mercoledì 30 settembre 2009

Dan Brown l'uomo che più sbaglia più vende


Ci risiamo, fatto il nuovo romanzone, trovato l'inghippo.
Dan Brown sembra avere il vizietto di far passare per veri i frutti della sua fantasia e del suo scopiazzare a destra e sinistra. Anche questa volta come era accaduto per "Il Codice da Vinci", anche se in una forma più sintetica, ha scritto nell'introduzione del nuovo thriller "Simbolo perduto": «Tutti i rituali, i fatti scientifici, le opere d’arte e i monumenti descritti in questo romanzo sono veri».
Ed è così che il Daily Telegraph si è preso la briga di controllare. Il risultato? Bhè a dir poco esilarante. Se masticate un pochino di inglese potete farvi due risate leggendo i 50 grossolani errori individuati dal quotidiano inglese che spaziano dalla geografia, alla storia, passando per la scienza, la mitologia, la religione e la grammatica...
http://www.telegraph.co.uk/culture/books/booknews/6232148/The-Lost-Symbol-and-The-Da-Vinci-Code-author-Dan-Brown-50-factual-errors.html

Se poi volete leggere un articolo simpatico sull'argomento, vi consiglio quello di Matteo Sacchi comparso sulle pagine de "Il Giornale". Buona lettura!

di Matteo Sacchi
Tratto da Il Giornale del 29 settembre 2009

Dan Brown è uno di quegli scrittori che ci tiene proprio tanto a far sapere quanto è puntiglioso nelle ricerche che compie per scrivere i suoi romanzoni pieni di mistero. Nell’introduzione inglese del Simbolo perduto, il suo nuovo thriller, scrive: «Tutti i rituali, i fatti scientifici, le opere d’arte e i monumenti descritti in questo romanzo sono veri». Breve precisazione che, con qualche parolina in più, aveva anteposto anche al suo precedente romanzo, Il codice da Vinci. E con degli incipit così può anche capitare che qualche decina di milioni di creduloni finisca per prendere per «quasi vere» le cose che Brown racconta.

Nonostante queste belle dichiarazioni i suoi testi sono stati, a più riprese, accusati di contenere errori e sfondoni della più varia natura, sebbene nessuno si fosse mai preso la briga di contarli tutti. Ora però ci si è messo con puntiglio e spirito cultural-goliardico il quotidiano inglese Daily Telegraph.

Il risultato è impressionante, roba da far mettere le mani nei capelli a qualunque insegnate delle medie. Che si tratti di Angeli e Demoni, il Codice Da Vinci, o il Simbolo Perduto, a essere in pericolo sono la geografia, la storia, persino la grammatica. Il Telegraph ha evidenziato, dividendoli per categorie, un totale di più di cinquanta errori (ma forse la definizione più precisa sarebbe orrori). Tanto per fare qualche esempio limitandosi alla sezione storia: per Brown (Angeli e Demoni) Galileo Galilei era membro della società degli Illuminati. Peccato che questa società sia stata fondata in Baviera nel 1776 (essendo morto nel 1642, il grande scienziato si sarà iscritto in forma ectoplasmica). Ma è roba da niente rispetto a quando racconta degli innumerevoli musulmani decapitati durante le crociate dalle guardie svizzere. Le guardie svizzere sono state fondate nel 1506 l’ultima crociata è del 1270 (proprio ad essere buoni e contando la così detta crociata alessandrina si può arrivare al 1365).

Non è, poi, che tutte le «distrazioni» riguardino questioni che necessitano di disporre almeno di un enciclopedia o di un sussidiario. Dan Brown riesce a essere sciatto anche quando deve limitarsi a citare due parole in Italiano. Nella versione inglese di Angeli e Demoni un agente della polizia ordina a un sottoposto di accertarsi che non ci siano microspie in una determinata chiesa. E lo fa così: «spazzare di cappella». Non avete capito? Oppure avete pensato a un’inquietante doppio o triplo senso? Semplicemente Brown si è limitato ad una traduzione letterale dell’inglese «sweep» non sapendo che, in italiano, si usa il verbo bonificare e che, in italiano, la parola cappella è meglio tenerla lontano dal verbo scopare o spazzare. E dopo questa bella prova linguistica il fatto che Brown sia convinto che il Rio della Plata sia in Europa o che creda che nella mitologia egizia Iside sia la moglie di Ammone, in fondo, sembra robetta. Ma Daily Telegraph o non Daily Telegraph si può scommettere che, come sta già succedendo, che un numero sterminato di lettori continueranno a ingozzarsi dei teo-thriller di Brown. Meglio un brutto intrigo di un bel sussidiario.

Si Deus est unde malum?



Qualche tempo fa avevamo pubblicato l'aneddoto attribuito al piccolo Albert Einstein che risponde ad una delle più note questioni della teodicea sul problema del male.
Oggi vi propongo un video da YouTube che ritraspone il tutto. Buona visione!



Ru486: il pesticida umano sarà presto disponibile.



Ebbene si, c'era da aspettarselo. La pillola abortiva sarà presto in uso negli ospedali italiani.
L'Agenzia italiana del farmaco ha da poco dato il via definitivo alla diffusione del noto "pesticida umano". L'ennesima sconfitta della civiltà? Benché Livia Turco abbia esultato, il Ministero del Walfare ha tenuto a precisare che con l'odierna autorizzazione informale non si è ancora dato il via alla commercializzazione del farmaco.
Prima infatti occorrono due cose: la delibera formale dell'Aifa, che è stata convocata il 19 ottobre sul tema; e una spiegazione dettagliata delle "modalità d'impiego affinché sia compiutamente rispettata la legislazione vigente in materia di interruzione volontaria di gravidanza". Attendiamo fiduciosi, nella speranza che il diabolico progetto venga vanificato.

"La decisione dell’agenzia del farmaco di commercializzare e distribuire la Ru486 in tutte le strutture sanitarie del Paese è un evento di importanza assolutamente epocale. Del resto avevamo già notato, ai tempi dell’infelicissima esperienza di Eluana Englaro, che l’imbattersi della nostra società contro l’urto della mentalità laicista e anticristiana sta obiettivamente demolendo i punti sostanziali, sul piano antropologico ed etico, che hanno retto per più di due millenni la nostra tradizione italiana".
(Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino, 4/8/2009)

martedì 29 settembre 2009

Cina: preparativi per i 60 anni della RPC.


La Cina si prepara a festeggiare i 60 anni della Repubblica Popolare Cinese e ad omaggiare il suo fondatore Mao Tse Tung. La sua immagine in Cina è un'icona, si trova ovunque...
Ma chi era l'ateo-comunista Mao?
Un dittatore che uccise più di 70 milioni di persone in tempi di pace!
Complimenti alla Cina che ancora oggi per salvare la supremazia del Partito continua a far morire il popolo, proprio quel “popolo” a cui appartiene la “Repubblica popolare cinese” fondata 60 anni fa. Quando rinsavirà questo popolo? Quando cancellerà l'icona del suo passato di sangue?



Perché il fuorigioco è la prova dell’esistenza di Dio


Un interessante articolo apparso su "Il Foglio", dei simpatici e preparatissimi Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, spiega con esempi calcistici la prima prova dell'esistenza di Dio di San Tommaso d'Aquino, insieme ad altre questioni...
Utile per tutti voi educatori!

di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro
Tratto da Il Foglio del 28 settembre 2009

Sunteggiata senza tradimenti, la prima delle cinque prove dell’esistenza di Dio che san Tommaso d’Aquino pone al principio della Summa dice così: “Tutto ciò che si muove è mosso da un altro (…). Se dunque l’essere che muove è anch’esso soggetto a movimento, bisogna che sia mosso da un altro, e questo da un terzo e così via. Ora, non si può in tal modo procedere all’infinito. (…) Dunque è necessario arrivare a un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio”.

Qualcuno provi a citarla in un’aula universitaria o in quella di un seminario, dove la fiera eleganza del sillogismo interessa meno del sudoku, e verrà esiliato in bidelleria. Ragion per cui il tomista del terzo millennio, che è uomo ragionevole e di sani principi morali, saluta e va allo stadio, dove Rahner e i suoi nipotini non arriveranno mai. Paga il biglietto, si piazza al terzo anello e contempla la vena metafisica e deduttiva delle azioni da manuale del calcio. Si incanta al cospetto del mediano che si avvia verso la metà campo e innesca il rinvio del portiere, poi del trequartista che con la sua corsa detta il passaggio del mediano, dell’ala che chiama quello del trequartista, del centravanti suggerisce quello dell’ala. Si incanta e fa benissimo visto che qui, con tutto il rispetto dovuto, entra in campo san Tommaso. Perché i casi sono due. O l’ala ha avuto l’accortezza di arrivare sul fondo e crossare, e allora ci sta anche il gol. Altrimenti, se il centravanti si è mosso in anticipo e si trova da solo davanti al portiere avversario prima che sia partito il passaggio del compagno, l’arbitro fischia il fuorigioco.

Il gol, ma soprattutto il fuorigioco, sono la perfetta applicazione calcistica del ragionamento del Dottore Angelico: “Non si può in tal modo procedere all’infinito. (…) Dunque è necessario arrivare a un primo motore che non sia mosso da altri”. Come in filosofia e in teologia, anche nel calcio l’azione non può continuare senza termine, altrimenti la partita sarebbe un’infinita e inconcludente serie di passaggi. Laddove non intervenga il gol, serve un limite oltre il quale si palesi la finitezza dell’ordinario rapporto tra causa ed effetto, tra scatto e passaggio.

Serve colui che fischia il fuorigioco, splendida metafora contemporanea del tomistico “primo motore che non sia mosso da altri”. Per dare un senso anche alla più amichevole delle partite serve qualcuno che ne stia fuori, un arbitro che fischi quando il limite viene valicato. L’unica differenza tra un’azione che finisce in fuorigioco e l’argomentazione della “prima via” di San Tommaso sta nel fatto che l’arbitro evocato dal Dottore Angelico si scrive con la “A” maiuscola e non ha bisogno della moviola perché non sbaglia mai. Lo sa anche un bambino. Però i bambini, in questo genere di argomenti, sono avvantaggiati. Mettetene uno su un campo, dategli un pallone e lo vedrete riempirsi di gioia. Ma è ancora niente. Se sul campo tracciate delle linee bianche e piantate i pali delle porte, allora lo vedrete veramente felice. Perché nel primo caso gli avrete fatto intuire il fremito della libertà, nel secondo lo avrete fatto sentire parte del grande gioco della creazione, un regalo molto più inebriante.

Basta essere stati almeno una volta su un campetto dell’oratorio con la maglietta della Gagliarda indosso, il pallone di cuoio fra i piedi e le linee bianche tracciate per terra con la calce. Improvvisamente, si entra in un mondo in cui tutto è meraviglioso perché tutto ha un senso, lo stesso senso per tutti: per chi gioca e per chi guarda. Si comprende che cosa significhi nascere, essere tratti dal nulla, pensati da sempre da un Essere indicibilmente buono e potente. Se lo portassero su quel rettangolo verde delimitato dalle righe bianche, anche il più svaccato studente di liceo capirebbe quel passo della Summa in cui Tommaso spiega che il mondo è sapientemente e magnanimamente governato da Dio: “la perfezione ultima di ogni essere consiste nel conseguimento del fine. Perciò, come fu la divina bontà a dare l’esistenza alle cose, così a essa pure spetta il condurle al loro fine. E questo è governare”.

Dopo una partita di calcio, anche il liceale svaccato manderebbe a memoria queste righe e le terrebbe come preghiera quotidiana, perché dentro c’è tutto l’entusiasmo del Bue Muto per il fatto di essere al mondo, qualcosa che somiglia da vicino a quello che Stevenson chiamava il grande teorema della vivibilità della vita. Il rinascimentale “Essere o non essere” non è questione che appassioni il medievale Tommaso poiché, fin dalla prima parola, il problema contiene la soluzione: essere. “Nessuno”, scrive Chesterton nel suo luminoso Tommaso d’Aquino, “inizierà a capire la filosofia tomistica, o in verità la filosofia cattolica, se non si renderà conto che il suo aspetto primario ed essenziale è soprattutto la lode della vita, la lode dell’Essere, la lode di Dio come creatore del mondo”. Parole che paiono scritte a bordo campo, dove anche l’ultima delle riserve comprende che chi ha inventato il calcio e le sue regole poteva essere solo un uomo buono e intelligente. E che, per partecipare della sua bontà e della sua intelligenza, non c’è altro da fare che rispettarne le regole, vale a dire gettarsi nella bizzarra avventura del football, così come, per partecipare della bontà e dell’intelligenza del Creatore, dice San Tommaso, non c’è che da rispettare le regole dell’essere, vale a dire gettarsi nella bizzarra avventura della vita.

È chiaro che, nella vita come nel calcio, le regole hanno senso solo a fronte della libertà. “L’uomo” si legge nella Summa “agisce giudicando, non per istinto, ma per confronto di ragioni, considerando il pro e il contro, e con giudizio libero; nelle cose particolari, come per l’intelletto c’è il liberamente opinabile, così per la volontà c’è il liberamente operabile. L’uomo quindi ha il libero arbitrio”. Però bisogna fare attenzione. A lume di libero arbitrio, Mariolino Corso poteva starsene tranquillamente all’ombra delle tribune fino al quarantesimo del secondo tempo, ma poi, con un lancio di cinquanta metri, ti pescava Boninsegna e lo mandava in rete. Corso sapeva benissimo che in campo si può contare su una gran varietà di schemi, ma sapeva anche che poi bisogna segnare: il dovere del gol, fine ultimo del gioco del calcio, come la ricerca della salvezza eterna nella vita, non pertiene al “liberamente opinabile” e al “liberamente operabile”.

Su questo versante, decisivo per il destino eterno delle sue creature, il Buon Dio applica volentieri la marcatura a zona miscelando sapientemente il libero arbitrio degli uomini con la sua Provvidenza. Solo un perfetto agnostico e un sonoro asino in materia calcistica potrebbero vedere un conflitto tra libertà e Provvidenza divina. Leggano San Tommaso: non esiste contrasto poiché la Provvidenza è al di sopra d’ogni giudizio e di ogni libertà umana, e nel Suo agire già ne tiene conto. “Un effetto” spiega il Dottore Angelico “si dirà casuale e fortuito relativamente a una causa particolare, in quanto si sottrae al suo ordinamento, ma rispetto alla causa universale, dal cui ordinamento non può sottrarsi, bisogna dire che è previsto. Come ad esempio l’incontro di due servi, sebbene sia per essi casuale, è tuttavia previsto dal loro padrone, il quale intenzionalmente li ha mandati in un medesimo posto l’uno all’insaputa dell’altro”. In termini calcistici, bisogna immaginare di essere José Mourinho che contempla soddisfatto il cross pennellato da Maicon in mezzo all’area. E’ chiaro che, nella mente di Mou, si deve alzare Milito a colpire di testa e insaccare. Ebbene, il fatto che vada proprio così ha limitato il libero arbitrio del Principe Milito? No, la mente di Mou aveva semplicemente tenuto conto di tutto: dello schema che aveva predisposto e della libertà del Principe. Gol.

L’autogol, invece, è tutt’altro. In se stesso è un colpo riuscito, ma dalla parte sbagliata: in due parole, è male. Una questione di alta teologia che il Bue Muto nella Summa definisce come “mancanza di bene, mancanza di entità, ma non corruzione totale dello stesso soggetto in cui si trova il male, perché allora neppure il male potrebbe esistere”. La prova sta nel fatto che a suo tempo Comunardo Niccolai, il profeta dell’autogol, non risultò annichilito alla prima incornata infilata nella propria porta, ma continuò sino a fine carriera a uccellare bellamente il portiere del suo Cagliari e persino quello della Nazionale. E da ciò si deduce che “il male assoluto, il principio del male non esiste. Esiste invece il Sommo Bene, Il Bene per essenza: Dio”.

Il che è la gran bella conclusione che si trae al termine dei novanta minuti di un gioco creato apposta per l’uomo: non per gli angeli, non per i bruti, ma per questo impasto di anima e corpo cantato da san Tommaso. Per questa straordinaria creatura che, quando smette di essere riottosa, si sente felice di essere in completa balia del Creatore. Perché non c’è nulla da fare, aveva ragione il vecchio Vujadin Boskov e c’è poco da discutere: “Rigore è quando arbitro fischia”.

lunedì 28 settembre 2009

Italia sul Due. Lo speciale su Medjugorje





Eccovi la puntata del programma televisivo "Italia sul Due", talk pomeridiano di Rai 2, dedicato interamente a Medjugorje. In Studio anche Chiara Amirante, fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti. Tra gli intervistati il carissimo Paolo Brosio.



RU486: la Geenna della vita


Anche se si tratta del Vangelo della scorsa domenica, un ulteriore approfondimento non può che agevolarne l'attualizzazione.

XXVI Domenica del Tempo Ordinario, 27 settembre 2009
di padre Angelo del Favero*

ROMA, domenica, 27 settembre 2009 (ZENIT.org).- “Giovanni gli disse: 'Maestro, abbiamo visto uno scacciare demoni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva'. Ma Gesù disse: 'Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geenna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue'” (Mc 9, 38-43.45.47-48).
“E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per la sciagure che cadranno su di voi! (…) Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato ed ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza” (Gc 5,1.5-6).
Geenna è il nome dell’antica valle di Hinnon, a sud ovest di Gerusalemme, usato in un secondo tempo per indicare il luogo definitivo del giudizio e della pena. In questa valle si teneva il culto pagano del dio assiro Molok, consistente nel sacrificio dei bambini, diffuso anche in Israele (cfr, 2Re, 16,3; e il re Acaz). Per quest’abominio Dio punirà il suo popolo e la valle di Hinnon si chiamerà valle della strage (Ger 7,31-34: “Hanno costruito le alture di Tofet – il luogo dei sacrifici – nella valle di Ben-Innom, per bruciare nel fuoco i loro figli e le loro figlie..Perciò, ecco, verranno giorni nei quali non si chiamerà più Tofet né valle di Ben-Innom, ma valle della Strage.”).
Il concetto di Geenna si andrà distinguendo da quello della valle di Hinnon, divenendo nel N.T. sinonimo di pena ultima e definitiva conseguente al giudizio divino (Gesù ai farisei: “Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geenna?” – Mt 23,33).
Gesù oggi nomina tre volte la Geenna per indicare quella separazione da Dio che il catechismo chiama “inferno”, consistente nel “fuoco” di un’eterna agonia: l’intollerabile privazione dell’Amore del Padre, Grembo eterno di ognuno di noi, Vita della vita dell’uomo.
L’inferno è l’esistenza sprofondata nel baratro eterno del “non-Amore”, essendo ormai tardi per afferrare la mano della Misericordia, protesa in vita fino all’ultimo istante, ma sempre rifiutata.
Il simbolo iconografico del fuoco da’ l’idea di un dolore urente, come il tormento di un’ustione sulla pelle, continuamente in atto. L’inferno è l’eterna “ustione” dell’essere, dolorosissima tortura dell’anima e del corpo risorto, che non sarà provocata da fiamme di fuoco fisico.
L’inferno si spiega con l’Amore. Infatti, poiché è l’Amore la vita dell’anima, il suo cibo essenziale e la sua beatitudine (essendo stata creata dall’Amore, per l’Amore e in vista dell’Amore sin dal primo istante dell’umano concepimento), ne segue che il tormento più profondo e intollerabile che ci sia per la persona umana è la separazione eterna, totale, irreversibile e cosciente dall’Amore. Questo è l’inferno, questo è il fuoco della Geenna di cui parla Gesù.
Potrei dire la stessa cosa affermando che l’inferno è vivere per sempre separati dalla Vita, è la vita senza Vita, la vita vissuta nella morte e la morte vissuta nella vita, la vita come morte perennemente in atto. L’inferno è il gelo eterno e privo di vita di un’esistenza senza mai nemmeno un raggio del “Sole che sorge”; è il deserto totale del non amore, arsura infuocata, sete inestinguibile. E’ la tenebra, l’odio, la morte che dicono per sempre al condannato: “poiché tu hai scelto liberamente di vivere così in vita, ora vivi così per sempre: tu in noi e noi in te”.
Soffermiamoci ora sul significato storico di Geenna: è il luogo dell’uccisione sacrificale dei figli al dio pagano, luogo intollerabile ed abominevole per il Dio trinitario dell’amore e della vita, Lui che è triplice Relazione sussistente di figliolanza divina. Comprendiamo allora che ovunque sulla Terra avvenga una strage di figli, questo è per il cuore del Padre un luogo e un momento di indicibile strazio.
Ed è soprattutto il peccato della vita rifiutata e soppressa nel grembo a far gemere il cuore di Dio, amante e creatore della vita. Il grembo materno, infatti, permette a Colui che è “Signore e da’ la vita”, di dare la vita ad una moltitudine di figli. Quanto sconfinato sia il dolore che si rinnova nel cuore di Dio ad ogni decisione di abortire, lo possiamo intuire immaginando e amplificando all’infinito divino il dolore delle madri di Betlemme, mentre stringono al seno il corpo insanguinato ed esanime del loro bambino, strappato e ucciso dalla spada di Erode.
L’aborto è il peccato che “distrugge” il cuore filiale del Padre, lo strazia e lo “fa morire”, poiché “proprio nella carne di ogni uomo, Cristo continua a rivelarsi e ad entrare in comunione con noi, così che il rifiuto della vita dell’uomo, nelle sue diverse forme, è realmente rifiuto di Cristo” (Evangelium Vitae, n° 104). E Cristo è il Figlio unigenito del Padre.
Sì, la spada di Erode, mentre uccide il bambino nel grembo materno, trapassa anche l’anima del Padre celeste, contemporaneamente a quella di Maria, Madre della Vita. Lo fa intendere in maniera impressionante un passo del profeta Geremia: “Le mie viscere, le mie viscere! Sono straziato. Mi scoppia il cuore in petto, mi batte forte...Stolto è il mio popolo: non mi conosce, sono figli insipienti, senza intelligenza; sono esperti nel fare il male, ma non sanno compiere il bene. (…)Sento un grido come di donna nei dolori, un urlo come di donna al primo parto;..che spasima e tende le mani: “Guai a me! La mia vita soccombe di fronte agli assassini” (Ger 4,19.22.31).
Che l’aborto sia causa di una profonda sofferenza in Dio, come un’intima lacerazione delle sue “viscere materne”, lo fa intendere anche l’evangelista Giovanni, affermando che il Verbo Figlio unigenito “è nel seno del Padre” (Gv 1,18). Perciò ogni attentato alla vita umana nel grembo si ripercuote “nel seno del Padre”, nella stessa Fonte eterna che ha generato quella vita.
Veniamo più precisamente al messaggio del Vangelo di oggi. Tante volte ho letto e meditato queste drastiche parole di Gesù: “Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile..E se il tuo piede..E se il tuo occhio..” (Mc 9,43s).
Oggi le comprendo alla luce sinistra della RU 486, e le comprendo così: se la tua mano sta per prendere il bicchiere per deglutire le pastiglie mortali, gettalo via!; se il tuo piede sta per mettersi in cammino verso l’ospedale che ti fornirà il mezzo per uccidere tuo figlio, fermati!; se il tuo occhio dovrà poi verificare nel bagno l’omicidio del tuo bambino abortito, non sia mai! Perchè il fatto stesso di ingerire il veleno mortale della RU 486 ti separerebbe automaticamente dalla Vita, come un tralcio che si getta nel fuoco, e tu, con le due mani, con i due piedi e con i due occhi (cioè con tutta la tua persona), ti ritroveresti nella Geenna.
Sì, ma non pensare solo al fuoco dell’inferno nell’al di là, bensì anche alle conseguenze nell’al di qua: sarai da te stessa tagliata fuori dall’amore, tagliata fuori dalla vita, tagliata fuori dalla pace del cuore. Perciò: “E’ meglio per te entrare nella vita con una mano sola..con un piede solo..con un occhio solo anziché con due..nella Geenna”.
Cosa significano: una mano sola, un piede solo, un occhio solo? Significano l’aver accettato l’attuale momento difficile, questa situazione precaria, la rinuncia che in un primo momento ti ha fatto entrare nella tentazione di rifiutare la vita del bambino. Tutte cose reali, sacrifici concreti, disagi gravi, conseguenze dure e irreversibili. Ma l’alternativa è infinitamente più grande di ciò a cui si è rinunciato, è “entrare nella vita”. Cosa vuol dire?
Risponde Benedetto XVI: “La vita nel senso vero non la si ha in sé da soli, e neppure solo da sé: essa è una relazione. E la vita nella sua totalità è relazione con Colui che è la sorgente della vita. Se siamo in relazione con Colui che non muore, che è la Vita stessa e lo stesso Amore, allora siamo nella vita. Allora “viviamo” (Enciclica “Spe salvi”, n° 27).

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

Gianni Romolotti: il famoso pubblicitario folgorato dalla Regina della Pace


Dalle pagine de "Il Giornale" apprendiamo la notizia della prodigiosa conversione di Gianni Romolotti, pubblicitario di Milano rotto a tutte le esperienze religioso al punto da dichiararsi «agnostico e vigliaccone», convertito a Medjugorje dopo aver assistito ad alcuni evidenti segni della presenza di Maria. Buona lettura!

Ecco un estratto dell'articolo che potete leggere cliccando sul link sottostante

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=385951&START=0&2col=

[...] Erano circa le 18.40, l’ora in cui a partire dal 24 giugno 1981 la Madonna sarebbe cominciata ad apparire con frequenza mensile nel villaggio della Bosnia Erzegovina a sei ragazzi che all’epoca avevano tra i 10 e i 16 anni. «Grazia Viola si dimostrò di parola. Vidi qualcosa di straordinario. Guardavo il sole a occhio nudo, cosa normalmente impossibile a farsi. Tutti gli altri, eravamo in centinaia, lo stesso. E il sole prese a roteare, danzare, pulsare, assumendo varie colorazioni, prima azzurra, poi rossa, quindi rosa, e infine precipitò verso di me, tanto da costringermi a ripararmi istintivamente il volto con le mani. In pratica la stessa cosa che fu osservata alla Cova da Iria il 13 ottobre 1917 dalle migliaia di persone radunate intorno ai tre pastorelli di Fatima, incluso Avelino de Almeida, redattore capo di O Século, un quotidiano di Lisbona, che ne scrisse in prima pagina. Fu l’unica volta in cui non mi sentii costretto dal tempo e dallo spazio. Mi dissi: Gianni, la tua casa è qui. Mia moglie balbettò: “Mi sembra l’Apocalisse”».
L’indomani, alla stessa ora, Gianni Romolotti si mise in testa di voler documentare fotograficamente lo sbalorditivo fenomeno con la sua Olympus. «Un tentativo infantile», ammette adesso, «forse dovuto a una deformazione professionale: le immagini sono state la mia vita». Ma quello che accadde in camera oscura, al ritorno in Italia, lo lasciò senza fiato: «Un’inquadratura né verticale né orizzontale, mentre io ricordavo perfettamente d’aver puntato l’obiettivo perpendicolare al terreno, in direzione della canonica e della chiesa. Accanto alle cuspidi dei due campanili, una nuvola formava una silhouette di donna. Dal velo e dal manto si direbbe la Vergine. Ma io sono arcisicuro che quel giorno il cielo era terso, neanche una nube».
Da allora Romolotti tiene il negativo della foto in cassaforte e si dichiara «un fulminato». È convinto che la Regina della Pace di Medjugorje lo abbia guarito da un melanoma. [...]

Spagna: Aborto, è in arrivo la riforma

Preghiamo perchè questo diabolico progetto, già approvato, venga al più presto vanificato.

tratto da Il Giornale del 27 settembre 2009

Sarà la grande battaglia politica dell’autunno in Spagna fra il governo socialista di José Luis Zapatero da un lato, il Partido Popular, i vescovi, i movimenti pro vita dall’altro: il governo di Madrid ha infatti approvato ieri in ultima lettura il molto discusso disegno di legge di depenalizzazione dell’aborto, che ora passa al Parlamento.

I movimenti anti-abortisti hanno già convocato per il 17 ottobre a Madrid una manifestazione di protesta, che annunciano oceanica, con più di un milione di partecipanti. Il disegno di legge approvato dal governo Zapatero concede una libera scelta, di abortire o no, a ogni donna fino alla 14ª settimana di gravidanza. Questa facoltà è anche concessa alle minorenni fra i 16 e i 18 anni, senza che sia necessario il consenso, e neppure l’informazione dei genitori. Quest’ultima disposizione, la più contestata del progetto, ha suscitato reazioni critiche anche all’interno dello stesso partito socialista. Ma Zapatero l’ha mantenuta nel documento finale.

sabato 26 settembre 2009

Per salvarsi occorre retta fede e retta vita


Benedetto XVI lo ha affermato chiaramente nell’Angelus di domenica 13-9-2009:

“Lo afferma chiaramente san Giacomo nella seconda lettura della Messa di questa Domenica:
“Se non è seguita dalle opere, [la fede] in se stessa è morta” (Gc 2,17). A questo proposito, mi piace citare uno scritto di san Giovanni Crisostomo, uno dei grandi Padri della Chiesa, che il calendario liturgico ci invita oggi a ricordare. Proprio commentando il passo citato della Lettera di Giacomo egli scrive: “Uno può anche avere una retta fede nel Padre e nel Figlio, così come nello Spirito Santo, ma se non ha una retta vita, la sua fede non gli servirà per la salvezza. Quando dunque leggi nel Vangelo: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio» (Gv 17,3), non pensare che questo verso basti a salvarci: sono necessari una vita e un comportamento purissimi” (cit. in J.A. Cramer, Catenae graecorum Patrum in N.T., vol. VIII: In Epist. Cath. et Apoc., Oxford 1844).”

Puoi trovare l’intero testo cliccando sul sottostante link

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2009/documents/hf_ben-xvi_ang_20090913_it.html

D. Tullio

A proposito di Zapatero... Il Papa in Brasile...



Il Papa in Brasile discorrendo della delicata situazione della famiglia nel mondo, non esita a parlare di "una situazione di assedio". Ecco alcuni punti salienti del suo discorso.

tratto da RadioVaticana.org

“Una situazione di assedio”: così, il Papa parla della condizione che vive la famiglia oggi nel discorso ai vescovi della Conferenza episcopale del Brasile, Nordeste 1-4, incontrati stamane in visita "ad Limina". Il servizio di Fausta Speranza:

“...a consciência difusa no mundo secularizado vive na incerteza...”
Sui temi della famiglia “la coscienza diffusa nel mondo secolarizzato vive nell’incertezza più profonda da quando le società occidentali hanno legalizzato il divorzio”. E’ quanto afferma il Papa ricordando che “crescono le unioni di fatto e i divorzi”. Benedetto XVI parla di “uno stato di fragilità in cui si consuma il dramma di tante creature private dell’appoggio del padre, vittime – dice – del disagio, dell’abbandono e dell’espandersi del disordine sociale”.

“...família alargada e móvel, que multiplica os «pais» e as «mães» e faz...”
Il Papa spiega concretamente che quella che definisce “la famiglia allargata e mobile" moltiplica i padri e le madri. E – aggiunge – “fa sì che la maggior parte dei bambini di queste famiglie si sentano orfani non perchè sono figli senza padri ma perchè sono figli con troppi padri”. Tutto ciò – afferma il Papa – genera “conflitti e confusioni interne”. Inoltre porta i bambini a maturare un’idea alterata di famiglia che per la sua precarietà può in qualche modo essere assimilata alla convivenza. A proposito di convivenza il Papa spiega che nasce da un sentimento di “individuale soggettività” e che porta con sè “premesse di fragilità e di incostanza”. Benedetto XVI afferma che le persone vengono “illuse e sedotte da stili di vita frutto del relativismo”.

“Com toda a compreensão que a Igreja possa sentir face...”
E ai vescovi del Brasile spiega che “con tutta la comprensione che si possa provare per certe situazioni” devono ricordare che “coppie di seconda unione non saranno mai come coppie di prima unione” e che “le seconde unioni vivono una situazione irregolare e pericolosa che è necessario risolvere nella fedeltà a Cristo e con l’aiuto di un sacerdote per mettere in salvo quanti sono coinvolti”.

Le figlie di Zapatero con babbo, mamma e i coniugi Obama.



Una foto che in breve ha fatto il giro del mondo è quella che immortala le due figlie adolescenti di Zapatero con i coniugi Obama...
Madrid ha chiesto alla Casa Bianca di farle sparire dal sito per questioni di privacy.
Su facebook nel frattempo si sono già creati dei gruppi in onore delle pargolette, come quello chiamato "le figlie gotiche di Zapatero" (Gruppo Las hijas góticas de Zapatero).
In effetti anch'io sono rimasto scosso...
Che le figlie di un anticristo come Zapatero avessero preso qualcosa dal padre ci poteva anche stare, ma la realtà spesso travalica la fantasia, e così dalla foto ecco spuntare due ragazze infagottate di nero con monili e accessori dark, con anfibioni in perfetto stile gothic in posa da Hell Fest (mancava che facessero il gesto delle corna), come appena uscite da un sabba nero.
Tale padre, tali figlie?