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mercoledì 25 luglio 2012

Apritemi! Fate entrare anche me! Fatemi entrare!



Quando il fare evangelizzazione conta più del parlare di evangelizzazione. 
Vi propongo la lettura di un simpatico episodio capitato a don Davide Banzato, raccontato nel suo ultimo libro scritto insieme a Chiara Amirante "Nuovi Evangelizzatori".
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Un giorno mi reco ad Artena, dove devo tenere un incontro con trenta giovani e alcuni sacerdoti della diocesi di Velletri; sono animatori della pastorale giovanile e l'occasione è unica: poter trasmettere la mia esperienza e spingere questi giovani a fare l'esperienza del primo annuncio.

Essendo arrivato con un anticipo di quasi due ore, dopo un momento di preghiera, esco per strada. Vedo un gruppo di ragazzi seduti sul marciapiede e sulle moto, che mangiano le pizze. Avevano facce molto tristi, piercing e tatuaggi sparsi sul corpo e uno sguardo di sfida: si accorgono che sono un prete. Dentro di me arriva la solita spinta ad andare a incontrarli, come sempre colpito da quel silenzioso grido nascosto dietro le facce da bulli. Arriva anche l'altra normalissima vocina di perbenismo: "Dai, Davide, manca un'oretta all'incontro, sei qui per l'incontro, non per questi ragazzi. Poi arrivano gli altri giovani e i sacerdoti, ti vedono con questi in strada e penseranno male di te, e poi in così poco tempo che puoi fare? Meglio non fermarti se devi tener d'occhio l'orologio...". La domanda fatidica per il discernimento è semplice ormai: "Gesù che cosa farebbe?".

Mi avvicino e inizio ad attaccare bottone presentandomi e chiedendo loro che cosa stessero facendo in una zona isolata con la pizza in mano, che programmi avessero... Alcuni mi evitano indifferenti, altri mi fulminano con lo sguardo minaccioso, due si mettono a chiacchierare.

All'improvviso uno di loro mi chiede: "Ma sei proprio un prete?". "Sì, davvero" e da là inizia una raffica di domande e risposte profondissime che catturano l'attenzione di tutto il gruppo. Tutti sono molto colpiti e a volte litigano tra di loro per sostenere o meno le mie affermazioni sulla fede e su Dio. Verso la fine dell'incontro sono cambiati, soddisfatti, sorridenti, felici per aver avuto qualcuno che fosse stato disponibile ad ascoltare i loro dubbi di fede, le loro domande e a condividere con loro quanto sia unica la vita evangelica.
Solo uno di loro mi rimane ostile fino alla fine e mi deride continuamente, anche offendendomi. Si chiama Gino. Al termine di un dialogo serrato tra noi due, senza riuscire a trovare un minimo spiraglio, gli prendo la mano e gli consegno un tau dicendogli: "In questo segno della croce c'è tutto l'Amore di un Dio che ha vissuto ogni tuo dolore e lo ha fatto perché ti ama e vuole vederti felice, vuoi? Lo accetti questo mio regalo, così ti ricorderai di queste parole?". Non scomponendosi più di tanto, mi sussurra un "sì", ma resta sempre sulle difensive. Anche gli altri mi chiedono il tau, così faccio mettere a cerchio e preghiamo un istante per la benedizione, mentre loro lo tengono in mano. In silenzio resta là anche Gino. Arriva proprio in quel momento il gruppo di pastorale giovanile e così invito anche i ragazzi a venire, spiegando di che cosa avrei parlato. Naturalmente rifiutano anche se mi ringraziano e se ne vanno con le loro moto.

Salgo nella sala. Inizio rincontro e, mentre spiego le missioni di strada, i punti fondamentali dell'evangelizzazione... proprio quando dovrebbe partire un videoclip, il videoproiettore si inceppa.
Dopo diversi tentativi inutili proseguo cercando di descrivere cosa avremmo dovuto vedere: si trattava di episodi di evangelizzazione di strada e in spiaggia per dare concretezza all'incontro. Esattamente in quel momento sentiamo dei colpi assordanti contro il portone in ferro che apre l'ingresso al corridoio: calci e pugni che riecheggiavano rendendo impossibile la prosecuzione dell'incontro.
Qualcuno urla: "Apritemi! Fate entrare anche me! Fatemi entrare!
Aprite questa c...o di porta che voglio entrare anch'io!". Nessuno si muove; tutti, paralizzati e stupiti, impauriti da queste urla e da qualcosa che non era di certo previsto, restano inchiodati sulle sedie. Rompo il silenzio, invitando quelli vicini alla porta ad aprire a chi stava urlando come un forsennato. Ecco entrare Gino!
Sudato, rosso paonazzo per le urla, mi saluta: "Ciao, Da', volevo entrare e stare qui con te". Lo accolgo con un sorriso e gli chiedo di lasciarmi proseguire. "Ok, non ti disturbo, ma voglio stare vicino a te. Posso mettermi vicino a te?". "Certo". Così Gino si piazza con le braccia conserte a fianco a me, in piedi, e resta in silenzio osservando l'assemblea. Tutti mi guardano stupiti.

Proseguo l'incontro spiegando anche a Gino l'importanza, una volta incontrato Gesù nella propria vita, di andare a testimoniarlo agli altri. Là mi interrompe e, tirando fuori il tau che gli avevo regalato e che aveva attorno al collo, lo mostra a tutti e dice: "E vero quello che dice! Ascoltatelo, prima mi ha regalato questo tau e me lo sono già messo al collo. È importante che veniate a parlare con noi, è importante che si facciano queste missioni di cui parla Davide e, se dopo questa sera, quando finirà questo incontro, non vi vedrò per le strade nei prossimi giorni a incontrare le persone là dove si trovano, allora quest'incontro vorrà dire che per voi non sa servito a un c...o". Poi si gira verso di me: "Grazie, Davide, ora devo andare, grazie per avermi fatto entrare e scusa se vi ho disturbato" e, correndo, scappa via.

Riprendo la parola sottolineando come san Benedetto nella sua Regola dica che spesso lo Spirito Santo parli proprio attraverso l'ultimo entrato e che, secondo me, quella sera aveva voluto che non funzionasse il videoproiettore perché c'era da vedere in diretta un'esperienza di evangelizzazione. Pochi minuti di accoglienza del cuore di un giovane ferito hanno scatenato in lui una rivoluzione.
Non so che fine abbia fatto Gino. Non l'ho mai più rivisto, ma spesso lo incontro anche oggi negli occhi di tanti e nella preghiera lo raggiungo nel cuore di Dio. Tutto il viaggio di ritorno l'ho passato in auto risentendo le sue urla con i pugni sulla porta: "Apritemi! Fate entrare anche me! Fatemi entrare!".

tratto da Chiara Amirante, Nuovi Evangelizzatori, Orizzonti di Luce 2012, pp.38-41.

lunedì 7 maggio 2012

Ti prego, fammi credere in qualcosa!


"..TI PREGO FAMMI CREDERE IN QUALCOSA!" E' una frase che ti arriva dritta al cuore con la rapidità e la violenza di un montante destro di Tyson, sopratutto se a pronunciarla è una giovane ragazza che si definisce "Persa", stella vagabonda in cerca di luce nel luogo sbagliato, attratta dal vortice del non ritorno di un luogo di "divertimento" dove si distribuisce morte e si uccidono speranze.

E' un grido disperato che non può lasciare indifferenti, che non deve essere lasciato in balia del vento, inascoltato. Don Roberto l'ha raccolto. Era lì come sacerdote, come missionario, ma sopratutto come fratello, lui che quegli inferi li conosce bene avendone sperimentata tutta la bruttezza.

Ripenso a quella ragazza, e mi domando se in questi giorni si sia ricordata di quell'incontro così inusuale, se sia riuscita a fare violenza alla sua volontà, se abbia proseguito il cammino iniziato quella sera, con quelle parole sincere, pronunciate con il cuore, espressione di un bisogno di verità, di una mano potente che trascini via il cuore intrappolato nelle sabbie mobili del non senso.

E la mia speranza si fa preghiera, che quel grido così vero venga ascoltato. Quanto a noi, quella frase, potente come un pugno nello stomaco, ci risvegli dal rischio del torpore di una vita comoda e ci ricordi che nelle tenebre delle nostre metropoli, una parte della nostra gioventù giace rannicchiata in un angolo buio, in attesa di una Luce che li riporti a Casa...

Voi, noi, sapremo essere Luce?

Di seguito il video tratto da Matrix





sabato 21 maggio 2011

Il grido dell'uomo


Una puntata da non perdere...con la bellissima testimonianza della cara amica Patrizia.


martedì 10 agosto 2010

lunedì 8 marzo 2010

Riflessioni di don Davide Banzato dal Brasile


Parole davvero toccanti...

Avrei voluto tenervi aggiornati quotidianamente sul mio viaggio in Brasile ma non è per niente semplice, sia per motivi di tempo che per motivi tecnici: eccomi allora ad appuntare qualche considerazione al volo, a volte anche sgrammaticata, e non appena trovo una connessione inviare il tutto a chi dall’Italia mi può aiutare a pubblicare le emozioni, le sensazioni, tutto ciò che sto vivendo qui e che mi sta toccando nel profondo. Grazie per le vostre preghiere…

5 marzo 2010 h.10,30
Questa notte ho preso un sonnifero per potermi addormentare. Il dolore era troppo grande e troppe le notti insonni o comunque disturbate. Quegli sguardi spenti. Quel il grido. Il grido di Dio nei piccoli… Pensavo di esserci abituato oramai. Ma al dolore non ci si abitua mai. Non è come per le malattie, che una volta guarite ti lasciano gli anticorpi. Anzi, più si è in Dio e più sia Ama, maggiormente si diviene vulnerabili perchè capaci di più empatia e compassione…

Nove anni fa percorrevo Beiramar strada di Fortaleza nel nord-est del Brasile per incontrare i bambini di strada. Non riuscivo più a prendere sonno. Pensavo di aver superato questa fase di tormento. Ma al male, al vero male con la M maiuscola non ci si può abituare. Quando a Stazione Termini passavo le notti con i ragazzi di strada, al mio rientro a Piglio non dormivo pensando che avevo un letto, una casa, tutto. Invece i miei ragazzi, i miei amici stavano in strada, in pericolo, rischiando la vita, con una pistola in tasca e dovendo spacciare per sopravvivere, esposti ai rischi della strada, all’indifferenza e all’odio della società che li considera feccia, alla polizia che passa e li picchia o li porta in carcere con il risultato di colpire sempre solo l’ultimo anello di una catena, quello più debole, quello che forse ha meno responsabilità nel peccato sociale della droga o della prostituzione.

Eccomi ora non in Italia nei ghetti e nelle zone calde in cui sono stato di Padova, Roma, Verona, Torino, Mestre, Napoli… ma in Brasile. E qui è ancora più dura. I bambini sono le vittime. I bambini odiati da tutti. Si fanno di crack fin dalla tenera età. Sono nel narcotraffico e nella prostituzione. Sono violenti perchè non amati. Sono stati abusati in famiglia e iniziati a tutto forzatamente. La prova per entrare nel gruppo è stata uccidere un loro amico o qualcosa di questo livello come rito di iniziazione. Se non sono oggi nel gruppo o per strada, allora significa che sono stati uccisi. Li vedevo anni fa per le strade. Ti fermavi a prendere qualcosa al bar e venivi circondato da loro. Ora non ci sono più, sono invisibili, nascosti. Perchè? Un bel programma di “pulizia” attraverso furgoni che li caricano all’improvviso, squadroni della morte e violenze di ogni genere li rende continuamente girovaghi e nascosti. Perchè questo? Rovinano l’immagine turistica della bellissima città fonte di guadagno per tutti dato che gli aerei sono pieni di uomini che addirittura si vantano delle prodezze sessuali vissute con bimbi o ragazzi e ragazze che si svendono per un pugno di riso o, a volte, anche solo per un abbraccio viscido che almeno è sempre un abbraccio. Restano solo alcuni di loro in strada vicino agli alberghi. Sono quei pochi privilegiati per essere portantini della droga nel “pacchetto turistico” che prevede mare, albergo con vitto alloggio, ragazze che fin dall’aereoporto ti aspettano, eventuali minori “in affitto” e droga.

6 marzo 2010 h.00.30
Oggi a Fortaleza con alcuni Cavalieri della Luce siamo andati ad evangelizzare: c’erano Dania, Mauro, padre Renato Chiera, la nostra splendida Chiara Amirante, don Francesco… Rientro ora dalle strade di Beiramar dove c’è prostituzione minorile e ragazzini bambini in strada con ferite gravi dovute agli squadroni della mortre. Sono le 00.30 ho pianto con loro… non sai quanti racconti… quanta rabbia, impotenza, schifo e nausea. I grattaceli davanti al mare con italiani tedeschi e americani che fanno gli splendidi… i bambini dai 4 anni ai 16 già fatti di crak rintronati che piangono e ti abbracciano, a cui curare ferite fisiche morali e dell’anima. Sono violentati e costretti a scappare. “Da quanti anni vivi in strada?” “Otto”. “Perchè?” “Perchè a casa mio padre mi picchiava sempre” “Ma qui ti cercano i narcotrafficanti e ti picchiano, la tua banda ti picchia, e anche la polizia ti picchia…non è che vada meglio” “E’ vero, ma le botte di mio padre mi facevano più male”.
Una ragazza invece mi abbraccia e mi dice: “Portami via, lontano da qui perchè sennò torno per la droga”. Parla bene italiano ormai. L’ha imparato prostituendosi, sa i dialetti addirittura. Mi mostra il seno scoperto da cui esce del latte e mi dice “Non dirlo a nessuno, sono incinta. Ora però devo lavorare lo stesso. Mi ubriaco così non ci penso e il bimbo nascerà ubriaco e non penserà neppure lui”. Sono devastato. Piango e ho il cuore stretto. Preghiamo per questi figli e queste figlie, per questi fratelli e per queste sorelle non amati…

7 marzo 2010 h.1,30
l tenere il cuore aperto. E’ stato devastante. Qui ci ho vissuto. So a cosa vado incontro a cuore aperto e forse per questo volevo difendermi un po’. Certe immagini una cosa è vederle negli schermi, sentirne parlare, passarci vicino… altra passare la notte in strada con loro, sedersi a terra, difenderli dai turisti, dalla polizia, dai narcotrafficanti e poi dover tornare a casa su un letto sapendo che loro rischieranno ancora la vita e domani uscendo potrei trovarli o non trovarli più perchè uccisi, rapiti per traffico di organi, o se è andata bene con un buco nella gamba per una pallottola, uno sguardo ancor più perso per il crack, gli abusi, le torture… e parlo di bambini di 4 anni di sniffano crack e ti parlano come adulti!!! Fino ai 14-16 anni perchè poi o non sopravvivono o diventano ormai nela malavita dei boss incapaci di intendere e volere… Non ho respiro e un grido nell’anima forte un grido che urla…

8 marzo 2010 h,11,00
Ricordo lo sguardo di Cicero, 14 anni di età e da 3 anni in strada. Sguardo nel vuoto. Pelle ed ossa. Ma sempre in ricerca di noi, del nostro ascolto, della nostra attenzione. Ricordo la reazione del proprietario del ristorante che caccia il ragazzino a cui voglio dare un pezzo di pizza. Ricordo… penso… non c’è soluzione. Prego. Anche don Francesco davanti a Chiara è scoppiato. Lei gli ha chiesto “come stai?” “Ma insomma” “Perchè che è successo?” …ed è scoppiato in lacrime. Non ci si può avvicinare davvero a questi ragazzi senza esser raggiunti dal loro dolore e non si può rimanere indifferenti. Se penso a quante stupidaggini viviamo in Italia. I ragazzi, ma anche gli adulti, sono capaci di piangere o lamentarsi per problemi che non esistono come il non avere quel vestito o quel modello di celluare e si perde tempo in giudizi, litigate, incomprensioni, ricerca di autoaffermazione. Il mondo intanto muore. Un bambino, anzi, 150 milioni di bambini di strada vivono veri problemi. Non noi incapaci di ringraziare Dio per avere anche troppo. E a volte ci sentiamo pure di aver fatto del bene dando qualcosa. Ci prendiamo il lusso di sentirci con la coscienza pulita. Tu che hai, tu che sei ricco, non hai altro che restituito quel che devi al fratello povero! Altro che elemosina! Il nostro superfluo qui è essenziale.

lunedì 28 settembre 2009

Italia sul Due. Lo speciale su Medjugorje





Eccovi la puntata del programma televisivo "Italia sul Due", talk pomeridiano di Rai 2, dedicato interamente a Medjugorje. In Studio anche Chiara Amirante, fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti. Tra gli intervistati il carissimo Paolo Brosio.



martedì 7 luglio 2009

Testimonianze da Medjugorje: Nek, Marjia e Paolo Brosio


Un interessante video estratto della trasmissione del 4 Luglio 2009 " Sulla Via di Damasco".
Ringraziamo vittoriobo che condivide questi filmati sul suo canale di Youtube.




Puoi guardare tutta la puntata di "Sulla Via di Damasco" >QUI<


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domenica 24 maggio 2009

Testimonianza di Chiara Amirante a Modena

Davide Banzato sacerdote di Nuovi Orizzonti presenta la fondatrice della Comunità Chiara Amirante. Per quanto si possa già conoscere il miracolo vivente che è questa speciale ragazza, non ci si stanca mai di ascoltarla.
La testimonianza gioiosa di chi ha fatto voto di promuovere la gioia di Cristo nel mondo!
Buona visione!





venerdì 20 febbraio 2009

Satanismo e violenze sui minori, un orrore senza fine!



Si sente spesso parlare di rapimenti di minori e violenze sui minori, in pochi sanno che nella maggior parte dei casi dietro le reti di pedofili e trafficanti di bambini si nascondono organizzazioni sataniste. "Michela", fuggita da una potente setta satanica italiana ha raccontato in un capitolo crudo e sconcertante la terribile realtà dei cruenti rituali sui bambini. Sono più frequenti di quanto si possano immaginare e coinvolgono molte importanti personalità del nostro paese. "Michela" non fa nomi, ma assicura...con lei c'erano molti personaggi famosi.

Pedofilia, aborto, omosessualità, stupro, omicidio...quante nefandezze!


Tratto dal libro "Michela fuggita da satana, la mia lotta per scapparedall'Inferno", PIEMME

I rituali sui bambini

Ho lasciato consapevolmente per ultimi i ricordi che mi fanno più male. Non posso però evitare di raccontarli qui, perché sono convinta che sia necessario rendere tutti consapevoli di quello che veramente sono e fanno le sette sataniche.

Il peggio succedeva quando era la vigilia delle feste dedicate agli angeli e ai bambini: i tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele (29 settembre), gli angeli custodi (2 ottobre), il Natale (25 dicembre), i santi innocenti (28 dicembre), l'Epifania (6 gennaio), la presentazione del neonato Gesù al tempio (2 febbraio, lacosiddetta Candelora).

In particolare queste ultime tre circostanze vedevano in primo piano i rituali sui bambini, che per me sono stati i più drammatici in assoluto. A volte, durante la messa nera, un bambino veniva chiuso vivo dentro un sarcofago. Però non so se poi lo lasciavano oppure lo toglievano: in quei riti la Dottoressa mi portava via prima della conclusione, dato che non avevo ancora raggiunto il livello giusto all'interno della setta. In un'altra circostanza a una bambina è stata fatta bere una pozione che credo fosse velenosa, poiché subito dopo ha cominciato ad avere dolori atroci alla pancia: si contorceva in maniera pazzesca, fino a cadere a terra priva di sensi.
La notte del 5 gennaio era destinata al battesimo diabolico, con la consacrazione dei neonati a Satana. Una madre portò davanti all'altare un bambino che poteva avere due-tre mesi e lo consegnò al Sacerdote, che fece con il pugnale una aspersione di sangue sul suo corpicino e pronunciò alcune formule.

La donna venne premiata con un rapporto sessuale con il Sacerdote e con un altro adepto a sua scelta. Al momento dell'elevazione del calice, le fu permesso inoltre di alzarlo tenendolo insieme con il Sacerdote: e questo era davvero un grande onore.

Un'altra volta ho visto la consacrazione del feto che una gestante ha fatto, offrendolo a Satana mentre ancora portava il bambino nella pancia. Quella donna l'ho rivista nelle settimane successive. Poi purtroppo poteva capitare che il figlio nascesse - o fosse tirato fuori con il cesareo - e avesse vita breve, perché tutto era in funzione della glorificazione del demonio. Quei donati, figli di donne che facevano parte della setta,venivano partoriti clandestinamente, con l'assistenza di medici compiacenti, e non risultavano registrati all' anagrafe.
Io non ho mai preso precauzioni per evitare di rimanere incinta, nonostante nei riti ci fossero rapporti di ogni tipo. Né venivano utilizzati preservativi, neanche contro il rischio della trasmissione di malattie sessuali Comunque, quando una di noi era incinta veniva considerata una prediletta di Satana e suo figlio, nella nostra follia, rappresentava un dono per lui.

Nella notte del 27 dicembre, in spregio di quei bambini che furono uccisi da Erode e che la Chiesa cattolica venera come martiri innocenti, veniva offerto a Satana il sacrificio di un bimbo. Qualche settimana prima, durante un sabato notte, avevo sentito il Sacerdote arrabbiarsi con un confratello che non aveva ancora trovato il bambino da offrire per quella data: evidentemente poi quella tragica ricerca era andata a buon fine.

Si trattava di un maschietto di seis-ette anni, vestito con una tunica bianca, senza cappuccio. Stava attaccato alle braccia del Sacerdote, come se si fidasse di lui, e probabilmente era stato drogato. Le formule utilizzate non le avevo mai sentite in precedenza: veniva invocato soltanto Asmodeo, mentre nelle altre occasioni sentivo nominare anche Lucifero e Belzebù. La Dottoressa mi stava di fianco e mi sussurrava: «Vedi com'è fortunato... lui può donare a Satana la sua innocenza...».
Mentre un altro adepto teneva fermo il bambino, il Sacerdote lo stese sull'altare e cominciò a fargli sgocciolare addosso cera bollente. Anche altri confratelli gli posarono sul corpo piccoli carboni accesi. Il piccolo urlava e in tutti noi cresceva la rabbia verso di lui. Poi il Sacerdote lo sodomizzò e altrettanto fecero gli altri maschi della setta. A vedere gli abusi pazzeschi a cui veniva sottoposto questo povero bambino provai un blocco che mi rese totalmente incapace di fare una qualunque cosa contro di lui. Probabilmente mi era tornata in mente qualche violenza subita nella mia infanzia. La Dottoressa decise allora che per potere fare ulteriore carriera nella setta avrei avuto bisogno di una più intensa "terapia". Avrebbe intensificato le sedute per aiutarmi a superare il mio blocco con i bambini. Era già in programma (subito dopo che avessi portato a compimento la "missione" contro Chiara) una messa nera in cui era prevista l'offerta di un bambino a Satana e io avrei dovuto dimostrare di avere superato il mio blocco. Seppi dalla Dottoressa che dovevo formarmi adeguatamente perché in alcuni riti l'offerta di un bambino a Satana avrebbe dovuto concludersi con il taglio dei testicoli, e la deposizione del cuore del bimbo dentro al calice.

Sono quegli occhi smarriti e terrorizzati l'incubo che mi porterò dietro per tutta la vita anche se alcune scene a cui ho assistito durante questi riti (in cui tra l'altro ero imbottita di droghe e di alcolici) devono essere state talmente traumatiche per me che non riesco neanche a ricordarle; quando mi torna in mente qualche flash provo un dolore così lancinante che ho proprio l'impressione di impazzire. Anche di recente, quando mi hanno messo in braccio dei bambini piccoli, sono stata presa da un'angoscia che mi ha costretta a ridarli alla mamma e a scappare via fra le lacrime. Quando, nei primi tempi della conversione, mi confidavo con Chiara, le ripetevo che - anche se la misericordia infinita di Dio mi avesse perdonata - io non sarei mai riuscita a perdonarmi per ver assistito a tali riti così orribili.

Per quello che ho compreso, alcuni dei bambini sacrificati dalla setta erano stati presi per strada, scegliendoli fra quei piccolini che chiedono l'elemosina ai semafori e dei quali nessuno in sostanza si cura. Se anche scompaiono, è difficile che le loro famiglie zingare facciano la denuncia alle forze dell'ordine. Altri bambini arrivavano invece dal giro della pedofilia, che non di rado è invece una copertura per le attività sataniche.


martedì 3 febbraio 2009

Nek ha scelto Un'Altra Direzione...Nuovo Cd, nuova vita!


La vita di Filippo Neviani in arte Nek dopo l'incontro con Chiara Amirante ed i ragazzi di Nuovi Orizzonti sembra aver preso un altra direzione. Ce lo testimoniano alcune canzoni del suo Nuovo Cd.
Nek che, lo ricordiamo, è Cavaliere della Luce dal 13 dicembre 2006 sembra essersi mantenuto fedele alle promesse fatte al Signore, promesse che rispecchiano la specifica missione dei Cavalieri. Ma chi sono questi Cavalieri della Luce?
Sono un popolo sterminato di generosi cuori che hanno scelto di decidersi per Gesù in modo serio e unito. Chiara Amirante, nella Pasqua 2006, tornata dalla Terra Santa, dopo una visita intensa nel Santo Sepolcro, ha iniziato a diffondere questa splendida iniziativa: la possibilità per chiunque, qualunque cristiano di qualunque realtà, di unirsi spiritualmente assumendo impegni concreti nella propria vita per essere testimoni veri e autentici della Gioia della Risurrezione!

Come?

Con queste parole Chiara ha iniziato a lanciare questa sfida:

«Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la Sua Gente ma i Suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio … E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la Sua Gloria. Dalla Sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia" (Gv 1,9 ss.).
Grazie Gesù perché tu come Luce sei venuto nel mondo per strapparci da quelle gelide tenebre che avevano imprigionato la nostra anima in un abbraccio mortale.
Grazie per essere "sceso negli inferi del nostro cuore".
Grazie per averci amato così pazzamente da prendere su di te ogni nostra piaga, angoscia, morte, dolore, tristezza … per donarci guarigione, Pace, Resurrezione, Amore, la pienezza della tua Gioia. In te, e solo in te abbiamo trovato la Sorgente d’Acqua Viva capace di dissetare la sete del nostro cuore sempre inquieto.
Da questo abbiamo conosciuto l’Amore: Tu hai dato la tua vita per noi (cfr. 1Gv 3,16) e anche noi vogliamo donarti la nostra vita perché tu possa renderci strumenti della tua Luce. V
ogliamo fare parte dell’esercito dei Cavalieri della Luce che tu e la Mamma state suscitando per portare l’Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d’Amore.
Sì Gesù, vogliamo lasciarci arruolare da te nel tuo esercito di cavalieri, valorosi, generosi, eroici e ci impegniamo a lasciarci infiammare, forgiare dal Fuoco del tuo amore; rivestirci della tua armatura, perché possiamo spegnere i dardi infuocati che il maligno con tutte le sue legioni (cfr. Ef 6,11-17) e i figli delle tenebre continuano a scagliare contro l’umanità, avvelenando le menti e i cuori; essere degli innamorati della Verità.
Non stancarci mai di nutrirci della Tua Parola, di proclamarla vivendola con grande radicalità ed eroismo, alla lettera, senza misura, senza alcun compromesso o interpretazione di comodo; attingere alla Sorgente del tuo cuore per fare fiorire i deserti del mondo; andare nelle strade, nelle piazze, sui tetti e annunziare con Forza la tua Parola di Vita sino agli estremi confini del mondo; immergerci con te negli ‘inferi’ dell’umanità per colorarli di Cielo; mettere tutto il nostro impegno perché tanti decidano di fare parte del tuo esercito di Cavalieri della Luce.
Quanto pazzamente ci hai amato Gesù, donaci di amarti pazzamente!

Ma torniamo a Nek...

Ascoltando la bellissima canzone "Se non ami" non si può fare a meno di notare la presenza di espliciti riferimenti all'Inno alla Carità di San Paolo. E' una canzone intrisa di cristianesimo!
Ascoltare per credere!


SE NON AMI (Nek)


Puoi decidere le strade che farai
puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
potrai essere qualcuno se ti va
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
non ha senso tutto quello che fai
puoi creare un grande impero intorno a te
costruire grattaceli e contare un po' di più
puoi comprare tutto quello che vuoi tu
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
se non ami
non hai il senso delle cose più piccole
le certezze che non trovi e che non dai
l amore attende e non è invadente e non grida mai
se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
e chiede di esser libero alle porte
e quando torna indietro ti darà di più
se non ami
se non ami
tutto il resto sa proprio di inutile
se non ami
non ti ami
non ci sei...
senza amore noi non siamo niente mai...





Una canzone davvero bella, non vi pare?
Se vi è piaciuta, dovete sapere che Nek ha fatto molto di più. Qualche tempo fa scrisse con il sacerdote di Nuovi Orizzonti don Davide Banzato una canzone intitolata Ti stavo aspettando.
Chissà che un giorno venga musicata...Noi, aspettiamo!



TI STAVO ASPETTANDO
Quando credi di essere nella notte più buia della tua vita
Pensa che Io sono stato tradito e abbandonato
Quando credi di non avere risposte ai tuoi perché
Pensa che nessuno ti ama come Me
Quando ti chiudi colpito per quello che hai visto
Pensa che Io in un solo istante ho vissuto
il male di ogni dove e di ogni tempo
Quando credi di aver toccato l’apice del dolore
Pensa che Io l’ho provato fino a farmi scoppiare il cuore
Quando credi di esser caduto troppo in basso
Pensa che Io sono sceso fino agli abissi del mondo
Quando credi e ti vanti di esser arrivato per primo
Alza lo sguardo… ti stavo aspettando!


W Gesù che compie nel silenzio i suoi miracoli d'amore!



mercoledì 28 gennaio 2009

Italia allo specchio - l'ora di Satana - seconda parte



Ecco il secondo video intervista di Padre Livio Fanzaga sul suo libro "L'ora di satana" (Piemme) trasmessa nel corso della trasmissione pomeridiana "Italia allo Specchio" andata in onda il 27/1/2009 su RaiDue. In studio Diego Manetti (editor della casa editrice Piemme) e Don Davide Banzato (responsabile della Comunità Nuovi Orizzonti).

Grazie a vittoriobo per averlo inserito in Youtube.




Italia allo specchio - l'ora di Satana - prima parte


Ecco il primo video intervista di
Padre Livio Fanzaga sul suo libro "L'ora di satana" (Piemme) trasmessa nel corso della trasmissione pomeridiana "Italia allo Specchio" andata in onda il 27/1/2009 su RaiDue. In studio Diego Manetti (editor della casa editrice Piemme) e Don Davide Banzato (responsabile della Comunità Nuovi Orizzonti).

Grazie ad
Equinoxe80 per averlo inserito in Youtube.




martedì 27 gennaio 2009

Sacerdote? Mai....e invece....




La testimonianza di Davide Banzato al Festival di Medjugorje del 15 Agosto del 2007. "Tutto, ma mai prete!" disse un giorno...ma Dio si sa, scrive dritto sulle righe storte!!!


Meditate fratelli....



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Di seguito potete seguire alcuni estratti della trasmissione dell'Italia sul Due andati in onda circa un anno fa...
Un applauso a don Davide per il coraggio dimostrato e per gli apprezzamenti ricevuti perfino da Emanuela Falcetti...notoriamente poco avvezza ai complimenti!








Testimonianza sulla Cristoterapia: accogliere i fratelli come Cristo




Vi propongo una breve intervista fatta a Davide Banzato, consacrato e sacerdote della Comunità Nuovi Orizzonti.


Mercoledì 12 marzo 2008, presso la Chiesa romana di San Gregorio VII, si è tenuto l’incontro sul tema “Cristoterapia. Dialogo di vita, fonte di speranza”.
Un dialogo, liberamente ispirato all’omonimo libro, pubblicato dalle Edizioni OCD e scritto da Don Pierino Gelmini e Alessandro Meluzzi, per riflettere insieme sul significato e l’importanza attuale della Cristoterapia.



martedì 13 gennaio 2009

Testimonianze di ex satanisti e profanatori di ostie consacrate - 2





da Il Riformista
Il diavolo non veste Prada e vuole l'eucaristia in mano

di Paolo Rodari

Che per le sette sataniche «il permesso ai fedeli di ricevere la comunione sulla mano ha rappresentato un punto di svolta» è cosa facilmente credibile.
Lo scrive Michela - il nome è volutamente inventato per mantenere l'anonimato dell'autrice - nell'affascinante quanto terribile racconto (a ruba nelle librerie) edito da Piemme, "Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall'inferno" (165 pagine, 10 euro), ed è logico comprendere come per coloro che intendano impossessarsi della sacra ostia per profanarla, questa sia più facilmente trafugabile se la si riceve sulla mano che non direttamente in bocca. Ma che dietro questa scelta, divenuta prassi

in Italia nel 1989, ci sia lo zampino di Satana è cosa più discutibile anche se, per chi ha fede, non del tutto peregrina.

Vengono in mente le parole di Paolo VI inerenti quel fumo di Satana che si sarebbe insinuato nella Chiesa. Viene in mente il pronunciamento (spesso disatteso) dello stesso papa Montini nel 1969 a favore della comunione sulla lingua con qualche rara eccezione concessa esclusivamente in quei paesi (sostanzialmente l'Olanda e il Belgio) dove l'uso della distribuzione sulla mano era già in uso.

E viene in mente quell'ostinata e tenace battaglia mossa dal cardinale Siri contro la comunione sulla mano, battaglia che consentì alla Cei di non cambiare la prassi in auge da sempre della comunione sulla lingua, almeno fino a quel - per alcuni - famigerato 15-19 maggio 1989, quando, proprio pochi giorni dopo la scomparsa dell'ex arcivescovo di Genova (morì il 2 del mese), l'assemblea generale dei vescovi italiani, con un solo voto di scarto e «approfittando» dell'assenza di molti presuli, cambiò le regole e concesse che nelle diocesi italiane chi voleva potesse ricevere la comunione sulla mano.

Un cambiamento notevole, che secondo alcuni andrebbe addirittura contro un'istituzione apostolica della comunione sulla lingua - san Tommaso, nona caso, parlava di una consuetudine «antica come la Chiesa» -, il tutto, si dice, per assecondare una prassi propria delle eresie ariane, nestoriane e pelagiane, ripresa poi nel mondo protestante e diffusa largamente in alcuni circoli cattolici olandesi dai quali, tra l'altro, è uscito quel «catechismo olandese» poi giudicato come eretico.

Il racconto di Michela, ovviamente, non è tutto qui. Muove da una dolorosa storia personale, in cui l'autrice racconta ogni dettaglio (fino ai particolari più macabri, dalle orge ai riti sadomaso, dalle violenze sessuali alle sedute di ipnosi) del suo ingresso in una setta satanica. «Ora puoi avere il potere», le sussurrava nell'orecchio la sacerdotessa, ovvero «colei alla quale da diversi anni avevo affidato la mia esistenza, eseguendone qualsiasi ordine senza la benché minima perplessità». Qualsiasi ordine, come quello di prendere su tutto e dirigersi a Roma, quartiere Trigoria, e qui uccidere - proprio così - Chiara Amirante, la fondatrice dell'associazione Nuovi Orizzonti che evidentemente nella sua comunità di accoglienza troppi posseduti era riuscita a liberare. «C'è una ragazza - le disse un giorno la sacerdotessa - che comincia a essere un problema per noi, perché accoglie i ragazzi dalla strada e alcuni giovani hanno deciso di uscire dal mondo del satanismo. Vive a Roma, dove ha fondato una comunità, ed è molto stimata dalla Chiesa». Vai e uccidi, insomma, e così Michela ha provato a fare, salvo poi trovarsi misteriosamente liberata dalle cure di colei che doveva divenire la sua vittima, dalle cure e preghiere di Chiara Amirante. Nel mezzo, una lettera di Ratzinger il quale, contattato ai tempi in cui era prefetto alla dottrina per la fede da un sacerdote che per richiesta di Chiara (e con il permesso della posseduta) stava praticando esorcismi su Michela, scrisse all'allora prefetto dell'ex Sant'uffizio per chiedergli la licenza di concedere a Michela l'assoluzione dal peccato di profanazione dell'eucaristia (un peccato che può essere assolto dal sacerdote solo col permesso del Vaticano). Nel giro di 24 ore la risposta positiva arrivò con tanto di post scriptum a chiudere, firmato cardinal Ratzinger: «Oggi la Chiesa è in festa perché un figlio è tornato a casa». Michela si definisce come una che «ha incontrato Satana». E avendolo incontrato può permettersi di dire dove, nella Chiesa, tende a manifestarsi.

Oltre, a suo dire, nella decisione di concedere l'eucaristia sulle mani, anche in coloro - teologi o meno - che diffondono la convinzione che non debba essere somministrato il battesimo ai neonati: secondo questa vulgata, saranno loro, una volta cresciuti, a decidere se battezzarsi o no. «In realtà - scrive Michela - per i satanisti va di lusso quando trovano qualcuno che non è battezzato, perché i demoni riescono a entrare in loro senza alcuna opposizione». «Per di più - racconta ancora l'autrice - seppi all'epoca (dell'appartenenza alla setta, ndr) che facevano parte della setta anche alcuni ginecologi e ostetriche che lavoravano in ospedali e praticavano la consacrazione a Satana di tutti i neonati nel momento che venivano alla luce. Nessuno dei presenti in sala parto se ne accorgeva, poiché la formula veniva pronunciata mentalmente e non c'era bisogno di gesti o riti particolari».

Oggi sono in molti a ritenere una menzogna l'esistenza dell'Inferno e a identificare Satana con l'idea astratta del male: «Questa - scrisse uno dei più importanti esorcisti di oggi, ovvero don Gabriele Amorth - è autentica eresia, ossia è in aperto contrasto con la Bibbia, con la patristica, con il Magistero della Chiesa».