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mercoledì 29 febbraio 2012

La "Fraternité" scimmiesca del neo-giacobinismo ateo


di Rino Camilleri

da LaBussolaQuotidiana.it
titolo originale: Le scimmie sono sorelle, parola di Veronesi

Il pianeta delle scimmie è il nostro, esattamente come nella saga hollywoodiana. Con la piccola differenza che le scimmie non si sono evolute affatto, sono sempre le stesse fin dai tempi di Darwin e anche prima. Nè una mutazionie artificialmente indotta da quegli sventati che siamo noi umani le ha istigate a prendere il nostro posto come razza dominante. No, saremo noi umani a far loro posto accanto a noi: prego, si accomodino, dal momento che siamo fratelli.

Sì, fratelli. E sorelle. Parola dell'oncologo emerito Umberto Veronesi, che la notoria pigrizia delle redazioni fa sì che venga intervistato su tutto, dall'amore gay ai primati (nel senso di antropoidi). E' sempre la pigrizia dei redattori a incoronare Tuttologi ultraottantenni fuori servizio come il sopracitato, come Margherita Hack, come Rita Levi Montalcini. Oggi il caso riguarda le scimmie di genere macaco, che la multinazionale Harlan acquista nella solita Cina e intende impiegare per esperimenti nella sua azienda brianzola. Gli animalisti hanno promesso sfracelli e subito si è accodata la ex ministra Brambilla, che, com'è noto, ama talmente gli animali da voler imporne l'amore a tutti.

E' come per le sigarette: lo Stato, per il tuo bene, ti vieta di fumare. Sempre per il tuo bene, dissolve il matrimonio etero. Ed è sempre perchè tu, cittadino qualunque, non sai qual sia il tuo vero bene che adesso devi sopportare anche questa delle scimmie. Dice infatti il Veronesi emerito: "non c'è nessuna ragione al mondo per cui si debbano sacrificare dei primati, che sono nostri fratelli e sorelle". Ipse dixit.

Peccato che un altro oncologo famoso, Silvio Garattini, che è ancora in servizio permanente ed effettivo all'Istituto Mario Negri di Mlano (di cui è, per giunta, direttore), dica il contrario. Dice esattamente che la sperimentazione sulle scimmie è e rimane "fondamentale". A lui si aggiungono i Nas, che non hanno trovat o alcunché di irregolare in quel che fanno alla Harlan. Nemmeno i controlli del Ministero della Salute hanno di che lamentarsi.

Bene, qui abbiamo due scuole di pensiero: una del tutto ideologica a cui fanno capo l'ex ministro del turismo di fulvo crine e il Veronesi, che della razza umana ha un'opinione singolare (sostenne, non molto tempo fa, che l'amore omosessuale è il più puro, appunto perchè non figlia); l'altra, quella oggettivamente scientifica dei Nas, di Garattini e del Ministero competente. Si noti che gli appartenenti alla prima scuola sono gli stessi che proclamano il primato e l'infallibilità della Scienza a ogni piè sospinto. Ma, da buoni giacobini, tendono a chiamare Scienza quel che frulla loro nel cervello, e Oscurantisti chi non la vede come loro. Sognano l'Arcadia, quella col cibo naturale e filosofici pastorelli che parlano con gli animali, dove il leone pascola con l'agnello e bianchi mulini ad acqua macinano biscotti. Dèjà vu: l'Illuminismo cominciò con l'Arcadia e finì con la ghigliottina per chi non si adeguava. La sola differenza è che oggi la Fraternité viene estesa ai macachi. 

martedì 13 dicembre 2011

Internet 1 Darwin 0. La rete sbugiarda Darwin.




E Darwin prese l'ennesima batosta! 

Questa volta ci hanno pensato gli studiosi dell'università di Cambrige impegnati nel Darwin’s Emotion Experiment ad umiliare il celebre naturalista britannico. 

Gli uomini, interpretano tutti allo stesso modo le espressioni delle emozioni ? A quanto pare no.

Gli umani non hanno un bagaglio definito di espressioni simili a quelle degli animali, come avrebbe voluto dimostrare Darwin. Per lo scienziato, infatti, l’esistenza di cinque emozioni cardinali — la rabbia, la paura, la felicità, la sorpresa, la tristezza— uguali in ogni epoca e a ogni latitudine, era la "prova sentimentale" dell’evoluzionismo. 

Per confermare la tesi, a suo parere schiacciante, Darwin si avvalse dello strumento più all’avanguardia dell’epoca: la fotografia. Fece scattare dall’anatomista francese Guillaume-Benjamin Duchenne 11 immagini ritraenti il volto espressivo di una povera cavia umana seviziata.

Nell’estate del 1868, lo scienziato trasformò la sua casa di campagna nel Kent in un grande laboratorio. Gli invitati dovevano guardare le fotografie e poi descrivere le emozioni provate dal soggetto rappresentato. Non pago di quegli esigui risultati, al fine di assicurarsi una buona riuscita, ripropose l'esperimento a persone in ogni angolo del pianeta. Purtoppo per lui, però, internet non era ancora nato! 

Ripetendo l'esperimento su scala globale per mezzo del web, gli studiosi dell'università di Cambridge, hanno potuto constatare, con buona pace dei sostenitori delle teorie scimmiesche, l'infondatezza della "prova sentimentale" dell'evoluzionismo. 

I castelli di sabbia darwiniani si sbriciolano sempre più.

martedì 8 novembre 2011

Richard Dawkins e quei lunghissimi secondi in silenzio...


Quando si dice "rimanere a bocca aperta!".

E pensare che i testi di quest'uomo si fondano sulla teoria delle mutazioni positive...



mercoledì 8 giugno 2011

Paul, l'alieno evoluzionista


Dal 1 Giugno è nelle sale PAUL.
Il film parla di due amici che vanno nell'AREA51 dove incontrano un buffo alieno che nella versione italiana ha la voce di Elio...seguono varie vicissitudini e bla bla bla.

Qual'è il punto? E' che il film comico/fantascientifico della Universal Pictures studiato accuratamente per accontentare tutti (vecchi e bambini) negli States sta infiammando gli animi di evoluzionisti e creazionisti.

"Paul" infatti sposa in pieno la causa evoluzionista, sostenendola con tracotanza e superficiale supponenza.

Nelle vicissitudini on the road che l'alieno vive in compagnia di una coppia di giovani nerd appassionati di fumetti e fantascienza, compare una ragazza cristiana, molto bigotta.
La ragazza in questione, porta una maglietta con un disegno emblematico (questo qui sotto).

C'è Gesù, con una pistola, che spara a Darwin. La battuta stampata sotto la vignetta dice: "Evolve this!". Prova a evolvere questo!
Nelle scontro dialettico fra i nerd e l'alieno da una parte, evoluzionisti dichiarati, e la ragazza dall'altra, la battuta ricorrente è: "Con questi (e cioè i cristiani) non si può proprio parlare".
Come se non bastasse la povera ragazza, intenta a spiegare all'alieno (chiuso nel bagno) che crede fermamente nella creazione di Dio e nella creazione dell'uomo a Sua immagine, sviene quando l'alieno le apre la porta e le dice "A sua immagine...a sua immagine e allora come spieghi questo!", riferendosi ovviamente alle sue fattezze aliene.
La ragazza viene così "convertita alla scienza" dall'alieno attraverso un "ponte tattile psicocinetico" e durante un colloquio o meglio uno sfogo isterico con uno dei due ragazzi, dopo la frase "non c'è il paradiso niente inferno niente bene niente male niente peccato", perde i suoi freni inibitori trasformandosi letteralmente in una donnaccia sboccata.

Poteva mancare un miracolo della scienza?
No di certo! La giovane, cieca all'occhio sinistro, una delle tante metafore spicciole del film viene guarita dall'alieno dopo essere stata rassicurata con un "Abbi fede" di evangelica memoria.
Fede in cosa vi chiederete? Nei prodigi della scienza, ovviamente. Perché alla domanda "Come hai fatto?" L'alieno risponde divertito alla miracolata..."Mi sono evoluto baby!".

La conclusione della storiella è ovvia. La ragazza, finalmente liberata dall'opprimente peso della Fede, potrà ritrovare il gusto di vivere e di fare sesso con chiunque le capiti a tiro.
I ragazzi avranno il successo e i soldi che cercano.

Il film piacerà moltissimo a quelli dell'UAAR...a noi basta la maglietta.


sabato 4 giugno 2011

Una scimmia per madre ce l'avrai te!


Repubblica ci informa che le femmine dei primi ominidi (vissuti tra i tre milioni e mezzo e un milione e mezzo di anni fa) erano assai più mobili dei maschi...E per dare questa eclatante notizia mette a tutta pagina l'immagine di un esemplare di "ominide" femminile completamente nudo (nella speranza forse di attrarre gli assidui lettori di Repubblica).

Occorre necessariamente citare padre Livio Fanzaga che nel caffeino del Venerdì criticando la consueta linea filodarwiniana del giornale ha simpaticamente affermato:

"Naso schiacciato, capelli ispidi, irsuta, pelosa...se la prendono i lettori di Repubblica come sposa!"

mercoledì 23 giugno 2010

Guerra tra scimmie, comportamenti umani ed involuzione



Il 22 giugno l'agenzia ANSA ci informava di una guerra in corso tra scimpanzé in Uganda. Una guerriglia per ottenere l'egemonia territoriale. i dieci ricercatori che hanno studiato le fazioni da vicino avrebbero scoperto le pattuglie, gli infiltrati, gli assassini etc...evidenziando le tattiche di assedio e quelle per eliminare gli avversari.
Il quotidiano "La Repubblica" che da tempo ormai si interessa dei "fratelli animali" ha dedicato un bell'articolo corposo all'argomento, mettendo in risalto come queste scimmie per la prima volta abbiano dato solida prova di comportamenti umani.
A questo punto mi sorge spontanea una domanda.
Non sarà forse l'uomo che quando uccide per bramosia o muove guerra all'altro si comporta da animale?
Mi convincerò di una parentela scimmiesca solo il giorno in cui vedrò un cospicuo gruppo di primati pregare con devozione ed un'altro mettersi al servizio del prossimo con la carità di Madre Teresa.

giovedì 12 marzo 2009

Premeditazione animale


Una notizia "sensazionale", in Svezia una scimmia lancia pietre contro i visitatori del centro in cui è ospitato!

Santino, questo il nome (ma guarda un po) dell'animale ha subito mobilitato team di sapientissimi scienziati, i quali non hanno esitato a dire che il lancio di pietre e la preparazione delle stesse sono chiare prove del fatto che (tenetevi forte) "gli scimpanzè hanno una coscienza molto sviluppata, compresa la capacità di simulare mentalmente situazioni della vita reale".

Mathias Osvath della Lund University, in Svezia, uno degli autori dello studio ha affermato "hanno un mondo interiore proprio come noi, quando pensiamo ad eventi passati della nostra vita o pensiamo ai giorni che verranno", continua Osvath.

Semplicemente assurdo!

Tra qualche giorno sicuramente diranno che anche le formiche premeditano quando mettono da parte riserve di cibo e perchè no anche lo scarabeo stercorario che si nutre di feci e che raccoglie il suo nutrimento (per conservarlo o per deporvi le uova) facendone caratteristiche pallottole che rotola sul suolo...

Eh già perchè se lanciare pietre contro gli intrusi è premeditazione, figuriamoci creare pallottole di sterco per farle ben rotolare e portarle comodamente nella propria tana!

p.s. Ora che in alcuni paesi i diritti degli animali sono equiparati a quelli umani (anzi, di gran lunga migliori) chissà che quando un animale uccide un suo simile non venga incarcerato per omicidio premeditato!!!

L'unica premeditazione in questa faccenda è quella dei soliti evoluzionisti atei ed anticlericali!


sabato 7 marzo 2009

Evoluzionismo...quante falle!


Lunedì 23 febbraio, al CNR di Roma, si è tenuta una conferenza sull’evoluzionismo. Andando contro la comune corrente che tende a glorificare Darwin, il prof. Roberto de Mattei ha tracciato un efficace bilancio critico della teoria darwiniana.

tratto da Corrispondenza Romana n. 1082 del 7/3/2009

Lunedì 23 febbraio, al CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), a Roma, si è tenuta un’interessante conferenza sull’evoluzionismo. Contrariamente ai numerosi convegni che, un po’ ovunque, segnano l’anno darwiniano (nel 2009 infatti si commemora sia il bicentenario della nascita di Darwin che il 150° anniversario del suo libro L’origine delle Specie), in questo caso non si è trattato di un’ennesima celebrazione della gloria del celebre naturalista inglese, ma di un bilancio critico della sua teoria.

All’interno del gruppo scelto di scienziati e filosofi, giornalisti, universitari e rappresentanti della Chiesa (tra cui un inviato del Pontificio Consiglio della Cultura, don Tomasz Trafny), si sono susseguiti vari interventi che hanno consentito di inquadrare e approfondire la natura e le conseguenze dell’evoluzionismo.

In apertura il prof. Roberto de Mattei, Vice Presidente del CNR, ha ricordato che l’evoluzionismo era nato come un movimento di rifiuto della Creazione. Ha proseguito poi affermando che «quello che chiamiamo evoluzionismo è un insieme composto da una ipotesi scientifica, più propriamente definibile come “teoria dell’evoluzione” e da un sistema filosofico, che possiamo definire evoluzionismo in senso stretto, per distinguerlo dalla teoria dell’evoluzione». «Teoria scientifica e teoria filosofica – ha continuato de Mattei – formano due aspetti distinti di un unico complesso, che hanno bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere, e si sorreggono a vicenda. L’ipotesi scientifica, che non è mai stata dimostrata, si nutre del sistema filosofico; la tesi filosofica, per giustificarsi, si fonda a sua volta sulla presunta teoria scientifica. Tra gli evoluzionisti non manca chi ammette il fallimento della teoria scientifica».

E ancora: «D’altra parte, nel campo antievoluzionista, e più precisamente in campo cattolico, non manca chi rifiuta l’evoluzionismo filosofico, ma accetta sul piano scientifico la teoria dell’evoluzione. Si tratta di un giro mentale analogo a quello di alcuni cattolici che fino al crollo del comunismo rifiutavano l’ateismo marxista, ma ne accettavano l’analisi socio-economica, giudicandola scientifica. Tali posizioni, ieri ed oggi, nascono da un complesso di inferiorità nei confronti della cultura laica, caratteristico di chi non si sente sicuro delle proprie idee cattoliche».

Il primo intervento è stato quello di un sedimentologo francese, Guy Berthault, le cui ricerche sperimentali, realizzate in particolare presso l’Istituto di Idraulica di Marsiglia e all’Università del Colorado, sono state pubblicate dall’Accademia delle Scienze francese e da quella russa. Berthault ha mostrato che gli strati nelle rocce sedimentarie non sono il risultato di depositi successivi, come si è creduto per tre secoli, ma di una segregazione meccanica delle particelle che si verifica durante il loro trasporto per mezzo di correnti orizzontali e nel corso del loro deposito dovuto alle variazioni di velocità della corrente.
Ne deriva che la cronologia stratigrafica, fondamento delle cronologie geologiche (che a loro volta sono servite a verificare le datazioni con i radioelementi) è tutta da rivedere. Le lunghe durate sono servite a rendere credibile un’evoluzione che non si riusciva tuttavia a constatare nel corso della storia umana.

Un ricercatore della Commissione per l’Energia Atomica (Francia), Jean de Pontcharra, ha spiegato, mediante l’esempio del potassio-argo, metodo più utilizzato per datare i fossili, che molte ipotesi fatte per trasformare analisi chimiche in date del calendario non sono verificate, cosa che produce un considerevole invecchiamento delle età. La lava emessa durante l’eruzione del Monte St. Helens, nello stato di Washington, nel maggio 1980, risale così a 300.000 anni, 900.000 anni o due milioni di anni, a seconda se analizza la roccia nel suo insieme o le sue singole componenti.

Un chimico americano, Hugh Miller, ha presentato le misure del carbonio 14 che ha appena realizzato sul collagene di ossa di dinosauri. Le date vanno dai 20.000 ai 40.000 anni, quindi si è evidentemente molto lontani dai 60 milioni di anni che vengono dati abitualmente per la scomparsa di questi grandi animali!

Un fisico tedesco, Thomas Seiler, ha dimostrato come la legge meglio attestata in fisica, il principio di degradazione dell’energia (o di entropia crescente), si opponga alla comparsa spontanea di differenti esseri viventi, la quale richiede ogni volta un aumento di ordine e di informazione.

Il prof. Pierre Rabischong, ex Preside della Facoltà di Medicina di Montpellier, servendosi di alcuni esempi tratti dal corpo umano, ha provato che è impossibile spiegare mediante una genesi spontanea la complessità e l’ammirevole inter-correlazione dei nostri organi e delle loro funzioni. Bisogna riconoscere un “programma” preesistente, che deriva da un’intelligenza la cui superiorità salta agli occhi fin dal momento in cui si confronta una protesi con l’organo che tenta di rimpiazzare. Esistono tuttavia equipe multidisciplinari che mobilitano una grande quantità di “materia grigia” per l’organo artificiale più piccolo!

A fine mattinata il prof. Maciej Giertych, genetista presso l’Accademia delle Scienze della Polonia, ha spiegato che con sorpresa ha scoperto che i manuali di scienze dei suoi figli presentano la genetica delle popolazioni e la sua disciplina come la prova dell’evoluzione. La formazione di razze o di varietà, fenomeno molto ben studiato sulle specie domestiche, consiste in una riduzione della diversità del genoma. È quindi l’esatto contrario di un progresso per la specie poiché non appare nessuna novità. Com’è possibile che una teoria considerata scientifica, duecento anni dopo la sua prima formulazione, presenti come “prova” solo l’interpretazione infedele di un fenomeno in realtà contrario a quanto afferma?

Il pomeriggio è stato dedicato agli aspetti filosofici dell’evoluzionismo.

Il prof. Alma von Stockhausen, dell’Accademia Gustav Siewert, ha ripercorso l’idea dell’evoluzionismo risalendo, non a Spencer o al Deus sive Natura di Spinoza, come spesso avviene, ma a Lutero che, introducendo l’idea di una incompletezza primordiale, di un non-essere, in Dio, è il vero predecessore di Hegel e della sua idea di un’autorealizzazione consentita in particolare dal compimento della negatività.

L’evoluzione attraverso l’eliminazione del meno adatto secondo Darwin ne è stata così l’applicazione in biologia, allo stesso modo la lotta di classe (con le sue distruzioni) è stata presentata da Marx come un progresso politico.

Il prof. Joseph Seifert, Rettore dell’Università del Lichtenstein, ha fatto un commento critico sulle differenti versioni dell’evoluzionismo: la teoria darwiniana atea, materialista e che nega una Causa intelligente tuttavia evidente; l’evoluzionismo teista, alla maniera di Teilhard de Chardin, che si richiamava a un superuomo biologicamente superiore a noi e la cui coscienza collettiva avrebbe compiuto la divinizzazione del mondo; l’evoluzionismo limitato secondo il quale Dio interviene in certi momenti per assicurare il superamento di soglie quali la vita e la coscienza, o quella dei grandi sottotipi viventi. Si tratta di “racconti di fate”, ma che non è possibile rifiutare soltanto con la filosofia.

Hugh Owen, Direttore del Centro Kolbe (Stati Uniti), ha mostrato con vari esempi come la credenza nell’evoluzionismo abbia frenato la ricerca scientifica falsando lo sguardo dei ricercatori sugli esseri viventi: si è partiti da un presupposto di “non-funzione” di fronte agli organi di cui non si capiva ancora il ruolo, mentre l’ipotesi inversa, secondo la quale tutto ha un senso e un ruolo, è il vero stimolo per la ricerca. Così per vent’anni il 90% del genoma è stato definito DNA “spazzatura” (junk DNA), semplicemente perché ci si interessava solo delle sequenze che codificano le proteine, circa il 10%. Si riteneva che il resto del genoma fosse una sopravvivenza di sequenze un tempo utili durante le tappe precedenti all’evoluzione, ma ormai senza funzione. Alla fine si è quanto meno scoperto che questa parte del genoma svolgeva un ruolo essenziale di regolarizzazione, ma l’ipotesi evoluzionista aveva a lungo dissuaso i ricercatori dall’interessarsene.

Dominique Tassot, Presidente del Centro Studi e Futurologia sulla Scienza (Francia), ha presentato diverse anomalie logiche tipiche dei ragionamenti evoluzionistici: affermazione simultanea di tesi contraddittorie (come il gradualismo negli esseri viventi e l’esistenza di “salti” nell’evoluzione degli animali fossili); uso di un termine confuso come quello di evoluzione al fine di accreditare la tesi non verificata di una macroevoluzione trans-specifica con tutti i fatti legati alla variabilità e agli adattamenti intra-specifici (microevoluzione); estrapolazione sulle durate immense per concludere al contrario di quanto è stato osservato, ecc.

Dopo una discussione finale che ha dimostrato il vivo e profondo interesse dei partecipanti per questo tema fondamentale, il prof. Roberto de Mattei ha ripreso la parola ricordando l’importanza di un dibattito in cui si manifestano chiaramente i limiti della scienza e l’importanza di ristabilire una visione cristiana del mondo che ponga il concetto di Creazione al suo posto centrale portatore di ordine, di finalità e di intelligibilità. Dominique Tassot ha ricordato brevemente che non ci sarebbe stato bisogno di chiedere agli scienziati di rispondere a una domanda fuori dalla loro portata, come la questione delle origini, cosa che era ancora ben compresa dai fondatori della scienza europea fino al diciottesimo secolo.

Un società in ordine richiede l’esistenza di un’autorità intellettuale superiore, la quale ci avrebbe risparmiato questa ideologia evoluzionista che oggi invade tutti gli ambiti dell’azione e del pensiero.

mercoledì 4 marzo 2009

Darwin, chi era costui?


Vi presento alcune sconcertanti verità sul famoso scienziato scritte in un articolo di Antonio Gaspari reperibile su http://www.ragionpolitica.it

Ma l’avete mai letto Darwin?
di Antonio Gaspari
gaspari@ragionpolitica.it


Piergiorgio Odifreddi ha scritto un libro per dimostrare che Charles Darwin è un genio, e il Verde Giorgio Celli ha dichiarato a Il Messaggero (28/11/2005) che «a 15-16 anni scoprii Darwin: non un maestro, un santo protettore». Eppure, c'è chi sostiene che nelle scienze sociali Darwin abbia fornito le argomentazioni per sostenere e diffondere il razzismo e l'eugenetica.

A questo proposito un'autorità in materia come George Mosse nel suo libro Il razzismo in Europa: dalle origini all'olocausto (Laterza. 1994), scrive che i pensatori illuministi, basandosi proprio sulle teorie di Darwin, avevano concepito una nuova forma di razzismo, il «razzismo scientifico».

E non è il solo, anche gli storici, Michael Burleigh e Wolfgang Wippermann nel libro Lo stato Razziale - Germania 1933/1945 (Rizzoli 1992), scrivono che «fu Darwin e non Gobineau l'involontario progenitore dell'ideologia razzista. A lui si deve infatti la teoria della selezione naturale come meccanismo dell'evoluzione, che sarebbe stata al centro di tutte le successive elaborazioni razziste». Insomma, proprio nell'anno in cui si festeggia il bicentenario della nascita e i 150 anni della pubblicazione delle «Origini delle specie» di Charles Darwin, emerge che il problema non è solo se la teoria evoluzionista nega la teoria dell'esistenza di un Creatore, ma, questione ben più scottante, se la teoria di Darwin applicata alla sociologia porta a gravi derive quali il razzismo, l'eugenetica e la soppressione dei più deboli. Secondo alcuni autori però, l'orrore conosciuto come «darwinismo sociale», sarebbe da attribuire ai suoi seguaci piuttosto che a Darwin.

Per cercare di chiarirci le idee siamo andati a leggere esattamente cosa Darwin ha scritto nel libro L'origine dell'Uomo nell'edizione pubblicata da Editori Riuniti nel 1983, e siamo rimasti inorriditi.
In un capitoletto intitolato «Selezione naturale operante nelle nazioni civili» Darwin spiega perché l'uomo civilizzato ha uno svantaggio rispetto al selvaggio, e scrive: «Fra i selvaggi i deboli di corpo e di mente vengono presto eliminati; e quelli che sopravvivono godono in genere di un ottimo stato di salute. D'altra parte, noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione; costruiamo ricoveri per gli incapaci, per gli storpi e per i malati; facciamo leggi per i poveri; e i nostri medici usano la loro massima abilità per salvare la vita di chiunque fino all'ultimo momento. Vi è ragione di credere che la vaccinazione abbia salvato migliaia di persone, che in passato sarebbero morte di vaiolo a causa della loro debole costituzione. Così i membri deboli della società civile si riproducono. Chiunque sia interessato dell'allevamento di animali domestici non dubiterà che questo fatto sia molto dannoso alla razza umana. E' sorprendente come spesso la mancanza di cure o le cure mal dirette portano alla degenerazione di una razza domestica: ma, eccettuato il caso dell'uomo stesso, difficilmente qualcuno è tanto ignorante da far riprodurre i propri animali peggiori» (pag.176).

«Dobbiamo perciò sopportare - continua Darwin - gli effetti indubbiamente deleteri della sopravvivenza dei deboli e della propagazione delle loro stirpe» (pag.177). Abbiamo capito bene? Aiutare i deboli, curare i malati, vaccinare salvare migliaia di persone è un «effetto deleterio» per l'evoluzione della specie?

Ma l'autore inglese non ha dubbi, per favorire la selezione naturale in cui il debole deve essere soppresso a favorire del più forte Darwin ha scritto:

«Eppure l'uomo potrebbe mediante la selezione fare qualcosa non solo per la costituzione somatica dei suoi figli, ma anche per le loro qualità intellettuali e morali. I due sessi dovrebbero star lontani dal matrimonio, quando sono deboli di mente e di corpo; ma queste speranze sono utopie, e non si realizzeranno mai, neppure in parte, finché le leggi dell'ereditarietà non saranno completamente conosciute. Chiunque coopererà a questo intento, renderà un buon servigio all'umanità» (pag. 255).

Ed ancora «Il progresso del benessere del genere umano è un problema difficile da risolvere; quelli che non possono evitare una grande povertà per i loro figli dovrebbero astenersi dal matrimonio, perché la povertà non è soltanto un gran male, ma tende ad aumentare perché provoca l'avventatezza del matrimonio. D'altra parte, come ha notato Galton, se i prudenti si astengono dal matrimonio, mentre gli avventati si sposano, i membri inferiori della società tenderanno a soppiantare i migliori» (pag.256).

Capito? Per Darwin se sei povero e debole non dovresti avere diritto a sposarti. In conclusione c'è da chiedersi, ma i grandi estimatori dell'autore inglese, coloro che stanno riempiendo saggi, riviste e libri su Darwin, hanno mai letto quello che ha scritto?

(mi permetto di aggiungere...e se lo hanno fatto, sono chiaramente in mala fede!)

venerdì 13 febbraio 2009

Il caso? Ridiamoci su...


IL CASO?

di don Tullio Rotondo

I darwinisti e tutti coloro che affermano che il mondo è dovuto al caso stranamente parlano senza gettare parole a caso .

Ci pensate ….jfjhrdhtrdjdhffdfhfjhjfvfghvhgvjgvnvmvnghgfcsgslgi …..avete capito?

Ecco cosa è scrivere a caso ….e nei testi dei casualisti non troviamo lettere a caso.

Quando dormono - neppure allora - agiscono a caso: capita infatti che non si gettino là dove li coglie il sonno .

Quando mangiano non mangiano a caso, non ingeriscono quello che capita, a caso, altrimenti sarebbero morti da molto tempo.

Quando bevono non bevono a caso, e se stanno male certamente non agiscono a caso : vanno dal dottore, per una operazione non vogliono un chirurgo che operi a caso, che scelga a caso lo strumento per incidere, escludono con cura che il “caso” permetta siano operati con una sega a motore o circolare, o con una sciabola da samurai, dopo l'operazione certamente non vogliono essere abbandonati al caso per quanto attiene alle cure necessarie, ( etcetera, etcetera, etcetera).

Neppure vogliono che i loro figli siano educati a caso ;
ugualmente non vivono a caso ma in una casa, ammobiliata, e potendo, non a caso ma addirittura con il frigo, la stufa (etc, etc, etc ).

E se voi esaminate ogni strumento di questi scoprirete che non sono scelti a caso, e neppure le loro case sono fatte a caso, hanno finestre, porte, bagni...ma di più :

se questi casualisti sono scienziati essi non studiano a caso, neppure scrivono a caso, ma cercano leggi, regole e non caso ( incredibile), e il loro notebook non è realizzato mischiando cose a caso,
...e quando lavorano non lavorano a caso, altrimenti i loro datori li mandano a casa .

Vi immaginate cosa succederebbe se un operaio o un industriale operasse a caso …..??????

E quando guidano, stanno ben attenti a non agire a caso, altrimenti certamente e non per caso farebbero un incidente.

E quando devono essere pagati, questi casualisti, non accettano che il loro creditore operi a caso, stranamente vogliono una somma di denaro fissata precisamente, intangibilmente .

E neppure ammettono che altri mettano “casualmente” le mani nelle loro tasche, per tirare fuori ciò che casualmente, si dice denaro .

Sbagliamo a dire quello che abbiamo detto ?
Certamente no, sbagliano loro ?

Certamente si e non per caso, ma perché si ostinano a non far funzionare rettamente il cervello, offendendendo la Verità con affermazioni false ed eretiche.

Infondatezza del caso: esempi illustri


Il Premio Nobelo Carlo Rubbia:

“Parlare di origine del mondo porta inevitabilmente a pensare alla creazione e, guardando la natura, si scopre che esiste un ordine troppo preciso che non può essere il risultato di un ‘caso’, di scontri tra ‘forze’ come noi fisici continuiamo a sostenere. Ma credo che sia più evidente in noi che in altri l’esistenza di un ordine prestabilito nelle cose. Noi arriviamo a Dio percorrendo al strada della ragione, altri seguono la strada dell’irrazionale”.

L'astrofisico Stephen Hawking:
“Le leggi della scienza, quali le conosciamo oggi, contengono molti numeri fondamentali….. Il fatto degno di nota è che i valori di questi numeri sembrano essere stati esattamente coordinati per rendere possibile lo sviluppo della vita”.

Coordinati da chi? Non certamente dal caso, perché il caso non coordina alcunché. Evidentemente esiste un coordinatore e questo Coordinatore è Dio.

Grichka Bogdanov, esperto di fisica teorica:

“Affinché la formazione dei nucleotidi porti “per caso” alla elaborazione di una molecola di RNA (acido ribonucleico) utilizzabile, sarebbe stato necessario che la natura moltiplicasse i tentativi a casaccio nello spazio di almeno 1015 anni (vale a dire 1 seguito da 15 zeri, cioè un milione di miliardi di anni), il che è un tempo centomila volte più esteso dell’età di tutto il nostro universo)”.

Il prof. Bucci, del Campus Biomedico di Roma:

“Supponiamo che io vada in una grotta preistorica e vi trovi incisa, su una parete, una scritta, per esempio: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la dritta via era smarrita”, e che io dica ai miei colleghi: in questa grotta, a causa dell’erosione dell’acqua, della solidificazione dei carbonati e dell’azione del vento, si è prodotta, per caso, la prima frase della Divina Commedia. Non mi prenderebbero per matto? Eppure non avrebbero nulla da ridire se dicessi loro che si è formata per caso la prima cellula vivente, che ha un contenuto di informazioni equivalente a 5.000 volte l'intera Divina Commedia”.

John Eccles, premio Nobel per la fisiologia e la medicina, diceva:

“Supponiamo l’esistenza di un magazzino immenso di pezzi aeronautici, tutti nelle loro casse o sugli scaffali. Un edificio enorme, mettiamo di mille chilometri per lato (Milano-Reggio-Milano-Reggio). Arriva un ciclone che, per centomila anni, fa roteare e scontrare tra loro quei pezzi. Quando finalmente si placa, dove c’era il magazzino c’è una serie di quadrimotori, già con le eliche che girano….Ecco: stando proprio alla scienza, le probabilità che il caso abbia creato la vita sono più o meno quelle di questo esempio. Con, per giunta, un’aggravante: da dove vengono i materiali del magazzino?”



Casualisti? Dogmatici e non scientifici...


Nel libro di Vittorio Messori, intitolato "Inchiesta sul Cristianesimo",
lo scrittore cattolico ricorda un efficace esempio dell'astronomo e matematico Fred Hoyle, nel capitolo dedicato all’intervista di Margherita Hack, la famosa astrofisica che sostiene strenuamente la causa del caso (scusate il gioco di parole) e che appare puntualmente in tv ogni volta che qualche scienziato parla di Dio per ricordare ai telespettatori che esistono anche scienziati non credenti.


Dice Hoyle:


Ma è possibile che il caso abbia prodotto anche soltanto gli oltre duemila enzimi necessari al funzionamento del corpo umano? Basta una piccola serie di calcoli al computer per rendersi conto che la probabilità che questo sia avvenuto casualmente è pari alla probabilità di ottenere sempre 12, per 50.000 volte di fila, gettando due dadi sul tavolo (due dadi non truccati, ovviamente). Più o meno la stessa probabilità del vecchio esempio della scimmia che, battendo su una macchina da scrivere, finirebbe con lo sfornare tutta intera la Divina Commedia, con capoversi e punteggiatura al punto giusto. E questo, ripeto, solo per gli enzimi, perché l’improbabilità raggiunge livelli ben più pazzeschi se ci si allarga a tutte le innumerevoli condizioni necessarie alla vita: tutti ‘numeri’ usciti da cilindro del caso? Se si risponde sì, si esce dalla ragione”.

E' davvero confortante sentir dire da uno scienziato, che di ragione se ne intende, che fare ricorso al caso per spiegare la complessità dell’universo equivale ad uscire dall'alveo della ragione.

I cattolici sarebbero superstizioni e dogmatici?

Tutt'altro, stando a molti scienziati, è proprio chi si rifà al caso ad essere dogmatico e non scientifico!


Il Nautilus...Fibonacci e il caso!


No, non vi parlerò del leggendario sottomarino del Capitano Nemo, ma di un mollusco cefalopode tetrabranchiato nei confronti del quale ho sempre avuto una certo debole...
Non può certo dirsi affascinante, per via della sua estetica piuttosto bizzarra, ma questo bizzarro abitante dei fondali oceanici nasconde un segreto che chiama addirittura in causa Dio.
La struttura calcarea di questo mollusco presenta una fantastica struttura a spirale logaritmica che segue il principio matematico di Fibonacci e si fonda sul concetto di numero aureo.
Osservate la perfezione della struttura nell'immagine sottostante.


Se si disegna un rettangolo con i lati che stanno in rapporto aureo fra di loro, lo si può dividere in un quadrato e un altro rettangolo, simile a quello grande nel senso che anche i suoi lati stanno fra loro nel rapporto aureo. A questo punto il rettangolo minore può essere diviso in un quadrato e un rettangolo che ha pure i lati in rapporto aureo, e così via. La curva che passa per vertici consecutivi di questa successione di rettangoli è una spirale che troviamo spesso nelle conchiglie e nella disposizione dei semi del girasole sopra descritta e delle foglie su un ramo.


Se l'esempio del Nautilus mostra tutta l'evidenza di una non casualità nella creazione, c'è da dire che la successione matematica di Fibonacci è praticamente onnipresente in natura.

Tanto per fare alcuni esempi:

quasi tutti i fiori hanno tre o cinque o otto o tredici o ventuno o trentaquattro o cinquantacinque o ottantanove petali: i gigli ne hanno tre, i ranuncoli cinque, il delphinium spessone ha otto, la calendula tredici, l'astro ventuno, e le margherite di solito ne hanno trentaquattro o cinquantacinque o ottantanove.

Troviamo i numeri di Fibonacci nei fiori di girasole. Le piccole infiorescenze al centro di girasole, che poi si trasformano in semi, sono disposte lungo due insiemi di spirali che girano rispettivamente in senso orario e antiorario. Spesso le spirali orientate in senso orario sono trentaquattro e quelle orientate in senso antiorario cinquantacinque; ma a volta sono rispettivamente cinquantacinque e ottantanove, o addirittura ottantanove e centoquarantaquattro, e si tratta sempre di numeri di Fibonacci consecutivi (il cui rapporto si approssima alla sezione aurea).

Così in molte specie vegetali, prime fra tutte le Astaracee (girasoli, margherite, ecc.), il numero dei petali di ogni fiore è di solito un numero di Fibonacci, come 5, 13, 55 o perfino 377, come nel caso della diaccola.

Le brattee delle pigne si dispongono in due serie di spirali dal ramo verso l'esterno - una in senso orario e l'altra in senso antiorario. Uno studio di oltre 4000 pigne di dieci specie di pino rivelò che oltre il 98 per cento di esse conteneva un numero di Fibonacci nelle spirali che si diramavano in ogni direzione. Inoltre, i due numeri erano adiacenti, o adiacenti saltandone uno, nella sequenza di Fibonacci - per esempio 8 spirali in un senso e 13 nell'altro, o 8 spirali in un senso e 21 nell'altro.

Le scaglie degli ananas presentano un'aderenza ancora più costante ai fenomeni di Fibonacci: non una sola eccezione fu trovata in un test compiuto su 2000 ananas.

La crescita della foglie segue una spirale vegetativa: le linee rette che congiungono il centro del fusto e l'attacco della foglia formano un angolo ottuso, chiamato angolo aureo, il cui valore è dato da, calcolatrice alla mano, 360°·(1-?)=137,5° (ponendo ? = 0,618034).
I numeri di Fibonacci si trovano pertanto anche nella fillotassi, l'ordinamento delle foglie su un gambo. Su molti tipi di alberi le foglie sono allineate secondo uno schema che comprende due numeri di Fibonacci. Partendo da una foglia qualunque, dopo uno, due, tre o cinque giri dalla spirale si trova sempre una foglia allineata con la prima. a seconda delle specie, questa sarà la seconda, la terza, la quinta, l'ottava o la tredicesima foglia.

E ancora nella ramificazione di molte piante

E ancora potete osservare queste spirali logaritmiche nei cavolfiori, in alcune galassie, nei tipico modo di nuotare di alcuni branchi di pesci, negli uragani, nella formazione di viticci, nella doppia elica del DNA,

Anche il nostro corpo è regolato dallo stesso principio, rivelando delle proporzioni auree.

Qual è il punto il cui il corpo umano in altezza si suddivide nel rapporto aureo? È l'ombelico!

La mano e la testa si suddividono secondo rapporti aurei.


Alla faccia del caso!!!


martedì 10 febbraio 2009

L'evoluzione dell'uomo dagli scritti di Maria Valtorta


tratto da "I Quaderni dal 1945 al 50" di Maria Valtorta

pag.339, ed. CEV

Sento la notizia che hanno trovato in una caverna scheletri di uomo-scimmia.
Resto pensierosa dicendo:

"Come possono asserire ciò? Saranno stati brutti uomini. Volti scimmieschi e corpi scimmieschi ce ne sono anche ora. Forse i primitivi erano diversi da noi nello scheletro".

Mi viene un pensiero:

"Ma diversi in bellezza. Non posso pensare che i primi uomini fossero più brutti di noi essendo più vicini all'esemplare perfetto che Dio aveva creato e che certo era bellissimo oltre che fortissimo".

Penso a come la bellezza dell'opera creativa più perfetta si sia potuta avvilire tanto da permettere agli scienziati di negare che l'uomo sia stato creato uomo da Dio e non sia l'evoluzione dalla scimmia.

Gesù mi parla e dice: "Cerca la chiave nel Cap. 6° della Genesi. Leggilo". Lo leggo.
Gesù mi chiede: "Capisci?".

"No, Signore. Capisco che gli uomini divennero subito corrotti e nulla più. Non so che attinenza abbia il capitolo con l'uomo scimmia".

Gesù sorride e risponde:

«Non sei sola a non capire. Non capiscono i sapienti e non gli scienziati, non i credenti e non gli atei. Stammi attenta. E comincia a recitare (Cap. 6 v:1-4):

"E avendo cominciato gli uomini a moltiplicarsi sulla terra e avendo avuto delle figliole i figli di Dio, o figli di Set, videro che le figliole degli uomini (figlie di Caino) erano belle e sposarono quelle che fra tutte quelle piacquero... Ora dunque, dopo che i figli di Dio si congiunsero colle figlie degli uomini e queste partorirono, ne vennero fuori quegli uomini potenti, famosi nei secoli".

Gli uomini che per potenza del loro scheletro colpiscono i vostri scienziati, che ne deducono che al principio dei tempi l'uomo era molto più alto e forte di quanto è attualmente, e dalla struttura del loro cranio deducono che l'uomo derivi dalla scimmia. I soliti errori degli uomini davanti al mistero del creato.

Non hai ancora capito. Ti spiego meglio. Se la disubbidienza all'ordine di Dio e le conseguenze della stessa avevano potuto inoculare negli innocenti il Male con tutte le sue diverse manifestazioni di lussuria, gola, ira, invidia, superbia e avarizia, e presto l'inoculazione fiorì in fratricidio provocato da superbia, ira, invidia e avarizia, quale più profondo dominio di Satana avrà provocato questo peccato secondo?

Adamo ed Eva avevano mancato al primo dei comandi di Dio all'uomo. Comando sottinteso nell'altro di ubbidienza dato ai due: "Mangiate di tutto ma non di quest'albero". L'ubbidienza è amore. Se essi avessero ubbidito senza cedere a nessuna pressione del Male fatta al loro spirito, al loro intelletto, al loro cuore, alla loro carne, essi avrebbero amato Dio "con tutto il loro cuore, con tutta la loro anima, con tutte le loro forze" come molto tempo dopo fu esplicitamente ordinato dal Signore. Non lo fecero e furono puniti. Ma non peccarono nell'altro ramo dell'amore: quello verso il proprio prossimo. Non maledissero neppure Caino, ma piansero sul morto nella carne e sul morto nello spirito in ugual misura, riconoscendo che giusto era il dolore da Dio permesso, perché essi avevano creato il Dolore col loro peccato e per primi dovevano sperimentarlo in tutti i suoi rami. Rimasero perciò figli di Dio e con loro i discendenti venuti dopo questo dolore. Caino peccò contro l'amore di Dio e contro l'amore di prossimo. Infranse l'amore totalmente e Dio lo maledisse, e Caino non si pentì.

Perciò egli e i propri figli non furono che figli dell'animale detto uomo.

Se il primo peccato di Adamo ha fatto di tanto decadere l'uomo, che avrà prodotto di decadenza il secondo al quale si univa la maledizione di Dio? Quale fomiti di peccato nel cuore dell'uomo-animale perché privo di Dio, e a quale potenza saranno giunti, dopo che Caino ebbe non soltanto ascoltato il consiglio del Maledetto, ma lo ebbe abbracciato come un padrone diletto, uccidendo per ordine suo? La discesa di un ramo, di quello avvelenato dal possesso di Satana, non ebbe sosta ed ebbe mille volti. Quando Satana prende, corrompe in tutti i rami. Quando Satana è re, il suddito diviene un satana. Un satana con tutte le sfrenatezze di Satana. Un satana che va contro la legge divina e umana. Un satana che viola anche le più elementari e istintive norme di vivere da uomini dotati di anima, e si abbruttisce nei più laidi peccati dell'uomo bruto.

Dove non è Dio è Satana. Dove l'uomo non ha più anima viva è l'uomo-bruto. Il bruto ama i bruti. La lussuria carnale perché afferrata ed esasperata da Satana, lo fa avido di tutti i connubi. Bello e seducente gli pare ciò che è orrido e sconvolgente come un incubo. Il lecito non lo appaga. É troppo poco e troppo onesto. E pazzo di libidine cerca l'illecito, il degradante, il bestiale.

Quelli che non erano più figli di Dio, perché col padrone e come il padre avevano fuggito Dio per accogliere Satana si spinsero a questo illecito, degradante, bestiale. Ed ebbero mostri per figli e figlie. Quei mostri che ora colpiscono i vostri scienziati e li traggono in errore. Quei mostri che, per la potenza delle forme e per una selvaggia bellezza e un'ardenza belluina, frutti del connubio fra Caino e i bruti, fra i bruttissimi figli di Caino e le fiere, sedussero i figli di Dio, ossia i discendenti di Set per Enos, Cainan, Malaleel, Jared, Enoc di Jared - da non confondersi coll'Enoc di Caino - Matusala, Lamec e Noè padre di Sem, Cam e Jafet. Fu allora che Dio, ad impedire che il ramo dei figli di Dio si corrompesse tutto con il ramo dei figli degli uomini, mandò il generale diluvio a spegnere sotto il peso delle acque la libidine degli uomini e a distruggere i mostri generati dalla libidine dei senza Dio, insaziabili nel senso perché arsi dai fuochi di Satana.

E l'uomo, l'uomo attuale, farnetica sulle linee somatiche e sugli angoli zigomatici, e non volendo ammettere un Creatore, perché troppo superbo per poter riconoscere di essere stato fatto, ammette la discendenza dai bruti! Per poter dire: "Noi da soli, ci siamo evoluti da animali a uomini". Si degrada, si autodegrada per non volersi umiliare davanti a Dio. E discende. Oh! se discende! Ai tempi della prima corruzione ebbe di animale l'aspetto. Ora ne ha il pensiero e il cuore, e la sua anima, per sempre più profondo connubio col male, ha preso il volto di Satana in troppi.

Scrivilo questo dettato nel libro. Più ampiamente avrei trattato l'argomento, come ti avevo detto nel luogo del tuo esilio, a controbattere le teorie colpevoli di troppi pseudo-sapienti. Ma deve ben esservi un castigo per coloro che non mi vogliono sentire nelle parole che scrivi sotto dettatura mia. Avrei svelato grandi misteri. Perché l'uomo sapesse, ora che i tempi sono maturi. Non è più tempo da contentare le folle con le favolette. Sotto la metafora delle antiche storie sono le verità chiave a tutti i misteri dell'universo, ed Io li avrei spiegati attraverso il mio piccolo, paziente Giovanni.

Perché l'uomo dal sapere la verità traesse forza a risalire l'abisso per essere sullo stesso piano del nemico nell'ultima lotta che precederà la fine di un mondo che, nonostante tutti gli aiuti di Dio, non volle diventare un pre-paradiso, ma preferì divenire un pre-inferno. E questa pagina mostrala, senza darla, a quelli che tu sai. A uno sarà aiuto contro i resti di una pseudo scienza che atrofizza il cuore, agli altri aiuto alla già forte spiritualità per la quale in tutto vedano il segno inconfondibile di Dio.»

I numeri dell'evoluzione: mutazione genetica, selezione naturale, i tempi dell'evoluzione etc...


Estratto di un articolo comparso su Cristianità n.95 (1983)

di Luciano Benassi


1. I principi della teoria evoluzionistica

Con il termine "evoluzionismo" si intende l'ipotesi scientifica che spiega l'origine della vita a partire dalla materia inerte (evoluzione molecolare), e la successiva diversificazione del mondo vivente a partire dagli esseri più semplici e primitivi, fino a rendere conto dello stato attuale del mondo vivente, con i milioni di specie esistenti nei regni vegetale e animale (evoluzione biologica).

Circa i meccanismi di questo processo non esistono spiegazioni univoche, e questo fatto, già di per sé, non depone a favore della bontà della teoria. Grosso modo, le teorie esplicative della evoluzione possono riassumersi in tre gruppi:

a. spiegazioni spiritualistiche: sono quelle che fanno appello a non meglio identificati princìpi immateriali, che orienterebbero la materia verso stati sempre più complessi e perfezionati;

b. spiegazioni verbali: si tratta di definizioni tautologiche della evoluzione, dissimulate sotto la maschera di discorsi dotti e di terminologie scientifiche. Questo tipo di spiegazioni sono dovute, per esempio, ai biologi marxisti, come il sovietico Oparin e l'inglese Haldane, e a uno spiritualista come Teilhard de Chardin, con la sua legge di "complessità-coscienza";

c. spiegazioni scientifiche: sono i tentativi di spiegare il processo evolutivo attraverso i fatti di osservazione.

Sui primi due gruppi la scienza non può formulare giudizio alcuno, in quanto essi stessi si pongono al di fuori del suo campo di azione. Per quanto riguarda le spiegazioni scientifiche si può dire che, attualmente, pur nella grande varietà delle posizioni dei singoli ricercatori, la maggior parte degli evoluzionisti concorda su spiegazioni dell'evoluzione che combinano le acquisizioni della genetica sulla eredità e sulle mutazioni, con l'idea originale di Darwin intorno alla selezione naturale: le teorie attuali sui meccanismi della evoluzione non sono altro che messe a punto di questa "teoria-base" detta "mutazioni-selezione". Vediamo che cosa afferma.

La genetica, branca della biologia che si occupa della eredità, mostra che il patrimonio ereditario di ciascun individuo è strutturato secondo unità microscopiche perfettamente individuate, dette geni. I geni sono localizzati nei cromosomi, situati nel nucleo di ogni cellula, secondo un ordine ben determinato: ciascun gene, o una data sequenza di essi, corrisponde a una serie complessa di funzioni, che la cellula è o sarà chiamata a svolgere. Il corredo di geni di ogni individuo contiene, in altri termini, la descrizione dell'individuo stesso, il suo progetto o piano di montaggio: è questo corredo di geni che, per esempio, è all'origine dello sviluppo dell'uomo così come di ogni animale pluricellulare.

Esso stabilisce i tempi e le modalità della crescita del feto: quando e come si deve formare il tessuto nervoso, quando e come quello osseo, quando e come gli occhi, i capelli, e così via.

Accade, tuttavia, che nel corso dello sviluppo di un individuo, o durante la sua vita, il suo patrimonio genetico subisca mutazioni, cioè alterazioni di struttura. Ricorrendo di nuovo alla immagine del piano di montaggio, è come se le linee di esso fossero state in qualche modo alterate.
Ciò che la genetica ha accertato intorno al fenomeno delle mutazioni si può riassumere nelle seguenti proposizioni:

> le mutazioni si trasmettono ereditariamente secondo le leggi di Mendel;

> il loro tasso è estremamente basso: presso gli animali superiori è appena di 1 ogni 10.000 / 100.000 individui;

> fanno generalmente apparire delle anomalie, delle tare, a volte delle vere e proprie mostruosità, che limitano notevolmente gli individui colpiti;

> se l'organo colpito è un organo fondamentale, l'individuo muore prematuramente, spesso allo stadio di embrione;

> il carattere delle mutazioni è profondamente casuale, cioè non si conosce alcun agente mutageno con azione specifica;

> il numero delle mutazioni letali è da 10 a 15 volte superiore a quello delle mutazioni "vitabili", cioè delle mutazioni che mantengono comunque in vita l'individuo colpito.

Per la teoria evoluzionistica "mutazioni-selezione", le mutazioni costituiscono la fonte della variabilità del mondo vivente, alla quale attinge la selezione naturale per trattenere gli individui nei quali le mutazioni hanno incrementato il tasso di natalità o diminuito quello di mortalità, cioè gli individui favoriti dalle mutazioni.

Anche la selezione naturale è un fatto di osservazione, definitivamente acquisito alla scienza. Le sue modalità di azione, quando possono esplicarsi, sono estremamente incisive. Per esempio, se in una coltura di un milione di batteri compare un individuo mutato, o mutante, il cui ritmo di duplicazione è superiore dell'1 % rispetto agli altri, dopo 4000 generazioni, cioè qualche giorno su scala batterica, il rapporto di popolazione sarà invertito: un individuo originale per milione di mutanti.

La selezione naturale, utilizzando i prodotti delle mutazioni e con l'effetto dell'isolamento geografico delle popolazioni, rende perfettamente conto di quelle modificazioni limitate in seno alle specie, note da sempre ai naturalisti, che talvolta prendono il nome di microevoluzione. Una delle sue manifestazioni più conosciute è la formazione di razze all'interno di una specie.

La microevoluzione, però, non ha nulla a che vedere con l'evoluzionismo: tra essi esiste una differenza di natura. Quasi sempre gli evoluzionisti trascurano tale differenza con disinvoltura colpevole, così che fenomeni microevolutivi vengono interpretati come esempi di evoluzione . La microevoluzione implica modificazioni organiche limitate ed esclude completamente la comparsa di nuovi organi o di nuove funzioni; l'evoluzionismo, invece, per rendere conto delle differenze organiche e funzionali tra i gruppi di viventi passati e attuali, deve postularle: la microevoluzione è indifferente o regressiva, l'evoluzionismo è progressivo.

La teoria evoluzionistica dunque, parte da basi concrete — le mutuazioni, la selezione —, in grado di rendere conto delle modificazioni limitate dei viventi, realmente riscontrabili in natura, per spiegare la comparsa di nuovi gruppi della classificazione sistematica attraverso modifiche profonde e apparizioni di funzioni e di organi nuovi negli esseri viventi. Per rendere plausibili questi fantomatici passaggi, gli evoluzionisti ricorrono a sofismi e a mistificazioni, con i quali il ruolo delle mutazioni e della selezione viene completamente alterato.


2. Il primo inganno evoluzionistico: il ruolo della selezione naturale

Spiega Salet che la reale variabilità del mondo vivente può riassumersi nella seguente proposizione:
"Gli organismi si modificano a caso. Ogni modificazione (mutazione) che corrisponde al MIGLIORAMENTO di un organo è automaticamente selezionata"
Ed ecco, invece, ciò che gli evoluzionisti, al seguito di Darwin, continuano a insinuare:
"Gli organismi si modificano a caso. Le modificazioni (mutazioni) che corrispondono all'APPARIZIONE di una nuova funzione (e quindi, in senso lato, di un nuovo organo) SONO automaticamente selezionate".
Le due proposizioni, come si vede, differiscono per le parole scritte in maiuscolo:

1.> "mutazione", che era singolare, è diventata plurale;
2.> "miglioramento" è diventato "apparizione".

Questi cambiamenti, apparentemente banali, sono tali da trasformare una proposizione esatta in un sofisma. Infatti è chiaro che la selezione naturale può intervenire sul mutante soltanto dopo che si sono verificate tutte le mutazioni necessarie alla comparsa del nuovo organo o della nuova funzione, cioè soltanto dopo che il nuovo organo è completamente costituito ed è in grado di esplicare perfettamente la nuova funzione: la selezione non può in alcun modo trattenere mutazioni intermedie perché non corrispondono ad alcunché di compiuto nell'organismo; anzi, un individuo in un simile stato sarebbe svantaggiato rispetto agli individui originali e la selezione naturale provvederebbe a cancellarlo in breve tempo dalla faccia della Terra.

Per esempio, un essere vivente dotato di un organo a mezza strada tra una pinna e un arto non è né un pesce capace di nuotare nell'acqua, né un animale da terraferma. Un organo come un arto implica ossa, che ne assicurino la rigidità; articolazioni, che ne assicurino la mobilità, e muscoli, tendini e nervi, che ne assicurino la forza. Parlare di formazione progressiva e lenta degli arti è un puro esercizio verbale, privo di ogni riscontro scientifico. La selezione naturale non avrebbe nulla su cui agire.

Dietro una simile concezione circa il ruolo della selezione, oltre al misconoscimento dei fatti, vi è una cattiva comprensione dei concetti di "organo" e di "funzione".

Nei trattati, nei libri di scuola e in ogni articolo sull'evoluzionismo, spesso si dice che un organo nuovo compare in forma molto semplice e che, in seguito, esso si perfeziona sotto il controllo della selezione come se, afferma Salet, bastasse "un poco di organo" per avere assicurata anche "un poco di funzione".

Gli evoluzionisti dimenticano che il "diagramma" della funzione svolta da un organo è del tipo "tutto o niente", proprio come accade per le macchine: nessun funzionamento fino a quando non sono a posto tutti i dispositivi componenti della macchina. Lo sanno bene gli automobilisti, dice Salet, che "senza carburatore o senza dispositivo di accensione un'auto non viaggia "meno bene": non viaggia affatto" .

Di fatto, una via di uscita esiste, ed è quella di ritenere che le mutazioni relative alla comparsa di un organo nuovo e di una nuova funzione avvengano tutte simultaneamente, così che la selezione può intervenire subito per conservare il risultato finale. Come si comprende, il problema si sposta verso il calcolo delle probabilità, poiché occorre stabilire che valore di probabilità hanno mutazioni casuali di verificarsi simultaneamente e di costruire qualcosa di nuovo.
Quella che sembra una via di uscita pone, in realtà, quesiti ancora più gravi dei precedenti e, ancora una volta, gli evoluzionisti propongono soluzioni illusorie.

3. Il secondo inganno evoluzionistico: il tempo necessario alla evoluzione

Fino dai tempi di Darwin, ancora prima di individuare nelle mutazioni la fonte della variabilità del mondo vivente, i biologi avevano intuito le connessioni tra matematica ed evoluzione, ma nessuno tentò mai di impostare rigorosamente il problema. Ancora oggi l'atteggiamento evoluzionistico è quello di una certa "sufficienza": avendo avuto a disposizione un periodo dell'ordine di due miliardi di anni, si ritiene sostanzialmente inutile chiedersi cosa sia possibile o impossibile per la evoluzione in un tempo tanto lungo.

Basta attendere: il tempo compirà da solo il miracolo della creazione della vita e della sua trasformazione. Ma non sarà un'attesa inutile?

A fronte di affermazioni gratuite e non provate, Salet dimostra che la formazione casuale di un organo nuovo, anche modesto, richiederebbe periodi di tempo di durata inimmaginabile, che, espressi in anni, sarebbero dell'ordine di 10 seguito da parecchie centinaia o migliaia di zeri. Nella impossibilità di ripercorrere punto per punto i suoi calcoli, riporto qui di seguito i passaggi principali della dimostrazione.

Occorre osservare, innanzitutto, che la casualità delle mutazioni non implica affatto che esse possano produrre un qualsiasi risultato. Anche le fantasie del caso, dice Salet, hanno limiti. Nella teoria delle probabilità, questi limiti si chiamano soglie di impossibilità e rappresentano quei valori di probabilità al di sotto dei quali vi è la certezza che un evento casuale, di una certa natura, non si è mai verificato né mai si verificherà.

Sulla scorta delle speculazioni di Émile Borel, uno dei massimi matematici del nostro secolo, Salet determina le soglie di impossibilità assoluta per eventi di natura chimica e biochimica sulla Terra e nell'Universo. Considerando la velocità dell'elettrone nell'atomo e la sua massa si può stabilire in 1038 il massimo numero di eventi chimici che si possono svolgere ogni secondo in 1 grammo di materia. Stimando ancora, con larghissimo margine, che il Sole abbia riserve di idrogeno per 100 miliardi di anni, si può ritenere che il nostro pianeta, esistente già da qualche miliardo di anni, possa avere una vita di 1018 secondi. Infine, ritenendo che gli esseri viventi possano muovere una quantità di materia pari, al più, a quella contenuta in uno strato terrestre dello spessore di 1 chilometro, cioè 1024 grammi, si giunge alla cifra di 1080 come limite superiore sicuro del numero di tutto ciò che è possibile immaginare sulla Terra relativamente a eventi di natura chimica e biochimica. Questo numero è molto importante perché il suo inverso, cioè 10-80 (=1/1080), costituisce proprio la soglia di impossibilità assoluta per eventi chimici e biochimici .

Salet riassume in un teorema queste considerazioni: "la realizzazione sulla Terra di un evento supposto o di un insieme di eventi supposti di natura chimica è impossibile se la probabilità di realizzazione di tale evento o insieme di eventi, in una sola prova, è inferiore a 10-100" .

Un altro dato utile ai fini della dimostrazione della impossibilità evolutiva è il numero massimo di esseri viventi che sono potuti esistere da quando la Terra può ospitare la vita, cioè da due miliardi di anni. I calcoli forniscono 1045 come valore. Nel caso particolare dei vertebrati tetrapodi, cioè anfibi, rettili, uccelli e mammiferi, ovvero i grandi gruppi della sistematica animale, si ottiene come valore massimo la cifra di 1025.
Sulla scorta di questi limiti superiori e dei relativi valori inversi di probabilità, Salet calcola i valori di probabilità delle serie di mutazioni casuali, che possono portare alla comparsa di novità vantaggiose nel patrimonio ereditario di un individuo. I risultati non lasciano adito a dubbio alcuno: tali valori di probabilità sono talmente inferiori ai limiti superiori da fare ritenere impossibile non solo la evoluzione nel suo complesso, ma anche la singola mutazione, o gruppo di mutazioni, capace di fare apparire un organo nuovo, per quanto semplice possa essere.

Per dare una idea, consideriamo il caso particolarmente interessante dei vertebrati tetrapodi, di cui si è detto sopra. L'interesse nasce da due considerazioni: la prima è che gli evoluzionisti hanno elaborato numerose e contraddittorie teorie sulla filiazione di un gruppo di vertebrati da un altro; la seconda è che ai mammiferi appartiene anche l'uomo che, per questo, verrebbe ricollegato ad antenati animaleschi.

Consideriamo, dunque, una specie S di vertebrati tetrapodi costituita da M individui. Se P è la probabilità che n geni del patrimonio ereditario di un individuo abbiano acquisito un nuovo carattere, in seguito a mutazioni casuali, si può scrivere che
P = p1 x p2 x ... x pn,
dove p1, p2,..., pn sono le probabilità di mutazione vantaggiosa dei singoli geni. Chiamando p il valore più grande tra essi si può scrivere che la probabilità di mutazione degli n geni è inferiore a pn , cioè
P < n =" P" n =" 5);" p =" 10-6)" m =" 1025):" 25 =" 10-5," style="font-weight: bold;">100.000 miliardi di anni per avere la quasi certezza di vederne uno.

Queste cifre danno solo una pallida idea del tipo di problema che sorge quando si vuole assegnare al caso la genesi e la complessità del mondo vivente.

Basta supporre, per esempio, che i geni interessati alla novità siano 6 anzichè 5, perché la certezza della comparsa di un mutante risulti di 1 su 100 miliardi di miliardi di anni!

Dato che la cosmologia più recente assegna all'Universo una età di circa 20 miliardi di anni, si può ritenere assurda ogni ipotesi che faccia ricorso al caso come a fonte di variabilità vantaggiosa, sia in ambiente pre-vivente che in ambiente vivente.

Salet riassme quanto succintamente ho esposto nel seguente principio generale:

"Se una costruzione nuova necessita di n nuovi geni, il tempo necessario perché mutazioni geniche conferiscono loro il carattere voluto è una funzione esponenziale di n rapidamente crescente. Tempi largamente superiori a quelli delle ere geologiche sono raggiunti per valori di n molto modesti".

Conclusione

Questo principio, e i calcoli da cui deriva, non hanno trovato smentita di nessun genere. Ed è anche molto inverosimile che possano trovarne. L'atteggiamento evoluzionistico è, di solito, quello di ignorare le difficoltà e le obiezioni e di passare oltre, giocando sulla ignoranza dei molti e su fattori emotivi. Tra questi ultimi trova posto, senza dubbio, la convinzione diffusa che una risposta non scientifica a un problema posto dalla scienza, quale è quello relativo alla origine e alla varietà dei viventi, sia una sorta di capitolazione dell'intelletto, l'ammissione di un limite.
In realtà, ciò che cade e si frantuma, di fronte alle grandi questioni, non è l'intelletto, ma l'orgoglio "originale" che rispunta, oggi, nelle vesti di una scienza egemone del reale, attraverso la tecnica, e intollerante verso ogni fatto che sfugga ai suoi metodi di indagine.

Nel costringere i limiti della conoscenza entro i rigori del principio fisico di indeterminazione, Max Born, premio Nobel per la fisica nel 1954, scriveva con disprezzo "Quello che sta al di là, gli aridi tratti della metafisica, lo lasciamo volentieri alla filosofia speculativa".

Dal canto suo, la filosofia naturale e cristiana si fa carico di quegli "aridi tratti", sorretta dall'antica e ispirata sapienza:

"Vani [per natura] sono tutti gli uomini, cui manca la conoscenza di Dio,/ e che dai beni visibili non seppero conoscere Colui che è,/ né dalla considerazione delle opere riconobbero l'artefice./ Ma o il fuoco o il vento o l'aria mobile/ o il cielo delle stelle o la gran massa delle acque/ o il sole e la luna credettero dei, governatori del mondo./ Se dilettati dalla bellezza di tali cose le supposero dei,/ sappiano quanto più bello di esse è il loro Signore,/ giacché l'autore della bellezza creò tutte quelle cose./ Se furono colpiti invece dalla loro potenza ed energia,/ intendano da esse, che più potente di loro è colui che le produsse./ Dalla grandezza invero e dalla bellezza delle creature/ si può conoscere, per analogia, il loro creatore".

venerdì 6 febbraio 2009

Ominidi e uomo...facciamo chiarezza!





Quest'anno si festaggiano i 200 anni dalla nascita di Darwin. Colgo al balzo questa occasione per fare chiarezza su una questione alquanto controversa! Sono certo che la maggior parte di voi ricorderà nei testi scolastici di scienze quella buffissima immagine in cui una scimmia a quattro zampe progressivamente diveniva uomo bipede... Bene, per chi non lo sapesse si trattava di una colossale bufala! Vi spieghiamo perchè...

tratto da StoriaLibera

L'albero genealogico fornitoci dagli evoluzionisti viene sconvolto da sempre nuove scoperte, che spingono i nostri presunti "progenitori comuni fra uomo e scimmia" alla posizione di rami collaterali.

A più riprese, dai tempi di Darwin, gli evoluzionisti hanno creduto di ravvisare in fossili resti di ominoidi, gli ipotetici comuni antenati di uomini e primati, nonché di ominidi, razze simili all'homo sapiens, ma ancora sottosviluppate, subumane.

L'uomo di Neanderthal

L'uomo di Neanderthal, estintosi "solo" 25 mila anni fa (già esisteva l'uomo moderno), non solo ha perso il posto di nostro "antenato", ma anche quello di parente collaterale. Due studi recenti hanno ricavato il DNA del Neanderthal: è cosi diverso dal nostro, che le due specie non potevano unirsi ed avere prole. Era una umanità aliena. Da poco in Spagna (ad Atapuerca) è stato trovato il fossile d'un uomo di 780 mila anni, eppure completamente moderno. Così moderno che gli imbarazzati evoluzionisti hanno creato una specie apposta per lui: Homo Antecessor ("che precede gli altri") (1).

Il Ramapithecus

Nel 1932, per esempio, fu scoperto in India un fossile, i frammenti di una mandibola e di alcuni denti, che pareva qualcosa di diverso dall'uomo e dai primati in genere. "Un ominide" fu l'immediata ipotesi dei ricercatori darwiniani. La ragione della supposizione era che i denti incisivi e i canini del fossile erano più piccoli di quelli dei primati moderni.
Ma dopo 40 anni di studi sul supposto ominide chiamato Ramapithecus, Robert Eckard, paleontologo dell'università di Pennsylvania, è arrivato alla conclusione, accettata dalla maggior parte dei ricercatori, che "dal punto di vista morfologico, ecologico e del comportamento" il Ramapithecus e altri fossili del genere sembrano essere stati dei semplici primati.

L'Australopithecus

Un altro ipotetico antenato dell'uomo è stato considerato fino a poco tempo fa l'Australopithecus, nome attribuito a un considerevole numero di fossili scoperti nell'Africa orientale da diversi paleontologi, fra cui Louis Leakey. Si riteneva, ma non tutti erano d'accordo, che l'Australopithecus fosse vissuto dai due ai tre milioni di anni fa.
Si disse che era stato in grado di camminare in posizione eretta come l'uomo e che inoltre aveva usato alcuni strumenti piuttosto rudimentali.
Ma dopo anni di studi e di dispute Richard Leakey, figlio di Louis, anche egli paleontologo, ha potuto stabilire che "l'ominide" aveva braccia lunghe e gambe corte, che probabilmente non aveva un comportamento eretto e che il suo cervello era di appena 500 centimetri cubici. Un'altra varietà di primate, insomma.

(1) Maurizio Blondet, Darwin alle corde? tratto da Il Timone, n. 10 Novembre/Dicembre 2000

L'uomo di Piltdown

L'uomo di Piltdown (di solito, come in questo caso, ai fossili considerati nella linea umana, è stato dato il nome del luogo in cui sono stati trovati), costituì una delle più importanti scoperte di fossili umani. Esso venne rinvenuto in una cava di ghiaia nel Sussex, in Inghilterra, nel 1912, e venne generalmente usato come prova convincente dell'evoluzione dell'uomo in testi pro evoluzionisti. L'Enciclopedia Britannica, la più autorevole nella lingua inglese, lo considerava il secondo per importanza, fra i fossili che dimostravano l'evoluzione dell'uomo. Degli artisti evoluzionisti, partendo da un pugno di ossa, crearono i loro modelli e i loro disegni per musei e per libri di testo. Dopo molti anni si scoprì che l'uomo di Piltdown non era che una burla premeditata! La mascella era quella di una scimmia antropomorfa ed il cranio quello di un uomo moderno, malgrado il fatto che rapporti compilati da esperti affermavano trattarsi di un essere tanto primitivo che si dubitava avesse potuto parlare. Tanto la mascella quanto i denti erano stati alterati perché sembrassero antichi. Uno degli ossicini del naso proveniva probabilmente da un'altra parte del corpo di un animale di piccole proporzioni.

Mentre da un lato non dimostra l'evoluzione, l'uomo di Piltdown dimostra la difficoltà, se non l'impossibilità di ricostruire con precisione uomini che non vivono più. Alcuni scienziati, sin dall'inizio, si mostrarono scettici circa l'uomo di Piltdown, com'è avvenuto anche per altri fossili umani. Tuttavia fu quarant'anni dopo che esso venne infine discreditato. Oggi le statue dell'uomo di Piltdown sono state rimosse dai musei e i disegni che lo rappresentavano dai libri, benché il danno da esso arrecato [...] sussista ancora nella vita di molti. E' lamentevole che non si sia più guardinghi nell'insegnare agli scolari, come fatti, cose che scienziati di fama ritengono dubbie.


L'uomo del Nebraska

Un altro fossile che era stato accolto come un progenitore del genere umano fu l'uomo del Nebraska, anche chiamato con il suo più altisonante nome scientifico Hesperopiteco. Si trattava, in pratica, di null'altro che di un dente, ma era tutto quello che era necessario perché degli esperti costruissero l'intero uomo che, naturalmente, aveva proprio l'aspetto sognato da un evoluzionista. Attualmente forse si continuerebbe a [...] (insegnare e divulgare le teorie costruite e confermate su quella) scoperta (se non si fosse capito) che si trattava del dente di suino e non di un uomo.


L'Australopiteco

Si tratta di animali simili a gorilla, almeno per quel che riguarda la cresta ossea rinvenuta a volte alla sommità del cranio e le dimensioni del cervello. I denti sono tuttavia alquanto simili a quelli dell'uomo. Inoltre è probabile che questi esseri camminassero in posizione eretta. Di essi si sa ben poco altro, poiché i fossili rinvenuti sono pochi e frammentari. I fossili più noti appartenenti a questo gruppo sono lo Zinjantropo e l'Homo habilis, rinvenuti in Africa dal dottor Leakey.

Il più completo di questi ritrovamenti effettuati dal Leakey è un cranio che, al momento del suo rinvenimento era sminuzzato in più di quattrocento pezzi ritrovati setacciando tonnellate di terra fra le quali erano sparsi. Occorse più di un anno per mettere insieme i pezzi, ed un collega del Leakey disse che era come ricostituire un uovo schiacciato da un autocarro.

Malgrado la forma di tali pezzi, non solo il cranio è stato ricostruito in maniera da soddisfare i requisiti dell'evoluzione, ma sono state presentate illustrazioni del suo aspetto completo di barba. Mentre, di solito, ricostruzioni di tal genere vengono eseguite con grande cautela e mettendo in guardia circa i loro limiti, sventuratamente esse sono spesso impiegate da altri per «smerciare» l'evoluzione agli scolari, senza il beneficio delle riserve e delle messe in guardia espresse al riguardo.

I metodi convenzionali di datazione facevano risalire lo Zinjantropo a più di seicentomila anni or sono. Il metodo del potassio e argon, ad un milione e settecentomila anni.

La maggior parte delle autorità, oggi sostiene che l'uomo moderno non si è sviluppato dall'Australopiteco, ma che invece tutti e due provengono da qualche altro animale ancora sconosciuto.

Il Pitecantropo o Homo erectus

Il secondo gruppo è quello del Pitecantropo che si ritiene avesse caratteristiche intermedie fra la famiglia dell'Australopiteco e noi e che sarebbe vissuto mezzo milione di anni or sono.

Fra i fossili più importanti di questo gruppo c'è il Sinantropo, anche conosciuto sotto il nome di uomo di Pechino, poiché questi fossili furono rinvenuti in Cina, nei pressi di Pechino. Questi avanzi consistevano soprattutto in denti, mandibole e parti di quattordici crani che presumibilmente erano stati fracassati per poterne mangiare il cervello che, per ciascun cranio, costituiva una quantità di carne che andava dai cm3 915 ai 1225. Insieme a questi fossili c'erano prove dell'uso del fuoco e di utensili. Tutti questi fossili sono apparentemente andati perduti nel tentativo di farli uscire dalla Cina durante la seconda guerra mondiale.

L'altro ben noto rappresentante di questo gruppo è l'uomo di Giava, di cui si hanno una calotta cranica ed un femore. Fu rinvenuto dapprima da Eugène Dubois insieme ad altri crani umani ordinari di cui egli non fece cenno per trent'anni, fino a quando l'uomo di Giava non fu comunemente accettato. Più tardi vennero rinvenute parti di quattro altri crani, alcuni denti e frammenti di mandibole e di femori. I femori sarebbero stati identici a quelli dell'uomo moderno. Ciò attribuisce all'uomo di Giava, una posizione di rilievo nell'evoluzione, poiché alcuni descrivono la testa del Pitecantropo come simile a quella di una scimmia antropomorfa. Tuttavia, poiché furono trovati anche crani umani normali, esiste sempre la possibilità che le gambe accompagnassero i crani umani e non l'uomo di Giava, poiché tutto fu trovato nella ghiaia depositata sull'argine di un fiume. Se vivevano ambedue nella stessa epoca, si escluderebbe così l'importanza dell'uomo di Giava dal punto di vista evolutivo. Per quel che riguarda i denti, tuttavia, essi rassomiglierebbero a quelli umani sotto molti aspetti, ma ne differirebbero sotto altri.

Nel riportare questi «fatti» a proposito del Pitecantropo e dell'Australopiteco, ho cercato di essere quanto più obiettivo possibile e di presentare il pensiero corrente della maggioranza. Ma le autorità in questo campo sono in disaccordo fra loro e anche riguardo alle proprie precedenti affermazioni, sia a proposito delle opinioni circa l'evoluzione, sia circa il volume cerebrale, l'uso del fuoco e degli utensili degli uomini o degli animali cui appartengono i fossili, o di altri che abitarono la caverna molti anni dopo, ecc. Tutto ciò che si può realmente dire, quindi, è che il Pitecantropo e l'Australopiteco vivevano un tempo ma che ora sono estinti. Come si dirà anche nella parte riguardante l'anatomia comparata, le interpretazioni dipendono dalle opinioni basilari di coloro che interpretano. Se pensano che la somiglianzà debba per forza mostrare derivazione, vengono ad una conclusione. Se pensano invece che la somiglianzà di disegno indichi la creazione dallo stesso creatore arrivano ad una conclusione diversa.

E' possibile che Dio abbia creato l'Homo erectus così come era.

Un'altra possibile spiegazione è quella che esso fu prodotto da mutazioni, che operando nella loro solita direzione in persone normali diedero origine ad una razza degenerata.

Un'affascinante ma non tanto probabile variazione è quella dell'evoluzionista dott. Geoffrey Bourne, un noto primatoloeista il quale ritiene che sia la scimmia ad essersi sviluppata dall'uomo! Poiché per lungo tempo l'Homo erectus è stato considerato dagli evoluzionisti un anello di congiunzione fra l'uomo e la scimmia e ora sembra che l'uomo sia vissuto assai prima dell'Homo erectus, il dott. Bourne pensa che il primo Homo erectus, si sviluppò dall'uomo e poi la scimmia dall'Homo erectus! Sebbene il dott. Bourne non abbia convinto molti che la scimmia si sviluppò così dall'uomo, il fatto che un coltissimo ed eminente scienziato ritenga che la prova si dovrebbe interpretare proprio in maniera opposta a quella normalmente impiegata dagli altri evoluzionisti, mostra quanto in effetti sia debole l'evidenza a favore dell'evoluzione umana.

L'uomo di Neanderthal

Anche a proposito dell'uomo di Neanderthal i malintesi sono stati altrettanto grandi come nel caso dell'inganno di Piltdown. In merito a ciò, l'Enciclopedia Britannica dice: «La concezione popolare, secondo cui questi individui avevano stazione goffa ed andatura dinoccolata con ginocchia piegate, sembra sia dovuta in larga parte all'erronea interpretazione di certe caratteristiche delle ossa delle ginocchia di uno degli scheletri di Neanderthal scoperti agli inizi del XX secolo».

Da cento anni ci si serve dell'uomo di Neanderthal per insegnare l'evoluzione. Il materiale fossile a nostra disposizione è di gran lunga più abbondante per l'uomo di Neanderthal che per gli altri gruppi che abbiamo già esaminato. La maggior parte di esso è stato a nostra disposizione da anni; alcuni di questi fossili da prima di quello impiegato per l'interpretazione evolutiva, ma solo negli ultimi anni, con la scoperta che uomini moderni esistevano molto prima di quelli di Neanderthal si comincia a cessare di servirsi di lui come un anello nell'evoluzione dell'uomo! Come i musei dovettero disfarsi delle statue dell'uomo di Piltdown, adesso stanno cambiando quelle di Neanderthal. Cito l'estratto di un articolo del «Portland Oregonian» degli inizi del 1971, circa il cambiamento delle statue dell'uomo di Neanderthal al Chicago Field Museum of Natural History. Esso si intitola: «Lento avanzamento dell'uomo di Neanderthal» (in un'epoca in cui si può raggiungere la luna in un paio di giorni, lento è senz'altro il termine da impiegare!).
«L'idea che si aveva dell'uomo di Neanderthal era quella di un povero scemo peloso e tanto curvato che le dita si trascinavano per terra, mentre gli occhi incavati scrutavano da sotto massicce sopracciglia cercando carne.

In primo luogo -diceva Cole- l'uomo di Neanderthal stava ritto come noi. Il capo era eretto, ben disposto sulla colonna vertebrale, altrimenti avrebbe perso l'equilibrio.

Aveva un buon volume cerebrale e non c'era quella sorta di gobba muscolosa che andava dalle spalle al collo, come appariva invece nella vecchia immagine da sostituire».
Poiché gran parte del ragionamento in favore dell'evoluzione è basato sul minor volume cerebrale del Pitecantropo e dell'Australopiteco, è interessante notare che il volume cerebrale medio dell'uomo di Neanderthal è maggiore di circa cm3 100 rispetto a quello medio dell'uomo odierno che è di cm3 1350 . E' anche interessante osservare quanto poco importante divenga la questione del volume cerebrale quando ci occupiamo di volumi cerebrali più grandi di quelli dell'uomo di oggi invece che di quelli più piccoli. A proposito di tale ragionamento, il ben noto antropologo M. F. Ashley Montague scrive:
«Paragonato all'uomo moderno, l'uomo di Neanderthal si distingue per la fronte molto meno schiacciata di quanto appaia, in quanto l'apparenza viene accentuata dalla presenza di arcate sopraccigliari molto sviluppate... Nonostante il fatto che le conclusioni relative all'intelligenza dedotte dalla forma della testa siano state da tempo dimostrate infondate, vi sono tuttavia alcuni studiosi i quali, dimentichi di questo fatto, asseriscono che l'uomo di Neanderthal non doveva esser molto intelligente, poiché aveva sopracciglia alquanto più sporgenti delle loro. Resta il fatto che, entro una certa gamma di variazioni, né il volume, né la forma, né la misura del cervello degli ominidi si trova legato minimamente all'intelligenza. Individui il cui cervello non superava i cm3 750 si sono dimostrati d'intelligenza perfettamente normale. E' noto che persone con fronte bassa non sono mentalmente né migliori né peggiori di quelli che l'hanno alta...».
Le epoche che oggi sono assegnate ai fossili di Neanderthal variano dal 30.000 al 60.000 a.C. Però a volte si sentono ancora date fino al 150.000 a.C. prima attribuite ad essi. I fossili che vengono ritenuti più antichi dimostrano essere quelli maggiormente simili all'uomo moderno , mostrando che egli si è sviluppato da noi e non viceversa. L'uomo di Neanderthal prova semplicemente che l'uomo ha una terribile tendenza a forzare l'evidenza perché questa coincida con le sue teorie. Ci si chiede quante altre prove date dai fossili in favore dell'evoluzione verrebbero a cadere se se ne sapesse qualcosa di più a loro riguardo, o se ciò che sappiamo già non fosse interpretato partendo da presupposti evoluzionistici.

Per riassumere, allora, l'insegnamento che l'uomo si sarebbe evoluto dall'uomo di Neanderthal che camminava piegato ed era stupido, è stato basato sull'immaginazione degli evoluzionisti e su di un fossile che aveva una malattia delle ossa. Questo è stato un errore molto più grave di quello dell'uomo di Piltdown, in quanto che esistevano molti scheletri di Neanderthal che mostravano che tutti gli altri camminavano ritti come noi.

L'Homo sapiens (l'uomo moderno)

L'uomo di Cro-Magnon sarebbe l'autore dei famosi dipinti cavernicoli che si fanno risalire ad un periodo che va da 34.000 a 10.000 anni a.C.. Questi dipinti mostrano una esecuzione uguale a quella di artisti moderni. Particolarmente famosi sono i dipinti rinvenuti a Lascaux, in Francia, e che risalirebbero a 30.000 anni a.C., ma che il metodo di datazione col radiocarbonio pone intorno all'ottavo millennio a.C. Poiché ciò non si accorda con la teoria della grande antichità di questi dipinti, queste date vengono respinte, col pretesto ch'esse mostrano semplicemente che la caverna era ancora abitata a quell'epoca . Non viene però spiegato come mai dopo 20.000 anni di esposizione al fumo dei fuochi accesi dai cavernicoli (dai cui carboni vengono le date) quei dipinti potessero apparire ancora vivi e in buono stato.

E' interessante notare che il cervello dell'uomo di Cro-Magnon aveva una capacità di cm3 1550-1750, cioè di cm3 200-400 superiore a quella dell'uomo moderno .

Il Cranio di Swanscombe, rinvenuto nel 1935 era considerato dagli evoluzionisti come uno dei più antichi fossili umani normali. «Misurate valutazioni basate su considerazioni di natura geologica danno un'antichità di non meno di 100.000 anni, oppure, secondo la prova potassio-argon, probabilmente almeno 200.000 anni!». Il cranio di Steinheim costituisce un altro fossile ritenuto appartenente allo stesso periodo del cranio di Swanscombe.

La prova che prima dell'epoca di Neanderthal vi erano uomini normali avrebbe dovuto dimostrare agli evoluzionisti che questi non erano provenuti dall'uomo di Neanderthal, ma non fu così. Questo fatto mostra quale sia la confusione esistente a proposito dei fossili umani.

Nel 1965 venne rinvenuto a Vértesszöllös l'uomo d'Ungheria, fossile di particolare importanza poiché si ritiene che siano ben definite le epoche dei vari strati di quella zona . All'epoca in cui si stabilì la sua datazione, l'uomo d'Ungheria venne classificato come Pitecantropo, perché concordava con l'età di 400.000 anni assegnatagli. Successivi esami dei fossili hanno mostrato invece che si trattava di esempi di Homo sapiens . Poiché esisteva quasi nell'epoca stessa del Pitecantropo una delle nostre attuali specie, ciò rendeva quasi impossibile la nostra evoluzione da lui e molto difficile quella a partire dall'altro candidato l'Australopiteco.

Il ritrovamento del cranio 1740, avvenuto ad opera di Richard Leaky nel 1972, sembra aver eliminato ancora più definitivamente dalla linea dei nostri possibili progenitori sia l'Homo erectus che l'Australopiteco. Il cranio 1740 fu trovato in strati che si suppone si fossero formati milioni di anni prima dell'Homo erectus e contemporaneamente con l'Australopiteco, ma è essenzialmente di forma umana. La massa cerebrale (si riferisce sia stata di 800 cm3) era alquanto piccola per accertare se si trattava di un essere umano o di un animale estinto. Comunque se non apparteneva a un essere umano, la prova, confermata da scoperte successive, indica che il possessore del cranio 1740 era più simile all'uomo che non gli uomini scimmia dai quali, comunemente, ci è stato insegnato ci siamo evoluti. Una di queste scoperte successive consiste in orme umane trovate nel 1979 che, secondo Mary Leakey, stabiliscono il fatto che 3.600.000 anni fa l'uomo camminava ritto come noi.

Molte persone autorevoli concorderebbero con la dichiarazione di Leakey che il cranio 1740 respinge tutto quanto si era creduto precedentemente intorno all'evoluzione umana e che non è chiaro che cosa si dovrebbe mettere al suo posto.

Ciò non costituisce tuttavia un grave colpo per l'evoluzione come potrebbe sembrare, poiché molti evoluzionisti seri avevano già eliminato queste come eventuali possibilità ed essendo restati sforniti di qualcosa di ragionevole su cui appoggiare, si erano trincerati dietro l'illusorio «antenato comune». Poiché la caratteristica dell'antenato comune sembra sia quella di non lasciar fossili, è ancor più difficile provare che non siamo suoi discendenti. Ci sono anche alcuni che suggeriscono come nostro progenitore un dente chiamato Ramopiteco del quale non si conosce quasi niente.