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mercoledì 21 marzo 2012

Toc toc, chi è? Suicidio/omicidio a domicilio...



Olanda: terra di libertà. Leggo il 4 marzo 2012 che, appena introdotta l’eutanasia a domicilio, in soli due giorni hanno avuto sessanta richieste. 

C’era gente, insomma, che non vedeva l’ora di togliersi dal mondo ma non aveva il coraggio di spararsi, di avvelenarsi, di impiccarsi, di gettarsi dal terrazzo, di farsi esplodere con la bombola del gas, di chiudersi in auto con lo scappamento aperto, di mettersi un sacchetto di plastica in testa per un dernier jeu. 

Certo, non deve essere una vita felice, quella degli olandesi, vista la fila che c’è per farla finita
Resta il fatto che lo scherzo è diabolico: fin dall’asilo ti dicono che non c’è alcun Aldilà e che siamo scimmie. 
Tu, così capillarmente disinformato, ci credi e poi ti ritrovi davvero nell’Aldilà, quello «papista». 

La via alla Netherland Islamic Republic, comunque, è demografica.

via Rinocamilleri.com

giovedì 8 dicembre 2011

Parole di Marco Travaglio sul suicidio assistito



tratto da ilfattoquotidiano.it

«Se incontriamo per strada un tizio che sta per buttarsi nel fiume, che facciamo: lo spingiamo o lo tratteniamo cercando di farlo ragionare? Un attimo di debolezza o disperazione può capitare a tutti, ma se in quel frangente c’è qualcuno che ti aiuta a superarlo, magari ti salvi. Del resto, il numero dei suicidi è indice dell’infelicità, non della “libertà” di un Paese. E, quando i suicidi sono troppi, il compito della politica e della cultura è di interrogarsi sulle cause e di trovare i rimedi. Che senso ha allora esaltare il diritto al suicidio ed escogitare norme che lo facilitino? Il suicidio passato dal Servizio Sanitario Nazionale: ma siamo diventati tutti matti?».

Marco Travaglio

venerdì 2 dicembre 2011

Lucio Magri, il suicidio assistito ed il tappeto dei pompieri



La recente vicenda di Lucio Magri, uno dei fondatori de "Il Manifesto" andato in Svizzera per togliersi la vita legalmente, ha nuovamente aperto il dibattito sulla questione del suicidio assistito.

Associazioni come quella intestata a Luca Coscioni, prendendo la palla al balzo hanno rilanciato la proposta, già fatta in altre circostanze, di fondare anche in Italia dei centri di "assistenza al suicidio".

Vediamo di chiarire alcune questioni.

Dietro alla fallace parola "suicidio assistito" si nasconde in realtà il termine omicidio consensuale. 

Credo sia unanime il ribrezzo per le orribili storie di quegli psicotici assassini (spesso cannibali) che, dopo essersi conosciuti online o attraverso annunci sui giornali, decidono di incontrarsi per porre fine alla loro vita. 

Come è possibile, allora, rimanere impassibili quando alcuni vogliono farci sembrare perfettamente normale la stessa mentalità che è alla base di quei folli gesti?

Credete ci sia molta differenza tra un tale che si accorda via internet con uno sconosciuto per essere ucciso (e magari anche mangiato) ed un altro che decide di recarsi in una struttura statale per essere ucciso da alcuni assassini vestiti da infermieri? Cambiano i mezzi, i luoghi, le persone, ma non il fine.

Eppure ipocritamente c'è chi tende a chiamare i primi psicopatici ed i secondi "uomini liberi". 

Legalizzare il "suicidio assistito" equivarrebbe a stravolgere le procedure di soccorso vigenti, gettando dai ponti o dai cornicioni tutti gli aspiranti suicidi, somministrando altra droga a coloro che sono in overdose, stringendo il nodo della corda e togliendo i sostegni agli impiccati, aumentando le emorragie degli autolesionisti, sostituendo con letti di chiodi i teloni dei vigili del fuoco. 

Se questo vi sembra logico...

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Sull'argomento segnalo un interessante articolo di Mario Palmaro su LaBussolaQuotidiana.it in merito alla vicenda di Lucio Magri.



mercoledì 22 dicembre 2010

Lo spot pro eutanasia che cambia le regole e si inventa l'uomo “fai da te”




di Carlo Bellieni
Tratto da Il Sussidiario.net il 15 novembre 2010

Spot tv dell’associazione Exitus per depenalizzare l’eutanasia: tanto scalpore, giuste critiche. Ma è sfuggito il messaggio vero (e terrificante) dello spot.

Già, parla di cambiare una legge, invece fa un’opera più forte, insinua un tarlo: che la vita è tutta solitudine. E l’ideale è: in questa solitudine fare “le scelte”. “La vita è una questione di scelte - dice il protagonista dello spot, un malato terminale -. Ho scelto di fare l'università, di sposare Tina, di avere due figli splendidi, ho scelto che macchine guidare. Quello che non ho scelto è di diventare un malato terminale".
Invece ripensiamo alla nostra vita: che ci piaccia o no è fatta soprattutto di cose che ci càpitano, non di cose che scegliamo noi. Cose belle o brutte, morti o innamoramenti, non li scegliamo, arrivano. Non mi sono fatto da me e non ho scelto di nascere, di nascere in Italia, di avere certi genitori e una certa predisposizione genetica a malattie o abilità mentali. E anche le scelte da adulti arrivano dopo l’impatto con una realtà, come risposa a provocazioni della realtà: io non sono chiuso in una cassa, solo con i miei pensieri dove scelgo come in un sogno solitario quale tipo di donna vorrei incontrare, quale tipo di lavoro vorrei fare, quale tipo di figlio voglio generare.
Insomma, la vita non è un mondo di carta che costruiamo noi: la vita ci supera, ci spiazza per definizione.
L’uomo ragionevole ne prende atto; e sa che solo una minima parte di quel che abbiamo davanti si può padroneggiare; e sa anche non giocare a essere padrone della realtà con la inevitabile conseguenza che al primo “discordante accento” tutto crolla e finisce nella disperazione.
Invece dire che “tutto è scelta” sembra ampliare le possibilità umane, è dire che la realtà che io non scelgo non deve esistere: dal figlio “imperfetto” a scuola o nell’utero; alla moglie che mostra di non essere perfetta e allora si pianta; al lavoro che appena ci si accorge che è più duro del previsto diventa profitto personale.
Giovanni Verga nella novella La roba, mostra il protagonista che, arrivando la morte e non accettando che le sue proprietà non lo seguano nella tomba, le incendia, uccide e distrugge: non rientravano nel suo disegno e dovevano perciò sparire.
Insomma, questo è il vero “tarlo” dello spot: la vita limitata a quello che noi vorremmo che fosse. Col corollario che sentiamo tutto quello che non abbiamo programmato come nemico.
Capiamo allora il messaggio diretto dello spot: l’apertura all’eutanasia. Che è figlia di questo tarlo: perché buona parte di coloro che chiedono di morire non sono persone in fin di vita, ma “scelgono” la morte per tristezza o solitudine, perché la vita tragicamente non corrisponde più ad un certo disegno o un determinato livello di vita.
Certo, di fronte al dolore e alla morte che incombe, anche un Titano cala le difese. Il problema qui è se lasciamo sola la persona o la mettiamo al primo posto nelle agende sociali e politiche, e nella nostra responsabilità personale. Perché è chiaro che la disperazione e la voglia di morire nasce dalla solitudine, non dal dolore: il dolore ha ottimi farmaci come risposta; la solitudine invece ha una sola risposta: l’incontro con una persona che aiuta a capire il senso di quello che sta avvenendo, che ti aiuta anche a curarti di te sopraffatto dall’angoscia e dalle lacrime.
L’idea che si sta affermando invece è che prendersi cura di persone così è tempo perso o una pena senza senso.
“Vuole morire? Che muoia”. Non sarà che l’eutanasia è voluta più per sollevare i familiari dalle cure del malato che per sollevare il malato stesso? Non sarà che spesso la gente chiede di morire per “non sentirsi di peso”?
Insomma, il tarlo suddetto non erode solo il diritto alla vita, ma soprattutto il “diritto alla cittadinanza”, dove chi è più debole è bene che si accomodi e non disturbi.

Anche il personaggio dello spot rimpiange il peso che è lui stesso per la sua famiglia, mostrando che sente la propria morte come una liberazione per loro. Ma siamo sicuri che le nostre famiglie sentano il padre malato e disabile come un peso?
Se è così, dobbiamo seriamente ripensare non all’eutanasia ma a come le nostre famiglie sono tragicamente malate (e come l’aiuto sociale sia purtroppo insufficiente).
Curiamo questo aspetto; avremo curato l’eutanasia.

sabato 18 dicembre 2010

Paolo Villaggio...come sono lontani i tempi di Fantozzi!


Povero Paolo Villaggio, un tempo in qualità di genio incontrastato della comicità demenziale faceva piangere dal ridere ora che ha deciso di vestire i panni dell'uomo serio fa piangere e basta. Ed è un vero peccato, perchè in fondo nel bene o nel male ha fatto un pezzettino di storia del nostro Paese e tutti (a prescindere dal credo o dalle ideologie politiche) gli vogliamo bene.
Dispiace sentir preferire da un uomo di una certa età, da cui ci si aspetterebbero solo perle di saggezza, manciate di letame.
Rilascia interviste all'UAAR in cui si definisce anticlericale, diffama la Chiesa, parla di Cristo come di un folle e scrive assurdità come quella che Gesù sarebbe stato ucciso dalla lancia di Longino, affermazione quest'ultima che denota un abissale ignoranza scritturistica.
Poi sul sito Petrus compare un intervista che lo descrive quale "ateo devoto", affettuoso verso la Chiesa Cattolica e pieno di belle parole per il Sommo Pontefice... (caro Bruno Volpe ma era veramente lui?)
Ultimamente poi interviene in occasione del suicidio di Monicelli auspicandosi una morte simile alla sua ed elogiando il disperato gesto del regista.
Non sazio parlando a "Radio2" afferma, come leggiamo in un articolo del Corriere della Sera, di pensare seriamente al suicidio, accusando la Chiesa di oscurantismo (wow che originalità) e offendendo pesantemente il Santo Padre e la comunità ebraica.
L'ex-comico genovese avrebbe inoltre tirato in ballo la storia, già sentita, della presunta rivelazione sulla sua data di morte che gli fu fatta da una maga russa.
Una vicenda che sta indubbiamente condizionando la sua vita, facendogli perdere completamente il gusto di vivere.
Viene da pensare: "Ma che strano! Uno che si definisce ateo crede ad una maga a tal punto da perdere il gusto di vivere!"...strano...si ma non troppo dal momento che come diceva quel grand'uomo di Gilbert Keith Chesterton "Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto", anche alle sedicenti rivelazioni di una maga.
Mi sento di lanciare un appello a Paolo Villaggio, il quale molto probabilmente non mi leggerà...ma tentar non nuoce!
Caro Paolo non lasciarti morire, non lasciare che qualcuno spenga la fiamma della speranza che è in te, vivi, ama, gioisci, dilapida la gioia, donala come hai sempre fatto, perché la tua vita è speciale, perché tu sei prezioso agli occhi di Dio!
Il futuro, caro fratello, appartiene a Dio...affidati a Lui che è padrone del tempo, che ti ha visto nascere, che ti vuole gioioso e vedrai che quella data passerà...e di essa rimarrà il ricordo sbiadito in una pagina stracciata nel cestino della tua stanza.
Dio ti benedica!


mercoledì 1 dicembre 2010

Caso Monicelli, ovvero quando i seminatori di morte spargono la loro semente!


Delle volte mi sembra di vivere su un altro pianeta...
Rifletto su quanto recentemente accaduto a Mario Monicelli, al suo gesto tragico compiuto nel dolore, sì, ma consumatosi con tremenda lucidità. Penso al dolore dei familiari, ma anche alle cause che lo hanno indotto a commettere un gesto tanto estremo.
Arrivare ad un'età così avanzata e non domandarsi il perché di una vita tanto lunga. Arrivare alla maturazione senza aver compreso il senso della vita, senza averne scoperto il sapore.
Sapere di essere malati terminali e non accettare l'idea della morte, come se a 94 anni suonati si avesse ancora la pretesa di viverne altri 100 da trentenne, senza accettare il limite.
E poi quella scelta di voler uscire di scena...come se da buon cineasta anche la regia della sua vita gli appartenesse. Che errore! Quanta superbia!

Trovo allucinanti alcune affermazioni che sono state fatte in questi giorni; totalmente contrarie alla logica oltre che alla morale...totalmente assurde!

Ne elenco alcune:

Walter Veltroni "l'ultimo atto della sua vita gli assomiglia""Mario ha vissuto e non si é lasciato vivere; non si è lasciato morire".
Non si è lasciato morire...ma vi rendete conto? Come se il morire dipendesse dalla mia volontà...come se la mia vita fosse solo mia e non appartenesse anche a coloro che mi sono vicino. Come se la mia esistenza si svolgesse all'interno di una campana di vetro, come se avessi deciso io di venire alla luce...

Il Presidente Napolitano "Monicelli se n'é andato con un'ultima manifestazione forte della sua personalità, un estremo scatto di volontà che bisogna rispettare".
Bisogna rispettare il desiderio di morire? Ma dove stiamo andando?

Michele Placido "Bisogna rispettare questa sua decisione" 0_0

Paolo Villaggio "Quello di Mario non è stato un suicidio disperato. Lui aveva molto coraggio e non aveva affatto paura della morte. A 95 anni ha detto: la morte me la decido io nel modo migliore. Ci ha pensato un attimo ed ha aperto la finestra. Vorrei avere io il suo coraggio".
Secondo Paolo Villaggio il gesto non sarebbe stato neanche segno di fragilità e di disperazione, ma addirittura un gesto eroico...da emulare!
Ma si, istighiamo al suicidio...Come se non fosse reato!
Consultate pure l'articolo 580, del Codice Penale Italiano:
« Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1) e 2) dell'articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità di intendere e di volere, si applicano le disposizioni relative all'omicidio ».

Mi domando chi andrà in carcere per aver istigato coloro che verranno affabulati dalle parole di questi Maestri di morte? Temo nessuno...
Eppure sono affermazioni di una gravità inaudita che rivelano tutto il veleno satanico della superbia della vita e del disprezzo della stessa.
Sono i semi putridi della cultura di morte e disperazione che inquinano la nostra società!
L'utopia della libertà assoluta genera mostri, la storia ce lo ha mostrato...genera schiavi, genera infelici, genera genocidi.
Cos'è la libertà? E' fare quello che mi pare?
Se sono realmente libero di fare ciò che voglio, se tutto mi è lecito come sembra emergere da un certo pensiero corrente, se tutto dipende dalla mia sola volontà, allora dal momento che oggi mi sento triste e vedo tutto buio chi potrebbe impedirmi di togliermi la vita...
E domani? Cosa ne sarà del mio domani? Chi mi ridonerà il mio domani?
Chi mi donerà quell'incontro, quella situazione, quella persona, quella parola, quel raggio di luce, quel disegno, quel panorama, quel battito d'ali di una farfalla, quella melodia, quella cartolina che riceverò, quell'SMS che domani illuminerà lo schermo del mio cellulare, quel sorriso che il mio migliore amico mi farà, quella pagina del libro che tengo sul comodino, quella mano che domani...solo domani mi sfiorera?
Come potrò scoprire il mio domani, se oggi avrò scelto di morire?

lunedì 7 giugno 2010

E' solo rock, ma uccide...



Ogni anno, oltre mezzo milione di adolescenti tenta il suicidio! Quasi 2.000 al giorno!
Dal 1950 ad oggi, la percentuale di suicidi è aumentata del 300%. Negli Stati Uniti, tale percentuale è la più elevata di tutti i Paesi industrializzati. Secondo la National Education Association («Associazione Nazionale dell'Istruzione»), «i suicidi tra i giovani sono collegati alla depressione alimentata da una musica fatalistica e dai testi di tante canzoni».
Nel 1988, il Dr. Mark Rosenburg, indirizzandosi all'American Society of Suicidology («Società Americana di Suicidologia»), ha affermato:
«Un tempo, si pensava che il modo per prevenire suicidi fosse di trattare la depressione [...]. Non è il caso di questi ragazzi. Anziché essere clinicamente depressi, i giovani vittime del suicidio sono impulsive, che mettono in pratica le loro fantasie».
Ecco venire a galla l'imputato: un certo tipo di rock! Il Dr. Paul King, direttore medico del programma per adolescenti al Charter Lakeside Hospital, a Memphis, nel Tennessee, sostiene che più dell'80% dei suoi pazienti è malato a causa dell'ascolto ossessivo di musica rock.
E aggiunge: «I testi di certi brani sono divenuti una filosofia di vita, una religione».

Non ci credete? Allora leggete il seguente articolo tratto dal sito di Paolo Barone "Centro Culturale San Giorgio".



mercoledì 10 giugno 2009

Aumentano i suicidi in Italia e nel mondo. Perchè?


Qualche mese fa abbiamo parlato del fenomeno Emo, una sorta di life style degli anni 80 riadattato ai nostri tempi con un pizzico di gothic in più. Bene, al fenomeno Emo come abbiamo visto è collegato quello ben più triste dell'autolesionismo e del suicidio.
Abbiamo messo in luce come dietro all'insorgenza di questi deleteri stili di vita vi sia una fusione di fattori sociali, alla base dei quali un ruolo di particolare rilievo è rivestito dalla disgregazione del nucleo familiare.

Una ricerca della clinica San Carlo di Milano (29 maggio 2009) evidenzia una crescita nei tentativi di suicidio tra i giovani...ben uno ogni 37 ore. Cifre che fanno certamente riflettere!

Penso inoltre ai recenti casi di suicidio nel mondo dello spettacolo, qulli illustri di star e starlette del piccolo e grande schermo, e sopratutto alle recenti numerose vittime sconosciute dei reality show statunitensi.

Per chi non lo sapesse ben 11 concorrenti di concorsi televisivi ad eliminazione si sono tolti la vita in tragedie che sembrano legate alle esperienze vissute in televisione.
Un fenomeno non isolato nei soli States se consideriamo i casi analoghi rilevati in India, Gran Bretagna e Svezia, dei quali si preferisce tacere.

E' la logica conseguenza della cosificazione della vita.
Se questa diviene una mercanzia, da usare finchè fa comodo e gettare quando non serve più o non è più conforme alle aspettative è chiaro che prima o poi, quando il giocattolo si rompe, il meccanismo si inceppa, i riflettori si spengono, non si è più sulla cresta dell'onda e ci si scopre fragili ed impotenti, arriva inesorabile e puntuale l'ora della disperazione.

"Là dove si trova il tuo tesoro è anche il tuo cuore".
E se il tesoro è in terra, in un contratto destinato a finire...niente ha più senso!

Se i media ci insegnano che ciò che conta è apparire, quando l'immagine decade cos'è di noi?

Se la vita è godimento, come vogliono farci credere, quando si è chiamati ad affrontare i quotidiani e drammaticamente sofferti problemi della vita come si potrà reagire senza cadere in depressione?

La vita non è un reality, non è un gratta e vinci, ma sudore e sacrificio, è croce da prendere ogni giorno!

Quella che si toglie la vita oggi è una gioventù senza speranza che ha chiuso le porte in faccia a Cristo per puro pregiudizio, perchè influenzata dai media, perchè satura di anticristianesimo ed ipocrisia o semplicemente perchè non ha incontrato chi annunciasse l'unica Verità che libera.

I suicidi sono la messe che in questi tempo sta raccogliendo satana, colui che è omicida fin dal principio e gode nel veder morire il futuro, la crema della gioventù, la speranza del domani.
Giovani vite falciate prematuramente, come steli di grano fatti appassire e strappati impietosamente prima della maturazione...

Sono i frutti più evidenti dell'ateismo dei nostri tempi.

Non ci credete? E allora ditemi voi perchè la principale causa di morte tra i giovani nell'ateissima Cina è proprio il suicidio. Un caso vero?
E allora è un caso che i Paesi con il più alto tasso di suicidi (in ordine Svizzera, la Russia, l'Ungheria, la Slovenia, la Finlandia e la Croazia ) siano notoriamente atei, e che la maggioranza di questi ha subito l'occupazione comunista?


Il Signore ridesti nel cuore della nostra gioventù la speranza che non delude, quella che si alimenta attraverso la fede viva ed un'ardente carità!