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venerdì 19 gennaio 2018

Libri - La buona Battaglia di Susanna Bo



Ci sono problemi che noi risolviamo; e ce e sono altri che risolvono noi. E ci fanno scoprire che dietro a certi fatti può nascondersi il tesoro più grande: un mistero da contemplare e da cui essere contemplati. Ma credo che anche questo, come la fede, sia soprattutto un dono.
(Susanna Bo - La Buona Battaglia)

È la storia di Luigi e Susanna. Lui è l’ateo, veste alla moda, frequenta le discoteche e non si capisce bene cosa ci faccia, in una comunità religiosa. Lei è la brava ragazza di chiesa, tutta studio, casa e tranquillità. Ma i ruoli non sono quelli di un copione: la storia d’amore di Luigi e Susanna è una storia vera. C’è l’innamoramento, poi il fidanzamento, infine il matrimonio e la nascita di due bambine. Con tutte le difficoltà e le gioie che tali momenti comportano. E vera è anche la malattia di Luigi: un meningioma al cervello che, nonostante i numerosi interventi e le terapie, si ripresenta puntualmente. In questo libro si ride tanto e si piange tanto, ci avvisa la prefazione. E solo a poco a poco ci accorgiamo che i ruoli che credevamo di conoscere stanno cambiando: è Luigi l’ateo, mentre il suo corpo lentamente si spegne, a capire che la sofferenza ha un senso quando è offerta, mentre sua moglie Susanna, brava ragazza di chiesa, scoprirà una fede molto diversa da quella che ha sempre dato per scontata. Luigi ritroverà la fede in punto di morte a 33 anni. Queste le sue parole trovate nella sua agenda, appuntate su un foglietto; “Incontro con don Fabio – Roma. E’ arrivato il tempo per me di amare donando la mia vita, senza alcuna barriera. Se Dio mi chiama a questo significa che dei miei peccati se ne frega, Lui mi ama”.

Una lettura che mi sento di consigliare vivamente a chi non si rassegna, a chi crede che sofferenza e morte non siano le ultime parole. Un libro per chi crede nell'amore nonostante tutto.

Potete acquistare il libro al miglior prezzo qui

giovedì 1 giugno 2017

L'ultimo giorno della tua vita


Se dovessi vivere in questo istante l'ultimo giorno della tua vita, cosa faresti? Cosa penseresti? Saresti contento di come hai vissuto i momenti più importanti della tua vita?

mercoledì 5 novembre 2014

Il caso Brittany, l'ennesimo spot a favore dell'eutanasia


Il caso Brittany è stato uno spot mondiale a favore di una legge sull'eutanasia, un classico spottone da pensiero unico: suicidio assistito a tutte le latitudini, pagato e garantito dallo Stato. Se non la pensi così, sei contro la povera Brittany.

Le statistiche di Belgio e Olanda, i due paese europei che hanno leggi per l'eutanasia di Stato anche pediatrica dicono che su un territorio che complessivamente ha meno della metà della popolazione dell'Italia sono state soppresse per eutanasia ventimila persone. Ventimila.
Guardatevi questo documentario di un'ora che racconta l'eutanasia in Belgio. L'eutanasia dove esiste.

Se l'eutanasia, attraverso i casi Brittany, entrerà prima nelle coscienze e poi nei sistemi giuridici del mondo occidentale saremo tutti come l'infermiera del documentario, che parla a viso scoperto e dice: quando sarò malata e vecchia, non mi farò mai ricoverare, perché so come andrebbe a finire.


lunedì 3 novembre 2014

Inaspettate primavere


Nella stagione in cui le giornate si accorciano, le foglie ingiallendo cadono e le nebbie mattutine indugiano a dissolversi, la commemorazione del 2 novembre, a dispetto di quanto potrebbe sembrare, inverte momentaneamente i ritmi del tempo. 

I cimiteri si riempiono di vita e di colore. I fiori con le loro tinte e i loro profumi fanno riesplodere per un giorno la primavera che rimanda ai pascoli verdeggianti del Paradiso. Mentre le mille fiammelle ovunque scintillanti richiamano l'eterna Luce di Dio. 
In questo giorno ogni lacrima diventa perla per abbellire il Regno eterno dell'Amore e tutto grida che siamo nati per non morire. Perché la morte non è la fine, è solo l'istante prima dell'inizio. Buio e silenzio, trepidante attesa, brivido freddo prima del debutto. 
Le luci del camerino si spengono, voci e gesti, ultime raccomandazioni, i pugni si stringono. Gli occhi si chiudono, si apre la tenda, si accendono i riflettori. Inizia lo spettacolo. WOW.


giovedì 31 ottobre 2013

Ora la morte non mi fa più paura


Scritta su un ritaglio di carta trovato nella giubba di Aleksandr Začepa, un soldato russo morto sotto una granata durante l’ultimo conflitto mondiale:
«Ascolta, Dio! Nella mia vita non ho mai parlato con te: fin da piccolo mi hanno detto che tu non esisti e io, stupido, ci ho creduto. Non ho mai contemplato le tue opere. Ma questa notte, dal cratere di una granata, ho guardato il cielo stellato sopra di me. Affascinato dal loro scintillare, a un tratto ho capito l’inganno. Non so, o Dio, se mi darai la tua mano, ma io ti parlerò e tu mi capirai. In mezzo a questo spaventoso inferno mi è apparsa la luce e io ho scorto te! Sono felice perché io ti ho conosciuto. A mezzanotte dobbiamo attaccare, ma non ho paura perché tu mi guardi. E’ il segnale! Me ne devo andare. Può darsi che questa notte venga a bussare da te. Anche se finora non sono stato tuo amico, quando verrò, mi permetterai di entrare? Ora la morte non mi fa più paura».

venerdì 2 dicembre 2011

Lucio Magri, il suicidio assistito ed il tappeto dei pompieri



La recente vicenda di Lucio Magri, uno dei fondatori de "Il Manifesto" andato in Svizzera per togliersi la vita legalmente, ha nuovamente aperto il dibattito sulla questione del suicidio assistito.

Associazioni come quella intestata a Luca Coscioni, prendendo la palla al balzo hanno rilanciato la proposta, già fatta in altre circostanze, di fondare anche in Italia dei centri di "assistenza al suicidio".

Vediamo di chiarire alcune questioni.

Dietro alla fallace parola "suicidio assistito" si nasconde in realtà il termine omicidio consensuale. 

Credo sia unanime il ribrezzo per le orribili storie di quegli psicotici assassini (spesso cannibali) che, dopo essersi conosciuti online o attraverso annunci sui giornali, decidono di incontrarsi per porre fine alla loro vita. 

Come è possibile, allora, rimanere impassibili quando alcuni vogliono farci sembrare perfettamente normale la stessa mentalità che è alla base di quei folli gesti?

Credete ci sia molta differenza tra un tale che si accorda via internet con uno sconosciuto per essere ucciso (e magari anche mangiato) ed un altro che decide di recarsi in una struttura statale per essere ucciso da alcuni assassini vestiti da infermieri? Cambiano i mezzi, i luoghi, le persone, ma non il fine.

Eppure ipocritamente c'è chi tende a chiamare i primi psicopatici ed i secondi "uomini liberi". 

Legalizzare il "suicidio assistito" equivarrebbe a stravolgere le procedure di soccorso vigenti, gettando dai ponti o dai cornicioni tutti gli aspiranti suicidi, somministrando altra droga a coloro che sono in overdose, stringendo il nodo della corda e togliendo i sostegni agli impiccati, aumentando le emorragie degli autolesionisti, sostituendo con letti di chiodi i teloni dei vigili del fuoco. 

Se questo vi sembra logico...

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Sull'argomento segnalo un interessante articolo di Mario Palmaro su LaBussolaQuotidiana.it in merito alla vicenda di Lucio Magri.



martedì 10 marzo 2009

La morte ti fa bello


Un bellissimo articolo di Michele Brambilla comparso oggi sulle colonne de "Il Giornale", per comprendere a che livello è arrivata la cultura di morte. Ecco come satana ci prende in giro...
Per la serie quando si è perso il senso della vita!


"Morire è bello", gli spot giulivi per l’eutanasia

Come cambiano le cose. Fino a un po’ di tempo fa, se c’era un argomento tabù per eccellenza, questo era la morte. Non se ne parlava tra gente perbene, e nemmeno sui giornali, stando ai quali non muore mai nessuno: il tale si è spento, il tal altro ci ha lasciati, qualcuno scompare e qualcun altro dà l’addio. Ma quelle cinque maledette lettere - emme, o, erre, t, e - non le metteva mai in fila nessuno.

Veramente anche adesso si fa fatica a esplicitare. A un certo punto abbiamo appreso, ad esempio, che Eluana era «finalmente libera», la stessa espressione usata per la Betancourt. Però il tema del trapasso sta diventando sempre più presente, sui media. Sabato ad esempio, su Repubblica, c’era una bella (per dire) paginata in cui la parola «morte» era finalmente esorcizzata già nel titolo: «Morire in coppia nella clinica dell’eutanasia». Il servizio, da Londra, dava conto dell’ultima avventura di una coppia di sposi, entrambi malati di cancro all’intestino, che hanno deciso di farla finita con un viaggio in Svizzera. Alla clinica Dignitas hanno potuto ricevere il consueto cocktail di pentobarbital-natrium, un barbiturico che in pochi minuti, e senza dolore, interrompe le funzioni respiratoria e cardiaca. Lui aveva 80 anni, lei 70.

È la seconda coppia inglese che sceglie il suicidio assistito in Svizzera. La prima era andata a porre fine ai propri giorni alla Dignitas nel 2003: erano entrambi cinquantenni, lui soffriva di epilessia, lei di sclerosi multipla, nessuno dei due - insomma - era malato terminale. Ma volevano farla finita, ed essendo l’eutanasia vietata per legge in Gran Bretagna, sono volati a Zurigo.

Domenica è stato il Times a dare seguito alla vicenda spiegando com’è possibile aggirare il divieto inglese per coloro che non possono permettersi il viaggio in Svizzera. È nata un’associazione di medici che si chiama «Amici alla fine» e dispensa consigli pratici a coloro che vogliono farla finita restando a casa propria. La tecnica è la stessa utilizzata per Eluana: si sospendono alimentazione e idratazione. Le istruzioni per l’uso sono contenute in un libro che negli ultimi quattro mesi è già stato ricevuto da trenta sudditi di Sua Maestà. I medici Libby Wilson e Nan Maitland spiegano: è necessario che i parenti collaborino, e che vigilino sui loro congiunti affinché non sgarrino sulla tabella di marcia (funebre). La 75enne Lily, ad esempio, ha disobbedito: aveva promesso che un gelato di mirtilli sarebbe stato il suo ultimo nutrimento, e invece l’hanno beccata mentre succhiava un cubetto di ghiaccio. I familiari hanno raccontato ai medici la propria delusione: «Ha impiegato 25 giorni per andarsene». Molto meglio è andata con Efstratia Tuson, 85 anni: voleva andare alla Dignitas di Zurigo ma c’era una lista d’attesa di un mese. Troppo. Così ha seguito per bene le indicazioni e in cinque giorni ha raggiunto l’obiettivo.

Naturalmente gli «Amici alla fine» hanno esternato al Times «la rabbia e il dolore» dei familiari per questo tipo di morte, che gli stessi medici pro death definiscono «un processo orribile». L’obiettivo è evidente: siccome la sospensione dell’alimentazione è «orribile», tanto vale introdurre l’eutanasia attiva, un bel cocktail stile-Dignitas. E questo spiega anche l’improvviso proliferare di articoli sulla «fine» su così tanti giornali. È partita la campagna per sdoganare per legge, in più Paesi, l’eutanasia.

Sulla quale, intendiamoci, ognuno può pensarla come crede. Colpiscono però certi toni entusiastici, quasi giulivi. «I miei genitori hanno fatto una cosa bella e importante», ha detto la figlia dei due inglesi che hanno appena scelto il suicidio assistito in Svizzera. «È una storia meravigliosa», ha infine commentato.

È un linguaggio così leggero da ricordare la cena di gala organizzata nei dintorni di Udine dall’avvocato di Beppino Englaro quando la povera Eluana era ancora all’obitorio. Un linguaggio che ci pare inadatto per un non lieto evento come la morte. Ma, ripetiamo, è in atto una campagna, e marketing e pubblicità hanno le loro esigenze di comunicazione: quando si deve vendere un prodotto, bisogna farlo desiderare.

martedì 27 gennaio 2009

Atto solenne di preparazione per morire santamente

Ieri abbiamo parlato di morte e senso della vita, quest'oggi vi propongo un testo interessante tratto dalle opere di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Buona lettura...

Mio Dio, essendo certa la mia morte, e non sapendo quando sarà, intendo da ora di prepararmi a quella; e perciò affermo di credere quanto crede la S. Chiesa, e specialmente il mistero della SS. Trinità, l'Incarnazione e Morte di Gesu-Cristo, il paradiso e l'inferno, perché tutto l'avete rivelato Voi che siete la stessa verità. Io merito mille inferni, ma spero dalla vostra pietà per i meriti di Gesu-Cristo il perdono, la perseveranza finale e la gloria del paradiso.

Affermo che v'amo sopra tutte le cose, perché siete un bene infinito; e perché v'amo, mi pento sopra ogni male di tutte le offese che vi ho fatte, e propongo prima morire che più offendervi. Vi prego a levarmi la vita piuttosto che permettere ch'io v'abbia da perdere con un altro peccato.Vi ringrazio, Gesù mio, di tutte le pene che avete patite per me, e di tante misericordie che mi avete usate, dopo che vi ho tanto offeso.Amato mio Signore, mi rallegro che siete infinitamente beato. Godo che siete amato da tante anime in cielo ed in terra. Vorrei che tutti vi conoscessero e vi amassero.

Affermo che qualunque persona m'avesse offeso, io la perdono per amor vostro, o Gesù mio; e vi prego a farle bene fin d’ora. Affermo che desidero in vita ed in morte i SS. Sacramenti; ed intendo da ora di cercare l'assoluzione delle mie colpe, quando in morte non potrò darne segno.Accetto la mia morte e tutti i dolori che l'accompagneranno, in unione della morte e dolori, che patì Gesù sulla croce. Ed accetto, mio Dio, tutte le pene e tribulazioni, che prima di morire mi verranno dalle vostre mani. Fate di me e di tutte le cose mie tutto quel che vi piace. Datemi il vostro amore e la santa perseveranza, e niente più vi domando.

Madre mia Maria, assistetemi sempre, ma specialmente nella mia morte; e frattanto aiutatemi a conservarmi in grazia di Dio. Voi siete la speranza mia. Sotto il vostro manto voglio vivere e morire. S. Giuseppe, S. Michele Arcangelo, Angelo mio Custode, soccorretemi sempre, ma più nell'ora della mia morte.
E voi mio caro Gesù, voi che per ottenere a me una buona morte, avete voluto fare una morte così amara, non m'abbandonate allora. Io da ora a Voi m'abbraccio, per morire abbracciato con Voi. Io merito l'inferno, ma mi abbandono alla vostra misericordia, sperando nel sangue vostro di morire nella vostra amicizia e di ricevere da Voi la benedizione, nella prima volta che vi vedrò da giudice mio. Nelle vostre mani impiagate per mio amore raccomando l'anima mia.

In Voi spero di non essere allora condannato all'inferno. «In te,Signore , ho sperato, non sia confuso in eterno». Vedo già che la causa delle mie cadute è stata il non ricorrere a voi, quando io ero tentato, a domandarvi la santa perseveranza.

Per l'avvenire propongo fermamente di raccomandarmi sempre a voi, e specialmente allora che mi vedrò in pericolo di ritornare ad offendervi. Propongo di ricorrere sempre alla vostra misericordia, invocando sempre i Ss. Nomi di Gesù e di Maria:sicuro che pregando non lascerete voi allora di darmi la forza ch'io non ho di resistere a' miei nemici.

O Maria, Madre ottenetemi la grazia di raccomandarmi in tutt'i miei bisogni e per sempre al vostro Figlio, ed a voi. O Signore Gesù aiutatemi sempre, e specialmente nella mia morte; fate ch'io spiri amandovi, sicché l'ultimo respiro della mia vita sia un atto d'amore, che mi trasporti da questa terra ad amarvi in eterno in paradiso. Gesù, Giuseppe, e Maria, assistetemi nella mia agonia. Gesù, Giuseppe, e Maria, a voi mi dono, e voi ricevete in quel punto l'anima mia.

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