martedì 10 febbraio 2009

I numeri dell'evoluzione: mutazione genetica, selezione naturale, i tempi dell'evoluzione etc...


Estratto di un articolo comparso su Cristianità n.95 (1983)

di Luciano Benassi


1. I principi della teoria evoluzionistica

Con il termine "evoluzionismo" si intende l'ipotesi scientifica che spiega l'origine della vita a partire dalla materia inerte (evoluzione molecolare), e la successiva diversificazione del mondo vivente a partire dagli esseri più semplici e primitivi, fino a rendere conto dello stato attuale del mondo vivente, con i milioni di specie esistenti nei regni vegetale e animale (evoluzione biologica).

Circa i meccanismi di questo processo non esistono spiegazioni univoche, e questo fatto, già di per sé, non depone a favore della bontà della teoria. Grosso modo, le teorie esplicative della evoluzione possono riassumersi in tre gruppi:

a. spiegazioni spiritualistiche: sono quelle che fanno appello a non meglio identificati princìpi immateriali, che orienterebbero la materia verso stati sempre più complessi e perfezionati;

b. spiegazioni verbali: si tratta di definizioni tautologiche della evoluzione, dissimulate sotto la maschera di discorsi dotti e di terminologie scientifiche. Questo tipo di spiegazioni sono dovute, per esempio, ai biologi marxisti, come il sovietico Oparin e l'inglese Haldane, e a uno spiritualista come Teilhard de Chardin, con la sua legge di "complessità-coscienza";

c. spiegazioni scientifiche: sono i tentativi di spiegare il processo evolutivo attraverso i fatti di osservazione.

Sui primi due gruppi la scienza non può formulare giudizio alcuno, in quanto essi stessi si pongono al di fuori del suo campo di azione. Per quanto riguarda le spiegazioni scientifiche si può dire che, attualmente, pur nella grande varietà delle posizioni dei singoli ricercatori, la maggior parte degli evoluzionisti concorda su spiegazioni dell'evoluzione che combinano le acquisizioni della genetica sulla eredità e sulle mutazioni, con l'idea originale di Darwin intorno alla selezione naturale: le teorie attuali sui meccanismi della evoluzione non sono altro che messe a punto di questa "teoria-base" detta "mutazioni-selezione". Vediamo che cosa afferma.

La genetica, branca della biologia che si occupa della eredità, mostra che il patrimonio ereditario di ciascun individuo è strutturato secondo unità microscopiche perfettamente individuate, dette geni. I geni sono localizzati nei cromosomi, situati nel nucleo di ogni cellula, secondo un ordine ben determinato: ciascun gene, o una data sequenza di essi, corrisponde a una serie complessa di funzioni, che la cellula è o sarà chiamata a svolgere. Il corredo di geni di ogni individuo contiene, in altri termini, la descrizione dell'individuo stesso, il suo progetto o piano di montaggio: è questo corredo di geni che, per esempio, è all'origine dello sviluppo dell'uomo così come di ogni animale pluricellulare.

Esso stabilisce i tempi e le modalità della crescita del feto: quando e come si deve formare il tessuto nervoso, quando e come quello osseo, quando e come gli occhi, i capelli, e così via.

Accade, tuttavia, che nel corso dello sviluppo di un individuo, o durante la sua vita, il suo patrimonio genetico subisca mutazioni, cioè alterazioni di struttura. Ricorrendo di nuovo alla immagine del piano di montaggio, è come se le linee di esso fossero state in qualche modo alterate.
Ciò che la genetica ha accertato intorno al fenomeno delle mutazioni si può riassumere nelle seguenti proposizioni:

> le mutazioni si trasmettono ereditariamente secondo le leggi di Mendel;

> il loro tasso è estremamente basso: presso gli animali superiori è appena di 1 ogni 10.000 / 100.000 individui;

> fanno generalmente apparire delle anomalie, delle tare, a volte delle vere e proprie mostruosità, che limitano notevolmente gli individui colpiti;

> se l'organo colpito è un organo fondamentale, l'individuo muore prematuramente, spesso allo stadio di embrione;

> il carattere delle mutazioni è profondamente casuale, cioè non si conosce alcun agente mutageno con azione specifica;

> il numero delle mutazioni letali è da 10 a 15 volte superiore a quello delle mutazioni "vitabili", cioè delle mutazioni che mantengono comunque in vita l'individuo colpito.

Per la teoria evoluzionistica "mutazioni-selezione", le mutazioni costituiscono la fonte della variabilità del mondo vivente, alla quale attinge la selezione naturale per trattenere gli individui nei quali le mutazioni hanno incrementato il tasso di natalità o diminuito quello di mortalità, cioè gli individui favoriti dalle mutazioni.

Anche la selezione naturale è un fatto di osservazione, definitivamente acquisito alla scienza. Le sue modalità di azione, quando possono esplicarsi, sono estremamente incisive. Per esempio, se in una coltura di un milione di batteri compare un individuo mutato, o mutante, il cui ritmo di duplicazione è superiore dell'1 % rispetto agli altri, dopo 4000 generazioni, cioè qualche giorno su scala batterica, il rapporto di popolazione sarà invertito: un individuo originale per milione di mutanti.

La selezione naturale, utilizzando i prodotti delle mutazioni e con l'effetto dell'isolamento geografico delle popolazioni, rende perfettamente conto di quelle modificazioni limitate in seno alle specie, note da sempre ai naturalisti, che talvolta prendono il nome di microevoluzione. Una delle sue manifestazioni più conosciute è la formazione di razze all'interno di una specie.

La microevoluzione, però, non ha nulla a che vedere con l'evoluzionismo: tra essi esiste una differenza di natura. Quasi sempre gli evoluzionisti trascurano tale differenza con disinvoltura colpevole, così che fenomeni microevolutivi vengono interpretati come esempi di evoluzione . La microevoluzione implica modificazioni organiche limitate ed esclude completamente la comparsa di nuovi organi o di nuove funzioni; l'evoluzionismo, invece, per rendere conto delle differenze organiche e funzionali tra i gruppi di viventi passati e attuali, deve postularle: la microevoluzione è indifferente o regressiva, l'evoluzionismo è progressivo.

La teoria evoluzionistica dunque, parte da basi concrete — le mutuazioni, la selezione —, in grado di rendere conto delle modificazioni limitate dei viventi, realmente riscontrabili in natura, per spiegare la comparsa di nuovi gruppi della classificazione sistematica attraverso modifiche profonde e apparizioni di funzioni e di organi nuovi negli esseri viventi. Per rendere plausibili questi fantomatici passaggi, gli evoluzionisti ricorrono a sofismi e a mistificazioni, con i quali il ruolo delle mutazioni e della selezione viene completamente alterato.


2. Il primo inganno evoluzionistico: il ruolo della selezione naturale

Spiega Salet che la reale variabilità del mondo vivente può riassumersi nella seguente proposizione:
"Gli organismi si modificano a caso. Ogni modificazione (mutazione) che corrisponde al MIGLIORAMENTO di un organo è automaticamente selezionata"
Ed ecco, invece, ciò che gli evoluzionisti, al seguito di Darwin, continuano a insinuare:
"Gli organismi si modificano a caso. Le modificazioni (mutazioni) che corrispondono all'APPARIZIONE di una nuova funzione (e quindi, in senso lato, di un nuovo organo) SONO automaticamente selezionate".
Le due proposizioni, come si vede, differiscono per le parole scritte in maiuscolo:

1.> "mutazione", che era singolare, è diventata plurale;
2.> "miglioramento" è diventato "apparizione".

Questi cambiamenti, apparentemente banali, sono tali da trasformare una proposizione esatta in un sofisma. Infatti è chiaro che la selezione naturale può intervenire sul mutante soltanto dopo che si sono verificate tutte le mutazioni necessarie alla comparsa del nuovo organo o della nuova funzione, cioè soltanto dopo che il nuovo organo è completamente costituito ed è in grado di esplicare perfettamente la nuova funzione: la selezione non può in alcun modo trattenere mutazioni intermedie perché non corrispondono ad alcunché di compiuto nell'organismo; anzi, un individuo in un simile stato sarebbe svantaggiato rispetto agli individui originali e la selezione naturale provvederebbe a cancellarlo in breve tempo dalla faccia della Terra.

Per esempio, un essere vivente dotato di un organo a mezza strada tra una pinna e un arto non è né un pesce capace di nuotare nell'acqua, né un animale da terraferma. Un organo come un arto implica ossa, che ne assicurino la rigidità; articolazioni, che ne assicurino la mobilità, e muscoli, tendini e nervi, che ne assicurino la forza. Parlare di formazione progressiva e lenta degli arti è un puro esercizio verbale, privo di ogni riscontro scientifico. La selezione naturale non avrebbe nulla su cui agire.

Dietro una simile concezione circa il ruolo della selezione, oltre al misconoscimento dei fatti, vi è una cattiva comprensione dei concetti di "organo" e di "funzione".

Nei trattati, nei libri di scuola e in ogni articolo sull'evoluzionismo, spesso si dice che un organo nuovo compare in forma molto semplice e che, in seguito, esso si perfeziona sotto il controllo della selezione come se, afferma Salet, bastasse "un poco di organo" per avere assicurata anche "un poco di funzione".

Gli evoluzionisti dimenticano che il "diagramma" della funzione svolta da un organo è del tipo "tutto o niente", proprio come accade per le macchine: nessun funzionamento fino a quando non sono a posto tutti i dispositivi componenti della macchina. Lo sanno bene gli automobilisti, dice Salet, che "senza carburatore o senza dispositivo di accensione un'auto non viaggia "meno bene": non viaggia affatto" .

Di fatto, una via di uscita esiste, ed è quella di ritenere che le mutazioni relative alla comparsa di un organo nuovo e di una nuova funzione avvengano tutte simultaneamente, così che la selezione può intervenire subito per conservare il risultato finale. Come si comprende, il problema si sposta verso il calcolo delle probabilità, poiché occorre stabilire che valore di probabilità hanno mutazioni casuali di verificarsi simultaneamente e di costruire qualcosa di nuovo.
Quella che sembra una via di uscita pone, in realtà, quesiti ancora più gravi dei precedenti e, ancora una volta, gli evoluzionisti propongono soluzioni illusorie.

3. Il secondo inganno evoluzionistico: il tempo necessario alla evoluzione

Fino dai tempi di Darwin, ancora prima di individuare nelle mutazioni la fonte della variabilità del mondo vivente, i biologi avevano intuito le connessioni tra matematica ed evoluzione, ma nessuno tentò mai di impostare rigorosamente il problema. Ancora oggi l'atteggiamento evoluzionistico è quello di una certa "sufficienza": avendo avuto a disposizione un periodo dell'ordine di due miliardi di anni, si ritiene sostanzialmente inutile chiedersi cosa sia possibile o impossibile per la evoluzione in un tempo tanto lungo.

Basta attendere: il tempo compirà da solo il miracolo della creazione della vita e della sua trasformazione. Ma non sarà un'attesa inutile?

A fronte di affermazioni gratuite e non provate, Salet dimostra che la formazione casuale di un organo nuovo, anche modesto, richiederebbe periodi di tempo di durata inimmaginabile, che, espressi in anni, sarebbero dell'ordine di 10 seguito da parecchie centinaia o migliaia di zeri. Nella impossibilità di ripercorrere punto per punto i suoi calcoli, riporto qui di seguito i passaggi principali della dimostrazione.

Occorre osservare, innanzitutto, che la casualità delle mutazioni non implica affatto che esse possano produrre un qualsiasi risultato. Anche le fantasie del caso, dice Salet, hanno limiti. Nella teoria delle probabilità, questi limiti si chiamano soglie di impossibilità e rappresentano quei valori di probabilità al di sotto dei quali vi è la certezza che un evento casuale, di una certa natura, non si è mai verificato né mai si verificherà.

Sulla scorta delle speculazioni di Émile Borel, uno dei massimi matematici del nostro secolo, Salet determina le soglie di impossibilità assoluta per eventi di natura chimica e biochimica sulla Terra e nell'Universo. Considerando la velocità dell'elettrone nell'atomo e la sua massa si può stabilire in 1038 il massimo numero di eventi chimici che si possono svolgere ogni secondo in 1 grammo di materia. Stimando ancora, con larghissimo margine, che il Sole abbia riserve di idrogeno per 100 miliardi di anni, si può ritenere che il nostro pianeta, esistente già da qualche miliardo di anni, possa avere una vita di 1018 secondi. Infine, ritenendo che gli esseri viventi possano muovere una quantità di materia pari, al più, a quella contenuta in uno strato terrestre dello spessore di 1 chilometro, cioè 1024 grammi, si giunge alla cifra di 1080 come limite superiore sicuro del numero di tutto ciò che è possibile immaginare sulla Terra relativamente a eventi di natura chimica e biochimica. Questo numero è molto importante perché il suo inverso, cioè 10-80 (=1/1080), costituisce proprio la soglia di impossibilità assoluta per eventi chimici e biochimici .

Salet riassume in un teorema queste considerazioni: "la realizzazione sulla Terra di un evento supposto o di un insieme di eventi supposti di natura chimica è impossibile se la probabilità di realizzazione di tale evento o insieme di eventi, in una sola prova, è inferiore a 10-100" .

Un altro dato utile ai fini della dimostrazione della impossibilità evolutiva è il numero massimo di esseri viventi che sono potuti esistere da quando la Terra può ospitare la vita, cioè da due miliardi di anni. I calcoli forniscono 1045 come valore. Nel caso particolare dei vertebrati tetrapodi, cioè anfibi, rettili, uccelli e mammiferi, ovvero i grandi gruppi della sistematica animale, si ottiene come valore massimo la cifra di 1025.
Sulla scorta di questi limiti superiori e dei relativi valori inversi di probabilità, Salet calcola i valori di probabilità delle serie di mutazioni casuali, che possono portare alla comparsa di novità vantaggiose nel patrimonio ereditario di un individuo. I risultati non lasciano adito a dubbio alcuno: tali valori di probabilità sono talmente inferiori ai limiti superiori da fare ritenere impossibile non solo la evoluzione nel suo complesso, ma anche la singola mutazione, o gruppo di mutazioni, capace di fare apparire un organo nuovo, per quanto semplice possa essere.

Per dare una idea, consideriamo il caso particolarmente interessante dei vertebrati tetrapodi, di cui si è detto sopra. L'interesse nasce da due considerazioni: la prima è che gli evoluzionisti hanno elaborato numerose e contraddittorie teorie sulla filiazione di un gruppo di vertebrati da un altro; la seconda è che ai mammiferi appartiene anche l'uomo che, per questo, verrebbe ricollegato ad antenati animaleschi.

Consideriamo, dunque, una specie S di vertebrati tetrapodi costituita da M individui. Se P è la probabilità che n geni del patrimonio ereditario di un individuo abbiano acquisito un nuovo carattere, in seguito a mutazioni casuali, si può scrivere che
P = p1 x p2 x ... x pn,
dove p1, p2,..., pn sono le probabilità di mutazione vantaggiosa dei singoli geni. Chiamando p il valore più grande tra essi si può scrivere che la probabilità di mutazione degli n geni è inferiore a pn , cioè
P < n =" P" n =" 5);" p =" 10-6)" m =" 1025):" 25 =" 10-5," style="font-weight: bold;">100.000 miliardi di anni per avere la quasi certezza di vederne uno.

Queste cifre danno solo una pallida idea del tipo di problema che sorge quando si vuole assegnare al caso la genesi e la complessità del mondo vivente.

Basta supporre, per esempio, che i geni interessati alla novità siano 6 anzichè 5, perché la certezza della comparsa di un mutante risulti di 1 su 100 miliardi di miliardi di anni!

Dato che la cosmologia più recente assegna all'Universo una età di circa 20 miliardi di anni, si può ritenere assurda ogni ipotesi che faccia ricorso al caso come a fonte di variabilità vantaggiosa, sia in ambiente pre-vivente che in ambiente vivente.

Salet riassme quanto succintamente ho esposto nel seguente principio generale:

"Se una costruzione nuova necessita di n nuovi geni, il tempo necessario perché mutazioni geniche conferiscono loro il carattere voluto è una funzione esponenziale di n rapidamente crescente. Tempi largamente superiori a quelli delle ere geologiche sono raggiunti per valori di n molto modesti".

Conclusione

Questo principio, e i calcoli da cui deriva, non hanno trovato smentita di nessun genere. Ed è anche molto inverosimile che possano trovarne. L'atteggiamento evoluzionistico è, di solito, quello di ignorare le difficoltà e le obiezioni e di passare oltre, giocando sulla ignoranza dei molti e su fattori emotivi. Tra questi ultimi trova posto, senza dubbio, la convinzione diffusa che una risposta non scientifica a un problema posto dalla scienza, quale è quello relativo alla origine e alla varietà dei viventi, sia una sorta di capitolazione dell'intelletto, l'ammissione di un limite.
In realtà, ciò che cade e si frantuma, di fronte alle grandi questioni, non è l'intelletto, ma l'orgoglio "originale" che rispunta, oggi, nelle vesti di una scienza egemone del reale, attraverso la tecnica, e intollerante verso ogni fatto che sfugga ai suoi metodi di indagine.

Nel costringere i limiti della conoscenza entro i rigori del principio fisico di indeterminazione, Max Born, premio Nobel per la fisica nel 1954, scriveva con disprezzo "Quello che sta al di là, gli aridi tratti della metafisica, lo lasciamo volentieri alla filosofia speculativa".

Dal canto suo, la filosofia naturale e cristiana si fa carico di quegli "aridi tratti", sorretta dall'antica e ispirata sapienza:

"Vani [per natura] sono tutti gli uomini, cui manca la conoscenza di Dio,/ e che dai beni visibili non seppero conoscere Colui che è,/ né dalla considerazione delle opere riconobbero l'artefice./ Ma o il fuoco o il vento o l'aria mobile/ o il cielo delle stelle o la gran massa delle acque/ o il sole e la luna credettero dei, governatori del mondo./ Se dilettati dalla bellezza di tali cose le supposero dei,/ sappiano quanto più bello di esse è il loro Signore,/ giacché l'autore della bellezza creò tutte quelle cose./ Se furono colpiti invece dalla loro potenza ed energia,/ intendano da esse, che più potente di loro è colui che le produsse./ Dalla grandezza invero e dalla bellezza delle creature/ si può conoscere, per analogia, il loro creatore".

Storie di conversioni - 1



Da oggi inizio a presentarvi alcuni file audio tratti dal sito Canto Gesù riguardanti alcune storie di conversioni.
Le riflessioni sono di un esperto del settore, del cardinal Angelo Comastri che in ben due libri ha trattato questa tematica: "Nel buio brillano le stelle. Storie di conversioni del XX secolo" e "Dov'è il tuo Dio? Storie di conversioni nel XX secolo".
Buon ascolto!


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Il sacrificio di Eluana


Le sapienti parole di Margherita Coletta, in un'intervista rilasciata a IlSussidiario.net


«Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto». Basterebbe la profonda e infinita sapienza del salmista per capire che nulla è senza speranza, e che anche l’umanità più abbandonata e desolata trova accoglienza nelle braccia del Mistero. Ma non sono solo le parole dei salmi a dirci di questa speranza: c’è anche la testimonianza di persone speciali, che in quello che fanno e dicono sanno dare concretezza ed evidenza a tutto questo.

Margherita Coletta è una di queste persone. Lei sa cos’è il dolore: un marito ucciso nella strage di Nassiriyah, un figlio morto di leucemia, di cui oggi ricorrerebbe il compleanno. Solo pochi giorni fa, in un’intervista al quotidiano Avvenire, Margherita aveva parlato del proprio rapporto con Eluana, e con il padre Beppino. E degli ultimi, disperati, tentativi di distoglierlo dal suo proposito. Ora, che non rimane più nulla da fare, è il momento di ricordare, e di capire.

Margherita, che ricordo le rimane di Eluana?

Io non potrò mai dimenticare questo giorno. Non solo per il legame che avevo con Eluana, per tutto l’affetto che mi legava a lei. Ma anche perché domani (oggi, ndr) sarà il compleanno di mio figlio Paolo, morto di leucemia. Quindi questo mio legame con Eluana diventa ancor più grande, e più misterioso. Non so perché mi sia successo questo, e perché le nostre esistenze si siano intrecciate in questo modo. È un grande mistero, che mi segnerà per sempre.

Ma cosa rappresenta per tutti noi Eluana, ora che non c’è più?

Il problema ora non è più Eluana: lei stava bene prima, nelle condizioni in cui era, e sta bene anche ora, nel luogo in cui adesso si trova. Il vero problema non è lei. Il problema sono quelli che rimangono, e che hanno il peso di questo omicidio che è stato commesso. È stata una cosa disumana, e non riesco a capire come si sia potuto permettere tutto questo. Si sapeva che stava morendo, eppure non si è potuto fare nulla. Siamo dunque in balia di cosa? Chiunque da un giorno all’altro può prendere una decisione così tragica, e nessuno può fare nulla? Ma tanto, dove fallisce la legge degli uomini, non fallisce la legge di Dio.

Si è parlato molto, in tutto questo periodo, del rispetto nei confronti del dolore del padre.

Il dolore di un padre lo si può capire, perché è comprensibile che di fronte a situazioni così drammatiche si possa perdere il controllo. Ma quello che veramente non riesco a capire è la posizione di quelli che gli sono accanto.

Che cosa la ferisce maggiormente?

Quello che io intravedo di disumano è che sembra di essere tornati indietro di sessant’anni, a qualcosa di simile all’Olocausto, ma che viene eseguito in maniera più lenta. Sembra cioè che si voglia fare una selezione naturale delle persone: quelle che sono buone le teniamo, quelle che non sono buone le buttiamo via. In un paese come il nostro, che dovrebbe essere un paese civile, questo non dovrebbe accadere. Per questo mi auguro che venga approvato il disegno di legge di cui si discute in questi giorni, e che questo possa non accadere mai più

Dopo tanto dolore, come guardare al futuro?

Dobbiamo sicuramente continuare a guardare con speranza al futuro. Eluana, pur senza agire e senza dire nulla, ha comunque fatto in modo che cose del genere possano non accadere mai più. Possiamo dire che il suo è stato un vero e proprio sacrificio, che servirà per tutti i casi che sarebbero potuti accadere in futuro, e che invece ora, grazie al suo silenzioso esempio, saranno evitati.

Quindi da questa tragedia nasce una speranza?

Sì. E speriamo soprattutto che le cose che diciamo possano servire alla gente. Ma una cosa è certa: come ho detto prima, Eluana sta bene.

L'ateismo di Hitler



Rispondo in particolare ad un lettore che leggendo il post intitolato Risposta agli atei devoti... metteva in discussione il fatto che Hitler fosse ateo, adducendo come fonte un sito anticlericale in cui si vedevano alcune foto del folle dittatore in compagnia di prelati. Purtoppo caro amico, la semplice presenza ad una funzione non implica necessariamente la professione di fede.
Tanto per farti un esempio, non c'erano forse molti atei ai funerali di Giovanni Paolo II?

Hitler poi, si sa, con le sue partecipazioni voleva ottenere solo prestigio e potere, voleva far presa su un maggior numero di coscienze apparendo benevolo nei confronti di quella Chiesa che come i documenti ci mostrano odiava profondamente.

Nei suoi scritti, riguardo a Dio, Hitler si esprime, in modo differente a seconda che stia dando di sé l'immagine che vuol presentare ufficialmente nel suo paese e all'estero. Nel Mein Kampf o nelle dichiarazioni ufficiali, frequentemente chiamava in causa il «Creatore», il «Signore del mondo», la «Provvidenza»: tutte espressioni che, per quanto generiche, rimandavano alla concezione di un Dio creatore e personale.

Al tempo stesso ad Hermann Rauschning egli dichiarava senza ambiguità che non poteva esservi coesistenza tra «una fede cristiano-giudaica con tutta la sua morale della compassione» e «una fede energica ed eroica in Dio e nella Natura, nel Dio che esiste nel suo popolo, nella sua sorte, nel suo sangue stesso». Per cui, «una Chiesa tedesca o un cristianesimo tedesco sono utopie. O si è cristiani, o si è tedeschi».

Il partito e le S.A. usavano volentieri figure e simboli cristiani nella loro propaganda, e davanti alla grande croce nella cripta della Feldherrenhalle di Monaco, consacrata alla memoria dei caduti del Putsch del `23, il Führer usava sostare ogni anno in raccoglimento, durante una cerimonia notturna rischiarata dal bagliore delle fiaccole. La stessa liturgia politica del partito, da un lato ispirata (come ben ha dimostrato George Mosse) alle cerimonie giacobine e alle celebrazioni delle leghe patriottiche della Germania dell'Ottocento, molto doveva anche a un cristianesimo magari riletto attraverso il misticismo wagneriano che assumeva volentieri le tinte di una paganesimo neanche troppo velato.

Come afferma lo storico Franco Cardini:
I tre colori «ariani» (il bianco, l'oro, l'azzurro) furono i colori liturgici dei paramenti di questa «Chiesa tedesca» che conosceva cerimonie lustrali simili al battesimo e consacrazioni paraecclesiastiche come quelle nuziali, celebrate dinanzi a un altare sul quale erano una spada e una copia del Mein Kampf. Ma, nonostante gli sforzi per riallacciare questa specie di panteismo nordico alle tradizioni arcaiche «germaniche», il movimento per la «fede tedesca» non seppe mai elevarsi al di sopra di una misera parodia dei riti cattolici o massonici, perché questi (lo confessassero o meno Hauer e Rosenberg) erano i loro modelli culturali effettivi.

Il nazionalsocialismo ambiva a sostituire qualsiasi fede religiosa in quanto intendeva proporsi quale surrogato della religione. La sua Chiesa politica avrebbe col tempo, nelle intenzioni di Hitler, sostituito qualunque Chiesa.

Hitler non aveva altro Dio all'infuori di sè, era un perfetto ateo.
Tutto ciò che celebrava all'esterno non serviva ad altro che a far presa sulle masse...
Bisogna poi considerare il fatto su Hitler furono effettuati dallo stesso Papa Pio XII numerosi esorcismi proprio per liberararlo dalla/ presenza/e demoniache che lo possedevano. Ci sono documenti che attestano lo stato confusionario in cui si svegliava talvolta il fuhrer, matito di sudore, terrorizzato da figure spaventose che gli si presentavano la notte.

Il demonio si sa, non è religioso e pur sapendo che Dio esiste si proclama ateo. Hitler. che era indemoniato.. non celebrava altri che sè seguendo alla perfezione la morale satanista del "fa ciò che vuoi". Era ateo...terribilmente ateo.

Che poi in fondo anche gli atei non lo siano totalmente perchè soggetti ad idoli vari...è un altro discorso!



Affermazioni di alcuni politici sul caso Englaro


Carissimi è il tempo di tirare le prime somme di questi giorni intensi che ci hanno visto schierati in prima fila in questa battaglia contro la cultura morte.
Questa mattina ho letto un articolo di p.Tiziano Repetto che ha confermato la nostra ipotesi...daltronde era piuttosto evidente che dietro questa vicenda si nascondesse lo zampino del demonio. Il maligno gli avrebbe rivelato, ieri pomeriggio, nel corso di un esorcismo che Eluana sarebbe morta per via del suo diretto coinvolgimento nella vicenda.
Ci crediamo, lo abbiamo visto e continuiamo a vederlo...

Pensate che già da oggi sarà reperibile il libro del padre di Eluana, che sembrava non aspettare altro per lucrare sulla vicenda... Si intitolerà in modo ingannevole "La libertà e la vita", che con la storia Eluana non ha niente da spartire dal momento che è stata costretta a morire!
E menomale che aveva detto di restare in silenzio!!! Menzognero fino alla fine.

Diabolica è stata la dinamica della morte di Eluana...diaboliche sono state le parole di alcuni politici.

Non tutti però, ringraziando Dio, si sono assoggettati alla mentalità di morte dimostrando di aver conservato una coscienza piuttosto lucida. Per questo vi invio alcune affermazioni raccolte da don Tullio che ripecchiano il nostro modo di vedere la vicenda.


Borghezio: omicidio di stato

"E' ora di chiamare alle loro pesantissime responsabilita' i numerosi 'dottor morte' che, anche da altissime cariche, hanno consentito questo omicidio di Stato". Lo afferma Mario Borghezio, eurodeputato della Lega, dopo la notizia della morte di Eluana Englaro.

"Berlusconi - aggiunge - ne ha il preciso dovere, ma anche il diritto, perche' e' stato l'unica alta autorita' istituzionale ad essersi comportato, nel caso Eluana, da uomo di Stato degno di un paese cattolico".

Quagliariello (Pdl), è stata ammazzata

"Eluana non e' morta ma e' stata ammazzata". Lo ha detto alzando la voce al Senato il vice capogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello sollevando le proteste dell'opposizione. "Noi - ha aggiunto Quagliariello - non ci stiamo".

Berlusconi, grande rammarico

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha appreso "con profondo dolore" la notizia della morte di Eluana Englaro. "E' grande il rammarico - dice-che sia stata resa impossibile l'azione del governo per salvare una vita".

Gasparri, polemico con Napolitano

"Non e' il tempo del silenzio. Qualcuno ha sbagliato il comunicato". Lo afferma il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, al termine della conferenza dei capigruppo, leggendo la nota del capo dello Stato sulla vicenda Eluana.

Finalmente alcuni politici dicono la Verità. Bravi!

D. Tullio

P. S. Avete letto le assurdità che Fini, Veltroni, D’Alema e gli ex DS hanno scritto sul caso Englaro? Su internet ho trovato delle affermazioni di questi personaggi, della Bindi e ....terribile a dirsi , anche dell’arcivescovo Casale , affermazioni veramente assurde e di estrema ignoranza . Teniamo conto anche di queste affermazioni quando votiamo!!

lunedì 9 febbraio 2009

Arrivederci Eluana!



Te ne sei andata all'improvviso, mentre l'Italia, il tuo Paese, diviso in due continuava a parlare di te. C'era chi pregava e sperava e chi aspettava che la tua vita si spegnesse...Se potessi parlare ora chissà cosa diresti ai tuoi carnefici, ora che i tuoi orizzonti si sono dischiusi verso l'eternità.

Sei morta tra atroci sofferenze in una stanza buia, sorvegliata a vista, come una detenuta.

Hai rantolato, ti sei contorta, eppure nessuno ha fatto nulla.
Assistevano al macabro spettacolo, aspettando...

Ho letto che quando si sono accorti dell'ultima crisi hanno chiamato un anestesista...Perchè?
Non ti sembra ipocrita Eluana, un anestesista per cosa? Non eri forse già morta per loro?
Se avessero voluto salvarti di certo non avrebbero staccato il sondino!
Dicevano che eri morta e nel frattempo ti inettavano massicce dosi di anridolorifico...forse che i morti soffrono? O forse non eri morta? No che non lo eri! Vivievi e comprendevi, vivevi e soffrivi e non potevi comunicare il tuo dolore...

Avevi sete e nessuno ti ha dato da bere!

Almeno, riflettevo quest'oggi, a Gesù sulla croce i suoi aguzzini gli allungarono una spugna imbevuta d'aceto...a te neanche quella, sono passati direttamente alla lancia, alla lancia dell'odio che ha trafitto le tue mute speranze, spezzando la tua vita ...

Un anestesista ti si è avvicinato.... perchè? Per provare a rianimarti?

Non avrebbe avuto senso...forse perchè assistesse sadicamente al tuo ultimo rantolo, per informare chi alla notizia della tua morte avrebbe stappato la bottiglia e brindato alla vittoria dello stato laico e della Costituzione. Complimenti!

Brindate, esultate sepolcri imbiancati! Assassini. Osannate colui che vi è padre, l'omicida fin dal principio. Lui gode ogni qual volta si spegne una vita, sopratutto se indifesa...proprio come avete fatto e state facendo voi. Cosa ci avete guadagnato? Onore, diritti?
La morte, solo la morte avete ottenuto, la morte di Dio, del vero Dio della vita nei vostri cuori!

Bravi!

E quest'Italia mi dovrebbe rappresentare?

Misericordia di noi Signore, Misericordia di noi! Perdona il nostro Paese, perdona i nostri governanti ciechi e guarda alla fede di coloro che fino all'ultimo hanno sperato e pregato.
Pietà di noi!



Eluana rantola...fatica a respirare, ma nessuno fa niente!


Eluana rantola...e nessuno fa niente per aiutarla. I sostenitori dell'eutanasia dicono che non avrebbe sofferto e allora perchè gli vengono somministrati degli anti-dolorifici? E se come afferma il padre Beppino sarebbe morta 17 anni fa, perchè rantola? Un morto non rantola, un morto non si contorce dal dolore!
Leggete e ascoltate fratelli....

tratto da Il Giornale

articolo di Gabriele Villa

Un rantolo. È incredibile il rumore assordante che può fare un rantolo quando si è costretti ad ascoltarlo in una stanza illuminata, come un camposanto, soltanto da un luce fioca. Un lumino al neon che fa giusto scorrere brividi nelle ossa. È difficile, nella penombra angosciante di questa stanza della «Quiete» di Udine, far finta di non sentire quel rantolo. Eluana Englaro sta morendo.
E ogni istante che passa è un istante che l’allontana sempre di più da quel letto di legno chiaro.

Il respiro di questa giovane donna, in stato vegetativo da diciassette anni, da ieri è soltanto un raccapricciante, disperato, segnale di un essere umano che chiede aiuto. Che chiede acqua. Che invoca, disperatamente invoca, una qualsiasi forma di nutrimento che le consenta di arrivare al capolinea di questa grama storia con la dignità che sarebbe dovuta e riconosciuta ad un qualsiasi condannato al patibolo. È strano, ma si potrebbe ben dire, anche se può sembrare assurdo, che il protocollo di morte sottoscritto dall’équipe di volontari con atto notarile voglia far passare Eluana Englaro per una malata terminale. Voglia appiopparle, per ragioni di convenienza, questo viatico. Per turare le falle che si aprono nelle coscienze. Per far finta di non vedere le sacche degli elettroliti, cioè le sacche della sopravvivenza, che sono lì a portata di mano. E, maggior ragione, far finta di non accorgersi che Eluana non è attaccata ad una macchina per respirare.

Perché quel rantolo, quel respiro, che ieri è cominciato a diventare sempre più affannoso, segnala al mondo, una volta di più, che in quel letto, recuperato non si sa ancora bene con quale osservanza delle procedure amministrative all’istituto geriatrico la «Quiete», non c’è solo e semplicemente un corpo ma, al contrario c’è ancora una vita. Alla deriva, certo, ma pur sempre una vita da rispettare. Ieri l’équipe del professor Amato De Monte è entrata in azione con i sedativi. Sedativi per far fronte agli spasmi, per difenderla ma soprattutto per difendersi dall’orribile spettacolo di un corpo che comincia, piano piano, per quei riflessi condizionati che nessuno sa spiegare, ad assumere una posizione fetale. Ha cominciato a contrarsi il corpo di Eluana. E le sue gambe hanno cominciato ad avvicinarsi al petto per via di contrazioni incontrollabili che somigliano in tutto e per tutto al preludio di attacchi epilettici.

E il suo corpo, macchina perfetta come ogni corpo che circola per le strade di questo mondo, ha cominciato a domandare altrove quei liquidi che non ha più, che non le vengono più dati per sentenza. Quei liquidi che possono, o meglio potrebbero, consentirle ancora di tirare avanti per qualche tempo. Quanto tempo di «quel qualche tempo» è difficile ovviamente saperlo. Per dirla scientificamente da ieri pomeriggio, se vogliamo essere dannatamente precisi nel tardo pomeriggio di ieri, Eluana è entrata in uno stato di ipotensione. Che significa ridotta pressione sanguigna. Che significa, per essere ancora più espliciti, l’inizio del punto di non ritorno di qualsiasi funzione renale. Quindi al di là del rapporto dei carabinieri dei Nas che alla «Quiete» hanno annusato puzza di irregolarità e al di là dei minuetti linguistici di cui ieri ha dato ampia prova il governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Tondo, è un dato di fatto che, da oggi, le condizioni di Eluana Englaro cominceranno ad imboccare una strada di problematica reversibilità.

Mentre leggete queste righe il problema della sua funzionalità renale sarà già un problema serio. Ovvero sarà già un’insufficienza renale a tutti gli effetti in grado di provocare un primo blocco renale. Vero è che in un qualsiasi ospedale «normale», ma non certo alla «Quiete» che è poco più di un parcheggio per gente in attesa di traghettare nell’aldilà, all’insufficienza renale si potrebbe far fronte con la dialisi. Ma per Eluana, condannata a morte senza possibilità di appello non è prevista una rimonta verso la vita. Non è prevista la dialisi. Non è prevista, chiariamolo una volta di più, qualsiasi forma di intervento terapeutico che vada oltre il mero, semplice e sconfortante monitoraggio. Come, per intenderci, se al posto di medici e infermieri ci fossero dei notai. In camice bianco, certo, ma pur sempre e solo dei notai chiamati a ratificare e a registrare, alla moviola dell’orrore, questo andamento lento. Verso un inesorabile capolinea.

Deciso, o per meglio dire imposto, da una squadra di manovratori della vita altrui.


Ascoltate il Commento alla Stampa del Giorno di padre Livio

http://www.radiomaria.it/archivio_audio/popup.php?id=1737&browser=0



Hitler e l'eutanasia


Criticano il nazismo, fanno manifestazioni in tutta Italia e poi si trovano ad abbracciare la stessa folle politica del fuhrer, un applauso per la coerenza!
Ditemi voi se le viscide parole di Hitler e del dottor Brack non sembrano quelle pronunciate in questi giorni da vari esponenti politici "thanatisti" (pro morte).

Nel 1920 apparve un libro dal titolo "L'autorizzazione all'eliminazione delle vite non più degne di essere vissute". Gli autori erano Alfred Hoche (1865-1943), uno psichiatra e Karl Binding (1841-1920) un giurista.


Hoche e Binding di fatto svilupparono un concetto di "eutanasia sociale". Secondo i due il malato incurabile era da considerarsi non soltanto portatore di sofferenze personali ma anche di sofferenze sociali ed economiche.
Da un lato il malato provocava sofferenze nei suoi parenti e - dall'altro - sottraeva importanti risorse economiche che sarebbero state più utilmente utilizzate per le persone sane. Lo Stato dunque - arbitro della distribuzione delle ricchezze - doveva farsi carico del problema che questi malati rappresentavano. Ucciderli avrebbe così ottenuto un duplice vantaggio: porre fine alla sofferenza personale e consentire una distribuzione più razionale ed utile delle risorse economiche.

A proposito dell’Eutanasia, Hitler disse:

"Si ricordi che la pietà dei saggi è concessa solo alle persone interiormente malate ed in conflitto. Questa pietà conosce una sola azione: lasciar morire i malati".

In una lettera datata primo settembre 1939, Adolf Hitler scrisse:

"Al Reichleiter Bouhler ed al Dr. Brandt viene conferita la responsabilità di estendere la competenza di taluni medici, designati per nome, cosicché ai pazienti che, sulla base del giudizio umano, sono considerati incurabili, possa essere concessa una morte pietosa dopo una diagnosi approfondita".


Il Dottor Brandt è stato processato a Norimberga come uno dei maggiori esponenti del programma nazista di eutanasia e genocidio degli ebrei.

E Viktor Brack, direttore del programma per l’eutanasia infantile e degli adulti per conto di Hitler e del Governo Nazista, ha spiegato:

"Se si osservano questi malati, si potrebbe vedere che non esiste in loro alcuna volontà. (...) Alla vista di queste creature nessun uomo sano esprimerebbe mai il desiderio di diventare come loro una simile aberrazione dell’essere umano. Si può dunque senza ombra di dubbio pensare che, se il malato fosse consapevole dello stato in cui si trova, chiederebbe egli stesso di abbreviarne la durata. Da ciò traggo il dovere di aiutare queste persone a porre fine alla loro condizione di mortificazione e di sofferenza".

Al processo di Norimberga il segretario di Stato Lammers ricordò il punto di vista di Hitler sull'eutanasia:

"Ho sentito parlare per la prima volta di eutanasia nel 1939 in autunno: era la fine di settembre o l'inizio di ottobre quando il Segretario di Stato dottor Conti, Direttore del Dipartimento di Sanità del Ministero degli Interni fu convocato ad una conferenza del Führer e vi fui portato anche io. Il Führer trattò per la prima volta in mia presenza il problema dell'eutanasia, affermando che riteneva giusto eliminare le vite prive di valore dei malati psichiatrici gravi attraverso interventi che ne inducessero la morte.

Se ben ricordo portò ad esempio le più gravi malattie mentali, quelle che consentivano di far stare i malati solo sulla segatura o sulla sabbia perché, altrimenti, si sarebbero sporcati continuamente, oppure i casi in cui i malati ingerivano i propri escrementi e cose simili. Ne concludeva che era senz'altro giusto porre fine all'inutile esistenza di tali creature e che questa soluzione avrebbe consentito di realizzare un risparmio di spesa per gli ospedali, i medici e il personale".

Ludwig Lehner, un prigioniero di guerra tedesco, ricoverato nel 1939 presso la clinica di Eglfing-Haar, testimoniò nel 1946 a Londra le barbarie di cui fu testimone durante il suo internamento.
…Quando entrai, il prof. Pfanmüller era circondato da alcuni collaboratori e da personale specializzato. Parlava in una corsia, dove in una ventina di lettini giacevano altrettanti bambini di età compresa tra 1 e 5 anni.
Stava dicendo:
"Ai miei occhi di nazionalsocialista queste creature rappresentano soltanto un peso per il nostro popolo. Noi non li facciamo fuori con i veleni, con le iniezioni, eccetera, perché in tal caso offriremmo alla stampa straniera e a certi signori della Svizzera (allusione alla Croce Rossa Internazionale, N.d.T.) nuovo materiale contro di noi. No, il nostro metodo è molto più semplice e naturale...".

Così dicendo, aiutato da un’infermiera, tolse un bambino da un lettino. Mentre lo mostrava intorno come una lepre morta, con sguardo da intenditore aggiunse:
"Questo bambino, per esempio, non durerà più di due o tre giorni". Con la sua faccia grassa fece un ampio sorriso e chiarì agli altri il suo metodo:
"Il metodo non consiste nel sospendere di colpo la nutrizione di questi bambini; basta ridurre gradualmente le razioni. (ndr non vi ricorda niente?) Così, durante l’agonia è possibile ottenere dati molto più nuovi e interessanti sul comportamento dell’organismo iponutrito...".
Non dimenticherò mai questo assassino, che ghignava ghermendo nella sua mano grassa quel mucchietto di ossa piagnucolanti, circondato da altri bambini già quasi distrutti dalla fame…
(in STERPELLONE L., Le cavie dei Lager, Milano, Mursia, 1978, p. 60)

L'appello di Bob Schindler a Beppino Englaro


tratto da IlSussidiario.net

Caro Signor Englaro,

Mi presento: sono Bob Schindler, il padre di Terri (Schindler) Schiavo.

Malgrado noi veniamo da due continenti diversi con differenti culture, abbiamo molte cose in comune. Entrambi siamo padri ed entrambi abbiamo avuto dallo stesso Dio il dono dei figli. Nel mio caso tre. La nascita di Sua figlia e di mia figlia Terri non sono solo accadute, sono state un atto di Dio.

Mi ricordo di quando mia figlia Terri era bambina e di come ero orgoglioso dei commenti della gente su quanto fosse carina. Fui altrettanto orgoglioso quando fece i primi passi e disse le sue prime parole. Lo stesso orgoglio mi ha accompagnato per tutta la sua adolescenza fino a quando è diventata una persona adulta.

Entrambi abbiamo una figlia che ha sofferto gravi danni cerebrali e io so molto bene quali profondi effetti questo può causare alla persona colpita e alla sua famiglia. Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore. Tuttavia, vi è una differenza. Sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana, io non ho potuto far nulla per Terri.

Quando mia figlia Terri subì il trauma cerebrale, le promisi che le avrei fatto avere le cure appropriate. Ho fallito. Ho combattuto senza successo i tribunali e suo marito per poter intervenire nel suo trattamento e riportarla a casa. Ciò non è accaduto e oggi io sono afflitto per il mio fallimento, perché ha portato alla sua morte.

La mia famiglia e io siamo addolorati per la perdita di Terri e io in particolare lo sono per il modo in cui lei è stata messa a morte. È morta per fame e sete.

Questo tipo di morte è crudele e barbarico. I sostenitori dell’eutanasia Le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore. Sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che è falso. È di gran lunga la morte più dolorosa che un essere umano possa sperimentare. Questa è la ragione per cui accade sempre nella più stretta riservatezza, al riparo di testimoni e cineprese.

Se Lei ha intenzione di fare questo a Sua figlia, Le consiglio di prepararsi a come soffrirà. Verrà ridotta a pelle e ossa. Gli occhi usciranno dalle orbite. I suoi denti diventeranno sporgenti in un modo abnorme e i suoi zigomi si ingrandiranno. Non c’è bisogno che Le dica altro, sua figlia soffrirà in un modo incredibile.

Mia figlia sembrava un detenuto di quelli che si vedono nei documentari sui campi di sterminio nazisti. Negli ultimissimi giorni della sua vita, quando chiesi che i media potessero essere testimoni della sua morte, mi fu negato. Non voglio che nessun altro muoia in questo modo.

Dio ha dato a Lei e a me la responsabilità di insegnare principi morali ai nostri figli e di tenerli fuori dalla cattiva strada. Far morire di fame e di sete Sua figlia è lontano da ciò che Dio desidera.

Bob Schindler Sr

domenica 8 febbraio 2009

La vita è un dono...una canzone...un inno!


La vita è un dono
(Renato Zero)

Nessuno viene al mondo per sua scelta, non è questione di buona volontà
Non per meriti si nasce e non per colpa, non è un peccato che poi si sconterà
Combatte ognuno come ne è capace
Chi cerca nel suo cuore non si sbaglia
Hai voglia a dire che si vuole pace, noi stessi siamo il campo di battaglia
La vita è un dono legato a un respiro
Dovrebbe ringraziare chi si sente vivo
Ogni emozione che ancora ci sorprende, l'amore sempre diverso che la ragione non comprende
Il bene che colpisce come il male, persino quello che fa più soffrire
E' un dono che si deve accettare, condividere poi restituire
Tutto ciò che vale veramente che toglie il sonno e dà felicità
Si impara presto che non costa niente, non si può vendere né mai si comprerà
E se faremo un giorno l'inventario sapremo che per noi non c'è mai fine
Siamo l' immenso ma pure il suo contrario, il vizio assurdo e l'ideale più sublime
La vita è un dono legato a un respiro
Dovrebbe ringraziare chi si sente vivo
Ogni emozione, ogni cosa è grazia, l'amore sempre diverso che in tutto l'universo spazia
e dopo un viaggio che sembra senza senso arriva fino a noi
L' amore che anche questa sera, dopo una vita intera, è con me, credimi, è con me.


La sapienza della croce



Kirk Kilgour in occasione della sua ultima visita in Italia in Piazza S. Pietro durante il Giubileo degli ammalati (11 febbraio 2000).
Quel giorno recitò la sua preghiera alla presenza di Sua Santità Giovanni Paolo II.
Il famoso pallavolista rimase paralizzato nel 1976 in seguito ad un grave infortunio in allenamento.

Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese:
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
Mi ha fatto povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:
Egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita:
Mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato, o mio Signore : fra tutti gli uomini nessuno possiede più di quello che ho io!

Kirk Kilgour

(Los Angeles, 28 dicembre 1947 – Roma, 10 luglio 2002)

Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
1 Corinzi 15,57

don Tullio Rotondo

Angelus del Papa: la vera e più profonda malattia dell'uomo è l'assenza di Dio


Lo straordinario Angelus di questa mattina ci ricorda con potenza che Dio è Dio della vita, che i miracoli, le guarigioni di Cristo sono i segni della sua potenza d'amore, che la vera malattia dell'uomo è l'assenza di Dio nel cuore dell'uomo, quel Dio che è fonte di verità e d'amore.
Una vita senza verità e senza amore non è vita...una vita senza Dio non è vita.

Sorge spontanea una conclusione: chi non vive perchè non ha Dio nel cuore non può capire il valore della stessa vita. "Ritornate a Dio con tutto il cuore" sembra voler dire il Papa ai non credenti, perchè solo la riconciliazione può donare la vera guarigione!


Cari fratelli e sorelle,

quest’oggi il Vangelo (cfr Mc 1,29-39) – in stretta continuità con la precedente domenica – ci presenta Gesù che, dopo aver predicato di sabato nella sinagoga di Cafarnao, guarisce molti malati, ad iniziare dalla suocera di Simone. Entrato nella sua casa, la trova a letto con la febbre e, subito, prendendola per mano, la guarisce e la fa alzare. Dopo il tramonto, risana una moltitudine di persone afflitte da mali di ogni genere. L’esperienza della guarigione dei malati ha occupato buona parte della missione pubblica di Cristo e ci invita ancora una volta a riflettere sul senso e sul valore della malattia in ogni situazione in cui l’essere umano possa trovarsi. Questa opportunità ci viene offerta anche dalla Giornata Mondiale del Malato, che celebreremo mercoledì prossimo, 11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes.

Nonostante che la malattia faccia parte dell’esperienza umana, ad essa non riusciamo ad abituarci, non solo perché a volte diventa veramente pesante e grave, ma essenzialmente perché siamo fatti per la vita, per la vita completa. Giustamente il nostro “istinto interiore” ci fa pensare a Dio come pienezza di vita, anzi come Vita eterna e perfetta. Quando siamo provati dal male e le nostre preghiere sembrano risultare vane, sorge allora in noi il dubbio ed angosciati ci domandiamo: qual è la volontà di Dio?

È proprio a questo interrogativo che troviamo risposta nel Vangelo. Ad esempio, nel brano odierno leggiamo che “Gesù guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni” (Mc 2,34); in un altro passo di san Matteo, si dice che “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo” (Mt 4,23).

Gesù non lascia dubbi: Dio – del quale Lui stesso ci ha rivelato il volto – è il Dio della vita, che ci libera da ogni male. I segni di questa sua potenza d’amore sono le guarigioni che compie: dimostra così che il Regno di Dio è vicino restituendo uomini e donne alla loro piena integrità di spirito e di corpo. Dico che queste guarigioni sono segni: guidano verso il messaggio di Cristo, ci guidano verso Dio e ci fanno capire che la vera e più profonda malattia dell’uomo è l’assenza di Dio, della fonte di verità e di amore. E solo la riconciliazione con Dio può donarci la vera guarigione, la vera vita, perché una vita senza amore e senza verità non sarebbe vita. Il Regno di Dio è proprio la presenza di verità e di amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere.

Grazie all’azione dello Spirito Santo, l’opera di Gesù si prolunga nella missione della Chiesa. Mediante i Sacramenti è Cristo che comunica la sua vita a moltitudini di fratelli e sorelle, mentre risana e conforta innumerevoli malati attraverso le tante attività di assistenza sanitaria che le comunità cristiane promuovono con carità fraterna e mostrano così il volto di Dio, il Suo amore. È vero: quanti cristiani – sacerdoti, religiosi e laici – hanno prestato e continuano a prestare in ogni parte del mondo le loro mani, i loro occhi e i loro cuori a Cristo, vero medico dei corpi e delle anime! Preghiamo per tutti i malati, specialmente per quelli più gravi, che non possono in alcun modo provvedere a se stessi, ma sono totalmente dipendenti dalle cure altrui: possa ciascuno di loro sperimentare, nella sollecitudine di chi gli è accanto, la potenza dell’amore di Dio e la ricchezza della sua grazia che ci salva. Maria, salute degli infermi, preghi per noi!

Domenica 8 Febbraio 2009