venerdì 10 giugno 2011

Europride? Ma quali diritti!


Intervista a Luca di Tolve sulle reali intenzioni dell'EuroPride...la parola è di un giovane che per 20 anni è stato membro dell'Arcigay.

di Raffaella Frullone

Cinquecentomila persone per le strade, 41 linee del trasporto pubblico deviate, entusiasmo crescente. L’EuroPride 2011, che va in scena nelle strade della capitale, si prepara a vivere il suo culmine domani sera, quando una sfavillante Lady Gaga, invitata nientepopo di meno che dall’ambasciatore statunitense, si scatenerà sulle note di «Born this way», inno alla naturalità della diversità.

La manifestazione dell’orgoglio omosessuale, si legge nello statuto politico, sottolinea che «Essere orgogliosi significa scegliere a testa alta i propri percorsi di vita con consapevolezza e libertà, nel riconoscimento del medesimo spazio di libertà di qualunque altra persona». Ma questa definizione non convince, soprattutto chi l’ha frequentata per 20 anni, come Luca di Tolve. Oggi quarantenne e sposato con Teresa, Di Tolve oggi gestisce il gruppo Lot, associazione che difende l'identità di genere e offre supporto a chi porta dentro di sè ferite e dipendenze a livello emotivo. Nel suo libro «Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso», edito da Piemme, racconta la sua storia e la sua esperienza all'interno di Arcigay, storica associazione che, si legge nel suo statuto «si propone di promuovere e tutelare il diritto all’uguaglianza tra ogni persona sia essa gay, bisessuale, lesbica, transessuale o eterosessuale».

Di Tolve, che cosa è Europride ?

«Una manifestazione egocentrica, una pura ostentazione, una giornata di folle divertimento. Tuttio quello che si fa normalmente nei punti di ritrovo la notte, viene riproposto nelle strade di giorno. Non è, come si vuol far credere, una battaglia sociale, ma solo un mettersi in mostra attorno all’unico elemento di coesione: il sesso. Per capirlo basta accedere al sito di arcigay.it, si trova una serie di locali, sparsi in tutta Italia, con la denominazione cruising, ovvero ricerca e offerta di sesso casuale, anonimo e vario. Nessuna associazione che promuove diritti si sognerebbe mai di organizzare un maxi festino per le strade, tranne i movimenti omosessualisti. Il loro unico scopo è sdoganare un modello di pensiero, negando tutti quelli che lo contraddicono».

In che senso?

«Non prendono nemmeno in considerazione l’ipotesi che una persona in un dato momento abbia un problema con la proprie identità sessuale, danno per scontato che la strada sia quella dell’omosessualità, e su quella indirizzano tutti, soprattutto i più giovani e i più fragili. Noi crediamo che l’essenza della persona non sia omosessuale, che ci possano essere delle tendenze, dei problemi psicologici, delle ferite, ma non se ne può parlare. Non si può dire nulla se non nel modo in cui Arcigay propone, perchè subito si è tacciati di omofobia. Ma lo spettro dell’omofobia è una grande, gigantesca bufala. Omofobia significa avere paura, io non ho paura dell’omosessualità e nemmeno degli omosessuali: lo sono stato per 20 anni! Questo è soltanto un tentativo di zittire chiunque si permetta di esprimere un’opinione diversa».

Qualcuno potrebbe obiettare che alcune persone non si riconoscono nella propria identità sessuale biologica...

«Conosco bene questo stato d’animo, per averlo provato. Porta cosn sè un carico di dolore, di rabbia, di sofferenza inimmaginabile. Di fronte a questa sensazione di freddo smarrimento viene naturale avvicinarsi al mondo gay, e poi ne si viene travolti. Noi vogliamo offrire un’alternativa, con il gruppo Lot vogliamo dare voce alle persone che non si sentono in sintonia con quello che provanno, andare incontro agli adolescenti che chiedono di capire cosa sta succedendo. Il percorso è lungo e complesso, ma bisogna essere chiari: siamo maschi o femmine. E la normalità è essere eterosessuali».

Quindi secondo Lei non ci sono diritti da tutelare per quanto riguarda gli omosessuali attraverso i GayPride?

«L’unico risultato di queste manifestazioni è il proliferare di locali dove si offre sesso. A me dispiace tantissimo perchè so che i ragazzi più giovani ci credono davvero, e il loro entusiasmo viene alimentato di continiuo, facendo loro credere che si cambierà il mondo, ma non è cosi’ e ai vertici lo sanno bene. E’ il sesso il motore del mondo gay, come in una sorta di cannibalismo ci si nutre di una cosa che non si ha. Ed è questo che personalmente ha fatto scattare in me un campanello d’allarme. Il sesso. Perchè non esiste la fedeltà nel mondo gay, esiste la ricerca compulsiva di qualcosa che si vuole possedere, ma non la si ottiene perche’ ci si ostina a cercare nell’uguale a noi. Non esistono persone serene, o piene, nel mondo gay. Al contrario quando l’individuo scopre il mistero della complementarità, tutto acquista una luce diversa… ».

Quale è stata la molla che Le ha fatto pensare che qualcosa non andava nel mondo gay?

«Ad un certo punto, dopo anni di ricerca sfrenata, non solo non avevo trovato nulla, ma non avevo nemmeno capito bene cosa stavo cercando, e nemmeno se lo avrei trovato mai. Esausto, mi sono fermato, ho staccato. Poi ho scoperto che c’erano altre possibilità: con grandissimo stupore e altrettanta sofferenza ho scoperto una cosa che nessuno, in 20 anni di Arcigay mi aveva mai detto, e cioè che potevo diventare eterosessuale. Perchè non me lo avevano detto? Mi hanno rubato 20 anni di vita. Ho cominciato a leggere i libri di Ncolosi, psicoterapeuta americano, che da anni negli Stati Uniti si occupava di terapia riparativa. Non sono stato convinto da subito, ma ho voluto tentare anche quella strada. Ho capito che la mia vita era cambiata quando ho cominciato a percepire la profondità del mistero della complementarità, e ho sentito dentro di me un desiderio, che nessuno mi aveva detto che avrei potuto sentire: quello di essere padre. Fino ad allora nessuno mi aveva mai detto che avrei potuto generare una vita».

mercoledì 8 giugno 2011

A proposito di convivenza e matrimonio...


C'è uno stupendo articolo della simpaticissima Costanza Miriano che vale la pena di essere letto:
1) perché l'argomento è troppo importante
2) perché ne parla troppo bene
3) perché la scrittrice ha uno straordinario senso dell'umorismo.

Chi è Costanza Miriano? Per chi non lo sapesse è l'autrice del libro Sposati e sii sottomessa - Pratica estrema per donne senza paura un testo che ogni coppia che prepara giovani al matrimonio dovrebbe leggere.
Un libro che non piace né alle femministe, né alle donne emancipate, ma potrebbe entusiasmare le donne che non hanno pregiudizi e quelle che ancora credono nell'Amore.

Provate a leggere il seguente articolo tratto da LaBussolaQuotidiana.it... Sono sicuro che domani a quest'ora avrete già ordinato o acquistato il libro.



Collana : Avamposti
Prezzo di copertina : 12,50
Formato : 11X18
Pag. 258
ISBN : 978-88-8427-214-0
VALLECCHI SPA

Ah dimenticavo, seguite il blog di Costanza QUI





__________

Il guaio dell'amore è che molti lo confondono con la gastrite”. Questo di Groucho Marx è il primo pensiero che mi viene in mente quando penso a matrimonio e convivenza.

Circolano un sacco di idee squinternate sull'amore tra un uomo e una donna, e quando ci si scontra con la realtà si danno delle poderose craniate.

Personalmente sull'argomento avrei un miliardo di cose da dire, ne ho riempito un libro, un blog e me ne sono avanzate anche alcune (non è escluso che ne scriva un secondo). Ero stanca, infatti, di telefonare alle mie amiche per cercare di convincerle a sposarsi: troppi soldi in bollette telefoniche, e scarsissimi risultati pratici. Io a parlare non sono brava, così mi sono messa a scrivere. Adesso vanto al mio attivo qualche crisi rattoppata, e due onorificenze speciali: testimone di nozze a un'amica e a una sorella (purtroppo no, il mio vestito non è bello come quello di Pippa Middleton, lo ammetto).

La gastrite di cui parla Groucho Marx ci rimanda all'amore adolescenziale, quello tutto mal di pancia, farfalle nello stomaco, gratificazione di ego malsicuri. E' ovvio che alla ricerca di questo stato d'animo di perenne eccitazione sia prudente e ragionevole non sposarsi, vedere piuttosto come va, lasciarsi comunque la possibilità di tirarsi fuori dalla situazione senza troppe complicazioni.

Ma se l'amore è darsi, come si può pensare di non dare tutto, almeno di non provarci? Il desiderio di assoluto che c'è in ognuno di noi esige dal nostro amato, e lui da noi, un impegno totale, esclusivo, definitivo. Il matrimonio è questo, un salto, uno slancio di dono assoluto. E il matrimonio stesso, con la sua definitività, ci custodirà negli anni, nei momenti di fatica, di dubbio. Alzi la mano chi non ha mai pensato, nemmeno per un istante, di avere fatto la scelta sbagliata. Il dubbio viene, è normale, guardando a tutto quello che si è lasciato per prendere una strada, che anche se è la più bella, vera e giusta per noi, è pur sempre una sola, e il piccolo fugace sguardo a tutte le altre è la garanzia che la nostra è una vera scelta. Prendere qualcosa, scartare qualcos'altro (e ne so qualcosa io di quanto scartare sia doloroso, basta vedere il mio bagaglio medio per due giorni fuori, c'è almeno una carovana di cammelli che mi segue).

Tra matrimonio e convivenza la differenza non è affatto nella durata. Conosco convivenze decennali e matrimoni, purtroppo, durati mesi. La differenza è una vera e propria rivoluzione copernicana. Chi sta al centro.

Nella convivenza io, noi due nella migliore delle ipotesi, siamo il metro di noi stessi. Cerchiamo, spesso con impegno, serietà, onestà e lealtà di far andare le cose, ma se non vanno niente ci obbliga.

Il matrimonio è un trascendere se stessi, è affidare a un vincolo la propria vita, decidendo di spenderla tutta senza calcolare, senza risparmiare. In modo imprudente anche.
Infatti, ho appena scritto vincolo, ma avrei dovuto dire sacramento perché per come la vedo io senza la grazia di Dio sposarsi è davvero un grosso, grossissimo azzardo. Il giogo può anche in certi casi diventare davvero pesante da trascinare fino alla fine dei propri giorni. Impensabile farcela senza l'aiuto di Dio.

Il matrimonio cristiano, per me, è l'unico che abbia un senso. A meno che non vogliamo credere che quando ha detto “senza di me non potete far nulla” Gesù stesse scherzando. Io penso che parlasse sul serio, e che nulla voglia dire proprio nulla.

Senza l'aiuto di Dio non siamo capaci di un'impresa come imparare ad amare un'altra persona, diversa da noi, e per di più dell'altro sesso. No, dico, un uomo, in casa, per sempre, per tutta la vita. Uno che cambierà canale e aprirà le finestre nei momenti più inconsulti, che si annoierà agli appassionanti resoconti delle peripezie sentimentali di nostra cugina, che ogni volta che vogliamo parlare, caro, della nostra relazione verrà colto da un attacco di letargismo, che sbaglierà i nomi delle maestre e confonderà gli amichetti dei figli, che sbiancherà alla sola idea di organizzare una rete di telefonate per il regalo di fine anno alla catechista (lui lo sa, lo sa bene che avete quattro figli insieme, ma non è che pretenderai che conosca anche i nomi delle catechiste?).

Va bene, lo ammetto,anche stare con una donna, sempre la stessa, non è facilissimo. Una che quando dice “sono pronta tra cinque minuti” è bene che lui si sieda sul divano e tiri fuori il cofanetto di Stanley Kubrick, giusto voleva rivedere la versione integrale di Barry Lindon; una che non fa mai meno di tre cose insieme, e una delle tre è quasi sempre bruciare i bastoncini Findus; una che per strada si ferma a parlare anche con i lampioni, che esce a comprare una cosuccia e torna con due buste; una che dice di voler schiacciare la propria lingua sotto i piedi come l'Immacolata fa col serpente, ma è molto, molto lontana dall'obiettivo.

Amare davvero è difficilissimo: sostenersi, accogliersi, perdonarsi, capirsi e aiutarsi. E farlo nel modo in cui l'altro desidera, più o meno consapevolmente. A volte bisogna capire dell'altro quello che nemmeno lui sa, e ci vuole tutta la nostra creatività, l'intuito, la dedizione. Neanche i figli a volte siamo capaci di amare senza egoismo, senza proiezioni, dando loro quello di cui hanno bisogno davvero.

In questo la grazia di Dio agisce abbondante, copiosa, fluisce come un fiume a chi la chiede, perché questa è la Sua specialità: amare. Come si possa fare un progetto di amore senza metter Dio al centro, è incomprensibile.

Quanto alla convivenza, non vorrei entrare nelle polemiche sulle coppie di fatto che ci vorrebbe un altro libro: è chiaro infatti che la richiesta di riconoscimento vuole aprire la strada alle coppie omosessuali e magari alla fine anche alle adozioni, ma andiamo fuori tema. Vorrei solo ricordare che attualmente le coppie di fatto dallo Stato sono molto più tutelate delle famiglie: assegni familiari, assistenza sanitaria, posti negli asili e sgravi fiscali rendono infinitamente più conveniente non essere sposati e quindi non sommare i propri redditi, tanto che molte coppie si separano in modo fittizio.

Ma mi interessa di più l'aspetto spirituale, umano. Una volta di più mi rendo conto quanto la Chiesa sia nostra madre quando ci mette in guardia dal sesso fuori dal matrimonio. Possiamo fare, ovviamente, anche di testa nostra, come i bambini che vogliono saggiare con la propria zucca la durezza del termosifone. Sono circondata da persone che vivono la loro sessualità con la massima libertà, e la massima infelicità. Avere separato il sesso dalla possibilità di generare figli, dall'impegnarsi in una relazione definitiva, averlo ridotto a banale modo per conoscersi ci ha precipitati in una menzogna dolorosa che ha effetti devastanti su tante vite.

Il sesso non è un modo per conoscersi ma la donazione totale e massima. Farlo al di fuori di questa prospettiva è una bugia, ingenera confusione, disordine. Soprattutto tanta solitudine, e soprattutto nelle donne, che hanno tradito la loro vocazione più alta, quella di accogliere la vita (e non so se ci sia convenuto, a parte qualche posto in qualche consiglio di amministrazione, che ci è rimasto in mano?).

“Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce”, dice il profeta Geremia, e noi questo cuore lo dobbiamo affidare a Dio; affidare a Lui, che ci parla attraverso la Chiesa, anche l'amore e il sesso, non alle nostre emozioni, alla nostra “animula vagula blandula” che va dietro alle emozioni e si perde.

Paul, l'alieno evoluzionista


Dal 1 Giugno è nelle sale PAUL.
Il film parla di due amici che vanno nell'AREA51 dove incontrano un buffo alieno che nella versione italiana ha la voce di Elio...seguono varie vicissitudini e bla bla bla.

Qual'è il punto? E' che il film comico/fantascientifico della Universal Pictures studiato accuratamente per accontentare tutti (vecchi e bambini) negli States sta infiammando gli animi di evoluzionisti e creazionisti.

"Paul" infatti sposa in pieno la causa evoluzionista, sostenendola con tracotanza e superficiale supponenza.

Nelle vicissitudini on the road che l'alieno vive in compagnia di una coppia di giovani nerd appassionati di fumetti e fantascienza, compare una ragazza cristiana, molto bigotta.
La ragazza in questione, porta una maglietta con un disegno emblematico (questo qui sotto).

C'è Gesù, con una pistola, che spara a Darwin. La battuta stampata sotto la vignetta dice: "Evolve this!". Prova a evolvere questo!
Nelle scontro dialettico fra i nerd e l'alieno da una parte, evoluzionisti dichiarati, e la ragazza dall'altra, la battuta ricorrente è: "Con questi (e cioè i cristiani) non si può proprio parlare".
Come se non bastasse la povera ragazza, intenta a spiegare all'alieno (chiuso nel bagno) che crede fermamente nella creazione di Dio e nella creazione dell'uomo a Sua immagine, sviene quando l'alieno le apre la porta e le dice "A sua immagine...a sua immagine e allora come spieghi questo!", riferendosi ovviamente alle sue fattezze aliene.
La ragazza viene così "convertita alla scienza" dall'alieno attraverso un "ponte tattile psicocinetico" e durante un colloquio o meglio uno sfogo isterico con uno dei due ragazzi, dopo la frase "non c'è il paradiso niente inferno niente bene niente male niente peccato", perde i suoi freni inibitori trasformandosi letteralmente in una donnaccia sboccata.

Poteva mancare un miracolo della scienza?
No di certo! La giovane, cieca all'occhio sinistro, una delle tante metafore spicciole del film viene guarita dall'alieno dopo essere stata rassicurata con un "Abbi fede" di evangelica memoria.
Fede in cosa vi chiederete? Nei prodigi della scienza, ovviamente. Perché alla domanda "Come hai fatto?" L'alieno risponde divertito alla miracolata..."Mi sono evoluto baby!".

La conclusione della storiella è ovvia. La ragazza, finalmente liberata dall'opprimente peso della Fede, potrà ritrovare il gusto di vivere e di fare sesso con chiunque le capiti a tiro.
I ragazzi avranno il successo e i soldi che cercano.

Il film piacerà moltissimo a quelli dell'UAAR...a noi basta la maglietta.


martedì 7 giugno 2011

Europride o Devilpride?


Sul blog Un Esorcista oggi... ho letto l'esperienza avuta dall'autore legata all'Europride in corso in questi giorni di Giugno a Roma.
Sono parole durissime, ma tristemente vere. Mi sento di condividerle con voi...

Domenica scorsa mi trovavo in Roma e con mia grande sorpresa mi imbatto in una folla di scalmanati omosessuali i quali cominciano ad insultarmi con i titoli più ingiuriosi e con me ingiuriarono tutta la Chiesa di Gesù Cristo della quale io altro non sono che un servitore.

E bene, trovandomi il giorno dopo(ieri) come di consueto ad un esorcismo, mentre pregavo in riparazione delle offese che Nostro Signore, la Chiesa e il S. Padre in questi giorni hanno ricevuto e riceveranno... mi sento inveire contro il demonio(in Latino) per bocca della persona posseduta : "il mio orgoglio, il mio orgoglio a Roma! Smettila di pregare stai zitto, hai visto l'altro giorno che bell'accoglienza ti ho preparato per strada?!? Se invece di continuare a cantilenare con quell'affare bianco( recitavo il Rosario per strada ed usavo una corona bianca cosa che la persona posseduta ignorava, come ignorava quegli oltraggi di cui ero stato fatto oggetto il giorno precedente) se invece di cantilenare ti univi a loro.. oh che gioia...ti avrei concesso qualsiasi cosa mi avessi chiesto... e invece no bastardo!!! Ma te la farò pagare, a te a quelli come te... e al vostro mamozio vestito di bianco( il S. Padre) vedrete cosa vi sto preparando con quest'evento... pian piano i miei alleati crescono... anche a Roma, la miiiiiia Roma... oh che gioia che orgoglio saranno questi due anni!!! ihihhihi....
(poi proseguendo in inglese): questa manifestazione è mia, una delle più belle opere, io l'ho creata con quei miei figli che tu vuoi far puzzare come te.... ma vedrai invece... il mio orgoglio... crescere....

E' il caso di rinfrescare la memoria e riportare quanto già scritto in occasione del Gay Pride di qualche anno fa...Si tratta di una incredibile rivelazione avuta dalla Beata Anna Maria Taigi, terziaria trinitaria.

" [...]dopo questi segni, quando si sarà vicini alla fine, il Drago sarà sciolto e la Divina Madre inviterà alla penitenza e gli uomini senza tener conto dei Celesti moniti andranno per le vie della Eterna Città Santa bagnata dal Sangue dei Principi(Apostoli), portando la Lussuria in processione; e il Padre della Menzogna sarà a loro capo. Sacrilegi compiranno contro i tempi del Santo Spirito e contro la Religione: gli uomini si vestiranno da donne e le donne si vestiranno da uomini, la Voce del Santo Vicario non sarà ascoltata e l' Alma Sua figura sara fatta oggetto di scherno e risa, allora il Drago che già ha preso possesso del suo regno istillerà lumi alle menti degli a lui soggetti per diffondere l'alito pestilento della Lussuria ove il Beatissimo pose Sede e per diffondere e moltiplicare l'opera sua nefanda di distruzione e perdizione, dovrà allora dalla Cristianità implorarsi la Misericordia di Dio e fare Orazione per la Chiesa Militante domandando aiuto alla Madre Santa e offrendo penitenze e sacrifici [...]"

Preghiamo affinché il Signore intervenga con potenza e distrugga i piani dell'empio.
E visto che l'11 è prevista una sfilata empia per le vie del centro con tanto di concerto finale di Lady Gaga...perchè non chiedere al Signore la grazia di un salutare acquazzone? O magari una solenne grandinata? Anche fuoco e zolfo non sarebbero male...se localizzati :)


L'ateismo politeista


Oggi come di consueto girovagavo nel web quando mi sono imbattuto in una straordinaria frase scritta dall'autore del pregiatissimo blog Berlicche.

[...]
Paradossalmente l’ateismo è molto vicino al politeismo, se non coincidente con esso: negando la possibilità all’Assoluto di rendersi conoscibile e afferrabile è costretto ad affidarsi ad idoli. Che gestiscano quel desiderio di infinito che possediamo ed esprimano quanto non si riesce ad esprimere.
I nuovi dei si chiamano Natura, Mondo, Denaro, Scienza…nuovi nomi per divinità antiche. “Chi non crede all’unico Dio crede in molti déi”.
Ma questi, come quelli di un tempo, sono idoli muti e caduchi. Che chiedono sacrifici umani di cui non sono mai sazi.

Vero, tremendamente vero!

lunedì 6 giugno 2011

Sindone: la teoria della pittura? Chi la sostiene o è incompetente o è in malafede!


di Emanuela Marinelli
tratto da L'impossibilità di falsificazione sulla Sindone

Il principale sostenitore di questa ipotesi contraria all'autenticità della Sindone è il chimico americano Walter McCrone.
Egli ebbe la possibilità di esaminare al microscopio alcuni vetrini contenenti fibre tratte dalla Sindone e vi riscontrò la presenza di proteine, di ossido di ferro e di solfuro di mercurio (cinabro).
Ne trasse la conclusione che la Sindone è un dipinto, in cui l'artista avrebbe usato delle proteine come legante sia per il pigmento di ossido di ferro con cui realizzò l'immagine, sia per il miscuglio di cinabro e ossido di ferro con cui dipinse il sangue. Il legante impiegato, un collante formato da proteine animali, sarebbe poi ingiallito con il tempo. Per stabilire la validità di un'ipotesi di pittura è necessaria l'identificazione di tali materiali, però non basta.
Occorre anche dimostrare che essi sono presenti in quantità sufficiente e localizzati in zone tali da giustificare quanto appare all'occhio.
Bisogna inoltre dimostrare che la loro presenza non si può spiegare più semplicemente con altri processi. E per di più, le conclusioni raggiunte devono essere in accordo con gli altri studi effettuati, specialmente, in questo caso, con le ricerche fisiche e l'analisi di immagine.

Vediamo ora come queste condizioni non sussistano nel lavoro di McCrone.
Dall'esame degli stessi vetrini Heller e Adler hanno tratto conclusioni molto diverse. Essi hanno puntualizzato che per individuare le proteine esiste una grande varietà di tests disponibili e che quello usato da McCrone, il nero d'amido, è un reagente generale che colora intensamente anche la cellulosa pura.
Le reazioni ottenute da McCrone non erano dunque dovute a tracce di impurità proteiche nel lino, ma alla cellulosa stessa della stoffa che accettava la tinta!
I suoi risultati non erano quindi affidabili. Heller e Adler usarono reagenti molto più specifici, come la fluoroscamina e il verde di bromocresolo.
In base ai risultati di questi e altri complessi tests poterono affermare con certezza che le macchie rosse sono costituite da sangue intero coagulato, con attorno aloni di siero dovuti alla retrazione del coagulo.
Ciò testimonia che il sangue si è coagulato sulla pelle di una persona ferita e successivamente ha macchiato la stoffa quando il corpo fu avvolto nel lenzuolo; impossibile ottenere macchie simili applicando sangue fresco con un pennello. Le proteine sono presenti solo nelle impronte sanguigne, mentre sono assolutamente assenti in tutte le altre zone, comprese quelle dell'immagine del corpo.
Pertanto è impossibile sostenere che nell'immagine del corpo sia presente un legante proteico ingiallito.

La maggior parte del ferro presente sulla Sindone è quello legato alla cellulosa. Gli esami spettroscopici e ai raggi X hanno mostrato una concentrazione uniforme del ferro nelle zone di immagine e di non-immagine; dunque non è il ferro che forma la figura del corpo. Una concentrazione di ferro più alta si osserva invece, come è logico, nelle aree delle impronte sanguigne, dove al ferro legato alla cellulosa, che è dappertutto, si somma quello legato all'emoglobina del sangue. L'ossido di ferro, invece, è una percentuale molto piccola, ed è da sottolineare che non si trova ossido di ferro né sull'immagine né sulle macchie di sangue.

Dunque non manca solo il legante di pittura, manca anche il pigmento! Come si può, allora, dopo analisi chimiche così accurate, continuare ad affermare che la Sindone fu dipinta? O si è scientificamente incompetenti, o si è in malafede.

Oltretutto, con una specifica analisi, si è osservato che l'ossido di ferro, in quei pochi punti dove è presente per le cause suddette, è estremamente puro e non contiene tracce di manganese, cobalto, nichel e alluminio al di sopra dell'1%. Queste tracce sono invece presenti nei pigmenti di pittura minerali. È stato trovato solo un cristallino di cinabro, che è da considerarsi un reperto accidentale. L'esame di tutta la Sindone con la fluorescenza ai raggi X non ha rilevato la presenza di alcun pigmento di pittura, quindi nemmeno di cinabro; questa sostanza non può essere responsabile della colorazione delle macchie rosse, peraltro certamente composte da sangue, semplicemente perché non c'è.

È da tener presente che molti artisti hanno copiato dal vero la Sindone, e quindi la presenza occasionale di pigmenti da pittore non è inaspettata; anche perché quasi sempre le copie venivano messe a contatto con l'originale per renderle più venerabili.


Uno si sveglia la mattina e dice "La Sindone è dipinta da Giotto"


Uno si sveglia storto la mattina e dice "La Sacra Sindone? In realtà è un dipinto di Giotto!".
Buahahaha Bellissimaa! Ah..non è una barzelletta?

Eh no, questo tizio ha un nome ed un cognome Luciano Buso ed anche un libro fresco di stampa. Nell'era del sensazionalismo a tutti i costi ci mancava questa ipotesi bizzarra...

Dunque la Sindone che abbiamo a Torino non sarebbe l'originale, ma una copia fatta da Giotto (quantomeno ha avuto l'accortezza di ammettere l'esistenza di un telo originale).
Peccato però che questo ricercatore abbia preso per idioti tutti quegli scienziati che da anni stanno lavorando sul lenzuolo. Perchè?
Semplicemente perchè è ormai risaputo che il Sacro Lino non contiene tracce di pigmenti (fatta eccezione per quelli ematici).

Con che avrebbe dipinto Giotto? Con una pistola a raggi gamma? E chi era Spock?
E poi, come se non bastasse, si sarebbe divertito a lasciare firme a destra e a sinistra come un folle writer di periferia che imbratta i muri con nomi e date... Ma per favore!

Luciano Buso, questo il nome del pittore-restauratore che ha avuto la brillante intuizione, ha trovato il modo per far parlare di sé.
Una notizia simile ce la saremo aspettati da Raz Degan, Daniele Bossari, Marco Berry e Melissa P (che fa rima)...ed invece ce la siamo dovuta sorbire in tutti i TG del giorno!

Naturalmente i nostri amici dell'UAAR non si sono fatti scappare la golosa news e dal momento che quando si parla male di qualcosa di Sacro loro ci godono sempre, sul sito ufficiale hanno repentinamente riportato la notizia dimostrando ancora una volta quanto poco siano razionalisti (leggere i commenti del link riportato per credere).

Ma veniamo al dunque...Perchè sono convinto che la Sindone non sia un dipinto Medioevale?

Vi rispondo con le parole della straordinaria e simpaticissima (chi la conosce lo sa) sindonologa Emanuela Marinelli la quale ha scritto:
____

L'immagine non è stata prodotta con mezzi artificiali.
Non è un dipinto né una stampa: sulla stoffa è assente qualsiasi pigmento.
Non è il risultato di una strinatura prodotta con un bassorilievo riscaldato: le impronte così ottenute passano da parte a parte, tendono a sparire, hanno diversa fluorescenza e non hanno caratteristiche tridimensionali.
Non conosciamo il meccanismo fisico-chimico all'origine dell'impronta. Si può ipotizzare un meccanismo come un fiotto di radiazione non penetrante che si attenua con il passaggio nell'aria e diminuisce con la distanza.
La Sindone non può essere medievale. La manifattura rudimentale della stoffa, la torcitura Z (in senso orario) dei fili, la tessitura in diagonale 3 a 1, la presenza di tracce di cotone egizio antichissimo, l'assenza di tracce di fibre animali rendono verosimile l'origine del tessuto nell'area siro-palestinese del primo secolo.

Altri indizi: grande abbondanza di pollini di provenienza mediorientale e di aloe e mirra; la presenza di un tipo di carbonato di calcio (aragonite) simile a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme; una cucitura laterale identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche del primo secolo rinvenute a Masada, un'altura vicina al Mar Morto.
Nel Medio Evo erano completamente ignorate le conoscenze storiche e archeologiche sulla flagellazione e la crocifissione del I secolo, di cui si era persa la memoria.

L'eventuale falsario medievale (n.d.r. o Giotto nel nostro caso) non avrebbe potuto raffigurare Cristo con particolari in contrasto con l'iconografia medievale: corona di spine a casco, trasporto sulle spalle del solo patibulum (la trave orizzontale della croce), chiodi nei polsi e non nelle mani, corpo nudo, assenza del poggiapiedi.

Inoltre avrebbe dovuto tener conto dei riti di sepoltura in uso presso gli ebrei all'epoca di Cristo. Lo stesso falsario avrebbe dovuto immaginare l'invenzione del microscopio, avvenuta alla fine del XVI secolo, per aggiungere elementi invisibili ad occhio nudo: pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura, aragonite.

Il falsario avrebbe dovuto conoscere la fotografia, inventata nel XIX secolo, e l'olografia realizzata negli anni '40 del XX secolo.
Avrebbe dovuto essere in grado di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la vita ed in altri con sangue post-mortale; rispettando inoltre, nella realizzazione delle colature ematiche, la legge della gravità, scoperta nel 1666.

Ammessa la conoscenza di tutte queste nozioni scientifiche, l'ipotetico contraffattore avrebbe dovuto avere la capacità ed i mezzi per produrre l'oggetto.

È inconcepibile che un falsario di tale sovrumana levatura sia rimasto completamente sconosciuto a contemporanei e posteri dopo aver prodotto un'opera così perfetta; egli avrebbe però utilizzato una stoffa appena uscita dal telaio, e quindi medievale, vanificando tutti i suoi poteri di preveggenza sulle future scoperte scientifiche.

Alla luce delle conclusioni scientifiche attuali, però, è innegabile che la Sindone abbia avvolto un cadavere. Sarebbe dunque da ipotizzare non un falsario-artista, ma un falsario-assassino; le difficoltà in questo secondo caso non sarebbero minori.

Sarebbe stato impossibile per lo spregiudicato omicida trovare una vittima il cui volto fosse congruente in diverse decine di punti con le icone di Cristo diffuse nell'arte bizantina; e, soprattutto, "pestare a sangue" l'uomo in maniera adeguata, in modo da ottenere determinati gonfiori del viso riprodotti nelle icone.
Ne avrebbe dovuti uccidere parecchi prima di raggiungere il suo scopo: sarebbe stato, quindi, un serial killer imprendibile...

Anche altri particolari, come l'apparente assenza dei pollici e la posizione più flessa di una gamba, sono in sintonia con le antiche raffigurazioni del Cristo morto, ma difficilmente riproducibili con un qualsiasi cadavere. Procurare alla vittima, ormai deceduta, una ferita del costato con una lancia romana, facendone uscire sangue e siero separati, non è assolutamente un esperimento facile da compiere.

Altrettanto arduo sarebbe stato mantenere il cadavere avvolto nel lenzuolo per una trentina di ore impedendo il verificarsi del fenomeno putrefattivo, processo accelerato dopo decessi causati da un così alto numero di gravi traumi. Un'altra difficoltà, ma non di minor peso, sarebbe stata quella di prevedere che da un cadavere si potesse ottenere un'immagine così ricca di particolari; infine, sarebbe impossibile togliere il corpo dal lenzuolo senza il minimo strappo o il più lieve spostamento che avrebbero alterato i contorni delle tracce di sangue.

La realizzazione artificiale della Sindone è impossibile ancora oggi; a maggior ragione nel Medio Evo. Nonostante queste considerazioni, c'è ancora chi propugna ipotesi insostenibili.

____

La conclusione della dottoressa Marinelli sembra profetica.
"C'è ancora chi propugna ipotesi insostenibili" per l'appunto come quella di Luciano Buso.
La prossima volta diranno che l'hanno fatta gli alieni? E quelli dell'UAAR esulteranno ancora una volta (vanamente)!


sabato 4 giugno 2011

Una scimmia per madre ce l'avrai te!


Repubblica ci informa che le femmine dei primi ominidi (vissuti tra i tre milioni e mezzo e un milione e mezzo di anni fa) erano assai più mobili dei maschi...E per dare questa eclatante notizia mette a tutta pagina l'immagine di un esemplare di "ominide" femminile completamente nudo (nella speranza forse di attrarre gli assidui lettori di Repubblica).

Occorre necessariamente citare padre Livio Fanzaga che nel caffeino del Venerdì criticando la consueta linea filodarwiniana del giornale ha simpaticamente affermato:

"Naso schiacciato, capelli ispidi, irsuta, pelosa...se la prendono i lettori di Repubblica come sposa!"

L'amore per la mostruosità rende ad immagine del padre di menzogna...




Vi presento il caso di María José Cristerna lei è un'avvocato con 4 figli...e fin qui non ci sarebbe niente di male, se non sembrasse uscita dagli Studios della Blizzard!
Attraverso interventi di impiantistica e tatuaggi è diventata l'incrocio tra Damaskinos di BladeII, un Avatar, Lady Gaga, ed una creatura infernale a scelta.

Ma dico io prima di operarsi avrà pensato ai poveri figli, ai vicini di casa, ai poveri clienti che si presentano nel suo ufficio?

Mi vengono in mente un sacco di domande. Ad esempio...quando mangia, come fa? Se si morde la lingua? Guida la macchina? E se la incontri di notte, non le impianti un palo di frassino nel cuore?
Immaginate se uno dei suoi figli dopo un incubo chiamasse la madre...saprebbe distinguere il sogno dalla realtà?

Nel filmato a giudicare dalla sua voce l'intervistatrice è terrorizzata...ma nella speranza che l'avvocata non le salti sul collo...finta di niente (forse aveva mangiato molto aglio...ed in Messico è estremamente probabile).
Alla fine del filmato parlando dei diavoli la "mostressa" afferma che non ha niente a che fare con essi...ma a giudicare dai pentacoli che ha sul corpo, sui volti di demoni tatuati e dal 666 che ha tatuato sopra l'orecchio sinistro non si direbbe proprio.
Per la serie...ciascuno è ad immagine e somiglianza del proprio padre.

Noi, dal canto nostro, ringraziamo il Cielo perché per Padre abbiamo Dio...risparmiando così in trucco, parrucco, chirurgia, dentisti, praticità di vita...e guadagnandoci in Bellezza!
Scusate se è poco!


Chiesa Vetero-Cattolica e unioni omosessuali


Trovo quantomeno simpatico che la sacerdotessa di una chiesa italiana che si definisce veterocattolica accusi Papa Benedetto di "sferzate conservatrici" come si legge in questo articolo.

A parte ciò, mi sono fatto un giro nel Web alla ricerca di loro interviste, video, articoli, pagine facebook e indovinate cosa ho scoperto? Una chiesa che si dice tollerante, ma che di fatto lo è a modo suo...una chiesa che si dice legata alla tradizione degli apostoli e alla Sacra Scrittura, che però è in netta contraddizione sia con l'una che con l'Altra.

Leggevo e intanto mi facevo delle domande...

Una Chiesa che si definisce tollerante ed aperta verso tutte le realtà discriminate non dovrebbe avere più rispetto per i Cattolici, quelli Apostolici Romani, che al mondo sono tra i più discriminati?
A Giudicare dai loro commenti pungenti e carichi di livore verso la Chiesa Cattolica o contro il Santo Padre non si direbbe proprio.

E poi scusate, ma cosa c'entra il sacerdozio femminile con la tradizione della Chiesa Cattolica? Dove l'hanno letto? Dagli apocrifi di Dan Brown? Su Repubblica?

Nella Sacra Scrittura mi risulta che il Signore Gesù abbia scelto degli uomini per formare il collegio dei dodici Apostoli (Cf Mc 3,14-19, Lc 6,12-16), e che gli Apostoli abbiano fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero (Cf 1 Tm 3,1-13; 2 Tm 1,6; Tt 1,5-9). Per non parlare della Tradizione patristica...

Ma a testimonianza della coerenza di questa pseudochiesa c'è l'ultima trovata, quella dei matrimoni fra persone dello stesso sesso.
La Scrittura anche in questo caso parla chiaro: “per questo l’uomo abbandonerà sua padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Genesi 2, 24). Gesù stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “all’origine”, il disegno del Creatore: “cosicché non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19, 6).
Ora spiegatemi che complementarietà c'è in due individui dello stesso sesso, sopratutto in vista del fine procreativo? Non è forse scritto « Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela" » (Gn 1,28)?

Mi sorge a questo punto un tremendo dubbio...

Dal momento che i coniugi devono diventare "una sola carne" una delle caratteristiche fondamentali del matrimonio istituito divinamente è la consumazione dello stesso (se il matrimonio non è consumato non è valido perchè non risponderebbe alla legge divina).
Gli omosessuali, come si sa, non possono consumare in modo naturale ed i tentativi scimmieschi di imitare l'atto naturale costituiscono in realtà abominevoli comportamenti contro-natura condannati in molteplici versi della Sacra Scrittura, tanto dell'Antico che del Nuovo Testamento.

Ergo sposando degli omosessuali e "benedicendo" la loro unione la Chiesa Vetero-Cattolica italiana di Utrecht farebbe l'occhiolino a queste pratiche abominevoli condannate dalla Scrittura e dalla Tradizione.

E menomale che si chiamano vetero-cattolici! Figuriamoci se si fossero chiamati neo-cattolici!

Le buone ragioni per indossare l'abito ecclesiastico


In tempi di Nuova Evangelizzazione, faccio una proposta poco impegnativa...perché non riniziare dall'abito?

Nel 1982 il beato Giovanni Paolo II scriveva al cardinale Ugo Poletti, allora vicario per la diocesi di Roma. Dopo aver sottolineato che l'abito ecclesiastico è un segno "che esprime il nostro 'non essere del mondo' " e "testimonianza della speciale appartenenza a Dio", così continuava:

"L'abito ecclesiastico, come quello religioso, ha un particolare significato: per il sacerdote diocesano esso ha principalmente il carattere di segno, che lo distingue dall'ambiente secolare nel quale vive; per il religioso e per la religiosa esso esprime anche il carattere di consacrazione e mette in evidenza il fine escatologico della vita religiosa. L'abito, pertanto, giova ai fini dell'evangelizzazione ed induce a riflettere sulle realtà che noi rappresentiamo nel mondo e sul primato dei valori spirituali che noi affermiamo nell'esistenza dell'uomo. Per mezzo di tale segno, è reso agli altri più facile arrivare al Mistero, di cui siamo portatori, a Colui al quale apparteniamo e che con tutto il nostro essere vogliamo annunciare".

A proposito dei figli delle coppie omosessuali...

tratto da UCCROnline

Tutti presi verso una sorta di utopica uguaglianza, «l’essere umano non viene più considerato come una persona con un suo corpo, ma solo come un oggetto prefabbricato. Qui si sta organizzando la produzione di bambini come adorabili oggetti di consumo», dice l’esperto. Sulla scia di sponsor del calibro di Elton John o Ricky Martin anche in Italia sarebbero un centinaio le coppie omosessuali che ricorrono all’estero (da noi è vietata) alla maternità “surrogata”: in pratica nell’utero di una donatrice che offre a pagamento il proprio utero viene inserito un embrione formato dall’ovocita di una donatrice e il seme di uno dei due padri. Tutti pensano a soddisfare i propri desideri-diritti, peccato che «in assenza del genitore del proprio sesso, sarà molto difficile per quel bambino sviluppare la propria identità psicologica corrispondente. La psiche maschile e quella femminile sono molto diverse e l’identità complessiva si forma anche a partire dalla propria identità sessuale. Nel caso di maternità surrogata, lo sviluppo psicologico, affettivo, cognitivo di una bimba con due genitori di sesso maschile sarebbe in forte difficoltà: avrebbe problemi nel riconoscersi nel proprio sesso. Lo stesso accade al piccolo maschio».

Nessun padre, nonostante la buona fede, può svolgere il ruolo della madre perché «la vita umana è inscritta in due ordini: il dato naturale, biologico, e quello simbolico che il bambino ha iscritto nella propria psiche, conscia e inconscia. Entrambi presiedono allo sviluppo, alla manifestazione di una capacità progettuale, alla crescita di un’affettività equilibrata. Il padre è un individuo di genere maschile che ha scritto nel suo patrimonio genetico, antropologico, affettivo e simbolico la storia del proprio genere. Proprio perché è un maschio e non è una donna, non può avere né il sapere naturale profondo, né quello simbolico materno. I due codici simbolici, paterno e materno, sono molto diversi: la madre è colei che soddisfa i bisogni, il padre è colui che dà luogo al movimento e propone il limite: indica la direzione e stabilisce dove non si può andare».

Ovviamente lo psicanalista cita diversi studi, sopratutto in area anglosassone e nordeuropea dova da tempo ci sono casi di coppie omosessuali con figli, i quali provano che la mancanza di genitori di sesso diverso è fonte di problemi (un piccolo esempio in Ultimissima 27/5/11) e , il più evidente dei quali (quando i genitori sono del sesso opposto al tuo), è la formazione dell’immagine sessuale profonda. Anche perché «l’esperienza del contatto fisico con la madre, nella cui pancia si è stati, è riconosciuta dalla psichiatria e dalle psiconalisi come fondativa della personalità, e della stessa corporeità». Di certo Risè non è solo, anzi. I massimi esperti italiani concordano pienamente con lui, come spiegato in Ultimissima 15/2/11.

Il problema della modernità è il materialismo «fondato sulla soddisfazione narcisistica dei bisogni indotti dal sistema di consumo. Il bimbo “fabbricato” è uno di questi nuovi bisogni. L’ideologia consumista, le mode, i media dettano i nostri comportamenti, perfino nell’innamoramento: ci si incontra e ci si lascia in base ai suggerimenti della moda e delle “tendenze”. Non stupiamoci, allora, se sono sempre di più quelli che vogliono evadere dal proprio corpo: magari con le droghe o coi disturbi alimentari come l’anoressia. La sacralità del corpo del cristianesimo è stata negata, e i consumi divinizzati».