Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post

martedì 20 dicembre 2011

Il comunismo che combatte tutte le religioni tranne la propria


Tutti i regimi comunisti, facendo guerra alle religioni e negando il trascendente, hanno di fatto sostituito la fede in Dio con  quella più materialistica e "strategica" per il Leader di turno. Ce lo insegna, in questi giorni, la Corea del Nord, uno degli ultimi baluardi del comunismo stalinista nel mondo, con le sue processioni funebri di massa, i suoi mausolei, il suo culto dei morti.

Quando Dio viene estromesso dalla vita di una persona, ecco che subentrano altri dei a colmare il vuoto lasciato dal Grande Assente. Questi dei però, siano essi ideologie piuttosto che persone, quando crollano, provocano inevitabilmente un effetto destabilizzante. E allora comprendo le reazioni esagerate e disperate della popolazione, che, forzature a parte, ne rappresentano la logica conseguenza.

Mi chiedo se, alla luce di questo, abbia ancora senso parlare di regimi atei, quando anche le pietre sanno che dietro l'ateismo di facciata si nasconde un'incredibile iper-religiosità. Se questo non fosse vero, allora, come si potrebbero spiegare le autentiche "adorazioni", spinte fino al paradosso, del popolo nord-coreano? 






Le immagini sono eloquenti! Non è la tristezza provocata dalla perdita di una persona cara, è molto di più! E' la disperazione di un popolo che ha perso l'ennesimo punto di riferimento, il senso del proprio essere, in una parola, il proprio dio vivente. Un popolo che continuerà ad adorare, a rimpiangere e a prestare culto ai suoi Leader eterni. Come si fa da decenni a Pyongyang, nel mastodontico Mausoleo contenente le spoglie mortali, imbalsamate, del Presidente eterno, Kim il-Sung.

In un Paese paradossale qual'è la Corea del Nord, dove si predica l'odio agli Stati Uniti e si mangia ai fast-food, infatti, anche la religione negata assume le forme di un'insopportabile superstizione.

Non ci si deve stupire, allora, se nell'intollerante Paese comunista si costringono i visitatori del Mausoleo di cui sopra a compiere rituali catartici gnosticheggianti, finalizzati alla perfetta venerazioni delle spoglie del feroce dittatore (come si può leggere in questa testimonianza).
E' tutto perfettamente logico, perché come diceva C.K.Chesterton: “Quando l'uomo smette di credere in Dio inizia a credere a tutto”.



domenica 18 dicembre 2011

Tolstoj, Aelita, il cosmismo e la Lega dei senza Dio



Nikolai Bucharin, pupillo di Lenin e membro della Accademia sovietica delle Scienze, insegnava: la religione ed il comunismo sono incompatibili perché l’idea di Dio "si è formata ad un certo stadio della storia umana” e “questa idea puerile e non confermata dall’esperienza...comincia a venire meno” proprio grazie alle “scienze naturali che sono in netta antitesi con tutte le favole religiose”. 

Nel 1924 la “Lega dei senza Dio militanti”, l'equivalente bolscevico dell'UAAR, finanzia "Aelita la regina di Marte", un film tratto dal romanzo di Alekxej Tolstoj. Si trattava della prima pellicola di fantascienza dell’Unione Sovietica. Avrà un successo straordinario e rappresenterà il biglietto da visita di un curioso movimento che si affermerà proprio in quegli anni, il Cosmismo russo.

Fondato dal bolscevico Georgy Fedorov, il Cosmismo, vero e proprio collante intellettuale e culturale di molti dirigenti sovietici, influenzerà filosofi, scrittori, teologi ed ideologi del bolscevismo come Aleksandr Bogdanov (1873 - 1928) e Anatoly Lunachassky (1875 - 1933), per dodici anni ministro sovietico della cultura. 

Il movimento "religioso" diventerà minoritario, senza mai estinguersi, solamente sotto Stalin e Lavrenti Pavlovic Beria, per poi riaffacciarsi con l'impresa di Gagarin, noto cosmista, negli anni '60.

Alla base del movimento vi era il rifiuto della morte e l'aspirazione all'immortalità, vista come obiettivo del progresso scientifico in perfetta sintonia con il materialismo comunista. Tale metafisica del corpo, in opposizione a quella dell’anima, influenzò la prassi di imbalsamazione dei grandi capi del comunismo, di Lenin con il suo Mausoleo nei pressi dalla Piazza Rossa a Mosca, e di Stalin con il mausoleo poi rimosso da Krusciov.

Ritornando al film Aelita, come si è detto fu finanziato dalla "Lega dei senza Dio militanti" per diffondere l'insulsa mentalità scientista e magico-occultista propagandata dal cosmismo. 
Una prova di grande coerenza, a quanto pare, condivisa anche in tempi recenti da molti gruppi "ateisti", di cui fanno notoriamente parte satanisti, neopagani ed esponenti di altri movimeti pseudo-religiosi.

E chissene importa se va a farsi friggere, oggi come allora, la fedeltà ai propri ideali, ciò che conta è il fine, ovvero l'annichilimento della "superstizione" cristiana. 



domenica 11 dicembre 2011

I misteri del Comunismo







Un interessante documentario per il ciclo "La Grande storia" sul Comunismo esoterico.
Diversi gli argomenti trattati: dal mago Rasputin, al culto di Lenin vivo e di Lenin morto, passando per lo scatenarsi della violenza antireligiosa, il culto della scienza, il mito di Stalin, le magie e occultismo sotto il regime comunista e tanto altro...

sabato 25 dicembre 2010

Due pesi e due misure



L’Unione Europea ha risposto no alla richie­sta di sei Paesi membri usciti dal passato comunista di equi­parare il negazionismo dei crimini staliniani a quello (punito per legge) dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.
5 milioni di morti Lenin, 42 milioni Stalin, 80 milioni Mao Tse, 3 milioni Pol Pot...
Sono cifre attenuate che non tengono conto delle vittime per fame...
Unione Europea continua a negare queste cifre in nome dei tuoi demoni! Vergognati!

Di seguito l'articolo tratto da IlGiornale.it

mercoledì 1 dicembre 2010

Da che pulpito parte la predica!


di Antonio Socci
da “Libero” 28 novembre 2010
titolo originale E il lupo disse all’agnello: “Intollerante!”

“Intolleranti!”. Così – testualmente – giovedì scorso il regime comunista cinese ha definito la Chiesa cattolica che protestava per l’ennesimo abuso di Pechino: il regime ha nominato vescovo un suo burocrate pretendendo di imporlo ai cattolici.

Avete capito bene: i persecutori definiscono “intolleranti” i perseguitati. Non solo. I carnefici comunisti addirittura aggiungono che la vittima, cioè la Chiesa, “limita la libertà religiosa”. Testuale. In queste surreali e sfacciate dichiarazioni c’è tutta l’assurdità del nostro tempo.
I comunisti cinesi hanno massacrato i cattolici costringendoli alle catacombe, hanno rinchiuso nei loro bestiali lager sacerdoti e vescovi, facendoli crepare, hanno torturato in ogni modo i credenti, pure imponendo loro dei burocrati di regime come vescovi, ma quando le vittime protestano i carnefici li definiscono “intolleranti”.

Invece di farsi massacrare e perseguitare in silenzio questi odiosi cattolici osano perfino lamentarsi. Che pretese.
I compagni cinesi fanno come il lupo di Fedro che accusava l’agnello di prepotenza. Ma il lupo di Fedro ha molti emuli anche in Italia, fra i compagni italiani e nella sinistra tv che fa “Vieni via con me”.

L’altroieri per esempio sull’Unità Gianni Cuperlo, braccio destro di D’Alema e già leader dei giovani comunisti, occupandosi della richiesta del Cda della Rai di far parlare anche i malati che lottano per la vita a “Vieni via con me” (come hanno potuto farlo la Welby ed Englaro) ha testualmente scritto: “considero questo atto un grave errore di metodo e di principio”, addirittura “un precedente inquietante”.
Cuperlo ha bollato questa richiesta di pluralismo e di libertà di parola come una minaccia alla “concezione aperta e laica del servizio pubblico”, una “violazione” di principio con un fondo “autoritario”.

Sì, avete letto bene: autoritario non è chi usa servizio pubblico, pagato da tutti, infischiandosene perfino del consiglio di amministrazione, del presidente e del direttore generale, per imporre il proprio punto di vista come “pensiero unico”, senza tollerare storie e vite diverse.
No, “autoritario” – secondo il comunista Cuperlo – sarebbe la dirigenza della Tv che invita far parlare anche i malati silenziati e soli (sono tremila famiglie che lottano per la vita), che chiedono una volta tanto di poter far sentire il proprio inno alla vita.

Il prepotente sarebbe l’agnello.
Un rovesciamento della frittata analogo a quello di Michele Serra anche lui proveniente dalla storia comunista (si è iscritto al Pci nel 1974, quando c’era Breznev, immaginate che scuola di sensibilità umana ha avuto…).

Serra, uno degli autori del programma “Vieni via con me”, l’altro giorno sulla Repubblica è arrivato a scrivere – con tono che parrebbe ironico – che i malati che lottano per vivere, contro gravi malattie, sarebbero coloro che desiderano “rimanere in vita a oltranza” e, insieme ai cattolici che se ne fanno portavoce, li ha bollati come “forti che protestano contro deboli”.

I forti sarebbero quelli oppressi dalla malattia e silenziati dalla Tv.
Fra i “deboli” di cui parla Serra ci sarebbe la signora Welby, il cui caso in tv ha avuto da solo più spazio di tutte le tremila famiglie di ammalati che lottano “a oltranza” per la vita.
Ebbene, la signora Welby è intervenuta sulla polemica relativa al pluralismo stabilendo che “non c’è bisogno di alcun contraddittorio” (Corriere della sera, 29/11).
Ha parlato lei. Gli altri devono contentarsi di ascoltarla, ma “non c’è bisogno”, afferma la signora, che dicano la loro e raccontino a loro volta la loro storia, diversa dalla sua (che bell’esempio di tolleranza).

Naturalmente anche “la coppia milionaria Fazio-Saviano”, come li chiama Luca Volonté, fa sapere al consiglio di amministrazione e ai vertici della Rai che loro se ne infischiano della richiesta di pluralismo arrivata appunto dal Cda, perché loro fanno come gli pare e piace e, usando la tv pubblica, si ritengono in diritto di discriminare chi vogliono, a partire dai più deboli e poveri, i malati.
“Concedere” – dicono proprio così: concedere, come se la televisione fosse roba loro – il diritto di parola agli altri ammalati che incitano a lottare per la vita, è – a loro avviso – “inaccettabile”.

Ne fanno addirittura “una ragione di principio”. Sì, perché è noto che loro amano i principi. Hanno perfino chiamato il (post) comunista e il (post) fascista a declamarli: infatti è da comunisti e fascisti che dobbiamo imparare…
Il principio che Fazio e Saviano amano di più è quello per cui parlano solo loro e decidono loro chi ha diritto di parlare. Insieme ai principi amano le regole, ma per gli altri.
Di quelle che richiedono pluralismo nel servizio pubblico televisivo non si danno pensiero.

L’idea che le loro opinioni e i loro proclami senza contraddittorio siano sottoposti a un diritto di replica – affermano testualmente – “ci pare lesiva della libertà autorale, della libertà di scelta del Pubblico, e soprattutto della libertà di espressione”.
Firmato: Fabio Fazio, Roberto Saviano e gli autori di “Vieniviaconme”

Cioè, traduciamo: voi italiani pagate il canone e noi vi facciamo i nostri comizi a senso unico e se pretendete di dire la vostra o di sentire anche un punto di vista diverso ledete la nostra libertà di espressione. E addirittura “la libertà di scelta del Pubblico”.
In realtà tutti i programmi del servizio pubblico sono tenuti a rispettare sempre il pluralismo, non solo politico, ma culturale. Dopo questi precedenti c’è il rischio che in Rai ognuno cominci a fare come gli pare e piace e ognuno si appropri di un pezzo di palinsesto. Fregandosene dei vertici aziendali.

Pensate cosa accadrebbe se Rai 1 decidesse di portare al festival di Sanremo – davanti a 10 milioni di persone – un rappresentante del Movimento per la vita a fare un discorso in difesa della vita umana nascente…
Dopo il precedente di “Vieni via con me” potrebbe benissimo farlo. E il Pd? E i radicali? E la sinistra tv? E i finiani? Scatenerebbero il finimondo. Perché solo loro possono pontificare e declamare i loro valori senza alcun contraddittorio e senza voci alternative.

Una lettrice mi ha inviato questa divertente lettera:
“Ieri per curiosità sono andata sul sito di ‘Vieni via con me’ ed ho cliccato sulla rubrica ‘i vostri elenchi’.
Ho dato un’occhiata ai messaggi postati e c’era di tutto: elenco delle proprietà benefiche del peperoncino, elenco di quante puzzette in media fa una famiglia italiana all’anno e così via.
Allora ho voluto lasciare anche io il mio contributo ed ho elencato gli otto motivi per cui non val la pena guardare la loro trasmissione.
Alla sera sono andata a riguardarmi gli elenchi (io lo avevo inviato alle 17): c’era persino l’elenco postato due minuti prima ( 21.30), ma del mio nemmeno l’ombra… Eppure non c’era nemmeno una parolaccia! Perché allora censurare?”.
La cosa tragicomica è che questi radical-chic ogni volta si fanno belli con la famosa frase che attribuiscono a Voltaire: “non condivido quello che dici, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa continuare a dirlo”.

A parole – per autocertificarsi tolleranti e di ampie vedute – fanno questa dichiarazione d’intenti. Dopodiché si fanno in quattro per occupare tutta la scena e silenziare o squalificare chi è diverso da loro.

Post scriptum: vorrei informare questi signori (e anche il Corriere della sera che recentemente ha usato la citazione in una campagna pubblicitaria) che quella frase, in realtà, Voltaire non l’ha mai pronunciata.
In effetti risale alla scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall, che la scrisse nel 1906 in “The Friends of Voltaire”.
In compenso Voltaire ne disse un’altra: “écrasez l’infame!”. Che vuol dire “schiacciate l’infame”, laddove “infame” sarebbe il credente. Ecco, citino questa, che è davvero di Voltaire e che esprime decisamente meglio la cultura radical-chic.

sabato 29 maggio 2010

Il Comunismo sarebbe morto? Ma fatemi il piacere...



tratto dal blog di Carlo Panella

Chi è convinto che “il comunismo ormai non c’è più” (e sono tanti, e lo dicono, e sfottono chi ancora oggi mette in guardia contro il comunismo) guardi alla Corea del Nord e faccia atto di contrizione.

Guardi il dittatore Kim Jong Il, il “caro leader”, guardi le divise dei suoi generali e prenda finalmente atto che quella follia, quel regime che massacra con carestie continue il suo stesso popolo, è un regime comunista in tutto e per tutto, con una storia di 65 anni alle spalle.

Un regime che oggi minaccia la guerra in Asia e che può permettersi queste infamie solo per una ragione: il più grande paese comunista del mondo, la Cina, lo appoggia con cinismo tipicamente leninista, ovviamente modernizzato. Ieri, dunque, Pyongyang ha annunciato che ormai “tutte le questioni che sorgono nelle relazioni intercoreane saranno trattate ai sensi delle leggi in tempo di guerra”. Quasi una dichiarazione di guerra.

L’agenzia ufficiale Pyongyang ha fatto inoltre fatto sapere che tutto il personale sudcoreano impiegato nella regione industriale di Kaesong sarà espulso così come verranno bandite la navi e gli aerei di Seul dalle acque e dai cieli territoriali e verrà abrogato l’accordo di non aggressione. Le relazioni tra le due Coree d’ora in poi verranno gestite dalla legge marziale.
[...]

Bha..E I COMUNISTI PACIFINTI DOVE SONO?

martedì 16 febbraio 2010

Massoneria, comunismo e gioventù...


Il legame tra comunismo e massoneria come vedete non è poi così sottile. Come si suol dire, mal comune mezzo gaudio.
Per leggere tutto l'articolo di Paolo Baroni cliccate QUI

Le istruzioni che seguono sono state state diramate negli anni Settanta, quando metà dell'umanità gemeva sotto il giogo comunista e l'Unione Sovietica mirava ad espandere la sua influenza culturale e politica sulle masse dell'Occidente.
Oggi l'impero comunista non esiste più, ma in oltre settant'anni il veleno dell'ideologia è penetrato in profondità nel tessuto sociale e particolarmente nella cultura giovanile, perennemente alla ricerca di chimere libertarie.
Il tono e gli obiettivi sono gli stessi della Massoneria, la quale si è servita del comunismo (una creatura del capitalismo selvaggio) per corrompere la classe meno agiata. Ecco un diktat estratto dal Manuale per i comunisti della Florida:
«Corrompete la gioventù, alienatela dalla religione, fissate la loro attenzione sul sesso, lasciateli diventare superficiali, distruggete il loro idealismo, provocate con ogni mezzo il crollo delle virtù morali, dell'onestà, della purezza»
Dalla Parola d'ordine del Partito Comunista Italiano:
«Il nostro compito è di promuovere l'ondata della pornografia e di presentarla con simpatia come il fine supremo della libertà artistica»
La parola al leader sovietico Lenin (1870-1924):
«Se vogliamo distruggere una nazione, dobbiamo prima distruggere la sua morale; poi ci cadrà in grembo come un frutto maturo. Svegliate l'interesse della gioventù per il sesso e sarà vostra»
Dalle Direttive date ai comunisti degli Stati Uniti:
«Abrogare tutte le leggi contro l'oscenità. Distruggere il senso morale diffondendo la pornografia nei libri, nei periodici, nei film alla radio e in televisione. Presentare le degenerazioni sessuali come normali, naturali, favorevoli all'equilibrio psichico e igienico. Distruggere la famiglia, favorendo le unioni libere e il divorzio».
Ecco un estratto dal libro Asiatici (1925), del romanziere Artur Landsberger (1876-1933):
«Un Paese non è altro che un corpo gigantesco: chi regola le sue funzioni genitali, influenza tutto il corpo e lo riduce in suo potere. Si prende un Paese attraverso il suo istinto più sviluppato, allora, quella generazione, senza più ritegno, perderà le sue forze e sarà in preda a un'ebbrezza di cui noi potremo regolarne la durata. Creando sempre nuovi stimoli, sapremo rendere permanete quell'ebbrezza e fare del Paese un'isola di ossessi»
Ecco il pensiero di Michail Bakunin (1814-1876), rivoluzionario russo e iniziatore del movimento anarchico internazionale:
«In questa rivoluzione dovremo risvegliare il diavolo nel popolo e in lui le passioni più vili».
Jean Cau (1925-1933), scrittore e giornalista francese:
«Quando l'uomo sarà divenuto un essere che striscia, che grugna e salta sulla femmina, e voi continuerete soltanto ad accarezzare il suo sesso e a scatenare la bestia che è in lui, allora il porcile diventerà un macello. La carne che offrite nelle vostre riviste illustrate è buona tutt'al più ad essere venduta, schernita, torturata, uccisa e bruciata».
Direttiva massonica:
«La prima conquista da fare è la conquista della donna. La donna deve esser liberata dalle catene della Chiesa e dalla legge [...]. Per abbattere il cattolicesimo, bisogna cominciare col sopprimere la dignità della donna, la dobbiamo corrompere assieme alla Chiesa. Diffondiamo la pratica del nudo: prima le braccia, poi le gambe, poi tutto il resto. Alla fine, la gente andrà in giro nuda, o quasi, senza più batter ciglio. E, tolto il pudore, si spegnerà il senso del sacro, s'indebolirà la morale e morirà per asfissia la fede».

martedì 29 settembre 2009

Cina: preparativi per i 60 anni della RPC.


La Cina si prepara a festeggiare i 60 anni della Repubblica Popolare Cinese e ad omaggiare il suo fondatore Mao Tse Tung. La sua immagine in Cina è un'icona, si trova ovunque...
Ma chi era l'ateo-comunista Mao?
Un dittatore che uccise più di 70 milioni di persone in tempi di pace!
Complimenti alla Cina che ancora oggi per salvare la supremazia del Partito continua a far morire il popolo, proprio quel “popolo” a cui appartiene la “Repubblica popolare cinese” fondata 60 anni fa. Quando rinsavirà questo popolo? Quando cancellerà l'icona del suo passato di sangue?



sabato 7 marzo 2009

Un falso mito da smontare...


tratto da Il Timone

In molte manifestazioni indette per condannare la pena di morte (n.d.r. e aggiungo in altrettante manifestazioni pacifiste) , si vedono bandiere rosse con l’effigie di Che Guevara, il guerrigliero che collaborò con Fidel Castro ad instaurare a Cuba, nel 1959, un regime comunista. Ma Che Guevara era affatto contrario alla pena capitale.

Il Libro nero del Comunismo, scritto da insospettabili storici di sinistra, ci informa che il barbuto guerrigliero, il quale gode di una certa stima, purtroppo, anche tra giovani cattolici, "nominato comandante di una ’colonna’ si fa presto notare per la sua durezza: un ragazzo, un guerrigliero della sua unità, che ha rubato un po’ di cibo viene fucilato immediatamente, senza alcun processo" (p. 609).

Non solo: per qualche tempo, Che Guevara esercitò la funzione di ’procuratore’ e a lui venivano rivolte le domande di grazia dei condannati a morte. Sotto la sua responsabilità, la prigione della Cabana diventa luogo di innumerevoli esecuzioni capitali, specie di suoi compagni d’arme che si erano conservati democratici.

Non solo: nel suo testamento si può leggere un elogio dell’odio che ’rende l’uomo un’efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere’.


martedì 24 febbraio 2009

Cannibalismo sovietico


tratto da Il Timone.org

Per strappare le terre ai contadini e procedere sulla via della collettivizzazione, Stalin non ebbe scrupoli nell’affamare milioni di uomini.

Si calcola che nella sola Ucraina, al principio degli anni ’30, trovarono la morte circa 6 milioni di esseri umani. Un autentico "Olocausto", pari per quantità di vittime a quello degli Ebrei per opera dei Nazionalsocialisti, del quale poco si parla e men che meno si fanno commemorazioni. A quel tempo, i casi di cannibalismo erano così diffusi che il Governo sovietico, allarmato dall’estensione del tragico fenomeno, fu costretto a stampare manifesti con i quali si informava la popolazione che "mangiare il proprio figlio è un atto di barbarie".

Si capisce dove sia nato il detto, frequente nell’immediato dopoguerra italiano e nell’acceso clima di scontro ideologico, secondo il quale i comunisti "mangiavano i bambini".

A noi resta il fatto che quando una società vuole fare a meno di Dio autore della vita, anzi gli si oppone, non può portare altro che alla morte. La storia, anche recente, conferma.


A proposito del PD


Un interessante articolo di don Tullio sulle contraddizioni interne al PD. Buona lettura!

Per vedere quanto siano cattoliche le idee della gran parte dei democratici di sinistra puoi cliccare il seguente link.

http://www.avvenire.it/Cronaca/rutelli+si+arrabbia+fine+vita.htm

D’altra parte nel PD la maggioranza viene dai DS ex PDS ex PCI,la cui amoralità è universalmente nota: il comunismo infatti non è semplicemente immorale, ma a-morale cioè privo di morale. Per Marx infatti, non esisteva alcuna morale!!!

(N.d.r. Il marxismo nega il diritto dell'individuo di disporre dei bisogni altrui partendo da considerazioni legate alla propria "coscienza individale", sostituita dalla "coscienza di classe", dunque collettiva).

La bestia ha morale? No! Per Marx l’uomo non è altro che una bestia: perciò senz'anima e senza libertà e come tale senza morale!!

Nota che Veltroni, ’Alema e i giornali ad essi affiancati non mi pare che abbiano mai radicalmente criticato o si siano radicalmente dissociati dal comunismo sovietico che è stato il più grande nemico del cristianesimo e dell’uomo nel secolo scorso. Cifre alla mano sono circa 500 milioni i morti nel secolo scorso uccisi dai poteri comunisti. Alle vittime direttamente procurate dai regimi comunisti occorre aggiungere quelle indirettamente procurate con le politiche della morte (ad es. con l'aborto).

Il numero riteniamo che debba salire ancora molto di più perché la grande immoralità dell’Occidente è stata stimolata abbondantemente dall’amoralità comunista; perciò i crimini compiuti in occidente (soprattutto l’aborto) vanno imputati, in certo modo, proprio al comunismo che, non dimentichiamolo, ha operato potentemente per conquistare il mondo con le idee e con le armi.


venerdì 20 febbraio 2009

Le bugie rosse che hanno fatto la storia...


Da Il Timone

Il 5 marzo 1953, alle ore 21,50, moriva Giuseppe Stalin. Per causa sua, e dell’ideologia comunista, milioni di uomini furono processati, torturati, imprigionati, condannati ai lavori forzati ed infine sterminati. Naturalmente i credenti di ogni religione, specialmente gli ortodossi ma anche milioni di cattolici subirono atroci persecuzioni. Notizie note anche a quell’epoca.

Tuttavia, l’Unità, giornale dell’allora Partito Comunista Italiano, appresa la morte del dittatore sovietico, scriveva:

"i comunisti e i lavoratori italiani, inchinano le loro bandiere dinanzi al Capo dei lavoratori di tutto il mondo, al difensore della pace [sic!], al costruttore della società socialista, all’Uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso del genere umano [sic!]".

Anche il senatore Sandro Pertini, poi Presidente della Repubblica, intervenne il 6 marzo per commemorare la morte di Stalin. Sono sue molte espressioni che oggi farebbero semplicemente rabbrividire.

Eccone una: "Amici ed avversari debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto".