sabato 7 agosto 2010

Lo strano caso di Anthony Capretta


Su vari siti affiliati all'UAAR come quello dei Laici Libertari ed Anticlericali o l'Abateo Impertinente oltre che in numerosi siti pro-gay ha fatto outing una notiza curiosa riguardante un sacerdote newyorkese, un tale Anthony Capretta, prete di giorno e drag queen di notte.
Ma l'ignoranza si sa, non ha confini, sopratutto in certi ambienti in cui l'anticlericalismo è così cieco da tirare in ballo il Papa anche quando la Chiesa di Roma non c'entra nulla.
Eh già miei cari colti amici laicisti ed anticlericali perchè Anthony Capretta non è un sacerdote cattolico, infatti la "chiesa" a cui appartiene si chiama Independent Old Catholic Church e fa riferimento ad uno dei numerosi gruppi pseudocattolici non riconosciuto dalla Chiesa di Roma. La Chiesa Cattolica Apostolica Romana non potrebbe mai accettare gli abomini che si compiono in quelle "chiese": che riconoscono il sacerdozio femminile, e ogni genere di depravazione sessuale...
La prossima volta informatevi di più...Oh sveglia ragazzi, non siete voi i colti?

venerdì 6 agosto 2010

Una mostra blasfema oltraggia Maria

Segnaliamo l'ennesima fiera del cattivogusto presso l'Accademia delle Belle Arti di Carrara...una mostra blasfema su Maria. Però che fantasia!!!
Perchè non prendere come modello un buddha grassoccio o una riproduzione della pietra sacra, l'immagine di maometto o quella di krisna, visnu etc...?
E' sempre la stessa storia.
Evidentemente Maria sta scomoda a qualcuno che abita ai piani bassi e di conseguenza ai suoi tanti figliocci.

di Pietro De Marcotratto
da L’Occidentale 4 Agosto 2010

Abbiamo letto della mostra “Pimp My Mary” - da Pimp my car, titolo di un programma TV americano in cui vecchie auto vengono ‘truccate’ e tornano presentabili - in corso all’Accademia di Belle Arti di Carrara (Corriere Fiorentino, e altri quotidiani, del 28 luglio).
L’evento presenta artisti che hanno “rielaborato a modo proprio” una statuetta della Madonna largamente commercializzata, la stessa per tutti.
Il cronista ci informa che “ne è nata una serie di Madonne di tutti i tipi, di fronte alle quali è difficile restare insensibili: ce ne sono tipo manga, una vestita da Batman, una immersa in una teca (un’altra in un vaso di vetro da conserve, p.d.m.) piena di centesimi, quella che si rimira allo specchio e quella dark”.

Si consulterà http://www.pimpmymary.it/ per qualche immagine e notizie sull’evento, nonché per la costellazione di giovani artisti e illustratori variamente ‘connessi’.

Ripercorrendo l’inimitabile profilo di Bernadette Soubirous scritto da René Laurentin, e sintesi di ricerche vastissime, rileggo l’incontro della santa con lo scultore Joseph-Hugues Fabisch, incaricato di dar forma in marmo di Carrara ad aquerò, “quella (cosa) lì”, l’Immacolata Concezione che si era manifestata pochi anni prima.Siamo nel settembre del 1863. Fabisch, esercitato al compito di scultore sacro (molto del suo lascito è andato disperso, sembra, nel corso della disastrosa “adeguazione al Concilio” delle chiese francesi) e per questo ben pagato, “ha paura”, scrive Laurentin. Tenterà di comporre il proprio linguaggio con la mirabile mimesi dell’apparizione che Bernadette compie di fronte a lui: Com’erano il corpo, la testa? le chiede. Dritti. E le mani, come le ha giunte la Signora ?“Bernadette si è alzata con grande semplicità, ha giunto le mani e levato gli occhi al cielo. Non ho mai visto niente di più bello.

Né Mino da Fiesole, né Perugino, né Raffaello hanno mai fatto niente di così soave …”, si appunta Fabisch su un foglio. Lo scultore cercherà di conciliare icona e grazia, con l’astrazione del volto (come per la Madonna con bambino della chiesa di San Policarpo a Lione) e l’espressività del panneggio.Bernadette, santamente testarda, non ammetterà che la statua assomigli a Colei che ha visto (‘era più giovane, sorridente, la mani giunte più serrate, il velo scendeva giù diritto, alla buona’, come nelle donne del paese) ma l’immagine mariana del Fabisch è lì, per noi, e polarizza da un secolo e mezzo la preghiera, nella grotta di Massabielle come nelle infinite “grotte di Lourdes” che ne ospitano le riproduzioni, nelle chiese o, moltissime, all’aperto. Indifferente, com’è l’immagine sacra, alla deprecazione della sua “riproducibilità tecnica”.

Gli organizzatori di “PimpMyMary” negano intenzioni sacrileghe o solo irriguardose, anche se non potrebbero giurare, per dire così, sulle intenzioni degli ‘artisti’ invitati. Avanzano anzi positive ragioni ‘critiche’: la manifestazione è contro la mercificazione delle immagini sacre. Ma tra gli argomenti a favore della manipolazione pop delle statuette mariane quello che ha minore plausibilità è proprio la protesta anticonsumista.
Le eredità della pop art, ipercommercializzata, hanno una poetica che cozza con giustificazioni impegnate; si lavora a stupire con “l’oggetto conosciuto e banale”, abbinato ironicamente a forme, materiali, usi eterogenei.
La straniazione e, spesso, l’irrisione, del materiale iconico di partenza sono inevitabili. Non sorprende dunque che, almeno dalle immagini date in anteprima, non appaia la “ricerca di un volto nuovo” dell’icona mariana (come si esprime la stampa) ma una serie di interventi-aggiunte (oggetti, colori, tagli) all’originale, interessanti al più come documento di quello che colonizza l’immaginario dei giovani creativi.

Il titolo stesso della manifestazione, che richiama all’imbellettamento di vecchie carcasse ed è, credo, in origine gergo da magnaccia (pimp), non era fatto per favorire una sperimentazione seria su “un’immagine tanto importante per la nostra religione”, come rassicurano gli organizzatori.

Ma il punto, per l’aspetto ideologico, è che la cultura di artisti e fruitori (quale appare sui blog) ignora lo statuto dell’immagine sacra. Tra chi sostiene che, religiosamente, diamo troppa importanza alle immagini, chi suggerisce che le immagini tradizionali vanno individualmente ricreate, e chi dice di scandalizzarsi per la loro commercializzazione (proprio in distretti, come Carrara, ove l’artigianato specializzato vive, oggi come un tempo, anche di questo), vi è un assunto comune: l’immagine (sacra) sarebbe disvalore, in quanto oggetto comune e pubblico.
Merce come ogni altro manufatto che si venda in serie, è infatti destinata alla devozione dei molti: dunque, un massimo di alienazione e di kitsch.

Forse i giovani amici non si sono mai chiesti perché nessuno pregherebbe, in uno spazio “sacro” non New Age, di fronte alla Luchadora (la Lottatrice, alla maniera delle eroine dei cartoons) o alla sgargiante Madonna incinta della mostra carrarese, come non si prega dinanzi a qualsiasi simulacro marcato dal gesto dell’artista. Non vi è approfondimento nell’arbitrio che ‘innova’ o sconcia, né vivente integrazione, ma solo sottrazione; nessun belletto da salotto o da strada può aggiungere niente, solo togliere, alla semplice, diretta, epifania della grazia che una statuetta, confermata dai sacramentali e posta al “suo” luogo (un altare, anche domestico), misteriosamente ‘rappresenta’.
To pimp my Mary è azzerare l’icona sacra, mentre il fare e vendere Madonne non lo è; il realismo religioso non ha mai preteso che le immagini del divino scendessero dal cielo.
Non a caso sono rari gli archetipi “non dipinti da mano d’uomo”.

mercoledì 4 agosto 2010

Meditazione trascendentale e Reiki tra superstizione e magia




tratto dal libro "Carismatici, sensitivi e medium" di Francois Marie Dermine (pp.297-298)
[...]A titolo di esempio, ricordiamo due dei suddetti movimenti, per di più corredati di riti capaci di propiziarci delle facoltà straordinarie tali da ridimensionare la nostra umana fragilità e rivolti a qualche potenza misteriosa, per non dire tenebrosa, sicuramente diversa dal Dio delle grandi religioni.
Il primo movimento è quello della Meditazione trascendentale, fondata nel 1953 dall'indiano Maharishi Mahesh Yogi e presentata come una tecnica grazie alla quale l'aspetto del mondo potrebbe essere cambiato da un momento all'altro»; essa consente infatti al soggetto, oltre ad aumentare le sue capacità di rilassamento, di conseguire la "consapevolezza dell'Essere", di fondersi in esso, come vuole la spiritualità indù, e di acquisire i cosiddetti siddhis, ossia quei poteri speciali quali il levitare, il volare, il diventare invisibile, l'attraversare i muri, la chiaroveggenza, ecc.
Il conseguimento di tali risultati deriverebbe dalla ripetizione di un mantra, ossia di un suono privo di significato e che si garantisce essere personalizzato. Ora, c'è da precisare che il mantra, oltre a non essere affatto personalizzato, non è nemmeno un suono privo di significato, bensi il nome o l'attributo di una divinità indù che l'ignaro meditante invoca quaranta minuti al giorno. Per di più il suo conferimento avviene nel corso di un rito iniziatico dal sapore nettamente religioso chiamato puja, una cerimonia dedicata alla divinità e consistente in un lungo inno di lode proclamato in sanscrito dall'insegnante e accompagnato da gesti rituali di adorazione e di offerta di fiori, frutti, ecc ... ; i nomi di Brahma, Shiva, Vishnu, Govinda, Krishna ritornano spesso, anche se è l'immagine di Guru Dev (il maestro di Maharishi) deposta su un tavolino ad essere venerata con frequenti inchini.
Questo senso della divinità considerata come una persona, e l'immagine come sua forma rappresentativa, è fondamentale per il significato della puja e viene sempre preservata nei rituali della puja.

Un caso analogo è quello dei Reiki, una parola giapponese nella quale ki sta per "energia" (vitale) e reí per "universale"; si tratta di una dottrina e, soprattutto, di una pratica che favorirebbe lo sviluppo della percezione delle energie "sottili" o "eteriche' del corpo umano, nonché la possibilità di riportarlo all'equilibrio indirizzando o imponendo le mani sulle persone da guarire o addirittura, sugli ambienti da purificare dalla "negatività".
Anche qui, ci sono tutti gli ingredienti della superstizione e della magia per il ricorso a mezzi ritualizzati e comunque spro porzionatí rispetto all'effetto ricercato.
Elaborato nella prima metà del Novecento dal medium e Buddista giapponese Mikao Usui, il Reiki non poteva non ispi­rarsi appunto al buddismo, in particolare a quello esoterico e
tantrico, nonché alla dottrina indù dei chakras, ídentificati con i punti vitali o canali energetíci sparsi dalla base alla sommità della spina dorsale. Su questi elementi basilari se ne innestano
altri provenienti dall'ambito occultistico e suscettibili di variare da paese a paese. in Italia, per es., Giuseppe Zanella, fondatore dell'Associazione Reiki Amore Universale (RAU), sostiene di
essere guidato da nientemeno che "Io‑Sono", da lui chiamato Padre, «una pura energia, creatore del visibile e delI'invisibiIe», nonché da altre entità: spiriti guida, guide Reiki, Esseri spirituali,
extraterrestri, ecc. Con tutto ciò si mira ad ottenere, oltre al risulto ufficiale e primario del risveglio dei chakras, il conseguimento di precisi poteri medianici.
Tre sono i livelli ambiti: il primo, detto "rnanuale", è quello dell'uso delle mani per operare guarigioni; il secondo, quello "mentale", offre la facoltà di guarire a distanza, mentre l'ultimo, chiamato "Master Reiki", abilita ad aprire i chakras di terzi e a formare dei discepoli. L'accesso ad ogni livello è affidato a un percorso iniziatico che comporta l'intervento di riti veri e propri e il ricorso insistente a simboli destinati a rappresentare esotericamente una qualità o funzione particolare. L’aspetto più esplicitamente religioso deriva dal fatto che l'energia tanto invocata (o evocata?) è chiamata per nome e viene rivestita di caratteristiche divine.

Come per la Meditazione trascendentale, siamo di fronte a una dottrina incompatibile con la fede rivelata, di matrice pan­teistica (tutto è energia e l'energia è divina), gnostica (ognuno è naturalmente un dio, dotato per di più di un potenziale illi­mitato) e occultistica (ricorso a pratiche spiritiche e tenebrose). Per un cristiano, la pretesa della doppia appartenenza comporta l'adesione a una forma di sincretismo, con tutte le conseguenze che ne possono derivare: non solo sul piano spirituale, ma anche su quello psicologico e occulto.

venerdì 2 luglio 2010

L'ultima cima


di Rino Camilleri
tratto da rinocamilleri.com

Leggo su Zenit.org del 9 giugno 2010 che a Madrid un film sulla vita di un prete morto lo scorso anno («La última cima») in un incidente di montagna (don Pablo Domínguez amava scalare) è stato, ovviamente, proiettato in sole quattro sale. Perché, una volta tanto, parlava bene di un prete. Ma l’affluenza è stata tale che adesso sono oltre cinquanta le sale che, in tutta la Spagna, faranno posto al film in questione togliendo pure i kolossal in 3D. Nella Spagna di Zapatero e di Almódovar (ma anche di Amenábar, quello di «Agorà») il regista Juan Manuel Cotelo «riferisce di essere uscito per strada con la sua telecamera e di aver scoperto che otto persone intervistate su dieci avevano una buona opinione dei sacerdoti». Non solo. Prima delle sale, boom su Internet: nelle tre settimane precedenti l’uscita, «il trailer è stato scaricato più di 200mila volte». Nulla di nuovo sotto il sole. Sono tre secoli che le élites vanno da una parte e il popolo (che dicono di rappresentare) da tutt’altra.
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mercoledì 23 giugno 2010

Guerra tra scimmie, comportamenti umani ed involuzione



Il 22 giugno l'agenzia ANSA ci informava di una guerra in corso tra scimpanzé in Uganda. Una guerriglia per ottenere l'egemonia territoriale. i dieci ricercatori che hanno studiato le fazioni da vicino avrebbero scoperto le pattuglie, gli infiltrati, gli assassini etc...evidenziando le tattiche di assedio e quelle per eliminare gli avversari.
Il quotidiano "La Repubblica" che da tempo ormai si interessa dei "fratelli animali" ha dedicato un bell'articolo corposo all'argomento, mettendo in risalto come queste scimmie per la prima volta abbiano dato solida prova di comportamenti umani.
A questo punto mi sorge spontanea una domanda.
Non sarà forse l'uomo che quando uccide per bramosia o muove guerra all'altro si comporta da animale?
Mi convincerò di una parentela scimmiesca solo il giorno in cui vedrò un cospicuo gruppo di primati pregare con devozione ed un'altro mettersi al servizio del prossimo con la carità di Madre Teresa.

lunedì 21 giugno 2010

La provocatoria campagna pubblicitaria di Almo Nature firmata Oliviero Toscani



di Gianfranco Amato
tratto da IlSuddidiario.net

Tre uomini e tre donne completamente nudi e con la testa di animali. È questa l’ultima provocazione firmata Oliviero Toscani per pubblicizzare una nota marca di cibi per cani e gatti (n.d.r. Almo Nature). La cosa non poteva passare inosservata. E lo sanno bene i promotori che proprio sull’effetto shock hanno imbastito lo scandaloso battage.
Un’indignata cittadina milanese protesta contro il cartellone pubblicitario, che definisce «da guardoni», scrivendo al direttore di Avvenire, il quale risponde precisando di sentirsi «offeso e preso in giro non solo da chi premedita campagne pubblicitarie come quella, ma anche e soprattutto da chi ha potere di governo amministrativo e consente che una tale “violenza” si consumi sui muri di Milano e di tante altre nostre città». Conclude: «Gridi pure chi vuole alla “censura”, l’unico scandalo - qui - è la sconcia pretesa di gabellare la pornografia per espressione di libertà». Sacrosante parole. Quello che però ha urtato maggiormente la mia personale sensibilità non è stato soltanto l’utilizzo gratuito e voyeuristico della nudità. Tra l’altro, l’immagine non riesce a trasmettere nulla di particolarmente sensuale o provocante. Si tratta di semplici corpi denudati. Carne esposta in macelleria.
Il messaggio più trasgressivo è, invece, quello di voler parificare la dignità degli esseri umani con quella degli animali. Operazione culturale in atto da tempo.
Non è una coincidenza, peraltro, il fatto che solo qualche giorno fa la Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE) abbia diramato una nota, alquanto critica, in merito ad un progetto di direttiva dell’Unione europea sulla protezione degli animali utilizzati nelle sperimentazioni di carattere scientifico.
Pur condividendo, in linea di principio, lo spirito dell’iniziativa, i presuli europei denunciano il fatto che in quella bozza di direttiva si insinui surrettiziamente il rischio di «cancellare la differenza tra l’animale e l’uomo». Preoccupa, in particolare, l’art. 4, paragrafo 1, del testo, il quale prevede che, al fine di proteggere gli animali, «si adottino, ove possibile, metodi scientifici o sistemi di sperimentazione, che non implichino l’utilizzo di animali vivi».
Dove stia il pericolo, lo precisa la nota della COMECE, spiegando che una formulazione così generica del testo potrebbe consentire, per esempio, sperimentazioni che utilizzino cellule staminali embrionali umane. La conseguenza è che «alcuni Stati membri, che non hanno una legislazione specifica in ordine alle cellule staminali embrionali umane, potrebbero vedersi costretti, in base alla direttiva, ad applicare metodi di sperimentazione che implichino l’utilizzo di tali cellule, nonostante sussistano al riguardo non poche perplessità di carattere etico».

Da qui la denuncia della COMECE, secondo cui la politica europea sulla protezione degli animali rischia di cancellare la differenza fondamentale tra gli stessi animali e la dignità dell’uomo. Affinché tale rischio venga scongiurato, la COMECE chiede, sempre nella predetta nota, che il Consiglio voglia «escludere esplicitamente dai metodi alternativi di sperimentazione tutti quelli che implichino l’uso di cellule embrionali e fetali umane, nel rispetto delle competenze degli Stati membri in ordine alle proprie decisioni etiche». La stessa COMECE arriva, inoltre, a chiedere «al corpo legislativo dell’Unione europea e alla Commissione di avviare un dibattito onesto e aperto sia sulle alternative scientifiche (come ad esempio l’utilizzo di altre cellule staminali umane, non embrionali), sia su una questione etica fondamentale, qual è quella di sapere se la nostra società intende distruggere e strumentalizzare embrioni umani per ridurre il numero di esperimenti scientifici sugli animali».
Come si vede, quindi, il manifesto pubblicitario di Toscani racchiude in sé qualcosa di assai più scandaloso della semplice indecenza.
Questo subdolo tentativo di parificazione tra uomo ed animale mi ha fatto venire in mente un ottimo articolo di Francesco Agnoli, apparso il 26 aprile 2007 sul Foglio, in cui il giornalista raccontava di una mostra allestita al Museo di Scienze Naturali di Trento, dal titolo “La scimmia è nuda”, e dall’intento dichiaratamente evoluzionista.
In quel contesto, infatti, veniva propinata l’idea che le scimmie avessero una vita sociale ed affettiva simile alla nostra, che possedessero una forma di cultura e di espressione artistica molto meno primitiva di quanto si possa immaginare, e che arrivassero anche ad intendersi di medicina. L’etologo Frans de Waal spiegava di aver persino rinvenuto i fondamenti della morale in varie specie di scimmie. Non ha fornito al riguardo la benché minima prova scientifica, ma l’eccezionale scoperta è stata sufficiente per dimostrare che la religione, in realtà, non è altro che una graziosa historiette inventata dagli uomini.
È seguito il consueto refrain della scimmia che condivide con l’uomo il 98 per cento del patrimonio genetico, senza che però venisse data alcuna giustificazione plausibile di come possano stare in quella piccola differenza del due per cento di Dna, e solo in essa, tutte le caratteristiche tipicamente umane, quali linguaggio, pensiero, autocoscienza, libertà, conoscenza, creatività.
Sempre Agnoli ricorda, in quel suo articolo, anche le grandi intuizioni metafisiche di Desmond Morris, il nume tutelare della mostra, uno capace di sostenere quanto segue: «la questione della sede dell’anima è stata a lungo dibattuta. Sarà nel cuore o nella testa, o magari diffusa in tutto il corpo, come una qualità spirituale omnipervasiva, propria dell’essere umano? A me, come zoologo, sembra che la risposta sia ovvia: l’anima dell’uomo si trova nei suoi testicoli, quella delle donne nelle ovaie».

Con tutto il rispetto per le profonde riflessioni del prof. Morris, il sottoscritto ritiene - a costo apparire un retrogrado parruccone cattolico - che nell’uomo ci sia, invece, qualcosa di misterioso, un imperscrutabile quid, quello che il grande Romano Guardini definiva «un’aura di eternità». Io mi ostino a ritenere, nel mio retrivo oscurantismo, che la conoscenza umana sia diversa dalla mera percezione animale, poiché si esprime attraverso una compiuta elaborazione intellettuale capace di individuare e comprendere il senso ultimo della realtà.
Mi ostino a ritenere che la libertà umana sia diversa dalla cieca obbedienza all’istinto animale, perché la libertà è per l’uomo la possibilità, la capacità, la responsabilità di compiersi, ovvero di raggiungere il proprio destino, attraverso una cosciente autonomia decisionale.
Mi ostino a ritenere che la creatività umana si distingua nettamente dalla semplice “produzione” del mondo animale, in quanto è espressione di un’intelligente energia interiore, di una tensione spirituale e non della reduplicazione d’uno schema insito nell’istinto vitale, come è, ad esempio, l’alveare per l’ape.
Ma io mi ostino innanzitutto a ritenere che non esista un uomo che non sia contemporaneamente un “Io”. Quando chiediamo: «Chi è là?», o domandiamo: «Chi ha fatto questo? », la risposta che otteniamo è: «Io», o se si intende essere più precisi: «Io, nome e cognome».
L’uomo, a differenza dell’animale, è un Io autocosciente, capace di entrare in relazione con un Tu assoluto ed infinito. Ogni uomo, sostiene Guardini, è posto da Dio quale suo “Tu”, anzi «Dio è quell’Essere che è capace di fare di ogni uomo il “Tu”».
Si può ancora davvero pensare che l’uomo sia solo il mero risultato di una catena evolutiva, un animale un po’ più intelligente di altri animali?
A questa domanda risponde, con la sua consueta sagacia, l’ironico Chesterton: «Se l’uomo fosse un prodotto ordinario dell’evoluzione biologica, come tutti gli altri animali, sarebbe ancora più straordinario il fatto di non essere uguale agli altri animali. Così com’è, semplice creatura naturale, l’uomo appare quasi più soprannaturale di quanto sarebbe se fosse davvero una creatura soprannaturale». Con buona pace degli ultradarwinisti.


domenica 20 giugno 2010

La bufala di Ratzinger nazista


Alcuni estratti di un articolo de Il Giornale

Quell’immagine un po’ inquietante viene esibita sul Web come la prova regina: Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, non è stato soltanto iscritto a forza nella Hitlerjugend, come lui stesso ha raccontato nella sua autobiografia, ma era così convinto dall’ideologia hitleriana da fare il saluto nazista persino mentre indossava i paramenti sacerdotali. La foto, ripresa da molti siti Internet e inserita in brevi filmati su Youtube, ritrae un Ratzinger giovanissimo, magro, con i capelli neri, con lo sguardo serio e compunto, mentre veste la stola sacerdotale e ciononostante alza convinto il braccio destro con la mano tesa. Una delle tante bufale antiratzingeriane, come se ne trovano a bizzeffe navigando in rete, ma che da qualche giorno ha ricevuto la sua consacrazione scritta nientemeno che in un «saggio documentatissimo e sconvolgente» - come si legge nella quarta di copertina – un libro-inchiesta scritto da Eric Frattini, «professore universitario, giornalista e scrittore eclettico, appassionato di storia e di politica», autore di una ventina di volumi, alcuni dei quali schierati contro il Vaticano. La sua ultima creatura è I papi e il sesso (ed. Ponte alle grazie).
[...]Frattini, essendo «professore universitario» nonché «appassionato di storia», come si legge nell’autobiografia all’inizio del volume, alla foto di Ratzinger che sembra fare «Heil Hitler!» ha voluto dedicare anche una nota in calce (numero 28, pag. 426) che recita: «L’autore non è riuscito a risalire alla persona che scattò questa seconda foto, in cui Ratzinger è ritratto vestito da sacerdote mentre fa il saluto nazista, né a verificare se si tratta di un fotomontaggio. La fotografia potrebbe essere stata realizzata tra il 1944 e il 1945, quando il futuro Papa aveva diciassette o diciotto anni».
[...]
In effetti, invece di cercare negli archivi l’autore della foto, sarebbe bastato navigare qualche minuto sul Web, per accorgersi della bufala, anzi del taglio tattico. Sarebbe bastata una Garzantina, il sito Internet della Santa Sede oppure Wikipedia per scoprire che l’attuale Pontefice è stato ordinato prete a Frisinga il 29 giugno 1951, dunque sei anni dopo la fine del Terzo Reich e della guerra. Qualche «clic» in più con il mouse, senza dover consultare polverosi archivi (basta digitare su un motore di ricerca le chiavi «Ratzinger» e «1951»), gli avrebbe permesso di scoprire che quella foto è stata scattata nei giorni immediatamente successivi all’ordinazione sacerdotale, quando Joseph Ratzinger, insieme al fratello maggiore Georg, anch’egli ordinato prete lo stesso giorno, e a un altro sacerdote novello originario del paese, Rupert Berger, celebrarono la loro prima messa a Traunstein, nella parrocchia di Sant’Osvaldo. La presunta foto nazista è in realtà un tarocco: nell’originale – reperibile facilmente sul Web – si vede benissimo Ratzinger, accanto al fratello, che impone entrambe le mani per benedire i fedeli. Dunque non faceva alcun saluto romano o nazista, peraltro fuori tempo massimo, ma semplicemente benediceva. Ovviamente rivestito della stola sacerdotale. Non c’è che da sottoscrivere almeno in parte la presentazione forse un tantino trionfale che l’editore ha posto in quarta di copertina: il volume di Frattini non è «documentatissimo» ma nemmeno documentato. Rimane, invece, inequivocabilmente «sconvolgente». Sì, che si continui a dar credito a certe bufale anticattoliche.

P.S. Di seguito la foto originaria...





Sacerdote fuggi il prestigio personale!

"Il sacerdozio non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale. [...] Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero. [...]Chi vuole soprattutto realizzare una propria ambizione, raggiungere un proprio successo sarà sempre schiavo di sé stesso e dell'opinione pubblica. [...] Per essere considerato dovrà adulare; dovrà dire quello che piace alla gente; dovrà adattarsi al mutare delle mode e delle opinioni e, così, si priverà del rapporto vitale con la verità, riducendosi a condannare domani quel che avrà lodato oggi. Un uomo che imposti così la sua vita, un sacerdote che veda in questi termini il proprio ministero, non ama veramente Dio e gli altri, ma solo se stesso e, paradossalmente, finisce per perdere se stesso".
Benedetto XVI


sabato 19 giugno 2010

Ennesima edizione dell'Hellfest


Ieri è iniziata (per la gioia dell'inferno) l'annuale kermesse satanista made in France, l'Hellfest...
Nonostante la mobilitazione di molte associazioni francesi, perlopiù cattoliche, preoccupate per i loro giovani, nessuno ha mosso un dito, anzi...c'è chi in parlamento ne ha fatto l'apologia.

Patrick Roy, socialista, è un deputato suigeneris e non solo per il suo stravagante modo di vestire. Si definisce un amante del Metal e lo difende a spada tratta anche quando sul banco degli imputati c'è una delle manifestazioni musicali più becere...L'Hellfest.
Nel filmato che vi propongo di seguito, in lingua francese, potete ammirare la sua apologia dell'iniziativa che ogni anno raduna a Clisson più di 60.000 giovani.




Quando si parla di Hellfest, si parla di un'iniziativa finanziata dallo stato francese che ogni anno fa esibire alcuni dei peggiori gruppi heavy metal, hardcore, deathcore, e blackmetal esistenti sul pianeta.
Per avere una panoramica generale degli artisti che ogni anno si esibiscono guardate il seguente link

Nel 2008 hanno cantato gli “Impaled Nazarenne” autori di canzoncine come “Satan my master” o “Tormentor of Christian Souls” (e c'è chi dice che l'Hellfest non abbia niente a che fare con il satanismo) oppure gli Slayer (presenti anche quest'anno) creatori di un'infinità di canzoni con testi satanici inneggianti all'omicidio, al suicidio e ad ogni genere di violenze. Degli Slayer in particolare ricordiamo che nel 1996 furono citati in giudizio con l'accusa di aver istigato con la loro musica alcuni giovani ad uccidere una ragazza. Ma in realtà sono stati molti di più gli omicidi ispirati a questa band...le stesse "Bestie di satana" (prodotto nostrano) durante i loro beceri rituali mettevano a tutto volume 'Hell awaits', l'inferno aspetta, uno dei dischi più famosi della metal band americana.
Circa il 99% dei gruppi invitati all'Hellfest incitano all'odio in tutte le sue forme, dal razzismo alle varie sfumature dell'omicidio (infanticidio, parricidio) passando per il suicidio. Il tutto condito con palate di blasfemia, e perchè no, abbondante odio anticristiano espresso con dirette istigazioni all'assassinio dei cristiani ed alla loro tortura fisica. Non c'è male!
Poi ci lamentiamo dell'educazione dei giovani e della perdita dei valori...
Complimenti Francia si vede che ti sta a cuore il futuro della nazione!


mercoledì 16 giugno 2010

La censura ateista di Wikipedia


di Gianfranco Amato
tratto da IlSussidiario.net

Conosco da diverso tempo l’associazione Due minuti per la vita, che opera nel settore pro-life anche attraverso il prodigioso strumento della preghiera. Chi si occupa di difesa della vita conosce bene l’impegno encomiabile dei suoi membri. Per tale ragione diventa ancora più odiosa l’incredibile censura cui sono stati sottoposti da parte di Wikipedia, la virtuale enciclopedia soi-disant libera.
Lo scorso 5 giugno, infatti, la voce dedicata all’associazione Due minuti per la vita è stata rimossa in quanto ritenuta di «contenuto palesemente non enciclopedico oppure promozionale». Entrambe le contestazioni risultano infondate.
Per quanto concerne l’aspetto della “promozione”, è lo stesso regolamento di Wikipedia a prevedere la cancellazione di pagine o immagini promozionali, solo quando esse siano «costituite unicamente da collegamenti esterni (comprese Wikipedia in altre lingue) e/o spam che reclamizzino prodotti, servizi o persone». La voce dedicata a Due minuti per la vita - che era visibile prima della censura - si limitava a illustrare la realtà dell’organizzazione senza alcuna finalità di proselitismo. Erano esposti l’origine, lo scopo, la preghiera proposta, l’attività, le collaborazioni proprie dell’associazione, in ossequio ad un beninteso diritto-dovere di informazione.
Per quanto riguarda il requisito dell’enciclopedicità, il discorso si fa più interessante. Sempre il regolamento di Wikipedia, infatti, afferma che «enciclopedicità non vuol dire necessariamente notorietà al grande pubblico, ma certamente vuol dire notorietà nel proprio campo, già acquisita prima di andare su Wikipedia». In merito a questo punto, Due minuti per la vita ha tenuto a precisare come tale presupposto fosse posseduto fin da «quando ancora non era organizzata nella forma associativa», e poi quando, «in maniera sempre più organica, ha trovato il proprio ruolo tutt’altro che insignificante all’interno dal variegato e poliedrico arcipelago dell’associazionismo pro-life italiano».
La stessa associazione ha ribadito che «l’opera di diffusione capillare del materiale informativo a singoli, famiglie, parrocchie, congregazioni religiose, eccetera, ha, infatti, indubitabilmente determinato la conoscibilità e l’effettiva conoscenza dell’associazione e dell’omonima iniziativa di preghiera in difesa della vita. A ciò si sommano gli apprezzamenti per l’iniziativa manifestati dal Santo Padre Benedetto XVI (lettera del 6 aprile 2008), da Mons. Rino Fisichella, Presidente della Pontifica Accademia per la Vita (lettera del 28 novembre 2008), nonché da alcuni Arcivescovi ed Vescovi italiani».

E proprio qui sta il punto. Il mondo del cyberspazio sembra avere una particolare idiosincrasia per tutto ciò che non corrisponda ai criteri del politically correct, soprattutto quando la posizione controcorrente è dettata da un giudizio cristiano.
Ricordo che due anni fa, nell’aprile 2008, affiancai gli amici di The Christian Institute, organizzazione britannica pro-life, nella battaglia legale intentata contro Google, il gigante di internet, per il suo rifiuto di pubblicare un comunicato in tema di aborto. Google si oppose alla pubblicazione sull’assunto che la sua politica editoriale non riteneva opportuna la diffusione nei siti internet di comunicati che «correlassero il tema dell’aborto a considerazioni di natura religiosa». The Christian Institute incaricò i propri legali di promuovere un’azione contro Google sulla base della violazione dell’Equality Act, una legge britannica del 2006 che vieta ogni forma di discriminazione religiosa.
In quell’occasione fu davvero paradossale constatare come Google, che da sempre si proclama impegnato nella diffusione degli ideali di libertà di pensiero e di libero scambio di idee, abbia censurato il comunicato in questione definendone il contenuto «inaccettabile». A seguito di quell’azione giudiziaria, Google concluse una transazione stragiudiziale e accettò di rivedere la propria posizione, autorizzando The Christian Institute e ogni altra associazione religiosa a pubblicare comunicati connessi alle proprie finalità associative in tema di aborto. È servito ricorrere ai magistrati per ottenere quel risultato.
Anche i cybercensori di Wikipedia, che amano mostrarsi illuminati e tolleranti rispetto a molte discutibili voci presenti sul sito, quando hanno a che fare con giudizi religiosi su questioni fondamentali dell’uomo - come la vita e la morte - si trasformano improvvisamente negli occhiuti funzionari dello “Scudo Dorato”, il famigerato jindun gongcheng, quello strumento con cui il governo comunista cinese controlla e censura internet. Questo lo hanno sperimentato, a loro spese, gli amici di Due minuti per la vita, con la loro surreale vicenda della cancellazione.

Tra l’altro, chi volesse verificare di persona la faziosità di Wikipedia, la disparità di trattamento e il concetto strabico di libertà che possiede tale organizzazione, potrebbe dare un’occhiata allo spazio e al rilevo che la stessa “libera enciclopedia” ha riservato alla voce U.A.A.R., Unione Atei e Agnostici Razionalisti. Sono 3.600 le parole dedicate a quell’associazione, e comprendono anche la promozione delle bislacche e risibili iniziative degli atei di casa nostra, tra cui lo sbattezzo, l’ateobus, l’occhio per mille, l’esperimento di riproduzione della Sindone e scempiaggini simili. Non ne cito altre perché non voglio prestarmi indirettamente a forme di pubblicità e promozione. Lascio volentieri questa incombenza a Wikipedia.
Il punto è che per l’U.A.A.R. non valgono i regolamenti wikipediani, anche perché quell’organizzazione è protetta da forti padrinati, a cominciare dai presidenti onorari, tra cui spiccano i nomi di Carlo Flamigni, Margherita Hack, Piergiorgio Odifreddi, Sergio Staino, e compagnia laicheggiante.
Qui sta la differenza con Due minuti per la vita, che può vantare soltanto l’apprezzamento scritto di tale Joseph Ratzinger, detto anche Benedetto XVI. Troppo poco per gli “enciclopedici” di Wikipedia.