mercoledì 29 luglio 2009

Baby TV: ovvero piccoli teledipendenti disadattati crescono!



Sky ha presentato per il nuovo anno 10 nuovi canali, tra questi dovrebbe andare in onda Baby TV, la tv legata a Nickelodeon pensata per i bambini da 0 a 3 anni.
Si avete letto bene!
Mancava praticamente solo questa fascia da coprire...

Ricordiamo che Nickelodeon è il canale per ragazzi curato da MTV ed in un certo senso propedeutico allo stesso. Con 65 millioni di abbonati, ha la maggiore audience TV nel segmento dei bambini di 4-11 anni in America e attraverso Sky si è rapidamente diffuso in tutta Europa.
La maggior parte dei programmi di questa rete pur non essendo ancora scaduta al livello di MTV, viene usata da Sumner Redstone (propietario della VIACOM) per abituare gradualmente i bambini alle perversioni di MTV.

Come possiamo facilmente immaginare Baby TV completerà il già triste programma di iniziazione della gioventù...e il suo progressivo pervertimento.

Quello del pervertimento della gioventù è sempre stato un pallino della Massoneria, ben consapevole che disinibendo la gioventù questa crescerà amorale, areligiosa, ed atea .
E noi? Glielo stiamo permettendo.

Al di là di questi motivi, che dovrebbero sollecitare il popolo italiano ad una sommossa contro questo nuovo canale televisivo, ce ne sono altri molto seri di natura psicologica, spiegati in un recente articolo comparso su Avvenire.



di Tiziana Lupi
articolo tratto da Avvenire

Mi piacerebbe che ci fosse ancora Maria Montessori. Sono certa che lancerebbe fulmini e saette contro chi, con questo canale Baby Tv, pensa di piazzare davanti alla televisione bambini così piccoli». A parlare è Anna Oliverio Ferraris, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo all’Università la Sapienza di Roma nonché autrice di saggi, articoli scientifici e testi sul rapporto tra i più piccoli e la tv. Un rapporto su cui non ha dubbi: «La televisione zittisce i bambini» afferma, lapidaria.

In che senso li zittisce?

In tutti i sensi. Da qualsiasi parte lo si guardi, il rapporto tra i più piccoli e la tv è deleterio. A partire dallo sviluppo emotivo: il bambino di età inferiore ai tre anni deve conoscere prima la realtà e solo dopo rapportarsi con la sua rappresentazione. Altrimenti finisce per affezionarsi a personaggi virtuali, non reali, e per diventare dipendente dall’oggetto televisione di cui non potrà più fare a meno. Un vero obbrobrio.

Parlava anche di altri punti di vista.

Penso al linguaggio: il bambino impara a parlare interagendo con gli adulti, sentendo i loro suoni e le loro parole e provando a ripeterle. Con la tv non c’è interazione, parla solo e sempre lei e non gli lascia spazio. E poi c’è lo sviluppo della motricità: ad un’età in cui il bambino dovrebbe muoversi, imparare attraverso i sensi, toccare gli oggetti, lo si immobilizza davanti al televisore. Capisce perché parlavo di obbrobrio? Il libro del collega francese Serge Tisseron,
Les dangers de la télé pour les bébés
I pericoli della televisione per i piccoli, ndr) è illuminante a riguardo.

Esiste un’età «giusta» per iniziare a guardare la tv?

Una volta si raccomandava di tenere i bambini lontani dalla televisione prima dei sei anni. Diciamo che possiamo anticipare anche a 4-5 ma a patto di considerarla un di più e di non guardarla per più di un quarto d’ora. Come sempre, è questione di quantità. Quello che è deleterio è il rumore di fondo di certi televisori che rimangono sempre accesi e finiscono per disturbare il bambino che, magari, sta provando a giocare e che, invece, finisce per perdere la concentrazione. Per non parlare, poi, di chi fa fare colazione ai figli davanti alla tv. Diversamente dagli adulti, il bambino non si sveglia di botto, ha i suoi tempi per passare dalla notte al giorno: svegliarlo con la televisione crea solo confusione.

Ma il mercato tv sembra non volersi fermare.

Dobbiamo fare come la Francia, dove esperti e intellettuali si sono mobilitati per contrastare l’arrivo di questo canale. E, dopo uno studio in merito, l’Autorità per le Comunicazioni ha deciso di imporre ai programmi per i più piccoli di trasmettere sullo schermo il seguente messaggio: «Guardare la televisione può frenare lo sviluppo dei bambini minori di tre anni, causare ritardi psicomotori, incoraggiare la passività, causare sovreccitazione e turbe del sonno». È un primo inizio.

L'ombra dell'anticristo


Titolo originale:
Un impressionanate dettaglio...

di Antonio Socci

Da “Libero, 8 dicembre 2007

Se si legge con attenzione l’enciclica …
C’è un personaggio inquietante e apocalittico che Benedetto XVI evoca, a sorpresa, nella recente enciclica “Spe salvi”: l’Anticristo. Per la verità il papa non cita direttamente questo oscuro soggetto che è drammaticamente preannunciato fin dal Nuovo Testamento, ma lo chiama in causa attraverso una citazione di Immanuel Kant che fa una certa impressione rileggere in questi tempi in cui l’Europa sembra in guerra contro la Chiesa, spesso strumentalizzando alcuni gruppi sociali (come gli immigrati musulmani o le donne o gli omosessuali) per sradicare le radici cristiane e per limitare la libertà dei cattolici e della Chiesa. Scriveva Kant: “Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore (…) allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo (…) inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose”.

Il Papa sottolinea proprio questa possibilità apocalititca che viene affacciata da Kant secondo cui l’abbandono del cristianesimo e la guerra al cristianesimo potrebbero portare a una fine non naturale, “perversa”, dell’umanità, a una sorta di autodistruzione planetaria, sia in senso morale che in senso materiale (e un tale orrore, peraltro, è oggi nelle possibilità teniche dell’umanità). Essendo l’enciclica un testo molto rigoroso e ponderato, è da escludere che Benedetto XVI abbia evocato l’Anticristo e la “fine dell’umanità” a caso.

Il suo pensiero peraltro è del tutto lontano da suggestioni millenaristiche, c’è dunque da credere che se richiama questi temi scorga veramente nel nostro tempo un confronto drammatico e mortale fra Bene e Male. Oltretutto già in un’altra recente occasione è stata evocata e ben meditata, in Vaticano, la figura dell’Anticristo. E’ accaduto quest’anno, il 27 febbraio, negli esercizi spirituali predicati al Papa dal cardinale Biffi (immagino che i temi siano stati concordati): si è meditato proprio sulla profezia dell’Anticristo (vedi “Le cose di lassù”, ed. Cantagalli). Biffi ha citato infatti il “Racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev scritto nella primavera 1900, come avvertimento al XX secolo che era agli albori. In quelle pagine il personaggio apocalittico veniva eletto “Presidente degli Stati Uniti d’Europa” e poi acclamato imperatore romano.

“Dove l’esposizione di Solovev si dimostra particolarmente originale e sorprendente e merita più approfondita riflessione” spiega Biffi “è nell’attribuzione all’Anticristo delle qualifiche di pacifista, di ecologista, di ecumenista”. Praticamente un campione perfetto del politically correct. Ecco le parole di Solovev: “Il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione, non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano… Era un convinto spiritualista”, credeva nel bene e perfino in Dio, “ma non amava che se stesso”.

In sostanza questa figura – l’antagonista di Gesù Cristo – si presenterebbe, secondo un’antica tradizione, con gli aspetti più seducenti, una contraffazione dei “valori cristiani”, in realtà rovesciati contro Gesù Cristo, quelli che oggi carezzano il senso comune. L’Anticristo di questo racconto infatti tuona: “Popoli della terra! Io vi ho promesso la pace e io ve l’ho data. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace”. Parole in cui molti sentono echeggiare quell’accusa al cristianesimo (che sarebbe causa di intolleranza e conflitti) oggi tanto diffusa. Tuttavia si sbaglierebbe a ritenere che il Papa stigmatizzi solo e semplicemente l’anticristianesimo dilagante a causa del laicismo, sebbene così aggressivo e pericoloso. C’è molto di più nei suoi pensieri. Proprio Ratzinger, da cardinale, in una memorabile conferenza a New York, il 27 gennaio 1988, davanti a un uditorio ecumenico, soprattutto di teologi, citò lo stesso racconto di Solovev esordendo così: “Nel ‘Racconto dell’Anticristo’ di Vladimir Solovev, il nemico escatologico del Redentore raccomandava se stesso ai credenti, tra le altre cose per il fatto di aver conseguito il dottorato in teologia a Tubinga e di aver scritto un lavoro esegetico che era stato riconosciuto come pionieristico in quel campo. L’Anticristo un famoso esegeta!”.

Questo discorso fu ripetuto dal cardinale anche a Roma, davanti a una platea di teologi cattolici. Molti, in quelle platee, trovarono sicuramente “provocatoria” questa citazione, sia pure espressa con la pacatezza tipica di Ratzinger che esorta tutti, sempre, a riflettere. Essa però esprime la consapevolezza dell’attuale pontefice – e prima di lui di Paolo VI e di Giovanni Paolo II – che il pericolo non viene solo dall’esterno, da una cultura avversa e da forze anticristiane, ma anche dall’interno, da “un pensiero non cattolico” che dilaga nella stessa cristianità, come denunciò con parole drammatiche Paolo VI quando arrivò a parlare del “fumo di Satana” dentro il tempio di Dio.

Che nella Chiesa, specialmente negli ultimi pontefici, sia diffusa la sensazione di vivere tempi apocalittici (non necessariamente “la fine dei tempi”, ma forse i tempi dell’Anticristo) appare evidente da tanti loro pronunciamenti. Inoltre fa riflettere, anche in Vaticano, la gran quantità di “avvertimenti” soprannaturali, che vanno in tal senso, contenuti in “rivelazioni private” a santi e mistici e in apparizioni di quesi decenni: in qualcuna di esse si afferma addirittura che l’Anticristo sarebbe un ecclesiastico di questo tempo (un “pastore idolo” che sconvolgerà la vita della Chiesa), ma è un’immagine che molti interpretano come riferita a un “pensiero non cattolico” dentro la Chiesa, fenomeno che in effetti è ben disastrosamente visibile. Dà un quadro ragionato e illuminante di tutto questo padre Livio Fanzaga nel volume, appena uscito, “Profezie sull’Anticristo” (Sugarco). Un quadro prezioso per comprendere il senso e la preoccupazione di tanti interventi pontifici. Angosciati sia per le sorti della fede che per le sorti dell’umanità.

La particolare attenzione della Santa Sede all’Italia è dovuta al fatto che qui il peso dei cattolici ha dato – come ha sottolineato il Papa stesso – il segnale di una inversione di tendenza rispetto alle devastazioni anticristiane e nichiliste del resto d’Europa. La Chiesa cioè scommette sull’Italia per riportare l’Europa alle sue radici cristiane e alla fede. Per questo allarma fortemente che in questi giorni, nel Palazzo della politica, si tenti di soppiatto – con la connivenza di alcuni cattolici – di reintrodurre un “reato di opinione riferito alla tendenza sessuale” (come lo definisce “Avvenire”) che apre la strada alla “demoralizzazione” del Paese e domani potrebbe fortemente minacciare la stessa libertà della Chiesa di insegnare la sua morale. Oltretutto tale limitazione alla libertà di pensiero e di parola viene pretesa in nome di un’ideologia libertaria, paradosso che fa riflettere amaramente oltretevere, dove questi scricchiolii sono percepiti come pericolosi avvertimenti prima di un possibile crollo.

lunedì 27 luglio 2009

Quel libro che fa paura alla Corea del Nord



di Mario Mauro

tratto da IlSussidiario.net

lunedì 27 luglio 2009

Dal 1948 lo Stato della Corea del Nord è retto da una dittatura comunista di tipo staliniano riconosciuta come il regime peggiore per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. È comprovata l’esistenza di campi di internamento in cui sono detenute più di 150 000 persone in condizioni a dir poco disumane. La Commissione d’inchiesta contro i crimini dell’umanità ha recentemente pubblicato un rapporto nel quale denuncia una serie impressionante di crimini contro l’umanità commessi dal regime di Pyongyang, come ad esempio la condanna a morte per il furto di una mucca, per la vendita di film stranieri o per l’ascolto della radio Sud-coreana. Un ex capitano dell’esercito ha addirittura confessato che il regime utilizza come cavie bambini disabili per testare armi chimiche e biologiche.

In Corea del Nord, paese dove il dittatore viene considerato alla stregua di una divinità, anche la fede religiosa ovviamente è un tabù. Sono decine di migliaia i cristiani che si riuniscono in vere e proprie catacombe. È di sabato scorso la notizia sconvolgente della donna giustiziata in pubblico perché distribuiva la Bibbia. Questa è stata la terribile sorte di Ri hyon-ok, una donna coreana di 33 anni che viveva in una città al Nord ovest della Corea del Nord, non lontano dal confine cinese. Lo hanno rivelato nella giornata di sabato alcuni attivisti sudcoreani che si battono contro il brutale regime di Kim Jong-il a Pyongyang, l’ultimo baluardo dell’utopia Comunista del Pianeta. Gli stessi attivisti hanno fatto sapere che il regime ha reso prigionieri politici il marito e i figli della donna, accusata di essere una spia americana e quindi una minaccia per il regime. Ha ragione il regime di Pyongyang: quel libro può essere la più grande minaccia per un sistema che si regge sulla sistematica violazione di qualunque diritto dell’uomo, della repressione di coloro che desiderano perseguire liberamente i propri ideali e professare quindi il loro credo religioso.

In Corea siamo ancora fermi ai tempi in cui la politica non viene considerata come un tentativo di risposta alle esigenze dell’uomo “reale”, all’uomo che “esiste”, ma come un tentativo di immaginare un “uomo nuovo” frutto di elucubrazioni mentali. Le ideologie, i fondamentalismi e i relativismi sono accomunati dall’abbandono della verità, dal mancato riconoscimento dell’essere come principio della realtà e dall’utilizzo del potere per dare una nuova base alla realtà.

La storia delle grandi dittature del passato ci dimostra che Dio fa paura a chi ha la pretesa di sostituirsi a lui. Ma la storia ci ha insegnato anche che alla lunga la furia ideologica che ha nella negazione della libertà religiosa il suo strumento di massima distruzione della dignità dell’uomo, viene sconfitta dalla prorompenza della fede e del desiderio di libertà degli uomini. Ne abbiamo una dimostrazione lampante proprio in questi giorni con le grandi manifestazioni a Teheran contro la teocrazia iraniana. Lo abbiamo visto più da vicino noi europei quando si è sgretolata l’Unione sovietica.

Oggi siamo di fronte alla stessa prospettiva nei confronti della Corea del Nord e delle altre dittature che sconvolgono l’esistenza umana in tutto il mondo. Il compito dell’Europa insieme agli Stati Uniti e all’Onu è oggi quello di incoraggiare e accelerare il moltiplicarsi di movimenti democratici in quei paesi e di mostrarsi più che mai decisi e uniti nell’infinita battaglia nella difesa dei diritti inalienabili della persona, fondamento della democrazia.

L'inganno della Kinesiologia applicata


Basta una semplice analisi della parola per comprendere l'inganno... si parla di KINESIOLOGIA.

Il KI (giappoese), o chi, o qì (cinese), o prana (induista), è sempre il solito nome dato alla presunta energia "interna" del corpo umano. Questo Ki è a detta delle varie correnti filosofiche orientali, la forza vitale che scorre in ogni organismo vivente. Tale forza circolerebbe negli organi interni passando per dei meridiani, generando tutti i principipali processi fisiologici. Naturalmente non esistono nè meridiani nè punti energetici, e questo lo sappiamo bene...

Nel caso della kinesiologia applicata l'inganno è duplice.

Esiste infatti una chinesiologia.

La chinesiologia, che presenta la stessa fonetica, è effettivamente una disciplina scientifica, si tratta dello studio del movimento corporeo. Nel caso specifico kinesis è il termine greco che indica il movimento. La chinesiologia tuttavia, non va confusa in alcun modo con la kinesiologia applicata, che di fatto è una tecnica assolutamente priva di fondamento scientifico.

Immaginate quanto siano subdoli certi "naturopatologhi" che utilizzano un nome in auge nel mondo scientifico (sopratutto legato allo sport) per introdurre una disciplina esoterica.

Chissà quanti adepti hanno fatto in questo modo!

Provate solo ad immaginare quanto sia difficile per uno studente di scienze motorie IUSM (ex ISEF) o per un iscritto ad un corso di fisioterapia, che sente parlare di chinesiologia in un ciclo di lezioni specifiche, discernere la profonda differenza tra le due!

Non a caso molti diplomati IUSM e giovani fisioterapisti frequentano regolarmente corsi di medicina olistica (e ne esistono a centinaia in tutta Italia), così da poter arrotondare in tempi di precariato, fornendo prestazioni rischiestissime che non hanno nulla di medico.

La kinesiologia applicata si fonda particolarmente sull'utilizzo del cosidetto test muscolare kinesiologico (da non confondere con il test-muscolare).

Si fa una pressione sul corpo (generalmente sul polso) e secondo principi esoterici non meglio precisati si dovrebbero individuare in pochi secondi i punti di forza e di debolezza della persona, riconoscere la causa del disturbo (a livello fisico, emotivo, nutrizionale od energetico) e la giusta correzione da eseguire per riportare la persona al suo stato di equilibrio.

Praticamente un check-up completo in pochi secondi...che inganno!

Questa pratica diagnostica tuttavia è praticamente sempre il preludio a pratiche ancora più pericolose, consigliate per risolvere i problemi individuati....shiatsu, reiki, agopuntura, pranoterapia, cristalloterapia, radioestesia(pendolino) e ad altre "discipline" olistiche.

L'oscura mentalità antinatalista


Tratto da "Breve storia dell'aborto nel mondo"
di Francesco Agnoli
fonte: Centro Culturale San Giorgio

Tra i «sacerdoti» di questa oscura mentalità, figura, in Italia, il professor Giovanni Sartori, editorialista de Il Corriere della Sera, che insieme a Gianni Mazzoleni ha realizzato un volume intitolato La terra scoppia.
Sovrappopolazione e sviluppo (Ed. Rizzoli), dove vengono appunto sostenute le teorie maltusiane, con tutto quello che ne deriva: necessità di diffondere aborto e sterilizzazione anche nei Paesi più poveri.

L'argomentare del professore, del tutto analogo a quello di tanti pazzi come lui, prescinde da tutto quello che ci insegna la Storia, e cioè che l'aumento demografico è stato spesso motore di sviluppo, dall'epoca delle colonizzazioni greche, alla Rinascita dell'anno Mille, alla rivoluzione industriale, ecc...; prescinde dall'onestà e dal buon gusto, allorché paragona l'uccisione di un bambino a quella di un girino, di una larva o al gesto di bere un uovo («Se io bevo un uovo di gallina, non uccido una gallina»); prescinde infine dall'evidenza dei dati numerici reperibili su qualsiasi testo di geografia.

Leggendoli capirebbe che la povertà non è assolutamente determinata dall'eccesso di popolazione. Infatti, per fare solo qualche esempio, l'India ha una densità di 307 abitanti per km2, mentre il Belgio e il Giappone ne fanno registrare 336, l'Olanda 388, Hong Kong, che ha un reddito pro capite di ben 23.930 dollari, addirittura 6.502. Così, Paesi ricchi come l'Italia e la Germania hanno un'altissima densità demografica, mentre Paesi poveri come la Repubblica Centrafricana o il Gabon rientrano tra quelli in assoluto con più bassa densità (sei e cinque abitanti per km2); così, ancora, il Madagascar ha un superficie quasi doppia di quella del Giappone, ma gli 11.000.000 di malgasci muoiono di fame, mentre i 127.000.000 di giapponesi, che si affollano su un territorio quasi privo di risorse naturali, hanno il secondo reddito pro capite al mondo 40.

L'aspetto più terribile di queste teorie è che sono penetrate, in verità da parecchi anni, anche in organizzazioni internazionali come l'ONU, l'UNFPA, l'UNICEF e la Banca Mondiale, le quali, di conseguenza, hanno tratto le logiche conclusioni, anche riguardo al modo di spendere i soldi che ricevono: non è il cibo, non sono le medicine, non è lo sviluppo, che, anzi, permettono e allungano la vita, ad abbisognare ai Paesi poveri, quanto semmai i contraccettivi, gli aborti e le sterilizzazioni, anche forzati. In quest'ottica, infatti, medicina ed igiene divengono «mezzi buoni» che raggiungono «fini cattivi», e cioè la «proliferazione cancerosa» di uomini che continuano a «vivere sul pianeta come vermi sulla carogna».

sabato 25 luglio 2009

La scala miracolosa - parte seconda

Ho trovato su YouTube un filmato in spagnolo con una ricostruzione dei fatti che portarono alla miracolosa realizzazione della scala.
Molti amano pensare che il carpentiere che realizzò l'opera fosse lo stesso San Giuseppe alle quale le suore si rivolsero per risolvere il problema dell'accesso dalla Chiesa al Coro. Bhè l'ipotesi non è poi così inverosimile...San Giuseppe non era forse un carpentiere?

Nel video è possibile prendere visione del prodigioso manufatto.



venerdì 24 luglio 2009

Dove finiscono i feti abortiti?


Qualche anno fa aveva fatto scalpore l'articolo del quotidiano britannico The Guardian in cui si denunciava l'uso di feti cinesi nell'industria cosmetica. Oggi, per chi non ne fosse a conoscenza, vi propongo qualche altro utilizzo.

Tratto dall'interessantissimo articolo "Breve storia dell'aborto nel mondo" di Francesco Agnoli che potete trovare nel sito del Centro Culturale San Giorgio.

http://www.centrosangiorgio.com/aborto/articoli/pagine_articoli/breve_storia_aborto_nel_mondo.htm

[...]I resti dei bimbi uccisi con l'aborto subiscono le fini più assurde. B

uttati nelle immondizie, nel lavandino tritatutto, scaricati nel Tevere a Roma 26, utilizzati per la cosmesi e per gli scopi più impensabili…

Il Corriere della Sera, del 31 marzo e del 1º aprile 1994, racconta che l'Istituto Cosmetico Merieux di Lione, in Francia, «lavora» diciassette tonnellate di materiale umano ogni giorno, di cui una tonnellata viene importata dalla Russia.

Avvenire, del 5 maggio 1995, invece riferisce che i dottori degli ospedali della metropoli cinese di Shenzhen vendono i feti o se ne nutrono per garantirsi un corpo più forte e più bello.

Vi sono associazioni che si battono per dare ai bimbi abortiti una degna sepoltura, ma questa iniziativa è solitamente ostacolata in ogni modo. Il sito degli atei (uaar.it), sotto il titolo «Per la laicità dello Stato», idolo ateo a cui si sacrifica ogni vero valore, e «Il pericoloso estremismo cattolico antiabortista», segnala, ad esempio, che il movimento aquilano Armata Bianca, guidato da Padre Andrea D'Ascanio, con una «scena folkloristica» ha osato erigere nel cimitero della città un monumento ai «bambini mai nati», e che lo stesso movimento organizza a Novara «un macabro funerale di feti, ogni fine mese».
Macabro sarebbe dunque il funerale, non l'uccisione!

Eppure, su uno dei giornali più schiettamente abortisti 27, l'inviato nella cittadina piemontese, Maurizio Crosetti, descrivendo uno di questi «macabri funerali», fà notare come le creature «che qualcuno chiama “bimbi”, qualcun altro “rifiuti speciali ospedalieri”, oppure “residui di sala operatoria”, o ancora “prodotti abortivi”», a Novara, invece di finire nei soliti «sacchetti di plastica o nei secchi dove radunano gli embrioni», hanno «piccole bare di dieci centimetri che un artigiano dell'Aquila prepara per questi funerali senza nome e senza memoria».[...]

Altre notizie sul traffico dei feti in ordine cronologico

1977. Uno dei maggiori quotidiani giapponesi lancia una denuncia sconvolgente: la Corea del Sud in questi ultimi sei anni ha esportato negli Stati Uniti quattromila feti all'anno. Il traffico passa attraverso il Giappone. Partiti da Seul, i feti sono stati usati nei laboratori dell'esercito americano per esperimenti in ordine alla guerra batteriologica. Ogni feto costava 25 dollari. Provenivano dagli ospedali coreani dove viene praticato l'aborto. Ma anche la Svezia, oltre agli Stati Uniti, è un cliente privilegiato di Seul per tale commercio.

Marzo 1981. La dogana francese ferma un camion-frigorifero che proviene dalla Svizzera. Gli addetti alla dogana verificano il carico, incuriositi dalle alte tariffe pagate dagli acquirenti dei Paesi esportatori, aprendo i contenitori li trovano stipati di feti umani. Provenivano dall'Ungheria e Jugoslavia ed erano diretti ad istituti di bellezza dell'Ovest.

Inizio 1982. Scoppia in California lo scandalo del container di metallo prima affittato e poi acquistato da certo Mel Weisberg, direttore di una clinica. La ditta proprietaria del container, non avendo ricevuto il pagamento, decide di inviare i suoi impiegati perchè lo ritirino. Era un venerdì, e il container viene trovato abbandonato presso i vecchi locali dove un tempo sorgeva la clinica del dr. Weisberg. Gli impiegati aprono il container e lo trovano colmo di 500 feti immersi nella formaldeide. Ogni feto, a sua volta, era chiuso in un sacchetto di plastica che l'aveva fornito e la data della consegna. Del dr. Weisberg nessuna traccia. La clinica si era trasferita alla fine della primavera dell'anno precedente e del suo direttore non si era saputo più nulla.

Un fotografo dilettante scattò un rullino e tre foto vennero pubblicate dal <> del 1° settembre 1984. Vi si possono vedere una donna e quattro uomini, di cui uno di colore, che stanno trasferendo i feti in sacchi di plastica. Un'altra foto mostra al lavoro il dr. Joseph Wood, mentre procede all'autopsia di alcuni feti che avevano raggiunto, al momento dell'aborto, il sesto e il settimo mese di vita. Scoppiò una polemica. E lo stesso Ronald Reagan vi intervenne di persona precisando: <>.

In Tailandia i bambini e i feti umani morti si possono comprare da 50$ a 70$, si possono comprare anche negli ospedali...


Zuppa di feti? In Cina è possibile.

di Maurizio Blondet 29/03/2006

Due giorni dopo le affermazioni del premier il governo cinese reagisce: Siamo contrariati da queste affermazioni infondate, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri cinese.In Cina bollivano i bambini, ha detto Berlusconi.
Apriti cielo.
La Repubblica interroga l'esperto: Giorgio Mantici, che insegna storia della Cina all'Orientale di Napoli.
L'esperto, debitamente, si indigna: è incommentabile. Mi sento a disagio come cittadino e come specialista; qui, se c'è un crimine, è l'ignoranza.
Durante la Rivoluzione Culturale, ammette, è possibile che qualche folle abbia mangiato un essere umano ma non era un dettame del partito comunista.
Ah beh, allora è tutto a posto.
Ma che esperto è?
Perché in Cina i bambini li mangiano eccome.
E non solo durante la Rivoluzione Culturale, dove la carestia prodotta dal miracolo comunista poteva giustificare atti estremi.
Uguali, del resto, a quelli che avvennero in Ucraina negli anni '30: quando la persecuzione dei coltivatori diretti (kulaki) ordinata da Stalin port alla fame nera, e vi furono casi di genitori che mangiarono i figli morti.

E' questa l'origine storica della frase i comunisti mangiano i bambini: non loro, ma le loro vittime disperate.
Ma in Cina, c'è il fondato sospetto che i bambini li mangino anche oggi.
In pieno capital-comunismo.
Lo rivelava, nell'aprile 1995, un'inchiesta del britannico Telegraph condotta nella provincia di Shenzen.
Per controllare se erano vere le voci, un reporter cinese di Hong Kong buss all'ospedale di maternità dello Shenzen e chiese ad una dottoressa se poteva avere un feto da mangiare.
Il giorno dopo, la dottoressa gli consegnava un flaconcino pieno di feti della grandezza di un pollice.
Ce ne sono dieci qui dentro, tutti abortiti stamattina, disse la dottoressa.
Freschi freschi.
E quanto costano?
Pu prenderli gratis. Siamo un ospedale di Stato, non facciamo pagare. Di solito noi medici li portiamo a casa per mangiarli. Lei non ha l'aria di stare molto bene, perci li mangi.

Perché in quelle zone cinesi c'è la convinzione che i feti siano ricostituenti.
Lo stesso giornalista del Telegraph intervist una dottoressa della clinica Luo Hu nello Shenzen, tale Zou Qin, che ammise senza esitare di aver mangiato un centinaio di feti nei sei mesi precedenti.
Sono nutrienti, fanno bene alla pelle ed ai reni.
Aggiunse che era un peccato sprecarli.
La fornitura di questo cibo è abbondante: nello Shenzen si fanno almeno 7 mila aborti forzati l'anno, milioni in tutta la Cina.
Sicchè nel privato, un feto da consumare costa meno di due euro.
Il dottor Warren Lee, della Hong Kong Nutrition Association, conferma: Mangiare i feti è una tradizione della medicina cinese, profondamente inserita nel folklore.
In Cina si vendono e consumano comunemente le placente umane, anch'esse ritenute curative: c'è un attivo contrabbando attorno agli ospedali, ogni placenta costa sui 2-3 euro.

Naturalmente, il consumo di feti non è un dettame del partito.
Il dettame del partito è semplicemente che donne che abbiano avuto già un figlio siano forzate ad abortire, anche al nono mese.
Ci produce una certa abbondanza di questi ricostituenti, che poi gli ospedali cinesi contrabbandano.
Come del resto reni, bulbi oculari, pelle e polmoni dei condannati a morte giustiziati: un grandissimo business della nuova Cina.
Ma non per dettame del partito, si capisce.
Il Telegraph parl con un altro dottore dello Shenzen, Cao Shilin, che neg il commercio.
I feti abortiti, disse, li mandiamo alle fabbriche che li usano per produrre medicinali.

Ovviamente, in fabbrica, la lavorazione del prodotto comincia con una bollitura per estrarne le sostanze ritenute curative.
Come si bolle la pelle dei giustiziati per estrarne collagene, che le signore bene occidentali poi si fanno iniettare dal chirurgo plastico per ingrossarsi le labbra ed attenuare le rughe.
La Cina fornisce collagene a prezzi stracciati.
Eh sì, Berlusconi ha ragione.
Anzi più di quanto creda.
Forse Repubblica dovrebbe cambiare esperto.
E il cosiddetto esperto dovrebbe farsi un giro sul sito laogai.org - il sito che denuncia le atrocità del business concentrazionario cinese - e cercare alla voce foetus: vedrà un buon numero di proteste ed accuse di Amnesty International al proposito.
Così, magari, avrà un vero motivo per indignarsi.

giovedì 23 luglio 2009

Lo sapevate? No? Allora è il caso di saperlo... Vi presento l'inferno sulla terra. Hellfest e affini.


In Francia, dal 19 al 21 di giugno si è organizzato l'Hellfest 2009, letteralmente il festival dell'Inferno. E' dal 2006 che si svolge annualmente a Clisson. Nasce negli States come festival prevalentemente punk hardcore e metalcore, ma dopo problemi organizzativi la manifestazione cessò di esistere.

L'Hellfest è il festival del satanismo, o quantomeno uno dei più grandi raduno satanista mondiale.
La cosa veramente triste è che il “festival dell’inferno” è stato patrocinato dal Comune, dal Consiglio regionale del dipartimento della Loira e dal Consiglio generale della Loira Atlantica.

Venerdì 19 giugno, giorno dell’inaugurazione, erano presenti la vice presidente della cultura, Yanick Lebeaupin, e il consigliere regionale Chloé Le Bail, che hanno apportato il loro sostegno alla manifestazione sottolineando la competenza e la serietà dell’organizzazione (caspita! Complimenti!).

Tra i gruppi metal presenti, uno peggio dell'altro, c'erano i Deströyer 666, che si definiscono “l’anti Cristo” e che hanno invitato a “iniziare l’attacco” e a “far fuoco”.
I destinatari di questo appello sono senza dubbio i cristiani, ai quali consigliano di «dire le loro preghiere». «Non scapperete al martello di satana», promette il gruppo e molti cantanti esortano a «bruciare i sacerdoti». Wow! Questa si che manifesta "competenza e serietà"!

Per comprendere che non si tratti di un semplice raduno metal basta vedere i video presenti nel sito dell'Hellfest: il look dei partecipanti (cantanti e spettatori) denota chiaramente l’ossessione per il blasfemo e dal sito internet dell’Hellfest vengono lanciati messaggi di morte con immagini di torture, mutilazioni, visi mostruosi, corpi dilaniati e sguardi disperati. Un bell'ambientino...il tutto condito da droga e fiumi di alcool.

Ci si stupisce che in Francia aumenti ogni anno il numero degli aderenti a sette sataniche, oggi attestato intorno ai 25.000. Ma che strano!

In un sito internet un fan italiano andato in Francia per seguire l'evento (che fede!) si domandava come mai i migliori cantanti (headliners) abbiano suonato tutti molto tardi, a partire dall'una di notte. Non è forse l'ora in cui iniziano i riti satanici?
Ben più di una messa nera è stata celebrata in quelle notti!

Pensate sia un fenomeno isolato alla sola Francia?

Allora dovete sapere che in italia c'è la Flame Fest, in Germania c'è il Metal Inferno e il Wacken Open Air, in Norvegia l'Inferno Metal Festival, negli States l'Ozzfest (in onore di Ozzy Osbourne, il leader dei Black Sabbath), in Finlandia il Tuska Open air...e tanti, tanti altri. Minimo uno in ogni paese! Spesso poi le date dei concerti di questi eventi non sono casuali, coincidono con festività occulte...dalla Notte di Valpurga, alle tregende, ai vari sabba...

Occhio ragazzi questi eventi non sono solo musica metal...c'è dell'altro e non bisogna essere degli studiosi per capirlo!


Campi estivi per atei! La proposta dell'anno!


C'erano una volta i Campi Pionieri, creati dal P.C.I. in risposta al fenomeno dello scoutismo...C'erano, dal momento che si sono estinti fortunatamente insieme al partito.
A distanza di 50 anni circa...arrivano i nuovi pionieri campitanati dall'UAAR, con i loro campi Darwin e avamposti atei.

La notizia è in circolo da settimane, l'arcinoto Richard Dawkins ha lanciato "l'originalissima" proposta estiva per tutti i giovani atei del mondo. Roba da far accapponare i peli delle orecchie per l'emozione!

Si tratta di una via di mezzo tra i campi scout, i grest, i corsi di sopravvivenza,i campi estivi del WWF, QUARK e una lezione universitaria di Odifreddi!

Si legge nei siti che sponsorizzano l'iniziativa che questi campi hanno l'obbiettivo di fornire una bella vacanza in gruppo con coetanei: volta a conoscere e comprendere l'ambiente e la natura, ma anche a sviluppare il pensiero razionale, critico e creativo e la libera indagine sui grandi perché della vita. Sviluppare il pensiero razionale...la libera indagine...gulp..ma l'ultimo punto è il più divertente! Chissà cosa risponderanno ai ragazzi che domanderanno incuriositi: "ma perchè siamo nati? Perchè viviamo?". Chissà quanti bho e colpi di tosse!

Leggiamo nella brochure del Campo Darwin che...attenzione, attenzione, durante le serate, intorno al fuoco, saranno dati spunti di riflessione per far discutere i ragazzi tra di loro sul pensiero razionale e quello mitico/religioso!

Ah, quasi dimenticavo, il campo è organizzato con tende in un campo base.

Ora, trattandosi di campi atei, non si dovrebbero rimproverare i ragazzi che la notte entrano nelle tende delle ragazze, ammesso che queste si trovino in un luogo separato. Immagino che saranno distribuiti anticoncezionali e magari ci saranno animatori forniti di pilloline abortive per i più vivaci! Bhè i campi bordello potrebbero essere effettivamente molto frequentati, ma qualcosa mi dice che i giovani si disinteresserebbero facilmente delle attività proposte.

Mi chiedo se ci si possa ubriacare a volontà ed eventualmente anche drogare, perchè a questo punto il numero dei partecipanti potrebbe aumentare...

Bhè se impedissero tutto questo darebbero una cattiva testimonianza, imponendo una morale che si fonda sempre su principi assoluti (nei quali fino a prova contraria non dovrebbero credere). Vabbè chiamiamola etica atea...ma sempre su principi assoluti deve fondarsi, il risultato non cambia.

Immagino già l'educatore razionalista che ferma il ragazzo con uno spinello grosso come il palo della tenda dicendogli: "Non ti drogare, perchè la droga danneggia l'organismo. Usa la testa, lo dice la scienza!" Ed il ragazzo che risponde : "Ah si! E PERCHE' non dovrei farlo se voglio? Non sono forse io con la mia ragione a deciderlo?". Uhm...interessante!

Care mamme e papà, immagino il vostro entusiasmo!

mercoledì 22 luglio 2009

La strage degli innocenti in Cina



da Tempi

«Se una donna viene scoperta incinta senza certificato è immediatamente costretta ad abortire, qualsiasi sia lo stato di avanzamento della gravidanza.

(…) Una volta ho trovato una donna incinta al nono mese senza permesso. È stata portata ad abortire. In sala parto ho visto le labbra del bambino che volevano succhiare, ho visto le sue membra che si stiracchiavano. Un medico gli ha praticato un’iniezione letale in testa e il bimbo è morto». Così dichiarò nel corso di un’udienza davanti al Congresso americano nel 1998 Gao Xiaoduan, per 14 anni responsabile del controllo delle nascite nella provincia cinese del Fujian. “L’aborto come strumento di controllo demografico” stigmatizzato il 15 luglio da due mozioni votate alla Camera dei deputati, che impegnano il governo ad attivarsi per una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni tale pratica, è un orrore che investe milioni di donne.

Lo racconta nei dettagli anche un libro fresco di stampa: Strage di innocenti – La politica del figlio unico in Cina (Guerini 2009, 185 pagine), a cura del dissidente cinese Harry Wu, prossimamente in Italia ospite del Meeting di Rimini. Certo sarebbe molto bello se, dopo avere ottenuto una risoluzione Onu per una moratoria della pena di morte, l’Italia riuscisse a far votare al Palazzo di Vetro anche una moratoria degli aborti forzati e di quelli favoriti da legislazioni che considerano l’aborto un metodo contraccettivo qualunque. Per quanto riguarda la Cina ci sono però due problemini: da sempre l’Unpfa, organismo “umanitario” dell’Onu, assiste Pechino nell’attuazione della politica del “figlio unico”, via aborti e sterilizzazioni forzati.

È un peccato che Obama abbia deciso di sbloccare i finanziamenti Usa a tale ente. È un peccato che l’Unione Europea non li abbia mai interrotti.

martedì 21 luglio 2009

Stop alla depravazione giornalistica!



Pur essendomi abituato alle ormai consuete notizie sul mondo animale presenti in tutti i telegiornali nazionali, segno evidente che le lobby animaliste hanno una voce in capitolo sempre più autorevole; devo ammettere che provo una certa nausea per il putridume e il ciarpame che orami dilaga nelle home-page delle più importanti testate giornalistiche e agenzie di stampa.
Fatta eccezione per l'Avvenire, ovviamente, e per l'Ansa che conserva ancora una certa serietà concedendosi solo raramente link escrementizi, la condizione degli altri siti è davvero vomitevole. Ormai le pagine sono infarcite di gossip pruriginosi, foto di nudi e seminudi piazzati strategicamente per stuzzicare l'uomo e la donna del nostro tempo, cresciuti a pane e voyerismo!

Non se ne può più del quotidiano proliferare di videoprostitute...

E sto notando che anche i telegiornali stanno iniziando a prendere questa brutta piega.

Mi preoccupa la velocità con cui avanza questo decadimento dell'informazione seria. A
mmesso che questa esista ancora.

Bufale fresche: suore spericolate e preti alcolizzati. Tutto è buono per infangare la Chiesa!


La notizia delle suore salesiane fermate per eccesso di velocità ha fatto il giro d'Italia, alimentando polveroni incredibili su blog e social network oltre che in numerosi siti di importanti quotidiani nazionali. Peccato si trattasse di una bella bufala.
Daltronde una fiesta con tre suore a bordo non va a 180 km orari nemmeno se la lanci da un b52!

Ancora una volta occorre fare i conti con la disinformazione e la malafede di chi mette in circolo certe voci e le alimenta.
Nell'era del gossip a tutte le ore, non si controllano nemmeno più le fonti delle notizie, l'importante è fare audience. Se poi c'è da parlare male della Chiesa il successo è assicurato!
Complimenti alle iene!


da Avvenire.it
21-07-2009

Quello strano caso delle suore da F1: la polizia smentisce


Un minuto e mezzo. Tanto è bastato a verificare, sabato pomeriggio scorso, che la notizia delle suore fermate e multate in autostrada mentre si precipitavano a 180 chilometri all’ora ad Aosta per sincerarsi dello stato di salute del Papa era una notizia ancora senza riscontro. Perciò, dopo le telefonate ai comandi di Polizia stradale competenti, che smentivano, 'Avvenire' non l’ha pubblicata. Puntualmente, ieri, dopo che la storia ha fatto il giro di quotidiani, tv e siti internet, è arrivata la smentita ufficiale della Polizia.

E la protesta delle suore salesiane, dall’Ispettoria di Torino: «Abbiamo pensato a uno scherzo». Anche quella di M.C., sacerdote 41enne di Milano, originario di Bologna, fermato sull’autostrada Milano- Torino e risultato positivo all’alcol- test, è una notizia che il mese scorso ha avuto rilievo (il prete si sarebbe giustificato dicendo «Ho celebrato quattro messe in un giorno»). Ma pure questa è risultata in seguito di difficile verifica, sia attraverso il controllo presso le forze dell’ordine, sia per voce della diocesi di Milano, che tramite l’Ufficio comunicazioni sociali fa sapere che «non esiste alcun prete con quelle iniziali, nato a Bologna in quegli anni».

Comun denominatore delle due vicende, battute da autorevoli agenzie di stampa e riprese dagli altri media, è la coppia di avvocati che si sarebbe occupata di entrambe, i legali Anna Orecchioni e Giacinto Canzona. Sentita da Avvenire in merito all’ultima vicenda l’avvocato Orecchioni asserisce di «non avere in mano documenti o il verbale di accertamento della Polizia» e che il suo interessamento al caso, insieme al collega, sarebbe scaturito da una telefonata della suora. Non è la prima volta che i due legali romani comunicano agli organi di stampa notizie su religiosi, che dicono di difendere. Il 15 luglio, sempre in agenzia di stampa, è balzata la vicenda di una novizia “punita” per la scelta di prendere i voti dall’ex fidanzato, che ne avrebbe pubblicato su Facebook le foto in topless scattate prima della vocazione.

A tutela della suora sarebbe interventuta l’avvocato Orecchioni. Le foto però «sono già scomparse dalla rete, il fidanzato è stato ragionevole», come ha precisato ieri Orecchioni. Insomma, la curiosa vicenda si sarebbe esaurita qui. Non prima di aver guadagnato spazio sulle testate nazionali. Come altri fatti che hanno occupato prime pagine, e che hanno sempre come fonte gli stessi legali. Oltre alla vicenda della suora piemontese che va “a tavoletta” (18 luglio), e del prete milanese positivo al test alcolemico (27 giugno), c’è l’autista di autobus di Ravenna che si sarebbe visto ritirare la patente e di conseguenza avrebbe perso il lavoro per essere risultato positivo all’alcoltest dopo aver assunto farmaci antiasma (30 giugno).

O la sposa novella in luna di miele alle Mauritius che rientrando anzitempo in albergo avrebbe scoperto il marito tradirla con un’altra donna, anche lei in viaggio di nozze (9 luglio). Spulciando un po’ a ritroso nell’archivio delle agenzie di stampa, si reperiscono negli ultimi anni altri fatti curiosi (se non eclatanti) “resi noti” secondo la formula verbale usata dalle testate, dall’avvocato Giacinto Canzona. Peraltro protagonista lui stesso di un fatto di cronaca che ebbe ribalta nazionale: l’annullamento della sua laurea in giurisprudenza conseguita nel ’96, da parte del Senato accademico della Sapienza di Roma, con la motivazione dei tempi brevi (tre anni) per ottenere il titolo. In seguito Canzona conseguì una nuova laurea, ma il paradosso fu che nel periodo intercorso fra il primo titolo di studio e l’annullamento dello stesso, lo studente aveva intrapreso la professione legale. Come nel caso della suora a 180 all’ora, molte notizie hanno come fonte il comunicato scritto dal legale.

E sono riportate senza altri controlli, come purtoppo spesso accade nel sistema dell’informazione. Forse che, almeno nell’ultimo caso, sia stata più lungimirante la reazione del lettore che commenta sul sito di un quotidiano nazionale: «Una suora su una Fiesta a 180 all’ora? il poliziotto dev’essersi sbagliato. Era Batman».

A. Guglielmino e N. Scavo