domenica 8 febbraio 2009

il discorso di Benedetto XVI per la Giornata del Malato 2009


La vita umana è bella e va vissuta in pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza.

Pubblichiamo il Messaggio di Benedetto XVI in occasione della 17a Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio 2009):

(ndr le parole in grassetto sono nostre)

Cari fratelli e sorelle,
la Giornata Mondiale del Malato, che ricorre il prossimo 11 febbraio, memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes, vedrà le Comunità diocesane riunirsi con i propri Vescovi in momenti di preghiera, per riflettere e decidere iniziative di sensibilizzazione circa la realtà della sofferenza. L’Anno Paolino, che stiamo celebrando, offre l’occasione propizia per soffermarsi a meditare con l’apostolo Paolo sul fatto che, "come abbondano le sofferenze del Cristo in noi, così per mezzo di Cristo abbonda anche la nostra consolazione" (2 Cor 1,5).

Il collegamento spirituale con Lourdes richiama inoltre alla mente la materna sollecitudine della Madre di Gesù per i fratelli del suo Figlio "ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata" (Lumen gentium, 62).
Quest’anno la nostra attenzione si volge particolarmente ai bambini, le creature più deboli e indifese e, tra questi, ai bambini malati e sofferenti. Ci sono piccoli esseri umani che portano nel corpo le conseguenze di malattie invalidanti, ed altri che lottano con mali oggi ancora inguaribili nonostante il progresso della medicina e l’assistenza di validi ricercatori e professionisti della salute. Ci sono bambini feriti nel corpo e nell’anima a seguito di conflitti e guerre, ed altri vittime innocenti dell’odio di insensate persone adulte. Ci sono ragazzi "di strada", privati del calore di una famiglia ed abbandonati a se stessi, e minori profanati da gente abietta che ne viola l’innocenza, provocando in loro una piaga psicologica che li segnerà per il resto della vita. Non possiamo poi dimenticare l’incalcolabile numero dei minori che muoiono a causa della sete, della fame, della carenza di assistenza sanitaria, come pure i piccoli esuli e profughi dalla propria terra con i loro genitori alla ricerca di migliori condizioni di vita. Da tutti questi bambini si leva un silenzioso grido di dolore che interpella la nostra coscienza di uomini e di credenti. La comunità cristiana, che non può restare indifferente dinanzi a così drammatiche situazioni, avverte l’impellente dovere di intervenire. La Chiesa, infatti, come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est, "è la famiglia di Dio nel mondo. In questa famiglia non deve esserci nessuno che soffra per mancanza del necessario" (25, b). Auspico, pertanto, che anche la Giornata Mondiale del Malato offra l’opportunità alle comunità parrocchiali e diocesane di prendere sempre più coscienza di essere "famiglia di Dio", e le incoraggi a rendere percepibile nei villaggi, nei quartieri e nelle città l’amore del Signore, il quale chiede "che nella Chiesa stessa, in quanto famiglia, nessun membro soffra perché nel bisogno" (ibid.). La testimonianza della carità fa parte della vita stessa di ogni comunità cristiana. E fin dall’inizio la Chiesa ha tradotto in gesti concreti i principi evangelici, come leggiamo negli Atti degli Apostoli. Oggi, date le mutate condizioni dell’assistenza sanitaria, si avverte il bisogno di una più stretta collaborazione tra i professionisti della salute operanti nelle diverse istituzioni sanitarie e le comunità ecclesiali presenti sul territorio.

In questa prospettiva, si conferma in tutto il suo valore un’istituzione collegata con la Santa Sede qual è l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che celebra quest’anno i suoi 140 anni di vita. Ma c’è di più. Poiché il bambino malato appartiene ad una famiglia che ne condivide la sofferenza spesso con gravi disagi e difficoltà, le comunità cristiane non possono non farsi carico anche di aiutare i nuclei familiari colpiti dalla malattia di un figlio o di una figlia.
Sull’esempio del "Buon Samaritano" occorre che ci si chini sulle persone così duramente provate e si offra loro il sostegno di una concreta solidarietà. In tal modo, l’accettazione e la condivisione della sofferenza si traduce in un utile supporto alle famiglie dei bambini malati, creando al loro interno un clima di serenità e di speranza, e facendo sentire attorno a loro una più vasta famiglia di fratelli e sorelle in Cristo. La compassione di Gesù per il pianto della vedova di Nain (cfr Lc 7,12-17) e per l’implorante preghiera di Giairo (cfr Lc 8,41-56) costituiscono, tra gli altri, alcuni utili punti di riferimento per imparare a condividere i momenti di pena fisica e morale di tante famiglie provate. Tutto ciò presuppone un amore disinteressato e generoso, riflesso e segno dell’amore misericordioso di Dio, che mai abbandona i suoi figli nella prova, ma sempre li rifornisce di mirabili risorse di cuore e di intelligenza per essere in grado di fronteggiare adeguatamente le difficoltà della vita. La dedizione quotidiana e l’impegno senza sosta al servizio dei bambini malati costituiscono un’eloquente testimonianza di amore per la vita umana, in particolare per la vita di chi è debole e in tutto e per tutto dipendente dagli altri. Occorre affermare infatti con vigore l’assoluta e suprema dignità di ogni vita umana. Non muta, con il trascorrere dei tempi, l’insegnamento che la Chiesa incessantemente proclama: la vita umana è bella e va vissuta in pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza.

E’ a Gesù crocifisso che dobbiamo volgere il nostro sguardo: morendo in croce Egli ha voluto condividere il dolore di tutta l’umanità. Nel suo soffrire per amore intravediamo una suprema compartecipazione alle pene dei piccoli malati e dei loro genitori.


Il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, che dell’accettazione paziente della sofferenza ha offerto un esempio luminoso specialmente al tramonto della sua vita, ha scritto:

"Sulla croce sta il «Redentore dell'uomo», l'Uomo dei dolori, che in sé ha assunto le sofferenze fisiche e morali degli uomini di tutti i tempi, affinché nell'amore possano trovare il senso salvifico del loro dolore e risposte valide a tutti i loro interrogativi" (Salvifici doloris, 31).

Desidero qui esprimere il mio apprezzamento ed incoraggiamento alle Organizzazioni internazionali e nazionali che si prendono cura dei bambini malati, particolarmente nei Paesi poveri, e con generosità e abnegazione offrono il loro contributo per assicurare ad essi cure adeguate e amorevoli. Rivolgo al tempo stesso un accorato appello ai responsabili delle Nazioni perché vengano potenziate le leggi e i provvedimenti in favore dei bambini malati e delle loro famiglie. Sempre, ma ancor più quando è in gioco la vita dei bambini, la Chiesa, per parte sua, si rende disponibile ad offrire la sua cordiale collaborazione nell’intento di trasformare tutta la civiltà umana in «civiltà dell’amore» (cfr Salvifici doloris, 30). Concludendo, vorrei esprimere la mia vicinanza spirituale a tutti voi, cari fratelli e sorelle, che soffrite di qualche malattia. Rivolgo un affettuoso saluto a quanti vi assistono: ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, agli operatori sanitari, ai volontari e a tutti coloro che si dedicano con amore a curare e alleviare le sofferenze di chi è alle prese con la malattia. Un saluto tutto speciale è per voi, cari bambini malati e sofferenti: il Papa vi abbraccia con affetto paterno insieme con i vostri genitori e familiari, e vi assicura uno speciale ricordo nella preghiera, invitandovi a confidare nel materno aiuto dell’Immacolata Vergine Maria, che nel passato Natale abbiamo ancora una volta contemplato mentre stringe con gioia tra le braccia il Figlio di Dio fatto bambino. Nell’invocare su di voi e su ogni malato la materna protezione della Vergine Santa, Salute degli Infermi, a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 2 Febbraio 2009

BENEDICTUS PP.XVI

Una lettera da padre a padre



Una lettera da padre a padre. E' stata anticipata questa sera dal Tg1 la lettera che Bob Schindler, padre di Terri Schiavo, ha inviato al Beppino Englaro. Verrà pubblicata domani su ilsussidiario.net

Ecco due frasi davvero eloquenti:
"I sostenitori dell'eutanasia le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore: sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che e' falso. E' di gran lunga la morte piu' dolorosa che un essere umano possa sperimentare"
"Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore - continua il testo di Schindler - Tuttavia, vi e' una differenza; sua figlia e' ancora viva, la mia non piu'".

Qui sotto potete vedere il servizio del Tg1





L'intervista di Enzo Jannacci



Una testimonianza che fa davvero riflettere. Per la serie, un ateo con il sale in zucca!

Dal Corriere della Sera del 6 febbraio 2009.

articolo di Fabio Cutri

Caso Eluana, parla l’ateo Jannacci: allucinante fermare le cure «La vita è importante anche quando è inerme e indifesa. Fosse mio figlio mi basterebbe un battito di ciglio»
« Ci vorrebbe una carezza del Nazareno» dice a un certo punto, e non è per niente una frase buttata lì, nella sua voce non c’è nemmeno un filo dell’ironia che da cinquant’anni rende inconfondibili le sue canzoni. Di fronte a Eluana e a chi è nelle sue condizioni — «persone vive solo in apparenza, ma vive » — Enzo Jannacci, «ateo laico molto imprudente», invoca il Cristo perché lui, come medico, si sente soltanto di alzare le braccia: «Non staccherei mai una spina e mai sospenderei l’alimentazione a un paziente: interrompere una vita è allucinante e bestiale».

È un discorso che vale anche nei confronti di chi ha trascorso diciassette anni in stato vegetativo?
«Sono tanti, lo so, ma valgono per noi, e non sappiamo nulla di come sono vissuti da una persona in coma vigile. Nessuno può entrare nel loro sonno misterioso e dirci cosa sia davvero, perciò non è giusto misurarlo con il tempo dei nostri orologi. Ecco perché vale sempre la pena di aspettare: quando e se sarà il momento, le cellule del paziente moriranno da sole. E poi non dobbiamo dimenticarci che la medicina è una cosa meravigliosa, in grado di fare progressi straordinari e inattesi».

Ma una volta che il cervello non reagisce più, l’attesa non rischia di essere inutile?
«Piano, piano... inutile ? Cervello morto ? Si usano queste espressioni troppo alla leggera. Se si trattasse di mio figlio basterebbe un solo battito delle ciglia a farmelo sentire vivo. Non sopporterei l’idea di non potergli più stare accanto».

Sono considerazioni di un genitore o di un medico?
«Io da medico ragiono esattamente così: la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa. L’esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque. Decidere di interromperla in un ospedale non è come fare una tracheotomia...».
Cosa si sentirebbe di dire a Beppino Englaro?
«Bisogna stare molto vicini a questo padre».
Non pensa che ci possano essere delle situazioni in cui una persona abbia il diritto di anticipare la propria morte ?
«Sì, quando il paziente soffre terribilmente e la medicina non riesce più ad alleviare il dolore. Ma anche in quel caso non vorrei mai essere io a dover “staccare una spina”: sono un vigliacco e confido nel fatto che ci siano medici più coraggiosi di me».
Come affronterebbe un paziente infermo che non ritiene più dignitosa la sua esistenza?
«Cercherei di convincerlo che la dignità non dipende dal proprio stato di salute ma sta nel coraggio con cui si affronta il destino. E poi direi alla sua famiglia e ai suoi amici che chi percepisce solitudine intorno a sé si arrende prima. Parlo per esperienza: conosco decide di ragazzi meravigliosi che riescono a vivere, ad amare e a farsi amare anche se devono invecchiare su un letto o una carrozzina».

Quarant’anni fa la pensava allo stesso modo?
«Alla fine degli anni Sessanta andai a specializzarmi in cardiochirurgia negli Stati Uniti. In reparto mi rimproveravano: “Lei si innamora dei pazienti, li va a trovare troppo di frequente e si interessa di cose che non c’entrano con la terapia: i dottori sono tecnici, per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti”. Decisero di mandarmi a lavorare in rianimazione, “così può attaccarsi a loro finché vuole”... ecco, stare dove la vita è ridotta a un filo sottile è traumatico ma può insegnare parecchie cose a un dottore. C’è anche dell’altro, però».

Che cosa ?
«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».

La legge è fatta per l'uomo...

Le spighe strappate


[23]In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. [24]I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?». [25]Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? [26]Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». [27]E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! [28]Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».


(Mc. 2, 23-27)

Chi ha ostacolato il diritto alla vita di Eluana in nome di norme formali, fossero pure quelle costutuzionali, forse ha dimenticato che la legge è fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge. Farisei! Questo avete dimostrato di essere...
Vale anche per voi il monito di Cristo:

[13]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci [14]. [15]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi. [16]
Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati.

[24]Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! [25]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza.
[26]Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!
[27]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.
[28]Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.

(Mt 23, 13-15,24,26-28)

Altri, in simili circostanze, hanno scelto di salvare l’uomo, non le norme.
Così è stato, tra gli altri, per il re Baldovino del Belgio, che nel 1990 abdicò dal trono per non firmare la legge sull’aborto, e per il granduca Henry di Lussemburgo che, nel dicembre scorso, si rifiutò di firmare una legge volta ad introdurre l’eutanasia nel suo paese.
La tradizione del nostro Paese, ci induce a sperare che chi più di tutti lo rappresenta non resti insensibile al grido degli italiani che si leva potente in questi giorni, per strappare Eluana da una morte iniqua.
Oltre alla Grazia che dal cielo assiste la sua vita, osiamo sperare in una grazia umana che le può essere concessa da chi, per volere di Dio e del popolo, amministra supremamente la giustizia umana. Non è forse questo, quello della grazia ai condannati dal potere giudiziario, una delle prerogative del Capo dello Stato?

sabato 7 febbraio 2009

Risposta agli atei devoti...


Accusano i cattolici di plagio, di condizionamenti indotti sui bambini, perfino di terrorismo...

I cattolici sono per costoro lo spauracchio dei bambini.

La dottrina del Vangelo, che lor signori dimenticano essere la sorgente da cui sono scaturiti il sistema universitario, la scrittura e tanto altro, sarebbe per gli illustri illuminati un gran pericolo per l'infanzia...tanto da indurre in essi traumi!!!
Ma che strano, a me risultava che i più grandi traumi sui bambini fossero la conseguenza dei divorzi, delle separazioni, della depravazione sessuale, dell'aborto, dunque del mondo privo di valori ed inibizioni frutto delle loro sudate conquiste, ma niente da fare, negando la più lampante evidenza si ostinano a non vedere e a tira dritto sostenendo le loro teorie farneticanti.

Stiamo parlando degli UAARiani (e non sono purtoppo una nuova razza di Star Trek), degli sbattezzatori per vocazione per intenderci, figli della menzogna o meglio del Menzognero, degli Atei devoti.

In questi giorni in cui si parla di diritto alla vita, si fanno portabandiera della laicità, tutori della Costituzione...ignari del fatto che l'unica bandiera che sventolano ai quattro venti è quella nera del lutto che seminano favorendo la cultura della morte. Dicono di avere una morale, ma se gli alberi buoni si vedono dai frutti l'albero degli atei è marcio fin dalla radice... (e lo vedremo in seguito).

Voglino far morire Eluana, non ci stupiscono, la storia ci ha mostrato quel che hanno seminato ed hanno perfino il coraggio di parlare di traumi indotti nei bambini...

Hitler + Stalin + Mao ….atei …500 milioni di morti a loro carico ….in 70 anni …… …e voi atei parlate ancora di morale …di bambini feriti … siete i più grandi criminali della storia, autori e sostenitori dell’ aborto, la più grande strage mai perpetrata …. Poveri bambini terrorizzati…..e intanto siete quelli che li fate sventrare e frullare nei ventri delle madri …Bel coraggio!

Il caso di Eluana Englaro. Uccidete le vostre anime


Il bellissimo articolo di Mario Palmaro pubblicato sul numero di Gennaio de "IlTimone"

IL CASO DI ELUANA ENGLARO. UCCIDETE LE VOSTRE ANIME

Vogliono la morte per fame e per sete di una donna ancora viva. Ma voglio soprattutto togliere all’umanità il tempo del pentimento e della conversione. Ecco perché lo fanno.


La vicenda di Eluana Englaro aggiunge un tragico tassello al mosaico messo insieme in questi decenni dalla cultura della morte. Sarà bene scavare più in profondità in questa storia, alla ricerca del meccanismo che rende così efficace l'azione dei nemici della verità e della vita.
Il caso-Englaro può essere scomposto in una serie di elementi fondamentali. Li elenchiamo secondo un ordine che ne mette in luce la progressione cronologica e psicologica:

a) la non casualità dell'intera vicenda;

b) il disorientamento morale dell'opinione pubblica;

c) lo stravolgimento dei principi dell'ordinamento giuridico;

d) l'abolizione della sofferenza e della morte come tempo di conversione;

e) l'odio per la Chiesa. Mentre i primi elementi sono i più visibili, gli ultimi sono spesso non dichiarati e, anche per questo motivo, poco riconoscibili dall'opinione pubblica.

a) La non casualità dell'intera vicenda Dobbiamo partire da una constatazione: un caso come quello di Eluana Englaro non è il frutto del susseguirsi di coincidenze casuali, ma il prodotto di un disegno ben preciso, che risponde a una strategia lucidissima.
La causa scatenante è - questa sì - un evento imponderabile. Nel caso specifico: una bella e giovane ragazza che subisce danni gravissimi a causa di un incidente stradale. Anche il dolore del padre e di quelli che la conoscevano è del tutto normale e comprensibile, oltre che condivisibile. Fin qui, nessuna congiura, nessun complotto. Ma di fronte a un padre che imbastisce un'azione giudiziaria che dura 16 anni in molteplici gradi di giudizio, che scrive libri sull'argomento, che scatena insomma una vera e propria campagna mediatica, in presenza di tutto questo siamo di fronte a una svolta ideologica.
Lo scopo perseguito non è più quello - certo già erroneo in sé - di ottenere la morte provocata della propria figlia. Lo scopo diventa un altro. Si cerca di ottenere l'affermazione di un principio valido per tutti: chiunque si trovi in una condizione identica o analoga a quella di Eluana deve avere il diritto - a norma di legge - di morire.

b) il disorientamento morale dell'opinione pubblica È del tutto evidente che il caso Englaro ha prodotto un certo disorientamento della gente comune. Lasciando pure da parte quanti hanno già una posizione pro-eutanasia, vicende come questa producono un senso di smarrimento, di paura, di confusione anche fra coloro che sono in buona fede o che addirittura sono contro l'uccisione pietosa. Le certezze vacillano e gli argomenti del "nemico" sembrano a un tratto persuasivi, pieni di buon senso. Si diffondono frasi del tipo: "in una situazione del genere, meglio farla morire". Questo clima è paragonabile all'indebolimento che rende un corpo umano facile preda di una malattia virale. Lo stesso accade al corpo sociale, una volta che le sue "difese immunitarie" morali siano minate dal tarlo del dubbio e della paura.

c) lo stravolgimento dei principi classici dell'ordinamento giuridico Il caso-Englaro è diventato, per l'appunto, un caso giudiziario, attraverso il quale si vogliono raggiungere alcuni obiettivi nel campo del diritto:
1. stabilire che il fondamento dell'atto medico è la volontà del paziente: se un malato rifiuta le cure, anche salvavita, bisogna lasciarlo morire;
2. stabilire che la volontà del malato può essere desunta anche da affermazioni e stili di vita attribuibili al paziente prima della sua malattia;
3. a causa della aleatorietà di questo ultimo criterio, si punta a introdurre la legalizzazione del testamento biologico, cioè un documento scritto che provi in modo certo la volontà anticipata del paziente;
4. affermare l'idea che far morire qualcuno astenenendosi dal curare è diverso dall'uccidere somministando un veleno;
5. affermare che esistono patologie che sono sicuramente irreversibili, e che questa irreversibilità richiede un cambiamento nelle scelte terapeutiche;
6. confondere alimentazione e idratazione con delle terapie, facendo in modo che esse possano essere sospese lecitamente, così come si può sospendere una terapia ritenuta inutile o sproporzionata;
7. affermare l'idea che la qualità della vita può ridurre o addirittura eliminare il dovere di curare un malato incosciente, per cui non solo le persone in stato vegetativo, ma anche pazienti in coma, con danni cerebrali gravi, malati di mente, neonati, potranno essere assimilati al caso di Eluana, e "lasciati morire";
8. legalizzare l'eutanasia, eventualmente chiamandola in un modo diverso.

d) l'abolizione delle sofferenze e della morte come tempo di conversione Vogliono provocare la morte di Eluana sostenendo che la ragazza é ormai ridotta a un vegetale, che non capisce nulla e non avverte ciò che le accade. Vi sono molti dubbi che le cose stiano davvero così. Ma concediamolo per un momento. Se così fosse, allora non sarebbe Eluana ad avere bisogno urgente di essere uccisa. Chi infatti è incosciente non desidera nulla, né in bene, né in male.
Sono quelli che le stanno intorno che vedono, pensano, soffrono, piangono. Ecco emergere una verità terribile: i pazienti come Eluana devono essere eliminati perché costituiscono uno scandalo insopportabile per quelli che stanno bene, per i familiari, per il personale medico, per la società intera. La modernità ha convinto milioni di uomini che si può vivere benissimo senza Dio, senza Chiesa, senza giudizio, inferno e paradiso. L'impostura regge fintantoché le cose vanno bene: il portafoglio è pieno, la giovinezza regala vigore, gli affari vanno bene. Quando però il vento della sorte gira, l'uomo scopre tutta la sua solitudine e la sua debolezza. La malattia e la morte rappresentano il culmine di questa drammatica presa di coscienza. Per questo motivo, il capezzale di un malato, e ancor più di un moribondo, sono il luogo dove da secoli molte anime si riconciliano con Dio, chiedono di confessarsi, ricevono il viatico. Testamento biologico ed eutanasia sono due potentissimi antidoti alle grazie che la sofferenza porta con sé. Bisogna convincere l'uomo moderno a "scegliere" la morte prima che egli possa fare i conti con la sua coscienza.

e) l'odio per la Chiesa Chi si sta prendendo cura di Eluana Englaro? Le suore Misericordine fondate dal beato Luigi Telamoni. Questa donna, bisognosa di cure e di amore, è affidata ai cattolici.
Questo fatto rende ancor più insopportabile l'intera vicenda. Là dove c'è un uomo che soffre, là c'è la Chiesa, là c'è Cristo. Bisogna dunque colpire - e colpire duro - proprio in quel luogo: si elimineranno in un solo colpo il problema del soffrire, e il problema del credere. La rettitudine delle suore che accudiscono Eluana è intollerabile: dimostra con i fatti ciò che è giusto e possibile fare di fronte a una malata così, e a una sofferenza simile. Il silenzio di Eluana diventa eloquente più di molti discorsi: dice che anche un corpo immobile può diventare occasione di santificazione per tutti quelli che se ne prendono cura. Ecco spiegato perché questa eminente forma di carità deve essere impedita dalla "cultura laica", da un diritto capovolto, da una medicina che ha rinnegato Ippocrate.
Ecco perché una donna - che ha trovato chi si prende cura di lei - deve essere "tolta di mezzo con ingiusta sentenza".

IL TIMONE – Gennaio 2009 (pag. 12-13)


Le eresie di Vito Mancuso, il teologo dissidente



Si definisce teologo, ma i suoi testi intrisi di eresie pretendono di abbattere i dogmi cattolici.
Vito Mancuso è un giovane laico docente di Teologia moderna e contemporanea presso la facoltà di Filosofia dell'Università San Raffaele di Milano

Nei suoi libri ha espresso concetti che, non solo sono distanti dal cattolicesimo (nel suo libro L'anima e il suo destino vengono negati almeno 12 dogmi fondamentali della fede cattolica) ma che, negando addirittura la necessità della salvezza operata da Cristo, viene di fatto a configurarsi come un filosofo e pensatore non cristiano.

Vediamo più da vicino alcuni errori:

1) La risurrezione di Cristo risulterebbe così del tutto superflua: essa, per Mancuso, "non ha alcuna conseguenza soteriologica, né soggettivamente, nel senso che salverebbe chi vi aderisce nella fede visto che la salvezza dipende unicamente dalla vita buona e giusta; né oggettivamente, nel senso che a partire da essa qualcosa nel rapporto tra Dio e il genere umano verrebbe a mutare" (312). Come si possono conciliare queste affermazioni assurde con quanto dice Paolo:
"Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede" (Prima Corinzi, 15, 14).


2) Lo svuotamento del dramma della libertà e la negazione della possibilità stessa della condanna eterna: l'Inferno sarebbe per Mancuso un "concetto (...) teologicamente indegno, logicamente inconsistente, moralmente deprecabile" (312). Un'assurdità se si considera che senza l'Inferno l'amore stesso di Dio risulterebbe inconsistente, perché non si darebbe alcuna possibilità di una libera risposta della creatura.

3) Contesta la creazione dell’anima umana da parte di Dio senza nessun concorso da parte dei genitori (“Dio non infonde l’anima, se con ciò intendiamo un atto creativo particolare che avviene ogni volta che viene concepito un essere umano. Ciò che Dio crea, e crea da sempre, è l’energia e le leggi che ne regolano il dinamismo, finalizzato all’apparire di una vita cosciente e libera”. Assurdo...

4) Negazione della dottrina sul peccato originale, afferma: “questo autentico mostro speculativo e spirituale, il cancro che Agostino ha lasciato in eredità all’occidente”.

5) Mette in discussione perfino (tenetevi forte) il ruolo redentivo di Gesù Cristo nell’economia della salvezza. “Non posso fare a meno di chiedermi come sia possibile che tutta l’immensa vicenda umana dipenda da un singolo evento”. Che razza di teologo è se non crede nemmeno in Cristo Dio?


Potete approfondire queste ed altre eresie di Mancuso all'indirizzo seguente http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/188221

La Testimonianza di Salvatore Crisafulli...ascoltavo tutto!



Ero prigioniero del mio corpo, ma ho sempre voluto vivere!

"Io capivo, sentivo, aprivo e chiudevo gli occhi per attirare l'attenzione dei medici ma loro parlavano di movimenti casuali. Io ero muto ma gli uomini sani e sapienti erano sordi. ora ringrazio chi in quegli anni mi parlava come uomo e mi confortava come amico".

Sono parole che dovrebbero farci riflettere queste di Salvatore Crisafulli uscito dallo stato di "coma vegetativo" dopo due anni di limbo.

Di seguito il breve servizio che ieri sera venerdì 6 febbraio 2009 il Tg1 ha mandato in onda:




Vi propongo inoltre la storia di Jan: sveglio dopo 19 anni

Non sia mai detto che una persona in coma sia destinata solo alla morte. Basta ricordare, per chi ha memoria, il caso – assai cinematografico, tanto che rammenta il film Goodbye Lenin in cui una donna va in coma con il Muro di Berlino in piena efficienza e si risveglia dopo la sua caduta – ma molto istruttivo di Jan Grzebski: ferroviere polacco di 65 anni, risvegliatosi dal coma nel 2007 dopo 19 anni.
Molti di più di quelli d’immobilità di Eluana Englaro, pur con le dovute differenze e analogie.
Costretto all’immobilità dopo un incidente nel 1988 – in piena Polonia comunista del generale Jaruzelski – a Grzebski i medici avevano dato, al massimo, 2 o 3 anni di vita.
Ma la moglie Geltrude aveva creduto nel suo risveglio. E ha avuto ragione. «Mia moglie Gertruda mi ha salvato, non lo dimenticherò mai» disse Grzebski, intervistato dalla tv polacca, a giugno dello scorso anno, poco dopo il risveglio. E per spiegare meglio la situazione, i medici del ferroviere chiarirono: «Per 19 anni la signora Grzebska ha svolto il lavoro di un team esperto di terapia intensiva, cambiando ogni ora la posizione del marito in coma per prevenire piaghe da decubito». La signora Geltrude dunque è stata capace di salvare il marito, contro ogni apparenza. Ma con Eluana forse questo non accadrà. A pochi giorni dal risveglio il ferroviere polacco, comunque, era riuscito a percepire gli epocali cambiamenti vissuti in 19 anni dalla vecchia Polonia: «Quando sono entrato in coma c’erano solo thè e aceto nei negozi, la carne era razionata e c’erano ovunque code per la benzina. Ora vedo la gente in strada con i cellulari e c’è così tanta merce nei negozi che mi gira la testa». E poi gli erano nati ben 11 nipotini.

LUIGI FERRAIUOLO (Avvenire)

venerdì 6 febbraio 2009

Ominidi e uomo...facciamo chiarezza!





Quest'anno si festaggiano i 200 anni dalla nascita di Darwin. Colgo al balzo questa occasione per fare chiarezza su una questione alquanto controversa! Sono certo che la maggior parte di voi ricorderà nei testi scolastici di scienze quella buffissima immagine in cui una scimmia a quattro zampe progressivamente diveniva uomo bipede... Bene, per chi non lo sapesse si trattava di una colossale bufala! Vi spieghiamo perchè...

tratto da StoriaLibera

L'albero genealogico fornitoci dagli evoluzionisti viene sconvolto da sempre nuove scoperte, che spingono i nostri presunti "progenitori comuni fra uomo e scimmia" alla posizione di rami collaterali.

A più riprese, dai tempi di Darwin, gli evoluzionisti hanno creduto di ravvisare in fossili resti di ominoidi, gli ipotetici comuni antenati di uomini e primati, nonché di ominidi, razze simili all'homo sapiens, ma ancora sottosviluppate, subumane.

L'uomo di Neanderthal

L'uomo di Neanderthal, estintosi "solo" 25 mila anni fa (già esisteva l'uomo moderno), non solo ha perso il posto di nostro "antenato", ma anche quello di parente collaterale. Due studi recenti hanno ricavato il DNA del Neanderthal: è cosi diverso dal nostro, che le due specie non potevano unirsi ed avere prole. Era una umanità aliena. Da poco in Spagna (ad Atapuerca) è stato trovato il fossile d'un uomo di 780 mila anni, eppure completamente moderno. Così moderno che gli imbarazzati evoluzionisti hanno creato una specie apposta per lui: Homo Antecessor ("che precede gli altri") (1).

Il Ramapithecus

Nel 1932, per esempio, fu scoperto in India un fossile, i frammenti di una mandibola e di alcuni denti, che pareva qualcosa di diverso dall'uomo e dai primati in genere. "Un ominide" fu l'immediata ipotesi dei ricercatori darwiniani. La ragione della supposizione era che i denti incisivi e i canini del fossile erano più piccoli di quelli dei primati moderni.
Ma dopo 40 anni di studi sul supposto ominide chiamato Ramapithecus, Robert Eckard, paleontologo dell'università di Pennsylvania, è arrivato alla conclusione, accettata dalla maggior parte dei ricercatori, che "dal punto di vista morfologico, ecologico e del comportamento" il Ramapithecus e altri fossili del genere sembrano essere stati dei semplici primati.

L'Australopithecus

Un altro ipotetico antenato dell'uomo è stato considerato fino a poco tempo fa l'Australopithecus, nome attribuito a un considerevole numero di fossili scoperti nell'Africa orientale da diversi paleontologi, fra cui Louis Leakey. Si riteneva, ma non tutti erano d'accordo, che l'Australopithecus fosse vissuto dai due ai tre milioni di anni fa.
Si disse che era stato in grado di camminare in posizione eretta come l'uomo e che inoltre aveva usato alcuni strumenti piuttosto rudimentali.
Ma dopo anni di studi e di dispute Richard Leakey, figlio di Louis, anche egli paleontologo, ha potuto stabilire che "l'ominide" aveva braccia lunghe e gambe corte, che probabilmente non aveva un comportamento eretto e che il suo cervello era di appena 500 centimetri cubici. Un'altra varietà di primate, insomma.

(1) Maurizio Blondet, Darwin alle corde? tratto da Il Timone, n. 10 Novembre/Dicembre 2000

L'uomo di Piltdown

L'uomo di Piltdown (di solito, come in questo caso, ai fossili considerati nella linea umana, è stato dato il nome del luogo in cui sono stati trovati), costituì una delle più importanti scoperte di fossili umani. Esso venne rinvenuto in una cava di ghiaia nel Sussex, in Inghilterra, nel 1912, e venne generalmente usato come prova convincente dell'evoluzione dell'uomo in testi pro evoluzionisti. L'Enciclopedia Britannica, la più autorevole nella lingua inglese, lo considerava il secondo per importanza, fra i fossili che dimostravano l'evoluzione dell'uomo. Degli artisti evoluzionisti, partendo da un pugno di ossa, crearono i loro modelli e i loro disegni per musei e per libri di testo. Dopo molti anni si scoprì che l'uomo di Piltdown non era che una burla premeditata! La mascella era quella di una scimmia antropomorfa ed il cranio quello di un uomo moderno, malgrado il fatto che rapporti compilati da esperti affermavano trattarsi di un essere tanto primitivo che si dubitava avesse potuto parlare. Tanto la mascella quanto i denti erano stati alterati perché sembrassero antichi. Uno degli ossicini del naso proveniva probabilmente da un'altra parte del corpo di un animale di piccole proporzioni.

Mentre da un lato non dimostra l'evoluzione, l'uomo di Piltdown dimostra la difficoltà, se non l'impossibilità di ricostruire con precisione uomini che non vivono più. Alcuni scienziati, sin dall'inizio, si mostrarono scettici circa l'uomo di Piltdown, com'è avvenuto anche per altri fossili umani. Tuttavia fu quarant'anni dopo che esso venne infine discreditato. Oggi le statue dell'uomo di Piltdown sono state rimosse dai musei e i disegni che lo rappresentavano dai libri, benché il danno da esso arrecato [...] sussista ancora nella vita di molti. E' lamentevole che non si sia più guardinghi nell'insegnare agli scolari, come fatti, cose che scienziati di fama ritengono dubbie.


L'uomo del Nebraska

Un altro fossile che era stato accolto come un progenitore del genere umano fu l'uomo del Nebraska, anche chiamato con il suo più altisonante nome scientifico Hesperopiteco. Si trattava, in pratica, di null'altro che di un dente, ma era tutto quello che era necessario perché degli esperti costruissero l'intero uomo che, naturalmente, aveva proprio l'aspetto sognato da un evoluzionista. Attualmente forse si continuerebbe a [...] (insegnare e divulgare le teorie costruite e confermate su quella) scoperta (se non si fosse capito) che si trattava del dente di suino e non di un uomo.


L'Australopiteco

Si tratta di animali simili a gorilla, almeno per quel che riguarda la cresta ossea rinvenuta a volte alla sommità del cranio e le dimensioni del cervello. I denti sono tuttavia alquanto simili a quelli dell'uomo. Inoltre è probabile che questi esseri camminassero in posizione eretta. Di essi si sa ben poco altro, poiché i fossili rinvenuti sono pochi e frammentari. I fossili più noti appartenenti a questo gruppo sono lo Zinjantropo e l'Homo habilis, rinvenuti in Africa dal dottor Leakey.

Il più completo di questi ritrovamenti effettuati dal Leakey è un cranio che, al momento del suo rinvenimento era sminuzzato in più di quattrocento pezzi ritrovati setacciando tonnellate di terra fra le quali erano sparsi. Occorse più di un anno per mettere insieme i pezzi, ed un collega del Leakey disse che era come ricostituire un uovo schiacciato da un autocarro.

Malgrado la forma di tali pezzi, non solo il cranio è stato ricostruito in maniera da soddisfare i requisiti dell'evoluzione, ma sono state presentate illustrazioni del suo aspetto completo di barba. Mentre, di solito, ricostruzioni di tal genere vengono eseguite con grande cautela e mettendo in guardia circa i loro limiti, sventuratamente esse sono spesso impiegate da altri per «smerciare» l'evoluzione agli scolari, senza il beneficio delle riserve e delle messe in guardia espresse al riguardo.

I metodi convenzionali di datazione facevano risalire lo Zinjantropo a più di seicentomila anni or sono. Il metodo del potassio e argon, ad un milione e settecentomila anni.

La maggior parte delle autorità, oggi sostiene che l'uomo moderno non si è sviluppato dall'Australopiteco, ma che invece tutti e due provengono da qualche altro animale ancora sconosciuto.

Il Pitecantropo o Homo erectus

Il secondo gruppo è quello del Pitecantropo che si ritiene avesse caratteristiche intermedie fra la famiglia dell'Australopiteco e noi e che sarebbe vissuto mezzo milione di anni or sono.

Fra i fossili più importanti di questo gruppo c'è il Sinantropo, anche conosciuto sotto il nome di uomo di Pechino, poiché questi fossili furono rinvenuti in Cina, nei pressi di Pechino. Questi avanzi consistevano soprattutto in denti, mandibole e parti di quattordici crani che presumibilmente erano stati fracassati per poterne mangiare il cervello che, per ciascun cranio, costituiva una quantità di carne che andava dai cm3 915 ai 1225. Insieme a questi fossili c'erano prove dell'uso del fuoco e di utensili. Tutti questi fossili sono apparentemente andati perduti nel tentativo di farli uscire dalla Cina durante la seconda guerra mondiale.

L'altro ben noto rappresentante di questo gruppo è l'uomo di Giava, di cui si hanno una calotta cranica ed un femore. Fu rinvenuto dapprima da Eugène Dubois insieme ad altri crani umani ordinari di cui egli non fece cenno per trent'anni, fino a quando l'uomo di Giava non fu comunemente accettato. Più tardi vennero rinvenute parti di quattro altri crani, alcuni denti e frammenti di mandibole e di femori. I femori sarebbero stati identici a quelli dell'uomo moderno. Ciò attribuisce all'uomo di Giava, una posizione di rilievo nell'evoluzione, poiché alcuni descrivono la testa del Pitecantropo come simile a quella di una scimmia antropomorfa. Tuttavia, poiché furono trovati anche crani umani normali, esiste sempre la possibilità che le gambe accompagnassero i crani umani e non l'uomo di Giava, poiché tutto fu trovato nella ghiaia depositata sull'argine di un fiume. Se vivevano ambedue nella stessa epoca, si escluderebbe così l'importanza dell'uomo di Giava dal punto di vista evolutivo. Per quel che riguarda i denti, tuttavia, essi rassomiglierebbero a quelli umani sotto molti aspetti, ma ne differirebbero sotto altri.

Nel riportare questi «fatti» a proposito del Pitecantropo e dell'Australopiteco, ho cercato di essere quanto più obiettivo possibile e di presentare il pensiero corrente della maggioranza. Ma le autorità in questo campo sono in disaccordo fra loro e anche riguardo alle proprie precedenti affermazioni, sia a proposito delle opinioni circa l'evoluzione, sia circa il volume cerebrale, l'uso del fuoco e degli utensili degli uomini o degli animali cui appartengono i fossili, o di altri che abitarono la caverna molti anni dopo, ecc. Tutto ciò che si può realmente dire, quindi, è che il Pitecantropo e l'Australopiteco vivevano un tempo ma che ora sono estinti. Come si dirà anche nella parte riguardante l'anatomia comparata, le interpretazioni dipendono dalle opinioni basilari di coloro che interpretano. Se pensano che la somiglianzà debba per forza mostrare derivazione, vengono ad una conclusione. Se pensano invece che la somiglianzà di disegno indichi la creazione dallo stesso creatore arrivano ad una conclusione diversa.

E' possibile che Dio abbia creato l'Homo erectus così come era.

Un'altra possibile spiegazione è quella che esso fu prodotto da mutazioni, che operando nella loro solita direzione in persone normali diedero origine ad una razza degenerata.

Un'affascinante ma non tanto probabile variazione è quella dell'evoluzionista dott. Geoffrey Bourne, un noto primatoloeista il quale ritiene che sia la scimmia ad essersi sviluppata dall'uomo! Poiché per lungo tempo l'Homo erectus è stato considerato dagli evoluzionisti un anello di congiunzione fra l'uomo e la scimmia e ora sembra che l'uomo sia vissuto assai prima dell'Homo erectus, il dott. Bourne pensa che il primo Homo erectus, si sviluppò dall'uomo e poi la scimmia dall'Homo erectus! Sebbene il dott. Bourne non abbia convinto molti che la scimmia si sviluppò così dall'uomo, il fatto che un coltissimo ed eminente scienziato ritenga che la prova si dovrebbe interpretare proprio in maniera opposta a quella normalmente impiegata dagli altri evoluzionisti, mostra quanto in effetti sia debole l'evidenza a favore dell'evoluzione umana.

L'uomo di Neanderthal

Anche a proposito dell'uomo di Neanderthal i malintesi sono stati altrettanto grandi come nel caso dell'inganno di Piltdown. In merito a ciò, l'Enciclopedia Britannica dice: «La concezione popolare, secondo cui questi individui avevano stazione goffa ed andatura dinoccolata con ginocchia piegate, sembra sia dovuta in larga parte all'erronea interpretazione di certe caratteristiche delle ossa delle ginocchia di uno degli scheletri di Neanderthal scoperti agli inizi del XX secolo».

Da cento anni ci si serve dell'uomo di Neanderthal per insegnare l'evoluzione. Il materiale fossile a nostra disposizione è di gran lunga più abbondante per l'uomo di Neanderthal che per gli altri gruppi che abbiamo già esaminato. La maggior parte di esso è stato a nostra disposizione da anni; alcuni di questi fossili da prima di quello impiegato per l'interpretazione evolutiva, ma solo negli ultimi anni, con la scoperta che uomini moderni esistevano molto prima di quelli di Neanderthal si comincia a cessare di servirsi di lui come un anello nell'evoluzione dell'uomo! Come i musei dovettero disfarsi delle statue dell'uomo di Piltdown, adesso stanno cambiando quelle di Neanderthal. Cito l'estratto di un articolo del «Portland Oregonian» degli inizi del 1971, circa il cambiamento delle statue dell'uomo di Neanderthal al Chicago Field Museum of Natural History. Esso si intitola: «Lento avanzamento dell'uomo di Neanderthal» (in un'epoca in cui si può raggiungere la luna in un paio di giorni, lento è senz'altro il termine da impiegare!).
«L'idea che si aveva dell'uomo di Neanderthal era quella di un povero scemo peloso e tanto curvato che le dita si trascinavano per terra, mentre gli occhi incavati scrutavano da sotto massicce sopracciglia cercando carne.

In primo luogo -diceva Cole- l'uomo di Neanderthal stava ritto come noi. Il capo era eretto, ben disposto sulla colonna vertebrale, altrimenti avrebbe perso l'equilibrio.

Aveva un buon volume cerebrale e non c'era quella sorta di gobba muscolosa che andava dalle spalle al collo, come appariva invece nella vecchia immagine da sostituire».
Poiché gran parte del ragionamento in favore dell'evoluzione è basato sul minor volume cerebrale del Pitecantropo e dell'Australopiteco, è interessante notare che il volume cerebrale medio dell'uomo di Neanderthal è maggiore di circa cm3 100 rispetto a quello medio dell'uomo odierno che è di cm3 1350 . E' anche interessante osservare quanto poco importante divenga la questione del volume cerebrale quando ci occupiamo di volumi cerebrali più grandi di quelli dell'uomo di oggi invece che di quelli più piccoli. A proposito di tale ragionamento, il ben noto antropologo M. F. Ashley Montague scrive:
«Paragonato all'uomo moderno, l'uomo di Neanderthal si distingue per la fronte molto meno schiacciata di quanto appaia, in quanto l'apparenza viene accentuata dalla presenza di arcate sopraccigliari molto sviluppate... Nonostante il fatto che le conclusioni relative all'intelligenza dedotte dalla forma della testa siano state da tempo dimostrate infondate, vi sono tuttavia alcuni studiosi i quali, dimentichi di questo fatto, asseriscono che l'uomo di Neanderthal non doveva esser molto intelligente, poiché aveva sopracciglia alquanto più sporgenti delle loro. Resta il fatto che, entro una certa gamma di variazioni, né il volume, né la forma, né la misura del cervello degli ominidi si trova legato minimamente all'intelligenza. Individui il cui cervello non superava i cm3 750 si sono dimostrati d'intelligenza perfettamente normale. E' noto che persone con fronte bassa non sono mentalmente né migliori né peggiori di quelli che l'hanno alta...».
Le epoche che oggi sono assegnate ai fossili di Neanderthal variano dal 30.000 al 60.000 a.C. Però a volte si sentono ancora date fino al 150.000 a.C. prima attribuite ad essi. I fossili che vengono ritenuti più antichi dimostrano essere quelli maggiormente simili all'uomo moderno , mostrando che egli si è sviluppato da noi e non viceversa. L'uomo di Neanderthal prova semplicemente che l'uomo ha una terribile tendenza a forzare l'evidenza perché questa coincida con le sue teorie. Ci si chiede quante altre prove date dai fossili in favore dell'evoluzione verrebbero a cadere se se ne sapesse qualcosa di più a loro riguardo, o se ciò che sappiamo già non fosse interpretato partendo da presupposti evoluzionistici.

Per riassumere, allora, l'insegnamento che l'uomo si sarebbe evoluto dall'uomo di Neanderthal che camminava piegato ed era stupido, è stato basato sull'immaginazione degli evoluzionisti e su di un fossile che aveva una malattia delle ossa. Questo è stato un errore molto più grave di quello dell'uomo di Piltdown, in quanto che esistevano molti scheletri di Neanderthal che mostravano che tutti gli altri camminavano ritti come noi.

L'Homo sapiens (l'uomo moderno)

L'uomo di Cro-Magnon sarebbe l'autore dei famosi dipinti cavernicoli che si fanno risalire ad un periodo che va da 34.000 a 10.000 anni a.C.. Questi dipinti mostrano una esecuzione uguale a quella di artisti moderni. Particolarmente famosi sono i dipinti rinvenuti a Lascaux, in Francia, e che risalirebbero a 30.000 anni a.C., ma che il metodo di datazione col radiocarbonio pone intorno all'ottavo millennio a.C. Poiché ciò non si accorda con la teoria della grande antichità di questi dipinti, queste date vengono respinte, col pretesto ch'esse mostrano semplicemente che la caverna era ancora abitata a quell'epoca . Non viene però spiegato come mai dopo 20.000 anni di esposizione al fumo dei fuochi accesi dai cavernicoli (dai cui carboni vengono le date) quei dipinti potessero apparire ancora vivi e in buono stato.

E' interessante notare che il cervello dell'uomo di Cro-Magnon aveva una capacità di cm3 1550-1750, cioè di cm3 200-400 superiore a quella dell'uomo moderno .

Il Cranio di Swanscombe, rinvenuto nel 1935 era considerato dagli evoluzionisti come uno dei più antichi fossili umani normali. «Misurate valutazioni basate su considerazioni di natura geologica danno un'antichità di non meno di 100.000 anni, oppure, secondo la prova potassio-argon, probabilmente almeno 200.000 anni!». Il cranio di Steinheim costituisce un altro fossile ritenuto appartenente allo stesso periodo del cranio di Swanscombe.

La prova che prima dell'epoca di Neanderthal vi erano uomini normali avrebbe dovuto dimostrare agli evoluzionisti che questi non erano provenuti dall'uomo di Neanderthal, ma non fu così. Questo fatto mostra quale sia la confusione esistente a proposito dei fossili umani.

Nel 1965 venne rinvenuto a Vértesszöllös l'uomo d'Ungheria, fossile di particolare importanza poiché si ritiene che siano ben definite le epoche dei vari strati di quella zona . All'epoca in cui si stabilì la sua datazione, l'uomo d'Ungheria venne classificato come Pitecantropo, perché concordava con l'età di 400.000 anni assegnatagli. Successivi esami dei fossili hanno mostrato invece che si trattava di esempi di Homo sapiens . Poiché esisteva quasi nell'epoca stessa del Pitecantropo una delle nostre attuali specie, ciò rendeva quasi impossibile la nostra evoluzione da lui e molto difficile quella a partire dall'altro candidato l'Australopiteco.

Il ritrovamento del cranio 1740, avvenuto ad opera di Richard Leaky nel 1972, sembra aver eliminato ancora più definitivamente dalla linea dei nostri possibili progenitori sia l'Homo erectus che l'Australopiteco. Il cranio 1740 fu trovato in strati che si suppone si fossero formati milioni di anni prima dell'Homo erectus e contemporaneamente con l'Australopiteco, ma è essenzialmente di forma umana. La massa cerebrale (si riferisce sia stata di 800 cm3) era alquanto piccola per accertare se si trattava di un essere umano o di un animale estinto. Comunque se non apparteneva a un essere umano, la prova, confermata da scoperte successive, indica che il possessore del cranio 1740 era più simile all'uomo che non gli uomini scimmia dai quali, comunemente, ci è stato insegnato ci siamo evoluti. Una di queste scoperte successive consiste in orme umane trovate nel 1979 che, secondo Mary Leakey, stabiliscono il fatto che 3.600.000 anni fa l'uomo camminava ritto come noi.

Molte persone autorevoli concorderebbero con la dichiarazione di Leakey che il cranio 1740 respinge tutto quanto si era creduto precedentemente intorno all'evoluzione umana e che non è chiaro che cosa si dovrebbe mettere al suo posto.

Ciò non costituisce tuttavia un grave colpo per l'evoluzione come potrebbe sembrare, poiché molti evoluzionisti seri avevano già eliminato queste come eventuali possibilità ed essendo restati sforniti di qualcosa di ragionevole su cui appoggiare, si erano trincerati dietro l'illusorio «antenato comune». Poiché la caratteristica dell'antenato comune sembra sia quella di non lasciar fossili, è ancor più difficile provare che non siamo suoi discendenti. Ci sono anche alcuni che suggeriscono come nostro progenitore un dente chiamato Ramopiteco del quale non si conosce quasi niente.


La poesia di padre Livio dedicata ad Eluana


DEDICATA A ELUANA

Eluana, piccolo fiore
Tu sei la prediletta
al cuore del Signore.

Tace la tua voce
mentre sei distesa
sul legno della croce.

La tua luce splende
nella notte oscura
di un mondo che non comprende.

Il tuo cuore è una sorgente
che emana amore
sul freddo della gente.

Tu sei un tesoro
molto più prezioso
di un forziere d'oro

Una mano che rapina
al tuo letto si è avvicinata
nella penombra della mattina.

Anche tu, come Gesù,
griderai "Ho sete!"
prima di volare lassù.

Ottienici in dono
quando entrerai in cielo
la grazia del perdono.

Padre Livio



Clemens August von Galen, il Leone di Münster, la condanna dell'eutanasia e Hitler



Già nel 1924-25 Adolf Hitler scrisse nel Mein Kampf:
«Se non c’è più forza per combattere per la propria salute, il diritto a vivere viene meno».
E nelle conversazioni condotte fino al 1931 con Hermann Rauschning, allora presidente del Senato di Danzica, Hitler ha detto che la «pietà conosce una sola azione: lasciar morire i malati».

Con una lettera firmata di suo pugno il primo settembre del 1939 Hitler scrisse:
«Il Reichsleiter Philip Bouhler (Capo della Cancelleria di Stato ndr) ed il Dottor Karl Brandt (medico personale di Hitler ndr), sono incaricati a conferire a singoli medici i poteri necessari affinchè a pazienti giudicati incurabili secondo il miglior giudizio umano disponibile sia concessa una morte pietosa»
Da quel momento la macchina della “dolce morte” entrò a pieno regime. Prove fornite al processo di Norimberga (1945-1946) stimano che con l’eutanasia furono assassinati 275.000 individui, tra cui Seimila bambini. Le vittime furono assassinate in camere a gas, camuffate come locali da bagno, per mezzo di monossido di carbonio emesso da bombole di gas. Per far accettare il programma di eutanasia, la macchina della propaganda nazista cominciò a produrre film. I manicomi dove avveniva l’eliminazione vennero presentati come splendidi luoghi di cura, con interni di lusso, meravigliose vedute, trattamento superbo. Nello stesso tempo vennero diffusi cortometraggi che riprendevano individui repellenti, malati terminali e sofferenti, individui deformati dalle malattie, con l’idea di mostrare condizioni indegne di vita.

Nel 1941 venne diffuso il film Ich klage an (lo accuso) in cui si racconta di un professore di patologia, Heyt, sposato con la giovane Hanna, la quale è malata di sclerosi multipla. Heyt si sforza di curare Hanna, ma ad un certo punto decide di aiutare la moglie a morire. Il fratello di Hanna denuncia Heyt per omicidio. Ma nel corso del dibattito in tribunale i sei giudici concludono che la legge deve essere cambiata per permettere l’eutanasia.
Nel film l’ex sindaco della città dove si svolge il dramma prende la parola e dice:

«…Per quanto riguarda coloro che desiderano morire perché un tempo sono stati sani e ora non ce la fanno più, ebbene io credo che lo Stato, che ci impone il dovere di morire, debba anche darci il diritto di morire».

Il film fu visto da 18 milioni di persone. Il servizio di sicurezza di Hitler raccolse le reazioni e stilò un lungo rapporto in cui sottolineava che la gente aveva accettato sia pure con qualche riserva che le persone affette da gravi malattie incurabili devono poter avere una morte rapida sanzionata dalla legge». Il rapporto dei servizi di sicurezza rilevava che l’unica vera opposizione contro il film e contro l’eutanasia veniva dalla Chiesa Cattolica.
( leggete bene voi che criticate la Chiesa Cattolica ndr)

A questo proposito l’allora vescovo di Munster, Clemens August Von Galen, denunciò aspramente il programma di eutanasia.

Nella predica del 3 agosto 1941, Von Galen tuonò:

Se si afferma e si accetta il principio secondo cui possiamo uccidere i nostri fratelli improduttivi, calamità e sventura si abbatteranno su di noi quando diventeremo vecchi e deboli! Se permettiamo che uno di noi uccida chi è improduttivo, la sventura si abbatterà sugli invalidi che hanno esaurito, sacrificato e perduto salute e forza nel processo produttivo. Se permettiamo che uno di noi elimini con la forza i nostri fratelli improduttivi, la sventura ricadrà sui valorosi soldati che hanno fatto ritorno in patria gravemente feriti, mutilati, storpi, invalidi. Se anche per un'unica volta accettiamo il principio del diritto a uccidere i nostri fratelli improduttivi - benché limitato in partenza solo ai poveri e indifesi malati di mente - allora in linea di principio l'omicidio diventa ammissibile per tutti gli esseri improduttivi, i malati incurabili, coloro che sono stati resi invalidi dal lavoro o in guerra, e noi stessi, quando diventiamo vecchi, deboli e quindi improduttivi. Basterà allora un qualsiasi editto segreto che ordini di estendere il metodo messo a punto per i malati di mente ad altre persone improduttive, a coloro che soffrono di malattie polmonari incurabili, ai vecchi deboli o invalidi, ai soldati gravemente mutilati. A quel punto la vita di nessuno di noi sarà più sicura. Una qualsiasi commissione ci può includere nella lista degli improduttivi, a suo giudizio diventati inutili. Nessuna polizia, nessun tribunale indagherà sul nostro assassinio, né punirà l’assassino come merita. Chi potrà più aver fiducia di un medico? Potrebbe denunciare il suo paziente come improduttivo e ricevere istruzioni per ucciderlo. E’ impossibile immaginare quali abissi di depravazione morale e di generale diffidenza perfino nell’ambito famigliare toccheremmo, se tale orribile dottrina fosse tollerata, accettata, messa in pratica. Sventura al genere umano, sventura alla nostra nazione tedesca se non solo viene infranto il santo comandamento di Dio: <>, che Dio proclamò sul monte Sinai tra tuoni e lampi, che Dio nostro creatore impresse nella coscienza del genere umano fin dall'inizio del tempo, ma si tollera e ammette che tale violazione sia lasciata impunita.
(M. Burleigh - W. Wippermann, Lo stato razziale. Germania 1933-1945, Milano, Rizzoli, 1992, p. 140)





Approvato all'unanimità il decreto salva-Eluana



Il Consiglio del ministri ha varato all'unanimità il decreto "salva-Eluana", nonostante il parere contrario del capo dello Stato espresso in modo informale con una lettera inviata al Cdm.

Tale decreto lo ricordiamo impedisce la sospensione dell'idratazione e della nutrizione artificiale di Eluana Englaro fino a che non verrà approvata una legge sul testamento biologico.

Una piccolo grande passo è stato fatto...
Continuiamo a pregare!