martedì 3 febbraio 2009

Nek ha scelto Un'Altra Direzione...Nuovo Cd, nuova vita!


La vita di Filippo Neviani in arte Nek dopo l'incontro con Chiara Amirante ed i ragazzi di Nuovi Orizzonti sembra aver preso un altra direzione. Ce lo testimoniano alcune canzoni del suo Nuovo Cd.
Nek che, lo ricordiamo, è Cavaliere della Luce dal 13 dicembre 2006 sembra essersi mantenuto fedele alle promesse fatte al Signore, promesse che rispecchiano la specifica missione dei Cavalieri. Ma chi sono questi Cavalieri della Luce?
Sono un popolo sterminato di generosi cuori che hanno scelto di decidersi per Gesù in modo serio e unito. Chiara Amirante, nella Pasqua 2006, tornata dalla Terra Santa, dopo una visita intensa nel Santo Sepolcro, ha iniziato a diffondere questa splendida iniziativa: la possibilità per chiunque, qualunque cristiano di qualunque realtà, di unirsi spiritualmente assumendo impegni concreti nella propria vita per essere testimoni veri e autentici della Gioia della Risurrezione!

Come?

Con queste parole Chiara ha iniziato a lanciare questa sfida:

«Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la Sua Gente ma i Suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio … E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la Sua Gloria. Dalla Sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia" (Gv 1,9 ss.).
Grazie Gesù perché tu come Luce sei venuto nel mondo per strapparci da quelle gelide tenebre che avevano imprigionato la nostra anima in un abbraccio mortale.
Grazie per essere "sceso negli inferi del nostro cuore".
Grazie per averci amato così pazzamente da prendere su di te ogni nostra piaga, angoscia, morte, dolore, tristezza … per donarci guarigione, Pace, Resurrezione, Amore, la pienezza della tua Gioia. In te, e solo in te abbiamo trovato la Sorgente d’Acqua Viva capace di dissetare la sete del nostro cuore sempre inquieto.
Da questo abbiamo conosciuto l’Amore: Tu hai dato la tua vita per noi (cfr. 1Gv 3,16) e anche noi vogliamo donarti la nostra vita perché tu possa renderci strumenti della tua Luce. V
ogliamo fare parte dell’esercito dei Cavalieri della Luce che tu e la Mamma state suscitando per portare l’Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d’Amore.
Sì Gesù, vogliamo lasciarci arruolare da te nel tuo esercito di cavalieri, valorosi, generosi, eroici e ci impegniamo a lasciarci infiammare, forgiare dal Fuoco del tuo amore; rivestirci della tua armatura, perché possiamo spegnere i dardi infuocati che il maligno con tutte le sue legioni (cfr. Ef 6,11-17) e i figli delle tenebre continuano a scagliare contro l’umanità, avvelenando le menti e i cuori; essere degli innamorati della Verità.
Non stancarci mai di nutrirci della Tua Parola, di proclamarla vivendola con grande radicalità ed eroismo, alla lettera, senza misura, senza alcun compromesso o interpretazione di comodo; attingere alla Sorgente del tuo cuore per fare fiorire i deserti del mondo; andare nelle strade, nelle piazze, sui tetti e annunziare con Forza la tua Parola di Vita sino agli estremi confini del mondo; immergerci con te negli ‘inferi’ dell’umanità per colorarli di Cielo; mettere tutto il nostro impegno perché tanti decidano di fare parte del tuo esercito di Cavalieri della Luce.
Quanto pazzamente ci hai amato Gesù, donaci di amarti pazzamente!

Ma torniamo a Nek...

Ascoltando la bellissima canzone "Se non ami" non si può fare a meno di notare la presenza di espliciti riferimenti all'Inno alla Carità di San Paolo. E' una canzone intrisa di cristianesimo!
Ascoltare per credere!


SE NON AMI (Nek)


Puoi decidere le strade che farai
puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
potrai essere qualcuno se ti va
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
non ha senso tutto quello che fai
puoi creare un grande impero intorno a te
costruire grattaceli e contare un po' di più
puoi comprare tutto quello che vuoi tu
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
se non ami
non hai il senso delle cose più piccole
le certezze che non trovi e che non dai
l amore attende e non è invadente e non grida mai
se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
e chiede di esser libero alle porte
e quando torna indietro ti darà di più
se non ami
se non ami
tutto il resto sa proprio di inutile
se non ami
non ti ami
non ci sei...
senza amore noi non siamo niente mai...





Una canzone davvero bella, non vi pare?
Se vi è piaciuta, dovete sapere che Nek ha fatto molto di più. Qualche tempo fa scrisse con il sacerdote di Nuovi Orizzonti don Davide Banzato una canzone intitolata Ti stavo aspettando.
Chissà che un giorno venga musicata...Noi, aspettiamo!



TI STAVO ASPETTANDO
Quando credi di essere nella notte più buia della tua vita
Pensa che Io sono stato tradito e abbandonato
Quando credi di non avere risposte ai tuoi perché
Pensa che nessuno ti ama come Me
Quando ti chiudi colpito per quello che hai visto
Pensa che Io in un solo istante ho vissuto
il male di ogni dove e di ogni tempo
Quando credi di aver toccato l’apice del dolore
Pensa che Io l’ho provato fino a farmi scoppiare il cuore
Quando credi di esser caduto troppo in basso
Pensa che Io sono sceso fino agli abissi del mondo
Quando credi e ti vanti di esser arrivato per primo
Alza lo sguardo… ti stavo aspettando!


W Gesù che compie nel silenzio i suoi miracoli d'amore!



La Quiete...prima della tempesta!


Non è il titolo di un nuovo film, ma il triste epilogo di una storia che ha per protagonista una ragazza viva, vivissima ed una serie di ipocriti sepolcri imbiancati avvelenati dal nemico della vita.
Eluana si trova ora al primo piano della struttura di accoglienza La Quiete di Udine in attesa del padre, per essere trasferita al terzo piano.
Qui le verrà gradualmente interrotta la nutrizione/idratazione.
In sostanza verrà lasciata morire nel peggiore dei modi possibili, di fame.
Inutile sprecare parole, questa è pura Eutanasia, un omicidio bello e buono.

L'unica Quiete, in questa storia è il diabolico silenzio di coloro che si ostinano a non vedere vita in una ragazza che vive, che deglutisce, che ha tutto il diritto di vivere!

Uniamoci in preghiera, perchè non le venga privato l'inalienabile diritto alla vita!
Chissà che il Signore non conceda per la conversione di questi mistificatori il risveglio della ragazza...immaginate che smacco!

"Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere (...) Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. " Mt 25, 41-42, 44-45

Infermiera prega per un paziente...ora rischia il posto di lavoro!


Una notizia riportata da Tgcom e da Sussidiario.net.

Sembra assurdo ma è tutto vero! E' capitato a Caroline Petrie, questo il nome dell' infermiera sospesa dal servizio per aver offerto sostegno cristiano durante la visita ad un'anziana paziente. Una semplice preghiera detta con il consenso della paziente...un gesto di autentico cristianesimo è stato trasformato, dai soliti falsari laicisti, in una presunta violazione del codice comportamentale! Sembra di essere ritornati ai tempi dei leoni e della pece...

"Non capisco come la semplice offerta di preghiera possa essere considerata un oltraggio - ha detto la Petrie - mi sembra solo sia un bel gesto che possa dare speranza in un particolare momento di bisogno".

Ci uniamo alla coraggiosa cristiana e le assicuriamo la nostra vicinanza nella preghiera!
Grazie per la testimonianza Caroline!

"Avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia! Io ho vinto il mondo" (Gv., 16, 33)

Diffondiamo questi video... Noi siamo cattolici!

Mi è appena giunta notizia che attraverso questi video 3000 persone sono tornate alla Chiesa Cattolica in un mese... Stupendo! In effetti pur non essendo a conoscenza di questo fatto, non ho esitato un istante a sottotitolare in italiano i deu video che adesso vi presenterò.
Il motivo? Ve ne accorgerete... Buona visione!



lunedì 2 febbraio 2009

Affari tuoi...mica tanto! Affari nostri... Per la serie, se dal pacco spuntano le corna!



Per affrontare questo argomento prendo spunto dall’e-mail che un’affezionata lettrice mi ha inviato ieri sera.

Riguarda il famoso programma “Affari Tuoi”, già al centro di discussioni per via di presunte truffe smascherate qualche anno fa dalla trasmissione Striscia la Notizia. Non sono tuttavia i problemi con il Codacons ad interessarci, mi premeva in particolar modo leggere ciò che si cela dietro al “fenomeno dei pacchi”. La questione come vedremo è più grave di quanto possa sembrare.


Il programma deve molto della sua popolarità alla fascia oraria in cui viene trasmesso, quella in cui la famiglia italiana media si riunisce per consumare la cena.

Che il popolo italiano sia un popolo di teledipendenti lo si sapeva già, del fatto poi che la tv sia diventata l’imperatrice indiscussa delle famiglie è cosa assodata, che il dialogo serale sia stato ucciso dalla scatoletta infernale anche… ma che dietro ad un programma come Affari tuoi si potesse celare il sulfureo zampino del maligno, certamente suonerà nuovo a molti di voi.


Ad avanzare tale ipotesi è stato il noto sacerdote e teologo don Renzo Lavatori, professore dell’Urbaniana, demonologo e autore del testo “Antologia Diabolica”.


Ho voluto vederci chiaro e attraverso alcuni indizi forniti dallo stesso programma sono giunto ad una soluzione: ha ragione don Renzo!

Intere famiglie seguono in modo a dir poco rituale la trasmissione; attaccate allo schermo sbavano davanti a dei numeri a cui corrispondono dei pacchi contenenti soldi, soldini, soldoni.

E’ uno spettacolo penoso, che fa leva su "falsi sentimenti", appositamente studiati a tavolino per impietosire il pubblico.

Ad ogni puntata il/la concorrente, come il “rito” prescrive, fornisce la personale lezione di numerologia esoterica dando a semplici cifre una propria valenza. Numeri “porta fortuna” che richiamano ricordi, riportando i concorrenti a rievocare tra lacrime e singulti fatti quasi sempre tristi...


Altro immancabile elemento è quello scaramantico!


Ogni concorrente, prescindendo dall’età, ha il suo amuleto: un oggetto, una medaglia, un pupazzetto, delle lettere, un foto, un feticcio…

Tutto questo "falso" o presunto sentimentalismo fa leva sul pubblico che applaude come commosso!

Gli applausi poi, sono direttamente proporzionali alla tristezza della storia personale del concorrente…


Un programma per la famiglia, si direbbe, in fondo ogni partecipante porta con sè tutto il seguito dei familiari: marito/moglie, figli nonni generi e cognate, fidanzati/fidanzate…ma…ed ecco l’inganno, il bel quadretto ha un unico scopo: aumentare il numero di scongiuri ed incrementare il tasso scaramantico, già elevatissimo!


Tutti dimostrano uno spiccato attaccamento al denaro…ce ne fosse uno che partecipasse per vincere una somma da destinare in beneficenza. Macchè! Guadagnare…lo dice anche la pubblicità, è un gioco da ragazzi soprattutto se “ti piace vincere facile bonsci bonsci bon bon bon”.


Una scommessa, un gratta e vinci, un pacco e via…la tua vita cambia, che ci vuole.

Sembra di sentirla la vocina suadente del perfido tentatore: “ Ma chi lo dice che il lavoro bisogna guadagnarselo, che è frutto di fatica e di sudore!


Come chi lo dice? La Scrittura!

Salmo 128: Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d’ogni bene.

Proverbi 18,9: Chi è indolente nel lavoro è fratello del dissipatore.

Qoèlet 3,13: Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita; ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio.

Siracide 7,15: Non disprezzare il lavoro faticoso

Siracide 11, 17-21: Il dono del Signore è assicurato ai piie il suo favore li rende felici per sempre.C’è chi è ricco a forza di attenzione e di risparmio;ed ecco la parte della sua ricompensa:mentre dice: «Ho trovato riposo; ora mi godrò i miei beni»,non sa quanto tempo ancora trascorrerà;lascerà tutto ad altri e morirà.Stá fermo al tuo impegno e fanne la tua vita,invecchia compiendo il tuo lavoro.Non ammirare le opere del peccatore,confida nel Signore e persevera nella fatica,perché è facile per il Signore arricchire un povero all’improvviso.

1 Ts 4, 10-11: Ma vi esortiamo, fratelli, a farlo ancora di più e a farvi un punto di onore: vivere in pace, attendere alle cose vostre e lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato, al fine di condurre una vita decorosa di fronte agli estranei e di non aver bisogno di nessuno.

Etc...

Chissà che un giorno scavicchiando un pacco non escano un bel paio di corna?

Il suo inno al cornuto, in fondo, il programma già ce l’ha…

Mammona viene esaltata, ogni volta un concorrente vince un’ingente somma di denaro, al suono festante dell’Halleluja di Haendel sacrilegamente suonata. Alleluiia, alleluiia onnipotens Deo intona il coro, ma quale dio? Il dio denaro, quello che ha traviato i loro cuori!


domenica 1 febbraio 2009

La storia di Luca di Tolve: da gay convinto a marito di Teresa




E' una storia davvero incredibile, ma i tg non me parlano perchè rientra nell'elenco di quelle notizie tabù che non piacciono alle potenti lobby omosessuali. Dall'omosessualità si può guarire...ad affermarlo è Luca, ex attivista del movimento Arcigay, oggi sposato e fondatore del Gruppo Lot Regina della Pace.


http://www.gruppolot.it/1/Home_113672.html

Di seguito la sua testimonianza rilasciata all'allegato de "Il Giornale" TEMPI:


Nomadismo sentimentale
«I miei genitori si separarono quando ero piccolo, mio padre se ne andò di casa. Rimasi da solo con mia madre, in un ambiente tutto femminile. Giocavo con le bambole, avevo mutato il tono della voce, mi sentivo molto rassicurato quando stavo con le donne e spaventato, anche se attratto, dalle figure maschili. Avevo tredici anni e nessun padre che mi spingesse a entrare nel “gruppo dei maschi” da cui, invece, venivo respinto perché avevo interessi diversi, perché non ero dei “loro”, perché non giocavo a pallone come tutti. Questo mondo che pure mi attraeva, al tempo stesso mi spaventava, mi lasciava ai margini, solo. A quell’età questa mia infelicità e, al contempo, la necessità, come tutti, d’affetto, si manifestò in pulsioni omosessuali. Così mi innamorai del mio compagno di banco, un tipo assai diverso da me, assai mascolino e virile. Sbaglia chi crede che “gay si nasce”, non è vero quel che è stato propagandato da certi manifesti. La mia esperienza è comune a tutti gli omosessuali che ho conosciuto. T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere. Ecco perché gli omosessuali si travestono da poliziotti, da militari, da machi: perché è quello che vorrebbero inconsciamente diventare, ma non possono essere.
L’attrazione per il mio compagno non era corrisposta. Io stavo male, ero infelice, nascondevo i miei pensieri, non ne avevo fatto parola con nessuno. Finché i miei genitori mi portarono in un consultorio. Lì fu loro detto che ero gay, di non preoccuparsi, anzi di lasciarmi esprimere secondo la mia tendenza. Ecco il primo passo: se invece fossero stati aiutati a comprendere che il mio disagio nasceva dalla mancanza di una figura maschile di riferimento oggi, forse, saremmo qui a raccontare un’altra storia. Invece, e questo accade ancor con più frequenza oggi, di fronte all’omosessualità si ragiona secondo una falsa categoria di libertà che non aiuta ad affrontare il problema, ma lo rimuove, lo elimina, lasciandolo, di fatto, irrisolto. Mio padre e mia madre, due cattolici per tradizione, non praticanti, non accettarono il giudizio dei medici ma erano disorientati, non sapevano bene che fare, come comportarsi. Io quel giorno, che ero rimasto fuori dalla porta, ma avevo sentito cosa veniva detto loro, iniziai a incuriosirmi. Omosessualità, e che cos’è? Erano gli anni di film come Il vizietto, La patata bollente, anni in cui iniziava a manifestarsi una certa cultura gay. Ne ero sollevato: non sono solo, ci sono altri come me. Me ne andai di casa a diciotto anni ed entrai in un mondo colorato, affascinante, ricco di persone estroverse, simpatiche e disinvolte. Iniziai a frequentare un ragazzo con qualche anno più di me, a girare per discoteche e festini. Divenni ballerino in una discoteca per omosessuali. Le prime volte era bellissimo: gente accogliente e divertente sempre dedita al godimento della vita, allegra. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: questi locali sono dei veri e propri labirinti di sesso, dove ai piani superiori o inferiori puoi soddisfare tutte le tue più recondite perversioni. Gli omosessuali vivono un frenetico nomadismo sentimentale, non esistono relazioni stabili e vere. è comprensibile: l’omosessuale, come chiunque altro, cerca altro da sé. Se nell’altro trova solo qualcosa a sé simile, il rapporto non può che essere effimero e compulsivo. Ma dopo la consumazione, quel che rimane è solo una grande sensazione di vuoto, di insoddisfazione, di tristezza. Mi fanno sorridere le rivendicazioni di coloro che chiedono il matrimonio omosessuale: non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay perché quel che cerchi non può resistere a lungo. Anche là dove è stato introdotto il matrimonio fra persone dello stesso sesso, quanti effettivamente si sono sposati? E quante di queste relazioni sono durate? Pochissime, forse nessuna.

Le casse dell’associazione
I primi tempi ero molto contento di questa mia vita. Eppure, la sera, quando rincasavo, sentivo come un’ombra di tristezza. Mi sentivo solo, mi mancava qualcosa di vero. E quando guardavo negli occhi i miei compagni vedevo la stessa ombra. Però nessuno lo ammetteva, nessuno lo diceva. Riconoscerlo è uno strappo doloroso. Significa ammettere che il bene che professi è solo complicità, che la cultura che sostieni è basata solo sulla superficialità e il piacere. Non si può avere una relazione con qualcun altro, se non si sa chi si è.
Il sesso è il motore di tutto. Anche dei soldi, ovvio. Negli anni Novanta andavo spesso a Miami: facevo il ballerino nelle discoteche più in, ma ero un po’ stanco di quella vita. Avevo studiato da accompagnatore turistico e pensai di far fruttare quelle mie conoscenze. Mi rivolsi all’Arcigay prospettando loro l’idea delle crociere per soli omosessuali. All’inizio la loro reazione mi stupì: mi dissero “ok, ma devi rimanere nell’ambito della politica di sinistra”. Politica? Sinceramente mi importava ben poco. Però avevo bisogno del logo dell’Arcigay per far funzionare gli affari. Alla fine capirono che il business fruttava bene e mi concessero il logo. Per anni ho versato quote consistenti dei miei guadagni all’associazione. E quando dico consistenti, intendo proprio “consistenti”. Ero anche diventato membro dell’Iglta (International gay & lesbian travel association) e frequentavo negli Stati Uniti i loro corsi di marketing. Vi si spiega che “più sesso regali, più fai soldi”. Per cui si consiglia di organizzare gli spazi con le docce in comune e di lasciare sempre degli ambienti con zone oscure in cui sia più facile appartarsi.
La cosa funzionava. La mia Malu group (avevo sullo stemma un delfino e delle palme) andava alla grande. Ero un convinto sostenitore dell’associazione ed ero tra coloro che più si erano spesi – la vicenda mi portò una certa notorietà – per organizzare il Gay Pride di Napoli. Continuavo la mia vita dissipata tra i party della città, frequentavo persone importanti della Milano bene, avevo contatti nel mondo dell’alta moda. Eppure ero sempre più insoddisfatto. Se il sesso è tutto, quando finisce quello, finisce tutto.

Gli amici morivano da soli
Arrivarono gli anni Novanta e arrivò l’Aids. Vedevo gli amici morire, soprattutto vedevo quanto fossero fragili le relazioni fra noi. Quando uno si ammalava, il compagno fuggiva. Ne ha uccisi più la solitudine che il virus. Molti si rifugiarono nella droga, alcuni si suicidarono. Morì anche un mio amico, aveva solo ventisei anni. Mi feci controllare e risultai sieropositivo. Sono letteralmente impazzito. La malattia mi ha costretto a mollare tutto: l’appartamento in centro, il lavoro, i soldi. Eppure oggi dico che la mia malattia è stata la mia grazia, perché mi ha costretto a riportare a galla domande che il vagabondare di quegli anni avevano sopito ma non spento. Così ho cercato risposte nel buddismo e questa esperienza mi ha aiutato soprattutto a staccarmi da quel mondo tutto materiale in cui ero immerso. Un giorno, mentre ero nel tempio buddista assorto in preghiera, alzai gli occhi. Davanti a me stavano delle mele e una pergamena, perché è questo il loro modo di pregare. Fu un lampo, fu un pensiero e mi ritornarono in mente le immagini della Madonna che mia madre teneva in casa. Perché devo stare qui, inginocchiato davanti a delle mele, quando ho in me un’icona della Madonna?
Tornai a casa, ero depresso e mi chiedevo perché quel Dio che bestemmiavo non potesse benedirmi. Mi aggrappai al rosario, iniziando a recitare preghiere di cui non ricordavo nemmeno le parole. Era un periodo molto confuso, però ero convinto di aver trovato qualcosa in cui poter confidare. Non uscivo mai di casa, se non per andare a Messa. Mi confessai, incominciai a lavorare come commesso, io che fino a poco tempo prima impartivo ordini a due segretarie.

Va bene gay, ma mica sarai cattolico?
Un giorno trovai tra le carte di un amico degli appunti su un tale Joseph Nicolosi, uno psicologo cattolico americano celebre per la sua teoria riparativa. In breve: è un percorso psicologico che aiuta a recuperare le relazioni maschili che sono andate perdute. All’inizio mi arrabbiai. È duro accettare la distruzione della propria identità, è difficile smontare la propria intimità. È arduo perdonare gli altri e se stessi. Però ero curioso, ero alla ricerca di una salvezza, anche immeritata. Per me, dopo anni che seguo questo percorso, è stata una grazia. L’aspetto più bello è stato scoprire che, man mano che instauravo rapporti di amicizia con degli uomini, le mie pulsioni omosessuali sparivano. Cioè, man mano che le mie relazioni diventavano vere, sincere, non superficiali, io imparavo a non sentirmi costantemente inferiore agli altri maschi. Ho imparato a non idealizzare gli altri uomini, ho imparato a sdrammatizzare (gli omosessuali non ne sono capaci). Ho ricominciato a dormire di notte, letteralmente. La prima volta che mi sono ritrovato a fare delle allusioni pesanti su una collega è stata per me una situazione incredibile, assurda, gioiosa. Ho chiesto appuntamento a una ragazza. Siamo usciti e lei ha subito messo in chiaro che era a favore della pillola abortiva. Io le ho detto delle mie esperienze omosessuali, ma questo non l’ha affatto sconvolta. Quando però ho aggiunto che ero cattolico, e quindi contrario alla pillola, mi ha mollato.

La schiavitù dei sorrisetti
Ma come? – dicevo nelle mie preghiere – dopo tutto il cammino che mi hai fatto fare, ora mi deludi così? Durante un pellegrinaggio a Medjugorje conobbi Teresa. Diventammo amici. Mi divertivo con lei, mi piaceva, ci siamo fidanzati. Non sapevo come... insomma, alla fine gliel’ho detto. Quel che mi ha risposto dice tutto di lei: “Luca, quel che sei stato non è più. Importa quel che sei ora”. Dopo un anno di fidanzamento ci siamo sposati. Oggi siamo alla guida del Gruppo Lot: aiutiamo gli omosessuali a rifiorire. Non siamo psicologi, non è il nostro lavoro. Per quel che è stata la mia esperienza posso dire solo che il lavoro psicologico e questi gruppi di preghiera hanno avuto per me pari importanza. Ma sono due binari paralleli, possono non intersecarsi. Vivo in affitto, non ho più le belle automobili di un tempo, non mi interessa farmi pubblicità. Chiedo solo di poter affermare quello che credo. Io stesso ne sono la prova vivente. Il problema dell’omosessualità non riguarda il sesso, riguarda la propria umanità. Ero schiavo dei sorrisetti e delle mistificazioni. Oggi sono un uomo vero, un uomo libero».



La croce di Cristo ha dato senso alla nostra sofferenza


"La croce di Cristo ha dato senso alla nostra sofferenza" Sono le parole che Sua Santità Benedetto XVI ha pronunciato stamani in occasione dell'Angelus Domenicale in un luminoso discorso. Potete leggerlo di seguito:


Quest’anno, nelle celebrazioni domenicali, la liturgia propone alla nostra meditazione il Vangelo di san Marco, del quale una singolare caratteristica è il cosiddetto “segreto messianico”, il fatto cioè che Gesù non vuole che per il momento si sappia, al di fuori del gruppo ristretto dei discepoli, che Lui è il Cristo, il Figlio di Dio. Ecco allora che a più riprese ammonisce sia gli apostoli, sia i malati che guarisce di non rivelare a nessuno la sua identità. Ad esempio, il brano evangelico di questa domenica (Mc 1,21-28) narra di un uomo posseduto dal demonio, che all’improvviso si mette a gridare: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli intima: “Taci! Esci da lui!”. E subito, nota l’evangelista, lo spirito maligno, con grida strazianti, uscì da quell’uomo. Gesù non solo scaccia i demoni dalle persone, liberandole dalla peggiore schiavitù, ma impedisce ai demoni stessi di rivelare la sua identità. Ed insiste su questo “segreto” perché è in gioco la riuscita della sua stessa missione, da cui dipende la nostra salvezza. Sa infatti che per liberare l’umanità dal dominio del peccato, Egli dovrà essere sacrificato sulla croce come vero Agnello pasquale. Il diavolo, da parte sua, cerca di distoglierlo per dirottarlo invece verso la logica umana di un Messia potente e pieno di successo.

La croce di Cristo sarà la rovina del demonio, ed è per questo che Gesù non smette di insegnare ai suoi discepoli che per entrare nella sua gloria deve patire molto, essere rifiutato, condannato e crocifisso (cfr Lc 24,26), essendo la sofferenza parte integrante della sua missione. Gesù soffre e muore in croce per amore. In questo modo, a ben vedere, ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell’amarezza di dure prove fisiche e morali.

E proprio “la forza della vita nella sofferenza” è il tema che i Vescovi italiani hanno scelto per il consueto Messaggio in occasione dell’odierna Giornata per la Vita. Mi unisco di cuore alle loro parole, nelle quali si avverte l’amore dei Pastori per la gente, e il coraggio di annunciare la verità, il coraggio di dire con chiarezza, ad esempio, che l’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo. La vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano.
Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio.

La Vergine Maria ha custodito nel suo cuore di madre il segreto del suo Figlio, ne ha condiviso l’ora dolorosa della passione e della crocifissione, sorretta dalla speranza della risurrezione. A Lei affidiamo le persone che sono nella sofferenza e chi si impegna ogni giorno al loro sostegno, servendo la vita in ogni sua fase: genitori, operatori sanitari, sacerdoti, religiosi, ricercatori, volontari, e molti altri. Per tutti preghiamo.


Terminologia menzognera: il vocabolario del falsario



Riflettevo su un certo modo di parlare tipico del nostro tempo, ipocrita, buonista e menzognero. Faccio riferimento ad una terminologia, tutta satanica, che mira ad addolcire azioni esecrande al fine di conseguire il diabolico intento di trasformare il male in bene, addormentando le coscienze.
Passano gli anni ed aumentano tali assurde definizioni… Dove arriveremo?
Ne segnalo alcune, invitandovi a segnalarmi altre eventuali assurdità.
Facciamone una raccolta!
Denunciamo apertamente i progetti del maligno!
Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre” (Is. 5,20)
Famiglia allargata = famiglia del cornuto, famiglia dissacrata.
Interruzione della gravidanza = infanticidio, omicidio.
Dolce morte (Eutanasia) = orrendo omicidio/suicidio.
Amore libero = fornicazione.

Coppie di fatto (PACS,DICO) = non Famiglia.

Orgoglio gay, Gay pride, giornata dell'orgoglio = "superbia cieca"
(La lista rimane aperta nell'attesa dei vostri contributi...)

Se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo


L’uomo senza Dio diventa sempre più ad immagine di satana e l’uomo ad immagine di satana, non fa altro che preparare la sua autodistruzione. Quello che Gesù disse per la sua generazione si realizzò…

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: ”Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei per avere subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. (Lc. 13,1-5)


I Giudei non si convertirono, vollero il messia politico e furono sterminati dai Romani. Il tempio fu raso al suolo, la popolazione decimata. Per farsi un idea del massacro consiglio caldamente la lettura del De bello Iudaico dello storico Giuseppe Flavio.

Vi propongo la lettura di alcuni estratti:

Libro VI capitolo terzo De bello Iudaico

Libro VI:199 Ma a che parlare della mancanza di ritegno della fame nell'appetire qualsiasi cosa inanimata quando sto per raccon­tare un episodio che non trova riscontro nelle storie né dei greci né dei barbari, orribile a narrarsi e incredibile a udirsi?
Libro VI:200 Per non dare ai posteri l'impressione di aver inventato favole mostruose, avrei volentieri passato l'episodio sotto silenzio se non potessi addurre la testimonianza di un'infinità di miei contemporanei. E poi, dimostrerei scarso amore per la patria se omettessi di raccontare le sofferenze che essa ebbe realmente a patire.
Libro VI:201 - 3, 4. Fra gli abitanti della regione al di là del Giordano vi era una donna di nome Maria, figlia di Eleazar, del villaggio di Bethezuba, un nome che significa “casa dell'issopo”, rag­guardevole per nascita e ricchezza, che col resto della popo­lazione si era rifugiata in Gerusalemme rimanendovi asse­diata.
Libro VI:202 La massima parte delle sostanze che aveva portato seco trasferendosi dalla Perea nella città le erano state de­predate dai capi, mentre gli scherani con le loro quotidiane incursioni le avevano sottratto quanto restava dei suoi valori e il poco cibo raggranellato.
Libro VI:203 La donna era in preda a un tre­mendo furore e con gli insulti e le maledizioni che continuamente scagliava contro i saccheggiatori cercava di aizzarli contro di sé.
Libro VI:204 Nessuno però si decideva ad ucciderla, né per odio né per pietà, e lei era stanca di procurare ad altri il cibo che da nessuna parte era ormai possibile trovare mentre la fame le serpeggiava nelle viscere e nelle midolla, e ancor più della fame la consumava il furore.
Libro VI:205 Allora cedette insieme alla spinta dell'ira e della necessità e si abbandonò ad un atto contro la natura. Afferrò il bambino lattante che aveva seco e gli rivolse queste parole: “Povero figlioletto, a quale sorte dovrei cercare di preservarti in mezzo alla guerra, alla fame, alla rivoluzione?
Libro VI:206 Dai romani non possiamo attenderci che la schiavitù, se pure riusciremo a vivere fino al loro arrivo, ma la fame ci consumerà prima di finire schiavi, mentre infine i ribelli sono un flagello più tremendo degli altri due.
Libro VI:207 E al­lora, sii tu cibo per me, per i ribelli furia vendicatrice, e per l'umanità la tua storia sia quell'unica che ancora mancava fra le tante sventure dei giudei”. Libro VI:208 Così disse e, ucciso il figlio, lo mise a cuocere; una metà ne mangiò, mentre l'altra la conservò in un luogo nascosto.
Libro VI:209 Ben presto arrivarono i banditi e, fiu­tando quell'odore esecrando, la minacciarono di ucciderla al­l'istante se non avesse mostrato ciò che aveva preparato. Ella rispose di averne conservata una bella porzione anche per loro e presentò i resti del bambino: Libro
VI:210 un improvviso brivido percorse quegli uomini paralizzandoli, ed essi restarono im­pietriti a una tal vista. “Questo è il mio bambino” disse la donna “e opera mia è questa. Mangiatene, perché anch'io ne ho mangiato.

Libro VI capitolo settimo De bello Iudaico

Libro VI:369 Nella città non si trovava un posto libero, ma c'erano morti dap­pertutto, vittime della fame o dei ribelli.

Libro VI capitolo nono De bello Iudaico

Libro VI:420 - 9, 3. Il numero complessivo dei prigionieri catturati nel corso dell'intera guerra fu di novantasettemila, quelli dei morti dal principio alla fine dell'assedio fu di un milione e centomila.

(…)

Libro VI:429 Fu così che il numero delle vittime risultò superiore a quello di qualsiasi sterminio compiuto da mano umana o divina; inoltre i romani, dopo aver ucciso o catturati tutti quelli in cui s'erano imbattuti nella città, si misero a dar la caccia a quelli che s'erano nascosti nelle gallerie sotterranee praticando delle aperture nel suolo e uccidendo quanti ne trovavano,
Libro VI:430 e anche laggiù furono scoperti più di duemila morti, dei quali alcuni si erano suicidati, altri s'erano tolti vicendevolmente la vita, ma i più erano finiti per la fame.
Libro VI:431 Chi si calava giù era investito da un orribile lezzo di cadavere, e molti si affrettavano a risalire mentre altri, spinti dalla cupidigia, s'inoltravano calpestando i corpi ammonticchiati;
Libro VII capitolo primo De bello Iudaico
Libro VII:1 - 1, 1. Quando l'esercito non ebbe più da uccidere e da saccheggiare, non essendoci nient'altro su cui sfogare il furore - e certamente nulla avrebbero risparmiato finché restava qualcosa da fare - Cesare diede l'ordine di radere al suolo l'intera città e il tempio lasciando solo le torri che superavano le altre in altezza, Fasael, Ippico e Mariamme, e il settore delle mura che cingeva la città a occidente.


L’ammonizione rivolta da Gesù al popolo giudaico è in verità un messaggio rivolto all’umanità di tutti i secoli. Per evitare una morte ancora più atroce di quella inaspettata della vita materiale, bisogna necessariamente convertirsi. Se ci fossero state altre strade, certamente il Signore nella sua misericordia ce le avrebbe indicate…

Oggi l’umanità intera si trova di fronte al più grande combattimento che sia mai avvenuto sulla terra tra la Donna ed il drago; la Donna, Maria di Nazareth, ci chiama da tanti anni alla conversione perché, come insegna Gesù, solo dalla conversione del cuore non periremo.
Solo se il cuore dell’uomo si aprirà ad una sincera conversione l’umanità avrà la possibilità di vedere una via di uscita dal baratro di orrore e di disperazione in cui siamo voluti cadere con una nostra libertà scelta. In questi anni, ne sono certo, si stanno decidendo le sorti dell’umanità.

Abbiamo di fronte due strade: o la conversione o la morte.

Evitiamo che il mondo diventi un’anticipazione dell’inferno… Convertiamoci oggi!



sabato 31 gennaio 2009

BibleMap: alla scoperta dei luoghi della Bibbia



Incredibile! Google Map al servizio della Bibbia. E' a disposizone dei navigatori un efficace atlante interattivo per scoprire dove sono avvenuti i principali eventi descritti nelle Sacre Scritture...
Si possono consultare i Libri del Nuovo e Antico Testamento in Inglese e contemporaneamente visualizzare la location dei vari episodi raccontati.
Dei luoghi selezionati possiamo ricavare informazioni culturali, storiche, artistiche oltre che turistiche (attuali).
Un valido strumento per studiosi, ricercatori e fedeli.

Buona visione o buon viaggio!


BibleMap

venerdì 30 gennaio 2009

24 ore di preghiera no-stop per la pace



Alcune associazioni cattoliche accogliendo l’appello del Santo Padre hanno dato vita ad un’iniziativa davvero lodevole. Una giornata di intensa preghiera (24h) per ottenere da Dio il dono della Pace, particolarmente in Terrasanta… Finalmente qualcosa di veramente utile… Solo la preghiera e il digiuno possono fermare le guerre… le marce della pace, la demagogia, l’ipocrisia dei pacifinti non hanno mai fatto nulla. Ringrazio di cuore i giovani promotori…Continuate così ragazzi!


tratto da Zenit.org

Il 31 gennaio, 24 ore di preghiera per la Pace in Terrasanta Celebrazioni da Roma a Gerusalemme, dall'Africa all'Asia, all'America

ROMA, giovedì, 29 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Sabato 31 gennaio migliaia di giovani dei 5 continenti si uniranno in una preghiera di 24 ore che attraverserà gli oceani e le nazioni, scandita da Celebrazioni Eucaristiche ed Adorazioni ininterrotte in più di 400 città del pianeta, per invocare la "Pace in Terrasanta!".
Da Gerusalemme a Roma, da New York a Cracovia, e poi in Argentina, Brasile, Spagna, Francia, con appuntamenti anche in Africa, Australia ed Asia. Si celebrerà la Santa Messa per questa intenzione anche nella Parrocchia del Patriarcato Latino della Sacra Famiglia a Gaza.
Anche la Città del Vaticano parteciperà a questa giornata internazionale con la concelebrazione che sarà presieduta il 31 mattina dal Cardinale Raffaele Farina, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, con la comunità salesiana della Tipografia Vaticana.
La Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace nasce dalla volontà di impegnarsi in modo concreto e forte a vivere una giornata intensa di preghiera per la pace, prendendo spunto dalle parole pronunciate da Benedetto XVI all'Angelus del 28 dicembre scorso.

In quell'occasione il Papa aveva condannato l'"inaudita violenza" in Terra Santa, sottolineando che "la patria terrena di Gesù non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue, che si ripete senza fine!".
Il Santo Padre aveva inoltre incoraggiato ad affidare "a Gesù, Principe della Pace, la nostra fervida preghiera per queste intenzioni".
L'iniziativa internazionale è stata promossa da alcune realtà giovanili come l'Associazione Nazionale Papaboys, l'Apostolato "Giovani per la Vita", le Cappelle di Adorazione Perpetua in tutta Italia e nel mondo e i gruppi di Adunanza Eucaristica.
La Giornata ha inoltre raccolto l'adesione di molti gruppi di preghiera, singoli laici e consacrati, e di sacerdoti di tutto il mondo, tra cui molte parrocchie Salesiane (che il 31 gennaio celebrano la festa del loro fondatore, San Giovanni Bosco), delle Missionarie della Consolata e dei Missionari del Preziosissimo Sangue.
Quindi sono stati i giovani di tutto il mondo a mettere in moto questa iniziativa mondiale, ed hanno espresso il loro desiderio attraverso la loro adesione nel gruppo di Facebook "Vogliamo la Pace in Terra Santa".
Sono ad oggi più di 4000 le iscrizioni al gruppo e più di 2000 coloro che aderiranno a livello personale dai 5 continenti.
Per iscriversi personalmente o come gruppo o associazione o parrocchia basta visitare su Facebook il gruppo "Vogliamo la pace in Terra Santa", aderendo all'evento della Giornata di Preghiera Internazionale. Il 29 gennaio sarà pubblicata su internet la lista delle città di tutto il mondo dove si potrà partecipare ad una iniziativa per la Pace.
Sui siti delle associazioni che hanno promosso la Giornata saranno trasmesse tutte le informazioni riguardanti l'evento, con aggiornamenti, interviste, servizi fotografici e filmati.

[Per maggiori informazioni: http://www.papaboys.it; http://www.adorazione.org; http://www.adorazioneperpetua.it; http://www.youthfl.org]

giovedì 29 gennaio 2009

La storia di Liliana Segre: ragazza ebrea che scelse la vita




E' una testimonianza davvero edificante. In questi giorni in cui le cronache non fanno altro che parlarci di violenze, di vendette, di aguzzini, di depravazione...dalle pagine di Avvenire, la giornalista Giulia Galeotti ci propone la storia di Liliana Segre. Deportata ad Auschwitz-Birkenau a 13 anni, subì atrocì sofferenze...un giorno si trovò nell'occasione propizia per vendicarsi; una pistola a pochi cm e un Comandante delle SS ignaro del pericolo.
Liliana in un'istante comprese l'orrore del male, superò l'orrenda tentazione di abbassarsi al livello dei suoi aguzzini e scelse la vita, l'unica opzione che poteva renderla veramente libera!


Una pistola a disposizione ma Liliana Segre scelse di non diventare come il proprio carnefice
di Giulia Galeotti

(©L'Osservatore Romano - 26-27 gennaio 2009)
Alle cronache che raccontano di adolescenze sempre più vuote e violente, è bello rispondere, in occasione della giornata della memoria, ricordando i tanti giovani che, nei modi più diversi, si opposero al nazismo. Tra le vicende che la storia ha documentato, v'è quella di Liliana Segre, che abbiamo personalmente ascoltato qualche anno fa, narrata dalla stessa protagonista con voce ferma e calda, appassionata ma serena. Liliana, nata in una famiglia ebrea non praticante, ha tredici anni quando viene portata a forza sul binario 21 della stazione centrale di Milano, divenendo improvvisamente "vecchia, sola, triste e disperata". Sono seicentocinque i deportati sul convoglio che quella notte parte per la Germania, destinazione Auschwitz-Birkenau.
Cinquecentottantacinque di loro evaporeranno nei lunghi camini, compreso Alberto, l'uomo che stringe la mano della bambina. Suo padre. Nel racconto - divenuto un libro, Sopravvissuta ad Auschwitz, scritto con Emanuela Zuccalà, edizioni Paoline 2005 - Liliana rivive molti aspetti di quella drammatica esperienza. Colpisce, ad esempio, lo shock e l'impotenza del pudore violato.
"Di colpo, nello stesso giorno in cui ti strappano ai tuoi familiari, nello stesso giorno in cui scendi da un treno della deportazione e arrivi in un posto che non conosci, che non sai nemmeno collocare geograficamente su una cartina, ti ritrovi nuda assieme ad altre disgraziate che, come te, non capiscono niente di quello che sta succedendo. Non c'è nulla, lì attorno, che non faccia paura. Sei terrorizzata, e intanto i soldati passano sghignazzando, oppure si mettono in un angolo discosto a osservare la scena di queste donne che vengono rasate, tatuate, già umiliate, torturate per il solo fatto di essere lì, nude". Tra le altre cose, "era questo sprezzo a essere intollerabile, questo ridere di noi, questo punire ogni minima disobbedienza facendoci stare inginocchiate nude per delle ore. La nudità è stata una costante e io l'ho vissuta come una grande persecuzione morale, aggiunta a una situazione già di per sé terribile".
Sopravvissuta a diverse selezioni, nel gennaio 1945 Liliana fa parte di quel corteo di fantasmi che i nazisti hanno fatto camminare di notte di lager in lager - la marcia della morte - nel patetico tentativo di nasconderli agli occhi del mondo. Sebbene malata e nei suoi trentadue chili, la ragazzina sopravvive anche a questa prova: liberata nel circondario di Ravensbrück il 1° maggio, quattro mesi dopo torna a Milano. Ma nulla sarà facile nemmeno qui: è durissima, dopo l'infezione, la convalescenza del corpo e dell'anima, la convalescenza senza la quale non si è in grado di affrontare l'enormità di un letto comodo, di una tavola apparecchiata, di un bagno caldo, degli sguardi umani che, pur non capendoti più, si posano su di te. Colpisce davvero il modo pacato con cui Liliana riesce a parlare di argomenti così tremendi.
Colpisce l'assenza di odio, l'amore per la vita che pervade anche le scene più atroci senza mai cadere nella retorica, la sua capacità di cogliere segni di speranza, bagliori di vita, anche nei luoghi in cui la morte si fa più assurda e selvaggia. Non c'è spazio per la disperazione nelle sue parole, v'è, invece, un'enorme fiducia nella vita, e nella forza di resistenza dell'umanità di fronte al male.
"Scelsi una piccola stella nel cielo, e mi identificai con lei. Io non ero ad Auschwitz: mi ero fusa con quella stellina e pensavo: io sono quella stellina. Finché brillerà nel cielo io non morirò, e finché resterò viva, lei continuerà a brillare". Ma il momento in cui questa ragazzina attua davvero la sua resistenza al male è quando sceglie di non essere una bestia, ma una persona umana. È il momento in cui Liliana decide di dare un senso a quel numero 75.190 che le è stato tatuato, e che mai si cancellerà perché ormai è parte di lei.
"Il comandante dell'ultimo campo, crudele assassino, camminava vicino a me (...), si spogliò, rimase in mutande, si rivestì da civile. Tornava a casa dai suoi bambini e da sua moglie. Certamente non si accorgeva della mia presenza perché io ero ancora uno Stück, un pezzo. Quando buttò la pistola ai miei piedi, con tutto l'odio che avevo dentro di me e la violenza subita che mi invadeva il corpo, io pensai per un istante: "Adesso mi chino, prendo la pistola e, in questa confusione assoluta, lo ammazzo".
Mi ero nutrita a lungo solo di malvagità e di vendetta. Pensai che sparargli fosse l'azione giusta, nel momento giusto; il giusto finale di quella storia di cui ero stata protagonista e testimone. Ma fu un attimo. Un attimo importantissimo, definitivo nella mia vita, che mi fece capire (...) che nella debolezza estrema che mi vinceva, la mia etica e l'amore che avevo ricevuto da bambina mi impedivano di diventare uguale a quell'uomo. Non avrei mai potuto raccogliere la pistola e sparare al comandante di Malchow. Io avevo sempre scelto la vita. Quando si fa questa scelta non si può togliere la vita a nessuno, e da allora fui libera".

(P.S. Sottolineature mie)