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giovedì 31 gennaio 2013

La fede è il motore di tutta la scienza



“Atei e materialisti sono obbligati, se onesti, a porsi una questione molto pesante: se non c’è nessun Dio, nessuna intelligenza creatrice, nessuno Spirito che abbia scritto le leggi della natura, allora essi devono ammettere che tutto è fortuito, tutto è frutto del caso. Allora anche la nostra intelligenza è il risultato di null’altro che un fortunoso lancio di dadi. Come si può, quindi, pretendere che tra un prodotto del caso come la nostra intelligenza e le leggi che regolano l’universo ci sia una qualche ipotesi di corrispondenza?”.

Al contrario se siamo Cattolici siamo di fronte ad un altro postulato: che Dio esiste, le leggi dell’universo le ha scritte Lui. Sappiamo che Dio ha fatto anche noi, a sua immagine, e somiglianza. E se somigliamo a Dio, allora non è irragionevole sperare che anche il nostro spirito possa arrivare a cogliere e a capire le leggi di Dio”.

La fede è il motore di tutta la scienza.

Jérôme Lejeune - genetista, medico, ricercatore

giovedì 29 marzo 2012

Scimmie geniali o articolisti simpatici come scimmie?


Repubblica ci informa che in Uganda, più precisamente presso l'isola di Ngamba sul Lago Vittoria, vivrebbe una geniale scimmia "intellettualmente vicina agli esseri umani". 

Si chiama Natasha, ha 22 anni e a dispetto del nome non fa la modella. 

La grande popolarità dell'animale si dovrebbe a due "straordinarie doti" in suo possesso: quella di richiamare l'attenzione del personale battendo le mani per ricevere più cibo (wow!) e quella di fare scherzoni ai visitatori del Parco, chiamandoli vicino a sè per poi gettargli addosso acqua sporca con la bocca (wow wow wow)!

Vi starete chiedendo: "Embé che c'è di nuovo? Non lo fanno tutte le scimmie?". Ecco, appunto. 

Una domanda sorge spontanea. Non sarà forse che l'intelletto degli articolisti di Repubblica stia pericolosamente devolvendo verso il simpatico istinto scimmiesco? D'altra parte, similia similibus.


mercoledì 29 febbraio 2012

La "Fraternité" scimmiesca del neo-giacobinismo ateo


di Rino Camilleri

da LaBussolaQuotidiana.it
titolo originale: Le scimmie sono sorelle, parola di Veronesi

Il pianeta delle scimmie è il nostro, esattamente come nella saga hollywoodiana. Con la piccola differenza che le scimmie non si sono evolute affatto, sono sempre le stesse fin dai tempi di Darwin e anche prima. Nè una mutazionie artificialmente indotta da quegli sventati che siamo noi umani le ha istigate a prendere il nostro posto come razza dominante. No, saremo noi umani a far loro posto accanto a noi: prego, si accomodino, dal momento che siamo fratelli.

Sì, fratelli. E sorelle. Parola dell'oncologo emerito Umberto Veronesi, che la notoria pigrizia delle redazioni fa sì che venga intervistato su tutto, dall'amore gay ai primati (nel senso di antropoidi). E' sempre la pigrizia dei redattori a incoronare Tuttologi ultraottantenni fuori servizio come il sopracitato, come Margherita Hack, come Rita Levi Montalcini. Oggi il caso riguarda le scimmie di genere macaco, che la multinazionale Harlan acquista nella solita Cina e intende impiegare per esperimenti nella sua azienda brianzola. Gli animalisti hanno promesso sfracelli e subito si è accodata la ex ministra Brambilla, che, com'è noto, ama talmente gli animali da voler imporne l'amore a tutti.

E' come per le sigarette: lo Stato, per il tuo bene, ti vieta di fumare. Sempre per il tuo bene, dissolve il matrimonio etero. Ed è sempre perchè tu, cittadino qualunque, non sai qual sia il tuo vero bene che adesso devi sopportare anche questa delle scimmie. Dice infatti il Veronesi emerito: "non c'è nessuna ragione al mondo per cui si debbano sacrificare dei primati, che sono nostri fratelli e sorelle". Ipse dixit.

Peccato che un altro oncologo famoso, Silvio Garattini, che è ancora in servizio permanente ed effettivo all'Istituto Mario Negri di Mlano (di cui è, per giunta, direttore), dica il contrario. Dice esattamente che la sperimentazione sulle scimmie è e rimane "fondamentale". A lui si aggiungono i Nas, che non hanno trovat o alcunché di irregolare in quel che fanno alla Harlan. Nemmeno i controlli del Ministero della Salute hanno di che lamentarsi.

Bene, qui abbiamo due scuole di pensiero: una del tutto ideologica a cui fanno capo l'ex ministro del turismo di fulvo crine e il Veronesi, che della razza umana ha un'opinione singolare (sostenne, non molto tempo fa, che l'amore omosessuale è il più puro, appunto perchè non figlia); l'altra, quella oggettivamente scientifica dei Nas, di Garattini e del Ministero competente. Si noti che gli appartenenti alla prima scuola sono gli stessi che proclamano il primato e l'infallibilità della Scienza a ogni piè sospinto. Ma, da buoni giacobini, tendono a chiamare Scienza quel che frulla loro nel cervello, e Oscurantisti chi non la vede come loro. Sognano l'Arcadia, quella col cibo naturale e filosofici pastorelli che parlano con gli animali, dove il leone pascola con l'agnello e bianchi mulini ad acqua macinano biscotti. Dèjà vu: l'Illuminismo cominciò con l'Arcadia e finì con la ghigliottina per chi non si adeguava. La sola differenza è che oggi la Fraternité viene estesa ai macachi. 

mercoledì 22 febbraio 2012

Il folle progetto danese per lo sterminio dei Down



Viene dalla Danimarca l'ultima, agghiacciante, battaglia eugenetica per la sistematica eliminazione dei "diversi". Un tempo questo triste primato spettava ad insulsi totalitarismi, oggi è diventato sinonimo di modernità e democrazia. 

Tutto tace mentre il Paese scandinavo in questione continua ad offrire ai suoi cittadini la possibilità di ricorrere gratuitamente alle diagnosi prenatali per l’identificazione, e la conseguente eliminazione a mezzo aborto, dei nascituri "difettosi".  Una operazione che ha uno specifico obiettivo: l'eliminazione entro il 2030 della sindrome di Down (trisomia 21) dal Paese

A rivelarlo è stato, sul finire di quest’anno, un articolo del giornalista Nikolaj Rytgaard apparso sul quotidiano danese Berlingske.

Ora si eliminano i bambini Down, ma chi può determinare cosa sia l'imperfezione? In Inghilterra, ad esempio, lo Stato che si è spinto anche più in là, ritenendo inaccettabile qualsiasi anomalia fisica: la legge consente l'aborto fino al nono mese se il bambino ha il labbro leporino o se ha un dito in più. Anche il naso storto o le orecchie a sventola sono difetti: seguendo la logica perfezionista anche i bambini con queste imperfezioni dovrebbero essere abortiti. Ci rendiamo conto?

Chi determina i requisiti per ammettere una persona nella 'società perfetta'? E chi garantisce i limiti di quei requisiti? Chi può escludere, ad esempio, che il prossimo passo in Danimarca non sia l’eliminazione dei nascituri affetti da diabete, da malattie cardiache, da cecità...?

Ad un recente Meeting di CL a Rimini, Clara Gaymard, figlia dello scopritore della sindrome di Down Jérôme Lejeune, parlando dei propri ricordi personali, ha raccontato quando un giorno un ragazzo trisomico di dieci anni si presentò allo studio di suo padre, piangendo convulsamente. La mamma di quel ragazzo spiegò che il figlio aveva visto un dibattito in televisione, in cui si discuteva della possibilità di eliminare i nascituri affetti da sindrome di Down. Il ragazzo gettò le braccia al collo di Lejeune, supplicandolo: «Dottore, vogliono ucciderci tutti; la prego ci protegga, siamo troppo deboli, non sappiamo farlo da soli!». Fu da allora che Lejeune decise di dedicare la sua vita alla difesa di quelle fragili esistenze. 

Oggi Lejeune non c’è più, ma gli sterminatori di quelli che lui definiva «i miei piccoli» sono ancora in circolazione, invocando in nome di una falsa scienza lo stesso pretesto: la realizzazione di una società "perfetta"

giovedì 12 gennaio 2012

Le scimmie umane di Repubblica e gli uomini animali


Il Quotidiano "la Repubblica" che ormai da anni sposa la causa animalista, di tanto in tanto ci appioppa delle perle di bestialità. 

In un recente articolo di Sara Ficocelli si parla, ad esempio, delle sempre più incredibili (?) scoperte che la scienza sta conducendo sul comportamento scimmiesco. 

Quelli di Repubblica che vogliono sapere tutto, ma proprio tutto, suoi LORO antenati, sono informatissimi...per questo ci tengono moltissimo a farci sapere, emozionati, che le scimmie si comportano in modo umano: giocano d'azzardo, urlano e barattano sesso in cambio di cibo. 

Ma siamo veramente sicuri che quelli riportati siano comportamenti autenticamente umani? 
A me sembra che sia, piuttosto, l'uomo senza Dio a comportarsi come un animale. E stando così le cose, si capisce benissimo perché quelli di Repubblica si sentano così vicini ai loro antenati.

giovedì 15 dicembre 2011

Educazione all'affettività e scienza. Per la serie: quando lo studio uccide.



Giorgio Israel in un ottimo articolo scritto su IlFoglio riporta la  seguente segnalazione di un genitore indignato.

Nel “Corso di Scienze per la scuola secondaria di primo grado” (autori Bruna Negrino e Daniela Rondano, edizioni il Capitello) nel capitolo sull’“educazione all’affettività” un paragrafo spiega:  
“Sin dall’antichità l’uomo e la donna si sono posti il problema di evitare le gravidanze non desiderate; un tempo si cercavano soluzioni a ciò ricorrendo a metodi rudimentali di scarso valore scientifico e spesso di altrettanto scarsa efficacia. Al giorno d’oggi, grazie alle conoscenze anatomiche e funzionali dell’apparato riproduttore e alle scoperte in campo chimico-farmaceutico, è possibile esercitare un controllo sulle nascite con metodi efficaci e sicuri”. 
Il paragrafo è intitolato: “I molti motivi per non iniziare una gravidanza” e questi motivi sono riportati entro tanti dischetti azzurri che galleggiano attorno al titolo. Vale la pena leggerli:
“Non voglio figli”, “Non ho l’età”, “Ho paura dei miei”, “E’ un passo molto importante”, “Non me la sento”, “Sarà vero amore?”, “Non so…”, “Sono troppo giovane”, “Prima finisco gli studi”, “Boh!”, “Il pianeta è già troppo pieno”.
C'è davvero poco da commentare! 

Cosa ci fanno in un libro di scienze discorsi inerenti l’affettività, l’amore e la sessualità? Non riguardano la morale? 

E' proprio vero quanto scrive Giorgio Israel nel suo articolo:
"se si pretende di fare dell’affettività una materia curricolare e di insegnarla come le leggi della chimica, l’esito è inevitabile: la materia diventerà “scientifica” e non sarà tanto l’esposizione di vedute differenti quanto l’educazione alle tecniche per conseguire il massimo “benessere”, con relativa sparizione della questione morale".
Genitori, occhi aperti!

giovedì 21 aprile 2011

Bloccare la pubertà per decidere il sesso


Un interessantissimo articolo di Chiara Atzori per far luce sull'ennesima deriva diabolica.

di Chiara Atzori

tratto da LaBussolaquotidiana.it

La notizia arriva dalla Gran Bretagna. Una clinica del servizio sanitario nazionale ha ricevuto l’autorizzazione a somministrare iniezioni mensili che bloccano la pubertà a bambini che si dicono incerti sulla loro identità sessuale. In sostanza chi si sente "diverso" rispetto al suo genere d'appartenenza potrà essere sottoposto ad una cura farmacologica che blocca temporaneamente la pubertà consentendo al ragazzo di riflettere in tutta calma sul proprio orientamento sessule prima che appaiano i tratti spiccatamente maschili o femminili. Sul tema abbiamo raccolto il contributo di Chiara Atzori, infettivologa presso l'ospedale Sacco, dell'associazione Obiettivo Chaire
L’identità personale di ogni essere umano, sempre sessuata, è il risultato “già e non ancora” di inestricabili interazioni tra ciò che è biologico (il DNA, i geni, gli ormoni) e relazionale (famiglia, educazione pressione sociale). Natura e cultura si abbracciano (e talvolta litigano) in un processo che non è “aut aut” ma “et et” , che per non perdersi del delirio deve necessariamente mantenersi in collegamento con l’imprescindibile bio-logico della realtà. Il processo di fioritura, di progressiva appropriazione da parte di ogni essere umano della propria identità, così come è scritta nei geni nel DNA, dal concepimento alla morte, è un processo esposto alla vulnerabilità, sia biologica che psichica e culturale: anomalie embrionali con esiti come l’ermafroditismo, le patologie genetiche legate al sesso come la resistenza agli androgeni sono una riprova di come un progetto possa essere gravato da derive biologiche, non scevre di complesse ricadute psicologiche e relazionali, che vanno accostate in punta di piedi.
Rimane il fatto che ogni identità sessuata, ogni uomo e donna non affetto da patologia è dotato di un intrinseco “progetto”, modulato, plasmato e ferito dalle esperienze relazionali e ambientali, mai pienamente compiuto, è un mistero che scaturisce da una dicotomia binaria, un uomo e una donna, il padre e la madre, il principio maschile e femminile, un mistero di uni-dualità che chiama in causa trascendenza e metafisica.
In una quadro di tale complessità, stupisce e sconcerta la notizia, riportata dal The Telegraph (Puberty blocker for children considering sex change, da Richard Alleyne) che in UK la clinica Tavistock and Portman di Londra sia stata autorizzata a somministrare iniezioni di ormoni in grado di bloccare lo sviluppo puberale nei bambini di 12 anni affetti da una patologia psichiatrica caratterizzata dalla “confusione di genere”, la sindrome chiamata GID (gender identity disorder).
Questa malattia e’ una dispercezione da parte del bambino o della bambina rispetto al suo genere sessuale, per la quale vi è una soggettiva sensazione di non appartenere al genere maschile o femminile in cui si è effettivamente nati: un bambino crede di essere una femmina o una bambina crede di essere un maschio. Numerosi studi clinici hanno mostrato che il disturbo non adeguatamente affrontato nell’infanzia è correlato in età adulta con lo sviluppo di omosessualità, transessualità e transgenderismo, e più in generale con una elevata incidenza di disfunzionalità psicologica e comportamentale .
Ma la progressiva depatologizzazione dei vari “generi” o orientamenti sessuali come “varianti” equivalenti da parte dell’ideologia gender sta portando ad una rinegoziazione non scientifica ma filosofica e politica del concetto di GID come “disordine”: in effetti se ogni variante di genere rappresenta una opzione, una scelta soggettiva e soggettivabile, a prescindere dal biologico, come teorizzata da Michel Foucault ed estremizzato dalla filosofa del femminismo lesbico radicale Judith Butler, allora non ha senso porre un limite a questa possibilità di scelta del sesso a cui appartenere, neppure per motivi di età. Su questo tema si stanno confrontando i grandi nomi del gotha psichiatrico e psicoanalitico americano alle prese con la revisione del cosiddetto “ DSM IV”, manuale-vangelo dei disturbi mentali, senza peraltro che il grande pubblico si possa rendere conto del calibro dell’argomento trattato, che rappresenta il cuore dell’antropologia, e la pretesa di contrapporre dialetticamente natura e cultura.
Ed ecco la proposta di “congelare” la natura (lo sviluppo puberale) per favorire la “scelta” (l’opzione, il desiderio), come se il desiderio abitasse un contenitore astratto e neutrale e non emanasse piuttosto da un soggetto oggettivamente sessuato. Che il processo di sessuazione psichica preveda l’emersione dall’ambivalenza androgina e più in generale che crescere e “diventare grandi” preveda l’accettazione dei limiti del reale dovrebbe essere un'acquisizione condivisibile in una società pienamente umana, in cui ragionevolezza ed emozione, pulsione e capacità di controllo trovano un punto di equilibrio. Diventa invece un rinforzo dell’utopia della completa autodeterminazione, del delirio di onnipotenza il pensare di poter congelare con una iniezione i meccanismi biologici puberali che ci rimandano alla dicotomia binaria del maschile e del femminile.
Lo sviluppo puberale infatti, al di là di uno psichismo che può essere ferito e sganciato dal reale come nel GID, (come può essere peraltro quello di un soggetto che immerso nella fantasia o nel sogno può immaginare di essere uccello, o gatto, o sasso…) ricorda, poco intellettualisticamente e molto realisticamente, a noi adulti spesso ideologizzati che noi “siamo” il corpo e non uno psichismo “intrappolato” nel limite del corpo, come certa neo-gnosi ci propone.
Al di la di complesse considerazioni filosofiche o metafore esistenziali, gli esperti della disforia di genere infantile (da Zucker a Cohen Kettenis) ci ricordano nella letteratura scientifica come il GID possa “guarire” spontaneamente (talvolta allentando la attenzione esasperata sulle manifestazioni di “non conformità di genere” dei piccoli pazienti) o con adeguata terapia (soprattutto sistemica, cioè non primariamente focalizzata sul bambino confuso quanto piuttosto sulla sua costellazione familiare e relazionale). L’esperienza fallimentare della clinica per la “trasformazione del sesso” della John Hopkins University di Baltimora, chiusa dopo avere verificato la mancata risoluzione del disagio dei tanti soggetti adulti con GID chirurgicamente trattati sulla scia delle teorie sessuologiche della preponderanza della identità di genere sul biologico derivate da Money, dovrebbero indurre una prudenza, o con parole rubate ad una enciclica ad esercitare “Caritas in veritate”. Cautela rispetto e prudenza rispetto ad opzioni volte ad enfatizzare la possibilità di “scegliersi” il sesso a cui appartenere, come se il genere fosse un abito da scegliere ed indossare e non piuttosto un seme ricevuto da far “fruttificare” secondo la sua natura, tenendo conto, con delicatezza ed empatia, mai sganciandosi dalla realtà dei fatti, delle eventuali condizioni climatiche favorevoli o avverse in cui questo seme si sia venuto a trovare nel suo processo di sviluppo.
Urge un momento di seria autocritica e di responsabilità da parte del mondo clinico, medico e biologico, per affrontare con realismo, scrollandosi di dosso le pressioni politiche e dell’attivismo militante il tema fondante della identità sessuale e di genere, senza far pagare ai piccoli (i bambini confusi del GID) lo scotto delle nostre sovrastrutture ideologiche a pretesa unisex o pansessuale di stampo gender.


domenica 23 maggio 2010

L'arroganza del mondo scientifico...chiamare nuova vita ciò che nuovo non è.


di Assuntina Morresi
tratto da SamizdatOnLine

Non è una sfida a Dio l’ultimo risultato ottenuto da Craig Venter e dalla sua équipe, ma una sofisticata operazione tecnologica, un “copia, incolla e metti la firma”: non è una creazione dal nulla, piuttosto sono state sapientemente assemblate sequenze di Dna già esistenti in natura, e riprodotte in laboratorio, insieme a qualche sequenza disegnata per “marcare” il genoma ottenuto e distinguerlo dall’originale naturale, una specie di “firma” degli scienziati inserita nel Dna stesso. Il Dna così prodotto in laboratorio è stato poi sostituito a quello di una cellula naturale, che è stata in grado di replicarsi grazie al nuovo patrimonio genetico, cioè seguendo gli “ordini” del Dna sintetico.

Per produrre il genoma in laboratorio non sono stati utilizzati nuovi aminoacidi. I “mattoni” con cui è stato costruito questo Dna sono quelli di sempre, e quindi parlare di «creazione di una nuova vita artificiale» è quanto meno ambiguo, visto che il cromosoma è copiato da quello naturale, e che anche la cellula che ha ospitato il Dna è naturale. D’altra parte ogni organismo geneticamente modificato può essere considerato una «nuova vita artificiale» che si affaccia sul pianeta, con un patrimonio genetico diverso da quelli già esistenti.
In altre parole, i ricercatori del gruppo di Venter hanno composto con grande abilità un enorme puzzle, utilizzando i pezzi già messi a disposizione dalla natura, per realizzare un disegno pressoché identico a quello già tracciato naturalmente. Non sappiamo ancora a quali risultati porterà la nuova procedura tecnica messa a punto: la produzione di biocarburanti piuttosto che importanti applicazioni biomediche. Lo vedremo nel tempo. Per ora, i problemi che pone sono analoghi a quelli di ogni ogm: la valutazione dell’eventuale impatto con l’ambiente naturale, le possibili ripercussioni sulla regolamentazione dei brevetti e sul mercato biotecnologico.
Nell’articolo scientifico pubblicato è evidente la profonda capacità manipolatoria raggiunta dagli scienziati, che li fa parlare addirittura di “design” di cromosomi sintetici, e che indica la necessità di una vigilanza molto attenta per il futuro. La stessa richiesta del capo della Casa Bianca Barack Obama alla Commissione bioetica presidenziale di approfondire le questioni sollevate dall’esperimento è un segnale in tal senso.
Ma ad inquietare per ora non è tanto l’esperimento in sé, quanto i toni con cui se ne parla.
È ben noto che Craig Venter è innanzitutto un bravissimo imprenditore di se stesso: sono già stati annunciati per i prossimi giorni documentari in anteprima mondiale su questo studio, a dimostrazione dell’accuratissima preparazione mediatica del lancio della notizia, organizzata su scala planetaria. Una sapiente e spregiudicata strategia di marketing industriale per un mercato enorme come quello che gira intorno alle biotecnologie, nel quale troppo spesso ad annunci trionfali non seguono i risultati promessi.
Fa riflettere, poi, l’enfasi con cui la notizia è rimbalzata sulle prime pagine di tutti i giornali, con evocazioni di immagini bibliche, tipo «assaggiare il frutto dell’albero della vita», o «l’uomo ha creato la vita», o con affermazioni come «progettare una biologia che faccia quel che vogliamo noi», e potremmo continuare con le citazioni.
Che la sfida della conoscenza debba sempre essere presentata come mettersi in arrogante gara con Dio, non rende ragione alla scienza stessa.
Il mestiere dello scienziato è quello di cercare di comprendere sempre più a fondo la struttura intima della materia e della vita, ed è frutto di intelligenza – quella stessa che ieri il cardinal Bagnasco ci ha ricordato essere «dono di Dio» – , curiosità e, soprattutto, di umiltà.
Significa essere consapevoli di stare di fronte ad un mistero che mentre si fa esplorare ci suggerisce nuove domande, altre questioni da affrontare e conoscenze da mettere a fuoco.
Un mistero che svelandosi si mostra infinito