giovedì 26 aprile 2012

L'attrazione è una questione di Bellezza


Il Bello chiama, attira a sé, è amabile, si  offre, viene incontro.
La Bellezza è appello, offerta, avvento dell’Altro.
Le pecore del tuo gregge ti riconoscono così come quelle che prevengono da altri recinti, perché sei Bellezza che attrae a sé.

Bel Pastore, aiutaci a comprendere che come uomini di Chiesa possiamo essere bravi, ma che la bravura non attira nessuno se non per quel breve lasso di tempo che intercorre tra noi e colui che, più bravo di noi, ci sostituirà…
La Bellezza invece innamora e l’Amore è per sempre.
Ciò che attrae, da sempre, è la Bellezza. E la Bellezza sei Tu.

mercoledì 25 aprile 2012

"Quasi amici"...ma de che? Veri amici!



Nel 2009 scrissi un articolo intitolato "Terminologia menzognera: il vocabolario del falsario",  riflettendo sull'astuto processo di edulcorazione messo in atto dall'atteggiamento politically correct tipico del nostro tempo. 

Ci ho ripensato ieri mentre finivo di vedere "Quasi amici" un carinissimo film francese uscito a febbraio nelle sale cinematografiche italiane. Cercavo su Youtube la colonna sonora di Ludovico Einaudi quando ad un tratto mi sono imbattuto nel vero nome del film...Intouchables, ovvero Intoccabili. 

Mi sono domandato per l'ennesima volta, "perchè?" Perché questo malsano bisogno di giocare a nascondino con le parole, perché nascondere la realtà dei fatti e occultare ciò che solo in apparenza può risultare indigesto? Perché ogni richiamo a qualcosa che fa soffrire deve essere cancellato, abolito, rigettato?

"Quasi amici", è un titolo a dir poco ridicolo e chi ha visto il film lo sa bene. Non c'entra niente, assolutamente niente! 

“Intouchables” era il titolo francese, ed era il titolo giusto. Intoccabili...come i due mondi apparentemente lontani del ricco e aristocratico Philippe, e di Driss, ragazzo di periferia appena uscito dal carcere. Intoccabili come Vivaldi e gli Earth, come la dizione perfetta e lo slang, il tight e la tuta. Intoccabili come le categorie di chi giudica senza vivere, come le incolmabili distanze create dal pregiudizio

Eppure due intoccabili, quali sono un paraplegico bisognoso di tutto ed un giovane sbandato e rassegnato al vivacchiare, possono incontrarsi nel baratro delle loro solitudini e scoprirsi più vicini di quanto si creda. Veri amici e non quasi amici; profondamente bisognosi l'uno dell'altro. 

Il senso del film è di straordinaria importanza: è l'amore che colma ogni distanza, che fa rinascere la voglia di vivere agli sfiduciati, la speranza in un presente luminoso ai disperati e in tutti l'incrollabile certezza che niente in fondo è perduto.  Altro che "Quasi amici"!

In rete c'è un mondo che cerca Dio


All'incirca due mesi fa ho caricato sul mio account di Youtube un filmato intitolato "Se esiste Dio, perché tanto male nel mondo?".  In poco tempo ha iniziato, in modo virale, a fare il giro della rete italiana. 
C'era da aspettarselo considerandone la la simpatia e l'immediatezza! 

Ciò che più mi ha meravigliato di questa incredibile girandola di condivisioni non è stato il numero di visualizzazioni ottenute, per carità, alto considerando da quanto poco tempo è in circolazione (ad oggi più di 34.000), quanto piuttosto il dibattito sorto intorno al filmato. Quasi 300 commenti di ogni tipo: di approvazione, di disapprovazione, di critica feroce. Dibattiti, diatribe, tentativi di spiegazione, e tanto, tanto altro.

Di video nel mio canale ce ne sono un centinaio, di questi però solo due hanno suscitato simili reazioni. Si tratta di filmati apertamente provocatori che inducono lo spettatore a riflettere su problematiche inerenti la cosiddetta teodicea (esistenza e conoscenza di Dio, attributi divini, creazione, provvidenza, problema del male etc..). 

Anche nel secondo caso (che poi sarebbe il primo in ordine cronologico), quello relativo al video che ha per protagonista un giovanissimo Albert Einstein versione scolaretto, intitolato "Se Dio esiste, da dove viene il male?", si è verificato lo stesso fenomeno. Ben 500 commenti di ogni tipo a riprova che l'uomo non è affatto indifferente a Dio, alla sua esistenza e a ci che ne consegue.
  
Tanto poco mi è bastato, due filmati di pochi minuti, per convincermi ancora di più che nel mondo, come nel web che poi è uno specchio del mondo stesso, c'è una umanità nient'affatto indifferente al discorso su Dio, che ama farsi domande importanti, che non vive con passività la propria vita, che sa interrogarsi su problemi grandi perché ha sete, una sete immensa di Infinito, di Bellezza, di Verità.

A buon evangelizzator poche parole!

Il cervo simbolo del Cristo e del cristiano


Strano animale il cervo, bello, agile, discreto, mansueto, sfuggente, misterioso. I miti e le leggende di tutti i popoli ne parlano attribuendogli particolari caratteristiche. 

Non è raro trovarlo in una certa iconografia cristiana laddove il più delle volte indica la sete del credente che anela alle sorgenti d'acqua viva del Cristo, come recita il Salmo 42 "Come la cerva anela ai corsi d'acqua così l'anima mia anela a te, Dio". 
Simbolo del cristiano dunque, ma anche dello stesso Cristo vittorioso sul male come attesta l'iconografia ispirata agli scritti di alcuni antichi filosofi e scrittori greci come Plinio ed Eliano

Sembra infatti che il cervo fosse acerrimo nemico dei più letali serpenti e che per stanarli fosse solito riempire la bocca d'acqua versandola nella tana con un potente soffio. Una volta fuori i rettili venivano calpestati ed uccisi. L'allusione al trionfo del Cristo su satana è evidente. 
Il Cristo che schiaccia il serpente ricorda Genesi 3,15, mentre il soffio che annienta il nemico è un chiaro riferimento a 2Ts 2,8 "Solo allora sarà rivelato l'empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta".

Il parallelismo Cervo/Cristo è legato anche ad un'altra caratteristica di questi animali, all'annuale rigenerazione del palco delle loro corna. Ogni anno, nei periodi compresi tra gennaio ed aprile, il cervo perde il palco per poi rigenerarlo verso il mese di luglio. Tale segno di rinascita è stato spesso associato al concetto di Resurrezione.

Una ricca tradizione agiografica è, infine, legata a questi animali. Li troviamo nella vita di Sant'Eustachio, Sant'Uberto (da cui la celebre immagine dell'amaro Jägermeister), Sant'Abbondio da Como, San Corrado di Piacenza, San Donaziano, San Lamberto, San Meinhold, San Procopio da Brema, Sant'Osvaldo, Sant'Egidio abate, Santa Ida di Herzfeld e la Beata Ida di Toggenburg. 



domenica 22 aprile 2012

Biancaneve e le intuizioni dei fratelli Grimm


Maximiliano Cattaneo ha recentemente dedicato un bell'articolo su LaBussolaQuotidiana.it alla fiaba di Biancaneve, mettendo in risalto interessanti particolari sul celebre racconto dei fratelli Grimm. 

Quanti hanno mai notato che la matrigna di Biancaneve non ha un nome? 
Questo aspetto è estremamente interessante. E' senza identità. L’intuizione dei Grimm sembra essere che quando una persona si dà al male, allontanandosi dal bene, perde la sua identità, perde il suo nome; come il ricco epulone della parabola evangelica, spersonalizzato da una dissoluzione che lo ha privato dell'umanità.

Biancaneve cammina nel bosco mentre le fiere le passano accanto senza farle del male. Il creato riconosce l’antico ordine. Non vi ricorda Isaia 11 e 65? 
I nani sono sette (numero molto particolare...un richiamo ai 7 Sacramenti?) e, pur essendo lei una principessa, le insegnano a svolgere lavori umili, a servire (l'importanza della diakonia). Essi la avvisano del fatto che la sua nemica sarebbe presto arrivata a minacciarla, quindi, le comandano di non far entrar nessuno. Biancaneve disobbedisce per tre volte a quest’ordine (anche questa volta un numero che non appare casuale), e per tre volte cade sotto la tentazione della matrigna che si traveste e si presenta alla porta della casetta dei nani. Una straordinaia metafora della tentazione diabolica. 
Biancaneve scende, poi, in uno stato di morte dal quale solo un principe innamorato della sua bellezza riesce a svegliarla. Sembra immediato il riferimento a Cristo, amante della bellezza dell’uomo che con amore libera la sua creatura, gli ridona vita, l'attira a sé, la sposa.

Questi giorni è nelle sale un film sulla fiaba dei fratelli Grimm, diretto dall’indiano Tarsem Singh. La chiave interpretativa e le variazioni apportate dagli sceneggiatori sono davvero interessanti. I nani, ad esempio, sono gli esclusi del villaggio, i brutti, i non voluti, eppure saranno loro a salvare Biancaneve. Un bell'insegnamento, considerando i tempo che viviamo! Biancaneve, inoltre è una nobile che non si vergogna di servire dei farabutti, dai quali imparerà a giocare la vita in prima persona.  Felice intuizione anche il prezzo che la matrigna dovrà pagare per tutti i malefici compiuti nel corso della sua vita: una mortificazione per la sua vanità, che è al tempo stesso evidenza del suo malessere spirituale.

Un film da vedere, una fiaba da rispolverare. Sempre che non siate troppo cresciuti e sappiate ancora farvi piccoli come bambini!



Una porzione di pesce arrostito...


La grande gioia può non farti credere a ciò che vedi, perché va oltre ciò che hai davanti, come quando dinnanzi a qualcosa di impensabile e straordinariamete bello dici "no...dai...non può essere vero!".

Gesù allora richiama alla realtà e chiede quello che tu hai di pronto: una porzione di pesce arrostito. Lui prende e mangia quello che è tuo per dirti:
 "Sono qui, mi interessa ciò che è tuo. Non importa cosa sia, purché sia tuo. Questo ti permette di conoscermi. Dammi ciò che ti appartiene.Se tu vedi che lo faccio mio, magari ti convinci che sono proprio Io che vengo a te". 

Il dubbio, poi, in un contesto di speranza, può avere un risvolto positivo. Può aiutare a percepire bene, a distinguere, creando il salutare desiderio di andare più in profondità. Non è la passiva accoglienza ciò che permette di conoscere Gesù! 

Ciò che accade lungo la via, ciò che vivi con gli altri, può darti l'opportunità di riconoscere il tuo Signore. Lui cammina con te. Ma i tuoi occhi per vederlo hanno bisogno di perdere la loro opacità. 

Se tu cerchi il Dio potente, straordinario, che risolve tutte le cose, ti precludi la possibilità di riconoscerlo. Il Dio che ti appare è un uomo crocifisso. E se ti mostra le sue mani e i suoi piedi feriti è per ricordarti che la vita nuova passa attraverso la sua umanità consegnata all?Amore, si genera nella donazione di sé che arriva alle estreme conseguenze. Non esiste un amore più grande che quello di dare la vita per i propri amici. 
E tu fino a che punto stai donando la tua vita?

giovedì 19 aprile 2012

Un Volo in picchiata


Che la trasmissione "Volo in Diretta" condotta da Fabio Volo non decollasse, ce lo avevano detto già le statistiche, ma che potesse cadere tanto in basso non ce lo saremo mai aspettati. Altro che volo...una vera caduta in picchiata! 

Mentre il programma di ieri mercoledì 18 aprile stava per terminare, il presentatore introducendo una tematica molto seria come quella degli incontri che possono cambiare la vita, ha sommariamente raccontato la conversione di Paolo Brosio, evidenziandone in modo sarcastico gli aspetti più dolorosi.

Dopo aver espresso tutto il suo scetticismo per la vicenda, dando per altro dell'allucinato al povero giornalista (che per inciso non ha mai detto di aver visto la Madonna), ha iniziato un'intervista di pessimo gusto nientepopodimenoche con la Vergine Maria, o meglio con un'attrice travestita da Madonna. Il gelo.
La "gag", tra l'altro, non faceva per niente ridere.

Diversi spettatori hanno così assistito, tra l'incredulità ed il disgusto, ad uno dei momenti più osceni e bassi della storia della televisione italiana. Quello andato in onda ieri è stato un gesto blasfemo assolutamente ingiustificabile che ha ferito la sensibilità di molti credenti. 

Da un ragazzo intelligente e profondo come Fabio Volo, che visitando Santuari e Basiliche in giro per il mondo scrive su twitter il suo bisogno di raccogliersi in preghiera, francamente ci saremo aspettati un pizzico di rispetto in più.

Qui: http://goo.gl/wj8wt (minuto 22)

mercoledì 18 aprile 2012

Bellezza e Web cattolici: quale connubio?



Stamattina leggendo questo articolo di p.Max Granieri riflettevo sul mondo del web cattolico.

Come si fa a definire la cattolicità di un sito senza emettere una sentenza inappellabile? Come si possono stilare classifiche o assegnare premi? 

Talvolta davanti a siti e blog che si definiscono cattolici, mi domando se sia veramente quello il volto della nostra cattolicità. E mi rammarico.

Amo la Chiesa Cattolica e mi piace perché è Bella, perchè EK-KALEO mi chiama a sé, mi attira perché KALOS, Bella, di una bellezza irresistibile, della stessa bellezza del Cristo. Per questo quando non vedo Bellezza, non posso vedere Dio. 

Non tutto ciò che oggi viene detto "cattolico" può dirsi bello, non tutto attrae, anzi il più delle volte respinge. Si può essere veri apostoli, annunciare con franchezza la Verità, proclamare con zelo la Parola, facendo emergere il volto Bello della Chiesa. Questo è a mio avviso il segreto del successo del cristianesimo da secoli, il nostro biglietto da visita.

La Bellezza autentica è nature, senza trucco, semplice, acqua e sapone diremo oggi...senza artifici. Spesso la si trova nascosta in un angolo, in attesa. E' discreta la vera Bellezza, non ha bisogno di pubblicità, non fa marketing, si autopromuove, non aspira alla notorietà perché ha già Tutto, sa accontentarsi di ciò che è e col solo fatto di esserci, senza tante parole, rende gloria a Dio. 

domenica 15 aprile 2012

La fede: il dono che anticipa l'esperienza e cambia il modo di toccare la vita




«[...] Noi pensiamo che la fede sia il prodotto di un'esperienza che una persona fa. Che solo dopo che hai vissuto certe cose puoi iniziare a credere. Invece la fede è un dono che anticipa l'esperienza. Non, toccare per credere, ma credere per toccare.  La fede è un dono che cambia il nostro modo di toccare la vita, di vivere l'esperienza [...]. La fede anticipa la nostra esperienza.  Questa è la più grande conversione [...]».

don Luigi Maria Epicoco

via http://youtu.be/igqknVBvWaY

sabato 14 aprile 2012

Ri-conosciuti


Il voler essere riconosciuti è desidero ambiguo. Da un lato esprime l'orgoglioso bisogno di far emergere a tutti i costi il proprio io, dall'altro è espressione di quel semplice e quantomai naturale bisogno d’amore che tutti ricerchiamo.


Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica che abbiamo un senso, che abbiamo un valore. Che tenga lontano da noi il nulla.

L’orgoglio ci spinge a credere che possiamo darci da noi quel valore. Che bastiamo da soli ad amarci. Tragico errore. Chi ama solo se stesso ama un bastardo che l’abbandonerà nel momento del bisogno.

Sappiamo bene chi siamo. Per questo sentiamo il bisogno di essere Ri-conosciuti: non solamente conosciuti, qualcosa di più. Come quando guardi qualcosa, e poi torni a guardarla perché ti ha colpito. 

Abbiamo bisogno di Qualcuno che ci ripeta eternamente "sei prezioso ai miei occhi ed io ti amo". Forse è la sola cosa che vogliamo, La sola cosa che veramente vogliamo. 



mercoledì 11 aprile 2012

Pietre ribaltate...


[...]Cari amici, anche oggi il Risorto entra nelle nostre case e nei nostri cuori, nonostante a volte le porte siano chiuse. Entra donando gioia e pace, vita e speranza, doni di cui abbiamo bisogno per la nostra rinascita umana e spirituale. Solo Lui può ribaltare quelle pietre sepolcrali che l’uomo spesso pone sui propri sentimenti, sulle proprie relazioni, sui propri comportamenti; pietre che sanciscono la morte: divisioni, inimicizie, rancori, invidie, diffidenze, indifferenze. Solo Lui, il Vivente, può dare senso all’esistenza e far riprendere il cammino a chi è stanco e triste, sfiduciato e privo di speranza
[...]
La fede in Lui trasforma la nostra vita: la libera dalla paura, le dà ferma speranza, la rende animata da ciò che dona pieno senso all’esistenza, l’amore di Dio [...].

Benedetto XVI - Castel Gandolfo - Udienza Generale 11 aprile 2012

Quanta tristezza quando ci si dimentica di Gerusalemme



Alcuni giorni il dolore è così forte da anestetizzare il cuore, da non permettere di riconoscere che il Signore della vita è vicino. Ci si ferma con troppa facilità ad una croce per la morte e non per la vita.

Come i due discepoli di Emmaus ci si affretta a fuggire da Gerusalemme, dalla croce e dal sepolcro. La sofferenza fa paura. Fa ancora più paura quando non si comprende che è stata redenta, che la morte, la sua più estrema conseguenza, è stata vinta. Allora subentra la tristezza. 
Si è tristi ogni volta che ci si dimentica di Gerusalemme, o quando pensando ad essa ci si ferma ad una croce ed un sepolcro sigillato. No, Gerusalemme è una croce e un sepolcro vuoto! 

I due discepoli tristi parlavano tra loro di quello che era accaduto, del pietoso epilogo di quella storia in cui, a modo loro, avevano creduto. 
Gesù nelle vesti di un pellegrino si fa loro prossimo, si dimostra interessato a quei discorsi ciechi. Ascolta la storia della sua crocifissione, lui, che l'ha vissuta. Egli però, è già oltre e lo dimostra con la sue presenza discreta. E' lì ed essi non comprendono.

Allora Gesù li schiaffeggia con la Parola, li rimprovera per scuoterli dal torpore. 
Dov'è la vostra fede? Non ricordate le profezie e i discorsi fatti? Possibile che il dolore vi abbia resi così ciechi? 

Occorrerà fermarsi, sostare un attimo lungo il cammino per riflettere e comprendere. 
Un gesto semplice, un ritorno di cuore. Un pane che si spezza e le scaglie cadono dagli occhi come briciole sulla mensa. Gesù sparisce, la fede rinasce.

E dopo il tanto parlare per la via, nel silenzio di un'abitazione, diviene chiaro ciò che l'attaccamento al dolore aveva loro impedito di vedere: Gesù è davvero risorto!