sabato 24 gennaio 2009

Obama...che puzza di zolfo!




Imbonitore,
affabile, filantropo, salutista, ambientalista, fascinoso, amico degli animali....

Appena insediato ha ottenuto che i fondi pro-abortisti bloccati dalla precedente presidenza Bush fossero rimpinguati.


Ha siglato il decreto esecutivo che sospende la cosiddetta "Mexico City Policy", il divieto stabilito da George W. Bush che impediva alle organizzazioni che offrono la possibilità di abortire, o che anche solo forniscono consigli in vista dell'interruzione di gravidanza, di ricevere fondi dal governo federale. La mossa era attesa da tempo dalle associazioni per i diritti civili che avevano duramente contestato l'entrata in vigore della legge, due anni fa.

La firma arriva nel giorno successivo al 36mo anniversario della sentenza Roe contro Wade, che ha introdotto l'aborto nella legislazione americana nel 1973.


Elio Sgreccia, ha commentato tale decisione affermando giustamente: "Tra le tante cose buone che poteva fare, il nuovo presidente Usa ha scelto invece la peggiore quella di non fermare la strage di innocenti".


Come se non bastasse, a farci comprendere le future intenzioni Obama ha giurato solennemente nel giorno del suo insediamento per mano del vescovo episcopale (protestante) Gene Robinson, 62 anni, divorziato, padre di due figlie e due volte nonno, unito civilmente da 19 anni con Mark Andrews...


Di certo non è un caso avendo rilasciato questa dichiarazione:


“Mi sento onorato di invitare questi gruppi e queste persone a partecipare alla Parata Inaugurale”, così dice la lettera di invito di Obama agli attivisti gay. “Queste organizzazioni – continua la lettera – incarnano il meglio della storia della nostra nazione, la diversità e l’impegno nel servizio. Il vice-presidente eletto, Biden, ed io siamo orgogliosi di avervi con noi nella Parata Inaugurale”.
Noticias Globales, Año XII. Número 831, 06/09. Gacetilla nº 954. Buenos Aires, 10 enero 2009



Al Lincoln Memorial, in occasione del giuramento, lo attendeva una folla in delirio.A Grant Park a Chicago, a Times Square a New York, a Palm Beach, le strade americane si riempiono di sostenitori di Barack Obama che festeggiano
Le immagini sono eloquenti, scene di follia pura! Obama è osannato ed acclamato come un idolo...

Folla in delirio

Mi sembra di sentire una certa puzza di zolfo...Obama somiglia tanto a qualcuno...

Egli credeva in ciò, ma non amava che se stesso. Credeva in Dio, ma nel fondo dell'anima involontariamente e senza rendersene conto preferiva se stesso a Lui. Credeva nel Bene, ma l'Occhio dell'Eternità, che vede tutto, sapeva che quest'uomo si sarebbe inchinato davanti alla potenza del male, appena appena questa riuscisse a corromperlo, non con l'inganno dei sentimenti e delle basse passioni e nemmeno con la suprema attrattiva del potere, ma solleticando il suo smisurato amor proprio. Del resto questo amor proprio non era ne un istinto incosciente ne una folle pretesa. A parte il suo talento eccezionale, la sua bellezza e la sua nobiltà, anche le altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza, parevano giustificare a sufficienza lo sconfinato amor proprio che nutriva per sé il grande spiritualista, l'asceta, il filantropo.

(...)

Il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione e non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano, proibì la vivisezione e sottopose i mattatoi a una severa sorveglianza; le società protettrici degli animali furono da lui incoraggiate in tutti i modi. La più importante di queste sue opere fu la solida instaurazione in tutta l'umanità dell'uguaglianza che risulta essere la più essenziale: l'uguaglianza della sazietà generale. Questo evento si compì nel secondo anno del suo regno. La questione sociale, economica, fu definitivamente risolta. Ma se la sazietà costituisce il primo interesse per chi ha fame, per quelli che sono sazi sorge il desiderio di qualche cosa d'altro.

Perfino gli animali, quando sono sazi, vogliono di solito dormire, ma anche divertirsi. Tanto più l'umanità, che sempre post panem ha reclamato circenses.
(
da "Il racconto dell'Anticristo" di Vladimir Sergeevic Soloviev"



L'ora di Satana



E' nelle librerie cattoliche il nuovo libro di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, intitolato "L'ora di Satana".

Il testo mira a far luce sul particolare momento della storia che stiamo vivendo, con una umanità quotidianamente sull'orlo dell'autodistruzione.

Non possiamo fingerci nè ciechi dinnanzi alle turpi storie di cronaca nera che ogni giorno siamo soliti ascoltare, nè sordi quando giungono alle nostre orecchie echi di conflitti sempre nuovi.
E' in atto e non si può negarlo, un attacco satanico al mondo e alla cristianità senza precedenti!
Il demonio sta lentamente distruggendo, attraverso l'uomo pervertito dai suoi inganni, le basi che sorreggono la vita umana.

Ha attaccato la famiglia ottenendo la conquista del divorzio con cui oltre a creare nuovi orfani ha lacerato la gioventù, ha ottenuto l'aborto legalizzato che ogni anno decide milioni di innocenti potenziali santi, ha ottenuto il pervertimento della gioventù mediante il monopolio dei mezzi di comunicazione attraverso cui allontana l'uomo da Dio. Sta attaccando in questi tempi i religiosi, perchè perdendo la fede risultino incapaci di guidare i fedeli... Ha ottenuto in alcuni Paesi di poter sperimetare qualsiasi genere di nefandezze sugli uomini, sulle donne, sui geni, sulle cellule embrionali, sui feti, facendo di essi cavie, semplice materiale da laboratorio.
Diffondendo la pornografia su larga scala ha creato generazioni edonistiche, perverse, a sua immagine, che non sanno vedere Dio perchè privi del necessario cuore puro.
Ha diffuso droga, alcool e vizi per incatenare il cuore dell'uomo e farlo diventare uno zombie privo di speranza.
Ha introdotto mode stravaganti ed indecenti, ha intordotto il secolarismo negli istituti religiosi...

Negli ultimi tempi mediante culti neopagani, neostregoneschi sta assoldano nuove leve tra i bambini e gli adolescenti ingannati da cartoni, film e libri appositamente studiati da menti perverse.
Proponendo l'omosessualità come qualcosa di connaturato all'uomo sta convincendo l'umanità ad una pervertimento di massa, all'esaltazione dell'istinto, per disgregare e soggiogare completamente le generazioni future, renderle sterili e asservite al suo subdolo potere.

Attraverso sragionati razionalisti sta inoculando il veleno dello scetticismo che unito a quello dell'indifferenza mietono vittime in tutto il mondo, seminando ateismo e agnosticismo.
Introducendo un accanito animalismo sta spostando l'attenzione sugli animali, cosicchè trattando queste creature alla stessa stregua degli uomini ci si dimentichi dei fratelli e delle sorelle distruggendo il comdandamento dell'amore... "ama il prossimo tuo come te stesso" perchè come si sente dire... "L'animale è il migliore amico dell'uomo...L'uomo no, l'uomo tradisce".
Attraverso l'ambientalismo sta convincendo che l'uomo è il vero cancro del mondo, da eliminare...perchè produce troppo, perchè si moltiplica troppo! Ed ecco che allora insinua la malizia del controllo delle nascite, favorendo la cultura antinatalista!

E tanto altro ancora...
La preghiera, la penitenza, siano le nostre armi in questi tempi di lotta, perché il Signore Risorto manifesti al mondo la sua grandezza, la sua divina regalità! Cristo regni!
Leggiamo con attenzione ciò che suor Lucia riferiva al padre Fuentes nel 1957 riguardo ai tempi che stiamo vivendo:
Padre, il diavolo è in procinto di ingaggiare una battaglia decisiva contro la Beata Vergine. E il diavolo sa cos’è che più di tutto offende Dio e che gli procurerà in breve tempo il maggior numero di anime. Così il diavolo fa di tutto per avere la meglio sulle anime consacrate a Dio, perché sa che in questo modo le anime dei fedeli,lasciate senza guida, cadranno più facilmente nelle sue mani. Ciò che offende soprattutto il Cuore Immacolato di Maria e il Cuore di Gesù è la caduta delle anime dei religiosi e dei sacerdoti. Il diavolo sa che per ogni religioso o sacerdote che rinnega la sua eccelsa vocazione, molte anime sono trascinate all’inferno. […] Non stiamo ad aspettare un appello alla penitenza dal Santo Padre, né dal nostro vescovo o dalle congregazioni religiose. No! Nostro Signore si è già servito molto spesso di questi mezzi e il mondo non se ne è curato affatto. E’ per questo che ora è necessario che ciascuno di noi inizi a riformare se stesso spiritualmente. Ognuno di noi ha il dovere di salvare non solo se stesso, ma anche tutte le anime che Dio pone sul suo cammino. La Santissima Vergine non mi ha detto esplicitamente che siamo giunti alla fine dei tempi ma ci sono tre ragioni che mi spingono a crederlo. La prima ragione è che Ella ha detto che il diavolo è in procinto di ingaggiare una battaglia decisiva contro la Vergine. E una battaglia decisiva è uno scontro finale, da cui una parte uscirà vittoriosa e l’altra sconfitta. Dobbiamo scegliere sin da ora da che parte stare, se con Dio o con il diavolo. Non c’è altra possibilità. La seconda ragione è che Ella ha detto ai miei cugini e a me, che Dio aveva deciso di dare al mondo gli ultimi due rimedi contro il male, che sono il Santo Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Questi sono gli ultimi due rimedi possibili, il che significa che non ce ne saranno altri. La terza ragione è che, nei piani della Divina Provvidenza, quando Dio è costretto a punire il mondo, prima di farlo cerca di correggerlo con tutti gli altri rimedi possibili. Ora, quando vede che il mondo non presta alcuna attenzione ai Suoi Messaggi, allora, come diciamo nel nostro imperfetto linguaggio, Egli ci offre “con certo timore” l’ultima possibilità di salvezza, l’intervento della Sua Santissima Madre. Lo fa “con certo timore” perché, se anche quest’ultima risorsa non avrà successo, non potremo più sperare in nessun tipo di perdono dal Cielo, perché ci siamo macchiati di quello che il Vangelo chiama un peccato contro lo Spirito Santo. Non dimentichiamo che Gesù Cristo è un Figlio molto buono e non ci permetterà di offendere e disprezzare la Sua Santissima Madre (Socci A., Il quarto segreto di Fatima, Piemme, pagg. 106-107; 108-109).

venerdì 23 gennaio 2009

Il Papa invita i giovani cattolici ad evangelizzare la rete



Anche il Papa ha il suo canale su YouTube,
si trova all'indirizzo Internet http://it.youtube.com/vaticanit ed è aggiornato quotidianamente. Le immagini sono prodotte dal Centro Televisivo Vaticano (CTV), i testi redatti dalla Radio Vaticana e dal Centro Televisivo Vaticano e le videonews offrono una presentazione delle posizioni più autorevoli della Chiesa cattolica sulle principali questioni del mondo d'oggi.

Tutto questo a qualche mese di distanza dalla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

Messaggio 43° Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali

Un messaggio di grande speranza per tutti noi, chiamati ad evangelizzare attraverso i nuovi mezzi di comunicazione!

Vi propongo in particolare la lettura dell'ultima parte del messaggio, direttamente rivolta ai giovani cattolici...

Vorrei concludere questo messaggio rivolgendomi, in particolare, ai giovani cattolici, per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede. Carissimi, sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita! Nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli e i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo greco romano: come allora l’evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiese l’attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell’intento di toccarne le menti e i cuori, così ora l’annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo. A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo "continente digitale". Sappiate farvi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo ai vostri coetanei! Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la "buona novella" di un Dio che s’è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l’umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi! Il Papa vi è accanto con la sua preghiera e con la sua benedizione.

Grazie Papa Benedetto! Cercheremo di essere fedeli al tuo mandato!

Allarme Emo: giovani senza speranza crescono

Per la serie a volte ritornano…

Era un fenomeno particolarmente in voga negli anni 80 che ha visto il suo lento declino degli anni 90. Ma per la legge dei corsi e ricorsi, sembrano ritornati alla riscossa…stiamo parlando degli EMO.

L’etimologia del termine deriva da emo-zione, anche se tuttavia non si può fare a meno di notare un esplicito riferimento al sangue (emo in greco vuol dire sangue). Non è un caso che i loro blog siano pieni di immagini buie, scure, talvolta sanguinolente…

E poi quell’affinità per le lamette, quella moda della lametta da portare sempre con sé, simbolo di un disagio interiore, di un desiderio autolesionista… Lametta con cui sfregiarsi talvolta per mostrare orgogliosi i propri tagli e dimostrare il proprio dolore, il proprio desiderio di riscatto, la mancanza di affetto.

Ed internet pullula di filmati di giovani che si sfregiano per un puro gusto di provare dolore e per denunciare il proprio malessere, nella speranza che qualcuno si accorga di loro.



Si riconoscono dall’abbigliamento e dal look stile skate: sia i ragazzi che le ragazze usano spesso jeans stretti ed aderenti, hanno una lunga frangia asimmetrica in testa, capelli filzati che coprono gli occhi spesso marcatamente truccati di nero in ambo i sessi. Hanno t-shirt aderenti raffiguranti le band preferite, cintura con borchie colorate di tonalità accese, scarpe da skater o in generale scarpe nere. Frange esagerate, capelli sparati alla JEM e le holograms…


Si ispirano ai leader di alcune band sulla cresta dell’onda come Tokio Hotel o Avril Lavigne.

Ascoltano My Chemical Romance, Alesana, Funeral for a Friend, Taking Back Sunday, Thrice e Finch, Something Corporate, Taking Back Sunday, tanto per citarne alcuni…

Spaziando dal punk rock, al pop punk, al melodic hardcore…

L’abbigliamento mostra un incrocio punk-gothic, ma guai a dirlo ad un Emo, perché per loro gli Emo sono Emo e basta!

Questo life style neanche a farlo apposta nasce negli States ed è legato ad un pensiero piuttosto disfattista frutto di un disagio sociale che affonda le radici nella disgregazione del nucleo familiare. Gli adolescenti emo nella maggior parte dei casi soffrono profonde lacerazioni interiori dovute generalmente ad incomprensioni e mancanze d’amore…

Attraverso il look stravagante, per mezzo dell’autolesionismo, cercano di attirare l’attenzione, alla disperata ricerca di quell’amore che non riescono a trovare in un ambiente che spesso si mostra indifferente nei loro confronti!

Questi ragazzi vanno aiutati, non si può lasciarli scivolare verso il baratro della depressione in età adolescenziale, non si può permettere che vite tanto preziose vengano stroncate prematuramente perché non hanno incontrato mai nessuno che ha saputo trasmettere loro un amore autentico…

La vita si fonda sulla speranza, l’uomo vive di speranza e questi ragazzi non sanno che cosa sia, perché non hanno trovato nessuno che gliel’abbia annunciata!

Non posso fare a meno di notare dietro questo disagio giovanile l’opera del maligno che attraverso la distruzione delle famiglie sta ora raccogliendo i frutti della velenifera semina, frutti di morte: giovani senza speranza, giovani che odiano il sistema, la famiglia, Dio, perché non sanno cosa sia l’amore vero. Giovani che tuttavia sentono in profondità un desiderio di riscatto, l'anelito di un amore che grida dentro di loro un bisogno disperato di autenticità, di verità, di senso!!

Dobbiamo fare qualcosa! Il cuore si strugge nel vedere anime abbandonate nelle grinfie di un seduttore che quotidianamente li rende sempre più simili a sè nel corpo e nello spirito, accecando le loro esistenze.

Signore ti affidiamo questa gioventù, perché rifiorendo ritorni a rifulgere come luminoso segno di speranza nel mondo!

P.S. Vi propongo due video di Repubblica Tv a dir poco sconvolgenti...Preghiamo fratelli!









giovedì 22 gennaio 2009

Incontrare Cristo nella Liturgia - Essere comunità - 3




La liturgia ha senso solo nel contesto della comunità, non può esistere una liturgia individualistica. Essa è infatti (laos - ergon) azione del popolo e come tale rappresenta una manifestazione corale delle membra di Cristo, rappresenta l’anelito del popolo di Dio che desidera vivere in pienezza la comunione con il Suo Capo.


E’ pertanto fondamentale ricreare un clima comunitario laddove questo si è smarrito frantumandosi in unità autistiche.


Le nostre chiese, le nostre comunità non sono in grado di vivere la bellezza della liturgia proprio perché manca questo senso di appartenenza ad una Comunità con la C maiuscola.

Senza lo spirito di Comunione, ogni azione risulta svuotata del suo significato.

Questo aspetto emerge ancora di più se confrontato con la vita nelle piccole realtà parrocchiali.

In queste la liturgia è il più delle volte vissuta con gran coinvolgimento.


E’ il caso, ad esempio, delle comunità carismatiche. Uno degli aspetto che maggiormente notiamo è la grande importanza data all’accoglienza, alla fraternità, all’amore che in definitiva rappresenta quella chiave che permette ai cuori dei fedeli di aprirsi ad un incontro con il Risorto!

Ogni celebrazione è gioiosa attesa della potenza dello Spirito che trasforma permettendo di tornare a casa rinnovati.


Se l’amore fraterno è il terreno buono che permette alla liturgia di germogliare portando frutti di salvezza, per contro le separazioni rappresentano il più temibile inquinante.

Da qui l’importanza di un ritorno ad una vita comunitaria piena, vissuta con entusiasmo, favorendo iniziative volte ad estinguere incomprensioni, acredini, divisioni e tensioni.


In che modo?


Aumentando al massimo i momenti di preghiera comunitaria, favorendo un fecondo e frequente dialogo, collaborando a progetti comuni, trovando momenti di riconciliazione comunitaria.

Alla base deve esserci uno sforzo ascetico volto ad accrescere il senso di umiltà, senza il quale l’impegno risulterebbe vano, rischiando di dar luogo a nocivi individualismi.

Il segreto che fa di una comunità un cenacolo in cui si rivive l’apostolica esperienza d’amore è precisamente l’umiltà, consistente nel considerarsi sempre ultimi, poveri e bisognosi dell’aiuto del fratello e di Dio.


La via dell’umiltà è la via della santità, la via tracciata da molte anime sante. San Paolo della Croce, ad esempio, fondatore dei Missionari Passionisti, invitava i suoi religiosi a parlar bene di tutti, considerando il giudizio del prossimo la vera peste delle comunità. Esortava paternamente alla carità e alla dolcezza, al farsi carico delle pene del fratello, alla consolazione reciproca, al mitigarsi presto dopo aver detto qualche parola aspra, per non consentire allo sdegno di impossessarsi del cuore. Invitava i religiosi ad infervorarsi con novene, tridui di preparazione, esercizi spirituali, feste e altri momenti che disponevano a celebrare i vari misteri con grande trasporto di fervore.


Questi momenti di grazia alimentavano lo spirito comunitario…

Nelle nostre parrocchie, spesso divise all’interno da sterili individualismi, lo spirito comunitario si può recuperare!


Come?


Puntando sull’amore! Favorendo l’accoglienza, iniziando a sentirsi parte di una famiglia, non considerando il mio fratello come un estraneo, trasmettendo quel calore umano capace di condurre all’incontro vitale con Cristo.


Iniziamo con l’imparare a guardarci negli occhi!


Siamo fratelli, non possiamo limitarci ad un’occhiata fugace quando un giorno a settimana ci si scambia la pace…

Devo amare il fratello e la sorella con cui vivo la celebrazione. Non ci si può considerare estranei perchè la celebrazione coinvolge tutte le membra del Corpo mistico di Cristo e tutte le membra devono vivere in armonia tra loro!


Bisogna ritornare ad amarsi e questo non è scontato, richiede impegno ed un’ascesi costante, fatta di piccoli quotidiani gesti e passi verso l’altro in cui vive Cristo.


Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri, questo punto del testamento spirituale che ci ha lasciato il Signore non può essere trascurato!

Gesù, non ci ha detto “vi riconosceranno dai riti che praticate, né dalla vostra conoscenza della dottrina…” ma dall’amore, dunque dall’attenzione all’altro, dall’ascolto, dal dono di noi stessi, dal perdono, dalla comunione reciproca.


Da questo ci riconosceranno suoi discepoli e riconoscendoci tali il nostro “Vieni e vedi” sarà efficace!


I danni della meditazione trascendentale




Quest'oggi iniziamo ad affrontare un altro argomento spinoso. Ci immergeremo nell'abisso delle discipline orientali. Alcune di esse hanno, ormai da anni, attirato l'attenzione dell'Occidente. 
Non c'è libreria che non abbia un'intera scaffalatura dedicata ad argomenti quali meditazione trascendentale, reincarnazione, studio dei chakra, "medicine" alternative varie ed eventuali etc.. Quest'oggi avvalendoci dell'esperienza di p. Joseph Verlinde (sacerdote ex discepolo di un noto guru), cercheremo di capire l'entità dei danni spirituali che alcune discipline possono arrecare alle anime degli sprovveduti che vi si affidano. 

STRANI FENOMENI DURANTE LA MEDITAZIONE TRASCENDENTALE 

Dopo la mia conversione, ho lasciato il guru orientale, ma lui mi ha cercato proprio perché aveva saputo che ero ripassato al cristianesimo. Sono tornato da lui e quando stavo con lui avevo una forma di veggenza spontanea (che gli esoteristi cristiani hanno sfruttato). Dissi al guru che quando i suoi adepti meditano, io vedevo che, durante la meditazione, essi attirano una specie di piccole entità oscure che si raggruppano intorno al chakra. 

"Tu - mi disse - non puoi certo aver inventato quanto mi dici, perché il modo in cui lo descrivi è esattamente il modo in cui è scritto nei Veda. Quindi descrivimi bene ciò che vedi". Quando l’ho fatto, egli mi disse: "Ebbene, quelle entità sono i Deva, degli spiriti poco raccomandabili, che vengono attirati". Ma rifiutava di ammettere che fosse la meditazione che li attirava. 

Questo mi lasciava perplesso perché ogni volta che i suoi adepti ripetevano il mantra ed entravano nella meditazione, questi spiriti-Deva, arrivavano. 

Partii, ma lui mi richiamò di nuovo e mi disse: "Io non posso credere che questo venga dalla meditazione. Hai un mezzo per liberare, coloro che meditano, da questi Deva?". 

Io avevo fatto già esperienza della potenza del nome di Gesù, che mi aveva liberato. In altra occasione vi parlerò di questi esorcismi fatti su di me dal grande Padre Matthieu. Ero pieno di gioia per la potenza del nome di Gesù e allora gli ho detto: "Sì, credo che sia il nome di Gesù che può liberare". E il guru: "Perché non provi su qualcuno dei miei discepoli?". 

Ed io, candidamente, non sapendo che cosa stavo facendo, risposi: "Si, certo. Perché no!". Erano una decina, ed era proprio lo staff ristretto del guru. La discussione è durata tutta la notte, fino alle ore 3.00. La finestra era aperta. 

Ed io semplicemente ho detto: "Gesù, Signore, mostra la tua potenza. Nel tuo nome, nel nome di Gesù, ti ordino, chiunque tu sia, di lasciare quest’uomo e di andare via da questa stanza". Non ero esorcista, certo. Mi sembrava, a quel tempo, solo una reazione di buon senso. Mentre nessuno credeva, in quella stanza, la persona a cui avevo rivolto il forte "ordine", tutto d’un colpo, è stata presa da una fortissima "vibrazione" in tutto il corpo ed ha gridato fortissimo. C’è stato un soffio freddissimo che è passato nell’assemblea. Poi quella stessa persona, che si trovava tra un "meditante" e la finestra, è stata spinta fortissimamente al suolo e poi, più niente. In quel silenzio di tomba, tutti si guardavano negli occhi e capivano che "qualcosa" era successo. Maharishi riconobbe che era avvenuta una liberazione da un Deva. 

Ma quando ho visto che, nonostante questo, non accettavano che questi spiriti cattivi venivano dalla meditazione stessa e che rifiutavano di aderire alla liberazione data dal Cristo, in quella stessa alba li ho lasciati e non sono mai più tornato da loro. 

Avevo avuto la prova che avevano rifiutato la verità che si era manifestata loro, per pura grazia di Dio. La mia, in quell’occasione fu, certo, una presunzione, ma Dio ha permesso tutto quello che accadde, solo per manifestare dove fosse la verità. In tutti quegli avvenimenti Gesù ha mostrato il vero cammino della vita. 



UN’INIZIAZIONE FINITA MALE 



Un giorno una persona facoltosa, il pezzo grosso di una società, in una situazione particolare, si fa iniziare alla M.T. 
Si tratta di un caso particolare, ma ne ho viste a decine d’iniziazioni. In alcuni casi è accaduto che quando la persona ha ricevuto il mantra, è stata soggetta a dei movimenti del corpo che non riusciva a controllare. 

Comincia ad avere dei movimenti ritmici che si amplificano sempre di più. Tutte le membra del corpo vibrano ed emette anche dei suoni strani. Cade a terra e comincia a strisciare, cominciando a grugnire e questo sempre più forte. Tutti vedono la scena e cercano di capire cosa sta succedendo per aiutarlo. 

Questa persona, che aveva un importante posto nella società, si calmerà solo dopo tre quarti d’ora e sarà la vergogna della sua esistenza. Questa persona ha confessato che al momento del ricevimento del mantra, ha visto con i suoi occhi. una forma oscura uscire dall’immagine del Guru-Dev e piantarsi in volto, nel chakra, in un luogo conosciuto bene dagli indù, il chakra al centro degli occhi, piantarsi lì, come per entrare dentro di lui. E al momento in cui era dentro di lui, ha cominciato quei movimenti. Questa è un’iniziazione finita male. Normalmente non si vede fino a questo punto, ma è lo stesso fenomeno che avviene anche nelle altre iniziazioni, solo che la persona se ne rende conto molto più tardi. Le spiegazioni che i responsabili davano di queste cose, erano sempre le stesse: "Sono le tensioni che vengono fuori. Sta succedendo, dunque, qualcosa di buono". Ho visto questo decine e centinaia di volte, con movimenti incontrollati, fino a farsi male, senza potersi fermare. 

La sola risposta che i responsabili continuavano a dare era: "E’ qualcosa di buono!!!".

Vedete come c’è una perdita di ogni discernimento. Un vero e proprio oscuramento dell’intelligenza che impedisce di accorgersi che c’è qualcosa di diabolico

Per questo insisto molto sull’atto di liberazione dell’intelligenza e della volontà. 

Prima di terminare vi parlerò ancora di qualche altro aspetto specifico. Vi parlerò dei DEVA, queste entità famose nell’induismo. Chiaramente si tratta di demoni. Non c’è bisogno di spiegare che per un cristiano, un’iniziazione di qualsiasi tipo (M.T., o loggia massonica), passo dopo passo, sono solo tutte tappe di iniziazione diabolica. Non voglio sembrare ridicolo, ma il mio scopo è DISOCCULTIZZARE L’OCCULTO. Dobbiamo sapere ciò che succede, per poter dire ai nostri fratelli cristiani: "Ma che stai chiedendo al momento in cui chiedi l’iniziazione?". Quando il "maestro" ti chiederà: "Che cosa vuoi?". E tu rispondi: "Chiedo l’illuminazione". 

Tu cristiano, illuminato da Cristo, quale illuminazione vai cercando? E’ il problema di tutti i riti di iniziazione che presumono di aggiungere o dare altra luce, oltre Cristo o senza Cristo. 

Se sono nella luce, non ne chiedo un’altra. Se ne chiedo un’altra, sono un apostata. 

Ogni iniziazione di questo tipo (dove sono implicati atti e tappe idolatriche) è UN’APOSTASIA dalla fede in Cristo, per aderire ad un’altra cosa. Sono incompatibili nella forma e nei contenuti. Non insisto più, ma queste informazioni sono attinte a documenti. 

mercoledì 21 gennaio 2009

Acqua del gange ed acqua benedetta: l'esperienza di p. Verlinde.




Dall'
esperienza di padre Joseph Marie Verlinde, priore della Fraternità Monastica della Famiglia di San Giuseppe.
La grandezza del nome di Cristo, la potenza dei sacramentali, la verità del Cristianesimo in un episodio realmente accaduto!

3.2.1 ACQUA DEL GANGE ED ACQUA BENEDETTA

Ho partecipato a preghiere di liberazione per persone che hanno frequentato questi ambienti ambigui. Stavamo lavorando per una persona che veniva dalla Meditazione Trascendentale. Era una lotta dura. Nella nostra preghiera, invochiamo la grazia di Dio sui fratelli e usiamo l’acqua benedetta. La preghiera si svolgeva nella casa della persona interessata, la quale oltre a delle immagini orientali, aveva conservato anche un flacone di acqua del Gange, il fiume "sacro" indiano. Al colmo dell’ironia, questo flacone aveva la stessa forma del nostro flacone di acqua benedetta. L’aspersione con l’acqua benedetta faceva gridare la vittima del demonio. Mentre continuavamo a pregare, colui che dirigeva la preghiera, senza accorgersene, prende per sbaglio l’acqua del Gange e l’aspersione successiva si fa sulla persona con l’acqua del Gange. Il "paziente" che intanto stava strisciando per terra, supplicando che smettessimo di pregare, con nostro stupore, quando riceve l’acqua del Gange, si rimette in piedi con aria trionfante e, con una risata incredibile, comincia a minacciarci.


Noi che non sapevamo nulla, ci chiedevamo: "Ma cosa succede?". E più gettavamo (per sbaglio) l’acqua del Gange e più il "soggetto" diventava minaccioso. Allora, quasi d’istinto, guardo la bottiglia, capisco ed esclamo: "Ci siamo sbagliati".


Riprendo l’acqua benedetta, si asperge e, con un grido fortissimo, il nostro "paziente", ricade in terra. Tutto questo la dice lunga sulla famosa e misteriosa "acqua del Gange".


In India, nei giorni della piena, ho visto le vacche morte che marcivano nell’acqua del Gange. Ora, in quei posti, la sola acqua che si può bere e che non provoca malattie è l’acqua del Gange.


Attenzione, però, a quali siano le reali virtù misteriose di quest’acqua. Ricordando l’episodio dell’acqua di Lourdes e dell’acqua del Gange, lascio a voi di tirare le conclusioni.


Incontrare Cristo nella Liturgia - Riscoprire lo stupore e la gioia - 2



Afferma la Costituzione Conciliare Sacrosantum Concilium al punto 9:

prima che gli uomini possano accostarsi alla liturgia, bisogna che siano chiamati alla fede e alla conversione: «Come potrebbero invocare colui nel quale non hanno creduto? E come potrebbero credere in colui che non hanno udito? E come lo potrebbero udire senza chi predichi? E come predicherebbero senza essere stati mandati?» (Rm 10,14-15)”


Questo aspetto ci riguarda molto da vicino.


Come religiosi e laici, chiamati ad essere missionari, annunciatori del Vangelo della Speranza in un mondo privo di speranza, avvertiamo con tutta la Chiesa l’urgenza ed il primato dell’evangelizzazione.

Ogni Natanaele ha il suo Filippo, ogni Simon Pietro ha il suo Andrea, ogni Andrea ha il suo Giovanni Battista…è troppo importante l’annuncio, non vi possiamo rinunziare!

Andate in cerca delle novantanove perdute! Così ci direbbe oggi Gesù se si trovasse a riformulare la famosa parabola della pecora perduta. Perché? È semplice: spesso ci occupiamo dell'unica pecora rimasta nell'ovile trascurando le novantanove disperse. (don Davide Banzato)

Questo annuncio, implica un movimento che purtoppo fa paura, un movimento verso l’esterno che produce una perdita delle proprie sicurezze. Questa paura che blocca ed inibisce equivale ad una scintilla di speranza spenta nel mondo…equivale ad una mancata corrispondenza al mandato missionario di Gesù! E’ una mancanza grave!

Trascurare l’urgenza dell’evangelizzazione, per curare i propri interessi equivale a far morire la propria vita cristiana!


Cari fratelli e sorelle, in centinaia lì fuori, nel mondo, sono immersi nelle tenebre della non conoscenza di Dio… E molti di essi a causa della nostra mancanza di carità, moriranno nel freddo dell’odio e dell’egoismo senza incontrare Gesù, senza incontrare l’unica persona capace di scaldare i loro cuori!


Non incontreranno Gesù perché non avranno trovato sulla loro strada nessuno che glielo annunciasse!


Sono migliaia coloro che vivono la propria vita come fosse un noioso e ripetitivo schema, assuefatti da un abitudinarismo che soffoca la voglia di vivere e fa perdere la capacità di gioire.


Non possiamo permettere che la vita dei nostri fratelli diventi tedio, che uno dei doni più grandi ricevuti da Dio si trasformi nell’assurdo di un’esistenza priva di senso!


La tristezza che si legge nel volto di molti dovrebbe farci scattare dalle comode poltrone delle nostre certezze, farci uscire dalle mura ovattate delle nostre case calde…per andare lì dove il freddo di una vita senza Cristo, grida alle nostre coscienze il desiderio di un Incontro!

E’ l’'incapacità di gioia tipica di chi non ha incontrato Colui che è la gioia ed è venuto nel mondo per donare la gioia piena, che produce l'incapacità d'amare! E’ questa incapacità di gioire, di una gioia intima e profonda, che produce la chiusura in se stessi, che produce l'invidia, l'avarizia e di seguito tutti i vizi che devastano il mondo!


Per questo è più che mai necessario, uscire dallo stretto guscio delle proprie certezze!

Questa è la sfida del nostro tempo, questa è stata la sfida dei grandi santi missionari di tutti i tempi.

Portare il Vangelo come ha fatto Gesù, come hanno fatto gli apostoli, come ha fatto la Chiesa nei secoli…là dov'è nato: sulla strada...

È l’ora di vincere il sonno delle proprie consuetudini, è l’ora di dare un volto di freschezza e di bellezza al mondo e alla nostra Chiesa. È l’ora di un fuoco nuovo.


Se sarete quel che dovete essere porterete il fuoco in tutto il mondo” diceva Santa Caterina da Siena, e noi, siamo ciò che dovremo essere?



P.S Ieri sera ero in giro per Treviso con l'abito religioso insieme ai miei confratelli, una signora ci ferma e ci ringrazia per la testimonianza di gioia che stavamo dando..."I vostri volti - ci dice - sono luminosi, la vostra gioia è contagiosa, grazie per la testimonianza che date in questi tempi bui".

Queste parole mi hanno indotto a duna profonda riflessione. Non ce ne accorgiamo, ma la luce e la gioia e la pace che quotidianamente ci dona Cristo, sono un faro per chi con occhi di nottola è abituato a solcare i cieli scuri del mondo...

Non mi rimane che ringraziare il Signore e benedirlo per le tante grazie che ci dona!


martedì 20 gennaio 2009

L'ombra di Satana, una fiction sulle sette sataniche



E' in arrivo una miniserie presentata nel Luglio del 2008 al Roma Fiction Fest, si intitolerà "L'ombra di Satan" e tratterà il tema delle sette sataniche...
Ambientata tra Treviso e Vicenza, andrà in onda su Sky in due puntate.
Speriamo possa far emergere tutta la drammaticità del problema!
Intanto se ne inizia a parlare in quotidiani, blog e siti vari...facendo il più delle volte riferimento alle impressionanti cifre del fenomeno, purtoppo in espansione.


Di seguito il bell'articolo di Giuseppina Manin
comparso sul Corriere della Sera del 7 Gennaio
Link Articolo

Le bacheche del web espongono annunci tra l'allarmante e il grottesco: «Pratico la magia nera e cerco formula magica per uccidere. Chi può aiutarmi?». «Cerco qualcuno che mi prenda come suo schiavo satanico. Scrivere solo se realmente interessati». «Sono altamente interessato a essere sacrificato per una femmina cannibale. Scrivetemi via mail le vostre esigenze». «Io non vedo niente di sbagliato nei serial killer, mi piacciono i serial killer che vagano in cerca di preda nella notte»....

Ci sarebbe da ridere, se tutto non fosse spaventosamente serio. Quei messaggi bislacchi non hanno niente di ironico né di spiritoso. Gli adoratori del Demonio avranno forse poteri soprannaturali, ma senso dello humour no. Quello gli manca proprio. A curiosare tra i mille blog, club, newsgroup dell'universo luciferino ci si rende conto dell'impressionante tracimare di un fenomeno un tempo riservato a sparuti gruppetti di invasati. Satana oggi abita su Internet, ma se deve passare dal virtuale al reale, allora opta per il Bel Paese. È l'Italia infatti a detenere l'inquietante primato a livello europeo della prolificazione delle sette. «Ottomila sette, 600 mila adepti. Che in gran parte si ritrovano con la complicità del web, droghe e un certo tipo di musica. È il satanismo dei giovani, acido, all'italiana», lo definisce Alex Infascelli, 41 anni, musicista e regista da sempre attento a realtà turbate e controverse come testimoniano i suoi film, da Almost Blue, a Il siero della vanità a H2Odio. Da poco ha terminato a Trieste («con Torino la città più attiva dal punto di vista magico») le riprese de L'ombra di Satana, miniserie in due puntate prodotta da Sky Cinema (dopo Quo vadis Baby? e Romanzo criminale) che andrà in onda nel maggio prossimo. Protagonista Fabrizio Bentivoglio, per la prima volta in una fiction, nei panni di Giovanni Baldassi, piccolo industriale benestante, padre di famiglia come tanti, catapultato d'improvviso nel più assurdo degli incubi.

Il suo figlio maggiore, Michele, sparisce inghiottito da un nulla che, via via si rivelerà popolato di ombre spaventose. Nell'inseguirlo, l'uomo finirà lui stesso nei gorghi di una setta, inorridito e affascinato al tempo stesso. «Un mondo fuori da ogni regola, che esalta la violenza e la crudeltà, il razzismo e l'omicidio. Ma anche nelle tenebre più fosche si possono a volte trovare spiragli di luce - sostiene Infascelli -. Il frutto proibito di una libertà senza freni può condurre alla follia ma anche spalancare porte di conoscenza inattesa, sospingere su percorsi interiori sorprendenti. Quelle teorie luciferine dicono cose molto pericolose ma anche molto forti, molto vere. E questo ha grande risonanza tra i giovani che hanno fame di messaggi ardenti. Da una parte o dall'altra. Giovanni Paolo II trascinava folle di adolescenti con le sue parole. Lo stesso può accadere su altri versanti».

Insomma, ragiona Infascelli, bene e male sconfinano sempre e nulla va demonizzato, nemmeno il Demonio. «Più che il fenomeno sette in sé, mi interessava raccontare quello che accade dietro la facciata "normale" di cittadine tranquille stile Twin Peaks. Prendiamo Vicenza: 100 mila abitanti, 30 locali per scambisti e lap dance. Di giorno città laboriosa e perbene, di notte pronta a ogni trasgressione. Accade ovunque, certo. Ma da noi anche di più. Siamo il Paese cattolico per eccellenza, e dove c'è l'acqua santa c'è anche il diavolo. E il papa di recente ha lamentato che ci sono troppo pochi esorcisti... La Chiesa bianca e la Chiesa nera. Il potere d'attrazione d'entrambe è indubbio. Ma sette e congreghe si nascondono ovunque. Anche Facebook ha le sue insidie. Ne so qualcosa. Mi sono iscritto e dopo un mese mi ritrovavo 600 amici, dei quali ne conoscevo sì e no una dozzina. Sconosciuti che avevano le mie foto, si confidavano con me, tentavano di coinvolgermi in ogni modo. Ho avuto la sensazione di esser stuprato. E mi sono tolto rapidamente».

Incontrare Cristo nella Liturgia - Riscoprire lo stupore e la gioia - 1





Vi propongo alcune riflessioni sul Vivere la Liturgia.

Ogni celebrazione deve portare inevitabilmente ad una radicale trasformazione della propria vita, perchè ogni celebrazione costituisce un incontro unico ed irripetibile con il Vivente!



Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente (…)Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”.
Apocalisse Cap.1 versetti 9,10,17,18

Giovanni udita la voce del Signore, del Vivente, rapito in estasi si sente venir meno al cospetto della sua Maestà.

Il suo venir meno dovrebbe rispecchiare l’atteggiamento di noi tutti nei confronti del mistero di Cristo, nei confronti della liturgia che di fatto ne è la manifestazione. Non si può sostenere con le proprie forze la grandezza del Mistero, per questo occorre lasciare da parte tutti gli sterili individualismi che allontanano i fedeli dalla dinamica dell’incontro con il Vivente!


Oggi non c’è bisogno di spalancare alla liturgia orizzonti nuovi; al di sopra delle sabbie mobili delle opinioni che mutano, della creatività fatta spesso di elementi ingarbugliati, occorre intravedere con chiarezza alcune mete, perchè agendo con leggerezza si dimentica che in gioco c’è il destino, la vita, la fede di molte persone.

La liturgia è cosa troppo seria per continuare a giocare: disinvoltura, improvvisazione, pressappochismo, ingenua fiducia riposta in sé, più che nella Chiesa, accettazione di ipotesi non verificate, dovrebbe cedere il posto a quel sacro sgomento che coglie l’uomo quando si sente responsabile davanti a Dio del destino dei fratelli.

Occorre recuperare il fervore delle prime comunità, caratterizzate dalla percezione palpitante, viva, commossa, esultante della presenza di Cristo.


Pensiamo alle prime liturgie apostoliche, ancora dominate dal ricordo delle apparizione del Risorto e del pane spezzato con lui e tutte protese, nel desiderio, verso la sua parusia gloriosa: nell’attesa!

Come doveva essere viva l’esperienza della sua presenza, invisibile, ma realissima, lì in mezzo a loro. Tutti i partecipanti erano galvanizzati: per questo il clima era saturo di gioia (tema caratteristico degli Atti degli Apostoli) e dall’assemblea uscivano con una carica apostolica irresistibile.

Questa esperienza può essere la nostra!

Cristo non è lì solo per farsi contemplare: è presente con tutta la sua potenza salvifica, con il suo mistero pasquale che è la sintesi di tutto l’agire di Dio, per afferrare la nostra vita e introdurla nella salvezza.


Questa esperienza suppone una celebrazione viva:

  • Un rito eseguito con dignità, la cui trasparenza divina verso il mistero, non sia offuscata da un’esecuzione sciatta e frettolosa.
  • Una comunità compatta ed alacre che sente la gioia di pregare e di cantare insieme.
  • Una predicazione fervida che ha tutto il calore di un “evangelion”, che riscopre ogni giorno, stupita e riconoscente, la meraviglia del dono e lo annunzia con il fiato mozzato.


Non pretenderemo che incida personalmente una celebrazione dove la predica invece di stimolare fa da sonnifero; dove il rito diventa una pietosa commedia; dove al posto di una comunità c’è un’amalgama di gente rassegnata e oppressa dalla noia. Quel rito è un corpo senz’anima.


Appena sapremo infondere in esso un palpito di vita, ci accorgeremo quale gioia, quale forza, quale slancio missionario si sprigiona dal Mistero celebrato.