venerdì 8 luglio 2011

Emancipate e depresse. Una riflessione sul mondo rosa


di Costanza Miriano
tratto da LaBussolaQuotidiana.it

In Inghilterra una donna su tre prende psicofarmaci contro la depressione. Prozac e Cipramil vanno via come acqua fresca. Lo riferisce il quotidiano britannico The Independent, citando studi medici.
Ora, non vorrei entrare con la mia rinomata delicatezza da elefante in un ambito tanto privato e delicato come la salute mentale, ma qualche domanda vorrei farmela. Perché le donne? Perché con una frequenza che ha indotto il ministero della salute a parlare di “crisi nazionale”? E perché in un paese che è stato ed è all’avanguardia nella battaglia per l’emancipazione, per la parità dei ruoli di uomo e donna?

Se trentatré donne su cento, che è una cifra esorbitante, devono prendere antidepressivi per andare avanti, siamo autorizzati a pensare che sia un fatto culturale, sociale, di identità collettiva, e non di malattia, perché nessuna malattia può avere un’incidenza tanto alta.

Le femministe diranno come al solito che le donne devono fare troppe cose, tutte da sole, e daranno la colpa agli uomini e allo stato sociale che non le aiutano. La solita solfa. Io però ne ho conosciute di donne che hanno tirato avanti la carretta della famiglia, numerosa magari, in tempo di guerra, magari, con i buoni per il pane e lo zucchero, e il mercato nero, e le scarpe da mettere solo per andare in chiesa. Non ho mai sentito da loro la parola depressione, che ha molto più a che fare con la perdita di senso che con la fatica vera e propria.

Penso piuttosto che possa entrarci il fatto che la donna si è persa, non sa più chi è. Ha perso il bandolo della matassa. Noi donne per secoli siamo state le culle della vita nascente, depositarie di questo fuoco da tenere sempre acceso, di generazione in generazione. Da quando abbiamo cominciato a dire che questo non era abbastanza, e ce ne siamo liberate, vivendo la nostra sessualità in modo emotivo e disordinato, libero da rischi di concepimento (rischio? o miracolosa fortuna, piuttosto?), non sappiamo più da che parte andare. Anche se abbiamo figli, ci teniamo a dire che ci realizziamo anche fuori, e ci sentiamo in dovere di fare tutto, di essere tutto, di vivere troppe vite. Una fatica bestiale, insostenibile. Un continuo, frenetico, insensato multitasking, a volte imposto (e ci sarebbe da ragionare su alcuni meccanismi economici), a volte abbracciato con zelo.

In entrambe le eventualità, comunque, difficilmente l’essere madre, o comunque l’essere accogliente verso la vita, viene vissuta come una profonda, gratificante avventura che consente il dispiego di tutto il nostro genio. “Voglio di più, l’uomo non mi può dominare, costringere a questo”. Ma dove li vedranno poi tutti questi maschi dominanti e coercitivi? Io ne vedo tanti persi e disorientati, piuttosto.

E con le dimensioni dell’epidemia di depressione deve entrarci anche il fatto che rimuovendo la croce dal nostro orizzonte esistenziale, tutti - uomini e donne - pensiamo che ogni fatica, difficoltà, sofferenza vada evitata. Da chi non ha Cristo come compagno di strada, cadere e sbucciarsi le ginocchia non viene sentito come un prezzo da pagare per salire un po’ più su, ma come una fregatura, dalla quale quindi è meglio svicolare il più possibile. Se una pillola permette di farlo, ben venga.

Non è che noi cattolici siamo cretini, e ci piaccia soffrire. E’ che anche alla sofferenza, che neanche a Gesù piaceva (i malati li guariva, mica dava loro un buffetto sulle guance), Lui ha dato un senso. Ed è il senso che fa la differenza.

Quanto a me, lo ammetto, lamentarmi mi piace molto. Lo saprei fare molto bene. Sono creativa, attenta (trovo il pelo nell’uovo), resistente, tenace. Se un’amica ha da fare ne posso sempre chiamare un’altra, non mi arrendo facilmente. Se il lamento diventasse una specialità olimpica punterei al podio. Voglio l’oro nel lamento carpiato, perché posso rigirare il discorso di 360 gradi e giungere a una lamentela, in qualsiasi punto della conversazione mi trovi.
Mi sforzo a volte di non farlo, però, perché ultimamente vedo musi così lunghi, intorno a me, che penso che un’altra lagnanza in più porterebbe il mondo oltre la soglia accettabile di entropia.
E così, a parte il fatto che nonostante i colpi di sole di vari parrucchieri continuo a portare in testa un ratto muschiato (ma lo faccio con disinvoltura), mi faccio andare bene quello che ho.

Il fatto è che siamo adulti quando desideriamo ciò che abbiamo. E abbiamo tantissimo, tanti di noi. Quasi tutti, a parte quelli colpiti dalla sofferenza degli innocenti, che è una prova sconvolgente. Eppure non siamo capaci di gioirne. Così mi viene spesso in mente quel banchetto di cui parla il Vangelo: nessuno degli invitati viene alla festa, e allora il padrone di casa comincia a radunare in giro gli scarti, i malati, i poveri, un’accozzaglia di gente che almeno si goda la festa meravigliosa che era preparata per noi.

mercoledì 6 luglio 2011

La coscienza degli animali?


Grazie a Michela Brambilla, ad Umberto Veronesi, a Margherita Hack e ad altri illustri personaggi ho finalmente scoperto che gli animali hanno una coscienza ed un elevato livello di consapevolezza.

Fino ad oggi credevo scioccamente che gli animali adempissero ai loro bisogni primari senza pensare e ragionare sugli stessi, poi ho letto il Manifesto dei diritti degli animali ed ho capito che quando un cane ed un gatto mangiano, non lo fanno per istinto, ma perché sanno quanto sia importante alimentarsi per crescere sani e robusti. I cani della Brambilla e di Veronesi ad esempio mangiano solo cibi vegetariani e rifiutano croccantini a base di carni ed ossa di altri animali...e se qualcuno presenta loro una bella bistecca ai ferri incrociano le zampe e protestano finché non gli si presenta un succulento gambo di sedano.

Non parliamo poi dell'accoppiamento...è risaputo come presso gli animali sia diffusa la castità e la fedeltà coniugale. Passeggiando per il parco può capitare di vedere due animali coniugati, regolarmente sposati perché desiderosi di donarsi reciprocamente la vita, camminare zampa nella zampa (?) custodendo lo sguardo per non cadere nella tentazione di odorare il posteriore del primo animale di turno del sesso opposto.

E' poi noto a tutti lo spiccato senso religioso degli animali; raccolti in preghiera li si vede inginocchiati tra i banchi delle chiese oppure attorno ai tavolini mentre discutono di metafisica sorseggiando con parsimonia dell'ottimo thè indiano.

E così...un giorno vedi un tonno che fa i bisogni dentro un contenitore per il compost per non inquinare, ed un altro vedi i corvi che si prendono cura dei piccoli di altri uccelli...
E poi c'è la marmotta che incarta la cioccolata...e ti svegli tutto sudato!

Suvvia, facciamo i seri! Lo sanno tutti che gli animali non hanno coscienza, tutti, tranne i firmatari del Manifesto sui Diritti degli animali.
La coscienza non può prescindere dalla razionalità e gli animali non sono razionali.

Gli animali si mangiano tra simili, si accoppiano senza alcuna remora, non hanno senso del pudore, talvolta mangiano i loro escrementi e quelli altrui, alcuni sono predatori senza scrupoli per il semplice motivo che non hanno coscienza e di conseguenza gli scrupoli, non hanno coscienza della morte, non hanno rispetto dei morti (butta un cadavere nel mare e vedrai come i pesci si metteranno a pregare o ad inumare la salma), se feriti non chiamano il veterinario, etc...
Che poi alcuni uomini si comportino in modo animalesco è un altro paio di maniche e non a caso li si etichetta quali "animali" o "bestie" ( se si preferisce). E così si dice che una persona sporca è un maiale ed una persona ignorante è una capra, una stupida è una gallina, una scialba è un oca e così via... Da ciò si evince che l'uomo che non fa un buon uso della coscienza o che non la usa affatto è piuttosto un animale (con tutto il rispetto per questi ultimi).

Nel Manifesto si legge che "il primo diritto degli animali è il diritto alla vita", e la domanda nasce, lubranamente parlando, spontanea: "Di quali animali? Di tutti?".

Si perchè, così dicendo, si rischia di incorrere in alcune assurdità. Per cui se ad esempio scorpioni o serpenti o ragni velenosi si alzassero un bel giorno e decidessero di infestare centri abitativi bisognerebbe lasciarli in vita. E lo stesso varrebbe per i ratti portatori di micidiali malattie o di insetti vari (zanzare incluse).

Se tutti gli animali hanno uguali diritti allora perché il cane ha diritto di vivere in un'abitazione e il ratto di fogna no? Andatelo a raccontare a quelli che vivono nelle favelas o nelle baraccopoli quant'è piacevole avere come co-inquilini questi simpatici roditori grandi come gatti.

Purtroppo questi assurdi proclami, fortemente voluti da potenti lobby animaliste, non tengono minimamente in considerazione della visione globale della realtà ignorando, tra le tante cose, che in molti paesi del mondo per tradizione è assolutamente normale mangiare carne di cane o di gatto (Asia, Africa etc...), oppure arrostirsi una tartaruga o mangiarsi un orso.
Paesi in cui è al contrario (e comprensibilmente) assurdo vestire un cane con l'abito da sera o con la tutina da footing.

Gli animali non sono "persone", proprio perché non sono capaci di intendere e di volere: non hanno diritti perché non hanno doveri. I loro comportamenti seguono la legge dell'istinto.

Si possono dare giudizi morali sul comportamento animale? Allora bisognerebbe arrestare tutti i cani che defecano in mezzo alla strada o che si accoppiano, per atti osceni in luogo pubblico! E quando un gatto uccide un topo come minimo bisognerebbe dargli l'ergastolo!
E di esempi se ne potrebbero fare a centinaia.

Se come avevano già tentato a loro modo con il "Progetto grande Scimmia" Peter Singer e Paola Cavalieri, l'attribuzione dei diritti ad un essere vivente non si fonda sulla ragione e sulla volontà, ma sulla sola "autocoscienza" o meglio sulla mera capacità di soffrire e di godere, allora cosa impedirà in un futuro ad un uomo e ad un animale di vivere come "coppia di fatto".

Se gli animali hanno il diritto alla vita, perché negare loro quello all'uso del sesso? Ma se tra essi e gli umani non esistono differenze qualitative non si potrà impedire il congiungimento sessuale di uomini e bestie.

Al solo pensiero di quali scenari si potrebbero aprire, inorridisco!



lunedì 4 luglio 2011

Dittatura laicista e dittatura di Pol Pot: le similitudini


tratto da UccrOnline.it

In questi giorni ha preso il via il processo a quattro leader della dittatura cambogiana ancora in vita, accusati di crimini di guerra e contro l’umanità. La Cambogia volta quindi definitivamente pagina sul sanguinoso regime ateo dei Khmer Rossi, che sotto la guida di Pol Pot, tra il 1975 ed il 1979, portò il terrore nel Paese asiatico, con la morte di circa due milioni di persone su 7 milioni. Proprio tra il 1975 e il 1979 verrà instaurato l‘ateismo di Stato.

Come ricorda il giornalista, storico e collaboratore de Il Foglio Francesco Agnoli nel suo saggio “Perché non possiamo essere atei” (Piemme 2009), «al culmine del delirio, sotto l’ateissimo regime comunista di Pol Pot, si arriverà a ordinare per legge non solo il rogo dei libri del passato, ma persino delle fotografie dei privati, per cancellare anche il ricordo fotografico di com’era il mondo prima dell’avvento del regime comunista dell’Angkar» (pag. 180,181). Questo ricorda molto il modo di agire della lobby atea di oggi, anche quella presente in Italia, la quale cerca di imporsi nella società cancellando e tagliando i ponti col passato, con la tradizione, con i simboli di essa. Ma non è finita.

Più avanti (pag. 235) Agnoli spiega che la Cambogia comunista, «quel paese governato da personaggi che avevano appreso il loro ateismo a Parigi, innamorandosi della Rivoluzione francese, dal 1975 al 1979, fu proibito anche leggere, ridere o cantare. Ogni spostamento era controllato, ogni proprietà, perfino delle posate personali, proibita, le case tutte uguali».

Riguardo alla morale sessuale, continua lo scrittore, «ci furono massacri eugenetici di malati, feriti e handicappati, divieto di utilizzare le parole “padre” e “madre” anche per i bambini».
Notiamo che tutto questo è stato copiato fedelmente dalle potenze europee di oggi, ovviamente mascherato sotto una terminologia più moderna: eutanasia, aborto ed eliminazione dei termini politicamente scorretti verso i genitori (come appunto “papà” e “mamma”), avvenuto ad esempio in Spagna nel 2006, in Scozia nel 2007 e in Inghilterra nel 2008.

Si domanda quindi Agnoli: «sono mai successe vicende simili nell’Europa delle cattedrali, di Dante, Giotto e Cimabue?».


giovedì 30 giugno 2011

Ancora sull'asilo unisex


di Rino Cammilleri
tratto da LaBussolaQuotidiana.it

I bambini li chiamano friend, «amico», termine inglese valevole per maschi e femmine. Ma si guardano bene dall’usarlo, l’inglese, per indicare quel che fanno. Infatti, asylum, in inglese, vuol dire manicomio. Perciò ricorrono (come anche i preti, quando torna comodo) al latino: Egalia. Questo il nome dell’«asilo» infantile che pare sia l’ultimo grido della solita Svezia.

Un posto esclusivo (max 33 iscritti) del distretto Sodermalm, dalle parti di Stoccolma. Non a caso, come ogni esperimento sociale che si rispetti, sorge su un’isoletta (la repubblica di Utopia stava su un’isola ma, essendo stata concepita al tempo del mandrillo Enrico VIII, i sessi vi erano, ahimè, distinti). Le maestre (tutte femmine o lsgtb?) sono supervisionate da un esperto di differenze di gender (maschio? e perché?). Lo scopo è quello di impedire che le povere creature siano condizionate dall’anatomia che una sorte crudele ha loro affibbiato all’atto della nascita e che i genitori per decine di millenni hanno, nella loro ignoranza, favorito. Infatti, ricordo bene quando, da piccolo, chiedevo un orsacchiotto con cui dormire e mio padre mi rimbrottava: «Ma tu sei un maschietto!». Così, crebbi con una frustrazione che non vi dico e mi chiedo: chissà come sarebbe stata la mia vita se mio padre mi avesse accontentato.

Perciò, condannato fin dall’infanzia a essere maschio ed etero, sono finito, per forza di cose, papista. Che è quanto di peggio uno svedese possa immaginare. Infatti, pare che la lista d’attesa per far ammettere i pargoli a Egalia sia molta lunga. A occhio, direi che i richiedenti sono tutti autoctoni, perché non ce li vedo, gli immigrati musulmani, a far la fila al traghetto per Sodermalm coi loro infanti. Tornando ad Egalia, la bambole con cui i piccoli vi giocano sono «di colore». Suppongo siano vietati Barbie e Ken, famigerati eterosessuali (mi chiedo come risolveranno il problema dell’unisex i creativi della Mattel, che pur hanno escogitato la bambola col burka). Leggo, ancora, che gli alunni vengono apostrofati col pronome neutro «hen», che non è svedese ma pare sia in uso nei circoli femministi.

E qui ci sarebbe da aprire una dotta e problematica parentesi sul «femminismo» il cui nome stesso confligge con l’esperimento portato avanti in Egalia. Ma non la apriamo, perché ci fumerebbe il cervello (come sempre accade quando cerchi di “ragionare” con gli ospiti dell’asylum; ospiti, per di più, paganti: i più difficili). Certo, però, che il destino è cinico, baro e beffardo: la prima volta che la Chiesa dovette confrontarsi con gli svedesi si trovò di fronte alti e robusti guerrieri con le corna in testa, belve assetate di sangue e di saccheggio che andavano alla guerra ebbri di sidro e di idromele, seguaci di Wotan e Thor, tavolta vestiti da orsi o da lupi, talaltra seminudi, gli occhi iniettati di sangue e la bava alla bocca. Talmente machos e spietati che tutti li volevano come guardie del corpo, dall’imperatore bizantino fino ai califfi islamici.

La Chiesa riuscì ad addomesticarli e far loro accettare la religione dell’amore al prossimo. Si badi che i truci massacratori del Nord conoscevano bene l’islam, religione guerriera come la loro. Ma la Chiesa riuscì a farli entrare nel suo, di ovile. E là rimasero. Ora la Chiesa vede la loro terra trasformata nella punta avanzata della rivoluzione nel costume. Nel secolo scorso era il bengodi degli sciupafemmine italici, che ci andavano in viaggio-premio. Adesso l’attrazione turistica nazionale è un po’ più “avanzata”. Riuscirà la Chiesa a convertire questi bisognosi di rievangelizzazione? Certo. Il diavolo (titolo di un film con Alberto Sordi e avente come oggetto proprio la Svezia) sa fare solo coperchi.

mercoledì 29 giugno 2011

Egalia: l'asilo dei bambini "senza sesso"


tratto da IlSussidiario.net

Si chiama Egalia (uguaglianza), l'asilo svedese dove i bambini non possono essere né maschi né femmine.
Nell'asilo è vietato a maestri e inservienti di rivolgersi ai piccoli usando il pronome lui o lei. Ovviamente divieto assoluto per grembiuli rosa o azzurri mentre i giochi sono di tutti i tipi: bambole, trenini, piccole cucine.

Chi ha visitato l'asilo fa anche notare che le bambole sono tutte rigorosamente di colore, cioè nere. Ma soprattutto fa scalpore che i bambini vengano chiamati e definiti con il pronome neutro svedese "hen" (che è inesistente nel vocabolario svedese ma è stato inventato dalle femministe e dai circoli omosessuali) in modo che i piccoli crescano senza quelli che gli educatori definiscono pregiudizi sessuali: non devono cioè sapere se sono maschi o femmine, ma semplicemente bambini neutri.

Nonostante la particolarità, la lista d'attesa per far entrare i propri figli a Egalia è lunghissima. L'asilo in realtà è molto piccolo, dispone di soli 33 posti. Si trova nel distretto di Sodermalm, una piccola isola molto popolata a sud di Stoccolma.

Da quando è stato aperto, circa un anno fa, un solo bambino è stato ritirato. E' un progetto pedagogico ben preciso quello che viene offerto: lotta alla discriminazione sessuale. Ecco uno dei punti forti del programma:
«La società si aspetta che le bambine siano femminili, dolci e carine e che i bambini siano rudi, forti e impavidi. Egalia dà invece a tutti la meravigliosa opportunità di essere quel che vogliono».

Ci sono anche libri dai testi appositi, come quello che racconta dell'amore tra due giraffe maschio. Vietati classici come Cenerentola e Biancaneve: troppo maschilisti.
Ci sono anche critiche al progetto: c'è chi dice che vietare a un maschietto di giocare con una spada e di urlare mentre fa la lotta può produrre l'effetto contrario di quello sperato.


Come ali di farfalla


Faccio mie le bellissime parole riportate dall'autore del blog Berlicche

[...]

Certo, la bellezza è una cosa delicata. Come le ali di una farfalla, ogni volta che passa di mano in mano perde un poco di vita. Anch'io, qui, invece di testimoniare la Bellezza spesso attacco a discutere con chi la Bellezza non la vede o non la vuole vedere; ed è spesso come se non ci fosse più la Bellezza ma la mia idea di quella Bellezza, la mia opinione sulla Bellezza, un mio discorso sulla Bellezza: insomma, la spiegazione della Bellezza. E da una spiegazione, per quanto giusta e dotta, non si fa convincere nessuno.

Non guardate perciò alle mie mani rozze e segnate. Guardate la farfalla.
Cercate di vedere in trasparenza, attraverso quelle ali fruste, la luce che le fa battere.


martedì 28 giugno 2011

Aut aut - O uomini o donne



tratto da Uccronline.it

Il primo dato e quello più evidente della natura umana è che, fin dal concepimento, si è maschi o femmine e che nel tempo si diventerà uomini o donne.
Tuttavia da qualche anno si vuole mettere questo in discussione, scindendo il sesso biologico dal genere sessuale (cioè l’essere “maschi” dall’essere “uomini”, idem per “femmina” e “donna”).
Il prof. Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta ed esperto di questioni di genere, ha affrontato questo argomento durante uno degli appuntamenti del Café teologico, momento culturale organizzato dalle Sentinelle del Mattino (www.sentinelledelmattino.org). Partendo da un parallelismo con alcune opere artistiche ha spiegato come dentro di noi sia inestirpabilmente impresso il concetto di sviluppo, la trasformazione dalla potenza all’atto, così come scriveva Aristotele. Questa è la natura: il principio che guida lo sviluppo delle cose. C’è dunque un progetto che guida il nostro cambiamento.

CHE COS’E’ L’IDENTITA’ . Tuttavia le circostanze ambientali possono ostacolare lo sviluppo del progetto: quello che noi siamo lo siamo in potenza e lo diventiamo a meno che non interferisca nulla dall’esterno.
L’identità è un progetto che si realizza se l’ambiente esterno non lo impedisce. L’identità si realizza attraverso la relazione con gli altri. Qui nascono tutti i problemi: se si riceve una brutta immagine di sé da parte degli altri (genitori, amici), allora si tenderà a non esporre più noi stessi, tentando di modificare se stessi. Invece, spiega Marchesini, al posto di rifiutare la nostra identità (sessuale) occorre ritrovare il coraggio, anche attraverso il terapeuta, ad affrontare le relazioni e riconoscere che la società, gli altri e l’ambiente, sono la condizione necessaria per sviluppare la nostra identità. La nostra identità non è predeterminata, né socialmente costruita, ma è un progetto che possiamo realizzare attraverso le relazioni, le quali possono però talvolta essere un ostacolo.

IDEOLOGIA DI GENERE: SEPARARE “MASCHIO” DA “UOMO”. Lo psicologo ricorda poi come dagli anni ’50 la parola “genere” abbia cominciato ad essere usata staccata dalla sessualità: cioè si è voluto convincere che nascendo “maschi” o “femmine” si poteva diventare qualsiasi cosa, e non necessariamente “uomini” e “donne”. Si chiama: ideologia di genere. In realtà il tutto nasce durante la Rivoluzione francese, il marxismo (la lotta fra i sessi per una società senza sesso) e l’ascesa del femminismo radicale (il quale crede che la società sia un complotto di coloro che hanno il pene contro chi non ce l’ha, ritengono che siamo tutti uguali e tutti abbiamo l’istinto di maternità (ad esempio) ma alcuni hanno voluto attribuirlo solo ad altri per comodità).
Il motivo di questa mutazione radicale del concetto di sessualità (cioè separare il “maschio” dall’uomo e la “femmina” dalla donna), secondo Marchesini, è per cancellare l’idea di natura, di progetto. E quindi eliminare l’idea di un Progettista. il motivo è in fondo sempre quello.

LA TERRIBILE STORIA DI DAVID REIMER. L’impossibilità a separare il sesso dal genere sessuale è provata dall’esperimento sulla sessualità del dottor John Money, in particolare la storia di Bruce Reimer, fratello gemello omozigote di Brian. A Bruce, durante un’intervento chirurgico da neonato, venne accidentalmente bruciato il pene. I genitori lo portarono allora dal dottor John Money, pioniere del cambio di sesso, che usò il caso dei due gemelli come un esperimento e trasformò David in Brenda, ordinando ai genitori di educarla come una bambina. Tuttavia Brenda, che nulla sapeva della sua nascita, crebbe con atteggiamenti prettamente maschili e venne rifiutata dai maschi ma anche dalle femmine sue coetanee, creando grossi problemi in lei. A nulla valse girare nudi per casa, frequentare le spiagge per nudisti, andare a vivere in un camper isolati fra le montagne, come consigliò loro il dottor Money. Il luminare bombardò Brenda di terapie ormonali e filmini pornografici, ma essa continuava a rifiutare tutto e i genitori la videro più volte fare la pipì in piedi, ad esempio. Dopo che i gemelli, sotto consiglio di Money, vennero adottati da un transessuale (per convincerli che era tutto normale), Brenda minacciò il suicidio e rifiutò completamente la sua identità. La famiglia, ormai distrutta, rivelò la verità a Brenda, la quale si amputò il seno e si volle chiamare David Reimer, tentando inutilmente di ricostruirsi una vita sposando una donna. Dopo aver tentato di assassinare il dottor Money, il 5 maggio 2004 si suicidò. Money ha concluso la sua vita diventando il portabandiera dei pedofili, avendo tentato di giustificare scientificamente la normalità dell”attrazione verso i bambini (qui i dettagli di questa sconvolgente storia).

Non c’è esperimento che tenga: chi nasce maschio/femmina è progettato naturalmente a diventare uomo/donna. Qui sotto il video della lezione del prof. Marchesini.




La Storia Siamo Noi - Pier Giorgio Frassati



venerdì 24 giugno 2011

Il Vangelo secondo Veronesi


di Costanza Miriano

Non farò battute poco eleganti sui brutti scherzi che può giocare il caldo e sull'età che galoppa. E non le farò non perché io sia una signora, ma perché purtroppo la serietà della situazione non lo consente.

Il fatto è che le scemenze dette ieri da Veronesi – l'amore più puro è quello omosessuale, l'altro no perché è strumentale alla riproduzione - inducono a pensare che sia ormai da un pezzo superato il famoso momento in cui “spade verranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Che ottimista è stato, Chesterton. Qui siamo oltre, e da un pezzo. E come dicevo la serietà della situazione non consente di liquidare il tutto con la pernacchia che dal cuore sgorga spontanea.

Perché dichiarazioni come queste abbassano progressivamente il livello di ragionevolezza del dibattito pubblico, alzando contemporaneamente il tasso di tolleranza a quello che in casa mia, in codice, chiamiamo l'ognunismo imperante. Dicesi ognunismo la corrente di pensiero che ritiene non solo legittimo ma doveroso che ognuno la mattina alzandosi cominci a rilasciare dichiarazioni completamente a caso, e che ogni affermazione debba avere esattamente la stessa dignità di tutte le altre, a prescindere dalla Verità e anche dalla semplice realtà. In base all'ognunismo chi si permette di dire che esiste una sola Verità è un oscurantista.

La realtà invece parla da sola, e dice questo: la specie umana si riproduce grazie a un rapporto sessuale tra un uomo e una donna. Da qui potremmo cominciare a parlare per ore di sesso con o senza amore, di maternità e paternità responsabili o meno, di tutto quello che vogliamo. Ma la realtà è questa: ognuno di noi è nato grazie all'incontro tra un uomo e una donna (neanche il laboratorio può ancora prescindere totalmente da due esemplari dei due sessi). Allora? Siamo tutti impuri? Anche i genitori di Umberto Veronesi, dunque?

In realtà nella vita le nostre azioni producono risultati e frutti. Un affresco può essere un buon risultato ma non produce a sua volta niente altro. Un frutto invece è qualcosa che si autoriproduce. La natura, nel disegno di Dio, produce frutti, che portano a loro volta frutto. I figli sono il frutto che l'uomo produce, e manda avanti la specie umana.

Dio è il Dio della vita, lo Spirito Santo è vita, perciò Dio starà sempre dalla parte di chi è disposto a mettersi al servizio della vita: generando figli, aiutando quelli degli altri, servendo i deboli e la vita minacciata in tutte le sue fasi e in ogni difficoltà.

L'amore omosessuale invece è sterile, anche Elton John ha avuto bisogno di una donna, mi dispiace. Senza l'unione tra un uomo e una donna la specie umana muore. C'è un altro che la vuole morta, oltre a Veronesi, ed è satana. E' lui il vero padre spirituale di tutti quelli che propagano simili teorie. E' lui che vuole la morte della specie umana, mentre lo Spirito è vita. E' satana che, però, essendo l'ingannatore per eccellenza, ammanta le sue teorie di morte con parole nobili: “l'amore omosessuale è il più puro”.


Non vorrei soffermarmi sul fatto che non tutti i rapporti eterosessuali sono aperti alla vita, altrimenti non saremmo il paese con la più bassa natalità al mondo, pur dichiarandoci cattolici. Ma un rapporto d'amore aperto alla possibilità di concepire un bambino è esattamente il gesto meno egoista che mi venga in mente, in assoluto.

I figli convertono, ci liberano dall'egoismo, anche quando inizialmente li abbiamo desiderati, può succedere, in modo “impuro”, direbbe l'oncologo cataro, cioè magari in un modo lievemente mescolato a un desiderio di realizzazione, all'egoismo. Siamo uomini, e a causa del peccato originale nessun nostro gesto è totalmente puro, perché la nostra concezione, a differenza di quella della Vergine, non è stata immacolata (fa bene ogni tanto ricordare i fondamentali). Ma poi state tranquilli, ci penseranno loro, i figli, a prenderlo a pugnalate il nostro egoismo. Ci costringeranno ad alzarci quando vogliamo dormire, ad ascoltare quando vogliamo leggere, allattare quando vorremmo mangiare, sedare una rissa quando vorremmo fare una doccia. I genitori di svariati figli non potranno essere egoisti neanche se lo vorranno, a meno che non dispongano di una tata per ogni figlio, più cameriere e autisti. I figli rimarranno in eterno, anche se le emozioni che li hanno generati dovessero diventare un pallido ricordo, e ci costringeranno a essere costanti, a mantenere gli impegni presi, o almeno a fare i conti con la nostra superficialità, se non abbiamo intenzione di tenervi fede.

Insomma, negare che la trasmissione della vita sia lo stesso che dire amore è negare i fondamenti naturali della nostra stessa specie, non c'è neanche bisogno di scomodare la teologia. Qui manca l'uomo, neanche il cristiano.

Vorrei anche, a volo d'uccello, ricordare l'origine della polemica. Il sindaco di Bologna è stato veementemente attaccato da più parti, prima tra tutte dall'intoccabile comunità omosessuale, perché ha osato dire un'altra verità talmente evidente che per difenderla occorre anche qui sguainare la spada di Chesterton. Le famiglie andrebbero aiutate perché attualmente quello che accade nel nostro sistema è esattamente il contrario, da molti punti di vista. Le famiglie sono gravemente penalizzate. Le tasse e gli assegni familiari favoriscono di gran lunga le coppie conviventi rispetto alle sposate (dove i due coniugi sommano i redditi).

In certi comuni, non a Roma, a dire il vero, mi riferiscono che anche i posti all'asilo vanno prima ai conviventi, perché le mamme risultano “ragazze madri”. Conosco moltissime coppie separate in modo fittizio per motivi di convenienza fiscale. Quando le famiglie chiedono “aiuti” in realtà stanno solo chiedendo di non essere più svantaggiate, e non pretendendo l'aiuto che pure sarebbe legittimo aspettarsi. In un mondo ragionevole, a occhio e croce, andrebbe incoraggiato chi prende un impegno stabile e definitivo volto a generare figli che, checché ne dica Veronesi, sono il futuro di tutto il paese, e il bene comune.

Infine, l'ultima della serie di assurdità di questa ridicola vicenda: non mi spiego come mai uno, perché è stato un bravo medico, debba poter sentenziare su tutto. Sul piano morale per me personalmente ha la stessa autorità dell'omino al mercato dal quale compro il melone. Gli chiedo quale sarà maturo questa sera, non come comportarmi in camera da letto. Per lo stesso motivo non chiederei un parere sulla politica energetica tedesca al mio dentista, né a un ingegnere di delinearmi i tratti dello sviluppo del romanzo russo. Se volete un parere sull'astrofisica, comunque, io sono qui.

giovedì 23 giugno 2011

Quando si dice la coerenza


Dopo il RubyGate e le Olgettina's Girl quello che ci vuole per una Italia migliore è una ventata di aria nuova...si, peccato però che il manifesto scelto dal PD per sponsorizzare la Festa dell'Unità (n.d.r. Ma una volta non era una festa comunista?Ah..appunto!) fa respirare la stessa aria stagnante e sozza di sempre.

Il PD, dal canto suo, si difende intelligentemente dalle feroci critiche appellandosi a quel modello di pudicizia che era Marilyn Monroe. Come per dire...come osate dire che il manifesto allude sessualmente, non capite che è ispirato ad un noto film della Monroe? Ah e ditelo prima! Se la mettete così, cambia tutto!

Noi tutti scioccamente abbiamo pensato all'incoerenza del partito che proprio pochi mesi fa gridava allo scandalo per tutte le vicende scabrose legate a Ruby&Co. Ed invece no, sono stati coerenti, perché finalmente hanno voluto ricordarci che in fondo in fondo la rivoluzione sessuale l'hanno voluta e fatta loro. Grazie!

Prima di concludere mi permetto di dare un modesto suggerimento per il manifesto della prossima Festa dell'Unità. Un bel piatto di fagioli! Il cambio del vento è assicurato. Tanto...puzza per puzza.

P.S. Dato il partito e dato il periodo particolare, chi ci assicura che sia una donna quella dell'immagine? Che sia proprio il vento nuovo a svelare l'arcano? No grazie!


Deliri d'Estate: Veronesi, l'amore, la purezza e l'amore omosessuale...

Qualche tempo fa Francesco Agnoli scriveva:

"Il buon Umberto Veronesi non conosce riposo, non vuole permettere che fondamentalisti, assolutisti, dogmatici di ogni genere, come ama definirli, infettino il mondo con la loro ignorante superstizione. Per questo li combatte, producendo a ritmo continuo libri-interviste, in cui cambiano i partner e gli editori, ma rimangono i concetti fondamentali di sempre: difesa dell’aborto, della fecondazione artificiale, della manipolazione genetica e della clonazione".

Ora il paladino delle scimmie e degli Austrolapitechi, del diritto a morire e dei diritti degli animali, si, proprio lui il vegano difensore delle "minoranze" è tornato con una nuova BOMBA candidata al premio Delirio d'Estate 2011.

Ha recentemente affermato che:

"Quello omosessuale è l'amore più puro ed evoluto, al contrario di quello eterosessuale, strumentale alla riproduzione".

Mi sorgono due dubbi...Se Veronesi conosca il senso della parola PUREZZA, e se sappia il significato della parola AMORE e quanto AMORE ci sia in una VITA che nasce.

A Veronesi dovrebbe andare anche il premio SPERANZA e FUTURO. Immaginate quanto spazio per far correre i piccoli scimpanzé, quali sterminate praterie in cui far pascolare i mandrilli, finalmente al sicuro dalle insidie dei perfidi uomini!

Per quanto mi riguarda attendo ansioso il momento in cui in preda al prossimo delirio affermerà che l'uomo in quanto produttore di energia pulita potrebbe essere utilizzato come pila per mantenere in vita GAIA. E allora Matrix diventerà realtà.

Ringraziando Dio l'AMORE, quello vero, è tutta un'altra cosa e Veronesi&Co dovranno sopportare ancora gli uomini e con essi ovviamente la Chiesa che tanto disprezzano. Fatevene una ragione!

P.s. Se proprio volete estinguervi, fate pure. Noi continueremo ad amarci e a moltiplicarci. Se un giorno vi estinguerete, però, non lamentatevi e sopratutto non tirate in ballo la teoria della selezione naturale eh!


martedì 21 giugno 2011

CO2, inquinamento, matrimoni...


Quando nell'aprile del 2009 l'EPA (l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente) inserì la CO2, ovvero l'anidrite carbonica, tra le molecole inquinanti, pensai che di lì a poco qualche ecoterrorista forte dello slogan "l'uomo è il cancro del mondo" avrebbe auspicato un genocidio di dimensioni planetarie per salvare Gaia. Ringraziando Dio questo non è successo...o almeno non è ancora successo.

Se vi dovesse capitare di leggere l'ultimo numero di Focus Domande e Risposte, sappiate però che potreste imbattervi nel curioso interrogativo: “Quanto inquina un matrimonio in CO2?”.

Premesso che non vogliamo sapere né in che modo Focus abbia stimato la quantità di CO2, né se la stima aleatoria abbia tenuto conto della potenziale pericolosità di alcuni cibi presenti al rinfresco...ciò che ci interessa è la triste conclusione a cui giunge la rivista.
Il giorno più bello della vostra vita è presentato come un crimine contro l'ambiente, ed indugiando in particolari e calcoli funambolici Focus, non pago di avervi già rovinato la festa, fa di tutto per farvi venire i sensi di colpa! insomma...potreste finire di leggere l'articolo e proporvi di astenervi dal respirare per diversi minuti al giorno per recuperare il male arrecato al pianeta!

Insomma, povero sacramento del matrimonio. Stavolta ci si mette anche Gaia con il suo popolo di Na'vi ad attaccarlo! Peccato per loro che l'istituzione resista, imperterrita.

Cari anticlericali potrebbe essere una buona cosa il domandarvi perché il matrimonio cristiano resista tanto tenacemente. Chissà che nell'indagare non facciate qualche piacevole scoperta?

Se volete farvi due risate e nel medesimo tempo scoprire cosa c'è dietro a queste assurde rilevazioni ecoterroristiche, vi consiglio caldamente la lettura del seguente articolo di Tommaso Scandroglio pubblicato su LaBussolaQuotidiana.it

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Titolo originale: L'ultima trovata eco: «Il matrimonio inquina»


La crisi economica? La guerra in Libia? Il terrorismo internazionale? Quisquilie signori miei. Il vero problema, a leggere Focus, è l’anidride carbonica, colpevole del surriscaldamento globale e quindi sicuro fattore inquinante. E’ sempre lui il nemico pubblico numero uno da debellare: l’anidride carbonica. Purtroppo si tratta di un avversario subdolo, abile nel nascondersi, capace di permeare le attività più innocenti e trasformarle in bombe ecologiche mettendo così a repentaglio la salute di noi tutti. Non ci dobbiamo più difendere solo dalla desertificazione, dalla deforestazione, dalle discariche a cielo aperto e dalle polveri sottili che anneriscono i nostri polmoni. Ora il nemico si è infiltrato nelle pieghe più insospettabili della nostra vita. Tutto può inquinare, anche i momenti più gioiosi e peculiari dell’esistenza. Come un matrimonio.

Eh sì, nell’ultimo numero di Focus Domande e Risposte in edicola da pochi giorni, si dice proprio questo: la celebrazione di un matrimonio inquina e non poco. Un titolo a due pagine infatti interroga così il lettore: “Quanto inquina un matrimonio in CO2?”. La risposta pesa come un macigno sulla coscienza di quanti si sono già sposati e di quanti si apprestano a farlo: 7,5 tonnellate di CO2. Il tutto in un solo giorno.

I conti sono presto fatti e i solerti vigilantes ambientalisti di Focus non hanno dimenticato proprio nulla. Ecco dunque la Focus list che elenca, come una nuova Norimberga, i crimini ecologici dei futuri sposi e di quanti, in correità, con disarmante indifferenza e cinismo si sono buttati in questa festa davvero poco ecosostenibile.

Il primo gesto che offende madre natura è il trasporto tramite simpaticissima auto d’epoca della sposa in chiesa: 475 kg di anidride carbonica. Focus suggerisce la meno romantica ma più ecologica nuova 500. Ovviamente anche in questo caso i cattolici devono pur essere responsabili di qualche cosa. Ecco quindi che sul libro nero di Focus ci finisce anche la chiesa ove si svolge la funzione: il consumo elettrico produce 0,31 tonnellate di CO2 e, se non siamo in primavera, il riscaldamento 0,11. Roba da chiedere pronta confessione intanto che si è in chiesa. Poi ci sono gli spostamenti degli invitati al ristorante (si ipotizza un centinaio), il ristorante stesso e il pranzo. Ed arriviamo a quota 5,14 tonnellate. Ma la pignoleria degna dei migliori delatori stalinisti si spinge a scovare il marcio anche nelle attività in apparenza più innocenti: l’addobbare la chiesa con i fiori, la preparazione dell’album fotografico e degli inviti, il confezionamento degli abiti per la sposa, lo sposo e le damigelle. Ovviamente la parte da leone la fa il viaggio di nozze: 1,5 tonnellate di CO2. Insomma viene proprio da dire “e vissero felici e inquinanti”.

Però l’ansia a questo punto ci cresce assai: a quando le incursioni di Greenpeace nelle chiese di mezzo mondo per bloccare questo scempio, impedendo agli sposi di pronunciare il fatidico “Sì lo voglio”, e nei ristoranti al momento del taglio della torta? Almeno per non aggravare la situazione si eviti di mangiare sushi, aggiungiamo noi.

E dire che, a quanti di noi sguazzavano nell’ignoranza ambientalista più nera, il giorno delle nozze era sempre sembrato come il giorno più bello. Questo è avvenuto, e qui il petto noi cattolici ce lo dobbiamo proprio battere, per come ci è stata venduta la vicenda delle nozze di Cana. Altro che festa e gioia che trabocca. Sicuramente Gesù sarà stato preoccupatissimo per tutta la CO2 che i commensali producevano. E poi, diciamecelo, Lui avrebbe fatto meglio più che a convertire l’acqua in vino, l’anidride carbonica degli invitati in ossigeno.

Però al termine della lettura dell’articolo di Focus ci sorge qualche dubbio. Ma come farà Focus a stampare il proprio periodico non inquinando? Come riusciranno a non emettere CO2 i corrieri che distribuiscono la loro rivista nelle edicole e i lettori che si recano nelle stesse per acquistarla? Quanto inquinerà la sede di Focus? I dipendenti come raggiungono il loro posto di lavoro? A piedi?

Non è che sotto sotto Focus stia suggerendo che è meglio non sposarsi? E non solo perché il giorno del “Sì” inquina, ma anche per altri motivi? Meno matrimoni, meno bambini al mondo, meno gente che consuma e inquina e meno bocche che emettono CO2, ci verrebbe da concludere.

Pensate ad una esagerazione? Sbagliate. Nel 2009 la fondazione inglese Optimum Population Trust (OPT), che raccoglie il gotha dell’ambientalismo britannico, propose aborto e condom per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Anche i sostenitori di questo progetto denominato PopOffsets si armarono di calcolatrice e arrivarono alla conclusione edificante che con il costo di 4 sterline per un preservativo si può impedire ad un bambino di venire al mondo e quindi risparmiare almeno una tonnellata di CO2.

Se si è stati poi così stolti da non aver usato queste precauzioni c’è comunque l’ultima spiaggia dell’aborto: “le 10 tonnellate di CO2 che vengono immesse durante un volo di andata e ritorno da Londra a Sydney, potrebbero essere compensate dall’eliminazione di un bimbo indesiderato in un Paese come il Kenya”, aggiunge sempre la zelante OPT. Detto in altri termini: dato che necessariamente inquiniamo qualcuno deve pur pagare, con la sua vita, il biglietto aereo del bianco uomo d’affari. E secondo Roger Martin, direttore dell’OPT, il gioco vale la candela: “La riduzione di CO2 a 34 miliardi di tonnellate costerebbe 220 miliardi di dollari con il family planning, contro i mille miliardi di dollari che si dovrebbero spendere in caso di ricorso alle sole energie alternative”.

Peccato che proprio lo stesso Malthus, celebre alfiere del controllo demografico, ammise che meno figli si hanno, più si consuma e quindi maggiore è l’inquinamento. Dati alla mano poi sono i single e non le persone sposate che consumano di più e quindi provocano maggiori emissioni di anidride carbonica.

Chiudiamo con una raccomandazione: speriamo che il lettore del presente articolo abbia scorso queste righe trattenendo il fiato. Altrimenti se Focus lo scopre sono guai..