mercoledì 4 febbraio 2009

Margherita Coletta, moglie del carabiniere caduto a Nasiriyah, ci parla di Eluana...


Altro che "sacco di patate", com'è stata descritta da alcuni, Eluana è una persona! Lo afferma Margherita Coletta in una splendida intervista di Pino Ciociola, riportata sull' Avvenire, di oggi. Stupiranno al lettore molti particolari volutamente taciuti, come ad esempio il fatto che non sia attaccata a nessuna macchina o che non presenti piaghe da decubito o ancora che in 17 anni non abbia mai preso un antibiotico...
Meditiamo...Meditiamo....

VI RACCONTO PERCHE' NON E' GIUSTO UCCIDERLA
La moglie del carabiniere assassinato in Iraq nel 2003 racconta il suo rapporto con la Englaro e con il padre: «Rispetto Beppino e provo sempre affetto per lui, ma non è giusto quello che sta facendo». «Quanti sanno che non è attaccata a nessuna macchina? Che non ha una piaga da decubito, che in diciassette anni non ha preso un antibiotico?»


Ha chiamato ancora papà Beppino ieri mattina poco prima delle nove: «Ma nemmeno l’hai accompagnata Eluana?», gli ha detto subito. Margherita Coletta è la vedova di Giuseppe, carabiniere assassinato a Nasiriyah il 12 novembre 2003, nell’attentato che spazzò la base italiana "Maestrale", carabiniere che non aveva mai ucciso e che sceglieva le missioni all’estero per aiutare i bimbi più indifesi, quelli colpiti dalla guerra. Lo faceva per ritrovare il sorriso di suo figlio Paolo, morto a sei anni stroncato dalla leucemia: «Quando capimmo che era finita e i medici ce lo spiegarono chiaramente – racconta lei – facemmo interrompere la chemioterapia». Margherita in questi mesi è volata dalla Sicilia a Lecco per andare a trovare Eluana, accompagnata da Beppino.

Spesso e a lungo l’ha accarezzata, l’ha baciata, le ha parlato. E spesso ha parlato col papà, scontrandosi anche duramente, ma senza che mai lui le negasse il dialogo: in qualche modo forse sono diventati amici. Ecco perché ancora ieri mattina lei gli ha telefonato dicendogli: «Speravo che coi giorni fossi rinsavito».

Cos’ha provato, Margherita, entrando nella stanza di Eluana?

La prima volta mi sono fermata sulla soglia della sua porta. Pensavo di essere più forte. Ho respirato a fondo, poi sono entrata. Quando l’ho vista, abituata com’ero alle foto di lei ragazza, mi ha scosso, oggi è una donna. Ma poco dopo è diventato tutto così normale, come fossi a trovare una persona in ospedale. Anzi, ho sentito tanta dolcezza e nessun ribrezzo o pena. Né ho visto alcun 'sacco di patate', come qualcuno descrisse Eluana, ma una persona che è tutt’altro. Una persona.

La sensazione più bella?

Quando l’ho accarezzata. Con la sensazione netta, nettissima, che lei avvertisse le carezze. Certo è che pensavo d’andare a dare io a lei, invece ho ricevuto assai più di quanto le abbia dato.

Cosa?

La maggiore certezza nelle cose in cui credo. La consapevolezza che non si può ridurre una persona alla sua forma fisica.

Papà Beppino la accompagnava in quella stanza?

Sì. La prima volta che l’ho incontrato mi aveva fatto molta tenerezza: pensavo a mio marito Giuseppe, a quando è morto nostro figlio. E poi mi sembrava quasi di parlare con mio padre: mi diceva «sei una birba».

Adesso è cambiato qualcosa?

Rispetto comunque Beppino e provo sempre grande affetto per lui. Ma non è giusto quello che sta facendo. I figli non sono di nostra proprietà: ci sono soltanto affidati. Ci prendiamo cura di loro, li aiutiamo, li assistiamo e semmai li ac­compagniamo alla morte, preparandoli se deve accadere, anche da piccoli. Ma lui non si rende conto di tutto questo, si sente incapace di tornare indietro: credo sia soprattutto lui in uno stato simile a quello vegetativo. Quando si risveglierà da questo torpore si renderà conto e starà male, tanto.

Lei che rapporto ha, Margherita, col papà di Eluana?

Ci siamo confrontati tante volte, ma è sempre stato cortese con me. È convinto di quanto fa, forse perché non vede più Eluana come lui la vorrebbe. Ma a me pare evidente che in qualche modo sia stato plagiato da tanta gente alla quale non interessa nulla di Eluana. E lui ora è strumentalizzato, è finito in un vortice: ha anche momenti nei quali io credo vorrebbe tornare indietro, perché non pare convinto fino in fondo di quanto sta facendo, ma non ne ha la forza.

Com’era trattata Eluana nella casa di cura lecchese?

Come una regina. Le suore che le stanno accanto ogni giorno la curano, la lavano, la profumano, la portano a spasso sulla carrozzella. Addirittura la depilano, perché Eluana come ogni ragazza non sopportava d’avere peli sulle gambe.

E come sta?

Lei è una donna. Una donna di trentotto anni: ha la mia stessa età. Ha il ciclo mestruale come ogni donna. Apre gli occhi di giorno e li chiude la notte. Respira benissimo e da sola, serenamente. Il suo cuore batte da solo, tenace e forte. Ci sono momenti nei quali forse sorride e altri nei quali forse socchiude gli occhi. Ma quanti sanno davvero che Eluana non è attaccata a nessuna macchina? Quanti sanno che nella sua stanza non c’è un macchinario, ma due orsacchiotti di peluche sul suo letto? Che non ha una piaga da decubito? Che in di ciassette anni non ha preso un antibiotico?

La notte scorsa hanno portato Eluana a morire: lei, Margherita, cosa sta provando?

Ho un pugnale dentro. Prego, spero fino all’ultimo che lui si renda conto di quel che sta facendo. Quanto sia sbagliato. Quanto non sia paterno. Quanto non sia umano. Io so che lui soffre dentro di sé, e tanto.

Ci ha parlato appena ieri mattina: secondo lei cosa prova Beppino?

Non so come possa vivere con un peso addosso come questo: Eluana da diciassette anni è in quelle condizioni, ma lui fino a ieri mattina non si era mai svegliato sapendo che sua figlia sta per morire.

Come mai, Margherita, lei e suo marito Giuseppe decideste d’in terrompere la chemioterapia a vo stro figlio?

Paolo ne aveva fatti quattro cicli, ne mancavano due, ma ormai il male aveva invaso tutto il suo corpo e i medici ci spiegarono bene la situazione. I dolori e il vomito e tutte le devastazioni provocate dalla chemio a quel punto sì che sarebbero stati accanimento terapeutico: così ci fermammo, affidandoci e affidando Paoletto a Dio.

Perché invece con Eluana non ci sarebbe accanimento terapeutico?

Ma Eluana non ha una malattia, non è terminale, non ha un dolore, non ha un macchinario nella stanza, non c’è nulla che possa far pensare ad un accanimento per tenerla in vita! È accudita, curata, amata. La si deve solamente aiutare a mangiare! Beppino però sostiene che la morte di Eluana servirà a liberarla... Liberarla da cosa? Come fa lui a sapere che lei è in catene? Una persona che soffre lo si vede. Non lo capisco proprio cosa voglia dire Beppino, cerco di sforzarmi, ma non ci arrivo.

Quella giovane donna da ieri è ri coverata nella sezione maschile del "Reparto Alhzeimer" della clinica udinese "La Quiete"...

Ma si rende conto?! È lì, da sola, con nessuno che la conosce, che l’ha curata, che la ama, perché le suore di Lecco la amano: se sapesse ieri sera ( lunedì, ndr) quando ho chiamato suor Rosangela come piangeva. Anzi, mi permetta di rin­graziare proprio le suore della casa di cura "Beato Talamone" e tutte le persone che per quindici anni hanno avuto quella tale cura per Eluana.

Margherita, ma perché lei decise d’andare a trovarla?

Non lo so. Una sera ero a casa, ho visto la notizia al telegiornale e ne ho avuto il desiderio. So di non valere nulla, ma ho cercato il numero di Beppino, perché volevo fargli sentire la mia vicinanza. L’ho chiamato, gli ho spiegato chi ero e che sarei stata felice se avessi potuto incontrare Eluana. Lui fu molto gentile, mi disse: «Signora, davanti al suo dolore m’inchino e mi fa piacere se viene». Appena poi arrivai a Lecco, mi chiese subito: «Margherita, tu da che parte stai?».

Lei cosa gli rispose?

«Beppino, io non sto dalla parte di nessuno: sono venuta a trovare Eluana come se tu fossi venuto a trovare un mio parente caro»: andai da lei non per far cambiare idea a Beppino né per altro, solo perché mi era sembrato giusto farlo.

Come mai lei ha accettato di raccontare tutto questo solamente adesso?

Beppino sa che io non avrei mai detto nulla e l’ha visto finora. Però è giunto il momento di dare voce a Eluana.

Un’ultima domanda, Margherita: ha speranze per Eluana?

La prima volta andai a trovarla nel novembre scorso: le promisi che sarei tornata per Natale e Beppino, certo e tranquillo, mi disse: «A Natale non ci sarà più». Io le sussurrai nell’orecchio sotto voce «non ti preoccupare, ci rivediamo» e così poi è stato.

Croazia: aborti diminuiti del 91,1%. Un miracolo nel segno della Regina della Pace



Una notizia incredibile...e proprio perchè straordinariamente incredibile, ma vera, taciuta dalla maggior parte dei media!
Ne da notizia su il Sussidiario.net Valerio Pece in un bellissimo articolo datato 31/01/2009 e intitolato “L’eccezione Croazia”: un esempio da seguire.
Ve lo propongo integralmente...per onorare la Verità taciuta!



In Croazia, dal 1985 al 2005, gli aborti sono diminuiti del 91,1%. Siamo di fronte a un vero e proprio crollo. La fonte è certa: l’Istituto Nazionale Croato per la Salute pubblica. I numeri dicono che nel 1989, ultimo anno del regime comunista, si sono avuti 40.000 aborti volontari contro i 4.600 del 2005.
Un dato statistico del genere è così sconvolgente che avrebbe dovuto scatenare analisti, sociologi, psicologi; produrre convegni e tavole rotonde ai più alti livelli. E invece niente. “L’eccezione Croazia” in tema di aborto, caso unico al mondo, nonostante i numeri clamorosi che la stanno accompagnando, ha avuto un’eco minima sui media. Tra le poche voci che hanno rotto questo silenzio, vi è stato un prezioso articolo dell’ottimo Antonio Gaspari su Zenit, non a caso agenzia cattolica. E sì, perché il motivo in grado di spiegare l’anomalia croata (non solo in tema di aborto, lo vedremo poi) è da individuare proprio nella fede cattolica del suo popolo, una fede che nel tempo si è conservata salda e profonda. In particolare, i croati non sono mai venuti meno alla devozione verso la Vergine, sviluppatasi nel corso dei secoli per mezzo di santi (gli apostoli del popolo slavo Cirillo e Metodio), Papi (Giovanni IV), imperatori (Eraclio), monaci (i benedettini francesi e poi quelli di Montecassino). E oggi confermata dalle apparizioni mariane della vicina Medjugorje. Ora, se è vero che la lettura di questi nessi causali (in sintesi: più fede, meno aborti e drammi sociali) è assolutamente pacifica per il popolo croato, nutriamo qualche dubbio sul fatto che i nostri esperti di statistica - in una realtà culturalmente ingessata come quella italiana - reputino queste relazioni causa-effetto degne di essere illustrate. Eppure le cose stanno esattamente così, vediamo perché. La Chiesa croata, con una paziente azione pastorale, negli ultimi decenni ha contribuito a una profonda ricostruzione del tessuto sociale, completamente sfilacciato dopo lunghe stagioni di iniezioni di ideologia comunista. L’azione educativa della Chiesa cattolica ha portato a una vera e propria rivoluzione nei costumi sociali. Non c’è solo il crollo dell’interruzione volontaria di gravidanza (che di certo non si spiega solo con il fatto che non sia gratuita), anche gli altri dati ufficiali riservano sorprese. La Croazia va in controtendenza rispetto all’emergenza denatalità (è in crescita il numero di famiglie con tre figli) e ha una percentuale di divorzi, nonché di persone affette da Hiv, tra le più basse d’Europa. Va detto che la gente croata ha vissuto sulla propria pelle cosa significa abitare una società da cui si è cercato di cancellare il sentimento religioso con la violenza. La filastrocca pro Tito “Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito”, a significare la sua abilità nel tenere insieme tante diversità, tace sul fatto che il mezzo utilizzato è stato il sistematico sopruso (prova ne è che all’indomani della sua morte qualsiasi legame fra le varie etnie è sanguinosamente franato). La storia dell’ex Jugoslavia è tutt’altro che una filastrocca. La verità parla di intellettuali scomodi uccisi e incarcerati dai comunisti titini, di migliaia di chiese distrutte, di centinaia di sacerdoti sterminati; per umiliare la fede del popolo si è arrivati persino ad arare i cimiteri. A dare credibilità alla voce della Chiesa contribuiscono anche le luminose testimonianze dei suoi figli. Quella dell’Arcivescovo di Zagabria Luigi Stepinac, per esempio, condannato da Tito a sedici anni di lavori forzati perché oppostosi alla creazione di una chiesa separata da Roma. Dalla sua morte, avvenuta nel 1960, nonostante l’opposizione del regime, la sua tomba è diventata meta di continui pellegrinaggi. Giovanni Paolo II, nel 1998, proclamerà Stepinac beato. È anche a causa di queste storie - numerose e ben ancorate nella memoria del popolo - che oggi le persone si fidano degli insegnamenti proposti dal Magistero della Chiesa, mostrando tra l’altro di essere al riparo da quel rischio di “statolatria” recentemente paventato da Mons. Antonio Amato. «Non promuoviamo le posizioni cattoliche perché sono cattoliche, ma perché sono le migliori. Migliori per tutti, non solo per i cattolici». Questo è il limpido motto del “Centro per la Vita” di Zagabria, una delle più importanti associazioni a difesa della vita e della famiglia. Questo slogan è anche una perfetta sintesi dell’azione educativa della Chiesa nel mondo. Al cui cospetto le accuse di ingerenza, che regolarmente si alzano ormai dappertutto (Italia compresa) appaiono, in tutta sincerità, alquanto puerili. Anche in Italia bisognerà che prima o poi qualcuno risponda a un quesito per nulla scontato. Il vertiginoso aumento dei divorzi (pari al 70% negli ultimi 10 anni), un tasso di natalità tra i più bassi del mondo, gli oltre 4 milioni e 600 mila vite abortite dall’introduzione della legge 194 a oggi, sono piaghe sociali da combattere o eventi fisiologici con cui convivere? La domanda purtroppo non è retorica. Se così fosse, non si spiegherebbe l’ostilità, spesso rabbiosa, nei confronti di una Chiesa che quei drammi non li nasconde ma li combatte. E anche con successo, specie quando non è lasciata sola (l’esempio croato è lì a dimostrarlo). Molto meglio - qui sta il punto - inaugurare una nuova collaborazione tra Stato e Chiesa al fine di formare le nuove generazioni. Dare avvio a un vero e proprio “patto” per la costruzione di un piano educativo comune, costituirebbe un’operazione di rinnovamento culturale enorme, la sola in grado di fermare la deriva del nostro paese. A gridarne la scandalosa urgenza basterebbero semplicemente i fatti di cronaca di ogni giorno. In Croazia (ovviamente non senza qualche atteggiamento restio) quest’alleanza è già operante. Molti programmi educativi statali sono tranquillamente sponsorizzati dalla Conferenza Episcopale Croata. Alcuni di questi sono anche approvati dal Ministero dell’Educazione, ragion per cui sono diffusi e utilizzati nelle scuole di ogni ordine e grado. Tutto ciò senza nessuno scandalo. Anzi, con un grande senso di gratitudine da parte del popolo, il quale non vuole più vivere “etsi Deus non daretur”, come se Dio non esistesse. La spassionata difesa della vita da parte della Chiesa cattolica (ribadita dalla Cei nell’Istruzione “Dignitas personae”), che non permette incertezze nella difesa dell'embrione e della sua dignità, che vuole impedire manipolazione della vita umana, nuove aberrazioni, attenta a evitare che l’utile abbia la meglio sul giusto e che il desiderio diventi diritto, non è altro, a ben vedere, che l’invito ai popoli di ogni tempo a non autocensurare quel bene immenso che è la ragione umana. Quella ragione che è esattamente il terreno comune di Stato e Chiesa. Il popolo croato sembra averlo capito. E noi?



Un servizio del Tg2 su Eluana Englaro...veramente bello!



Non è la prima volta che il Tg2 presenta servizi interessanti, lanciando messaggi che lasciano trapelare un senso di cristiana speranza!
Martedì 03/02/2009 nell'edizione delle 13:00 il giornalista del servizio si è davvero superato, non solo ha addirittura citato il Vangelo del giorno, ma ha fatto un meraviglioso collegamento tra la figlia di Giairo ed Eluana...degno di un Cantalamessa! Complimenti!
Ascoltate ascoltate... Dio è grande!


martedì 3 febbraio 2009

Nek ha scelto Un'Altra Direzione...Nuovo Cd, nuova vita!


La vita di Filippo Neviani in arte Nek dopo l'incontro con Chiara Amirante ed i ragazzi di Nuovi Orizzonti sembra aver preso un altra direzione. Ce lo testimoniano alcune canzoni del suo Nuovo Cd.
Nek che, lo ricordiamo, è Cavaliere della Luce dal 13 dicembre 2006 sembra essersi mantenuto fedele alle promesse fatte al Signore, promesse che rispecchiano la specifica missione dei Cavalieri. Ma chi sono questi Cavalieri della Luce?
Sono un popolo sterminato di generosi cuori che hanno scelto di decidersi per Gesù in modo serio e unito. Chiara Amirante, nella Pasqua 2006, tornata dalla Terra Santa, dopo una visita intensa nel Santo Sepolcro, ha iniziato a diffondere questa splendida iniziativa: la possibilità per chiunque, qualunque cristiano di qualunque realtà, di unirsi spiritualmente assumendo impegni concreti nella propria vita per essere testimoni veri e autentici della Gioia della Risurrezione!

Come?

Con queste parole Chiara ha iniziato a lanciare questa sfida:

«Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la Sua Gente ma i Suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio … E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la Sua Gloria. Dalla Sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia" (Gv 1,9 ss.).
Grazie Gesù perché tu come Luce sei venuto nel mondo per strapparci da quelle gelide tenebre che avevano imprigionato la nostra anima in un abbraccio mortale.
Grazie per essere "sceso negli inferi del nostro cuore".
Grazie per averci amato così pazzamente da prendere su di te ogni nostra piaga, angoscia, morte, dolore, tristezza … per donarci guarigione, Pace, Resurrezione, Amore, la pienezza della tua Gioia. In te, e solo in te abbiamo trovato la Sorgente d’Acqua Viva capace di dissetare la sete del nostro cuore sempre inquieto.
Da questo abbiamo conosciuto l’Amore: Tu hai dato la tua vita per noi (cfr. 1Gv 3,16) e anche noi vogliamo donarti la nostra vita perché tu possa renderci strumenti della tua Luce. V
ogliamo fare parte dell’esercito dei Cavalieri della Luce che tu e la Mamma state suscitando per portare l’Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d’Amore.
Sì Gesù, vogliamo lasciarci arruolare da te nel tuo esercito di cavalieri, valorosi, generosi, eroici e ci impegniamo a lasciarci infiammare, forgiare dal Fuoco del tuo amore; rivestirci della tua armatura, perché possiamo spegnere i dardi infuocati che il maligno con tutte le sue legioni (cfr. Ef 6,11-17) e i figli delle tenebre continuano a scagliare contro l’umanità, avvelenando le menti e i cuori; essere degli innamorati della Verità.
Non stancarci mai di nutrirci della Tua Parola, di proclamarla vivendola con grande radicalità ed eroismo, alla lettera, senza misura, senza alcun compromesso o interpretazione di comodo; attingere alla Sorgente del tuo cuore per fare fiorire i deserti del mondo; andare nelle strade, nelle piazze, sui tetti e annunziare con Forza la tua Parola di Vita sino agli estremi confini del mondo; immergerci con te negli ‘inferi’ dell’umanità per colorarli di Cielo; mettere tutto il nostro impegno perché tanti decidano di fare parte del tuo esercito di Cavalieri della Luce.
Quanto pazzamente ci hai amato Gesù, donaci di amarti pazzamente!

Ma torniamo a Nek...

Ascoltando la bellissima canzone "Se non ami" non si può fare a meno di notare la presenza di espliciti riferimenti all'Inno alla Carità di San Paolo. E' una canzone intrisa di cristianesimo!
Ascoltare per credere!


SE NON AMI (Nek)


Puoi decidere le strade che farai
puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
potrai essere qualcuno se ti va
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
non ha senso tutto quello che fai
puoi creare un grande impero intorno a te
costruire grattaceli e contare un po' di più
puoi comprare tutto quello che vuoi tu
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
se non ami
non hai il senso delle cose più piccole
le certezze che non trovi e che non dai
l amore attende e non è invadente e non grida mai
se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
e chiede di esser libero alle porte
e quando torna indietro ti darà di più
se non ami
se non ami
tutto il resto sa proprio di inutile
se non ami
non ti ami
non ci sei...
senza amore noi non siamo niente mai...





Una canzone davvero bella, non vi pare?
Se vi è piaciuta, dovete sapere che Nek ha fatto molto di più. Qualche tempo fa scrisse con il sacerdote di Nuovi Orizzonti don Davide Banzato una canzone intitolata Ti stavo aspettando.
Chissà che un giorno venga musicata...Noi, aspettiamo!



TI STAVO ASPETTANDO
Quando credi di essere nella notte più buia della tua vita
Pensa che Io sono stato tradito e abbandonato
Quando credi di non avere risposte ai tuoi perché
Pensa che nessuno ti ama come Me
Quando ti chiudi colpito per quello che hai visto
Pensa che Io in un solo istante ho vissuto
il male di ogni dove e di ogni tempo
Quando credi di aver toccato l’apice del dolore
Pensa che Io l’ho provato fino a farmi scoppiare il cuore
Quando credi di esser caduto troppo in basso
Pensa che Io sono sceso fino agli abissi del mondo
Quando credi e ti vanti di esser arrivato per primo
Alza lo sguardo… ti stavo aspettando!


W Gesù che compie nel silenzio i suoi miracoli d'amore!



La Quiete...prima della tempesta!


Non è il titolo di un nuovo film, ma il triste epilogo di una storia che ha per protagonista una ragazza viva, vivissima ed una serie di ipocriti sepolcri imbiancati avvelenati dal nemico della vita.
Eluana si trova ora al primo piano della struttura di accoglienza La Quiete di Udine in attesa del padre, per essere trasferita al terzo piano.
Qui le verrà gradualmente interrotta la nutrizione/idratazione.
In sostanza verrà lasciata morire nel peggiore dei modi possibili, di fame.
Inutile sprecare parole, questa è pura Eutanasia, un omicidio bello e buono.

L'unica Quiete, in questa storia è il diabolico silenzio di coloro che si ostinano a non vedere vita in una ragazza che vive, che deglutisce, che ha tutto il diritto di vivere!

Uniamoci in preghiera, perchè non le venga privato l'inalienabile diritto alla vita!
Chissà che il Signore non conceda per la conversione di questi mistificatori il risveglio della ragazza...immaginate che smacco!

"Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere (...) Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. " Mt 25, 41-42, 44-45

Infermiera prega per un paziente...ora rischia il posto di lavoro!


Una notizia riportata da Tgcom e da Sussidiario.net.

Sembra assurdo ma è tutto vero! E' capitato a Caroline Petrie, questo il nome dell' infermiera sospesa dal servizio per aver offerto sostegno cristiano durante la visita ad un'anziana paziente. Una semplice preghiera detta con il consenso della paziente...un gesto di autentico cristianesimo è stato trasformato, dai soliti falsari laicisti, in una presunta violazione del codice comportamentale! Sembra di essere ritornati ai tempi dei leoni e della pece...

"Non capisco come la semplice offerta di preghiera possa essere considerata un oltraggio - ha detto la Petrie - mi sembra solo sia un bel gesto che possa dare speranza in un particolare momento di bisogno".

Ci uniamo alla coraggiosa cristiana e le assicuriamo la nostra vicinanza nella preghiera!
Grazie per la testimonianza Caroline!

"Avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia! Io ho vinto il mondo" (Gv., 16, 33)

Diffondiamo questi video... Noi siamo cattolici!

Mi è appena giunta notizia che attraverso questi video 3000 persone sono tornate alla Chiesa Cattolica in un mese... Stupendo! In effetti pur non essendo a conoscenza di questo fatto, non ho esitato un istante a sottotitolare in italiano i deu video che adesso vi presenterò.
Il motivo? Ve ne accorgerete... Buona visione!



lunedì 2 febbraio 2009

Affari tuoi...mica tanto! Affari nostri... Per la serie, se dal pacco spuntano le corna!



Per affrontare questo argomento prendo spunto dall’e-mail che un’affezionata lettrice mi ha inviato ieri sera.

Riguarda il famoso programma “Affari Tuoi”, già al centro di discussioni per via di presunte truffe smascherate qualche anno fa dalla trasmissione Striscia la Notizia. Non sono tuttavia i problemi con il Codacons ad interessarci, mi premeva in particolar modo leggere ciò che si cela dietro al “fenomeno dei pacchi”. La questione come vedremo è più grave di quanto possa sembrare.


Il programma deve molto della sua popolarità alla fascia oraria in cui viene trasmesso, quella in cui la famiglia italiana media si riunisce per consumare la cena.

Che il popolo italiano sia un popolo di teledipendenti lo si sapeva già, del fatto poi che la tv sia diventata l’imperatrice indiscussa delle famiglie è cosa assodata, che il dialogo serale sia stato ucciso dalla scatoletta infernale anche… ma che dietro ad un programma come Affari tuoi si potesse celare il sulfureo zampino del maligno, certamente suonerà nuovo a molti di voi.


Ad avanzare tale ipotesi è stato il noto sacerdote e teologo don Renzo Lavatori, professore dell’Urbaniana, demonologo e autore del testo “Antologia Diabolica”.


Ho voluto vederci chiaro e attraverso alcuni indizi forniti dallo stesso programma sono giunto ad una soluzione: ha ragione don Renzo!

Intere famiglie seguono in modo a dir poco rituale la trasmissione; attaccate allo schermo sbavano davanti a dei numeri a cui corrispondono dei pacchi contenenti soldi, soldini, soldoni.

E’ uno spettacolo penoso, che fa leva su "falsi sentimenti", appositamente studiati a tavolino per impietosire il pubblico.

Ad ogni puntata il/la concorrente, come il “rito” prescrive, fornisce la personale lezione di numerologia esoterica dando a semplici cifre una propria valenza. Numeri “porta fortuna” che richiamano ricordi, riportando i concorrenti a rievocare tra lacrime e singulti fatti quasi sempre tristi...


Altro immancabile elemento è quello scaramantico!


Ogni concorrente, prescindendo dall’età, ha il suo amuleto: un oggetto, una medaglia, un pupazzetto, delle lettere, un foto, un feticcio…

Tutto questo "falso" o presunto sentimentalismo fa leva sul pubblico che applaude come commosso!

Gli applausi poi, sono direttamente proporzionali alla tristezza della storia personale del concorrente…


Un programma per la famiglia, si direbbe, in fondo ogni partecipante porta con sè tutto il seguito dei familiari: marito/moglie, figli nonni generi e cognate, fidanzati/fidanzate…ma…ed ecco l’inganno, il bel quadretto ha un unico scopo: aumentare il numero di scongiuri ed incrementare il tasso scaramantico, già elevatissimo!


Tutti dimostrano uno spiccato attaccamento al denaro…ce ne fosse uno che partecipasse per vincere una somma da destinare in beneficenza. Macchè! Guadagnare…lo dice anche la pubblicità, è un gioco da ragazzi soprattutto se “ti piace vincere facile bonsci bonsci bon bon bon”.


Una scommessa, un gratta e vinci, un pacco e via…la tua vita cambia, che ci vuole.

Sembra di sentirla la vocina suadente del perfido tentatore: “ Ma chi lo dice che il lavoro bisogna guadagnarselo, che è frutto di fatica e di sudore!


Come chi lo dice? La Scrittura!

Salmo 128: Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d’ogni bene.

Proverbi 18,9: Chi è indolente nel lavoro è fratello del dissipatore.

Qoèlet 3,13: Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita; ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio.

Siracide 7,15: Non disprezzare il lavoro faticoso

Siracide 11, 17-21: Il dono del Signore è assicurato ai piie il suo favore li rende felici per sempre.C’è chi è ricco a forza di attenzione e di risparmio;ed ecco la parte della sua ricompensa:mentre dice: «Ho trovato riposo; ora mi godrò i miei beni»,non sa quanto tempo ancora trascorrerà;lascerà tutto ad altri e morirà.Stá fermo al tuo impegno e fanne la tua vita,invecchia compiendo il tuo lavoro.Non ammirare le opere del peccatore,confida nel Signore e persevera nella fatica,perché è facile per il Signore arricchire un povero all’improvviso.

1 Ts 4, 10-11: Ma vi esortiamo, fratelli, a farlo ancora di più e a farvi un punto di onore: vivere in pace, attendere alle cose vostre e lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato, al fine di condurre una vita decorosa di fronte agli estranei e di non aver bisogno di nessuno.

Etc...

Chissà che un giorno scavicchiando un pacco non escano un bel paio di corna?

Il suo inno al cornuto, in fondo, il programma già ce l’ha…

Mammona viene esaltata, ogni volta un concorrente vince un’ingente somma di denaro, al suono festante dell’Halleluja di Haendel sacrilegamente suonata. Alleluiia, alleluiia onnipotens Deo intona il coro, ma quale dio? Il dio denaro, quello che ha traviato i loro cuori!


domenica 1 febbraio 2009

La storia di Luca di Tolve: da gay convinto a marito di Teresa




E' una storia davvero incredibile, ma i tg non me parlano perchè rientra nell'elenco di quelle notizie tabù che non piacciono alle potenti lobby omosessuali. Dall'omosessualità si può guarire...ad affermarlo è Luca, ex attivista del movimento Arcigay, oggi sposato e fondatore del Gruppo Lot Regina della Pace.


http://www.gruppolot.it/1/Home_113672.html

Di seguito la sua testimonianza rilasciata all'allegato de "Il Giornale" TEMPI:


Nomadismo sentimentale
«I miei genitori si separarono quando ero piccolo, mio padre se ne andò di casa. Rimasi da solo con mia madre, in un ambiente tutto femminile. Giocavo con le bambole, avevo mutato il tono della voce, mi sentivo molto rassicurato quando stavo con le donne e spaventato, anche se attratto, dalle figure maschili. Avevo tredici anni e nessun padre che mi spingesse a entrare nel “gruppo dei maschi” da cui, invece, venivo respinto perché avevo interessi diversi, perché non ero dei “loro”, perché non giocavo a pallone come tutti. Questo mondo che pure mi attraeva, al tempo stesso mi spaventava, mi lasciava ai margini, solo. A quell’età questa mia infelicità e, al contempo, la necessità, come tutti, d’affetto, si manifestò in pulsioni omosessuali. Così mi innamorai del mio compagno di banco, un tipo assai diverso da me, assai mascolino e virile. Sbaglia chi crede che “gay si nasce”, non è vero quel che è stato propagandato da certi manifesti. La mia esperienza è comune a tutti gli omosessuali che ho conosciuto. T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere. Ecco perché gli omosessuali si travestono da poliziotti, da militari, da machi: perché è quello che vorrebbero inconsciamente diventare, ma non possono essere.
L’attrazione per il mio compagno non era corrisposta. Io stavo male, ero infelice, nascondevo i miei pensieri, non ne avevo fatto parola con nessuno. Finché i miei genitori mi portarono in un consultorio. Lì fu loro detto che ero gay, di non preoccuparsi, anzi di lasciarmi esprimere secondo la mia tendenza. Ecco il primo passo: se invece fossero stati aiutati a comprendere che il mio disagio nasceva dalla mancanza di una figura maschile di riferimento oggi, forse, saremmo qui a raccontare un’altra storia. Invece, e questo accade ancor con più frequenza oggi, di fronte all’omosessualità si ragiona secondo una falsa categoria di libertà che non aiuta ad affrontare il problema, ma lo rimuove, lo elimina, lasciandolo, di fatto, irrisolto. Mio padre e mia madre, due cattolici per tradizione, non praticanti, non accettarono il giudizio dei medici ma erano disorientati, non sapevano bene che fare, come comportarsi. Io quel giorno, che ero rimasto fuori dalla porta, ma avevo sentito cosa veniva detto loro, iniziai a incuriosirmi. Omosessualità, e che cos’è? Erano gli anni di film come Il vizietto, La patata bollente, anni in cui iniziava a manifestarsi una certa cultura gay. Ne ero sollevato: non sono solo, ci sono altri come me. Me ne andai di casa a diciotto anni ed entrai in un mondo colorato, affascinante, ricco di persone estroverse, simpatiche e disinvolte. Iniziai a frequentare un ragazzo con qualche anno più di me, a girare per discoteche e festini. Divenni ballerino in una discoteca per omosessuali. Le prime volte era bellissimo: gente accogliente e divertente sempre dedita al godimento della vita, allegra. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: questi locali sono dei veri e propri labirinti di sesso, dove ai piani superiori o inferiori puoi soddisfare tutte le tue più recondite perversioni. Gli omosessuali vivono un frenetico nomadismo sentimentale, non esistono relazioni stabili e vere. è comprensibile: l’omosessuale, come chiunque altro, cerca altro da sé. Se nell’altro trova solo qualcosa a sé simile, il rapporto non può che essere effimero e compulsivo. Ma dopo la consumazione, quel che rimane è solo una grande sensazione di vuoto, di insoddisfazione, di tristezza. Mi fanno sorridere le rivendicazioni di coloro che chiedono il matrimonio omosessuale: non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay perché quel che cerchi non può resistere a lungo. Anche là dove è stato introdotto il matrimonio fra persone dello stesso sesso, quanti effettivamente si sono sposati? E quante di queste relazioni sono durate? Pochissime, forse nessuna.

Le casse dell’associazione
I primi tempi ero molto contento di questa mia vita. Eppure, la sera, quando rincasavo, sentivo come un’ombra di tristezza. Mi sentivo solo, mi mancava qualcosa di vero. E quando guardavo negli occhi i miei compagni vedevo la stessa ombra. Però nessuno lo ammetteva, nessuno lo diceva. Riconoscerlo è uno strappo doloroso. Significa ammettere che il bene che professi è solo complicità, che la cultura che sostieni è basata solo sulla superficialità e il piacere. Non si può avere una relazione con qualcun altro, se non si sa chi si è.
Il sesso è il motore di tutto. Anche dei soldi, ovvio. Negli anni Novanta andavo spesso a Miami: facevo il ballerino nelle discoteche più in, ma ero un po’ stanco di quella vita. Avevo studiato da accompagnatore turistico e pensai di far fruttare quelle mie conoscenze. Mi rivolsi all’Arcigay prospettando loro l’idea delle crociere per soli omosessuali. All’inizio la loro reazione mi stupì: mi dissero “ok, ma devi rimanere nell’ambito della politica di sinistra”. Politica? Sinceramente mi importava ben poco. Però avevo bisogno del logo dell’Arcigay per far funzionare gli affari. Alla fine capirono che il business fruttava bene e mi concessero il logo. Per anni ho versato quote consistenti dei miei guadagni all’associazione. E quando dico consistenti, intendo proprio “consistenti”. Ero anche diventato membro dell’Iglta (International gay & lesbian travel association) e frequentavo negli Stati Uniti i loro corsi di marketing. Vi si spiega che “più sesso regali, più fai soldi”. Per cui si consiglia di organizzare gli spazi con le docce in comune e di lasciare sempre degli ambienti con zone oscure in cui sia più facile appartarsi.
La cosa funzionava. La mia Malu group (avevo sullo stemma un delfino e delle palme) andava alla grande. Ero un convinto sostenitore dell’associazione ed ero tra coloro che più si erano spesi – la vicenda mi portò una certa notorietà – per organizzare il Gay Pride di Napoli. Continuavo la mia vita dissipata tra i party della città, frequentavo persone importanti della Milano bene, avevo contatti nel mondo dell’alta moda. Eppure ero sempre più insoddisfatto. Se il sesso è tutto, quando finisce quello, finisce tutto.

Gli amici morivano da soli
Arrivarono gli anni Novanta e arrivò l’Aids. Vedevo gli amici morire, soprattutto vedevo quanto fossero fragili le relazioni fra noi. Quando uno si ammalava, il compagno fuggiva. Ne ha uccisi più la solitudine che il virus. Molti si rifugiarono nella droga, alcuni si suicidarono. Morì anche un mio amico, aveva solo ventisei anni. Mi feci controllare e risultai sieropositivo. Sono letteralmente impazzito. La malattia mi ha costretto a mollare tutto: l’appartamento in centro, il lavoro, i soldi. Eppure oggi dico che la mia malattia è stata la mia grazia, perché mi ha costretto a riportare a galla domande che il vagabondare di quegli anni avevano sopito ma non spento. Così ho cercato risposte nel buddismo e questa esperienza mi ha aiutato soprattutto a staccarmi da quel mondo tutto materiale in cui ero immerso. Un giorno, mentre ero nel tempio buddista assorto in preghiera, alzai gli occhi. Davanti a me stavano delle mele e una pergamena, perché è questo il loro modo di pregare. Fu un lampo, fu un pensiero e mi ritornarono in mente le immagini della Madonna che mia madre teneva in casa. Perché devo stare qui, inginocchiato davanti a delle mele, quando ho in me un’icona della Madonna?
Tornai a casa, ero depresso e mi chiedevo perché quel Dio che bestemmiavo non potesse benedirmi. Mi aggrappai al rosario, iniziando a recitare preghiere di cui non ricordavo nemmeno le parole. Era un periodo molto confuso, però ero convinto di aver trovato qualcosa in cui poter confidare. Non uscivo mai di casa, se non per andare a Messa. Mi confessai, incominciai a lavorare come commesso, io che fino a poco tempo prima impartivo ordini a due segretarie.

Va bene gay, ma mica sarai cattolico?
Un giorno trovai tra le carte di un amico degli appunti su un tale Joseph Nicolosi, uno psicologo cattolico americano celebre per la sua teoria riparativa. In breve: è un percorso psicologico che aiuta a recuperare le relazioni maschili che sono andate perdute. All’inizio mi arrabbiai. È duro accettare la distruzione della propria identità, è difficile smontare la propria intimità. È arduo perdonare gli altri e se stessi. Però ero curioso, ero alla ricerca di una salvezza, anche immeritata. Per me, dopo anni che seguo questo percorso, è stata una grazia. L’aspetto più bello è stato scoprire che, man mano che instauravo rapporti di amicizia con degli uomini, le mie pulsioni omosessuali sparivano. Cioè, man mano che le mie relazioni diventavano vere, sincere, non superficiali, io imparavo a non sentirmi costantemente inferiore agli altri maschi. Ho imparato a non idealizzare gli altri uomini, ho imparato a sdrammatizzare (gli omosessuali non ne sono capaci). Ho ricominciato a dormire di notte, letteralmente. La prima volta che mi sono ritrovato a fare delle allusioni pesanti su una collega è stata per me una situazione incredibile, assurda, gioiosa. Ho chiesto appuntamento a una ragazza. Siamo usciti e lei ha subito messo in chiaro che era a favore della pillola abortiva. Io le ho detto delle mie esperienze omosessuali, ma questo non l’ha affatto sconvolta. Quando però ho aggiunto che ero cattolico, e quindi contrario alla pillola, mi ha mollato.

La schiavitù dei sorrisetti
Ma come? – dicevo nelle mie preghiere – dopo tutto il cammino che mi hai fatto fare, ora mi deludi così? Durante un pellegrinaggio a Medjugorje conobbi Teresa. Diventammo amici. Mi divertivo con lei, mi piaceva, ci siamo fidanzati. Non sapevo come... insomma, alla fine gliel’ho detto. Quel che mi ha risposto dice tutto di lei: “Luca, quel che sei stato non è più. Importa quel che sei ora”. Dopo un anno di fidanzamento ci siamo sposati. Oggi siamo alla guida del Gruppo Lot: aiutiamo gli omosessuali a rifiorire. Non siamo psicologi, non è il nostro lavoro. Per quel che è stata la mia esperienza posso dire solo che il lavoro psicologico e questi gruppi di preghiera hanno avuto per me pari importanza. Ma sono due binari paralleli, possono non intersecarsi. Vivo in affitto, non ho più le belle automobili di un tempo, non mi interessa farmi pubblicità. Chiedo solo di poter affermare quello che credo. Io stesso ne sono la prova vivente. Il problema dell’omosessualità non riguarda il sesso, riguarda la propria umanità. Ero schiavo dei sorrisetti e delle mistificazioni. Oggi sono un uomo vero, un uomo libero».



La croce di Cristo ha dato senso alla nostra sofferenza


"La croce di Cristo ha dato senso alla nostra sofferenza" Sono le parole che Sua Santità Benedetto XVI ha pronunciato stamani in occasione dell'Angelus Domenicale in un luminoso discorso. Potete leggerlo di seguito:


Quest’anno, nelle celebrazioni domenicali, la liturgia propone alla nostra meditazione il Vangelo di san Marco, del quale una singolare caratteristica è il cosiddetto “segreto messianico”, il fatto cioè che Gesù non vuole che per il momento si sappia, al di fuori del gruppo ristretto dei discepoli, che Lui è il Cristo, il Figlio di Dio. Ecco allora che a più riprese ammonisce sia gli apostoli, sia i malati che guarisce di non rivelare a nessuno la sua identità. Ad esempio, il brano evangelico di questa domenica (Mc 1,21-28) narra di un uomo posseduto dal demonio, che all’improvviso si mette a gridare: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli intima: “Taci! Esci da lui!”. E subito, nota l’evangelista, lo spirito maligno, con grida strazianti, uscì da quell’uomo. Gesù non solo scaccia i demoni dalle persone, liberandole dalla peggiore schiavitù, ma impedisce ai demoni stessi di rivelare la sua identità. Ed insiste su questo “segreto” perché è in gioco la riuscita della sua stessa missione, da cui dipende la nostra salvezza. Sa infatti che per liberare l’umanità dal dominio del peccato, Egli dovrà essere sacrificato sulla croce come vero Agnello pasquale. Il diavolo, da parte sua, cerca di distoglierlo per dirottarlo invece verso la logica umana di un Messia potente e pieno di successo.

La croce di Cristo sarà la rovina del demonio, ed è per questo che Gesù non smette di insegnare ai suoi discepoli che per entrare nella sua gloria deve patire molto, essere rifiutato, condannato e crocifisso (cfr Lc 24,26), essendo la sofferenza parte integrante della sua missione. Gesù soffre e muore in croce per amore. In questo modo, a ben vedere, ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell’amarezza di dure prove fisiche e morali.

E proprio “la forza della vita nella sofferenza” è il tema che i Vescovi italiani hanno scelto per il consueto Messaggio in occasione dell’odierna Giornata per la Vita. Mi unisco di cuore alle loro parole, nelle quali si avverte l’amore dei Pastori per la gente, e il coraggio di annunciare la verità, il coraggio di dire con chiarezza, ad esempio, che l’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo. La vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano.
Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio.

La Vergine Maria ha custodito nel suo cuore di madre il segreto del suo Figlio, ne ha condiviso l’ora dolorosa della passione e della crocifissione, sorretta dalla speranza della risurrezione. A Lei affidiamo le persone che sono nella sofferenza e chi si impegna ogni giorno al loro sostegno, servendo la vita in ogni sua fase: genitori, operatori sanitari, sacerdoti, religiosi, ricercatori, volontari, e molti altri. Per tutti preghiamo.


Terminologia menzognera: il vocabolario del falsario



Riflettevo su un certo modo di parlare tipico del nostro tempo, ipocrita, buonista e menzognero. Faccio riferimento ad una terminologia, tutta satanica, che mira ad addolcire azioni esecrande al fine di conseguire il diabolico intento di trasformare il male in bene, addormentando le coscienze.
Passano gli anni ed aumentano tali assurde definizioni… Dove arriveremo?
Ne segnalo alcune, invitandovi a segnalarmi altre eventuali assurdità.
Facciamone una raccolta!
Denunciamo apertamente i progetti del maligno!
Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre” (Is. 5,20)
Famiglia allargata = famiglia del cornuto, famiglia dissacrata.
Interruzione della gravidanza = infanticidio, omicidio.
Dolce morte (Eutanasia) = orrendo omicidio/suicidio.
Amore libero = fornicazione.

Coppie di fatto (PACS,DICO) = non Famiglia.

Orgoglio gay, Gay pride, giornata dell'orgoglio = "superbia cieca"
(La lista rimane aperta nell'attesa dei vostri contributi...)

Se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo


L’uomo senza Dio diventa sempre più ad immagine di satana e l’uomo ad immagine di satana, non fa altro che preparare la sua autodistruzione. Quello che Gesù disse per la sua generazione si realizzò…

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: ”Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei per avere subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. (Lc. 13,1-5)


I Giudei non si convertirono, vollero il messia politico e furono sterminati dai Romani. Il tempio fu raso al suolo, la popolazione decimata. Per farsi un idea del massacro consiglio caldamente la lettura del De bello Iudaico dello storico Giuseppe Flavio.

Vi propongo la lettura di alcuni estratti:

Libro VI capitolo terzo De bello Iudaico

Libro VI:199 Ma a che parlare della mancanza di ritegno della fame nell'appetire qualsiasi cosa inanimata quando sto per raccon­tare un episodio che non trova riscontro nelle storie né dei greci né dei barbari, orribile a narrarsi e incredibile a udirsi?
Libro VI:200 Per non dare ai posteri l'impressione di aver inventato favole mostruose, avrei volentieri passato l'episodio sotto silenzio se non potessi addurre la testimonianza di un'infinità di miei contemporanei. E poi, dimostrerei scarso amore per la patria se omettessi di raccontare le sofferenze che essa ebbe realmente a patire.
Libro VI:201 - 3, 4. Fra gli abitanti della regione al di là del Giordano vi era una donna di nome Maria, figlia di Eleazar, del villaggio di Bethezuba, un nome che significa “casa dell'issopo”, rag­guardevole per nascita e ricchezza, che col resto della popo­lazione si era rifugiata in Gerusalemme rimanendovi asse­diata.
Libro VI:202 La massima parte delle sostanze che aveva portato seco trasferendosi dalla Perea nella città le erano state de­predate dai capi, mentre gli scherani con le loro quotidiane incursioni le avevano sottratto quanto restava dei suoi valori e il poco cibo raggranellato.
Libro VI:203 La donna era in preda a un tre­mendo furore e con gli insulti e le maledizioni che continuamente scagliava contro i saccheggiatori cercava di aizzarli contro di sé.
Libro VI:204 Nessuno però si decideva ad ucciderla, né per odio né per pietà, e lei era stanca di procurare ad altri il cibo che da nessuna parte era ormai possibile trovare mentre la fame le serpeggiava nelle viscere e nelle midolla, e ancor più della fame la consumava il furore.
Libro VI:205 Allora cedette insieme alla spinta dell'ira e della necessità e si abbandonò ad un atto contro la natura. Afferrò il bambino lattante che aveva seco e gli rivolse queste parole: “Povero figlioletto, a quale sorte dovrei cercare di preservarti in mezzo alla guerra, alla fame, alla rivoluzione?
Libro VI:206 Dai romani non possiamo attenderci che la schiavitù, se pure riusciremo a vivere fino al loro arrivo, ma la fame ci consumerà prima di finire schiavi, mentre infine i ribelli sono un flagello più tremendo degli altri due.
Libro VI:207 E al­lora, sii tu cibo per me, per i ribelli furia vendicatrice, e per l'umanità la tua storia sia quell'unica che ancora mancava fra le tante sventure dei giudei”. Libro VI:208 Così disse e, ucciso il figlio, lo mise a cuocere; una metà ne mangiò, mentre l'altra la conservò in un luogo nascosto.
Libro VI:209 Ben presto arrivarono i banditi e, fiu­tando quell'odore esecrando, la minacciarono di ucciderla al­l'istante se non avesse mostrato ciò che aveva preparato. Ella rispose di averne conservata una bella porzione anche per loro e presentò i resti del bambino: Libro
VI:210 un improvviso brivido percorse quegli uomini paralizzandoli, ed essi restarono im­pietriti a una tal vista. “Questo è il mio bambino” disse la donna “e opera mia è questa. Mangiatene, perché anch'io ne ho mangiato.

Libro VI capitolo settimo De bello Iudaico

Libro VI:369 Nella città non si trovava un posto libero, ma c'erano morti dap­pertutto, vittime della fame o dei ribelli.

Libro VI capitolo nono De bello Iudaico

Libro VI:420 - 9, 3. Il numero complessivo dei prigionieri catturati nel corso dell'intera guerra fu di novantasettemila, quelli dei morti dal principio alla fine dell'assedio fu di un milione e centomila.

(…)

Libro VI:429 Fu così che il numero delle vittime risultò superiore a quello di qualsiasi sterminio compiuto da mano umana o divina; inoltre i romani, dopo aver ucciso o catturati tutti quelli in cui s'erano imbattuti nella città, si misero a dar la caccia a quelli che s'erano nascosti nelle gallerie sotterranee praticando delle aperture nel suolo e uccidendo quanti ne trovavano,
Libro VI:430 e anche laggiù furono scoperti più di duemila morti, dei quali alcuni si erano suicidati, altri s'erano tolti vicendevolmente la vita, ma i più erano finiti per la fame.
Libro VI:431 Chi si calava giù era investito da un orribile lezzo di cadavere, e molti si affrettavano a risalire mentre altri, spinti dalla cupidigia, s'inoltravano calpestando i corpi ammonticchiati;
Libro VII capitolo primo De bello Iudaico
Libro VII:1 - 1, 1. Quando l'esercito non ebbe più da uccidere e da saccheggiare, non essendoci nient'altro su cui sfogare il furore - e certamente nulla avrebbero risparmiato finché restava qualcosa da fare - Cesare diede l'ordine di radere al suolo l'intera città e il tempio lasciando solo le torri che superavano le altre in altezza, Fasael, Ippico e Mariamme, e il settore delle mura che cingeva la città a occidente.


L’ammonizione rivolta da Gesù al popolo giudaico è in verità un messaggio rivolto all’umanità di tutti i secoli. Per evitare una morte ancora più atroce di quella inaspettata della vita materiale, bisogna necessariamente convertirsi. Se ci fossero state altre strade, certamente il Signore nella sua misericordia ce le avrebbe indicate…

Oggi l’umanità intera si trova di fronte al più grande combattimento che sia mai avvenuto sulla terra tra la Donna ed il drago; la Donna, Maria di Nazareth, ci chiama da tanti anni alla conversione perché, come insegna Gesù, solo dalla conversione del cuore non periremo.
Solo se il cuore dell’uomo si aprirà ad una sincera conversione l’umanità avrà la possibilità di vedere una via di uscita dal baratro di orrore e di disperazione in cui siamo voluti cadere con una nostra libertà scelta. In questi anni, ne sono certo, si stanno decidendo le sorti dell’umanità.

Abbiamo di fronte due strade: o la conversione o la morte.

Evitiamo che il mondo diventi un’anticipazione dell’inferno… Convertiamoci oggi!