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giovedì 31 gennaio 2013

La fede è il motore di tutta la scienza



“Atei e materialisti sono obbligati, se onesti, a porsi una questione molto pesante: se non c’è nessun Dio, nessuna intelligenza creatrice, nessuno Spirito che abbia scritto le leggi della natura, allora essi devono ammettere che tutto è fortuito, tutto è frutto del caso. Allora anche la nostra intelligenza è il risultato di null’altro che un fortunoso lancio di dadi. Come si può, quindi, pretendere che tra un prodotto del caso come la nostra intelligenza e le leggi che regolano l’universo ci sia una qualche ipotesi di corrispondenza?”.

Al contrario se siamo Cattolici siamo di fronte ad un altro postulato: che Dio esiste, le leggi dell’universo le ha scritte Lui. Sappiamo che Dio ha fatto anche noi, a sua immagine, e somiglianza. E se somigliamo a Dio, allora non è irragionevole sperare che anche il nostro spirito possa arrivare a cogliere e a capire le leggi di Dio”.

La fede è il motore di tutta la scienza.

Jérôme Lejeune - genetista, medico, ricercatore

mercoledì 15 febbraio 2012

Dawkins contro il Papa


Ho appena trovato su YouTube un disgustoso filmato in cui Richard Dawkins riversando odio contro la Chiesa e cattiverie contro il Santo Padre, mostra tutto l'abisso della sua ignoranza. 

Le parole pronunciate dal biologo inglese, sono un vero ammasso di falsi luoghi comuni privi di senso detti tanto per strappare il plauso di una gentaglia inferocita indottrinata a suon di pregiudizi.

E  pensare che quest'uomo rappresenta il mondo ateo...Se fossi ateo mi sentirei offeso nell'intelligenza.


lunedì 6 febbraio 2012

Odifreddi, l'acqua di Lourdes e la negazione dell'evidenza


Era da tempo che Piergiorgione Odifreddi non sparava a zero sulla religione dalle pagine del suo blog "Il non senso della vita". 

Stavolta nel suo mirino è entrata la vicenda tristissima legata a quei maghi "biologi e fisici", truffatori, che in mezza Italia vendevano a caro prezzo l'acqua di alcuni importanti Santuari mariani come rimedio a malattie incurabili. 

Ovviamente al solo sentir parlare di località quali Lourdes, Fatima e Medjugorje al nostro amico ateo impenitente è venuta l'acquolina in bocca. E come succede quando la gola prende il sopravvento, l'infelice matematico, anche stavolta, si è sbrodolato addosso. 

I truffatori, che tra le altre cose si spacciavano per uomini di scienza, affermavano che le frequenze delle "acque miracolose" fossero in grado di riarmonizzare la materia. Ovviamente le analisi hanno smentito tali effetti "fisici" e la banda è stata denunciata per associazione a delinquere, truffa, lesioni ed esercizio abusivo della professione medica. 

Questo è bastato per far concludere ad Odifreddi che il principio magico-scientifico alla base della truffa fosse lo stesso predicato da non meglio identificati "gestori del buiseness" della cittadina di Lourdes.  E quindi giù a tirar legnate alle agenzie di viaggio che organizzano pellegrinaggi, e all'immancabile Vaticano speculatore...Come se ogni anno a muovere milioni di persone da tutto il mondo a Lourdes fossero le sue acque e non piuttosto la fede dei pellegrini.

L'acqua di Lourdes è e rimarrà sempre semplice H2O, senza aggiunte e senza mutamenti, per un semplice motivo: perché il miracolo non è, e mai sarà, nell'acqua, quanto piuttosto nella potenza di Dio che si serve della fede dell'uomo per operare prodigi. Pertanto che si tratti di acqua, di fango, o di saliva (come fece nostro Signore con il cieco nato) non cambia nulla, la materia è ininfluente. 

Della grandezza di Dio e dell'intercessione potente di sua Madre sono piuttosto testimoni i tanti miracolati che Odifreddi si ostina a non considerare, dando perfino dei cretini ai suoi colleghi di cui critica con immancabile saccenza i rigorosissimi criteri di discernimento. 

Il matematico che nel suo articolo contesta le cifre dei miracoli accertati, tra le altre cose non tiene minimamente conto dei milioni di fedeli che, ogni anno, a Lourdes ritrovano la pace, la fede, il perdono, la forza per affrontare la malattia e la guarigione da mali non documentabili. 

Odifreddi, che sulle righe del suo blog apostrofa come "creduloni e tonti" i pellegrini che si immergono nella piscina di Lourdes, preferisce non dare troppe spiegazioni ai lettori, fuggendo dalla via scomoda della confutazione per ripiegarsi vigliaccamente in quella dello sberleffo, alla ricerca del plauso dei suoi seguaci. Purtroppo per lui, però, la potenza dei fatti è un'incontestabile evidenza.


I miracolati, hanno nomi e cognomi che lo scientismo non può cancellare, nomi come quello di Elisa Aloi affetta da tubercolosi osteo-articolare, con il corpo coperto di fistole scomparse spontaneamente dopo l'immersione nelle acque del Santuario; o quello di Vittorio Micheli ex-alpino colpito da tumore maligno alla testa del femore, con la gamba sinistra attaccata al resto del corpo attraverso muscoli e pelle, a cui  dopo un bagno nella piscina di Lourdes l'osso mangiato dal male si è ricostruito. 

Elisa, Vittorio, e tutti coloro che hanno ricevuto straordinarie grazie, hanno una specifica missione; quella di gridare ad un mondo cieco ed incredulo, l'ineffabile grandezza di un Dio umile che, a dispetto del matematico impertinente, continua e continuerà sempre ad operare meraviglie e a donare speranza, perché incapace di rinnegare la sua stessa essenza, l'Amore. 


sabato 4 febbraio 2012

Alain de Botton e il tempio ateo di Londra



E' notizia di pochi giorni fa quella relativa al filosofo e scrittore Alain de Botton e al suo innovativo progetto per la città di Londra. 

Sembra infatti che l'illustre ateo abbia già reperito metà dei fondi necessari per l'edificazione, reggetevi forte, di un tempio per gli atei nella capitale inglese per il valore un milione di sterline. 

La notizia anziché rattristarci ci riempie di gioia, confermandoci ulteriormente in ciò che da tempo affermiamo, ovvero che anche in coloro che si professano non credenti c'è un innato desiderio di prestare un culto verso qualcosa o qualcuno. 
E' sempre la stessa storia: quando non si crede in Dio, alla fine si finisce per credere in tutto, perfino ad una chicchessia religione del "caso".

A lor signori ci permettiamo di proporre una possibile vetrata per il tempio
L'immagine, reperibile all'inizio di questo post, sarebbe davvero l'ideale per decorare una possibile cappella in onore di C. Darwin. Un posto speciale per il patrono degli atei, delle scimmie e degli scimmioni non può mancare!



venerdì 3 febbraio 2012

Ateisti casualisti e cartelloni


Questa simpatica immagine è stata affissa davanti ad una chiesa sudafricana di Johannesburg, la Rivers Church di Sandton. Il messaggio è chiaro. Gli ateisti sono persone che credono di essere degli incidenti

Sebbene gli ateisti casualisti pensino esattamente questo, pare che si siano offesi e abbiano chiesto alle autorità di rimuovere il cartellone. 

Però, complimenti per la coerenza! 



lunedì 16 gennaio 2012

Unione Atei Agnostici Razionalisti Pagani


L'ottimo sito UCCRonline.it con un meraviglioso articolo pubblicato in data odierna, ha confermato quello che, in molti, già pensavamo. L'UAAR vanta tra le sue fila un nutrito gruppo di neo-pagani. 

Florasol Accursio (collaboratrice del sito UAAR.it) nickname florasol in un commento all'articolo “Flavio Oreglio e l’UAAR” del 2 luglio 2010 scriveva così : «confermo ad Enrico che io (pagana) e parecchi altri amici pagani, sostenendo fortemente la laicità dello stato e le battaglie ad essa finalizzate, siamo iscritti all’Uaar in buon numero“. 

Calcolando che gli iscritti sono circa 4000, significa che l’unica associazione di atei e agnostici italiana pullula di neo-pagani superstiziosi. Complimenti per la coerenza! 

lunedì 26 dicembre 2011

E' più facile dominare chi non crede in niente


Ricordate "La Storia Infinita"? Il film fantastico del 1984 diretto dal regista Wolfgang Petersen ispirato al libro romanzo omonimo di Michael Ende? In questi giorni di Natale, i 3 capitoli della saga vengono tradizionalmente trasmessi in tv.
C'è una scena che voglio riproporvi. 
La prima volta che la vidi non mi impressionò, né mi rimase impressa, mentre oggi ne riscopro tutta la profondità e verità... 
Atreyu interroga Gmork, domandandogli cosa sia il Nulla che minaccia il mondo. La sorprendente risposta dell'oscuro cagnaccio è degna del miglior trattato di anti-ateismo. 

"Il Nulla è il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di aiutarlo perchè è più facile dominare chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere..." (Gmork - La Storia Infinita)



domenica 25 dicembre 2011

Su Repubblica, l'ateo Scalfari vuole insegnare "il senso della vita secondo Gesù", ed il card. Martini approva


di Luisella Saro
tratto da Culturacattolica.it


Che Eugenio Scalfari sia pieno di sé non è una novità. Che sia lui a spiegarci, nell’articolo di spalla di oggi, su Repubblica, qual è “il senso della vita secondo Gesù” francamente, però, è troppo e il troppo stroppia. O fa ridere. 

Ma figuriamoci se i suoi “fedelissimi” fan notare, al loro padreterno, che un ateo che scrive a pagina 50 di non avere fede “e neppure sente il bisogno di cercarla” forse sarebbe opportuno lasciasse ad altri certe tematiche. Niente da fare. Tutti ossequiosamente zitti, quelli di Repubblica, e lui libero di titolare così il suo ‘pezzo’ di oggi e, sotto il titolo, piazzarci la sua bella firma.

Ricapitolo, così chi pazientemente mi sta seguendo, senza spendere inutilmente un euro potrà lavorare d’immaginazione. I lettori della “nuova bibbia formato tabloid”, oggi, vigilia di Natale, hanno modo di scoprire qual è “il senso della vita secondo Gesù”. Ipse explicavit…Babbo Natale, e cioè Eugenio Scafari il barbuto.

Siccome titoli, occhielli, impaginazione, immagini non sono casuali, l’occhio… parte da lì. E così a pagina 50 si legge: “Dialoghi. Eugenio Scalfari e il cardinale Martini ragionano sui nodi che stringono fede ed esistenza terrena. Da due punti di vista partiti da premesse diverse cercano nella giustizia nella carità e nel perdono una prospettiva comune”. E ancora, in grassetto, nelle due pagine che raccontano il colloquio tra il giornalista e il cardinale: “Martini: Il dubbio mi tormenta sempre, fa parte della nostra condizione di uomini e non di angeli. Chi non si cimenta con esso, crede in maniera poco intensa”. Un Martini qui e lì virgolettato in grassetto, specie quando le sue affermazioni sono in linea con il relativismo sbandierato ogni santo giorno come dogma dal gruppo editoriale Espresso. Non fosse sufficientemente chiara l’idea del prelato, è lo stesso Scalfari a spiegare ben bene il concetto. 

Raccontando di quando, nel 44, con Roma occupata dai nazisti, ventenne ha trovato rifugio insieme ad un altro centinaio di giovani nella Casa del Sacro Cuore dove i gesuiti tenevano gli esercizi spirituali, scrive: “Ricordo queste vicende personali per dire che i gesuiti che conobbi non somigliavano in nulla a Carlo Maria Martini. Erano molto accoglienti e amichevoli, ma piuttosto arcaici nel loro modo di considerare la religione; Martini invece è pienamente coinvolto nella modernità di pensiero”. Armonia perfetta, insomma. E infatti, se qualcuno si chiede che ci faccia uno Scalfari ateo e anticlericale a colloquio dal cardinale Martini, ecco la risposta. “Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ci sentiamo in sintonia l’uno con l’altro e il motivo probabilmente è questo: ci poniamo tutti e due le stesse domande: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. (…) Le nostre risposte spesso differiscono ma talvolta coincidono e quando questo avviene per me è una festa e spero anche per lui”.
Che le risposte arcinote di Scalfari alle domande “chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo” coincidano con quelle di un qualunque cardinale fa accapponare la pelle e verrebbe da pensare che l’ex direttore, ormai di una certa età, possa magari aver travisato il senso del discorso del religioso con cui dialoga, ma attenzione: nell’intervista di oggi – lo scrive il giornalista – c’è l’imprimatur di Martini, che ha letto e riletto tutto il testo. Niente equivoci… sic!

E allora, quale sarebbe “il-senso-della-vita-secondo-Gesù-secondo-Scalfari”? Ecco, di nuovo, un aiutino dal titolo. “Eros e amore. Il senso della vita nelle parole di Gesù”: spiegazione sintetica del teologo Babbo Natale. 

Per gli analfabeti e/o per chi non fosse all’altezza delle elucubrazioni filosofico-dogmatiche di pagina 50 e 51, in alto, grandissimo, il dipinto di Tiziano Amor sacro e Amor profano del 1515, custodito presso la galleria Borghese di Roma. Biblia pauperum Republicae.

E così, in questo articolo della vigilia di Natale, mentre la Cristianità si appresta a re-incontrare il Verbo che si fa Carne, ecco un’altra “sparata” di Scalfari che rende risibile l’idea di Dio di farsi Uomo e di condividere, in tutto, la nostra umanità. Così scrive il dottissimo: “Io penso che la vita sia cominciata da un essere monocellulare e poi sia andata vertiginosamente avanti secondo l’evoluzione naturale. Noi abbiamo una mente riflessiva che ci consente di pensare noi stessi e di vedere le nostre azioni, ma nell’economia dell’Universo siamo un piccolo evento: così è nato il mondo e noi tutti e così scomparirà. A quel punto nessun’altra specie sarà in grado di pensare Dio e Dio morirà se nessun essere vivente sarà in grado di pensarlo. Noi non siamo una regola, noi siamo un caso”. Se qualcuno si aspetta, a questo punto, che il cardinale interrompa il logorroico delirio scalfariano, si sbaglia. Imprimatur anche su questo. 

Per quale ragione duemila anni fa Dio abbia deciso di assumere la condizione di un “piccolo evento”…bisognerebbe forse chiederlo a Scalfari, perché Martini non lo dice. Nemmeno ora che è Natale.

Ha invece qualcosa da dire (e da ridire) sulla Trinità e sui Santi, il cardinale, che così si esprime: “La Trinità è Dio-comunione. Il Figlio è la Persona con cui il Padre si manifesta agli uomini. Forse il modello ‘ontologico’ con cui si è pensata la Trinità fino ad oggi dovrebbe cedere il passo al modello ‘relazionale’ che aiuterebbe meglio anche il dialogo orizzontale. Quanto ai Santi, non sono solo intermediari tra noi e Dio ma anche testimoni del bene e forse la Chiesa ne ha canonizzati troppi”.
Se lo dice lui…

Siamo così arrivati al dunque. “Il senso della vita nelle parole di Gesù” ascoltate (?) da Scalfari che – bontà sua – le spiega a noi comuni cattolici, non poteva infatti non comprendere due “cosine” sulla Chiesa. “Scalfari: Forse è troppo istituzione. Martini: Forse è troppo istituzione. Scalfari: Forse è troppo dogmatica. Martini: Direi in un altro modo: l’aspetto collegiale della Chiesa è stato troppo trascurato. Secondo me questo punto andrebbe profondamente rivisto”. 
Esempio di collegialità? Il “duetto” Scalfari-Martini su Repubblica, il 24 dicembre 2011. Magari poco ortodosso, ma sufficientemente “moderno” e quindi… perfetto.

Ed ecco la conclusione: i due che si salutano, il cardinale che dice che prega spesso per Scalfari, Scalfari che gli risponde che lo pensa molto e che quello è il suo modo di pregare. 
“Lui si avvicina al mio orecchio”, scrive infine l’ex direttore di Repubblica, “e con un filo di voce dice: ‘Prego per lei, e anch’io la penso spesso’, sorride e mi stringe la mano. Forse voleva dire che pensare l’altro è più che pregare. Io almeno l’ho capito così”.

No, egregio direttore. Per un cristiano pensare l’altro non è più che pregare; è vero esattamente il contrario, poiché la preghiera è la forma più alta di bene che un essere umano possa dimostrare ad un altro essere umano. Sempre che lo consideri qualcosa di più di un essere monocellulare… evoluto. 

Sa una cosa, egregio direttore? Se ha preso questo abbaglio rispetto alla preghiera, figuriamoci su tutto il resto! Abbia pazienza, ma “il senso della vita secondo Gesù” spiegato da Babbo Natale ci convince davvero poco, anzi per niente.


martedì 20 dicembre 2011

Il comunismo che combatte tutte le religioni tranne la propria


Tutti i regimi comunisti, facendo guerra alle religioni e negando il trascendente, hanno di fatto sostituito la fede in Dio con  quella più materialistica e "strategica" per il Leader di turno. Ce lo insegna, in questi giorni, la Corea del Nord, uno degli ultimi baluardi del comunismo stalinista nel mondo, con le sue processioni funebri di massa, i suoi mausolei, il suo culto dei morti.

Quando Dio viene estromesso dalla vita di una persona, ecco che subentrano altri dei a colmare il vuoto lasciato dal Grande Assente. Questi dei però, siano essi ideologie piuttosto che persone, quando crollano, provocano inevitabilmente un effetto destabilizzante. E allora comprendo le reazioni esagerate e disperate della popolazione, che, forzature a parte, ne rappresentano la logica conseguenza.

Mi chiedo se, alla luce di questo, abbia ancora senso parlare di regimi atei, quando anche le pietre sanno che dietro l'ateismo di facciata si nasconde un'incredibile iper-religiosità. Se questo non fosse vero, allora, come si potrebbero spiegare le autentiche "adorazioni", spinte fino al paradosso, del popolo nord-coreano? 






Le immagini sono eloquenti! Non è la tristezza provocata dalla perdita di una persona cara, è molto di più! E' la disperazione di un popolo che ha perso l'ennesimo punto di riferimento, il senso del proprio essere, in una parola, il proprio dio vivente. Un popolo che continuerà ad adorare, a rimpiangere e a prestare culto ai suoi Leader eterni. Come si fa da decenni a Pyongyang, nel mastodontico Mausoleo contenente le spoglie mortali, imbalsamate, del Presidente eterno, Kim il-Sung.

In un Paese paradossale qual'è la Corea del Nord, dove si predica l'odio agli Stati Uniti e si mangia ai fast-food, infatti, anche la religione negata assume le forme di un'insopportabile superstizione.

Non ci si deve stupire, allora, se nell'intollerante Paese comunista si costringono i visitatori del Mausoleo di cui sopra a compiere rituali catartici gnosticheggianti, finalizzati alla perfetta venerazioni delle spoglie del feroce dittatore (come si può leggere in questa testimonianza).
E' tutto perfettamente logico, perché come diceva C.K.Chesterton: “Quando l'uomo smette di credere in Dio inizia a credere a tutto”.



lunedì 19 dicembre 2011

Vietato dire Natale E' l'ultima follia del politicamente corretto


Un articolo sulla scomparsa del termine Natale, dalle scuole, dalle affissioni e dai biglietti di auguri in nome del politicamente corretto. Da leggere!


tratto da IlGiornale.it
di Luca Doninelli 

La storia è vecchia, e a poco servirebbe lamentarsi della cattiveria dei tempi. Già lo diceva Charles Péguy: i tempi sono sempre stati cattivi. Il nostro, semplicemente, non fa eccezione.
Sembra che espressioni come «Vacanze di Natale», «panettone natalizio» o perfino «Buon Natale» non si debbano più usare. Unica deroga: i film con Boldi, De Sica & co., ultimo baluardo, verrebbe da dire, del cattolicesimo in questa società senza dio.
Ma provate a dirlo in una scuola elementare italiana - e non di quelle di periferia, piene di figli di immigrati di altre religioni, no: parlo delle belle scuole ricche del centro. Provate a proporre di allestire una bella «recita di Natale». Subito spunta questa cosa che non si trova mai da nessun’altra parte: la «sensibilità» di chi appartiene ad altre religioni.

Non si può offendere la sensibilità di chi non la pensa come noi. Il bello è che della sensibilità di norma non importa niente a nessuno, mai, in nessuna occasione. Tranne questa. Ma queste cose succedono in realtà da ben prima del primo flusso migratorio, da ben prima che l’espressione «politically correct» facesse la sua comparsa.
A nessuno, s’intende, viene impedito di credere in ciò che vuole. L’anima non si nega nemmeno ai cani. Il problema è il corpo, non l’anima. Finché l’anima non ha anche un corpo, non può minacciare nessuno.

Gesù Cristo, però, venne nel mondo per mettere in pericolo il mondo, «questo» mondo, e la prima cosa che fece - prima di tutti i miracoli e di tutte le parabole, prima della predicazione e della Passione - fu di avere un corpo, anzi: di «essere» un corpo, quel corpo lì, che fu dapprima allattato da sua madre come tutti i bambini, e che poi tornò, cadavere, tra le braccia della stessa madre, dopo essere stato crocefisso.

Fu quel corpo a mettere in crisi un mondo che di predicatori e divinità ne aveva fin troppi, un mondo tollerante, al quale un dio in più non avrebbe fatto né caldo né freddo, e che anzi per difendere la «sensibilità» dei cristiani sarebbe forse stato anche disposto a difenderli dalla furia un po’ rozza del popolo al quale il Nazareno apparteneva. Con un po’ di diplomazia, forse, Pilato (che non era granché come politico) avrebbe assunto un’altra posizione, i margini c’erano.
Ma questo nuovo dio, com’era diverso dagli altri! Non solo aveva un corpo, ma voleva che la nuova fede avesse anch’essa un corpo: una comunità di persone in carne e ossa, con una propria identità, una propria antropologia, una propria idea del rapporto con il potere, una propria idea dell’educazione dei figli, e così via.
A questo nemmeno i Romani erano preparati. Professare una fede è una cosa, edificare una chiesa su suolo pubblico è un’altra. Ora, il moderno Stato europeo non è molto diverso. Tollera tutti (anche perché non ama nessuno) ma il corpo è soltanto il suo. Sopporta le religioni unicamente in virtù della loro forza, ma appena queste s’indeboliscono comincia a mostrare i muscoli.

Una mia amica, anni fa, faceva catechismo ai bambini di una parrocchia del centro di Milano. In una delle prime lezioni chiese a questi ragazzini sui dieci anni cosa fosse la Pasqua. Nessuno rispose. Chiese allora se sapevano cos’è il Natale. Ci fu un paio di risposte vaghe, timide. Chiese infine che cos’è Halloween, e tutti seppero rispondere con precisione.

Da questo piccolo episodio ho tratto una mia morale, che forse può essere utile al lettore. Alla gente bisogna dare qualcosa. Una vincita alla lotteria, o a un concorso canoro, oppure al gratta-e-vinci. E poi vacanze al mare, ai Tropici, oppure sulla neve. E poi le tradizioni un po’ favolose, qualcosa su cui fantasticare, le fate, gli elfi, Babbo Natale, il Principe Azzurro. Un sano divertimento senza corpo, tutto anima, tutto innocenza allegra e piena di tenerezza («dolcetto o scherzetto!»).

Questo è ciò che piace all’Impero. E non tiratemi in ballo i musulmani o i buddisti, che non c’entrano, anche se c’è sempre qualche babbeo che, fraintendendo il problema, se la prende con la parte sbagliata.
Chiamatelo stato, chiamatelo impero, chiamatelo mercato: è sempre una forma di controllo, di uniformazione, una livella che, a differenza di quella di Totò, interviene prima della morte, affinché siamo tutti cadaveri felici e contenti.

Certo, chi è venuto al mondo per affermare la dignità assoluta di ogni persona, che consiste nel rapporto unico non con la società, lo stato o il mercato, ma con Dio. Dio, che trascende stato e mercato.
E questo è ciò che stato e mercato, molto spesso, non sopportano.

domenica 11 dicembre 2011

Odifreddi e le statistiche fai da te




Il 30 novembre 2011 il "matematico impenitente" ha scritto nel suo blog un mostruosità che merita di essere letta.
Parlando di medici cattolici ha affermato:

«Io invece mi preoccupo se un medico è cattolico. Perché uno che creda che si possono sanare i ciechi sputando per terra e impastando loro gli occhi con il fango, o che si può rimanere incinte per fecondazione angelica, e più in generale che il corso delle cose viene a volte mutato da interventi soprannaturali, mi da molto poco affidamento». 

«Che poi si riesca a usare la ragione i giorni settimanali, e credere a quelle cose la domenica, mi preoccupa ancora di più, dal punto di vista della sanità (mentale). Questo non significa che non credo non possa avere altri problemi, ma chi crede certamente ha quelli».

Concludendo, poi, in bellezza con una vera perla di saggezza atea:

«Infatti, il 94 per cento degli scienziati mondiali non crede, e del rimanente 6 per cento, la quasi totalità è ebrea o protestante, non cattolica: qualcosa vorrà pur dire».

Dove Odifreddi abbia pescato questi dati proprio non lo sappiamo, ma intuiamo che debba trattarsi di qualche statista truffaldino dell'UAAR.

La verità, statistiche (vere) alla mano, è di fatto ben diversa.

Nel settembre 2011 sul “Journal for the Scientific Study of Religion” sono apparsi i risultati di uno studio sociologico tra scienziati e ricercatori d’elitè, nel quale si apprende che la maggioranza di essi (il 70%) vede il rapporto tra “fede e scienza” come non conflittuale, ma anzi «la religione e la scienza sono due valide strade della conoscenza».

Nel giugno 2010 invece, è stato dimostrato da un’altra ricerca pubblicata dalla Oxford University Press (mica pizza  fichi), che tra gli scienziati d’elite, «il 50% è religioso e la maggioranza dei restanti sono “imprenditori spirituali”, cioè lavorano per diminuire le tensioni tra scienza e fede».


lunedì 28 novembre 2011

Obama, il Thanksgiving Day ed il ringraziamento ateo



Pare che Barack Obama nel messaggio al popolo Americano in occasione della Festa del Ringraziamento si sia dimenticato per la prima volta nella storia del paese stelle e strisce di ringraziare Dio. 
Nel video trasmesso da YouTube, infatti, il presidente americano esprime gratitudine per tanti - dai volontari che prestano servizio nelle mense per i poveri ai militari che difendono il loro Paese oltreoceano - tralasciando però di menzionare il Dio ispiratore di una festa all' origine cristiana.

Con questo non voglio dire che sia un anticristo, ma se su google la ricerca delle parole "Obama antichrist" produce più di 5 milioni di risultati un motivo ci sarà! Non vi sembra?

mercoledì 16 novembre 2011

Einstein e la fede in un Dio personale



Due giorni fa ho postato un articolo su Albert Einstein. Il mio intento era quello di far capire agli atei più ostinati che in realtà il famoso scienziato tedesco non era affatto ateo come spesso si sente dire, ma credeva in Dio. 
Einstein era credente, e aveva fede in un Dio personale come si può desumere dall'articolo pubblicato sulla rivista tedesca Deutsches Pfarrblatt, a 4 anni dalla morte, che riporta l'intervista del fisico rilasciata ad un giornalista americano. 

Ecco la traduzione del testo:

La opinione generalizzata secondo la quale io sarei un ateo si fonda su un grande errore. Chi lo deduce dalle mie teorie scientifiche non le ha comprese, costui mi ha interpretato male e mi fa un cattivo servizio se divulga informazioni erronee a riguardo del mio rapporto con la religione. Io credo in un Dio personale (Ich glaube an einen personlichen Gott) e posso dire con piena coscienza che nella mia vita non mi sono mai adattato ad una concezione atea della vita.”

Albert Einstein (Deutsches Pfarrerblatt - Evangelische Foglio federale Pfarrvereine der Deutschen , 1 / VI / 1959, p. 59)

Questo estratto è un vero smacco alla tracotanza degli atei che in tutti i modi e con tutti i mezzi avevano provato a  divulgare la falsa notizia sul presunto ateismo del grande scienziato.  Crolla, così, l'ennesimo falso mito ateista. Avanti il prossimo!

P.S. Ringrazio don Tullio per la segnalazione

lunedì 14 novembre 2011

Einstein, l'ateismo, l'esistenza di Dio e la questione del male




Il 30 settembre 2009 pubblicai la traduzione italiana di un video già circolante nei circuiti cattolici europei. Il successo fu immediato. In poco tempo le visite raggiunsero l'ordine delle migliaia. ed il video cominciò ad essere copiato e riproposto in altri canali del Tubo. Aveva sortito l'effetto desiderato, quello di stimolare una riflessione sull'esistenza di Dio.

Se ancora non avete visto il breve filmato lo trovate di seguito.






Se ad oggi la soglia delle 71.000 visite è superata, a sorprendere ancora di più delle visite è il numero di commenti postati sotto il video (circa 500). Alcuni di questi sono positivi, altri, la maggioranza, sono di natura polemica.
Infastiditi dal filmato sono stati sopratutto gli atei, infuriati dalla trasposizione in video di un celebre aneddoto attribuito al più grande scienziato del '900, Albert Einstein.

Alcuni hanno contestato la fede in Dio di Einstein, altri hanno intavolato discussioni sulla realtà del male. 

Con il presente post vorrei rispondere ai primi, pubblicando una serie di lettere dello scienziato a dir poco eloquenti. Leggerano, lor signori atei, o come amava definirli Einstein coloro che "non possono sentire la musica delle sfere" quanto incideva la fede in Dio sulla sua vita di scienziato.

Ecco di seguito alcune sue lettere. Buona lettura!


"La scienza contrariamente ad un'opinione diffusa, non elimina Dio. La fisica deve addirittura perseguitare finalità teologiche, poichè deve proporsi non solo di sapere com'è la natura, ma anche di sapere perchè la natura è così e non in un'altra maniera, con l'intento di arrivare a capire se Dio avesse davanti a sè altre scelte quando creò il mondo"
(Holdon, The Advancemente of Science and Its Burdens, Cambridge University Press, New York 1986, pag. 91)


"Gli atei fanatici sono come schiavi che ancora sentono il peso delle catene dalle quali si sono liberati dopo una lunga lotta. Essi sono creature che - nel loro rancore contro le religioni tradizionali come 'oppio delle masse' - non posso sentire la musica delle sfere".
(Isaacson, Einstein: His Life and Universe, Simon e Schuster 2008)


"Io non sono ateo e non penso di potermi definire panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in una immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, ma non sa come e non conosce le lingue in cui sono stati scritti. Sospetta però che vi sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa mi sembra la situazione dell’essere umano, anche il più intelligente, di fronte a Dio. La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio". 
(Einstein: His Life and Universe, Simon e Schuster, pag. 27)


"Quello che vedo nella natura è una struttura stupenda che possiamo capire solo in maniera molto imperfetta e davanti alla quale la persona riflessiva deve sentirsi pervasa da un profondo senso di ‘umiltà’. È un sentimento sinceramente religioso che non ha nulla a che vedere con il misticismo. La mia religiosità consiste in un’umile ammirazione di quello Spirito immensamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con il nostro intelletto debole e transitorio, possiamo comprendere della realtà. Voglio sapere come Dio creò questo mondo. Voglio conoscere i suoi pensieri; in quanto al resto, sono solo dettagli". 
(Einstein: Pensieri di un uomo curioso, Mondadori '97)



"Ciò che veramente mi interessa è se Dio avesse potuto fare il mondo in una maniera differente, cioè se la necessità di semplicità logica lasci qualche libertà". 
(S. W. Hawking e W. Israel, Einstein. A Centenary Volume, Cambridge University Press 1987)


"Chiunque sia veramente impegnato nel lavoro scientifico si convince che le leggi della natura manifestano l’esistenza di uno Spirito immensamente superiore a quello dell’uomo, e di fronte al quale noi, con le nostre modeste facoltà, dobbiamo essere umili".
(H. Dukas and B. Hoffmann Albert Einstein: the Humane side, Princeton 1989, p. 32)


"La mia religiosità consiste nell’umile ammirazione dello spirito infinitamente superiore che rivela se stesso nei minimi dettagli che noi siamo in grado di comprendere con la nostra fragile e debole intelligenza".
(Brian, Einstein a life, 1996)


"Io non sono positivista. Il positivismo stabilisce che quanto non può essere osservato non esiste. Questa concezione è scientificamente insostenibile, perché è impossibile fare affermazioni valide su ciò che uno “può” o “non può” osservare. Uno dovrebbe dire: "Solo ciò che noi osserviamo esiste". Il che è ovviamente falso".
(Brian, Einstein a life, 1996)


"Dio non gioca a dadi"
(Einstein e Bohr, Scienza e vita, lettere '16-'55, Einaudi 1997, pag. 176)



lunedì 4 luglio 2011

Dittatura laicista e dittatura di Pol Pot: le similitudini


tratto da UccrOnline.it

In questi giorni ha preso il via il processo a quattro leader della dittatura cambogiana ancora in vita, accusati di crimini di guerra e contro l’umanità. La Cambogia volta quindi definitivamente pagina sul sanguinoso regime ateo dei Khmer Rossi, che sotto la guida di Pol Pot, tra il 1975 ed il 1979, portò il terrore nel Paese asiatico, con la morte di circa due milioni di persone su 7 milioni. Proprio tra il 1975 e il 1979 verrà instaurato l‘ateismo di Stato.

Come ricorda il giornalista, storico e collaboratore de Il Foglio Francesco Agnoli nel suo saggio “Perché non possiamo essere atei” (Piemme 2009), «al culmine del delirio, sotto l’ateissimo regime comunista di Pol Pot, si arriverà a ordinare per legge non solo il rogo dei libri del passato, ma persino delle fotografie dei privati, per cancellare anche il ricordo fotografico di com’era il mondo prima dell’avvento del regime comunista dell’Angkar» (pag. 180,181). Questo ricorda molto il modo di agire della lobby atea di oggi, anche quella presente in Italia, la quale cerca di imporsi nella società cancellando e tagliando i ponti col passato, con la tradizione, con i simboli di essa. Ma non è finita.

Più avanti (pag. 235) Agnoli spiega che la Cambogia comunista, «quel paese governato da personaggi che avevano appreso il loro ateismo a Parigi, innamorandosi della Rivoluzione francese, dal 1975 al 1979, fu proibito anche leggere, ridere o cantare. Ogni spostamento era controllato, ogni proprietà, perfino delle posate personali, proibita, le case tutte uguali».

Riguardo alla morale sessuale, continua lo scrittore, «ci furono massacri eugenetici di malati, feriti e handicappati, divieto di utilizzare le parole “padre” e “madre” anche per i bambini».
Notiamo che tutto questo è stato copiato fedelmente dalle potenze europee di oggi, ovviamente mascherato sotto una terminologia più moderna: eutanasia, aborto ed eliminazione dei termini politicamente scorretti verso i genitori (come appunto “papà” e “mamma”), avvenuto ad esempio in Spagna nel 2006, in Scozia nel 2007 e in Inghilterra nel 2008.

Si domanda quindi Agnoli: «sono mai successe vicende simili nell’Europa delle cattedrali, di Dante, Giotto e Cimabue?».


martedì 21 giugno 2011

Ateismo e beneficenza


tratto da UCCROnline.it

In Ultimissima 7/6/11 informavamo di come la maggiore associazione di atei italiana (UAAR), oltre a considerarsi una “confessione religiosa”, non destinasse nemmeno un centesimo ad opere di beneficenza, nonostante le dichiarazioni del suo segretario Raffaele Carcano, e la sua guerra verso gli enti di carità cristiana.

Uno studio sociologico commissionato dalla Russ Reid Company, chiamato “Heart of the Donor”, ha proprio in questo periodo confermato come la cultura atea sia “allergica” alla beneficenza verso l’uomo, e preferisca sostenere opere a favore degli animali e della vegetazione. L’indagine rivela anche che la maggioranza delle persone religiose non sostengono specificamente un’opera religiosa, ma donino denaro ad enti non confessionali.

Lo studio ha intervistato più di 2000 adulti americani e ha trovato che chi frequenta la chiesa ha molte più probabilità di finanziare progetti per: disastri ambientali (in particolare i cattolici), la riduzione della povertà (questi progetti sono i meno scelti da chi non è religioso), le persone con disabilità, i veterani della guerra, Ong internazionali di soccorso e sviluppo, progetti per lo sviluppo del bambino, per la promozione religiosa, l’educazione infantile (in particolare i protestanti) e l’istruzione superiore. Coloro che invece non si identificano come religiosi o non aderiscono ad alcuna religione specifica hanno più probabilità di sostenere progetti per la fauna selvatica e l’ambiente, a favore della cultura, e del benessere degli animali.

domenica 19 giugno 2011

Odifreddi: «stimo il Papa, è un grande teologo». Lo penserà veramente?


tratto da Uccronline.it

L’invas-ateo Piergiorgio Odifreddi si è fatto semplicemente ateo, o meglio, moderato. Si è tolto (per quanto?) la veste dell’uaarino e si è messo quella dell’ateo devoto. Ovviamente è un ruolo che “puzza” molto di macchiavellica trovata commerciale, utile per poter far arrivare il suo libro anche all’area più “civilizzata” della società. In fondo Odifreddi non ha più nulla da perdere, ed è questo che appare nel suo ultimo libro: “Caro Papa, ti scrivo. Un matematico ateo a confronto con il papa teologo” (Mondadori 2011). Lo ha presentato durante una puntata di “Bookstore”, programma di cultura e letteratura su LA7 condotto da Alain Elkann, sconvolgendo presentatore e ospiti.

Incomincia subito scusandosi di aver dato del “tu” al Papa, giustificando che il titolo arriva dalla nota canzone di Lucio Dalla (“Caro amico ti scrivo“). Più avanti dirà, docile come un agnellino, che «non mi sarei permesso mai di dargli del “tu”» (peccato che abbia dato del “cretino” a tutti i cristiani della storia). Definisce anche Benedetto XVI un “usurpatore”, perché avrebbe dovuto (e voluto) esserci lui al suo posto, in seminario infatti era entrato proprio per voler diventare Papa. Anche qui però, fuori dalla consuetudine, avverte subito di “stare scherzando”.

La sviolinata odifreddiana continua: «sembra strano che un matematico si rivolga ad un Papa, io ho però cominciato a sintonizzarmi sulle cose che diceva lui quando l’ho sentito ripetere due o tre volte, in discorsi diversi, il fatto che, secondo lui, l’esistenza stessa della matematica è una prova dell’esistenza di Dio. Allora questo diventa interessante, per uno come me che fa il matematico di professione». Il conduttore Elkann comincia ad insospettirsi di queste affermazioni, temendo siano solo la preparazione per una delle volgari bastonate a cui ci ha abituato Odifreddi. E invece lui continua: «Ovviamente l’argomento era quello dell’armonia prestabilita di Leibniz, e poi pian piano, prendendo i suoi vari discorsi, come quello di Ratisbona in cui lui ripete per quaranta volte la parola “Logos” (“ragione”), quando un matematico sente che un Papa parla della ragione e la identifica con la divinità, allora diventa interessante».

Silvia Ronchey che siede al suo fianco, già sostenitrice della rivisitazione illuminista sulla filosofa Ipazia a danno dei cristiani talebani e del vescovo Cirillo, comincia visibilmente ad impallidire, attendendo impazientemente che Odifreddi passi all’attaco del Pontefice. Ecco che Elkann decide allora di offrirgli una domanda che lo incoraggi, citando un verso polemico del suo libro. Odifreddi non coglie e continua assolutamente devoto: «Credo che questo Papa, Benedetto XVI, sia quello con cui un matematico, uno scienziato può dialogare meglio. Non che io lo abbia mai fatto personalmente, anche se evidentemente mi piacerebbe». Esce fuori allora il mancato incontro con Benedetto XVI, richiesto da Odifreddi stesso e dagli organizzatori del Festival della Matematica, qualche anno fa: «lo abbiamo invitato al Festival della Matematica dopo poco che erano successi i fatti de La Sapienza. Abbiamo infatti pensato di andare noi da lui, c’erano diversi Premi Nobel e medaglie Fields, e di andare a sentire queste parole, quali erano le sue idee sulla matematica. Lui però era in viaggio come Capo di Stato. La speranza però non è perduta e io spero che un giorno mi arrivi una telefonata…».

Dopo la ripresa pubblicitaria l’attenzione è rivolta solo a lui e gli altri ospiti sono sorpresi quanto il conduttore. Alain Elkann arriva a chiedere a Odifreddi se il rispetto e la stima che prova verso questo Pontefice sia per il Capo di Stato oppure proprio per la figura religiosa. Lui risponde che «nel libro, addirittura, lo tratto un pò -non so se sia permesso, ma l’ho fatto- da collega. E’ un Papa teologo e filosofo e su questo si può parlare. Io certo non potrei permettermi di parlare con un Capo di Stato». Alla domanda se riconosca Ratzinger come un vero intellettuale, Odifreddi replica: «devo confessare avevo molti pregiudizi, come spesso si ha prima di conoscere, quando poi ho letto il suo libro “Introduzione al cristianesimo”, mi sono ricreduto. Effettivamente penso che Ratzinger fosse, almeno dal mio punto di vista, un grande teologo». A questo punto la Ronchey, allibita, esplode: «Si sta convertendo Odifreddi! Si sta ricredendo! E’ sconvolgente! Odifreddi che rende omaggio al Papa…»…lui sorride e borbotta. Verso la fine dirà che la conversione è solo di tono, cioè non vuole più fare polemica.

Anche Luigi Accattoli, vaticanista de Il Corriere della Sera, si stupisce per il libro di Odifreddi e reagisce (ironicamente?) come la Ronchey, sostenendo addirittura che «non sorprenderebbe granché se un giorno Piergiorgio Odifreddi si convertisse al cristianesimo, al quale appartenne da giovane: raramente si era visto un ateo dichiarato dedicare tanto tempo a discutere con i credenti».

martedì 7 giugno 2011

L'ateismo politeista


Oggi come di consueto girovagavo nel web quando mi sono imbattuto in una straordinaria frase scritta dall'autore del pregiatissimo blog Berlicche.

[...]
Paradossalmente l’ateismo è molto vicino al politeismo, se non coincidente con esso: negando la possibilità all’Assoluto di rendersi conoscibile e afferrabile è costretto ad affidarsi ad idoli. Che gestiscano quel desiderio di infinito che possediamo ed esprimano quanto non si riesce ad esprimere.
I nuovi dei si chiamano Natura, Mondo, Denaro, Scienza…nuovi nomi per divinità antiche. “Chi non crede all’unico Dio crede in molti déi”.
Ma questi, come quelli di un tempo, sono idoli muti e caduchi. Che chiedono sacrifici umani di cui non sono mai sazi.

Vero, tremendamente vero!

sabato 7 maggio 2011

Giorgio Bocca: "nel Vangelo c'è qualcosa di divino"



Recentemente il giornalista e scrittore Giorgio Bocca ha rilasciato una lunga intervista “a ruota libera”, spaziando dalla politica alla storia, dalla religione al giornalismo. Bocca è un intellettuale di sinistra (molti lo chiamano “maestro”), ateo, laico rigidissimo, tra i fondatori di Repubblica nel 1976, con cui collabora frequentemente (nonostante avanzi diverse critiche). Un passato pieno di cambi di fronte, dal fascismo alla lotta partigiana, dall’apprezzamento per esponenti di centro-destra all’odio verso di loro.

Durante l’intervista, parlando dell’eventuale modifica della Costituzione, Bocca ha dichiarato:
«Le costituzioni sono tutte nobili anche nella loro ipocrisia. Si, perchè non vengono osservate. Della Costituzione italiana me ne frego. A me importa la costituzione morale. Credo di più al Vangelo che non alla Carta». Allo stupore del giornalista, ha approfondito:
«Mi sembra più convincente perchè nel Vangelo c’è qualcosa di divino che nelle costituzioni liberali non c’è. Non credo in Dio perché non l’ho mai incontrato. Possibile che questo Dio così potente non abbia mai trovato il tempo di manifestarsi?». Il divino di cui parlo è «quello che vorrei che ci fosse. Ma sono ancora alla ricerca. Il Vangelo mi sembra più commovente, più umano, più vero. Le costituzioni sono delle fabbriche ben congegnate, ma sono politiche, mentre il Vangelo è quello di cui gli uomini hanno più bisogno».

Bravo Giorgio...stai cercando Dio, lo incontrerai e sarà gioia piena!

mercoledì 20 aprile 2011

Il caso del Papa, un libro falso, ipocrita e tendenzioso



Da qualche giorno per le strade di Roma e su alcuni quotidiani (come LaRepubblica) campeggia l'insulsa pubblicità di un libro intitolato "Il caso del Papa".
Il testo in questione spiegherebbe le ragioni di una necessaria denuncia penale a carico del Santo Padre per crimini contro l'umanità.
Le ragioni presentate, leggibili dal sito, sono assolutamente sconclusionate ed inconsistenti...C'è da chiedersi chi o cosa ci sia dietro a questo ennesimo attacco.

Vediamo più da vicino i capi di accusa.

1. il mantenimento e la guida di un regime totalitario mondiale di coercizione che sottomette i propri membri con minacce terrificanti e che costituiscono un rischio per la salute;

Regime totalitario? Questa è davvero bella! Parlano i neo-erodiani che sterminano milioni di vite nascenti ogni anno!
Mi risulta che in un regime totalitario i sudditi siano i primi a lamentarsi per gli evidenti soprusi...cosa che tra noi cattolici non avviene. Al contrario qualcuno che non fa parte della Chiesa nutre un irresistibile desiderio di vedere questa divina Istituzione sbriciolarsi. Non sarà piuttosto questo malsano moto dell'appetito irascibile a dover essere deplorato?

Minacce terrificanti? Quali sarebbero? Ama il tuo nemico? Ama il prossimo tuo come te stesso? Siate santi? Brrr...ho già i brividi! Mi sembra piuttosto evidente che la Chiesa non costringa terzi a seguire Cristo o ad essere necessariamente cattolici.
Andate piuttosto in Cina ad esprimere il dissenso verso il governo totalitarista (cosa che peraltro mi risulta facciano sopratutto i cattolici), se proprio vi dovesse andare bene finirete in un campo di rieducazione. Questi sono i totalitarismi! Sistemi politici brutali che privano l'individuo della necessaria libertà. Qualche cattolico è mai venuto a prelevarvi in modo coatto dalle vostre abitazioni per le vostre dichiarazioni anticlericali? Impossibile!

Minacce terrificanti graverebbero sui fedeli? Ma per favore!
La sequela Christi non è affatto un peso insopportabile, è al contrario un dolce giogo.
Niente è vissuto con fatica, dolore e tristezza!
Ad inficiare su questi pregiudizi e false accuse è la solita immagine stereotipata che in genere gli atei hanno dei cattolici, quella di una massa di repressi, tristi ed impotenti, soggiogati da aguzzini senza scrupoli! Se non fosse per la terribile allergia che questi anticlericali hanno per Chiese ed i conventi probabilmente cambierebbero idea. Fino a prova contraria, non ho mai visto un santo con il broncio. Anche coloro che hanno sofferto di più su questa terra, nei loro scritti, ci hanno trasmesso fiumi di gioia e di speranza.
Ma veniamo agli altri capi di accusa...

2. il mantenimento del divieto letale di fare uso di profilattici anche nel caso in cui sussista il rischio di contagio con il virus HIV/Aids;

Si lamentano per il divieto di utilizzare anticoncezionali (proprio loro che poi se ne infischiano e fanno quello che vogliono), anzichè riflettere sul fatto che la vera cura contro l'AIDS è in quella castità, vigilanza e procreazione responsabile che di certo le istituzioni atee non insegnano.
Sono forse ferventi cattolici quelli che vanno settimanalmente a farsi viaggi di piacere per il mondo in nome della libera sessualità? Sono forse ferventi cattolici coloro che alimentano il turpe mercato della prostituzione e della pornografia? Sono forse ferventi cattolici i sodomiti? Una cosa è certa; ogni qual volta l'uomo va contro natura, distrugge se stesso, crocifigge Cristo e travisa gli insegnamenti divini. Voi che seguite la legge del "fa ciò che vuoi", piuttosto, perché non vi fate un bell'esame di coscienza?

In merito all'oggetto della denuncia, ovvero al Santo Padre, i cari bontemponi autori del libro, evidentemente abituati a ragionare in termini di fazenda socialista, hanno clamorosamente dimenticato che il Papa non è il capo di un consorzio e che la Chiesa Cattolica non è un'organizzazione, e che pertanto il Santo Padre non può essere imputato come responsabile delle inadempienze dei singoli cattolici del mondo.

3. l’istituzione e il mantenimento di un sistema mondiale mirante a mettere a tacere e trattare con misure di favore i crimini di natura sessuale commessi da sacerdoti cattolici, cosa che agevola il continuo ripetersi di questi

Toni che ricordano le megacospirazioni di X-Files...
Cosa c'entra il Papa con le turpi azioni di singoli squilibrati? Sarebbe come accusare il Presidente Napolitano perché uno o più insegnanti italiani hanno abusato di uno o più alunni! Una vera pazzia! Povero Papa!

P.S. Le copie gratuite stanno andando a ruba...chissà che non ardano meglio dei cancerogeni pellet? Nel qual caso voglio richiederne alcune copie!
Il testo sembra promettere bene...l'equipe che ha curato il lancio internazionale del libro sembra essere stata davvero attenta alla cura di ogni dettaglio. Nella prima pagina della versione italiana del sito, ad esempio, potete ammirare in tutto il suo splendore un meraviglioso pulsante che avvisa quante copie omaggio sono rimaste...Vi farà piacere sapere che sono disponibili ancora più di 200 eseNplari... consigliamo ai ferventi anticattolici una ripassatina di italiano, ricordando loro che stanno pubblicizzando un libro. Se queste sono le premesse, mi immagino i contenuti!