martedì 13 dicembre 2011

Internet 1 Darwin 0. La rete sbugiarda Darwin.




E Darwin prese l'ennesima batosta! 

Questa volta ci hanno pensato gli studiosi dell'università di Cambrige impegnati nel Darwin’s Emotion Experiment ad umiliare il celebre naturalista britannico. 

Gli uomini, interpretano tutti allo stesso modo le espressioni delle emozioni ? A quanto pare no.

Gli umani non hanno un bagaglio definito di espressioni simili a quelle degli animali, come avrebbe voluto dimostrare Darwin. Per lo scienziato, infatti, l’esistenza di cinque emozioni cardinali — la rabbia, la paura, la felicità, la sorpresa, la tristezza— uguali in ogni epoca e a ogni latitudine, era la "prova sentimentale" dell’evoluzionismo. 

Per confermare la tesi, a suo parere schiacciante, Darwin si avvalse dello strumento più all’avanguardia dell’epoca: la fotografia. Fece scattare dall’anatomista francese Guillaume-Benjamin Duchenne 11 immagini ritraenti il volto espressivo di una povera cavia umana seviziata.

Nell’estate del 1868, lo scienziato trasformò la sua casa di campagna nel Kent in un grande laboratorio. Gli invitati dovevano guardare le fotografie e poi descrivere le emozioni provate dal soggetto rappresentato. Non pago di quegli esigui risultati, al fine di assicurarsi una buona riuscita, ripropose l'esperimento a persone in ogni angolo del pianeta. Purtoppo per lui, però, internet non era ancora nato! 

Ripetendo l'esperimento su scala globale per mezzo del web, gli studiosi dell'università di Cambridge, hanno potuto constatare, con buona pace dei sostenitori delle teorie scimmiesche, l'infondatezza della "prova sentimentale" dell'evoluzionismo. 

I castelli di sabbia darwiniani si sbriciolano sempre più.

lunedì 12 dicembre 2011

La testimonianza del famoso attore Eduardo Verastegui sulla bellezza della castità




Le lampade dell'abisso




Vi segnalo la profonda riflessione fatta dall'autore dal blog Berlicche che riporto di seguito.


Mi ha colpito quello che hanno detto alcuni adolescenti a mia moglie “Il giorno in cui avessi una figlia, io a 15-16 anni la terrei chiusa in casa e non la lascerei uscire”.
No, non sono parrocchiani bigotti. Anzi. Sono proprio 15-16 enni che sanno di cosa stanno parlando per esperienza diretta.
C’è un’abisso tra la consapevolezza del male e la forza per astenersi da esso. E in quell’abisso c’è qualcuno che ci trascina giù, che ci sussurra: lasciati andare, non vuoi avere rimpianti, vero? Senza informarci che i rimpianti li avremo davvero, ma per essersi abbandonati a ciò che non è vero.
Il non-vero apparentemente brilla di più. E’ più luccicoso, più figo, è uno sballo – almeno così raccontano quelli che ci sono dentro, in perenne ricerca di qualcuno con cui dividere il loro male e la loro solitudine. Nell’illusione che se si fa in tanti diventi meno male, diventi più vero.
E tuttavia non si può spegnere la consapevolezza. La coscienza di ciò che è vero, delle cose brutte fatte, delle menzogne dette, dell’essere stati fermi, zitti, mentre quelle cose accadevano.
Finché non la si soffoca c’è ancora una speranza. Quella di capire che dall’abisso si può risalire, che ci può essere perdono, che ci sono luci che non brillano di falso come le lampade dell’abisso, in cerca di prede per la loro fame di nulla.

domenica 11 dicembre 2011

I misteri del Comunismo







Un interessante documentario per il ciclo "La Grande storia" sul Comunismo esoterico.
Diversi gli argomenti trattati: dal mago Rasputin, al culto di Lenin vivo e di Lenin morto, passando per lo scatenarsi della violenza antireligiosa, il culto della scienza, il mito di Stalin, le magie e occultismo sotto il regime comunista e tanto altro...

Odifreddi e le statistiche fai da te




Il 30 novembre 2011 il "matematico impenitente" ha scritto nel suo blog un mostruosità che merita di essere letta.
Parlando di medici cattolici ha affermato:

«Io invece mi preoccupo se un medico è cattolico. Perché uno che creda che si possono sanare i ciechi sputando per terra e impastando loro gli occhi con il fango, o che si può rimanere incinte per fecondazione angelica, e più in generale che il corso delle cose viene a volte mutato da interventi soprannaturali, mi da molto poco affidamento». 

«Che poi si riesca a usare la ragione i giorni settimanali, e credere a quelle cose la domenica, mi preoccupa ancora di più, dal punto di vista della sanità (mentale). Questo non significa che non credo non possa avere altri problemi, ma chi crede certamente ha quelli».

Concludendo, poi, in bellezza con una vera perla di saggezza atea:

«Infatti, il 94 per cento degli scienziati mondiali non crede, e del rimanente 6 per cento, la quasi totalità è ebrea o protestante, non cattolica: qualcosa vorrà pur dire».

Dove Odifreddi abbia pescato questi dati proprio non lo sappiamo, ma intuiamo che debba trattarsi di qualche statista truffaldino dell'UAAR.

La verità, statistiche (vere) alla mano, è di fatto ben diversa.

Nel settembre 2011 sul “Journal for the Scientific Study of Religion” sono apparsi i risultati di uno studio sociologico tra scienziati e ricercatori d’elitè, nel quale si apprende che la maggioranza di essi (il 70%) vede il rapporto tra “fede e scienza” come non conflittuale, ma anzi «la religione e la scienza sono due valide strade della conoscenza».

Nel giugno 2010 invece, è stato dimostrato da un’altra ricerca pubblicata dalla Oxford University Press (mica pizza  fichi), che tra gli scienziati d’elite, «il 50% è religioso e la maggioranza dei restanti sono “imprenditori spirituali”, cioè lavorano per diminuire le tensioni tra scienza e fede».


A proposito di streghe ed inquisizione


«La propaganda illuminista, creando il mito del buio medioevo cattolico, ha ingigantito le cifre. E' stato calcolato che Stalin in ogni anno di purghe fece il doppio di vittime di quattrocento anni di Inquisizione. In realtà nessuno sa quante streghe furono uccise: certamente la maggioranza delle streghe fu uccisa dai protestanti, non dai cattolici. L'ultima esecuzione avvenne a Salem, negli Stati Uniti, alla fine del Seicento ad opera dei puritani locali. Ancora nell'Ottocento nei paesi scandinavi luterani si dava la caccia alle streghe quando nell'Europa cattolica se ne aveva solo un lontano ricordo. In ogni caso le cifre che vengono date dalla storiografìa illuminista sono tutte sballate. I circoli di adepti delle così dette stregonerie contavano alcune migliaia di persone in un'Europa che già allora si avvicinava ai cento milioni di abitanti, quindi la proporzione non è grande» 

(Vittorio Messori, in Sabato, 24 febbraio 1990, nell'inserto Uscire, p. 6).

venerdì 9 dicembre 2011

Twilight e il dilemma di Bella: aborto o vita?



Volete parlare ai vostri figli adolescenti o ai vostri alunni di argomenti tabù come "difesa della vita", "aborto" e via dicendo, in modo accattivante?  Allora vi propongo la visione dell'ultimo capitolo della saga Twilight.

Se nei precedenti episodi i due protagonisti, Edward e Bella, avevano dato una bella lezione di amore casto, in Breaking Dawn si parlerà di difesa della vita. E' proprio il caso di fare i complimenti alla scrittrice americana Stephanie Mayer che, coraggiosamente, ha saputo veicolare attraverso libri e film un messaggio pro-life che ha raggiunto milioni di persone!

Sull'argomento vi propongo la lettura del seguente articolo di Massimo Introvigne.

Tratto da LaBussolaQuotidiana.it
Autore: Massimo Introvigne
Titolo originale: quando il vampiro è pro-life


Breaking Dawn. Prima parte, il film che sta realizzando incassi record in tutto il mondo, è il quarto della serie tratto dalla saga Twilight della scrittrice americana Stephanie Meyer. Com'è avvenuto per Harry Potter, a ogni romanzo corrisponde una trasposizione cinematografica ma il quarto volume ha generato due  film, il che significa naturalmente anche due incassi.

La formula generale di Twilight è nota, e non è nuova: ragazza s'innamora di vampiro, seguono complicazioni. Da quando Lucy Westenra s'innamora del conte Dracula nel romanzo del 1897 di Bram Stoker (1847-1912) la formula non è mai passata di moda. Almeno due serie televisive tuttora in corso e note anche in Italia, True Blood e The Vampire Diaries, ne esplorano tutte le varie sfaccettature.

Tuttavia - anche se proprio The Vampire Diaries costituisce già in parte un'eccezione - da decenni alle donne che s'innamorano di vampiri - per non parlare dei vampiri stessi - i romanzieri e gli sceneggiatori attribuiscono una sessualità disinibita e trasgressiva. Twilight ha avuto successo perché rovescia il cliché consueto. Mentre il mondo intorno a lui vive il sesso in modo casuale, il vampiro Edward - che avendo più di cento anni, anche se ne dimostra diciotto, è uomo di un'altra epoca - inizia la liceale Bella [nella foto] a una visione del mondo dove i rapporti prematrimoniali sono sbagliati e occorre attendere l'altare e l'abito bianco.

Forse i ragazzi che si entusiasmano per Twilight accettano da un vampiro una lezione che rifiuterebbero se il protagonista fosse, che so, un comune studente cattolico, ma il successo dei libri e dei film mostra che la trasgressione ha ormai stancato molti giovani e che la morale tradizionale attrae perché è rimasta l'ultimo vero anticonformismo. Per questo la Commissione cinematografica della Conferenza episcopale americana ha dato un giudizio positivo sui film, definendo Edward «un vampiro gentleman». 

Il quarto film che è arrivato ora nelle sale è un po' diverso. Se nei precedenti è Edward a insegnare a Bella un valore morale, la castità prematrimoniale, qui è Bella a impartire a Edward una lezione molto delicata sul tema dell'aborto. All'inizio del film la strana coppia - un vampiro e un'umana - finalmente si sposa, e va in Brasile per la luna di miele. Qui accade l'imprevisto. Normalmente una coppia del genere non dovrebbe essere feconda, ma Bella si scopre incinta. La prima reazione di Edward è la fuga di fronte a questa gravidanza che secondo gli antichi testi potrebbe produrre un mostro. Propone l'aborto, e sia i vampiri sia i loro nemici storici - i lupi mannari - cercano di persuadere Bella ad abortire. Ma Bella rifiuta e s'indigna quando altri parlano prima di "cosa" e poi di "feto". Accetta solo la parola "bambino". 

La vicenda diventa ancora più drammatica quando il bambino si rivela così "diverso" - una chiara metafora del rischio di aborto che colpisce particolarmente i bambini diagnosticati a vario titolo come "diversi" - da rendere chiaro che Bella morirà se cercherà di portare a termine la gravidanza. Edward, cui Bella spiega che - anche se morisse - potrà ancora amarla nel bambino che nascerà, risponde supplicando ancora una volta Bella di abortire: non potrà amare, afferma, un bambino responsabile della sua morte. Ma Bella tiene duro, dà alla luce una bella bambina - quanto eccezionale sarà rivelato nel prossimo film - e alla fine non muore, ma è trasformata in vampiro. 

Non so se l'autrice di Twilight, Stephanie Meyer, conosca la storia di santa Gianna Beretta Molla (1922-1962), che preferì morire e dare alla luce la quarta figlia piuttosto che abortire e salvarsi. Ma Bella si trova nella stessa situazione della santa italiana, e anche lei sceglie la vita. L'insistenza sulla vita e la famiglia non è casuale, perché la Meyer è una devota mormone e le allusioni al mormonismo, per quanto non percepibili dal lettore italiano medio, sono piuttosto numerose nei suoi libri. Dopo avere abbandonato la poligamia - che resta praticata solo da gruppi scismatici - nel 1890 la comunità mormone ha fatto della difesa dei valori familiari uno dei suoi capisaldi e, nonostante idee religiose evidentemente lontane, negli ultimi decenni cattolici e mormoni si sono spesso trovati fianco a fianco nella battaglia contro l'aborto. 

Che un film di vampiri - per di più, come qualcuno ha scritto negli Stati Uniti, di vampiri mormoni - dia una mano alle posizioni pro life potrà sembrare singolare. Ma in questo momento ogni aiuto nella battaglia per la vita, da qualunque parte venga, è bene accetto. E se avete figli adolescenti entusiasti di Twilight aiutateli a riflettete sul tema antiabortista di Breaking Dawn, anziché concentrarsi sulle sole avventure più spettacolari di vampiri e lupi mannari.



giovedì 8 dicembre 2011

Parole di Marco Travaglio sul suicidio assistito



tratto da ilfattoquotidiano.it

«Se incontriamo per strada un tizio che sta per buttarsi nel fiume, che facciamo: lo spingiamo o lo tratteniamo cercando di farlo ragionare? Un attimo di debolezza o disperazione può capitare a tutti, ma se in quel frangente c’è qualcuno che ti aiuta a superarlo, magari ti salvi. Del resto, il numero dei suicidi è indice dell’infelicità, non della “libertà” di un Paese. E, quando i suicidi sono troppi, il compito della politica e della cultura è di interrogarsi sulle cause e di trovare i rimedi. Che senso ha allora esaltare il diritto al suicidio ed escogitare norme che lo facilitino? Il suicidio passato dal Servizio Sanitario Nazionale: ma siamo diventati tutti matti?».

Marco Travaglio

8 dicembre Immacolata Concezione




Insegnaci, Maria, a credere, a sperare e ad amare con Te; indicaci la via che conduce alla pace, la via verso il regno di Gesù. Tu, Stella della speranza, che trepidante ci attendi nella luce intramontabile dell’eterna Patria, brilla su di noi e guidaci nelle vicende di ogni giorno, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen!    
Benedetto XVI

lunedì 5 dicembre 2011

Fede nel cieco caso e libri




«Nonostante la sua fede nel cieco caso, nascosta con espressioni come "evoluzione del più adatto" o "accumulazione di mutazioni", quando un materialista pubblica il proprio libro, vendendolo poi in libreria, penserà invariabilmente che ci sia arrivato perché c'è qualcuno che l'ha stampato, assemblato, consegnato. Non crederà che da una tipografia siano uscite, perse insieme a tante altre, le sue pagine, e che poi siano arrivate, senza che nessuno lo abbia deciso, su uno qualsiasi dei tanti furgoni che percorrono le autostrade, fino al negozio, e per giunta rilegate. No: penserà che ci sia di mezzo una casa editrice intenzionata a far assemblare il libro e a venderlo. Lo stesso varrà ai suoi occhi per qualsiasi libro gli capiti di vedere. Anche se ne trovasse uno gettato in mezzo alla strada: non crederà che solo le copie del suo libro siano state fatte da esseri umani, ma, vedendo un libro qualsiasi, darà per scontata la stessa conclusione».

(Pierfrancesco De Feo - Saul Finucci, Dio esiste? Suggerimenti e riflessioni per liberarsi dell'ateismo, p. 29).

domenica 4 dicembre 2011

Adotta un pechinese


Un Pechinese? Un bambino di Pechino? No un cane...o magari un gatto persiano, una foca monaca, un tricheco, un panda o un orso polare. 

Ammetto la mia ignoranza. Non sapevo che gli animali si potessero addirittura adottare a distanza. Fino ad oggi avevo sempre creduto che le adozioni a distanza riguardassero esclusivamente bambini in difficoltà.

Devo ringraziare il quotidiano Corriere della Sera, come sempre, prodigo di attenzioni nei confronti del mondo animale, se ho scoperto all'interno del sito WWF una sezione dedicata alle adozioni a distanza. 

Adottare un ghepardo, un delfino o uno scimpanzé costa appena 30 euro, 50 se si vuole un peluche in "omaggio"! E con 125 euro salvi tre specie a scelta tra polari, africane, asiatiche o italiane! Incredibile!

Ovviamente chi adotta un animale riceve nella propria buca delle lettere tutte le informazioni sulla specie che ha aiutato. Una vera e propria scheda personalizzata corredata di testi e foto! 

Ok, tutto molto commovente, ma se la stessa somma di denaro utilizzata per aiutare un tricheco o una foca...che tanto passa un orca e se li mangia, venisse devoluta per salvare una vita umana, non sarebbe meglio? 

E' proprio vero che il simile sceglie il simile.


venerdì 2 dicembre 2011

Lucio Magri, il suicidio assistito ed il tappeto dei pompieri



La recente vicenda di Lucio Magri, uno dei fondatori de "Il Manifesto" andato in Svizzera per togliersi la vita legalmente, ha nuovamente aperto il dibattito sulla questione del suicidio assistito.

Associazioni come quella intestata a Luca Coscioni, prendendo la palla al balzo hanno rilanciato la proposta, già fatta in altre circostanze, di fondare anche in Italia dei centri di "assistenza al suicidio".

Vediamo di chiarire alcune questioni.

Dietro alla fallace parola "suicidio assistito" si nasconde in realtà il termine omicidio consensuale. 

Credo sia unanime il ribrezzo per le orribili storie di quegli psicotici assassini (spesso cannibali) che, dopo essersi conosciuti online o attraverso annunci sui giornali, decidono di incontrarsi per porre fine alla loro vita. 

Come è possibile, allora, rimanere impassibili quando alcuni vogliono farci sembrare perfettamente normale la stessa mentalità che è alla base di quei folli gesti?

Credete ci sia molta differenza tra un tale che si accorda via internet con uno sconosciuto per essere ucciso (e magari anche mangiato) ed un altro che decide di recarsi in una struttura statale per essere ucciso da alcuni assassini vestiti da infermieri? Cambiano i mezzi, i luoghi, le persone, ma non il fine.

Eppure ipocritamente c'è chi tende a chiamare i primi psicopatici ed i secondi "uomini liberi". 

Legalizzare il "suicidio assistito" equivarrebbe a stravolgere le procedure di soccorso vigenti, gettando dai ponti o dai cornicioni tutti gli aspiranti suicidi, somministrando altra droga a coloro che sono in overdose, stringendo il nodo della corda e togliendo i sostegni agli impiccati, aumentando le emorragie degli autolesionisti, sostituendo con letti di chiodi i teloni dei vigili del fuoco. 

Se questo vi sembra logico...

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Sull'argomento segnalo un interessante articolo di Mario Palmaro su LaBussolaQuotidiana.it in merito alla vicenda di Lucio Magri.