessandro, delle loro conquiste e dell’entusiasmo che seppero suscitare nel cuore dei soldati” osservava Napoleone “ma quanti anni è durato l’impero di Cesare? Per quanto tempo si è mantenuto l’entusiasmo dei soldati di Alessandro?”.
Invece per Cristo “è stata una guerra, un lungo combattimento durato trecento anni, cominciato dagli apostoli e proseguito dai loro successori e dall’onda delle generazioni cristiane. Dopo san Pietro i trentadue vescovi di Roma di Roma che gli sono succeduti sulla cattedra hanno, come lui, subito il martirio. Durante i tre secoli successivi, la cattedra romana fu un patibolo che procurava sicuramente la morte a chi vi veniva chiamato… In questa guerra tutti i re e tutte le forze della terra si trovano da una parte, mentre dall’altra non vedo nessun esercito, ma una misteriosa energia, alcuni uomini sparpagliati qua e là nelle varie parti del globo e che non avevano altro segno di fratellanza che una fede comune nel mistero della Croce… Potete concepire un morto che fa delle conquiste con un esercito fedele e del tutto devoto alla sua memoria? Potete concepire un fantasma che ha soldati senza paga, senza speranza per questo mondo e che ispira loro la perseveranza e la sopportazione di ogni genere di privazione?... Questa è la storia dell’invasione e della conquista del mondo da parte del cristianesimo… I popoli passano, i troni crollano e la chiesa rimane! Quale è, dunque, la forza che mantiene in piedi questa chiesa, assalita dall’oceano furioso della collera e dell’odio del mondo? Qual è il braccio, dopo diciotto secoli, che l’ha difesa dalle tante tempeste che hanno minacciato di inghiottirla?”
Il sito dell'Associazione Giuseppe e Margherita Coletta può aiutare quanti non conoscono Margherita ad approfondire la missione di questa straordinaria donna, testimone di verità e di speranza; portatrice di un meraviglioso messaggio d'amore nel mondo...
La rivoluzione dell'amore è possibile... Perdonare i nemici è possibile.... Lodare Dio nella sofferenza è la più straordinaria e rivoluzionaria opera dell'Amore è una meravigliosa realtà.
Commuove il coraggio di questa donna, commuove il suo coraggio e la sua fede.
Ha perso il marito, ha perso il figlioletto, ma non la speranza, quella no... sa di avere i suoi sempre vicino, lo si legge nel suo sguardo luminoso, lo si legge nel suo sorriso, nella gioia che manifesta quando annunzia il Vangelo dell'Amore!
Grazie Signore per questa testimonianza! Grazie Margherita!
Altro che "sacco di patate", com'è stata descritta da alcuni, Eluana è una persona! Lo afferma Margherita Coletta in una splendida intervista di Pino Ciociola, riportata sull' Avvenire, di oggi. Stupiranno al lettore molti particolari volutamente taciuti, come ad esempio il fatto che non sia attaccata a nessuna macchina o che non presenti piaghe da decubito o ancora che in 17 anni non abbia mai preso un antibiotico...
Meditiamo...Meditiamo....
VI RACCONTO PERCHE' NON E' GIUSTO UCCIDERLA La moglie del carabiniere assassinato in Iraq nel 2003 racconta il suo rapporto con la Englaro e con il padre: «Rispetto Beppino e provo sempre affetto per lui, ma non è giusto quello che sta facendo». «Quanti sanno che non è attaccata a nessuna macchina? Che non ha una piaga da decubito, che in diciassette anni non ha preso un antibiotico?»
Ha chiamato ancora papà Beppino ieri mattina poco prima delle nove: «Ma nemmeno l’hai accompagnata Eluana?», gli ha detto subito. Margherita Coletta è la vedova di Giuseppe, carabiniere assassinato a Nasiriyah il 12 novembre 2003, nell’attentato che spazzò la base italiana "Maestrale", carabiniere che non aveva mai ucciso e che sceglieva le missioni all’estero per aiutare i bimbi più indifesi, quelli colpiti dalla guerra. Lo faceva per ritrovare il sorriso di suo figlio Paolo, morto a sei anni stroncato dalla leucemia: «Quando capimmo che era finita e i medici ce lo spiegarono chiaramente – racconta lei – facemmo interrompere la chemioterapia». Margherita in questi mesi è volata dalla Sicilia a Lecco per andare a trovare Eluana, accompagnata da Beppino.
Spesso e a lungo l’ha accarezzata, l’ha baciata, le ha parlato. E spesso ha parlato col papà, scontrandosi anche duramente, ma senza che mai lui le negasse il dialogo: in qualche modo forse sono diventati amici. Ecco perché ancora ieri mattina lei gli ha telefonato dicendogli: «Speravo che coi giorni fossi rinsavito».
Cos’ha provato, Margherita, entrando nella stanza di Eluana?
La prima volta mi sono fermata sulla soglia della sua porta. Pensavo di essere più forte. Ho respirato a fondo, poi sono entrata. Quando l’ho vista, abituata com’ero alle foto di lei ragazza, mi ha scosso, oggi è una donna. Ma poco dopo è diventato tutto così normale, come fossi a trovare una persona in ospedale. Anzi, ho sentito tanta dolcezza e nessun ribrezzo o pena. Né ho visto alcun 'sacco di patate', come qualcuno descrisse Eluana, ma una persona che è tutt’altro. Una persona.
La sensazione più bella?
Quando l’ho accarezzata. Con la sensazione netta, nettissima, che lei avvertisse le carezze. Certo è che pensavo d’andare a dare io a lei, invece ho ricevuto assai più di quanto le abbia dato.
Cosa?
La maggiore certezza nelle cose in cui credo. La consapevolezza che non si può ridurre una persona alla sua forma fisica.
Papà Beppino la accompagnava in quella stanza?
Sì. La prima volta che l’ho incontrato mi aveva fatto molta tenerezza: pensavo a mio marito Giuseppe, a quando è morto nostro figlio. E poi mi sembrava quasi di parlare con mio padre: mi diceva «sei una birba».
Adesso è cambiato qualcosa?
Rispetto comunque Beppino e provo sempre grande affetto per lui. Ma non è giusto quello che sta facendo. I figli non sono di nostra proprietà: ci sono soltanto affidati. Ci prendiamo cura di loro, li aiutiamo, li assistiamo e semmai li accompagniamo alla morte, preparandoli se deve accadere, anche da piccoli. Ma lui non si rende conto di tutto questo, si sente incapace di tornare indietro: credo sia soprattutto lui in uno stato simile a quello vegetativo. Quando si risveglierà da questo torpore si renderà conto e starà male, tanto.
Lei che rapporto ha, Margherita, col papà di Eluana?
Ci siamo confrontati tante volte, ma è sempre stato cortese con me. È convinto di quanto fa, forse perché non vede più Eluana come lui la vorrebbe. Ma a me pare evidente che in qualche modo sia stato plagiato da tanta gente alla quale non interessa nulla di Eluana. E lui ora è strumentalizzato, è finito in un vortice: ha anche momenti nei quali io credo vorrebbe tornare indietro, perché non pare convinto fino in fondo di quanto sta facendo, ma non ne ha la forza.
Com’era trattata Eluana nella casa di cura lecchese?
Come una regina. Le suore che le stanno accanto ogni giorno la curano, la lavano, la profumano, la portano a spasso sulla carrozzella. Addirittura la depilano, perché Eluana come ogni ragazza non sopportava d’avere peli sulle gambe.
E come sta?
Lei è una donna. Una donna di trentotto anni: ha la mia stessa età. Ha il ciclo mestruale come ogni donna. Apre gli occhi di giorno e li chiude la notte. Respira benissimo e da sola, serenamente. Il suo cuore batte da solo, tenace e forte. Ci sono momenti nei quali forse sorride e altri nei quali forse socchiude gli occhi. Ma quanti sanno davvero che Eluana non è attaccata a nessuna macchina? Quanti sanno che nella sua stanza non c’è un macchinario, ma due orsacchiotti di peluche sul suo letto? Che non ha una piaga da decubito? Che in di ciassette anni non ha preso un antibiotico?
La notte scorsa hanno portato Eluana a morire: lei, Margherita, cosa sta provando?
Ho un pugnale dentro. Prego, spero fino all’ultimo che lui si renda conto di quel che sta facendo. Quanto sia sbagliato. Quanto non sia paterno. Quanto non sia umano. Io so che lui soffre dentro di sé, e tanto.
Ci ha parlato appena ieri mattina: secondo lei cosa prova Beppino?
Non so come possa vivere con un peso addosso come questo: Eluana da diciassette anni è in quelle condizioni, ma lui fino a ieri mattina non si era mai svegliato sapendo che sua figlia sta per morire.
Come mai, Margherita, lei e suo marito Giuseppe decideste d’in terrompere la chemioterapia a vo stro figlio?
Paolo ne aveva fatti quattro cicli, ne mancavano due, ma ormai il male aveva invaso tutto il suo corpo e i medici ci spiegarono bene la situazione. I dolori e il vomito e tutte le devastazioni provocate dalla chemio a quel punto sì che sarebbero stati accanimento terapeutico: così ci fermammo, affidandoci e affidando Paoletto a Dio.
Perché invece con Eluana non ci sarebbe accanimento terapeutico?
Ma Eluana non ha una malattia, non è terminale, non ha un dolore, non ha un macchinario nella stanza, non c’è nulla che possa far pensare ad un accanimento per tenerla in vita! È accudita, curata, amata. La si deve solamente aiutare a mangiare! Beppino però sostiene che la morte di Eluana servirà a liberarla... Liberarla da cosa? Come fa lui a sapere che lei è in catene? Una persona che soffre lo si vede. Non lo capisco proprio cosa voglia dire Beppino, cerco di sforzarmi, ma non ci arrivo.
Quella giovane donna da ieri è ri coverata nella sezione maschile del "Reparto Alhzeimer" della clinica udinese "La Quiete"...
Ma si rende conto?! È lì, da sola, con nessuno che la conosce, che l’ha curata, che la ama, perché le suore di Lecco la amano: se sapesse ieri sera ( lunedì, ndr) quando ho chiamato suor Rosangela come piangeva. Anzi, mi permetta di ringraziare proprio le suore della casa di cura "Beato Talamone" e tutte le persone che per quindici anni hanno avuto quella tale cura per Eluana.
Margherita, ma perché lei decise d’andare a trovarla?
Non lo so. Una sera ero a casa, ho visto la notizia al telegiornale e ne ho avuto il desiderio. So di non valere nulla, ma ho cercato il numero di Beppino, perché volevo fargli sentire la mia vicinanza. L’ho chiamato, gli ho spiegato chi ero e che sarei stata felice se avessi potuto incontrare Eluana. Lui fu molto gentile, mi disse: «Signora, davanti al suo dolore m’inchino e mi fa piacere se viene». Appena poi arrivai a Lecco, mi chiese subito: «Margherita, tu da che parte stai?».
Lei cosa gli rispose?
«Beppino, io non sto dalla parte di nessuno: sono venuta a trovare Eluana come se tu fossi venuto a trovare un mio parente caro»: andai da lei non per far cambiare idea a Beppino né per altro, solo perché mi era sembrato giusto farlo.
Come mai lei ha accettato di raccontare tutto questo solamente adesso?
Beppino sa che io non avrei mai detto nulla e l’ha visto finora. Però è giunto il momento di dare voce a Eluana.
Un’ultima domanda, Margherita: ha speranze per Eluana?
La prima volta andai a trovarla nel novembre scorso: le promisi che sarei tornata per Natale e Beppino, certo e tranquillo, mi disse: «A Natale non ci sarà più». Io le sussurrai nell’orecchio sotto voce «non ti preoccupare, ci rivediamo» e così poi è stato.
Una notizia incredibile...e proprio perchè straordinariamente incredibile, ma vera, taciuta dalla maggior parte dei media!
Ne da notizia su il Sussidiario.net Valerio Pece in un bellissimo articolo datato 31/01/2009 e intitolato “L’eccezione Croazia”: un esempio da seguire.
Ve lo propongo integralmente...per onorare la Verità taciuta!
In Croazia, dal 1985 al 2005, gli aborti sono diminuiti del 91,1%. Siamo di fronte a un vero e proprio crollo. La fonte è certa: l’Istituto Nazionale Croato per la Salute pubblica. I numeri dicono che nel 1989, ultimo anno del regime comunista, si sono avuti 40.000 aborti volontari contro i 4.600 del 2005.
Un dato statistico del genere è così sconvolgente che avrebbe dovuto scatenare analisti, sociologi, psicologi; produrre convegni e tavole rotonde ai più alti livelli. E invece niente. “L’eccezione Croazia” in tema di aborto, caso unico al mondo, nonostante i numeri clamorosi che la stanno accompagnando, ha avuto un’eco minima sui media. Tra le poche voci che hanno rotto questo silenzio, vi è stato un prezioso articolo dell’ottimo Antonio Gaspari su Zenit, non a caso agenzia cattolica. E sì, perché il motivo in grado di spiegare l’anomalia croata (non solo in tema di aborto, lo vedremo poi) è da individuare proprio nella fede cattolica del suo popolo, una fede che nel tempo si è conservata salda e profonda. In particolare, i croati non sono mai venuti meno alla devozione verso la Vergine, sviluppatasi nel corso dei secoli per mezzo di santi (gli apostoli del popolo slavo Cirillo e Metodio), Papi (Giovanni IV), imperatori (Eraclio), monaci (i benedettini francesi e poi quelli di Montecassino). E oggi confermata dalle apparizioni mariane della vicina Medjugorje. Ora, se è vero che la lettura di questi nessi causali (in sintesi: più fede, meno aborti e drammi sociali) è assolutamente pacifica per il popolo croato, nutriamo qualche dubbio sul fatto che i nostri esperti di statistica - in una realtà culturalmente ingessata come quella italiana - reputino queste relazioni causa-effetto degne di essere illustrate. Eppure le cose stanno esattamente così, vediamo perché. La Chiesa croata, con una paziente azione pastorale, negli ultimi decenni ha contribuito a una profonda ricostruzione del tessuto sociale, completamente sfilacciato dopo lunghe stagioni di iniezioni di ideologia comunista. L’azione educativa della Chiesa cattolica ha portato a una vera e propria rivoluzione nei costumi sociali. Non c’è solo il crollo dell’interruzione volontaria di gravidanza (che di certo non si spiega solo con il fatto che non sia gratuita), anche gli altri dati ufficiali riservano sorprese. La Croazia va in controtendenza rispetto all’emergenza denatalità (è in crescita il numero di famiglie con tre figli) e ha una percentuale di divorzi, nonché di persone affette da Hiv, tra le più basse d’Europa. Va detto che la gente croata ha vissuto sulla propria pelle cosa significa abitare una società da cui si è cercato di cancellare il sentimento religioso con la violenza. La filastrocca pro Tito “Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito”, a significare la sua abilità nel tenere insieme tante diversità, tace sul fatto che il mezzo utilizzato è stato il sistematico sopruso (prova ne è che all’indomani della sua morte qualsiasi legame fra le varie etnie è sanguinosamente franato). La storia dell’ex Jugoslavia è tutt’altro che una filastrocca. La verità parla di intellettuali scomodi uccisi e incarcerati dai comunisti titini, di migliaia di chiese distrutte, di centinaia di sacerdoti sterminati; per umiliare la fede del popolo si è arrivati persino ad arare i cimiteri. A dare credibilità alla voce della Chiesa contribuiscono anche le luminose testimonianze dei suoi figli. Quella dell’Arcivescovo di Zagabria Luigi Stepinac, per esempio, condannato da Tito a sedici anni di lavori forzati perché oppostosi alla creazione di una chiesa separata da Roma. Dalla sua morte, avvenuta nel 1960, nonostante l’opposizione del regime, la sua tomba è diventata meta di continui pellegrinaggi. Giovanni Paolo II, nel 1998, proclamerà Stepinac beato. È anche a causa di queste storie - numerose e ben ancorate nella memoria del popolo - che oggi le persone si fidano degli insegnamenti proposti dal Magistero della Chiesa, mostrando tra l’altro di essere al riparo da quel rischio di “statolatria” recentemente paventato da Mons. Antonio Amato. «Non promuoviamo le posizioni cattoliche perché sono cattoliche, ma perché sono le migliori. Migliori per tutti, non solo per i cattolici». Questo è il limpido motto del “Centro per la Vita” di Zagabria, una delle più importanti associazioni a difesa della vita e della famiglia. Questo slogan è anche una perfetta sintesi dell’azione educativa della Chiesa nel mondo. Al cui cospetto le accuse di ingerenza, che regolarmente si alzano ormai dappertutto (Italia compresa) appaiono, in tutta sincerità, alquanto puerili. Anche in Italia bisognerà che prima o poi qualcuno risponda a un quesito per nulla scontato. Il vertiginoso aumento dei divorzi (pari al 70% negli ultimi 10 anni), un tasso di natalità tra i più bassi del mondo, gli oltre 4 milioni e 600 mila vite abortite dall’introduzione della legge 194 a oggi, sono piaghe sociali da combattere o eventi fisiologici con cui convivere? La domanda purtroppo non è retorica. Se così fosse, non si spiegherebbe l’ostilità, spesso rabbiosa, nei confronti di una Chiesa che quei drammi non li nasconde ma li combatte. E anche con successo, specie quando non è lasciata sola (l’esempio croato è lì a dimostrarlo). Molto meglio - qui sta il punto - inaugurare una nuova collaborazione tra Stato e Chiesa al fine di formare le nuove generazioni. Dare avvio a un vero e proprio “patto” per la costruzione di un piano educativo comune, costituirebbe un’operazione di rinnovamento culturale enorme, la sola in grado di fermare la deriva del nostro paese. A gridarne la scandalosa urgenza basterebbero semplicemente i fatti di cronaca di ogni giorno. In Croazia (ovviamente non senza qualche atteggiamento restio) quest’alleanza è già operante. Molti programmi educativi statali sono tranquillamente sponsorizzati dalla Conferenza Episcopale Croata. Alcuni di questi sono anche approvati dal Ministero dell’Educazione, ragion per cui sono diffusi e utilizzati nelle scuole di ogni ordine e grado. Tutto ciò senza nessuno scandalo. Anzi, con un grande senso di gratitudine da parte del popolo, il quale non vuole più vivere “etsi Deus non daretur”, come se Dio non esistesse. La spassionata difesa della vita da parte della Chiesa cattolica (ribadita dalla Cei nell’Istruzione “Dignitas personae”), che non permette incertezze nella difesa dell'embrione e della sua dignità, che vuole impedire manipolazione della vita umana, nuove aberrazioni, attenta a evitare che l’utile abbia la meglio sul giusto e che il desiderio diventi diritto, non è altro, a ben vedere, che l’invito ai popoli di ogni tempo a non autocensurare quel bene immenso che è la ragione umana. Quella ragione che è esattamente il terreno comune di Stato e Chiesa. Il popolo croato sembra averlo capito. E noi?
Non è la prima volta che il Tg2 presenta servizi interessanti, lanciando messaggi che lasciano trapelare un senso di cristiana speranza! Martedì 03/02/2009 nell'edizione delle 13:00 il giornalista del servizio si è davvero superato, non solo ha addirittura citato il Vangelo del giorno, ma ha fatto un meraviglioso collegamento tra la figlia di Giairo ed Eluana...degno di un Cantalamessa! Complimenti! Ascoltate ascoltate... Dio è grande!