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sabato 27 gennaio 2018

Libro: Dio c'è! ...per davvero - Storia di una giovane fede


Una lettura semplice ed immediata, comprensibile da grandi e piccini. Un modo simpatico ed efficace per parlare di temi grandi come l'esistenza di Dio in modo semplice e originale. Astrofisica, biologia, neuroscienze, psicologia, teologia alla portata di tutti...
Se siete curiosi di sapere come si può spiegare l'esistenza di Dio parlando dei biscotti della nonna...beh...non vi rimane che augurarvi buona lettura.
P.S. Se siete catechisti per le cresime...sarebbe un ottimo testo da far leggere per intavolare interessanti discussioni. Provare per credere!

Puoi acquistare il libro direttamente QUI


giovedì 31 gennaio 2013

La fede è il motore di tutta la scienza



“Atei e materialisti sono obbligati, se onesti, a porsi una questione molto pesante: se non c’è nessun Dio, nessuna intelligenza creatrice, nessuno Spirito che abbia scritto le leggi della natura, allora essi devono ammettere che tutto è fortuito, tutto è frutto del caso. Allora anche la nostra intelligenza è il risultato di null’altro che un fortunoso lancio di dadi. Come si può, quindi, pretendere che tra un prodotto del caso come la nostra intelligenza e le leggi che regolano l’universo ci sia una qualche ipotesi di corrispondenza?”.

Al contrario se siamo Cattolici siamo di fronte ad un altro postulato: che Dio esiste, le leggi dell’universo le ha scritte Lui. Sappiamo che Dio ha fatto anche noi, a sua immagine, e somiglianza. E se somigliamo a Dio, allora non è irragionevole sperare che anche il nostro spirito possa arrivare a cogliere e a capire le leggi di Dio”.

La fede è il motore di tutta la scienza.

Jérôme Lejeune - genetista, medico, ricercatore

venerdì 23 marzo 2012

Testimonianza di un martire dei nostri giorni



Quella che segue è una testimonianza di Shahbaz Bhatti, il ministro pachistano per le Minoranze religiose ucciso il 2 marzo da un commando di fondamentalisti islamici che lo hanno “punito” perché cercava di modificare la Legge sulla blasfemia che in 25 anni di applicazione è costata la vita a centinaia di cristiani. Il testo è tratto da “Cristiani in Pakistan. Nelle prove la speranza“, Marcianum Press 2008. 



“Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.
Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.
Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: «No, io voglio servire Gesù da uomo comune».
Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.

Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.

Voglio dirvi che trovo molta ispirazione nella Sacra Bibbia e nella vita di Gesù Cristo. Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto: «Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi». 


I passi che più amo della Bibbia recitano: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro.
Per cui cerco sempre d’essere d’aiuto, insieme ai miei colleghi, di portare assistenza ai bisognosi, agli affamati, agli assetati.

Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna”.


P.S.

I Cristiani tutt'ora sono il gruppo religioso più perseguitato al mondo.

domenica 12 febbraio 2012

Ai suoi piedi....




Qualche giorno fa la liturgia ci ha proposto il brano di Marco riguardante la Cananea....

Una piccola riflessione anonima:

Lei sapeva. Lei sapeva qualcosa in più. L’aveva forse percepito? Dove o da chi l’aveva appreso? Chi glielo aveva rivelato? Lei sapeva qualcosa che ancora nessuno poteva sapere. Lei sapeva dei suoi piedi. Lei, la donna straniera di lingua greca e di origine siro-fenicia lo sapeva, sapeva quanto spazio c’è ai suoi piedi. Lei sapeva della cascata di pace, guarigione, salvezza, misericordia che era possibile ricevere con infinita abbondanza, gettandosi e rimanendo ai suoi piedi. 

Lei sapeva che tutto l’universo è ai suoi piedi, tutto l’amore è ai suoi piedi, tutta la luce, la potenza, la grazia sono lì ai suoi piedi. Lei sapeva dei suoi piedi e si è messa lì, anzi si è gettata lì, perché lì c’è il Tutto dell’amore, c’è l’Uno dell’amore, c’è il Sempre dell’amore. Lei sapeva quanto spazio d’amore c’era lì ai suoi piedi, quanta pietà, dolcezza, compassione, potenza di guarigione, perdono, accoglienza. 

Lei lo sapeva e si è gettata lì, nell’unico posto al mondo dove tutto è nato e dove tutto tornerà e sarà ricapitolato: lì ai suoi piedi. Lei ha riconosciuto in quei piedi il luogo santo, santo, santo, dove è stata creata tutta la vita e dove tutta la vita è protesa a tornare per riunirsi al suo Creatore

Lei forse non sapeva dell’importanza del tempio, del valore religioso dei sacrifici rituali, del credo di quel popolo prescelto, ma sapeva di quei piedi e ha scelto quei piedi, quei piedi meravigliosi per combattere il male e vincere il Maligno. E ha scelto bene, ha scelto il meglio. Perché ai suoi piedi, ai piedi del Signore c’è tutto, tutto è possibile, tutto rinasce, tutto è guarito. 

Ai suoi piedi non c’è problema, difficoltà, disarmonia che non possa trovare soluzione divina, guarigione e liberazione dal male, da tutto il male. Lei sapeva soprattutto una cosa, che lì ai piedi del Signore c’è qualcuno che proprio non può starci nemmeno per un secondo. 

Lei sapeva che lì il Maligno non ci può stare.

Lei lo sapeva.

giovedì 26 gennaio 2012

Il Cimitero fa rumore....


Sembrerà un pò strano, e anche un po surreale,  ma a volte non c'è modo migliore per riflettere e schiarirsi le idee, di fare una passeggiata all'interno di un Cimitero, lo dice anche il famoso psichiatra Vittorino Andreolli nel suo libro "Preti" riguardo al silenzio che permette di ritrovare se stessi.
Per un credente però il Cimitero (da Koimeterion in greco, cioè luogo del sonno), non è solo il luogo dove riposano i defunti, ma un posto santo, dove chi ci ha preceduto attende la Risurrezione e dove si ha la possibilità di pregare per i nostri cari e chiedere a nostra volta preghiere per noi. Ciò trasforma assolutamente il senso quasi oscuro che hanno assunto i Cimiteri per ricordarci la bellezza di un'altra certezza di fede : La comunione della Chiesa terrestre con quella "purgante" e celeste.

Se però è facile "smascherare" e rovesciare questo senso tetro di ciò che una volta veniva definito "camposanto", è molto più difficile stanare un altro subdolo tentativo che la cultura odierna sta portando nei confronti del sacro. A chi frequenta spesso i cimiteri e ha spirito di osservazione, non sarà sfuggita una realtà molto particolare che si sta verificando e che è espressione di un sottile cambiamento di pensiero. Il tema sacro degli epitaffi tombali e le relative immagini, stanno lasciando via via il posto ad angioletti, detti filosofici, fotografie con bellissimi sfondi di tramonti o albe chiare.... La presenza della Croce, simbolo della sofferenza redentiva di Cristo e quindi della morte che non dice l'ultima parola sulla vita, è soppiantata dalla dolcezza dell'angioletto new age , o dagli oggetti più cari del defunto (soprattutto se giovane...) che vengono spesso incastonati nelle lapidi....

Andando a toccare temi così profondi come il senso della morte ed  il dolore del distacco, in  noi battezzati dovrebbe emergere il dono profondo della fede cristiana che permette di superare tali momenti per non abbandonarsi alla disperazione.  Ciò avviene sempre meno. Il senso della morte sta assumendo toni paganeggianti, new age, un vago credere nell'esistenza della vita ultraterrena in un mondo simile ai "Campi Elisii" greci o romani. Oppure una celata imitazione degli antichi egizi che usavano seppellire con gli effetti personali il  defunto, e non poche volte capita di vedere pacchetti di sigarette e altri piccoli oggetti.

Da questa breve riflessione si possono trarre due conclusioni: il nuovo modo di pensare il sacro, quasi come magico, sta pian piano invadendo allargandosi a macchia d'olio, larghi strati della società cattolica, anestetizzando la fede e la cultura senza nemmeno fare rumore ed approfittando dei sentimenti più intimi e reconditi dell'essere umano.
Inoltre la Chiesa gerarchica, istituzionale, appare a volte inerme o disinformata o addirittura condiscendente a questi fenomeni, per paura di svuotare ancora più le chiese o di sembrare fondamentalista. Lungi dall'essere tali, si vuole solo denunciare un fenomeno, silenzioso quasi nascosto che si nota anche in luoghi così importanti e carichi di valore per la nostra Tradizione cattolica e che sono lo specchio del mondo e del modo in cui viviamo.

giovedì 13 ottobre 2011

Davanti ar Crocefisso


Davanti ar Crocefisso d'una Chiesa
una candela accesa
se strugge da l'amore e da la fede,
je dà tutta la luce

tutto quanto er calore che possiede,
senza abbadà se er foco
la logra e la riduce a poco a poco.
Chi non arde non vive.

Come è bella la fiamma
d'un amore che consuma,
purché la fede resti sempre quella!

Io guardo e penso:
“Trema la fiammella
la cera cola e lo stoppino fuma.”

Trilussa

mercoledì 16 febbraio 2011

San Francesco ed il Sultano



Avete presente il san Francesco fricchettone che ci presentano taluni pacifinti?
Bene, scordatevelo.
Frà Illuminato, il frate che accompagnò San Francesco davanti al sultano, scrisse il seguente racconto citato da Vittorio Messori in “Pensare la storia”, p. 166 (edizioni SugarCo).
Altro che bandiere arcobaleno!

«Il sultano gli sottopose anche un’altra questione:
“Il vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca. Quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre!”. Rispose il beato Francesco: “Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano date. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione di lui quanti uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare a dorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi!”».


domenica 17 gennaio 2010

Perseguitati per la fede? Solo 5 miliardi!





di Rino Cammilleri
Tratto da Il Giornale del 13 gennaio 2010

I temi religiosi sono tornati in auge da quando i terroristi islamici ci hanno fatto capire, a suon di bombe e sgozzamenti, che c’è al mondo un sacco di gente per cui la religione è una cosa importante.

Così, ci siamo dovuti interessare al fatto - e, dunque, accorgere - che al mondo c’è anche un sacco di gente per niente libera di praticare la religione che preferisce. Ma non sapevamo che quest’ultima categoria di persone costituisce la maggioranza schiacciante del genere umano. Addirittura, più di cinque dei sei e rotti miliardi di abitanti del pianeta.

Ora per la prima volta è stata effettuata una indagine dettagliata, nazione per nazione, e ne è scaturito un rapporto di settantadue pagine, dal titolo Global Restrictions on Religion. December 2009. Stilato dal Pew Forum on Religion & Public Life di Washington, ha una precisione scientifica che ha risvegliato l’attenzione del vaticanista Sandro Magister, il quale gli ha dedicato una puntata del suo visitatissimo blog. L’indagine del Pew Forum analizza ben 198 nazioni e copre due anni, dal 2006 al 2008. Manca la Corea del Nord per ovvie ragioni: l’ossessione per la segretezza tipica dei regimi comunisti non fa trapelare alcun dato all’esterno. Detta indagine tiene conto sia delle restrizioni alla libertà religiosa imposte dai governi sia quelle provocate dalla pressione sociale (che può essere maggioritaria o di gruppi particolarmente violenti).

In alcuni posti i due tipi di pressione si sommano, in altri prevale l’uno o l’altro. Uno dei diagrammi che visualizzano numericamente i risultati prende in considerazione i cinquanta Paesi più popolati. Su questi spiccano India e Cina, la cui popolazione rispettiva supera il miliardo di individui. Per motivi diversi (pressione sociale in India, restrizioni governative in Cina), ecco già più di due miliardi di persone con problemi riguardo alla libertà religiosa.

Se aggiungiamo non pochi Paesi islamici, et voilà: oltre il settanta per cento dell’umanità vive in posti dove adorare in pace chi si vuole va dal molto difficile all’impossibile. In India il governo centrale predica la libertà religiosa ma ha approvato leggi anti-conversione. Nel Paese, comunque, sono certi gruppi fondamentalisti a fomentare l’odio religioso. Indù e musulmani fanno la loro parte, talvolta difendendosi, talaltra attaccando. In certe zone a farne le spese sono i cristiani, com’è noto. In Cina (ma anche in Vietnam) la popolazione non ha alcun problema con le diverse fedi; sono i governi a praticare la persecuzione. Nigeria e Bangladesh offrono dati differenti: le autorità sono neutrali (per ora) mentre le varie fazioni ogni tanto esplodono in pogrom ai danni del credo altrui. L’unico Paese in cui le coordinate cartesiane si sommano (ostilità sociale e divieti governativi) e registrano i picchi massimi è l’Arabia Saudita, che per la religione musulmana (di cui custodisce due dei tre «luoghi santi» ai sunniti) è interamente «terra sacra». Qui, ormai è universalmente noto, anche l’atto di culto privato diverso da quello ufficiale è reato penale. Tra gli altri Paesi interamente (e ufficialmente) musulmani, i più popolosi sono il Pakistan e l’Indonesia. I loro dati si discostano, sì, da quelli sauditi, ma mica tanto. In più, la situazione è sempre precaria, il che vuol dire che in qualsiasi momento potrebbero balzare ai vertici della classifica. Anche l’Egitto non scherza con il suo dieci per cento di cristiani copti. Pure qui ogni giorno è buono per un aggiornamento del posto in classifica. Si tenga conto che l’Egitto detiene l’università islamica più autorevole dell’intera «sunna» (la comunità dei fedeli musulmani) e da essa scaturiscono le interpretazioni coraniche più seguite. E poi c’è l'Iran, repubblica «islamica» fin dal nome, di credo sciita: le restrizioni in questo Paese appartengono ai due campi presi in considerazione dall’indagine del Pew Forum. Ma non si pensi che la palma dell’intolleranza spetti al solo islam.

Anche i Paesi ufficialmente buddisti fanno la loro parte: Sri Lanka, Myanmar e Cambogia reprimono in vario modo tutte le religioni diverse da quella di Stato. A volte le restrizioni colpiscono versioni diverse dello stesso credo. È il caso dell’Indonesia, ufficialmente musulmano, nel quale gli Ahmadi non hanno vita facile. Lo stesso in Turchia per gli Alevi. In Turchia, poi, la Chiesa cattolica non ha riconoscimento ufficiale, cosa che comporta non piccole restrizioni in campo amministrativo. Come nella cristiana Grecia: qui solo gli ortodossi, gli ebrei e i musulmani hanno status giuridico (il che significa libertà di organizzazione e di proprietà), non così i cristiani di altre confessioni. Mettendosi davanti al planisfero squadernato dal rapporto del Pew Forum ci si accorge subito che l’area della libertà religiosa è piuttosto limitata, nel mondo, e si trova principalmente nei Paesi a maggioranza cristiana come le Americhe, l’Europa, parte dell’Africa sub-sahariana e l'Australia. Ma neanche qui sono tutte rose e fiori.

La laicissima Francia impone restrizioni a tutti, dal turbante sikh al velo islamico ai crocifissi di grosse dimensioni. In Gran Bretagna, quantunque la Regina sia anche capo della chiesa statale, è il politicamente corretto a dettar legge, tant’è che le maggiori restrizioni le incontrano proprio i cristiani.

Un caso a sé (ma non troppo) è Israele, il cui governo accorda privilegi notevolissimi alle minoranze ultraortodosse dell’ebraismo, quantunque queste ultime costituiscano una frazione numericamente irrilevante della popolazione complessiva. Ma da qui in avanti si entra nella cronaca: è recentissima, per esempio, la condanna da parte del rabbinato ortodosso nei confronti di quelli che sputano addosso ai preti cristiani. Come abbiamo anticipato più sopra, per non pochi Paesi la situazione è ballerina. Per esempio, solo grazie al viaggio all’Avana di Giovanni Paolo II il mondo si rese conto che nella Cuba castrista era vietato festeggiare il Natale. Dunque, occhio alla cronaca (vedi quel che accade in Malesia, dove ai cristiani si vuol vietare l'uso della parola «Allah»), in attesa del Rapporto Pew 2010.

sabato 30 maggio 2009

Bertinotti intervistato parla di non-vita dei feti e cita san Tommaso



Bertinotti intervistato per "Il Giornale" da Michele Brambilla parla di non vita nei feti e cita San Tommaso d'Aquino...

Sono bastate due semplici domande in battuta finale dell'intervistatore per rivelare l'assoluta inconsistenza del pensiero bertinottiano.

In fondo non occorre essere dei geni per comprendere che un bambino che si muove, mette il dito in bocca, che ha occhi, bocca, mani, piedi, ed una morfologia perfettamente umana sia a tutti gli effetti un uomo.
Eppure c'è chi riesce a negare questa evidenza.

Come se Bertinotti da piccolo non fosse stato quell'uomo che nega...e allora com'è nato? Quando è uscito fuori dalla mamma ha magicamente cominciato a parlare con l'R moscia?

Mah...care mamme che avete avuto nove mesi nei vostri ventri dei bambini, dite al caro Bertinotti cosa vuol dire sentire di avere una persona, umana, viva ed intelligente nel proprio grembo!

E poi quella definizione sul materialismo...a dir poco ridicola.

Proprio lui, il comunista-ateo-materialista, non ha ancora capito cosa voglia dire materialismo!

Immaginate se fosse una deriva materialistica il fatto di considerare a tutti gli effetti persona uno che vediamo e tocchiamo e si mostra come tale perchè ha tutte le carte in regola per esserlo!
E non parliamo di una sagoma di cartone o di una statua dalle fattezze umane, ma di carne, ossa, muscoli, DNA!

Se fosse vero ciò che dice Bertinotti allora si dovrebbe dubitare anche dell'esistenza della moglie Lella o del figlio Duccio. Perchè sono persone? Perchè loro si ed un feto no.

Eppure è più logico pensare ad una vita che è vita dal primo momento del concepimento piuttosto che di una vita che magicamente lo diventa in un momento imprecisato...

Per quanto riguarda la vecchia faccenda relativa all'Aquinate.

Una cosa è sicura San Tommaso è sempre stato cosciente della sua fallibilità specie su questioni così misteriose come il momento in cui si ha la creazione dell’uomo, e di una cosa possiamo esser certi: egli ha sempre sempre difeso la santa obbedienza alle indicazioni magisteriali.
Quel Magistero che oggi ci dice che il piccolo embrione va trattato come persona.

Caro Bertinotti, se non li conosciamo, lasciamo stare i santi...

(ecco un estratto dell'intervista di Michele Brambilla a Fausto Bertinotti tratta da Il Giornale)

Per lei un bimbo che cresce nella pancia della mamma non è un essere umano?

«Per me no. E anche per san Tommaso d’Aquino non lo era».

Al tempo di san Tommaso d’Aquino non c’erano le ecografie. Oggi basta vederne una per osservare un bimbo che c’è già. Lei non cambia idea neanche di fronte a un’ecografia?

«No. Mi pare che considerare uno una persona perché si vede e si tocca sia una deriva materialistica».

martedì 5 maggio 2009

Tempo di saldi al supermarket della fede


Ci avviamo a un’epoca cari amici, in cui il bene prezioso della fede è messo alla prova. Molti perdono la fede, ma questo non è certamente l’unico problema. Il dramma della fede perduta, il dramma di coloro che volgono le spalle al Cristo è un dramma grave e doloso; ma oggi la fede è sottoposta a un’altra prova non meno difficile e ciò le possibilità di aderire a una falsa fede. Infatti oggi c’è una diffusa tendenza al soggettivismo: la fede cristiana viene limitata ad alcune verità selezionate, altre verità si scelgono e si ricavano da altre fedi religiose; le religioni vengono presentate tutte come vie di salvezza di pari valore, tutte uguali, ed è in atto il tentativo di allestire una sorta di “supermarket” delle religioni. In questo clima spirituale, anche il cattolico, invece di ritenere la sua fede come l’unica vera fede e la sua Chiesa, la Chiesa Cattolica, come l’unica vera Chiesa, può essere spinto a selezionare le verità dal “supermarket” religioso e a prendere soltanto quelle che gli fanno comodo. Scegliere e decidere soggettivamente le verità religiose in cui credere è un altro modo di naufragare nella Fede.

( dal DIES IRAE I giorni dell’Anticristo di padre Livio Fanzaga)